Eutelia, i senegalesi e Roberto Cavalli

Eccomi finalmente di ritorno, dopo una lunga  assenza dal mondo elettronico, dovuta a un motivo tecnico e a uno personale.

Di quello personale – visti i suoi risvolti sociali – spero di poter parlare più avanti; ma quello tecnico merita di essere raccontato.

Un giorno, la mia connessione cessa di funzionare. 

Chiamo il venditore di computer che mi aveva fatto fare il contratto con Eutelia, e lui segnala il guasto.

Il giorno dopo, chiamo anch'io Eutelia. Mi promettono di fare qualcosa entro due giorni.

E infatti, entro due giorni, segnalano il guasto alla Telecom.

Che entro due giorni, manda un tecnico, che scoprono che non c'è alcun guasto alla linea Telecom e che il problema probabilmente sta nel router di Eutelia.

Si ritelefona a Eutelia, che però per un giorno intero è a sua volta inaccessibile.

Così, il giorno dopo, si contatta Eutelia. Due giorni dopo, Eutelia manda l'ordine per un nuovo router in magazzino, e due giorni dopo, il corriere suona qui esattamente mentre non c'è nessuno e senza lasciare un biglietto.

Ripassa il giorno dopo, installiamo il nuovo router, che non funziona.

Eutelia richiama la Telecom, che dopo un po' manda un tecnico, che scopre che c'è un guasto in un piccolo cavo di connessione (mio).

Sostituisco il cavo ed eccomi.

Aggiungete a questi tempi, un fine settimana ovviamente in cui nessuno lavora, e i due giorni diventano due settimane.

A voi cercare una morale alla favola.

Comunque, mi ricollego, scarico la posta e trovo che Io non sto con Oriana mi segnala una notizia bellissima: quattro senegalesi armati di bastoni hanno messo a soqquadro il Roberto Cavalli Club  di Piazza del Carmine, qui a Firenze. Il questore ha pure sospeso la licenza del locale per 15 giorni perché non aveva la licenza per far ballare le persone. E non è la prima volta che il Roberto Cavalli Club si trova nei guai per lo stesso motivo.

Cioè, il localone di punta del designer di punta del Made in Italy non ha mai preso le misure minime di sicurezza che ha una qualunque balera romagnola.

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84 Responses to Eutelia, i senegalesi e Roberto Cavalli


  1. Una delle mie moltissime virtù risiede nella consapevolezza di saper decidere ed autolimitarmi. Di conseguenza, quando una sera arrivai alla Casa del Popolo di Gràssina che frequento da quando avevo sei anni e scoprii che una serata -una delle poche, credo ne facciano un paio l'anno- in uno dei più grandi e peggio sfruttati ambienti della struttura era guardata a vista da un sevvizziododdine strappai la tessera sul viso di gente che mi conosceva da una vita.

    Non mi hanno più visto e mai più mi rivedranno.

  2. Peucezio says:

    Bentornato Miguel! :-)
    Un consiglio tecnico: tieni sempre in casa un doppione di ogni tipo di cavo che usi e, quando non funziona qualcosa, come prima prova cambia il cavo. Magari dipende dal cavo una volta su venti, però quella volta ti fa risparmiare tempo e seccature.
    Ma come mai ai senegalesi è venuto in mente di sfasciare il Roberto Cavalli Club? A 'sto punto sono curioso.

  3. PinoMamet says:

    Dopo passate terrificanti esperienze internettiane e telefoniche, condivido l'illuminato consiglio di Peucezio.

    Fantastici i senegalesi! Serigne Touba djeredjef, al hamdou lillah!


  4. Si potrebbe anche rammentare che, chissà come mai, nei posti dove vado di solito non esiste alcun sevvizziodòddine e dunque non si verificano neppure episodi di questo genere. Sarà un caso?

     

  5. utente anonimo says:

    Ho avuto anch'io un simile disservizio. La butto lì: non sarà tutto dovuto al fatto che Eutelia è in grossi casini dal punto di vista della dfesa dei posti di lavoro?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  6. utente anonimo says:

    Morale:

    se sti cazzo di sfaticati italiani lavorassero almeno sabato e domenica, sarebbe meglio

    sempre pagare qualcuno adatto per fare da securuti

    MM, non ti riconosco più!

    Francesco

  7. utente anonimo says:

    Effettivamente, là in Piazza del Carmine NESSUNO e per primi i residenti, nonchè famiglie locali, NESSUNO -ripeto- ama quel locale!

    ISA


  8. Il gazzettame di oggi riporta ulteriori dettagli sulla mescita di piazza del Carmine.

    Dettagli che mi fanno pensare di aver tratto sul conto di quel posto delle conclusioni decisamente troppo positive.

     

  9. kelebek says:

    Personalmente, ciò che noto in questo piccolo episodio è come il mondo si stia riempiendo di imprese che non fanno nulla di ben definito, e si frammentano all'infinito le responsabilità.

    Se ho un problema con il lavandino, l'idraulico arriva e me lo aggiusta. Se ho un problema con il telefono, un numero verde, che non so dove si trovi e che è curato da persone che non sanno cosa sia un telefono, mi rimanda di qua e di là.

    Non credo affatto che siano pigri. Anzi, probabilmente vengono gestiti con la frusta per rendere di più in meno tempo e offrendo servizi sempre più scadenti.

    Io mi ero affezionato a Eutelia all'inizio perché ancora non lo conosceva nessuno, e il tecnico passava lunghi minuti al telefono a darmi consigli che erano evidentemente frutto di conoscenze dirette.

    Poi avranno licenziato i tecnici bravi e avranno fatto outsourcing.

    Miguel Martinez

  10. kelebek says:

    Perché i senegalesi hanno sfasciato il locale di Roberto Cavalli?

    A quanto ho capito, una giovane usana (cittadina degli United States) si è recata  a notte fonda nel locale, dove si ballava illegalmente. Violando cioè le norme di sicurezza.

    A un certo punto, ha accusato un "PR senegalese" di averle rubato la borsa.

    Per capirci, un "PR senegalese" è un Negro Immagine, sintesi perfetta tra razzismo, esotismo estasiato e politicamente corretto. Bello, alto e animalesco, all'incirca come le pelli leopardate di Roberto Cavalli.

    Il senegalese è stato pestato dalla security, omoni in camicia nera che vegliano sul locale, ed è finito in ospedale.

    A questo punto, è arrivato un gruppetto di amici suoi, che ha sistemato la security e pure il locale.

    Solo allora la  polizia si è accorta che nel locale, come tutte le sere, si ballava. Cosa ampiamente pubblicizzata in internet dal locale stesso, che informa pure chi è il dj della serata.

    Miguel Martinez

  11. kelebek says:

    Per nonstoconoriana 8

    Il gazzettame di oggi riporta ulteriori dettagli sulla mescita di piazza del Carmine.

    Fonti?

    Miguel Martinez

  12. Un po' tutti: comunque ne cianciano "Il Giornaletto della Toscana" e gli spaghettifresser de "IlFirenze".

  13. "Per capirci, un "PR senegalese" è un Negro Immagine, sintesi perfetta tra razzismo, esotismo estasiato e politicamente corretto. Bello, alto e animalesco, all'incirca come le pelli leopardate di Roberto Cavalli."

    Alle volte tendo a dimenticare di quanto tu sia carogna…!

