Memory dog

Ogni anno, svolgiamo il nostro temino sul Giorno della Memoria assieme a non pochi svogliati ragazzini a scuola.

Siccome siamo troppo vecchi per rischiare la bocciatura, ci permettiamo una discreta libertà, sostenendo ogni volta qualche variante di un concetto molto semplice.

Esistono innumerevoli "Giornate della Memoria": lo sono anche le feste dei santi cristiani, ad esempio, o il 4 novembre.

Simili Giornate non hanno nulla a che vedere con le persone che commemorano. Separare attentamente i morti dei campi nazisti, o della prima guerra mondiale, o delle persecuzioni romane, dalle loro relative Giornate.

Le Giornate non parlano affatto della memoria, cioè dei ricordi miei o tuoi, e nemmeno di quelli dei miei o dei tuoi nonni, ma di ciò che un sistema di dominio ha deciso di ricordare o meglio ricostruire per motivi suoi.

Il dominio decide di ricordare i morti, perché la morte è inviolabile, irrevocabile e al di sopra della critica. I morti risorgono ogni anno, puntualmente, per trasmettere questa loro santità e fissità al dominio.

L’anno scorso, ci siamo fatti aiutare da Giancarlo Elia Valori  per avere un’idea dell’uso politico del Giorno della Memoria.

Quest’anno, abbiamo fatto ricorso al grandissimo poeta israeliano, Yehuda Amichai, che mi auguro molti lettori conoscano.

So per mestiere quanto si perde nelle traduzioni, per cui mi limito a riportare la versione inglese, che immagino sia già povera rispetto all’originale.

And I do now what every memory dog does:
I howl quietly
And piss a turf of remembrance around me,
No one may enter it.

Yehuda Amichai (Yehuda Amichai: A Life of Poetry 1948–1994. Selected and trans. Benjamin and Barbara Harshav. New York: Harper Perennial, 1995, p. 410).
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31 Responses to Memory dog

  1. marijam says:

    Simili Giornate non hanno nulla a che vedere con le persone che commemorano.

    maria

    il tuo post è fondato in linea di massima, tuttavia non sempre.

    Nel caso di questo 27 gennaio, per esempio, io ho scritto come di consueto  a Donato Di Segni, e- amico che vive in Israele,  per ricordare con lui  la sua incolpevole famiglia massacrata in un lager nazista.

    Voglio dire che tali giornate  perdono di valore via via che si allontanano da chi vive ancora, nel 2100 forse non ci saranno più. Vattelapesca.

    Per il resto tutto ha anche un uso politico più o meno strumentale e tu fai bene a ricordarlo, nella melassa che ci sommergerà per tutta la settimana.

  2. kelebek says:

    Per Maria n. 1

    In effetti ho un bel ricordo di Donato Di Segni, e hai tutte le ragioni a parlare dell’orrore del massacro della sua famiglia.

    Chiaramente, il problema non è perché Donato Di Segni parla della sua famiglia (una memoria autentica). Quello che interessa è, perché ne parla la Rai.

    Miguel Martinez

  3. marijam says:

    Su questo sono d’accordo anche se parzialmente con te.

    Voglio dire che a mio parere ci sono ancora dei validi motivi per ricordare quella giornata, ma non al punto di farne una ricorrenza ufficiale e sistematica che dura una settimana e con ,spesso , dei sottoprodotti culturali e storici che francamente inducono al rigetto.

    Io l’abolirei e a maggior ragione se fossi ebrea.

    maria

     

  4. utente anonimo says:

    mi pare un gettar via il bambino con l’acqua sporca

    basta ascoltare un politicante leghista per rendersi conto che nulla è stato imparato e che un giorno qualcuno potrebbe ripassare dalle stronzate ai fatti (tacendo di dove i fatti si fanno tutt’ora)

    al massimo chiedersi perchè tali giornate sono così vuote o controproducenti ma l’intenzione è sana (al contrario di quello che scrive Miguel e nonostane l’uso strumentale che Israele ne fa)

    ciao

    Francesco

  5. utente anonimo says:

    Per Francesco #4

    Concordo.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  6. utente anonimo says:

    caro Andrea

    guarda che penso esattamente lo stesso ascoltando quasi tutti i verdi o ecologisti del pianeta

    ma il punto di fondo è che la memoria (intesa nel senso didattico) servirebbe moltissimo

    Francesco

  7. utente anonimo says:

    caro Francesco

    anch’io non sono d’accordo con parecchio di quello che dicono gli ecologisti. Detto questo, concordo pienamente con te sulla memoria e la sua necessità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  8. qualc1 says:

    Io sono d’accordo con Francesco.
    è vero come dice Miguel che il ricordo della Shoah è assurto a mito fondativo e religione civile condivisa dell’Occidente contemporaneo, ma è anche vero che in questa epoca storica il ricordo della Shoah è anche il mito fondativo e la religione civile migliore che l’Occidente può permettersi.

