Danilo Omar Speranza, l’Associazione Musulmani Italiani, Re Maya: spiritualismo e media (III)

Alla prima parte

L’Associazione Maya di Danilo Omar Speranza è passata per il grande ciclone mediatico.

Il ciclone mediatico è un fenomeno della natura, qualcosa come l’uragano che a New Orleans travolse un’intera città. Ammazzando indifferentemente i buoni e i malvagi, per poi scomparire improvvisamente lasciandosi dietro solo rovine.

Strutturalmente, non esiste alcuna possibilità che un giornalista possa capire cosa sia in realtà un gruppo spiritualista; e anche se capisse qualcosa, non esiste alcun modo per farlo capire ai lettori.

Scriveva già Søren Kierkegaard:

È certamente possibile trovare della brava gente tra i macellai, ma una certa brutalità è inseparabile dal loro stesso mestiere e ne fa parte. Peggio ancora coi giornalisti: un certo grado di disonestà è inseparabile anche dal giornalista più onesto.

Certo, il giornalista può dare una finta spiegazione: il gruppo è costituito da Pazzi; da Estremisti Pericolosi; da Svaporati che Vivono tra le Nuvole; da sospetti mangiatori di bambini.

Per questo motivo, dopo alcune catastrofiche esperienze, mi sono rifiutato di avere qualunque contatto con i media su questi argomenti. Da sedici anni, quando un giornalista osa chiedermi qualcosa, se è gentile, lo invito a leggere ciò che ho scritto sul mio sito; e se mi sta antipatico, gli mando un fax diffidandolo a citare il mio nome.

Nella percezione dei consumatori di media, esistono solo il Guru Pazzo, le sue Vittime e i suoi eventuali Complici: non esiste il gruppo, cioè l’insieme di persone che hanno dedicato decenni della propria vita al movimento.

Non conosco affatto la vita interna dell’Associazione Maya. Ma posso immaginare che tra il martello dei media e l’incudine della personalità sicuramente arrogante e piena di sé di Danilo Omar Speranza, vi siano alcune centinaia di persone la cui vita sarà più o meno annientata da ciò che sta succedendo.

La violenza mediatica è tanto più efficace, quanto è casuale.

Cinque anni fa il prete dello strano movimento esoterico-cattolico dei Ricostruttori nella Preghiera, Don Pierangelo Bertagna, fu condannato – e non semplicemente accusato – avendo confessato non meno di 38 violenze su minori. Se ne è parlato brevemente nei media toscani (dove operava il sacerdote) e in quelli bresciani (la provincia da cui proveniva). Qui a Firenze, i commercianti che lasciano esporre le locandine dei Ricostruttori non ne conservano alcun ricordo.

Sarebbe facile dire che Bertagna se l’è cavata perché era un prete: non credo. So con certezza che le autorità ecclesiastiche guardano con enorme sospetto il movimento fondato dal gesuita padre Gian Vittorio Cappelletto. Don Bertagna era solo uno dei preti del movimento e non poteva giocare quindi il ruolo del Guru, immaginato come padrone assoluto. Ma magari c’era di mezzo semplicemente il caso a ridurre l’impatto sui Ricostruttori e a concentrare l’intera artigliera invece su Danilo Speranza.

Il killer che spara casualmente sui passanti, statisticamente, coglierà prima o poi qualcuno che merita di morire ammazzato: dire che quella mediatica sia violenza non riguarda affatto la possibile colpevolezza di Danilo Speranza.

Qualcuno potrebbe ricordare come qui abbiamo difeso in due casi le vittime del fuoco mediatico: le maestre e bidelle di Rignano Flaminio e l’imam di Ponte Felcino. Due casi un po’ diversi, perché nel primo, sono convinto che le accuse siano false; nel secondo che le accuse – sostanzialmente di aver visitato  siti malvagi in rete – sono probabilmente vere, ma non dovrebbero portare nessuno in carcere.

Per Danilo Speranza, non intendo fare nulla di simile, semplicemente perché mi sta molto meno simpatico.

Avendo confessato i miei pregiudizi, bisogna però dire le cose come stanno.

