Sanremo, i misteri e i delitti di Villa Devachan (I)

Sanremo è una cittadina ben truccata, in un luogo bellissimo. Ciò ne segna il destino di luogo-cortigiana.

E quindi è sito della Grande Cerimonia della Banalità Italica, tema di cui abbiamo già avuto occasione di parlare altrove.

Sempre per questo ruolo di città geisha, Sanremo ha avuto una funzione tragica nel destino del Vicino Oriente: in Turchia San Remo – così, alla inglese – suona come un nome particolarmente sinistro.

Innanzitutto, perché  Mehmet VI Vahdettin, ultimo e disprezzato sultano degli ottomani, vi morì nel 1926, in un posto dal deprimente nome di Villa delle Magnolie: la sua bara, dicono, fu confiscata da un creditore.

Mehmet VI meritava almeno in parte il disprezzo che lo circondava, perché il 10 agosto del 1920, aveva permesso ai suoi plenipotenziari di firmare il trattato di Sèvres.

Questo trattato definiva in dettaglio le decisioni prese dai vincitori alcuni mesi prima, nell’aprile del 1920.

E quelle decisioni furono prese proprio a Sanremo, alla Villa Devachan, nel corso di una conferenza cui parteciparono i primi ministri della Gran Bretagna, dell’Italia, della Francia e persino del Giappone.

Sanremo, i misteri e gli orrori della Villa Devachan (I)

A Sanremo, questi quattro signori dagli abiti scomodissimi si occuparono subito della parte arabofona dell’impero ottomano, spartita tra “mandati” inglesi e francesi. La spartizione – da cui sarebbe nato l’attuale e catastrofico Medio Oriente – fu così veloce che l’ambasciatore degli Stati Uniti, ritiratosi nel giardino a leggere il giornale per non interferire, non fece in tempo a terminare la lettura.

Allo stesso tempo, i quattro signori prepararano le basi del testo che avrebbero poi presentato a Sèvres. Dove decisero non solo di far scomparire dalla faccia della terra l’impero ottomano, ma di ridurre la stessa Turchia indipendente alla parte più brulla dell’Anatolia: particolare dimenticato, la parte migliore dell’Anatolia sarebbe diventata “zona di influenza” italiana.

Sanremo, i misteri e gli orrori della Villa Devachan (I)

La spartizione della Turchia a Sèvres (da Wikipedia).

A Sanremo e a Sèvres, quindi, nasce quella sensazione di perenne pericolo di annientamento che incombe da novant’anni sulla Turchia: şehitler ölmez vatan bölünmez! “I martiri sono immortali e la patria indivisibile!” – in anni successivi, la maledizione di Sanremo sarebbe caduta pesantemente sui Curdi, visti come agenti della dissoluzione nazionale.

Poi avvenne l’imprevista e incredibile rinascita di un paese che aveva perso nel Grande Delitto qualcosa come la metà della sua popolazione maschile in età abile. La folle invasione greca, istigata dall’Inghilterra, ebbe come conseguenza imprevista l’espulsione delle antichissime comunità cristiane da tutta l’Asia Minore e la legittimazione della pulizia etnica come modo di gestire i rapporti tra popoli.

I potentati arabi che avevano pugnalato alle spalle l’Impero Ottomano rimasero delusi nello scoprire che l’indipendenza promessa loro si era trasformata in mandati stranieri sulle loro terre. E se vogliamo porre una data di inizio alle cose, possiamo dire che a Sanremo iniziano le stragi del Libano come le tragedie dell’Iraq. Nonché la questione palestinese, con tutte le sue conseguenze.

Ora, fa impressione sapere che sabato e domenica ci saranno delle persone che festeggeranno il novantesimo anniversario di tutto ciò, addirittura rinominando Sanremo “San Remo” alla maniera anglosassone.

Tra i festeggiatori, ci dovrebbe essere (“da confermare”) il ministro degli esteri, Franco Frattini (sì, quello della foto in elicottero) e ci sarà certamente il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato di Forza Italia, venditore di automobili passato a dirigere il negozio Poltronesofà. E anche Fiamma Nirenstein (una signora che abbiamo incontrato tempo fa che pregava assieme a Maurizio Gasparri, a Piero Fassino, all’ex-piduista Giancarlo Elia Valori e ad Andrea Ronchi detto Gollum, per il trionfo dell’esercito israeliano sui disgraziati abitanti di Gaza).