  9. marijam says:

    A proposito di iniziative legate al ricordare, tra le tante, mi permetto di segnalarne  una tra le più belle ed utili , il fascicolo mografico che ogni anno la rivista Diario dedica alla shoah e a tutte le memorie.

  10. marijam says:

    monografico , ovviamente

  11. utente anonimo says:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Yehuda_Amichai

    "Avrebbe dovuto vincere il Premio Nobel in uno qualsiasi degli ultimi vent’anni", ha scritto Jonathan Wilson sul New York Times il 10 dicembre del 2000, "ma sapeva che finché se ne fosse occupata una giuria scandinava, qualsiasi fossero le sue idee politiche, che erano senza alcun dubbio dal lato delle colombe, lui si trovava dalla parte sbagliata della barricata".

  12. utente anonimo says:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Yehuda_Amichai

    "Avrebbe dovuto vincere il Premio Nobel in uno qualsiasi degli ultimi vent’anni", ha scritto Jonathan Wilson sul New York Times il 10 dicembre del 2000, "ma sapeva che finché se ne fosse occupata una giuria scandinava, qualsiasi fossero le sue idee politiche, che erano senza alcun dubbio dal lato delle colombe, lui si trovava dalla parte sbagliata della barricata".

  13. utente anonimo says:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Yehuda_Amichai

    "Avrebbe dovuto vincere il Premio Nobel in uno qualsiasi degli ultimi vent’anni", ha scritto Jonathan Wilson sul New York Times il 10 dicembre del 2000, "ma sapeva che finché se ne fosse occupata una giuria scandinava, qualsiasi fossero le sue idee politiche, che erano senza alcun dubbio dal lato delle colombe, lui si trovava dalla parte sbagliata della barricata".

  14. utente anonimo says:

    Quindi, secondo Wilson, Amichai non ha vinto il Nobel perché israeliano. Gli scandinavi, noti antisemiti (o antisionisti, che tanto secondo Fini e Napolitano è lo stesso) si dovevano essere distratti, quando nel 1966 volevano assegnare il premio ad Agnon. Fortuna che si sono ripresi in tempo e gliene hanno assegnato solo la metà. Il resto l’hanno dato a pari merito a Nelly Sachs ("solo" ebrea), la quale, probabilmente per tener d’occhio il covo di antisemiti-antisionisti, viveva in Svezia dal 1940.
    Saluti da Marcello Teofilatto

  15. kelebek says:

    Per Qualc1 n. 8

    La mia prospettiva è diversa.

    Io non mi chiedo se una religione sia "più buona" di un’altra, perché ogni cosiddetta religione è flessibile in maniera estrema.

    Mi chiedo quale sia il sistema che si legittima tramite una data religione.

    In questo senso, è storicamente irrilevante sapere se il cristianesimo è quella cosa terribile che manda all’inferno chi non obbedisce, oppure è quella cosa piena di amore.

    E’ molto più importante sapere che un certo imperatore veniva incoronato da un certo papa, in nome di quella cosa.

    Non voglio con questo dire che dietro la religione dell’olocausto ci sia un papa o un imperatore: nel mio post, ho accuratamente evitato di usare la parola potere e ho usato invece dominio, che è una faccenda assai più complessa.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

     Ciao Miguel e tutti gli altri, volevo segnalarvi questo gruppo nato su facebook, per farvi capire i livelli a cui siamo arrivati:
    http://www.facebook.com/group.php?gid=271264284079&ref=nf

  17. marijam says:

    @14

    Non posso accedere a facebok e mi piacerebbe sapere qualcosa di più riguardo al punto in cui siamo arrivati, si tratta della memoria o cosa?
    Potresti drmi in due parole di cosa si tratta?
    Ti ringrazio

    maria

  18. kelebek says:

    Per 14-15

    si tratta di una pagina che auspica lo sterminio dei palestinesi. Qualcosa nel tono mi fa pensare a una beffa, però ci sono parecchi iscritti. Se qualcuno ha voglia, potrebbe perdere il proprio tempo andando a controllare chi sono quegli iscritti, cioè se sono degli occidentalisti coerenti, o dei buontemponi.

    Miguel Martinez

  19. kelebek says:

    Non so se ci sta tutto in un commento, ma credo che sia significativo come si sono dati da fare Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano, che per la terza volta nella storia centenaria del parlamento italiano, hanno fatto parlare un estraneo (uno degli altri due, ovviamente, era il Papa, l’altro non so).