Non so assolutamente nulla delle accuse mosse a Danilo Speranza, a parte ciò che ho letto sui giornali. Chi ha un po’ di esperienza in questo campo, sa che le fonti dei giornali, per i due giorni circa che dura un buon linciaggio pubblico, sono semplicemente le carte presentate dal magistrato che chiede il rinvio a giudizio. Un magistrato che ha come unico e legittimo scopo quello di raccogliere ogni minimo indizio negativo, vero o falso o insignificante o fuori contesto, nei riguardi dell’accusato.

Non è quindi vero che Speranza “ha” violentato delle bambine, ma che è “stato accusato” di aver violentato delle bambine. Se è vero, è un mostro lui. Se non è vero, sono mostri i titolisti.

In linea teorica, non trovo assurde le accuse contro Speranza: ci sono molti casi di gruppi in cui sono avvenute cose simili, soprattutto gruppi molto piccoli in cui c’è un rapporto stretto tra il capo e i suoi discepoli. E in questo vi assicuro che non c’è differenza tra la “setta” spiritualista, il gruppo di psicoterapia o il movimento politico.

Diversi movimenti spiritualisti danno una grande importanza a ciò che potremmo chiamare, un po’ sbrigativamente, magia sessuale. Scimmiottando scienze malcomprese, si parla di energia; e cosa ci sarebbe di più energetico dell’incontro tra il maschile e il femminile? Inutile dire che spesso si parla di yin e yang per gettare un ponte tra forme accese di maschilismo e forme sessantottino di panerotismo.

Lo scrivo, però, solo per sentito dire: la mia esperienza personale è stata molto diversa.

Il gruppo “Nuova Acropoli”  di cui ho fatto parte, ha sempre rifiutato ogni forma di magia sessuale e non è mai stato sfiorato da scandali riguardanti abusi sessuali, almeno in senso mediatico-appetibile. Immagino che uno dei motivi siano le sue radici teosofiche: la Società Teosofica nasce in piena sintonia con il femminismo ottocentesco. Però anche i movimenti che più hanno esaltato la magia sessuale, come l’OTO o  i vari movimenti gnostici, sono sorti vicino alla Società Teosofica, per cui il discorso deve essere più complesso.

In Nuova Acropoli, molti ragazzi si sono innamorati delle ragazze che tenevano loro corsi nel gruppo, e viceversa. E qui sarebbe interessante analizzare il sottile rapporto che esiste tra innamoramento e manipolazione. Ma simili innamoramenti – che mi dicono costituiscono un normale veicolo di proselitismo in Comunione e Liberazione – venivano visti con molto sospetto all’interno di Nuova Acropoli. Il passo dall’innamoramento alla famiglia, e quindi al mettere la testa apposto, poteva essere pericolosamente breve.

Il caso più drammatico, riguardante vicende affettive, per noi fu quello di un importante dirigente che lasciò la moglie per una discepola molto grintosa e intelligente.

Nessun abuso, nessun reato, e per voi probabilmente nessuna notizia: cose simili avvengono in tutti gli uffici del mondo. E la discepola sicuramente sapeva il fatto suo.

Però per noi fu un evento importante, e non per motivi moralistici, che erano piuttosto estranei al modo di pensare acropolitano.

Era insopportabile pensare che in Nuova Acropoli potessero succedere le stesse cose che succedono negli uffici. La norma del mondo consiste nel lasciarsi trascinare dalle onde di cieca rabbia, di furioso desiderio, di affamato egoismo, di bisogni brutali, veloci e distruttivi.

I nostri dirigenti ci sembravano dimostrare con la loro vita che fosse possibile un altro modo di vivere: senza eccezionali carismi, con molto umiltà, ma indicando nei fatti un modo di essere più lucido di quello corrente nella società.

Ma se non era così, se quel percorso non funzionava, se per quanto ci sforzassimo, restavamo tale quale… Allora tutto ciò che ci era stato chiesto, tutto il sangue che avevamo dato, che senso aveva? Ma queste cose sfuggono completamente alla possibilità di comprensione di un giornalista.

Un altro elemento interessante nel caso Speranza è il rapporto che esiste tra abuso e ciò che si chiama disagio.

In genere, i gruppi settari cercano di scartare persone con problemi veri: i casi psichiatrici, i tossicodipendenti o le persone con vite troppo travagliate. E’ una scelta dura, ma che alla fine è nell’interesse di tutti – le guide improvvisate di anime riescono già a fare abbastanza danni alle persone cosidette normali, figuriamoci cosa succederebbe con le altre.