  14. utente anonimo says:

    Ma infatti … le giovini aspiranti escort della festa, all' arrivo degli squadristi neri di pelle anzicché di camicia avranno languidamente sussurrato :

    Ah, finalmente arrivano Veri Uomini, di quelli che ancora puzzano e riescono a trombare  aggratis !

    Satanasso

  15. Peucezio says:

    Miguel #9
    Io mi sono abbonato a Eutelia (gratuitamente) per avere una linea voip su cui ricevere le telefonate e chiamare all'estero a prezzi stracciati: ho già una linea Fastweb in fibra ottica che uso, oltre che ovviamente per internet, per chiamare, per chiamare sui fissi a costo zero.
    Qualche mese fa ho chiamato l'assistenza tecnica, perché volevo comprare da loro un gateway a cui collegare i'apparecchio telefonico e il tecnico mi ha detto che non c'erano problemi, di ordinare tranquillamente il gateway e poi richiamare, che mi avrebbe spiegato per bene i settaggi da fare con la linea Fastweb.
    La mia solita inerzia ha fatto sì che sia passato diverso tempo, fatto sta che ultimamemente, dopo aver ricevuto il gateway, ho richiamato e mi hanno detto che loro non sono qualificati per i problemi tenici e che ora bisogna andare su un'apposita pagina del sito e scrivere un messaggio spiegando il problema che si ha e poi loro rispondono via mail.
    Quindi dev'essere successo proprio quello che hai detto. O qualcosa di molto simile.

  16. Peucezio says:

    Ma il senegalese, in quanto PR, non era dipendente o collaboratore del club come quelli della security?
    In genere, anzi, in questo tipo di posti (penso a certe discoteche modaiolo-tamarre –  spesso queste due categorie, apparentemente antitetiche, si identificano – posti verso cui peraltro ho una viscerale avversione, perché hanno qualcosa del posto da fighetto, della caserma e del quartere malfamato al tempo stesso) il negro bello, alto e animalesco è proprio il buttafuori, rigorosamente in giacca e cravatta e con auricolare con filo a elica.
    In pratica i collaboratoti del club hanno litigato fra loro e quello che ha più l'aspetto da picchiatore le ha buscate… 

  17. utente anonimo says:

    Il negrone è l' incoffessabile oggetto d' invidia dei frequentatori bianchi :

    loro per trovare da scopare devono sfoggiare successi professionali e status symbols a iosa … a quello invece basta dire : unga bunga, mandingo volere scopare donna bianga che li lascia tutti a fringuello asciutto.

    Mazzabubù

  18. Peucezio says:

    Sì, anche se lo stesso negrone unga bunga mandingo, ma anche il giallo, il verde, il blu e ovviamente il bianco squattrinato, per i successi professionali e status symbol del bianco con il coso lungo quattro centimetri farebbe carte false e li cambierebbe volentieri con la lunghezza del proprio e con la prestanza fisica in genere, che serve solo ai poveri, perché i ricchi possono essere vecchi, brutti, storpi, puzzolenti ma hanno tutta la f… che vogliono (e se l'aggeggio non reagisce possono prendere il viagra) e, in più, le comodità, le macchine, gli appartamenti, le ville, i viaggi, gli alberghi a cinque stelle ecc. ecc. ecc.
    Prova a chiedere a uno schiavo negro americano dell''800 se non avrebbe preferito nascere padrone bianco e al suo padrone se avrebbe preferito nascere schiavo negro superdotato.

  19. utente anonimo says:

    pace

  20. kelebek says:

    Sono affascinato dalle origini di espressioni come unga bunga mandingo.

    Che contengono tre elementi, uno psicologico e due fonetici.

    Quello psicologico è presto detto: c'è qualcosa che a un italiano fa ridere in queste sequenze, forse perché ricorda la parlata infantile dei bambini italiani.

    Gli elementi fonetici sono invece una struttura sillabica rigorosamente aperta (tipo ba oppure semplicemente a) e il suono anomalo ng.

    Che in quasi tutte le lingue in cui esiste non rappresenta affatto il suono n + g ma un unico suono nasale: la sequenza sillabica è quindi u-nga bu-nga ma-n-di-ngo, dove anche la n della terzultima sillaba fa sillaba a sé per motivi che non sto a spiegare.

    Ora, la combinazione tra sillabe aperte e l'esistenza del suono ng è effettivamente diffusa tra le lingue bantù, che sono però proprio quelle con cui gli italiani non mai avuto a che fare.

    Eppure durante il fascismo si attribuivano popolarmente suoni come quelli agli abitanti dell'Etiopia, che parlano sostanzialmente lingue che "suonano come" l'arabo.

    Miguel Martinez

  21. PinoMamet says:

    Non vorrei dire cazzate, ma minoranze bantù mi pare esistano in Somalia e in Etiopia; 

    troppo piccole e sconosciute però per aver influenzato l'immagine popolare degli abitanti della regione e delle loro lingue.

     

    Rimane l'ipotesi dell'influenza esterna, da altri immaginari coloniali: come direbbe "unga bunga mandingo" un francese, uno spagnolo o un inglese?

    un tedesco?

     

    Peraltro le lingue del corno d'Africa erano davvero studiate durante il periodo coloniale italiano (mi risultano compilazioni di grammatiche ecc., non solo per scopi accademici ma anche "turistiche") e ben rappresentate, come nomi ecc., dai mezzi di comunicazione: i nomi delle località o dei capi politci ad es. avevano ampia diffusione (e hanno lasciato in italiano "ambaradàn")

     

    Mandingo è arrivato in Italia quasi sicuramente con lo sceneggiato "Radici"; anche il nome del suo protagonista, Kunta Kinte, fu per un po' utilizzato per un po' nello stesso modo ("vieni qua, Kunta Kinte").

     

    Poi Mandingo è stato, e forse lo è ancora, il nome di un prodotto erotico ("il segreto dei pornostar"), una specie di antenato del Viagra, pubblicizzato sull'infinita rete delle TV locali, legando così indissolubilmente nell'immaginario italiano il nome del popolo dell'Africa occidentale con le prestazioni erotiche.

     

    farei notare che il "negro" dell'immaginario italiano- lo si capisce bene anche da alcuni commenti qua- è visto con sufficienza ma anche con invidia, una specie di "super italiano";

    ha amplificati i pregi/difetti che si attribuiscono all'estero agli italiani, o che gli italiani del nord, per sgravarsene, attribuiscono a quelli del sud;

    grande amatore ma intelletualmente pigro e socialmente arretrato, nessuna voglia di lavorare, gusto "chiassoso" e volgare, grandi doti di intrattenitore.

    In più il negro è anche alto e forte.

    Ciao!!

  22. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #21

    ''"ambaradàn"

    Fose si potrebbe aggiungere ''ras''. Farinacci non era il ''ras'' di Cremona?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

    P.S. Un ricordo personali dei racconti in famiglia. L'attacco mussoliniano all'Etiopia avvenne dopo i fatti di Ual-Ual, che fecero da casus belli. Da parte italiana si sostenne la tesi di una aggressione abissina in corrispondeza di questa località vicina alla frontiera. A Napoli usci' subito il tormentone da avanspettacolo ''pe' sto' fatto 'e 'Ual-Ual'', con evidente doppiosenso: ''uàllera'' in napoletano è lo scroto.

