Piero Pagliani, Il punto fisso

Ho conosciuto Piero Pagliani per via di alcuni suoi notevoli saggi sui grandi movimenti di resistenza contadina in India, noti come naxaliti.

Piero Pagliani appartiene alla rara ma preziosa categoria dei pensatori marxisti liberi; ma ha in più altre insolite qualifiche – è un matematico  è alpinista ed è membro attivo della Chiesa metodista. Ha lavorato per alcune notissime imprese transnazionali, ma non come imprenditore, bensì come tecnico insostituibile. E questo gli ha permesso di avere una conoscenza dal vivo dei meccanismi reali del mondo che i critici del sistema di solito non possiedono.

Adesso Piero Pagliani ha pubblicato un romanzo, intitolato Il punto fisso (Mimesis, Milano, 2010, pp. 284, 16,00 euro)

Per saperne di più, rimando a un'ottima recensione sul sito di Megachip  scritta da Stefano Serafini.

Il punto fisso è scritto bene, cosa non comune; ma ovviamente non è un libro semplice, anche se si presenta sotto forma di giallo. Senza perdere di umanità, il racconto sostiene una serie di riflessioni sui nostri tempi illuminate da una particolarissima conoscenza dell'India, della scienza e delle imprese.

Infatti, non tutti hanno la fortuna di poter vedere l'India dalla prospettiva di chi, come Piero Pagliani, ci va ogni anno per insegnare logica matematica alle menti più colte ed eccentriche del subcontinente.

Piero Pagliani, Il punto fisso

Contadine naxalite che contestano gli espropri a favore delle grandi imprese,
espropri voluti e imposti dal governo di sinistra del Bengal

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6 Responses to Piero Pagliani, Il punto fisso

  1. utente anonimo says:

    C'e' una notevole quantità di cose da dire, anche solo partendo dalle informazioni del post e dai link in esso riportati.

    Innanzitutto, forse non a tutti salta agli occhi che c'e' un gioco di parole fin nel titolo. Un matematico come Pagliani lo sa benissimo: 'il 'punto fisso' del titolo è il termine tecnico con cui si indicano le situazioni in cui tutto sta fermo.

    Ma al variare, anche impercettibile, di poche grandezze spesso ignote (a volte soltanto una) il sistema abbandona di colpo il suo punto fisso, e se ne va alla ricerca di un altra configurazione più stabile.

    Puo' fallire, e allora si scatena il caos: caos inteso nel senso simile al termine arabo fitna, ossia un concomitare turbolento di spinte cicliche contrapposte. Oppure puo' riuscirci, e spiraleggiare lentamente (un po' come nel modello della Storia di Giambattista Vico, cioè con corsi e ricorsi) verso un altro punto fisso, o verso una oscillazione stabile (un ciclo limite...) fra due o più opposti opposti (… a una o più dimensioni).

    (Fatica e attrito svolgono un ruolo cruciale, e lungi dall'essere ben capito, nella faccenda).

    Questo, per il futuro. Per il passato, il punto fisso puo' essere il prodotto finale di tutta una complicata evoluzione. Ed ecco un altro calambour, il rimando alla 'matematica delle pre-implicazioni' citata nei siti indicati da Martinez.

    E ancora. Se pensiamo che il termine tecnico per l salto da una situazione all'altra è 'biforcazione', è evidente il riferimento al 'Giardino dei sentieri che si biforcano' di Borges: anche lì, un delitto è la chiave di volta del racconto, e il delitto (in un'Asia da cartolina riprodotta in un appartamento europeo) è l'istante in cui storie diverse assumono significati imprevedibili.

    Infine, il paragone orwelliano (http://www.megachipdue.info/rubriche/3-libri-consigliati/3518-il-punto-nel-pagliaio.html) che ha suscitato questo mio post concitato richiama all'appassionato la psicostoriografia di Asimov.

    Ora sia in Asimov, sia in Borges, sia in Orwell, sia nel libro di Pagliani l'intravvedere il meccanismo della storia ha la duplice caratteristica di essere una conoscenza iniziatica (si direbbe quasi gnostica) e -con l'eccezione di Asimov- letale.

    Non è forse estranea a cio' la natura anticattolica dell'estetica di tutti questi autori (scientista Asimov, gnosticheggiante Borges, marxista Orwell e protestante Pagliani).

    L'idea è meno stiracchiata di quanto sembri, ed è anzi la più politica di tutte quelle confusamente esposte fin qui. Una setta medievale, ci ricorda Borges, praticava il male perchè ne risultasse, nell'economia universale delle cause e degli effetti, il bene futuro (Tracce di questa dottrina rimangono nel cerchio che circonda la croce nei cimiteri d'Irlanda). Non diversamente, i marxisti ortodossi sostenevano negli anni Venti l'antimarxista Ataturk perchè giudicavano necessaria una fase captalistica nello sviluppo di un Paese prima che questo potesse accedere al socialismo (e no, Lenin non era un marxista ortodosso). Oggi i governanti marxisti indiani favoriscono la Tata contro gli interessi dei contadini. Il male egli espropri oggi per una rivoluzione domani? Perchè la rivoluzione, pure Lenin lo ricordava, per i marxisti passerà da Calcutta (o non passerà affatto, aggiungo io).