Ma la società santifica chiunque si carichi in spalla i disgraziati che nessuno vuole, e questa costituisce una forte tentazione per chi vive della propria reputazione. Allo stesso tempo, il Maestro e Fondatore può benissimo essere convinto di avere tra i propri inesauribili meriti anche la soluzione in quattro e quattr’otto alle sofferenze psichiche altrui. E chi vive in maniera marginale è in genere felicissimo di sentirsi accolto da qualche parte.

Nuova Acropoli aveva risolto astutamente il problema, prendendosi il plauso mediatico in quanto si occupava di protezione civile ed ecologia, mentre teneva fuori con determinazione ogni forma di disagio umano.

Danilo Omar Speranza si è invece lanciato in un campo di enorme pericolosità: quello del recupero della tossicodipendenza.

Le mie conoscenze in merito sono datate – penso agli anni in cui imperversava l’eroina, che forse oggi è diventato un problema secondario.

Però sono certo di una cosa: è un campo in cui ogni azione improvvisata, ogni tentativo di fare qualcosa senza avere alle spalle un immenso apparato di competenze, un duro distacco interiore e un metodo scientificamente studiato, conduce quasi inevitabilmente alla catastrofe.

Anche per gli stessi operatori. 

(Se continua, ve lo farò sapere…)

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16 Responses to Danilo Omar Speranza, l’Associazione Musulmani Italiani, Re Maya: spiritualismo e media (III)

  1. utente anonimo says:

    – Il killer che spara casualmente sui passanti, statisticamente, coglierà prima o poi qualcuno che merita di morire ammazzato –

    Nessuno merita di morire ammazzato.
    Al massimo, messo in gattabuia per un congruo numero di anni, ma morire ammazzato no.
    E se qualcuno c'è, che merita di morire ammazzato, gli esseri umani non sono certo i migliori per riuscire a riconoscerlo, e a distinguerlo da chi invece merita di vivere. Se c'è chi è in grado di distinguere chi merita di vivere e chi no, non è di questo mondo, e forse nemmeno dell'altro.

    Rock & Troll

  2. kelebek says:

    Nessuno merita di morire ammazzato.

    O morire giornalistizzato :-)

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    Una nota personale. Decollato da Genova per Roma in trasferta, mi trovo a pochi sedili di distanza l'arcivescovo della mia città. Arrivati a un terzo del ttragitto, inopinatamente l'aereo torna indietro per un disguido tecnico. Arrivato all'aeroporto, scopro di avere il telefonino scarico. Preso un taxi, vado in ufficio da dove chiamo casa.

    Quando chiamo casa, mi accorgo di avere rischiato di rimanere contemporaneamente vedovo e orfano. Scopro infatti che nel frattempo il cronista al seguito dell'arcivescovo aveva telefonato al giornale che l'aereo in avaria era atterrato d'emergenza a Genova, coi passeggeri che in coro pregavano la Madonna per la propria salvezza in un rosario gudato dall'arcivescovo. La notizia passa dal giornale a Televideo, dove viene letta da mia moglie e mia madre, ad entrambe le quali per poco non viene sul serio un infarto.

    Da allora non ho praticamente più acquistato un quotidiano.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  4. utente anonimo says:

    Miguel,

    la vita è strana. Tutto avrei pensato, tranne di scriverti per difendere nientemeno che CL… per di più sul tuo blog e in un post che non c'entra niente (mi perdonerai, e magari dedicherai in futuro una paginetta piuttosto che un inciso).

    Cosa significa che CL usa gli innamoramenti come normale veicolo per fare proselitismo? A me par vero il contrario: sia perché conosco tanti ragazzi che sono rimasti in CL solo finché non han trovato morosa (o moroso), sia perché le cielline con cui ho avuto a che fare sembravano sempre accorgersi che le mie manifestazioni di interesse per CL erano poco sincere…

    In compenso ci sono altri ambienti su cui è vietato indagare, che quanto a settarismo battono di parecchie lunghezze perfino quella fogna di CL. Mi riferisco al Cammino Neocatecumenale, dove per esempio è prescritta una rigorosa endogamia: se il moroso o la morosa non entrano immediatamente nel Cammino, allora i catechisti comandano di interrompere il rapporto.