  23. PinoMamet says:

    Sì, "ras" (sopravviveva ancora negli anni Ottanta, "il ras del quartiere"…);

    altre parole importate dalle colonie italiane mi pare siano legati al mondo militare: i nomi delle truppe indigene ("ascari", "zaptiè", "dubat"), abiti caratteristici ("tarbùsc", dove sc corrisponde a sh inglese, "burnus");
    invece il lessico specifico delle armi ("billao", "guradè", "sief" che dovrebbe essere in arabo, se non sbaglio, saif) e degli oggetti  vari (i nomi dei vari tipi di sella da dromedario, ad es.) doveva essere di uso talmente ristretto che non stupisce se ne sia persa memoria nella lingua italiana.
    Anche se poi mi risulta che alcuni di questi oggetti fossero effettivamente fabbricati in Italia e rispediti nelle colonie…

    Menelìcche credo fosse in epoca fascista più o meno l'equivalente di Kunta Kinte in epoca televisiva.
    Altro non mi sovviene..

  24. PinoMamet says:

    Curiosamente, 
    di tutte le lingue parlate dagli immigrati presenti in Italia adesso, credo che solo il wolof sia candidato a lasciare qualche prestito duraturo;staremo a vedere.

    comunque è anche una delle poche lingue africane ad aver lasciato tracce  nell'inglese statunitense, o perlomeno negli slang
    ("to dig" nel senso di capire, forse dallo wolof degg; una breve ricerca internettiana mi informa che altri però lo derivano dal gaelico irlandese, ma io lo ho ricordo usato perlopiù in contesti afro-americani- il jazz ad es.- perciò voto a favore dell'ipotesi africana)

  25. utente anonimo says:

    Pino Mamet, ma come diavolo fai a sapere queste cose? Sei parente di Hugo Pratt?!

    Antonello

  26. utente anonimo says:

    Alla ricostruzione di Pino (n. 21) aggiungerei anche il film "Mandingo" di Richard Fleischer (1975), con Ken Norton, che metteva in scena uno dei temi cari a un certo immaginario bianco (lo schiavo nero che si spupazzava la moglie del padrone, che peraltro aveva un'amante nera).
    Un saluto da Marcello Teofilatto

  27. utente anonimo says:

    Caro Miguel, perchè non vuoi bene al Dott. Cavalli, (dottore perchè ha studiato). ?

    Discotecaro

  28. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #24

    Aggiungerei forse anche 'tukùl' (i bambini della generazione di mio padre dicevano che gli Abissini erano selvaggi perchè vivevano 'in tukùl').

    Quanto all elingue africane, non se il wolof sia così ben rappresentato da noi. Ma certamente a Genova è tutto un fiorire di cadenze tonali, con un inglese prounciato come se fosse cinese (ma a voce molto più alta di quanto facciano i cinesi) dalle prosperose nigeriane che affollano le nostre stazioni ferroviarie quando vanno a 'lavorare' in Riviera.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  29. PinoMamet says:

    Il tucùl! Come ho fatto a dimenticarmi di questo nome, che ovviamente in epoca coloniale fu al centro di facilissimi giochi di parole…

    Il wolof: non credo affatto che possa aver "successo" perchè sia la lingua più diffusa tra gli immigrati, anche se la stragrande maggioranza dei senegalesi la usa;
    ma perché mi capita abbastanza  spesso di sentire giovani italiani che hanno imparato qualche parola in wolof ("come va? come ti chiami?");

    mentre la stessa cosa non può dirsi non solo dell'arabo e del cinese, ma neppure del romeno e dell'albanese, che pure per gli italiani dovrebbero porre meno difficoltà nel primo caso per la comune radice, nel secondo per la presenza di comunità di parlanti italiani.

    Credo che in questo influisca o il generale carattere della popolazione senegalese, o la nicchia sociale che va a ricoprire in Italia, che la fa apparire meno chiusa e più amichevole di altre popolazioni.
    Ciao!!

  30. kelebek says:

    Per Discotecaro n. 27

    Se la vogliamo mettere in termini di chi vuole bene a chi, perché il sarto in questione si è comportato con il più totale disprezzo verso il centro storico di Firenze, nonché della legalità.

    Vada a fare il suo club nella zona industriale di Empoli.:-)

    Miguel Martinez

  31. utente anonimo says:

    E il KiSwahiili , o Swahili, che tipo di lingua è ?

    Dovrebbe essere sempre bantù ma influenzata dalle lingue semitiche, no ?

    Ad esempio, termini swahili popolari dalla quali la Disney pescò a piene mani per "The Lion King" ma in parte già noti in Italia sono

    simba (leone), rafiki (amico), upendi (amore), jumbo (elefante, usato anche per il boeing 747,)   jambo (ciao), hakuna matata (no problem), buana muzungu (signore bianco) …

    E poi, nei primissimi 70's in Italia, spopolò "Ramaya" di Afric Simon(e) … canzone però curiosamente mai tradotta ufficialmente !

    http://www.youtube.com/watch?v=FnyngmIeS50

    nelle esibizioni TV il buon "negro" faceva una specie di break dance con una sedia tenuta in bocca … altro esempio di rivalsa fisica sui bianchi.

    http://www.youtube.com/watch?v=Dq6uwobe46w&feature=related

    XXX

  32. utente anonimo says:

        RAMAYA, by Afric Simon 1970

    Ramaya Bokuko Ramaya abantu Ramaya
    Miranda Tumbala Ho Ho Ho
    Ramaya Bokuko Ramaya abantu
    Ramaya Mitumbala
    Aricki Brr Mutuana Gipelile
    Aricki Brr Kewana Gipelile
    Tumbala Tumbala Maronga
    Aricki Brr Tatana Bitonga
    Hey Jamboji Bara Bara
    Hey jamboji Bara Bara
    Mulangati Chilungati
    Hey chira ba ba

    … nessuno sa il Kiswahili ?

    XXX

  33. utente anonimo says:

    Altra parola Swahili (almeno credo) " divertente " come suono ma terribile come significato assunto negli Anni '70 : " Katanga "

    Comunque penso che la popolarità dei suoni bantù di debba moltissimo anche alla canzone Bingo Bango Bongo stare bene solo al Congo, originariamente cantata in Inglese come Civilization,

    http://www.youtube.com/watch?v=-MTGDncw5fo

    ma moltissimo più divertente alle orecchie italofone :

    http://www.youtube.com/watch?v=xE-kItUkzYE&feature=related

    XXX

  34. qualc1 says:

    # PinoMamet e Andrea Di Vita.

    Ricordo la buon'anima di mio nonno, morto quando avevo 6 anni, sbellicarsi per una scenetta-barzelletta di Gino Bramieri imperniata sul "tukùl" e sul relativo gioco di parole: magari su internet si trova…

  35. PinoMamet says:

    Il Kiswahili entra nell'immaginario italiano negli anni Settanta con le vacanze in Kenya e il merchandising collegato del "grande cacciatore bianco", reminiscenze hemingwayane fuori tempo massimo già prese in giro in un film a episodi con Paolo Villagio (non ricordo il titolo) dove l'aiutante nero, ovviamente nato a Roma, chiedeva "ma che è 'sto bwana che ci fate dire ai turisti?"