Frattini e i suoi amici festeggiano un dettaglio dell’incontro di Sanremo. Infatti, quell’arbitrio padronale servì anche a risolvere un piccolo problema: con il patto segreto Sykes-Picot, Francia e Inghilterra si erano accordati a spartire la Palestina tra di loro; mentre con il Patto Balfour, l’Inghilterra aveva rivendicato a sé la Palestina per farne un imprecisato “focolare ebraico“, in modo da guadagnare le simpatie degli ebrei statunitensi, fortemente filotedeschi e antirussi.

A Sanremo, i quattro signori dall’aria tenebrosa decisero di far prevalere il secondo impegno sul primo. Sanremo quindi costituisce una tappa nella costruzione di Israele.

L’evento sarà organizzato dalla European Coalition for Israel, che si definisce una “iniziativa cristiana a sostegno di Israele”. La European Coalition for Israel è  un pallido riflesso europeo delle incessanti attività del Christian Zionism apocalittico statunitense, che vede nel “ritorno degli ebrei a Gerusalemme” un segno dell’avvento dell’Anticristo e quindi del ritorno di Gesù e l’arrivo del cosiddetto “Regno dei Mille Anni”.

Durante le ultime elezioni europee, la European Coalition for Israel lanciò la campagna “Prega e Vota“. In un discutibile italiano, spiegavano:

“I Cristiani possono fare la differenza unendo alla preghiera l’azione.

Dobbiamo, prima di tutto, essere stabili nella nostra chiamata a “pregare per coloro che sono in autorità” di cui le autorità Europeee fanno parte; in secondo luogo dobbiamo ricordarci ed essere saldi nel mandato e nella promessa bibblica di “ Cercare il bene della città dove Dio vi ha condotto , perché dal suo benessere dipende il vostro benessere”.      La campagna “Prega e Vota 2009” si prefigge di spronare, incoraggiare e informare i credenti in Europa a partecipare alle prossime elezioni europee con questi mezzi: Preghiera e Azione.”

Ma questa vicenda ha un risvolto curioso, che ci porta lontani dal Medio Oriente, dall’Impero Ottomano e da Israele. E che parte proprio dalla sede in cui si svolse la fatale riunione di Sanremo: il Castello Devachan.

(Continua…)

 

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29 Responses to Sanremo, i misteri e i delitti di Villa Devachan (I)

  1. utente anonimo says:

    "Regno dei mille anni"? Uhm… dov'è che ho già sentito questa locuzione?

    Ah, sì, è la traduzione di "Tausendjähriges Reich".

    Poi dice che uno pensa male :-)

    Z.

  2. utente anonimo says:

    "Regno dei mille anni"? Uhm… dov'è che ho già sentito questa locuzione?

    Ah, sì, è la traduzione di "Tausendjähriges Reich".

    Poi dice che uno pensa male :-)

    Z.

  3. kelebek says:

    Per Z n. 1

    Ma credo che il termine tedesco sia un calcolo su quello apocalittico-biblico:

    Apocalisse 20:2-3:
    Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni, lo gettò nell’abisso che chiuse e suggellò sopra di lui onde non seducesse più le nazioni finché fossero compiti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un po’ di tempo.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Scusa Martinez..
    Ma il motto suonerebbe meglio come
    "I martiri sono immortali e la patria indivisibile !!!"…il "nostri".. che e' implicito se vuoi, non c'e'..
    Pahlavan

  5. utente anonimo says:

    Grazie Miguel dell'interessante articolo. Permettimi solo di ricordare, a beneficio di tutti ed a scanso di equivoci, che per la Chiesa cattolica, di cui sono figlio, il millenarismo è "intrinsecamente perverso" (cito dal Catechismo) e che sin dai tempi di Agostino il passo dell'Apocalisse che hai citato non è interpretato in senso temporalistico, come in ambito protestante e come lo interpretano oggi quegli estremi epigoni del protestantesimo che sono i cristiano-sionisti. Per la Chiesa cattolica il Regno di Dio non è una teocrazia terrena, politica, ma nasce nel cuore dell'uomo che si apre al Suo Amore. Da questa apertura per grazia deriva quel cambiamento nella vita, che Lutero negava a causa della sua concezione antropologica negativa (l'uomo per lui è solo peccato senza redenzione), dal quale conseguono, se effettivo, anche trasformazioni nella vita associata, verso una maggior giustizia tra gli uomini. E' una strada apparentemente debole, quella del cambiamento del cuore, ma alla fine sarà quella davvero vincente.
    Un caro saluto.
                                                                        Luigi Copertino

  6. kelebek says:

    Per Pahlavan n. 3

    Concordo, la tua traduzione è molto più elegante. La frase appare a volte anche con i "nostri" (scusa la mancanza di segnetti turchi):

    şehitlerimiz ölmez vatanimiz bölünmez!

    comunque ti rubo subito la traduzione e la inserisco nel testo.