    Mau

  5. kelebek says:

    Per Mau n. 4

    Ti ringrazio molto dell'intervento.

    In effetti mi sono probabilmente lasciato prendere da storielle raccontate in giro, ma non necessariamente veritiere. O magari ci sono stati casi che però non costituiscono la regola.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    post molto interessante.
    se mi permetti un dettaglio, non credo proprio che il lavoro di un PM sia quello che indichi tu e sopratutto che si possa rinviare a giudizio qualcuno in base a indizi falsi, irrilevanti e fuori contesto (normalmente sono quelle cose che un PM dovrebbe scartare).
    il che ovviamente non vuol dire che ogni rinvio a giudizio sia una sentenza di colpevolezza, ma in un rinvio a giudizio trovi di regola qualcosa di più solido che "indizi fuorvianti" (senno' il PM puo' chiedere sempre l'archiviazione che è revocabile)
    :-) 
    roberto

  7. A proposito dei neocatecumenali.
    Mi capitò un paio d'anni fa di andare a cena in un circolo-pizzeria in pieno Chianti fiorentino.
    C'erano con me un amico testé lasciato dalla fidanzata (essere mollati via Skype aveva ancora un certo brivido di tecnologia d'avanguardia, non so se rendo l'idea) e n. 2 (due) ministri di culto cattolici, uno dei quali con la divisa d'ordinanza.
    La discussione, vista la presenza del testé abbandonato, verteva sui pregi e sulle bellezze della vita consacrata: beata solitudo, sola beatitudo eccetera eccetera; ad un certo punto lo sventurato, che doveva reggere il fuoco di fila di tre individui che s'eran fatti un punto d'impegno di accompagnarlo il giorno dopo al seminario di Firenze per compilare la domanda d'ammissione, ricevette anche una telefonata dalla madre.
    "…Sì, mamma; son qui con un amico, don X e don Y a cena in pizzeria…"
    "Oh che bello! Finalmente è la volta buona che ti fai prete anche te…!"
    Al che il mio amico abbandonò esasperato la tavola, urlacchiando via per qualche minuto.

    Al suo ritorno, uno dei due sacerdoti ci spiegò con termini estremamente espliciti cosa pensava dei neocatecumenali. Per definirli usò il vocabolo "assassini".

     

  8. kelebek says:

    Vi giro i comunicati stampa dei legali dell'Associazione (enfasi nell'originale).

    Miguel Martinez

    ********

    Comunicato Stampa

    Oggetto: Ass.ne Re.Maya per un'informazione più equilibrata.

    Roma. 23 marzo 2010.

    Da che parte sta la violenza? Un ex associato di ReMaya nella notte tra il 20 e il 21 marzo 2010 ha avute le gomme squarciate della sua autovettura. Ad un altra è giunta minaccia telefonica che avrebbero spezzato le gambe a lei e al figlio, se non avesse cacciato di casa una persona riconosciuta come “adepta”. Una bomba carta è esplosa all’interno dell’ex sede dell’associazione. E ancora: insulti via sms, madri che a scuola si coalizzano contro figli degli associati, come se per una sorta di proprietà commutativa, la peste della diffamazione, si espandesse dai padri ai figli, e dai figli ai coetanei.

    Diffondiamo questo comunicato in nome e per conto di soci dell'associazione Re.Maya, ad oggi sciolta, che si sono sentiti lesi nel loro onore e dignità a causa di una campagna stampa che ritengono non equilibrata. Cogliamo infatti dalla lettura dei giornali e dalle trasmissioni televisive che si sono occupate dell’argomento relativo all’arresto del Sig. Danilo Speranza, giudizi non corretti nei confronti dell’Ass.ne Re.Maya e dei suoi membri, catalogati a priori come se fossero degli “adepti” soggiogati.

    Televisioni, radio e giornali hanno mancato di salvaguardare il principio del contraddittorio, e non hanno dato spazio a persone che potevano fornire versioni diverse che avrebbero potuto essere oggetto di dibattito. Il processo non si può svolgere nella redazioni di giornali e di telegiornali ma nelle aule della giustizia.

    Scopo di questo nostro comunicato è quindi un appello a tutti i mezzi di informazione perché seguano una linea equilibrata nella diffusione delle notizie, più garantista dei diritti del cittadino, che deve essere considerato innocente, fino all’ultimo grado di giudizio, anche perché questo pre-giudizio viene a colpire anche i partecipanti della disciolta ass.ne Re.Maya.

