Somalia, Europa, Israele, mercenari e un muro tutto nuovo

Pare che gli ultimi bastioni del cosiddetto Governo Transitorio – residui delle vecchie bande dei signori della guerra, installati a Mogadishu dall’esercito etiope – stiano per cadere davanti all’offensiva delle forze islamiste. 

Certo, in Somalia tutto è imprevedibile: l’esercito etiope fu inviato dagli americani per abbattere il governo delle Corti Islamiche, facendo stragi memorabili. Ma il fallimento dell’invasione convinse gli americani  a mettere a capo dello screditatissimo Governo Transitorio proprio l’ex-capo delle Corti Islamiche, che ha perso così però ogni credibilità.

Gli etiopi sono fuggiti da tempo dal paese, e restano solo i soldati di occupazione dell’Uganda e del Burundi, pagati ovviamente dalle casse occidentali, più una piccola schiera di somali.

La notizia interessante è che lUnione Europea sta addestrando 2000 di questi somali a Djibouti, per lanciarli nella guerra civile. La notizia parla di addestratori francesi, ma sarebbe interessante sapere se c’entrano anche gli ex-colonizzatori della Somalia, che poi saremmo noi.

A coordinare le operazioni militari degli occupanti sul posto sarebbe invece un’azienda privata statunitense, la Phoenix Intelligence Support, che sta battendo furiosamente cassa in questi giorni.

Per la gioia dei miei colleghi traduttori, ecco un campione del linguaggio aziendale-militare della Phoenix, tratto dalla home page del suo sito:

"Phoenix Intelligence Support Services provides packages prepared in accordance to the particular requirements of the host government requesting our services, whether it be a single human resource employee specialized in particular skill set for a specific support mission or whether it may be a 25 or 300 man team or more, experts in various areas specific to counter terrorism or counter intelligence work, executing professional and ethical skill and effectiveness with dependability and professionalism on each and every mission"

In collaborazione con il governo egiziano e quello giordano, e in associazione con una ditta privata inglese, la Eastern Academy Partner Firm, la Phoenix sta attualmente addestrando altri 5.000 "poliziotti" (li chiamano così) somali.

Curiosamente, si tratta dell’attuazione di una proposta che avevamo già segnalato qui tempo fa: l’ex-piduista Giancarlo Elia Valori aveva infatti suggerito di assegnare all’Egitto il ruolo di proteggere gli interessi occidentali nel Corno d’Africa.

Intanto, il Ministro per la Sicurezza Pubblica israeliano, Yitzchak Aharonovich, si è incontrato con il suo equivalente del Kenya, per trattare un interessante scambio: il governo del Kenya si impegna a frenare i propri cittadini che cercano di emigrare clandestinamente in Israele, mentre Israele promette di intervenire in Somalia. In questo contesto, il parlamento israeliano voterà per costruire un nuovo muro meridionale – presumibilmente lungo la frontiera egiziana. Non per fermare i palestinesi, ma per tenere fuori i clandestini africani.

Uno scenario interessante…

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22 Responses to Somalia, Europa, Israele, mercenari e un muro tutto nuovo

  1. karakitap says:

    Davvero mirabile (pur nella tristezza oggettiva dei fatti riferiti) come da uno notizia che sicuramente non ha avuto nella stampa e nei media italiani in genere grande risonanza si possa capire da che parte stia andando lo spirito del mondo di questa bizzarra (per non dire peggio) epoca.
    Non so dire se il progetto di un secondo muro andrà in porto o meno, certo non posso fare a meno di pensare a come Israele (paese che io stimo moltissimo, anche se non condivido certo tutto quello che il suo governo fa) si stia circondando di muri dopo che per secoli li hanno dovuti subire come segno che separava il ghetto dal resto della città, ed ora invece sta diventando una specie di stato-ghetto, con la differenza che ora se l’autoimpongono,  per quel che riguarda la Somalia, purtroppo da troppo tempo è un non-stato (almeno nella regione di Mogadiscio, pare che nelle regioni secessioniste del Somaliland e del Puntland le cose vadano un po’ meglio,  ma non ne sono sicuro) è chiaro che chiunque i quasi possa fare i propri "esperimenti" da utilizzare magati anche altrove.
    Salutoni, Karakitap

  2. Peucezio says:

    Beh, anche il ghetto se l’autoimponevano, per non mischiarsi coi gentili. 