  36. utente anonimo says:

    Il Kiswahili entra nell'immaginario italiano negli anni Settanta con le vacanze in Kenya e il merchandising collegato del "grande cacciatore bianco", reminiscenze hemingwayane fuori tempo massimo già prese in giro in un film a episodi con Paolo Villagio (non ricordo il titolo) dove l'aiutante nero, ovviamente nato a Roma, chiedeva "ma che è 'sto bwana che ci fate dire ai turisti?"

    PinoMamet

    ————————————-

    " Sì, Buana ! ", del 1978

    XXX

  37. utente anonimo says:

    A proposito :

    http://www.youtube.com/watch?v=uavXX-OvobU

    anche se mi sa che han confuso "jumbo" (elefante) e "jambo" (ciao) … ma quel che conta è ben altro ;-)

    XXX

  38. utente anonimo says:

    C' è anche la versione seria (in Kiswahili con trad. in Inglese) :

    http://www.youtube.com/watch?v=_VWBND1ggF8

    Jambo, Jambo Bwana, Hello, Hello Sir,
    Habari gani, How are you,
    Mzuri sana. Very fine.

    Wageni, mwakaribishwa, Foreigners, you're welcome,
    Kenya yetu Hakuna Matata. In our Kenya there is no problem.

    Kenya nchi nzuri, Kenya is a beautiful country,
    Hakuna Matata. There is no problem.

    Nchi ya maajabu A wonderful country
    Hakuna Matata. There is no problem.

    Nchi yenye amani, A peaceful country,
    Hakuna Matata. There is no problem.

    Hakuna Matata, There is no problem,
    Hakuna Matata. There is no problem.

    Watu wote, Everybody,
    Hakuna Matata, There is no problem,
    Wakaribishwa, Are welcome,
    Hakuna Matata. There is no problem.

    Hakuna Matata, There is no problem,
    Hakuna Matata There is no problem.

    XXX

  39. utente anonimo says:

    .. Saraceno significa oriente, dall'arabo sharq….ci sono una sfilza di parole arabe che si sono italianizzate da secoli,
    allora pensiamo siano italiane, invece sono arabismi a bizzeffe (parola araba bizzaf). Per non essere meschini (dal saraceno meskin) e non fare uno shah mat, scacco matto falso, potremmo indagare.
    A caso su un sito di studi orientali:
    aguzzino, alfiere, ammiraglio, ascaro, assassino, cassero del castello, dogana, facchino, fondaco, magazzino, sensale, cremisi, gabbana, giubba, ricamare, scarlatto, baldacchino, caraffa, giara, materasso, tazza, zerbino, lacca, ottone,intarsio, albicocca, arancio,  carciofo, limone , marzapane, zibibbo, zagora ecc
    e trovandomi cosi davanti a questi arabismi ho scritto quattro cavolate
    a un ex-moroso , usando praticamente soltanto queste parole, anche senza faringalizzare…..the next post,  oos!!! jam

  40. utente anonimo says:

    praticamente solo parole di origine araba
    ….ho messo quell'elisir in un'alambicco nuovo di zecca, x attualizzare in ogni istante l'algebra alchemica della ritrovata alcova d'oriente.
    Cosi dimentichero il tuo cuore aguzzino(al'wasir) di spietato ascaro assassino. Non illuderti, non attraverserai la dogana della mia anima, dove fondaci protetti da angeli rendono i magazzini  dei sogni inespugnabili.
    Il sensale, col vestito scarlatto, mi ha rassicurata offrendomi una gabbana cremisi, (glam'chic) cioé proprio elegante x salire sul baldacchino e bere caraffe e caraffe di ambrosia  diluite nell'alchimia della tazza come se fosse vino di zibibbo celestiale.
    Ho rinchiuso in una giara quelle emozioni scomode che mi parlano di te.Ho  distrutto il materasso e mi sono messa a dormire sullo zerbino che nell'oscurità sembrava laccato d'ottone e intarsiato d'oro, per festeggiare la mia ritrovata libertà.
    Non mangero più arance insieme a te e nemmeno albicocche, e mi dipingero la faccia di zafferano per farti fuggire.
    Ancora il mio cuore almanacco ha sussultato, ma il tuo azimut non m'interessa più perché tu fai soltanto finta di guardare gli astri e li consideri come una cifra fra tante, invece sono metafore splendenti dello zero infinito! Se tu fossi il mio nadir ti cercherei anche in un campo di carciofi, mi arrampicherei fra gli spini dei limoni,  ti cercherei come si cerca l'incognito sale alcalino del quale si ha bisogno per metabolizzare l'amore. Ma non sei tu il mio  marzapane, non sei tu il mio ammiraglio e una zagara che respira sull'albero é la mia nuova alcova, una zagara profumata di un talco  che non trovi in nessun bazar terrestre anche se come una terrestre  mi sono lasciata influenzare da un look occhiali da sole plexi-neon occidentali …ecc. ecc. I am crazy on the land of life

    ops!!!!!!!!!!!!jam

  41. utente anonimo says:

    Per XXX #31

    Una parola kiSwahili in uso in italiano credo sia 'safari'. Un'altra, che pero' è il nome proprio di un satellitre artificiale, è 'uhuru' = 'libertà'

    Credo che il kiSwahili sia una specie di esperanto mezzo aritificiale parlato dai burocrati inglesi dell'Africa orientale britannica per intendersi coi nativi di tribu' diverse fra loro. Siccome l'Inghiltera dominava regioni vaste con indigeni di lingue assai varie, il kiSwahili ha finito col diventare diffuso fra gli stessi africani acculturati ale scuole dei bianchi. Se è così, è un esempio di lascito positivo del colonialismo.

    Credo invece che Katanga non sia kiSwahili, ma il nome di una delle regioni del Congo ex belga, teatro di una sanguinosa guerra dove morirono anche aviatori italiani (ricordati davanti all'aeroporto di Fiumicino)

    'Bingo Bango Bongo stare bene solo al Congo'
    beh, di fatto è lo slogan della Lega Nord, no?

    Per jam #39

    Senza pensarci troppo aggiungerei cifra, zero, zenit, nadir, alisei (credo), monsoni (credo), una riga di nomi di stelle come Aldebaran ('i diavoli': è una stella variabile, e la variazione di luminosità suggeriva le fiamme dell'inferno) e soprattutto algebra e logaritmo. 'Logaritmo' è la grecizzazione del nome di Al-Khuwarizmi, che scrisse un trattato di matematica il cui titolo cominciava per 'Al jabr…'

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  42. utente anonimo says:

    @ jam
    Tutto 'sto darsi da fare e poi non hai usato la parola araba piú comune in assoluto in italiano: <b>ragazzo/a</b>, da <i>raqqās</i>, "messaggero" :)
    Manuel

  43. utente anonimo says:

    Non capisco come mai non abbia decodificato i grassetti e i corsivi del mio precedente messaggio, ma tant'è…
    ragazzo, da raqqās.
    …ecco, cosí va meglio.
    Manuel

  44. utente anonimo says:

    @ Jam / tutti

    Per quanto riguarda i termini d' origine araba … non tutti sono poi "Arabi all' origine", ad esempio ciò che pertiene gli scacchi e la matematica, le scienze ecc … è spesso mutuato dal Persiano o da lingue dell' India (gli Arabi infatti se non erro dovettero loro malgrado ampliare lo status di "dhimmi" anche agli Hindu, ai Sikh e ai Jaina …) .