    Molte persone ci hanno già manifestato la loro disponibilità a fornire testimonianze dirette, riguardo al sano impegno da loro assunto nel volontariato e nell’assistenza umanitaria e alla valenza dell’opera prestata per circa venti anni in seno all’Ass.ne Remaya. Molti assistiti hanno dato segnali di solidarietà e sono disposti a confermare di essere stati aiutati ad uscire dalle problematiche che li riguardavano, e di cui comunque possono rendere testimonianza.

    Questa lacuna nell'informazione mediatica, che ha turbato profondamente gli animi degli associati, rimasti vittime anche di attentati, minacce, aggressioni, insulti, isolamento e discriminazione sul lavoro e nell’ambiente sociale circostante, anche scolastico dei figli di soci, deve essere al più presto ristabilita e corretta.

    Chiediamo che si porti equilibrio. A tal fine stiamo raccogliendo testimonianze di persone che possono anche a voi raccontare la loro esperienza positiva all’interno della suddetta Ass.ne Re.Maya. Potrete quindi rivolgervi al nostro studio legale tramite email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com – o al cellulare 3899675599, per parlare con il nostro addetto stampa.

    Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti

    Avv. Barbara Pontieri Avv. Anna Mandorlo

  9. kelebek says:

    Vi giro i comunicati stampa dei legali dell'Associazione (enfasi nell'originale).

    Miguel Martinez

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    Comunicato Stampa

    Oggetto: Ass.ne Re.Maya per un'informazione più equilibrata.

    Roma. 23 marzo 2010.

    Da che parte sta la violenza? Un ex associato di ReMaya nella notte tra il 20 e il 21 marzo 2010 ha avute le gomme squarciate della sua autovettura. Ad un altra è giunta minaccia telefonica che avrebbero spezzato le gambe a lei e al figlio, se non avesse cacciato di casa una persona riconosciuta come “adepta”. Una bomba carta è esplosa all’interno dell’ex sede dell’associazione. E ancora: insulti via sms, madri che a scuola si coalizzano contro figli degli associati, come se per una sorta di proprietà commutativa, la peste della diffamazione, si espandesse dai padri ai figli, e dai figli ai coetanei.

    Diffondiamo questo comunicato in nome e per conto di soci dell'associazione Re.Maya, ad oggi sciolta, che si sono sentiti lesi nel loro onore e dignità a causa di una campagna stampa che ritengono non equilibrata. Cogliamo infatti dalla lettura dei giornali e dalle trasmissioni televisive che si sono occupate dell’argomento relativo all’arresto del Sig. Danilo Speranza, giudizi non corretti nei confronti dell’Ass.ne Re.Maya e dei suoi membri, catalogati a priori come se fossero degli “adepti” soggiogati.

    Televisioni, radio e giornali hanno mancato di salvaguardare il principio del contraddittorio, e non hanno dato spazio a persone che potevano fornire versioni diverse che avrebbero potuto essere oggetto di dibattito. Il processo non si può svolgere nella redazioni di giornali e di telegiornali ma nelle aule della giustizia.

    Scopo di questo nostro comunicato è quindi un appello a tutti i mezzi di informazione perché seguano una linea equilibrata nella diffusione delle notizie, più garantista dei diritti del cittadino, che deve essere considerato innocente, fino all’ultimo grado di giudizio, anche perché questo pre-giudizio viene a colpire anche i partecipanti della disciolta ass.ne Re.Maya.

    Molte persone ci hanno già manifestato la loro disponibilità a fornire testimonianze dirette, riguardo al sano impegno da loro assunto nel volontariato e nell’assistenza umanitaria e alla valenza dell’opera prestata per circa venti anni in seno all’Ass.ne Remaya. Molti assistiti hanno dato segnali di solidarietà e sono disposti a confermare di essere stati aiutati ad uscire dalle problematiche che li riguardavano, e di cui comunque possono rendere testimonianza.

    Questa lacuna nell'informazione mediatica, che ha turbato profondamente gli animi degli associati, rimasti vittime anche di attentati, minacce, aggressioni, insulti, isolamento e discriminazione sul lavoro e nell’ambiente sociale circostante, anche scolastico dei figli di soci, deve essere al più presto ristabilita e corretta.