  3. marijam says:

    Beh, anche il ghetto se l’autoimponevano, per non mischiarsi coi gentili. 

    Ne sei certo?
    A me risulta che erano costretti ad abitarvi in tanti e peraltro  in aree piutosto piccole, ammassati voglio dire.

    Non volevamo mischiarsi con i gentili dici e i gentili ti risulta che volessero mischiarsi con loro?

    Da wipedia ho tratto questo particolare:
    Nel 1555 Papa Paolo IV creò infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla "Cum nimis absurdum" che forzava gli ebrei a vivere in un’area specifica e prevedeva una serie di terribili e assurde restrizioni, che sarebbero poi state in vigore per secoli.

    Bugia o verità?

    Dimmi.

     

  4. marijam says:

    Beh, anche il ghetto se l’autoimponevano, per non mischiarsi coi gentili. 

    Ne sei certo?
    A me risulta che erano costretti ad abitarvi in tanti e peraltro  in aree piutosto piccole, ammassati voglio dire.

    Non volevamo mischiarsi con i gentili dici e i gentili ti risulta che volessero mischiarsi con loro?

    Da wipedia ho tratto questo particolare:
    Nel 1555 Papa Paolo IV creò infatti il Ghetto di Roma ed emise la bolla "Cum nimis absurdum" che forzava gli ebrei a vivere in un’area specifica e prevedeva una serie di terribili e assurde restrizioni, che sarebbero poi state in vigore per secoli.

    Bugia o verità?

    Dimmi.

     

  5. Peucezio says:

    Probabilmente il ghetto rispondeva a  un convergere di esigenze. C’era l’interesse dei cristiani a preservarsi dall’influenza degli ebrei, di chi insomma non professava la stessa fede e quello, speculare, degli ebrei, a evitare l’assimilazione.
     In effetti la figura dell’ebreo laico, indistinguibile dagli altri cittadini se non per la religione (quando addirittura non diventavano atei o indifferentisti), completamente integrato, almeno esteriormente, fra i gentili, non si diffonde prima del ‘700 (e in molti luoghi, specialmente nell’Europa orientale, molto dopo) e prima di allora da una parte c’era una mancata accettazione da parte dei gentili, poiché in una società ancora fortemente confessionale la religione aveva un peso sociale molto forte, ma dall’altra c’era l’interesse del rabbinato a mantenere la popolazione ebraica estraniata dal resto della società e fedele acriticamente ai preceti talmudici.
    D’altronde non dimentichiamo che in migliaia di anni, mentre tutti i popoli del mondo si sono trasformati, assimilati, frammischiati, gli ebrei sono passati attraverso Egizi, Ittiti, Assiri, Babilonesi, Greci, Romani, Goti, Franchi, Bizantini, Arabi, Turchi, Francesi, Tedeschi, Spagnoli, Italiani, Russi, Americani, Australiani rimanendo ebrei, con gli stessi riti, credenze, tradizioni e, soprattutto, con la stessa coscienza etnica e senso di distinzione. Questo è segno di una specificità che trascende fattori storici contingenti e pressioni di origine esterna, che pure possono aver contribuito, in certe fasi, a rafforzarla.

  6. utente anonimo says:

    Vai tranquillo Martinez, i camerati rivoluzionari egiziani a Milano stanno lavorando bene; per ora si sono presi via Padova, vedrai che continuando così presto l’aria si farà pericolosa per i torbidi $ioni$ti e i loro $porki $ervi razzi-fascio-nazzysti.

  7. utente anonimo says:

    Sono quello del messaggio precedente: niente di personale Miguel, il post è molto acido ma te mi stai simpatico.

  8. kelebek says:

    Per n. 5-6

    Non ti preoccupare, non è che mi offendo.

    Magari firmare, anche con uno pseudonimo qualunque…

    Piuttosto, è il tipo di battuta che faccio fatica a capire.

    Presumo che dovrebbe essere una parodia di qualcosa; ma siccome non ho mai letto o scritto nulla di simile, non è una parodia di niente, e quindi non può far ridere.