    Grazie

    Miguel Martinez, plagiatore

  7. kelebek says:

    Per Luigi Copertino n. 4

    Ti ringrazio della precisazione, puntuale come sempre.

    Miguel Martinez

  8. PinoMamet says:

    Sempre interessante la storia della "catastrofe micrasiatica", anzi, delle catastrofi.
    Ogni popolo di là sembra averne una, e quasi tutte nate dal dissolvimento di imperi.
    (Contesto invece che gli abiti fossero scomodissimi :-) : non confondiamo giacca e cravatta di oggi con quelle sartoriali di inizio Novecento. Il giromanica stretto di allora fa un'enorme differenza, e consente di utilizzare la giacca come un vero indumento, e non solo come un simbolo come oggi.)

    Eccezionale la rimozione italiana: penso che siamo i campioni mondiali di rimozione, sia in senso positivo che negativo.
    Ogni italiano è fermamente convinto di non esistere in quanto tale (cioé in quanto italiano): di conseguenza, i suoi martiri sono stramorti e la sua patria divisibilissima.
    Non resta che appassionarsi alle patrie altrui…

  9. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 7

    (Contesto invece che gli abiti fossero scomodissimi :-) : non confondiamo giacca e cravatta di oggi con quelle sartoriali di inizio Novecento. Il giromanica stretto di allora fa un'enorme differenza, e consente di utilizzare la giacca come un vero indumento, e non solo come un simbolo come oggi.

    Interessante, non ci avrei pensato…

    Miguel Martinez

  10. Non credo che sia corretto porre l'invasione greca (certamente assurda) come causa della fine delle comunità cristiane d'Anatolia: in effetti, quello che è successo agli armeni, e in parte agli assiri e ad altre stirpi – non interessa in questa sede definirlo – è loro accaduto ben prima di ogni invasione straniera e di ogni possibile giustificazione, almeno tra quelle plausibili e in buona fede. E, ciò che forse conta ancora di più per questa discussione, doveva accadere già da prima, perché già da prima se ne erano poste le basi.
    Ritengo perciò, da persona che ha studiato un po' l'Impero Ottomano e che necessariavamente ha dovuto stabilire con esso un tentativo di comprensione, se non proprio un'empatia, che la Turchia non nasca dalla guerra contro i greci e dal ristabilimento dell'indipendenza nazionale: secondo me gli ottomani diventano turchi nel momento in cui i popoli soggetti divengono agli occhi della classe dirigente estranei e nemici. Non sto teorizzando una precedente età dell'oro imperiale, che non è mai esistita e comunque certamente non esisteva nell'Impero Ottomano del Sette-Ottocento: i popoli sudditi potevano essere di volta in volta tollerati, protetti, perseguitati, garantiti, sfruttati, ecc…; tutto questo è normale e fa parte della consuetudine di un Impero. Di ogni Impero.
    La musica cambia, però, quando la presenza di vaste popolazioni non affini ai dominanti non è più un dato di fatto, o la testimonianza stessa della potenza dell'Impero, o un'occasione per trarre da costoro tributi più o meno legittimi, ricchezze e donne (ché tanto non è che potessero protestare), ma si trasforma in una minaccia alla Nazione. La presenza armena in sé è ad esempio la causa scatenante degli eccidi del sultano rosso, che non ha bisogno di altre giustificazioni.
    In pratica, seguendo un copione abbastanza classico, all'invenzione della Nazione, in questo caso di quella turca, segue l'invenzione e la cancellazione del Nemico. Si può obiettare che l'invezione della nazione turca è un fenomeno successivo, e che in realtà i contrasti di fine secolo avevano ancora motivazione religiosa; prova ne sia che i curdi erano parte attiva nelle persecuzioni. Ma il punto è che la condizione unica per essere turco era quella di essere musulmano. Anche con Atatürk, peraltro, fu su questa identificazione esclusivamente religiosa che si basò la costruzione della nuova cittadinanza. Perché non si siano posti altri paletti più restrittivi, è una questione complessa: da un lato, credo che sia stato per la volontà espansionistica che i turchi avevano appreso dai nazionalismi europei; dall'altro; un'altra ipotesi plausibile è l'impossibilità di basarsi su valori "turanici" (cioè su una lingua poco prestigiosa, non necessariamente parlata da tutti i musulmani, e su identità non molto sentite). Peraltro, anche nella penisola balcanica (ma qui già dai Seicento) i nazionalismi anti-turchi andavano strutturandosi su basi all'inizio esclusivamente religiose.
    E anche quanto al resto, pur condividendo in parte il lamento per le consueguenze di quella frantumazione, credo che la fine dell'Impero Ottomano fosse una ncessità della storia, e che dunque abbia poco senso addebitarne le colpe a qualcuno. Personalmente penso anzi che il grande malato sia stato tenuto in vita artificialmente anche troppo a lungo; e che dunque il suo sbriciolarsi sia stata solo una tragica e catastrofica confusione, invece di una possibile umana spartizione, quasi tra eredi, di spoglie tanto gloriose.