    Chiediamo che si porti equilibrio. A tal fine stiamo raccogliendo testimonianze di persone che possono anche a voi raccontare la loro esperienza positiva all’interno della suddetta Ass.ne Re.Maya. Potrete quindi rivolgervi al nostro studio legale tramite email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com – o al cellulare 3899675599, per parlare con il nostro addetto stampa.

    Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti

    Avv. Barbara Pontieri Avv. Anna Mandorlo

  10. kelebek says:

    Vi giro i comunicati stampa dei legali dell'Associazione (enfasi nell'originale).

    Miguel Martinez

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    Comunicato Stampa

    Oggetto: Ass.ne Re.Maya per un'informazione più equilibrata.

    Roma. 23 marzo 2010.

    Da che parte sta la violenza? Un ex associato di ReMaya nella notte tra il 20 e il 21 marzo 2010 ha avute le gomme squarciate della sua autovettura. Ad un altra è giunta minaccia telefonica che avrebbero spezzato le gambe a lei e al figlio, se non avesse cacciato di casa una persona riconosciuta come “adepta”. Una bomba carta è esplosa all’interno dell’ex sede dell’associazione. E ancora: insulti via sms, madri che a scuola si coalizzano contro figli degli associati, come se per una sorta di proprietà commutativa, la peste della diffamazione, si espandesse dai padri ai figli, e dai figli ai coetanei.

    Diffondiamo questo comunicato in nome e per conto di soci dell'associazione Re.Maya, ad oggi sciolta, che si sono sentiti lesi nel loro onore e dignità a causa di una campagna stampa che ritengono non equilibrata. Cogliamo infatti dalla lettura dei giornali e dalle trasmissioni televisive che si sono occupate dell’argomento relativo all’arresto del Sig. Danilo Speranza, giudizi non corretti nei confronti dell’Ass.ne Re.Maya e dei suoi membri, catalogati a priori come se fossero degli “adepti” soggiogati.

    Televisioni, radio e giornali hanno mancato di salvaguardare il principio del contraddittorio, e non hanno dato spazio a persone che potevano fornire versioni diverse che avrebbero potuto essere oggetto di dibattito. Il processo non si può svolgere nella redazioni di giornali e di telegiornali ma nelle aule della giustizia.

    Scopo di questo nostro comunicato è quindi un appello a tutti i mezzi di informazione perché seguano una linea equilibrata nella diffusione delle notizie, più garantista dei diritti del cittadino, che deve essere considerato innocente, fino all’ultimo grado di giudizio, anche perché questo pre-giudizio viene a colpire anche i partecipanti della disciolta ass.ne Re.Maya.

    Molte persone ci hanno già manifestato la loro disponibilità a fornire testimonianze dirette, riguardo al sano impegno da loro assunto nel volontariato e nell’assistenza umanitaria e alla valenza dell’opera prestata per circa venti anni in seno all’Ass.ne Remaya. Molti assistiti hanno dato segnali di solidarietà e sono disposti a confermare di essere stati aiutati ad uscire dalle problematiche che li riguardavano, e di cui comunque possono rendere testimonianza.

    Questa lacuna nell'informazione mediatica, che ha turbato profondamente gli animi degli associati, rimasti vittime anche di attentati, minacce, aggressioni, insulti, isolamento e discriminazione sul lavoro e nell’ambiente sociale circostante, anche scolastico dei figli di soci, deve essere al più presto ristabilita e corretta.

    Chiediamo che si porti equilibrio. A tal fine stiamo raccogliendo testimonianze di persone che possono anche a voi raccontare la loro esperienza positiva all’interno della suddetta Ass.ne Re.Maya. Potrete quindi rivolgervi al nostro studio legale tramite email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com – o al cellulare 3899675599, per parlare con il nostro addetto stampa.

    Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti

    Avv. Barbara Pontieri Avv. Anna Mandorlo

  11. kelebek says:

    Vi giro i comunicati stampa dei legali dell'Associazione (enfasi nell'originale).

    Miguel Martinez

    ********

    Comunicato Stampa

    Oggetto: Ass.ne Re.Maya per un'informazione più equilibrata.

    Roma. 23 marzo 2010.

