Anche il sionismo può far ridere

Certi buffi sionisti

Sul quotidiano più piccolo d'Italia, L'Opinione (11 maggio 2010), il mio giornalista preferito, Dimitri Buffa – quello che una volta scrisse che io mi apprestavo a mettere a ferro e fuoco tutta la città di Firenze assieme a una banda di palestinesi e marxisti-leninisti –  ci svela come avrebbe scoperto che Hamas farebbe la cresta sugli aiuti umanitari alla città assediata di Gaza. Anzi, Hamas taglieggerebbe

"i commercianti nella stessa maniera con cui operano in Sicilia, Calabria e Campania, la mafia, la 'ndrangheta e la camorra."

Le prove?

Tutto nero su bianco in un rapporto intitolato "Gaza 2010”,, redatto dalla ong Secondo Protocollo, e segnatamente dalla operatrice umanitaria Miriam Bolaffi. Il rapporto integrale contenente i nomi dei testimoni e delle Ong che hanno partecipato alla stesura dello studio oltre ad altre informazioni riservate e non divulgabili è stato inviato in data 23 aprile 2010 alle Nazioni Unite, all'ufficio per gli affari umanitari dell'Unione Europea e a diversi Stati donatori. Tra cui l'Italia.

Si legge, nelle "conclusioni" di questo testo di una ventina di pagine, che "L'Opinione" ha potuto vedere in esclusiva, che…" eccetera.

In altre parole, questa ONG avrebbe riferito le sue "informazioni riservate e non divulgabili" alle Nazioni Unite, all'Unione Europea e – in esclusiva – a Dimitri Buffa. Quest'ultimo, o perché è stato insignito del grado di Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto del Shekal di Primo Grado; oppure forse perché è l'unica persona al mondo cui questo blog abbia conferito  il prestigioso Premio Summerlin.
 
Ma la cosa più interessante è l'ONG stessa, Secondo Protocollo.

Ci sorge spontaneo un dubbio.  "L'operatrice umanitaria Miriam Bolaffi" non avrà qualcosa in comune con Elisa Arduini o con l'affascinante Federica Battistini?

L'incontro tra Dimitri Buffa e la misteriosa Operatrice Umanitaria non sarà avvenuto per caso presso il locale chiamato Pizza Up?
 

Certi buffi antisionisti

Ogni tanto, siccome abitiamo a Firenze, ci divertiamo a seguire le acrobazie di Casaggì, il cosiddetto centro sociale di destra della nostra città. Abbiamo sempre detto che ci interessa poco cosa pensi la gente della seconda guerra mondiale. Ci interessa invece molto cosa pensa della guerra mondiale attualmente in corso.

Cerchiamo di capire da che parte sta Casaggì.

All'ultimo giro sul blog di Casaggì, vi abbiamo trovato un bel post con il titolo PALESTINA UNA, LIBERA E INDIPENDENTE!

Nella stessa paginata di post, un video in onore dei soldati italiani morti in Iraq e Afghanistan, un esaltato post sul successo delle liste filogovernative nelle elezioni universitarie ("L'Università italiana dà ragione al centrodestra. Al programma del ministro Gelmini e del presidente Berlusconi") e numerosi interventi dei consiglieri locali Francesco Torselli (quello che ce l'ha con i vigili e con i Rom), Giovanni Donzelli e Jacopo Cellai, che evidentemente sono i politici di riferimento del blog.

Qualche mese fa, Giovanni Donzelli – il non più giovanissimo Presidente Nazionale di Azione Universitaria – ha fatto un'interpellanza in Comune protestando contro un gruppo musicale iraniano:

"A sentir lui, il Garmsar Khorush Ensemble avrebbe dovuto far precedere la propria esibizione da "qualche parola" in ricordo della shoah, statuito che il presidente Ahmadinejad (qui stranamente indicato con il titolo che gli spetta invece che con quello di "dittatore" con cui viene correntemente designato) "ha più volte negato la Shoah"."

Un anno prima, troviamo Azione Universitaria – cioè l'organizzazione presieduta da Giovanni Donzelli in piazza a Bologna. Il motivo? Protestare contro il fatto che, in piena strage di Gaza, ci fosse stata una manifestazione a sostegno della Palestina.