    E alora chiedo a Martinez: ricordando i naxaliti, Pagliani li identifica con antistorici luddisti, o piuttosto vi intravvede, cone i Preve del sito di kelebek, la riprova della matrice fondamentalmente antiegualitaria del marxismo classico?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    P.S. Solo adesso mi accordo di avere dimenticato di aggiungere alla lista di autori il Mario Soldati de Lo smeraldo.

  2. kelebek says:

    Per Andrea

    Spero che intervenga Piero, che ha sicuramente diverse affinità con te.

    Miguel Martinez

  3. NoirPink says:

    Molto, molto, molto interessante!

  4. utente anonimo says:

    Per Andrea Di Vita n.1:

    Innanzitutto, forse non a tutti salta agli occhi che c'e' un gioco di parole fin nel titolo. Un matematico come Pagliani lo sa benissimo: 'il 'punto fisso' del titolo è il termine tecnico con cui si indicano le situazioni in cui tutto sta fermo.

    Ma al variare, anche impercettibile, di poche grandezze spesso ignote (a volte soltanto una) il sistema abbandona di colpo il suo punto fisso, e se ne va alla ricerca di un altra configurazione più stabile.

    Puo' fallire, e allora si scatena il caos: caos inteso nel senso simile al termine arabo fitna, ossia un concomitare turbolento di spinte cicliche contrapposte. Oppure puo' riuscirci, e spiraleggiare lentamente (un po' come nel modello della Storia di Giambattista Vico, cioè con corsi e ricorsi) verso un altro punto fisso, o verso una oscillazione stabile (un ciclo limite...) fra due o più opposti opposti (… a una o più dimensioni).

    […]

    E ancora. Se pensiamo che il termine tecnico per l salto da una situazione all'altra è 'biforcazione', è evidente il riferimento al 'Giardino dei sentieri che si biforcano' di Borges: anche lì, un delitto è la chiave di volta del racconto, e il delitto (in un'Asia da cartolina riprodotta in un appartamento europeo) è l'istante in cui storie diverse assumono significati imprevedibili.

    […]

    Ma sei un fisico? :)

    C'e' una forza inspiegabile della natura che porta ogni fisico inevitabilmente a parlare di biforcazioni o caos.

    Un punto fisso puo' benissimo essere stabile:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Fixed_point_%28mathematics%29

    AL (con simpatia :) )

  5. utente anonimo says:

    Per AL #4

    ''sei un fisico?''

    Sì. E' un male raro, ma incurabile :-)

    ''puo' benissimo essere stabile''

    Puo', appunto. La faccenda è che a volte non lo è, e che in realtà quando meno te lo aspetti smette di esserlo, in omaggio alla legge di Murphy. 

    Più in dettaglio, cfr. le prime tre righe del sito

    http://en.wikipedia.org/wiki/Hopf_bifurcation

    Questa mia citazione, benchè tecnica, non è OT: si tratta di una situazione che si incontra quando si cerca di ricostruire il passato di alcuni sistemi, come nei siti citati da Martinez (cfr. Ref. [7] del sito di cui sopra).

    Una applicazione pratica (meno nota di quelle biochimiche citate nel sito di cui sopra) è nei sistemi turbogas a bassa concentrazione di inquinanti, che appena tiri su la potenza tendono quando meno te lo aspetti ad aprirsi elicoidalmente come se fossero schiavardati da giganteschi cavaturaccioli, per la gioia dei legulei addetti alla riscossione dei risarcimenti.

    ''inspiegabile''

    Non è inspiegabile: si pubblica cio' che si capisce. Agli ingegneri, poi, l'utilizzarlo :-)

    ''simpatia''

    Ricambiata, ricambiata :-))

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  6. utente anonimo says:

    Scusate il ritardo nella risposta. Innanzitutto sto lottando contro il silenziamento di fatto imposto al romanzo dalle varie lottizzazioni (spazi, recensioni, ecc…).
    In secondo luogo, l'autore è l'ultimo che può esprimersi sensatamente su questione come queste.
    Ad occhio e croce credo che il famoso punto fisso sia ricercato dai protagonisti (ognuno cerca il suo), ma non raggiunto.
    In una realtà totalmente in rivolgimento è il minimo che possa capitare. Ma non è detto che la mia interpretazione sia la migliore.

    Per quanto riguarda i naxaliti o più in generale la questione contadina e dell'agricoltura contadina nei paesi emergenti (in realtà già emersi da un pezzo), credo che sarà una delle grandi questioni del XXI secolo.
    Solo una domanda: se il capitalismo penetrasse nelle campagne asiatiche col suo apparato di "modernizzazione", almeno un miliardo e mezzo di persone sarebbe in esubero, tenuto conto di qualche centinaia di milioni di contadini che verrebbero "riciclati".
    Dove li mandiamo? Da Bossi nella Padania?

    Il capitalismo ha andamenti a spirale, con fasi ricorsive. Però io credo che ad ogni giro lo spazio delle soluzione ai problemi che apre, diminuisca (una riprova: i cicli di sviluppo si accorciano sempre di più e si allungano le fasi di crisi).

    Un cordiale saluto.

    Piero Pagliani

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