    Da che parte sta la violenza? Un ex associato di ReMaya nella notte tra il 20 e il 21 marzo 2010 ha avute le gomme squarciate della sua autovettura. Ad un altra è giunta minaccia telefonica che avrebbero spezzato le gambe a lei e al figlio, se non avesse cacciato di casa una persona riconosciuta come “adepta”. Una bomba carta è esplosa all’interno dell’ex sede dell’associazione. E ancora: insulti via sms, madri che a scuola si coalizzano contro figli degli associati, come se per una sorta di proprietà commutativa, la peste della diffamazione, si espandesse dai padri ai figli, e dai figli ai coetanei.

    Diffondiamo questo comunicato in nome e per conto di soci dell'associazione Re.Maya, ad oggi sciolta, che si sono sentiti lesi nel loro onore e dignità a causa di una campagna stampa che ritengono non equilibrata. Cogliamo infatti dalla lettura dei giornali e dalle trasmissioni televisive che si sono occupate dell’argomento relativo all’arresto del Sig. Danilo Speranza, giudizi non corretti nei confronti dell’Ass.ne Re.Maya e dei suoi membri, catalogati a priori come se fossero degli “adepti” soggiogati.

    Televisioni, radio e giornali hanno mancato di salvaguardare il principio del contraddittorio, e non hanno dato spazio a persone che potevano fornire versioni diverse che avrebbero potuto essere oggetto di dibattito. Il processo non si può svolgere nella redazioni di giornali e di telegiornali ma nelle aule della giustizia.

    Scopo di questo nostro comunicato è quindi un appello a tutti i mezzi di informazione perché seguano una linea equilibrata nella diffusione delle notizie, più garantista dei diritti del cittadino, che deve essere considerato innocente, fino all’ultimo grado di giudizio, anche perché questo pre-giudizio viene a colpire anche i partecipanti della disciolta ass.ne Re.Maya.

    Molte persone ci hanno già manifestato la loro disponibilità a fornire testimonianze dirette, riguardo al sano impegno da loro assunto nel volontariato e nell’assistenza umanitaria e alla valenza dell’opera prestata per circa venti anni in seno all’Ass.ne Remaya. Molti assistiti hanno dato segnali di solidarietà e sono disposti a confermare di essere stati aiutati ad uscire dalle problematiche che li riguardavano, e di cui comunque possono rendere testimonianza.

    Questa lacuna nell'informazione mediatica, che ha turbato profondamente gli animi degli associati, rimasti vittime anche di attentati, minacce, aggressioni, insulti, isolamento e discriminazione sul lavoro e nell’ambiente sociale circostante, anche scolastico dei figli di soci, deve essere al più presto ristabilita e corretta.

    Chiediamo che si porti equilibrio. A tal fine stiamo raccogliendo testimonianze di persone che possono anche a voi raccontare la loro esperienza positiva all’interno della suddetta Ass.ne Re.Maya. Potrete quindi rivolgervi al nostro studio legale tramite email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com – o al cellulare 3899675599, per parlare con il nostro addetto stampa.

    Cogliamo l’occasione per porgerVi distinti saluti

    Avv. Barbara Pontieri Avv. Anna Mandorlo

  12. kelebek says:

    Secondo comunicato dei legali dell'Associazione Maya.

    *******

    STUDIO LEGALE Avv. Anna Mandorlo Avv. Barbara Pontieri

    COMUNICATO STAMPA

    In qualità di legali di molti tra i soci che hanno fatto parte dell’Ass.ne Re.Maya, desideriamo informarvi di ulteriori azioni delittuose che sono state realizzate nei confronti di persone che sono state ricollegate all’operato della medesima associazione.

    Esattamente:

    nella serata del giorno 24 marzo 2010 si è verificato un secondo attentato bomba in Via dei Sabelli a Roma, contro l'ufficio identificato dai media come la sede principale della cosiddetta “setta” del cosiddetto “guru” Danilo Speranza, attualmente in carcere per un'ordinanza cautelare con l’ipotesi di reato di truffa e violenza su minori. I locali in realtà sono la sede di una società di servizi che ha ospitato anche l'ex-associazione Re Maya.

    Dopo la prima bomba carta del 17 marzo 2010 alle ore 20.30, questa mattina 25 marzo 2010, le persone che avrebbero dovuto svolgere all'interno le loro attività, nell'aprire la saracinesca hanno scoperto che questa era bombata e la porta d'ingresso scardinata, con i vetri in frantumi. Fortunatamente nessuno si è ferito. Sulla serranda era comparsa una nuova scritta intimidatoria “Mayali andate via”.