    tamas

  11. kelebek says:

    Per Tamas n. 9

    Hai ragione, il fenomeno è ben più complesso.

    Però accanto al "normale" sviluppo di un nazionalismo post-imperiale, abbiamo in Turchia un elemento traumatico, dovuto al fatto che in quegli anni la Turchia ha rischiato realmente l'estinzione.

    E il sigillo su quell'estinzione fu posto, almeno simbolicamente, dal trattato di Sèvres, che rimane nella memoria collettiva turca.

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    Per Martinez #10

    Sapevo che a Sanremo avevano firmato un trattato, ma sinceramente lo confondevo con quello di Rapallo con l'URSS. Ora, in Liguria c'e' da un pezzol acaccia ai cimeli storici della nostra regione da riciclarsi ai fini turistici. Io vivo qui da sempre eppure della faccenda ho imparato oggi da questo post. Fermo restando che l'ignoranza non ha confini, faccio un esercizio di dietrologia e faccio a tutti la seguente domanda. La butto lì, vedete se ha senso.

    Non è che di questa faccenda di Sanremo non interessava niente a nessuno finchè la Turchia stava a fare l'amica laica di Israele e non chiedeva l'ingresso alla UE, mentre adesso che ha islamici (all'acqua di rose) al governo, flirta con Ahmadinejad contro Israele e rompe le scatole per l'ingresso nela UE sta tornando la moda antiturca in cui gli Italiani furono protagonisti? (Dalle parti di Sanremo comanda scajola, alleato alla lega nord)

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  13. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #7

    ''imperi''

    Da giovane ho letto un fumetto in stile Corto Maltese. In esso alla fine della seconda guerra mondiale un cacciatore di nazisti uccideva un vecchio signore e i suoi seguaci, di lingua tedesca, in una sperduta hacienda del Paraguay. Troppo tardi scopre di non avere ucciso i nazisti che cercava. Aveva ucciso l'arciduca Ferdinando e il suo seguito: l'arciduca, scampato alle pallottole dell'attentato di Sarajevo, era stato nascosto dal suo governo in quella lontana regione per proclamarlo morto agli occhi del mondo ed avere così il pretesto di attaccare la Serbia. Visto com'era andata a finire, era rimasto nascosto fino ad essere ucciso, quasi come in un racconto di Borges,  dal giustiziere di un altro crimine (ma Martinez direbbe forse che in fondo era lo stesso crimine).

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  14. kelebek says:

    Per Andrea n. 11

    Presumo che il signor Frattini, come i cristianosionisti evangelici amici suoi, non abbiano la minima idea che quello che è successo a Sanremo riguardava la Turchia.

    Qualcuno ha telefonato a Frattini,

    "Buongiorno, è vero che continuano a parlare male di Berlusconi?"
    "Eh, purtroppo sì…"
    "Beh, perché non viene a fare un giro a Sanremo…"
    "Povia?"
    "No, Israele…"
    "Israele! Sì! Ma mi fa fare una foto con l'ambasciatore israeliano e con almeno quattro giudei, scusi, ebrei?"