    Ciò dimostra che la vera cultura è sempre nata dagli interscambi e non dalle autocrazie … cmq, per i "negri" subsahariani Arabi, Maghrebini e Medio Orientali sono "Bwana Muzungu" ("Bianchi Colonizzatori") in piena regola.

    @ Andrea De Vita / tutti

    Ricontrollando, Katanga è un luogo geografico, un toponimo in KiLuba (lingua Luba, pur sempre Bantu … da notare che BaLuba "Gente Luba" in Lombardia e Piemonte è sinonimo di sciocco / pirla / fesso da molto prima della Lega … non so perché.) Il nome effettivo dei maneschi contestatori degli Anni '70 era infatti "Katanghesi".

    "Simba" per "Leone" è evidentemente anche KiLuba, mi pare che il nome effettivo dei "Katanghesi" fosse proprio questo di "Leoni", che lasciava intendere i modi non certo da Fricchettoni Pacifisti ;-). Dei "Simba" ne scrivono nelle proprie memorie in ex Congo Belga noti Missionari Comboniani come Padre Gheddo e Padre Zanotelli …

    @ Tutti

    Ho notato cercando in google che nel "nostro" immaginario italiano espressioni tipo unga bunga badunga munga sono condivise da "negri bantù" e cavernicoli … fatto curioso perché da un lato è razziasta in termini di paragone, dall' altro è invece "lusinghiero" perché lascia intendere che, alla faccia di Ebrei e Musulmani, la mitica prima Lingua Originaria del Genere Umano  sarebbe una lingua Bantu.

    Secondo i più romantici "Africanisti" tale lingua potrebbe essere ancora parlata da una tribù di "Buoni Selvaggi" ancora incontaminati dai maligni Muzungu ("Bianchi") … da qualche parte, fra Rift Valley e Lago Victoria.

    @ Tutti : 

    Che rapporto c' è fra Ebrei Falashà ed Etiopi ?  Se non erro, secondo certi agguerritissimi Musulmani Shi'iti, Obama sarebbe appunto un Ebreo Falashà.

    XXX
     

  45. utente anonimo says:

    In Brasile troviamo anche lì termini di origine angolana, adattati atrraverso il Portoghese come macumba, bunda (fondoschiena femminile di cui esiste anche il vezzeggiativo "bundinha") , berimbau , samba (insospettabilmente utilissima per dribblare a calcio), orixà ("orishà") e tanti altri della cultura negra e mestiça immortalati dal grande scrittore Jorge Amado e poi divenute celebri anche autonomamente.

    Discussa è invece l' origine della parola "capoeira" (danza-arte marziale che mima un acrobatico combattimento e che insospettabilmente serve moltissimo per le rovesciate a calcio), potrebbe essere di origine africana come un termine portoghese spregiativo dal significato di "pollaio" per indicare quanto casinari e indisciplinati sarebbero i "negri".

    XXX

  46. PinoMamet says:

    "Credo che il kiSwahili sia una specie di esperanto mezzo aritificiale parlato dai burocrati inglesi dell'Africa orientale britannica per intendersi coi nativi di tribu' diverse fra loro. "

    Non sono sicurissimo, ma a me risulta che il kiSwahili sia nato più o meno spontaneamente per contatto tra le parlate bantu e l'arabo, e abbia anche una letteratura abbastanza antica (direi almeno il XVII sec. se non prima);
    vado comunque, come al solito, a memoria di cose lette tempo fa.

    Ciao!!

  47. utente anonimo says:

    x Manuel
     ..non é stato un darmi da fare , ma soltanto uno svario divertente,
    che mi ha fatto straridereee!!!
    Mi sono sbellicata dalle risate pensando ai carciofi  e alla mia faccia dipinta di giallo, oppure mi é piaciuto scrivere zagara x' é un nome che mi piace molto, zagara!!!!!!!!!vorrei scriverlo all'infinito, fino a farne uscire il profumo!!!!!!!
    Non ho usato "ragazzo-a" x una specie di pudore nei confronti della lingua italiana. ciao,jam

  48. utente anonimo says:

    Diciamo che non esiste il BaSwahili in senso etnico-tribale come il BaLuba o il BaZulu, ma il KiSwahili Lingua Madre come il KiLuba o il KiZulu sì ….come suppongo si dica.

    XXX

  49. kelebek says:

    Siccome si parla di Katanga… Intanto, la secessione del Katanga (a memoria, nel 1961) dal Congo è stato un episodio importante nella storia, che è stato molto sentito nel mondo: i katanghesi uccisero, se ben ricordo, 13 soldati italiani delle Nazioni Unite.

    Ci fu un gran parlare male dei negri cannibali e violentatori di suore (fu allora che la Chiesa autorizzò le suore a prendere la pillola "preventiva" cosa che avrebbe suscitato illusioni tra i progressisti), complicato dal fatto che i katanghesi erano (a) dei "nostri" anticomunisti e filoccidentali e (b) nemici dell'ONU e quindi nemici dell'esercito italiano.

    In Katanga hanno combattuto dall'altra parte – e quindi teoricamente contro gli italiani, anche – i "mercenari" che sono diventati famosi in tutto il mondo allora.

    Recentemente, ho sentito storie terrificanti (però di seconda mano) sulla ritirata dei mercenari italiani dal Katanga, una specie di orgia di omicidi e stupri con cui hanno voluto concludere la loro esperienza in Africa, e di cui esiste come unica testimonianza il compiaciuto ricordo dei reduci stessi.

    Se ricordo bene, un folto gruppo di mercenari di origini francesi aderì al Sessantotto, a Parigi e a Milano, diventando gli addestratori del servizio d'ordine del Movimento Studentesco e aiutandolo a eliminare per un certo periodo ogni "concorrenza" all'interno della Statale di Milano: le vittime dei "katanga" non furono solo i neofascisti, ma anche tutti i movimenti di sinistra che osavano farsi vivi a Milano.

    Son morto nel Katanga
    venivo da Lucera
    avevo quarant'anni e la fedina nera [o "la camicia nera"]

    Di me la gente dice
    ch'ero coi mercenari
    soltanto per bottino
    soltanto per denari

    Ma ora che sono steso
    guardate nel mio sacco
    c'è solo una bottiglia
    e un'oncia di tabacco

    Invano cercherete
    soldi nel tascapane
    li ho spesi proprio tutti
    assieme alle puttane

    Evviva la morte mia
    evviva la gioventù
    lai lalalalala
    lai, lalalala

    Amavo un'entraîneuse
    di razza congolese
    però l'ho perduta a dadi
    con Jimmy, l'irlandese

    Salvai monache e frati
    dal rogo del ribelle
    ma l'ONU se ne frega,
    se brucia la mia pelle

    Se la mia pelle brucia
    è perché son mercenario
    ma il papa se ne frega
    e sgrana il suo rosario

    Evviva la morte mia
    evviva la gioventù
    lai lalalalala
    lai, lalalala

    Addio amiche mie
    dai fiori nei capelli
    addio dolci compagne
    trovate nei bordelli

    addio verdi colline
    ormai scende la notte
    i fuochi sono spenti
    addio dolci mignotte

    con le vostre guepières
    ho fatto una bandiera
    portatela agli amici
    che invecchiano a Lucera

    Evviva la morte mia
    evviva la gioventù
    lai lalalalala
    lai, lalalala

    Se rimanevo a casa
    là nella mia Lucera
    ora sarei arrivato
    coi figli e la pancera

    avrei la moglie grassa
    le rate e la seicento
    salotto, televisione,
    mutua e doppio mento