    Come se uno scrivesse, "mo’ je menamo a tutti", come parodia di come parla Berlusconi. Che nella realtà non parla romano e casomai è eccessivamente mellifluo e viscidamente simpatico, ma non ha certo nulla del coatto.

    Poi è interessante come noi latinoamericani ce la caviamo sempre nell’immaginario italiano: accoltelliamo a morte un egiziano, e tutti se la prendono con… gli arabi.

    Io, a differenza dei buonisti progressisti, ho sempre sostenuto che le migrazioni di persone risucchiate dall’idrovora economica creano situazioni di ghetto che peggiorano con la crisi economica: conosco tanti stranieri che adesso non trovano lavoro, quando non lo trovano neanche gli italiani. I quali però hanno pur sempre una famiglia e delle reti sociali.

    Statisticamente, quando succede questo, troverai sempre un branco di giovani maschi – la categoria che ha fatto tutte le risse e le guerre della storia umana – pronto a menare le mani.

    Inoltre, la xenofobia fa avverare le sue stesse profezie: vorrei vedere quanti giovani maschi italiani all’estero reggerebbero ad anni di perquisizioni, deportazioni, vita in condizioni infami e costante sospetto. Prima o poi farebbero proprio ciò di cui i media li accusano…

    Le stesse cose succedevano, quando io ero giovane, in tanti quartieri proletari e sottoproletari d’Italia, magari sotto una vaga copertura "politica". E allora a tirare sassi alla polizia erano calabresi, siciliani, abruzzesi, campani, o i loro figli.

    Miguel Martinez

  9. Peucezio says:

    Beh, se la prendono con gli arabi, perché loro hanno rovesciato le macchine di italiani, mica i sudamericani. A me francamente gli scontri interetnici o intraetnici fra stranieri in Italia mi lasciano abbastanza indifferente, ma se si toccano gli italiani o i loro beni (e la macchina non è certo un bene di lusso, ci sono tanti italiani, a maggior ragione negli ultimi anni, che fanno sacrifici non indifferenti per comprarsi un’auto a rate), mi incavolo.

    "Statisticamente, quando succede questo, troverai sempre un branco di giovani maschi – la categoria che ha fatto tutte le risse e le guerre della storia umana – pronto a menare le mani."
    Questo è molto vero in effetti!
    Però io ammiro molto quei vecchi col fucile in mano, che sono capaci di rinverdire i fasti della loro gioventù e magari far scappare da soli un gruppo di giovani teppisti.

    Io non ero bambino, ma a tirare i sassi alla polizia non erano i giovani borghesi viziati? Ti giuro, in tutta onestà, che ‘sta cosa dei calabresi, campani e siciliani che tiravano sassi alla polizia non l’avevo mai sentita.
    Tra l’altro la violenza politica in quegli anni era tipica delle città del centro-nord, con Roma come avamposto estremo, mentre nel sud, che era oggettivamente più povero e disagiato, era rara e sporadica.
    La mia famiglia si trasferì a Milano da Bari nel ’74 (i miei erano anche vissuti a Napoli poco prima) e sembrò loro di essere passati tipo dal Principato del Liechtenstein, dove mi immagino ci sarà un morto ucciso ogni trent’anni, al Bronx degli anni ’80. Avete presente "il Belpaese" di Luciano Salce, con Paolo Villaggio. In forma grottesca e ovviamente iperbolica, rappresenta abbastanza bene la realtà milanese (e delle grandi città del nord in gener) in quegli anni.

  10. utente anonimo says:

    Per Peucezio #8

    ”Belpaese”

    Finalmente qualcuno oltre a me che si ricorda quel capolavoro di Salce! A parte il finale posticcio, mi ricordo bene che quel film (datato 1975, se non sbaglio) denunciava l’incubo ‘microcriminalità’ ben prima che cominciassero a vedersi tutti quegli immigrati (credo sia stato a metà degli anni Settanta che il numero degli immigrati ha superato quello degli emigrati, in Italia). Ala faccia di quelli che speculano adesso sulla propria incapacità di mantenere l’ordine pubblico dando addosso agli immigrati. Quel film lo dovrebbero dare in visione obbligatoria nelle scuole (oltre tuttofa anche ridere, e se non ricordmo male c’e’ una notevole Dalila Di Lazzaro).