    L'evento era accaduto con ogni probabilità intorno alle ore 21,00 del 24 marzo 2010, secondo le dichiarazioni di alcuni abitanti del quartiere San Lorenzo in Roma, ma nessuno tra questi aveva informato tempestivamente le forze dell'ordine di quanto accaduto. La Polizia di Stato, dunque, è stata chiamata dai diretti interessati soltanto questa mattina 25 marzo 2010. Alla denuncia del fatto è intervenuta la Polizia, la Polizia Scientifica, i Carabinieri e le Polizia Municipale.

    Continua, dunque, la reazione violenta e incontrollata contro persone già offese moralmente e vittime di ostracismo e discriminazione, a cui viene impedito di proseguire le proprie attività e che ora temono anche per la propria incolumità fisica.

    I mezzi di informazione, senza attendere l'esito di un processo e di una sentenza non solo hanno già condannato “senza se e senza ma” il Sig. Danilo Speranza ma hanno anche consegnato all’odio dell’opinione pubblica gli ex associati, non riportando alla giusta luce le molteplici attività sociali, di studio e di ricerca, svolte in più di venti anni, molte di esse in collaborazione con importanti scienziati, ricercatori, artisti ed istituzioni universitarie italiane ed estere.

    Scopo di questo secondo nostro comunicato è quindi ribadire l'appello a tutti i mezzi d’informazione perché si impegnino con coscienza a fornire notizie che permettano il contraddittorio.

    Gli ex associati, per nostro tramite, ribadiscono la disponibilità a fornire testimonianze e documentazione affinchè si possa delineare un quadro informativo più completo a disposizione dell'opinione pubblica. Potrete quindi rivolgervi al nostro studio legale tramite email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com o al cellulare 3899675599, per parlare con il nostro addetto stampa.

    Distintamente, Vi salutiamo

    Avv. Anna Mandorlo Avv. Barbara Pontieri

    Via Donizetti n. 20 Roma 00198 Viale di Villa Massimo n. 24 Roma 00161
    Tel. 0685305573 – 0644241942 email stampalegalipontierimandorlo@gmail.com

  13. utente anonimo says:

    Miguel,

    – Un magistrato [il PM] che ha come unico e legittimo scopo quello di raccogliere ogni minimo indizio negativo, vero o falso o insignificante o fuori contesto, nei riguardi dell'accusato. –

    Legittimo scopo, sì. Unico, no.

    Come robelux giustamente ci ricorda, il Pubblico Ministero dovrebbe anche ricercare e produrre gli elementi a favore dell'indagato. Si può sostenere che non sempre accada (il PM oltre che un organo è una persona, e non tutte le persone sono uguali tra loro) ma ciò non significa che il PM sia – né che sia stato concepito – come l'ufficio stampa del boia.

    Premesso questo – che tutto sommato col tuo articolo ha poco a che vedere, ma lo sai che io sono scassapalle di natura – trovo molto importante e puntuale la tua osservazione.

    Non tutti hanno la sventura di frequentare aule di tribunale, e non tutti tengono bene a mente che quando – durante le indagini – si dice "i fatti inchiodano Tizio", verosimilmente si sta riportando l'opinione del PM. Anche se la cosa pare ovvia, in un paese dove destra e sinistra hanno spesso congiuntamente dimostrato scarso rispetto per quella cosuccia insignificante chiamata "diritto di difesa", è sempre bene tenerla a mente, e ripeterla.

    Z.

  14. utente anonimo says:

    Mia figlia ieri mi ha ricordato che il signore degli anelli finisce con Gollum che strappa con un morso il dito a Frodo su cui era infilato l'anello da gettare nel vulcano  per sconfiggere il male che divorava il pianeta e ci cade dentro,lui ,il dito e l'anello .Io  credo che "non cada foglia che Dio non voglia ".

  15. RitvanShehi says:

    Auguri di Buona Pasqua a Miguel e a tutti i cristiani bazzicanti questo blog!

  16. Pingback: Danilo Omar Speranza, l’Associazione Musulmani Italiani, Re Maya: spiritualismo e media (II) | Kelebek Blog

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