    Invece sono andato
    in giro per il mondo
    e adesso sto crepando
    quaggiù nel basso Congo

    Evviva la morte mia
    evviva la gioventù
    lai lalalalala
    lai, lalalala

  50. utente anonimo says:

    Per kelebek #49

    Il mondo è davvero piccolo :-))

    La famiglia di mia madre vive a Lucera da generazioni. Nella zona, zona di caporalato agrario per eccellenza, è sempre stata di casa la contrapposizione fra movimento contadino sindacalizzato e squadrismo fascista. Da un lato, Di Vittorio, il fondatore della CGIL, è di quelle parti (e il mio bisnonno lo sentiva parlare davanti a casa sua). Dall'altro, michele caradonna fu il 'ras' cui si ispiravano le camicie nere che cantavano in coro 'uè la madonna/siam gli squadristi/ di caradonna': deputato missino nel dopoguerra, caradonna fu per anni il decano ultranovantenne della Camera dei Deputati. Si racconta che a suo tempo Sandro Pertini accettasse la carica di Presidente della Camera perchè in caso di mancata elezione la carica sarebbe stata ricoperta pro tempore necessariamente proprio da caradonna. Non mi sembra strano che con una simile tradizione fascista ci fosse all'epoca dei fatti del Katanga una consistente presenza pugliese fra i mercenari (uno che a quarant'anni muore nel katanga è nato più o meno all'epoca della marcia su Roma). La cosa ha avuto anche riflessi recenti: la zona divenne in seguito uno dei feudi elettorali di craxi, il cui ras locale michele formica divenne ministro della Difesa. 

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  51. utente anonimo says:

    Per XXX #44

    ''da notare che BaLuba "Gente Luba" in Lombardia e Piemonte è sinonimo di sciocco / pirla / fesso da molto prima della Lega … non so perché.''

    Mi sembra lo stesso fenomeno per cui i Tedeschi sono chiamati dagli Slavi con un termine che si rifà alla radice di 'sordomuti' mentre gli Slavi stessi chiamamno se stessi con termini che si rifanno alla propria radice che indica 'parola' o 'gloria'. Analogamente i Tedeschi chiamano i non tedeschi con termini che si rifanno alla propria radice per 'falsi, menzogneri', i Graci chiamavano 'barbari' i non-Greci, ecc. ecc. A Genova 'gabibbo' o 'cabibbo' è lo stupido: ovvio riferimento allo 'habib' arabo. A Venezia ho sentito un ubriaco fradicio apostrofare con 'muselman!' il baracrolo che rifiutava di imbarcarlo. Per dirla con De Crescenzo: siamo sempre i meridionali di qualcun altro.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  52. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #46

    Forse una cosa non esclude l'altra. Su Wikipedia leggo che lo swahili ha pure parole di origine tedesca, il che fa pensare che i tedeschi in Tanganika abbiano avuto il tempo di influire sulla lingua. Ovvio che gli amministratori inglesi abbiano incentivato l'uso di una lingua comune dei loro amministrati (la mia fonte è l'introduzione di una bella grammatica kiSwahili in inglese, che ho sfogliato quando anni fa lavoravo a Bruxelles, ma non mi ricordo il riferimento bibliografico). Credo (ma qui veramente vado a memoria di cose lette in passato) che una cosa simile sia successa col pidgin della Nuova Guinea.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  53. PinoMamet says:

    Altra apparizione del "negro" (ma avendo pazienza e buona memoria, se ne scoverebbero tante altre) nell'immaginario italiano:

    Totòtruffa '62; Totò e Nino Taranto in una delle truffe si fingono ambasciatori di uno stato africano con tanto di anello al naso
    "Pronto, casa Bubu? (riferimento a Kasavubu, suppongo) c'è Bubu? Mobutu? Non buttare, che è peccato…"

    C'è una scena breve ma interessante in cui le due coppie di ambasciatori, i due veri e i due taroccati, si incrociano in un corridoio: quelli veri appaiono seri e dignitosi (e senza anelli…) e guardano con sospetto i due finti neri truccati secondo la vecchia immagine coloniale;
    un po' una strizzata d'occhio da parte degli autori, come dire, "noi scherziamo sull'immagine del negro, ma lo sappiamo che non siete davvero uguali ai nostri luoghi comuni…"

  54. kelebek says:

    Per Andrea Di Vita n. 51

    Il fatto curioso è che la parola baluba fa veramente ridere, almeno a chi è abituato alla fonetica italiana. Mentre non credo che farebbe ridere in inglese, dove ci si sbellicherebbe invece a sentire Ungo Bungo.

    Intanto, baluba è una sequenza strutturalmente italiana, quindi offre qualcosa cui l'orecchio italiano può agganciarsi: la parola georgiana chavtvirtot non fa ridere nessuno.

    Una sequenza come tonato non significa niente in italiano (però è presente in intonato), ma è assolutamente plausibile come suono italiano. E se ci pensate, è costruita esattamente come baluba: tre sillabe aperte, accento in mezzo, prima e ultima sillaba ripetute.

    Eppure tonato non fa ridere.

    Quindi, il trucco per far ridere consiste nell'includere in una sequenza italianamente plausibile suoni come bu, ba, che probabilmente ricordano il linguaggio che gli adulti italiani usano con i bambini.

    Miguel Martinez

  55. kelebek says:

    Aggiungo che in Toscana, mammalucco vuol dire all'incirca "sciocco", cosa che prescinde del tutto dal suo significato storico (e non credo che abbia nemmeno particolari sottintesi razzisti): anche qui c'è qualcosa nel suono della parola stessa…

    Miguel Martinez

  56. PinoMamet says:

    In "mammalucco" c'è naturalmente la mamma;
    quindi ancora un'idea che rimanda all'infanzia (l'associazione mentale che crea in me istintivamente è con l'immagine di qualcuno che corre dalla mamma a farsi proteggere o spiegare le cose, un bambinone…)

    mammalucco lo si sente dire un po' anche qua, nel piacentino c'è anche "lucco" da solo che però credo sia derivato dallo spagnolo "loco", storpiato dalla pronuncia piacentina e poi ri-italianizzato
    (come "guzzare")

    Ciao!

  57. falecius says:

    Per AdV: credo che la stella variabile in questione non sia Aldebaran ma Algol (al-Ghul, in arabo). Ghul, solitamente scritto "ghoul" è un'altra parola araba passata in italiano (credo tramite le versioni inglesi delle Mille e una Notte e i romanzi orientalisti come il "Vathek"). Significa "demone", e nello specifico il jinn malvagio, spesso antropofago, che infesta i deserti. Se ben ricordo figure orrorifiche di questo tipo sono frequenti in autori anglosassoni di fantastico ed horror come Lovecraft e Howard.

  58. PinoMamet says:

    Ras al Ghul è anche personaggio dei fumetti (americano!) e inserito in qualche ciclo di Batman.
    Non sono un fumettaro, quindi le mie conoscenze si limitano a questo;
    anche nella cultura popolare americana però c'è sempre stato un filone affascinato dal "sogno arabo che ami tu", per citare Paolo Conte.
    Io sono convintissimo di conoscere un jinn del deserto (sempre non sia qualcuno di peggio…) ma il tipo in questione è senegalese :-)

    ciao!