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  11. utente anonimo says:

    >> vorrei vedere quanti giovani maschi italiani all’estero reggerebbero ad anni di perquisizioni, deportazioni, vita in condizioni infami e costante sospetto

    Germania, Svizzera, Belgio, Francia … fino a tutti gli anni ’60 del secolo scorso, se non sbaglio

    saluti

    Francesco

  12. kelebek says:

    Per Peucezio n. 8

    Io non ero bambino, ma a tirare i sassi alla polizia non erano i giovani borghesi viziati? Ti giuro, in tutta onestà, che ‘sta cosa dei calabresi, campani e siciliani che tiravano sassi alla polizia non l’avevo mai sentita.

    Mi riferisco soprattutto a Torino – vedi libri di Romolo Gobbi – e Roma – vedi mia esperienza personale.

    Non parlo dei "sessantottini", ma della violenza diffusa, un po’ politica e un po’ teppismo, in tanti quartieri periferici, a volte all’insegna della falce e martello, a volte della Roma, a volte della croce celtica.

    Un esempio molto anni Settanta si è avuto recentemente, quando i tifosi a Roma hanno assalito un commissariato della polizia dopo l’omicidio di un tifoso.

    Hai ragione nel dire che il sud era ben più tranquillo di Milano; ma chiaramente chi era poco "tranquillo" a Milano, nel senso che eccita i giornalisti di cronaca, erano alcuni meridionali. Probabilmente circa il 5%, che però su centinaia di migliaia di persone, fa notizia.

    Ora, io conosco un po’ l’Egitto, un paese molto tranquillo, per certi versi, perché esistono forme fortissime di integrazione sociale, che permettono di sopravvivere anche in condizioni estreme.

    Per cui mi immagino che anche lì la percentuale di casinisti sia attorno al 5%.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    A quando, su questo blog, un bel seminario sulle "affascinanti" dimore dei Rothshild ?
    Se ne parla di rado – ahimè, ma credo sarebbe…..interessante.
    aretino.

  14. kelebek says:

    Per aretino n. 12

    Non so, non mi sono mai occupato di architettura.

    Se è un argomento che conosci meglio di me – come è probabile – perché non ne scrivi tu, che io ascolto?

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    @ Peucezio
    …".il ghetto corrisponde a un convergere di esigenze"
    ….si, soprattutto quando si é perseguitati.
    Nella spagna moresca, cattolici ebrei musulmani collaboravano nel costruire la conoscenza, e la convivenza, c’erano zone , villaggi,  quartieri, che appartenevano più all’una o all’altra delle comunità ma non erano ghetti! E gli ebrei avevano una elevatissima vita sociale. E’ stata la riconquista che oltre ad aver fatto chiudere tutti i bagni pubblici di Cordova,( come se lavarsi fosse un peccato!),  ha obbligato  ebrei  e musulmani a nascondersi a fuggire a convertirsi, cioé a ghettizzarsi. ciao,jam

  16. Peucezio says:

    #9 De Vita
    No, era un gran pezzo di gnocca, ma non era la Di Lazzaro.
    Comunque la criminalità, sia come realtà oggettiva sia come percezione diffusa, ha avuto alti e bassi.
    Il senso di sicurezza direi che si è perso dalla fine degli anni ’60 (non dappertutto: ci sono realtà di provincia dove ancora adesso puoi lasciare la macchina aperta). Gli anni ’70 sono stati il periodo peggiore, se non statisticamente, almeno come percezione e paura collettiva, con gli anni ’80 c’è stato il riflusso, la gente ha ricominciato a uscire, non è che sia scomparsa la delinquenza, ma è diventata meno pervasiva. Questo almeno a Milano e nelle grandi città del centro nord.
    Poi c’è stata una significativa ripresa di criminalità negli anni ’90, solo in parte collegata all’immigrazione e in parte rientrata negli anni ’00. 
    Nell’unica realtà del sud che conosco bene, la Puglia, è successo un po’ l’opposto: fino agli anni ’70 ci si sentiva sicuri, negli anni ’80 c’è stato il boom della criminalità spicciola e il contemporaneo sviluppo di quella organizzata, che hanno visto un picco a cavallo col decennio successivo, mentre poi il fenomeno è andato scemando, tanto che oggi si vive decisamente più tranquilli di quindici o vent’anni fa.