"Le firme raccolte, infatti (più di 700, a fine conteggi), spaziano dalla motivazione scatenante la manifestazione, ovvero l’affermazione dell’Identità Nazionale in risposta alle dimostrazioni a favore di Hamas svoltesi la settimana precedenti e culminate con la preghiera di massa dei musulmani prostrati in Piazza Maggiore rivolti alla Mecca, all’indignazione per la bandiera di Israele data alle fiamme (e non si venga a dire che si trattava di uno straccio tinto d’azzurro), a questioni di ordine cittadino; difatti, al gazebo allestito da Azione Universitaria è issata ben in vista una bandiera israeliana, mentre i ragazzi si danno da fare distribuendo volantini, informando i passanti ed invitandoli ad apporre la propria firma a sostegno dell’iniziativa."

Ripeto, in piena strage di Gaza.

Sei mesi prima, l'associazione di Donzelli era in piazza a Roma, per protestare contro la visita del presidente iraniano Ahmadinejad. Tra i promotori della manifestazione, oltre ad Azione Universitaria e l'Acmid di Souad Sbai, c'erano l'Associazione Amici Romani di Israele, i Radicali Italiani, Gaynet e Gaynews di Franco Grillini.

E ancora prima, Giovanni Donzelli e Jacopo Cellai hanno firmato l'appello per la Medaglia d'Oro a Oriana Fallaci assieme a Fiamma Nirenstein.

Dire no comment già sarebbe un commento di troppo.

Anche il sionismo può far ridere


 

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8 Responses to Anche il sionismo può far ridere

  1. utente anonimo says:

    Ciao Miguel,
    leggendo il tuo post ho scoperto l'incredibile vicenda di Secondo Protocollo & Franco Londei. Mi sono letto l'intero sito Primo Protocollo nonché l'articolo da te pubblicato sul tema il 22/11/2008 con i relativi commenti.
    Sai com'è andata a finire, ammesso che sia finita ?

    Grazie

    studente
     

  2. utente anonimo says:

    Beh !  Già che siamo per protocolli, se qualcuno ha un paio d'orette libere potrebbe sbirciare in quelli degli "anziani savi di Sion" di ….. protocolli  !

    alberto

  3. RitvanShehi says:

    —-….il viceministro dell'interno si rifiuta di degradare i macellai della scuola Diaz nonostante gli svariati anni di carcere presi per le loro imprese di quella notte, nonchè l'interdizione dai pubblici uffici, è davvero esilarante……. uno stato compiutamente golpista (perchè rifiutarsi di permettere l'esecuzione di una sentenza è golpe)….giovannino——

    Caro giovannino, non c'è bisogno che tu segua le direttive di Francesco e faccia interi studi di Diritto per capire di aver scritto una solenne sciocchezza. Ti basti leggere l'articolo 27, paragrafo 2 della Costituzione Italiana Democratica , Antifascista, Nata Dalla Resistenza, ecc., ecc.

    Art. 27.

    (………)

    L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

    E la sentenza d'appello non lo è, visto che poi c'è la Cassazione. Vorresti per caso metterti contro la sullodata Costituzione? GOLPISTAAAAAAAAAA!!!!!:-)

  4. utente anonimo says:

    Per #19

    Stato di diritto?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7389&ID_sezione=&sezione=

    Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste. Nel secondo e terzo atto del dramma il crimine viene avvolto, ancora una volta, «nella nebbia e nell’ombra». Il secondo atto fa seguito alla condanna in appello dei capi-poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono la scuola Diaz a Genova, durante un vertice G8, massacrando 60 ragazzi inermi. «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazziamo tutti», gridavano i picchiatori, quando invece i superiori sapevano. I fatti erano raccontati nella sentenza di primo grado, ma le condanne non coinvolsero gli alti gradi della polizia. In appello sono condannati anch’essi. Ebbene, cosa fa la politica? Assolve i condannati, li trafuga in una nuvola come gli dei omerici facevano con i propri eroi, e li lascia indisturbati al loro posto. Francesco Gratteri, capo della Direzione generale dell’anticrimine ed ex direttore del Servizio Centrale Operativo, è condannato a 4 anni e resta dov’è in attesa della Cassazione. Lo stesso succede a Giovanni Luperi, oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), condannato a quattro anni. Vincenzo Canterini fu promosso questore nel 2005: aveva guidato la Celere contro la Diaz. Il terzo e cruciale atto dell’operazione trafugamento del crimine è la legge sulle intercettazioni. Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Potranno usare le intercettazioni solo in condizioni proibitive, e per una durata non superiore a 75 giorni (se stanno per accertare un reato al settantaquattresimo giorno, peggio per loro). Sarà proibito intercettare politici e preti senza avvisare le loro istituzioni: un privilegio incostituzionale, davanti alla legge. Non meno gravemente è colpita la stampa (quando riferisce su inchieste giudiziarie prima dei processi) per la sanzione che può colpire giornalisti e editori. Questi ultimi, intimiditi da alte multe, diverranno i veri direttori d’ogni cronista. Il direttore responsabile perderà prestigio, peso. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  5. utente anonimo says:

    Per #19

    Stato di diritto?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7389&ID_sezione=&sezione=

    Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste. Nel secondo e terzo atto del dramma il crimine viene avvolto, ancora una volta, «nella nebbia e nell’ombra». Il secondo atto fa seguito alla condanna in appello dei capi-poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono la scuola Diaz a Genova, durante un vertice G8, massacrando 60 ragazzi inermi. «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazziamo tutti», gridavano i picchiatori, quando invece i superiori sapevano. I fatti erano raccontati nella sentenza di primo grado, ma le condanne non coinvolsero gli alti gradi della polizia. In appello sono condannati anch’essi. Ebbene, cosa fa la politica? Assolve i condannati, li trafuga in una nuvola come gli dei omerici facevano con i propri eroi, e li lascia indisturbati al loro posto. Francesco Gratteri, capo della Direzione generale dell’anticrimine ed ex direttore del Servizio Centrale Operativo, è condannato a 4 anni e resta dov’è in attesa della Cassazione. Lo stesso succede a Giovanni Luperi, oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), condannato a quattro anni. Vincenzo Canterini fu promosso questore nel 2005: aveva guidato la Celere contro la Diaz. Il terzo e cruciale atto dell’operazione trafugamento del crimine è la legge sulle intercettazioni. Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Potranno usare le intercettazioni solo in condizioni proibitive, e per una durata non superiore a 75 giorni (se stanno per accertare un reato al settantaquattresimo giorno, peggio per loro). Sarà proibito intercettare politici e preti senza avvisare le loro istituzioni: un privilegio incostituzionale, davanti alla legge. Non meno gravemente è colpita la stampa (quando riferisce su inchieste giudiziarie prima dei processi) per la sanzione che può colpire giornalisti e editori. Questi ultimi, intimiditi da alte multe, diverranno i veri direttori d’ogni cronista. Il direttore responsabile perderà prestigio, peso. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  6. utente anonimo says:

    Per #19

    Stato di diritto?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7389&ID_sezione=&sezione=

    Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste. Nel secondo e terzo atto del dramma il crimine viene avvolto, ancora una volta, «nella nebbia e nell’ombra». Il secondo atto fa seguito alla condanna in appello dei capi-poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono la scuola Diaz a Genova, durante un vertice G8, massacrando 60 ragazzi inermi. «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazziamo tutti», gridavano i picchiatori, quando invece i superiori sapevano. I fatti erano raccontati nella sentenza di primo grado, ma le condanne non coinvolsero gli alti gradi della polizia. In appello sono condannati anch’essi. Ebbene, cosa fa la politica? Assolve i condannati, li trafuga in una nuvola come gli dei omerici facevano con i propri eroi, e li lascia indisturbati al loro posto. Francesco Gratteri, capo della Direzione generale dell’anticrimine ed ex direttore del Servizio Centrale Operativo, è condannato a 4 anni e resta dov’è in attesa della Cassazione. Lo stesso succede a Giovanni Luperi, oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), condannato a quattro anni. Vincenzo Canterini fu promosso questore nel 2005: aveva guidato la Celere contro la Diaz. Il terzo e cruciale atto dell’operazione trafugamento del crimine è la legge sulle intercettazioni. Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Potranno usare le intercettazioni solo in condizioni proibitive, e per una durata non superiore a 75 giorni (se stanno per accertare un reato al settantaquattresimo giorno, peggio per loro). Sarà proibito intercettare politici e preti senza avvisare le loro istituzioni: un privilegio incostituzionale, davanti alla legge. Non meno gravemente è colpita la stampa (quando riferisce su inchieste giudiziarie prima dei processi) per la sanzione che può colpire giornalisti e editori. Questi ultimi, intimiditi da alte multe, diverranno i veri direttori d’ogni cronista. Il direttore responsabile perderà prestigio, peso. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  7. utente anonimo says:

    Per #19

    Stato di diritto?