  59. utente anonimo says:

    Ras al Ghul è uno dei pochi a conoscere l'identità segreta di Batman, che lui chiama "il detective"

    E' un fanatico ecologista che vuole sterminare la razza umana, tranne pochi eletti, per salvare il mondo.

    Inoltre è praticamente immortale perchè ha inventato la "Vasca di Lazzaro", in cui si immerge da vecchiaccio decrepito e riemerge … vecchiaccio energico :D

    Non so se sia esplicitamente arabo o così vecchio da essere pre-arabo, nella storia.

    Ha anche una figlia molto gnocca.

    Ciao

    Francesco

  60. PinoMamet says:

    "la mia fonte è l'introduzione di una bella grammatica kiSwahili in inglese
    Andrea Di Vita"

    ah ecco! :-)
    Io ricordo una grammatica francese in francese dove il còrso era definito "dialetto francese" e messo, senza nessuna specificazione, sullo stesso piano di qualunque altro patois…
    poi dice che i còrsi si incazzano…

  61. falecius says:

    "Ras al Ghul" dovrebbe significare "demone capo" in un arabo un po' maccheronico.

  62. utente anonimo says:

    Per falecius #57

    Dev'essere l'età, non ne azzecco una…:-)

    Da Wikipedia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Aldebaran

    Il suo nome [di Aldebaran] deriva dalla parola araba al-Dabarān, "l'inseguitore", in riferimento al modo in cui la stella sembra seguire l'ammasso delle Pleiadi nel loro moto notturno.

    Chiedo venia: di Aldebaran avevo letto su un vecchio libro di divulgazione (fose la stessa 'Guida alla scienza' di Asimov). Comunque Aldebaran è variabile.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  63. utente anonimo says:

    Per falecius #57

    Dev'essere l'età, non ne azzecco una…:-)

    Da Wikipedia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Aldebaran

    Il suo nome [di Aldebaran] deriva dalla parola araba al-Dabarān, "l'inseguitore", in riferimento al modo in cui la stella sembra seguire l'ammasso delle Pleiadi nel loro moto notturno.

    Chiedo venia: di Aldebaran avevo letto su un vecchio libro di divulgazione (fose la stessa 'Guida alla scienza' di Asimov). Comunque Aldebaran è variabile.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  64. utente anonimo says:

    Per PinoMamet #60

    AAAAAAARGGGGHHHHHH….!!!!

    E pensare che, da genovese, io riesco persino a capirlo, il corso…!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  65. qualc1 says:

    @ Miguel:

    Sbaglio o "Il camerata di Lucera" è scritta da Pingitore, quello del Bagaglino?

  66. utente anonimo says:

    @ PinoMamet 60

    Che fesseria ! Il Corso è considerato dai limguisti seri come un "Toscano Arcaizzante" !!! … E infatti è perfettamente comprensibile a chiunque parli Italiano, molto più del Sardo !!!

    ascoltate qua :

    http://www.youtube.com/watch?v=OfA3VyvA6Do

    …per altro bellissima canzone !

    XXX

  67. utente anonimo says:

    Testo … (traduzione NON necessaria a qualunque Italofono)

    Da scopre venti simu nati
    Cum'è l'acelli benedetti
    Chì si lascianu nidu è tetti
    Quand'ella vene l'inguernata

    Simu sempre à valisge fatte
    Simu sempre à mezu à le mosse
    Pocu ci impremenu le scosse
    È pocu dinù le disfatte

    Cum'elli sò belli i viaghji
    L'avviò li treni è li battelli
    È di stradò li riturnelli
    Cù centu mila paisaghji

    È po li cavalli d'idea
    I più maravigliosi sogni
    I più primurosi bisogni
    A nostra più bella epupea

    Ma chì ci moverà le voglie
    Chì ci mette l'ale à i pedi
    È ci accarezza vulinteri
    Cum'è l'acqua nantu à le foglie
    Quand'ella corre liberata
    Ch'ella canta e so canzone
    Nant'à a ringhera di u balcone
    È ch'ella leva una ventata

    SIMU DI QUELLI DI PARTENZA
    SIMU DI QUELLI DI VULTATA
    CUSÌ RINOVA L'ABBRACCIATA
    CUSÌ RIBOMBA LA SPERENZA 

      XXX

  68. utente anonimo says:

    Cavalli on line col blog
    «Così conosco i giovani»?
    La sua si presenta come una vera e propria piattaforma multimediale «dove – continua Cavalli – sarà possibile essere sempre aggiornati sulla mia moda e scoprire contenuti inediti dedicati solo ai miei fans». ?

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/movida/2010/17-marzo-2010/cavalli-on-line-col-blog-cosi-conosco-giovani-1602671423652.shtml

  69. falecius says:

    per AdV:
    io la faccenda di Algol l'avevo proprio letta in una cosa di Asimov. Peraltro Algol è variabile solo dal punto di vista osservativo. In realtà è una stella doppia, e la sua luminosità dalla Terra varia a seconda dell'orbita della stella più piccola attorno alla principale.
    Non sapevo che Aldebaran fosse variabile, anche se non mi sorprende. Molte delle stelle giganti lo sono.
    Tra l'altro mi viene in mente che in arabo sarebbe pronunciata "addebaran", con la L assimilata alla D. E anche negli altri nomi arabi delle stelle, la L non è mai assimilata alla consonante successiva (fa eccezione Eltamin, che a volte è scritta Ettamin- o Eltamim o Ettamim, più correttamente) quando a norma grammaticale araba dovrebbe esserlo. Qualcuno sa il perché?

  70. utente anonimo says:


    A proposito sempre di "lingue esotiche e suggestive", pare (ma si fa presto anche a immaginarselo) che la lingua Na'avi in Avatar sia stata modellata su quelle dei "pellerossa"… purtroppo non m' intendo per formulare idee mie in merito. Se qualcunaltro ne sa di più, lo leggo volentieri …

    XXX

  71. utente anonimo says:

    @ Falecius :

    NON lo so, ma potrebbe trattarsi di adattamenti arabi da lingue della Persia e dell' India che iperzelanti arabisti si ostinano a volere come parole genuinamente arabe ad ogni costo ?

    Certo, bisogneebbe prima conoscere decine di lingue antichissime e complicatissime …

    XXX

  72. utente anonimo says:

    Falecius, SE mi viene in mente un esempio calzante te lo dico … ;-)

    XXX

  73. utente anonimo says:

    http://www.cultura.toscana.it/intercultura/studi_materiali/orienti/arabismi.shtml

    Ecco, qui trovi anche "arabismi di origine non direttamente araba" … il discorso degli arabisti troppo zelanti è forse un po' come chi da anglista atrettanto troppo zelante ritiene che sponsor  , junior , super , millennium ecc… siano parole davvero di origine inglese !

    XXX

  74. PinoMamet says:

    "..pare (ma si fa presto anche a immaginarselo) che la lingua Na'avi in Avatar sia stata modellata su quelle dei "pellerossa"… 
    XXX"

    Può anche darsi, ma quale? Ci sono centinaia di lingue native americane, divise in almeno una dozzina di gruppi linguistici diversi (più le isolate), solo per limitarsi a quelle dell'America Settentrionale;
    io non so, ma non stento a credere che difficilmente si possa trovare un qualche elemento fonetico identificabile come genericamente "nativo americano".
    Tra l'altro non ho neanche visto Avatar (ma so che Tinto Brass ha promesso un film in 3d, che sarà il suo "Chiavatar"…) quindi non so neppure come suoni il… na'viano? :-)

  75. utente anonimo says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Na'vi_language

    a PinoMamet … bah, non credo proprio che sia un lavoro filologico paragonabile a quello di Tolkien !