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Devachan
    Semina rerum Nomina semel sunt
    strano che a Martinez con il passato in Acropoli did not ring a bell..
    Pahlavan
    ps) Ovviamente e' puramente casuale

  16. utente anonimo says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Devachan
    Semina rerum Nomina semel sunt
    strano che a Martinez con il passato in Acropoli did not ring a bell..
    Pahlavan
    ps) Ovviamente e' puramente casuale

  17. utente anonimo says:

    Ancora sui casi della storia

    The Castello Devachan was purchased in 1890 by the English Count Orazio Savile of Mexborough. The elder Lord Mexborough acquired the castle to live there with his young spouse Lady Ivy, despite his age of 75 years. The Count of Mexborough had become a Buddhist after having lived in India for thirty years, it was he who named the Castello Devachan

    Il conte in questione non era un Buddista..ma un Teosofista…
    il che e' completamente una altra cosa..
    Pahlavan

  18. PinoMamet says:

    Rispondo ad Andrea  Di Vita num, 11:

    a me pare che la moda antiturca non sia in realtà mai passata, e anche quando la Turchia era pappa e ciccia con Israele qualunque persona da me interrogata in proposito diceva "la Turchia in Europa? No, mai!"

    E non c'entra nemmeno la guerra italo-turca (con macchietta petroliniana del turco col Corano che è il libro del core e… del resto tutti lo sanno) ma forse di più mamma li turchi e la convinzione (strafalsa, perlomeno dal tempo che Ambrogio di Milano mandò Gaudenzio di Brescia a parlare con Gregorio di Nazianzo, anzi, da ben prima) che "quelli lì con noi non c'entrano niente!"

    Ciao! :-)

  19. PinoMamet says:

    Naturalmente da un punto di vista diverso da quello dell' "uomo della strada" tutto cambia, e la tua tesi mi sembra fondatissima;
    la Turchia passata da "faro di laicità" a "covo di islamici" merita perciò le rievocazioni e addirittura i festeggiamenti della sua tentata spartizione.

  20. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #17

    Ho vissuto in Inghilterra e ho fatto le vacanze in Turchia (e ho indotto tutti i miei amici a farcele). Dopo che quest'ultima avra' riconsciuto il genocidio armeno, per quanto riguarda l'Unione Europea sono favorevole all'espulsione d Londra e all'ingresso di Ankara.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  21. PinoMamet says:

    Eh, siamo in due ;-)

    ma, anche se rischiamo di far felici tanto i turchi quanto i britannici, dubito che le nostre idee siano statisticamente rilevanti :-)

  22. utente anonimo says:

    x Andrea 18

    a quella data, chiederò l'espulsione della Padania dalla UE e la sua annessione agli Stati Uniti (in subordine, al Regno Unito)

    e potrei anche avere la maggioranza del popolo con me

    ;-)

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    Per Francesco # 20

    Fa' pure, ma dubito ai padani convenga. In USA (e UK) l'evasione fiscale è reato grave.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  24. utente anonimo says:

    Ma cosa dici, Andrea. Cosa sono questi discorsi da comunisti!

    :-)

    Z.

  25. RitvanShehi says:

    A proposito di declino dell'Impero Ottomano, ho scritto un pezzo qui: 
    http://www.malih.senigallia.biz/?p=327

  26. utente anonimo says:

    Per Ritvan Shehi #23

    Concordo con le tue tesi. Ti porto un ulteriore argomento a favore: l'Abissinia di Menelik. Sia Menelik sia Hailè Selassiè nei primi anni del suo regno introdussero una serie di riforme sull'esempio dei Meiji giapponesi (ad esempio quella giudiziaria) e autorizzarono la costruzione di una ferrovia fra Addis Abeba e la francese Gibuti. Cio' non risollevo' l'Etiopia dal sottosviluppo, Non pero' per colpa dell'Islam (gli Etiopici sono cristiani) ma per colpa sia delle incessanti divisioni tribali ed etniche interne (fra amhara, galla, etc.) sia delle pressioni coloniali esterne. Di queste, una era l'espansionismo italiano (violento ma episodico). L'altra il ricatto inglese che consentiva l'indipendenza etiopica purchè Addis Abeba non si azzardasse a mettere dighe sul Nilo Bianco a scapito del Sudan inglese, con la conseguente condanna di mezza Etiopia a una siccità semipermanente.

    Ciao!

    Andrea Di Vita
     

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