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7389&ID_sezione=&sezione=

    Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste. Nel secondo e terzo atto del dramma il crimine viene avvolto, ancora una volta, «nella nebbia e nell’ombra». Il secondo atto fa seguito alla condanna in appello dei capi-poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono la scuola Diaz a Genova, durante un vertice G8, massacrando 60 ragazzi inermi. «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazziamo tutti», gridavano i picchiatori, quando invece i superiori sapevano. I fatti erano raccontati nella sentenza di primo grado, ma le condanne non coinvolsero gli alti gradi della polizia. In appello sono condannati anch’essi. Ebbene, cosa fa la politica? Assolve i condannati, li trafuga in una nuvola come gli dei omerici facevano con i propri eroi, e li lascia indisturbati al loro posto. Francesco Gratteri, capo della Direzione generale dell’anticrimine ed ex direttore del Servizio Centrale Operativo, è condannato a 4 anni e resta dov’è in attesa della Cassazione. Lo stesso succede a Giovanni Luperi, oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), condannato a quattro anni. Vincenzo Canterini fu promosso questore nel 2005: aveva guidato la Celere contro la Diaz. Il terzo e cruciale atto dell’operazione trafugamento del crimine è la legge sulle intercettazioni. Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Potranno usare le intercettazioni solo in condizioni proibitive, e per una durata non superiore a 75 giorni (se stanno per accertare un reato al settantaquattresimo giorno, peggio per loro). Sarà proibito intercettare politici e preti senza avvisare le loro istituzioni: un privilegio incostituzionale, davanti alla legge. Non meno gravemente è colpita la stampa (quando riferisce su inchieste giudiziarie prima dei processi) per la sanzione che può colpire giornalisti e editori. Questi ultimi, intimiditi da alte multe, diverranno i veri direttori d’ogni cronista. Il direttore responsabile perderà prestigio, peso. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

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    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7389&ID_sezione=&sezione=

    Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste. Nel secondo e terzo atto del dramma il crimine viene avvolto, ancora una volta, «nella nebbia e nell’ombra». Il secondo atto fa seguito alla condanna in appello dei capi-poliziotti che la notte del 21 luglio 2001 assalirono la scuola Diaz a Genova, durante un vertice G8, massacrando 60 ragazzi inermi. «Nessuno sa che siamo qua, vi ammazziamo tutti», gridavano i picchiatori, quando invece i superiori sapevano. I fatti erano raccontati nella sentenza di primo grado, ma le condanne non coinvolsero gli alti gradi della polizia. In appello sono condannati anch’essi. Ebbene, cosa fa la politica? Assolve i condannati, li trafuga in una nuvola come gli dei omerici facevano con i propri eroi, e li lascia indisturbati al loro posto. Francesco Gratteri, capo della Direzione generale dell’anticrimine ed ex direttore del Servizio Centrale Operativo, è condannato a 4 anni e resta dov’è in attesa della Cassazione. Lo stesso succede a Giovanni Luperi, oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), condannato a quattro anni. Vincenzo Canterini fu promosso questore nel 2005: aveva guidato la Celere contro la Diaz. Il terzo e cruciale atto dell’operazione trafugamento del crimine è la legge sulle intercettazioni. Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Potranno usare le intercettazioni solo in condizioni proibitive, e per una durata non superiore a 75 giorni (se stanno per accertare un reato al settantaquattresimo giorno, peggio per loro). Sarà proibito intercettare politici e preti senza avvisare le loro istituzioni: un privilegio incostituzionale, davanti alla legge. Non meno gravemente è colpita la stampa (quando riferisce su inchieste giudiziarie prima dei processi) per la sanzione che può colpire giornalisti e editori. Questi ultimi, intimiditi da alte multe, diverranno i veri direttori d’ogni cronista. Il direttore responsabile perderà prestigio, peso. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

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