    XXX

  76. utente anonimo says:

    Per XXX #75

    Ah, i bei tempi di Kllaatu Barada Nikto !

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  77. utente anonimo says:

    Per falecius #69

    Da Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Altair:

    The name Altair has been used since medieval times. It is an abbreviation of the Arabic phrase النسر الطائر, an-nasr aṭ-ṭā’ir (English: The flying eagle).

    Dunque gli Arabi chiamavano effettivamente la stella 'Altair' con qualcosa come 'Attair'. Il fatto di scrivere Al è mica una pigrizia di qualche copista che sapeva che Al è articolo in arabo ma non aveva voglia di copiarsi tutte le varianti dell'articolo?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  78. falecius says:

    XXX e AdV:
    Dubito fortemente che c'entrino il persiano e le lingue dell'India, in questo caso. "Al" è proprio l'articolo determinativo arabo e la L si assimila in tutti i casi se seguita da una consonante latu sensu dentale.
    In effetti il copista è l'imputato più probabile. Nel dubbio, quando qualcosa non quadra si può sempre dare la colpa a lui :)

  79. Peucezio says:

    Altra parola Swahili (almeno credo) " divertente " come suono ma terribile come significato assunto negli Anni '70 : " Katanga "

    Il grande Walter Valdi!!!

    In d'ona foresta del Centro Kataga
    gh'era la tribù dei Vaccaputtanga
    L'era ona tribù de negher del menga,
    grand e ciolla e ballabiott.

    “O Vaccaputtanga! O Vaccaputtanga!
    Ma guarda che razza de negh er del menga!”
    El gran capo Bantù Ballalonga
    el vosava semper inscì.

    Al gran capo Bantù Ballalonga
    ghe piaseva la donna bislonga.
    El gh'aveva ona miee rotonda,
    che la ghe 'rivava chì!

    “O Vaccaputtanga! O Vaccaputtanga!
    Ma guarda che razza de donna del menga!
    Voeuna di dò: o che la se slonga,
    o se nò mì la voeuri pù.”

    El gran capo Bantù Ballalonga
    l'ha faa foeura on stremizzi de fionda,
    l'ha piazzada in d'el centro Katanga,
    poeu l'ha dii: “Adess vardee cosa foo!”

    L'ha ciamaa la soa donna rotonda,
    l'ha piazzada in del fond de la fionda,
    poeu el g'ha daa ona pesciada tremenda:
    l'ha mandada a finì a Cantù.

    “O Vaccaputtanga! O Vaccaputtanga!”
    Intant che la vola 'sta donna balenga
    l'ha faa ona stregoneria tremenda:
    “Tucc i Vaccaputtanga da incoeu
    el ghe tira pù”

    In d'ona foresta del Centro Katanga
    gh'era la tribù dei Vaccaputtanga.
    L'era ona tribù de negher del menga:
    adess l'è ona tribù de cuu!

    O Vaccaputtanga! O Vaccaputtanga!

  80. Peucezio says:

    Miguel, #55
    Anche a Milano si dice "mammalucco", con lo stesso significato.
    Non so se vi ricordate di quel film di Sordi degli anni '80 in cui lui interpretava un giudice castigatore in una sorta di "Mani Pulite" ante litteram. C'era un personaggio simpaticissimo, grassoccio e baffuto, che rappresentava il tipico cumenda milanese gaudente e molto schietto, che spiega a Sordi gli elementari trucchi della finanza e dice che è bene investire in dollari, ma fare anche "il giardinetto", cioè un paniere di varie valute e titoli, "perché – diceva –  se al posto del Reagan ci mettono qualche mammalucco…", il dollaro poteva andare giù. Bellissimo e molto meneghino "il Reagan", coll'articolo. Ricordo ai tempi della prima repubblica, quando si sentiva spesso fare commenti di politica interna a vecchi lombardi che nominavano, in genere criticandoli, "l'Andreotti", "il Fanfani", "il Crassi" (perché i settentrionali non amano i nessi consonantici)… : Cosa che, rimanendo in ambito cinematografico, ricorda molto i litigi di Nanni Moretti con la madre settentrionale in "Ecce Bombo".

  81. utente anonimo says:

    @ Andrea De Vita 76

    … però " nikto " significa " nessuno " in Russo, e visto il clima di Guerra Fredda all' epoca del film, dubito fortissimamente che ciò sia un caso !

    XXX

  82. utente anonimo says:

    Va be', però se consideriamo il Còrso per ciò che effettivamente è linguisticamente,  è probabile che Dante lo capiscano meglio i Còrsi di noi Italiani …

    XXX

  83. utente anonimo says:

     venezia moghol..il ritrovarci con parole straniere-italiane non é che un'aspetto delle influenze e degli interscambi avvenuti, e che inevitabilmente avvengono ancora, anche nell'arte pittorica , architettonica, ecc…ecc…e città come Venezia, sono il risultato lampante di questi "incontri".Ci si puo forse svegliare a Venezia? Sicuramente no, perché Venezia é un sogno continuo, un no stop dreaming. Ma ci si puo forse svegliare nella città indiana di Agra??? Sicuramente no,perché il Taj Mahal, é un sogno nel sogno; la replica del Trono Divino. E guardando il Taj Mahal ho pensato a Venezia e alla Basilica di Santa Maria della Salute, anche lei in marmo bianco come la neve e mi sembrava di vederla brillare nella luce accecante di un quasi mezzogiorno di settembre, quando seduta alle zattere bevevo un caffé ristretto per rendere possibile l'impossibile risveglio a Venezia. Ma la leggenda vuole che Shah Jahan avrebbe voluto costruire un'altro Taj Mahal in marmo nero (caffé ristretto) dall'altra parte del fiume Yamuna in ricordo forse della principessa indù sposata da suo nonno il grande Akbar! Chissà? Ad Agra é una notte di luna piena e quella luce riflettendosi sul biancore del marmo produce incantesimi che mi fanno scivolare fra India e Venezia, Venezia città d'oriente che nasconde broccati e tappeti venuti da lontano,  Venezia città d'oriente che li conserva dondolandosi nei profumi e nelle spezie di altre magnifiche città lontane. Ma io, sfioro il marmo e i fiori in pietre pregiate e preziose e mi sento appartenere ad un'altro tempo,  e al di la del tempo mi diverto a giocare con la luna che accarezza il marmo , e mentre il marmo sorride alla luna io mi nascondo nel mio velo di principessa moghol prima di scivolare ancora e ancora come se la luce della luna fosse una cera che fa scivolare anche i miei pensieri all'infinito….eccomi ubriaca di Taj Mahal, cosi come  ero rapita dal bianco della Basilica della Salute…poi ho scoperto che sia il Taj che la Salute sono stati costruiti nello stesso periodo, 1630, un desiderio di marmo bianco insomma, brillare come stelle…namaste,jam

  84. utente anonimo says:

    Cmq , tornando al Roberto Cavalli Club … soldi, fama, successo, sesso, viagra …. ma ci pensate a quale capolavoro potrebbe trarne Lina Wertmüller ?

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