    Ad ogni modo, ò che distingue la situazione attuale da quella degli anni ’70, dei contraccolpi del boom e dell’industrializzazione dei due decenni precedenti, è il fatto che se allora la criminalità era individuale o in parte cetuale (o anche banalmente generazionale, c’era l’idea, secondo me fondata, di una generazione deviata, come bene comprese Pasolini, individuandone con profondità le cause), oggi invece c’è una criminalità etnica (non nel senso che le etnie che arrivano hanno una genetica predisposizione a delinquere, ma nel senso che oggi i più poveri e meno integrati sono gli immigrati stranieri e quindi delinquono di più), perché, soprattutto nel centro-nord, quella italiana diventa decisamente secondaria. Negli anni ’70 che si faceva, si cacciavano fuori gli italiani delinquenti? Io l’avrei anche fatto, ma dove? In Antartide?

  17. Peucezio says:

    Scusami, Di Vita, non De Vita. Temo che non sia l’unica volta che ho fatto questo errore. 

  18. Peucezio says:

    Miguel,
    non ti nego che era un aspetto che non conoscevo (anche se so che comunque i giovani violenti non erano tutti e solo borghesi).
    Mi chiedo se in qualche modo non si sia trattato di una ricezione, a livello popolare, di modelli e sensibilità borghesi (anche qui mi ritrovo abbastanza con le analisi di Pasolini).. 

  19. Peucezio says:

    Jam,
     sì, il caso del califfato di Cordova fu abbastanza particolare. Lì ci fu una combinazione fra tutto ciò che c’era di più evoluto nel mondo orientale.
    Dopo per la verità, più che ghettizzati, gli ebrei alla fine furono espulsi proprio.
    Io pensavo più agli ebrei aschenaziti dell’Europa centro-orientale, che non ai sefarditi, che in effetti già allora erano molto evoluti e meno condizionati da un sentimento identitario parossistico. Si pensi a personaggi come Spinoza, uno dei pochissimi casi di intellettuale ebreo dell’Evo Moderno di un tale rilievo e di una tale risonanza nell’ambito della cultura europea dell’epoca.

  20. utente anonimo says:

    Per Peucezio #15, 16

    ”Di Lazzaro”

    Giusto. Ho controllato su Wikipedia
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Il…_Belpaese)
    : era la Silvia Dioniso…

    ”criminalità”

    Non mi stupisce che le frange meno integrate e più povere della società siano anche quello più a rischio di produrre delinquenza. Pero’ io vivo nel centro di Genova da quasi mezzo secolo, e non ho mai avuto la sensazione che l’immigrato in quanto tale fosse più pericoloso per il mio portafoglio o la mia donna dell’italiano. Ho avuto due diversi tentativi di scippo, uno da parte di un italiano e uno da parte di un immigrato, tanto per la par condicio :-). Gli spacciatori nei vicoli prima erano in maggioranza italiani ora sono extracomunitari: ma l’esasperazione attuale dell’allarme microcriminalità con la conseguente criminalizzazione legaiola degli immigrati è un fenomeno tutto moderno. Il film di Salce testimonia proprio che la situazione non è peggiorata col trasformarsi dell’Italia da paese di emigrati a paese di immigrati.

    ”Di Vita”

    Apprezzo moltissimo ! :-) Non sai quante volte mi vedo storpiare il cognome: ormai ci ho fato il callo, e ti ringrazio molto di essertene accorto :-))

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  21. utente anonimo says:

    Per aretino #12

    ”dimore”

    So solo che la vita francese dei Rotchild era tale da giustificare presso gli Ebrei degli shtetl polacchi il detto ‘ricco sfondato come un ebreo di Francia’.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  22. kelebek says:

    Per  Andrea n. 19

    Non per giustificare gli spacciatori stranieri, ma come considerazione sociologico: sospetto che un gran numero di spacciatori italiani siano passati al piano superiore, limitandosi a passare la  roba a marocchini che devono sfangarsela sotto la pioggia e tra i poliziotti.

    E probabilmente quegli italiani si sono fatti intanto la villetta a schiera: mica che tutti i delinquenti finiscono in carcere.

    Miguel Martinez

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