    Pensate tutti ai muscoli facciali di Gianfranco Fini mentre recita il suo pezzo. Notate il brano chiave, l’elemento di realtà in mezzo alla fuffa finiana:

    "L’odio antiebraico si indirizza oggi, in particolare, contro lo
    Stato di Israele. L’antisionismo nega la fonte ispiratrice dello
    Celebrazione del Giorno della Memoria 2
    Stato ebraico, attaccando ieri le ragioni della sua nascita e oggi
    quelle della sua sicurezza.
    Lo ha di recente ricordato il
    Presidente Napolitano, affermando che l’antisemitismo va
    combattuto anche quando esso si traveste da antisionismo.
    Dobbiamo essere consapevoli che oggi, quando si parla di
    distruggere Israele, si parla nuovamente di sterminare gli
    ebrei: lo dimostra una quantità di inquietanti episodi, a partire
    dai proclami, non solo di tante organizzazioni estremiste e
    integraliste, ma purtroppo anche di Capi di Stato, nei confronti
    dei quali – è mia personale opinione – è troppo flebile la
    protesta della comunità internazionale.
    "

    Credo che Fini abbia risposto al commentatore del n. 8: il mito religioso dell’Olocausto non è in sé né buono né cattivo; ma come può servire a denunciare chi picchia un immigrato  (funzione buona) può servire a radere al suolo l’Iran: ciò non dipende dalla bontà o cattiveria del mito, ma dalla bontà o dalla cattiveria di chi ne fa uso.

    Aula di Montecitorio
    Mercoledı` 27 gennaio 2010
    Celebrazione del
    Giorno della Memoria

    RESOCONTO STENOGRAFICO
    La cerimonia inizia alle 12,15.
    Il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei
    deputati ed il Professor Elie Wiesel fanno ingresso in Aula.
    Il Presidente della Camera rivolge il suo indirizzo di saluto.
    INTERVENTO
    DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
    GIANFRANCO FINI, Presidente della Camera dei deputati.
    Onorevoli colleghi, sono onorato e commosso di dare oggi, 27
    gennaio, Giorno della memoria, il benvenuto della Camera dei
    deputati al Premio Nobel per la pace Elie Wiesel e di farlo alla
    presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
    del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e delle più alte
    autorità istituzionali.
    Quello odierno è un evento eccezionale, perché è la terza
    volta, nella centenaria storia del Parlamento italiano, che un
    ospite parla solennemente all’Assemblea
    . È un onore che Elie
    Wiesel merita ampiamente, perché è davvero un personaggio
    eccezionale. Egli, infatti, è il più autorevole testimone vivente,
    tra i sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, degli
    orrori della Shoah. Gli sono particolarmente grato di aver
    accettato l’invito di rendere al Parlamento italiano la sua alta
    testimonianza umana e civile, in una giornata nella quale,
    doverosamente, si ricordano 6 milioni di ebrei e centinaia di
    migliaia di altri esseri umani, sterminati soltanto perché ebrei,
    sinti, rom, omosessuali, disabili, quindi diversi, « sottouomini »
    nel delirio nazista. I testi letterari di Wiesel raccontano in
    modo magistrale l’incredibile brutalità cui può giungere la
    natura umana e, al tempo stesso, esaltano la magnifica
    capacità dell’essere umano di sopravvivere anche a sofferenze
    infernali e di tramandare esperienze e valori.
    Celebrazione del Giorno della Memoria 1
    « L’opposto di amore non è odio, è indifferenza. L’opposto
    di arte non è brutto, è indifferenza. L’opposto di fede non è
    eresia, è indifferenza. L’opposto di vita non è morte, è
    indifferenza ». Sono parole di Wiesel, tremendamente attuali.
    Anche noi dobbiamo, infatti, guardare con viva preoccupazione
    all’indifferenza che ancora in questi giorni circonda il
    rinnovarsi di fenomeni antisemiti, razzisti, xenofobi e anche –
    sembra incredibile, ma è vero – il rinnovarsi di minacce di
    sterminio. È preciso dovere di tutti – in specie delle istituzioni
    – tenere desta la coscienza degli uomini, specie dei più giovani,
    contro la cecità, l’ignoranza ed il cinismo, che rischiano di
    aprire la strada a nuovi errori e a nuove atrocità.
    Da decenni Elie Wiesel ci incoraggia in questo fondamentale
    impegno attraverso il suo magistero morale, l’energia del
    suo carisma intellettuale e umano, la forza del suo impegno
    civile, per non dimenticare e per far progredire la causa dei
    diritti umani e della pace nel mondo.
    Oggi, a rendere testimonianza dello sterminio del popolo
    ebraico non è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi, di
    storie, di incredibili vicende di martiri e di coraggio da parte
    ebraica e di inaudita crudeltà da parte nazista. Non è solo un
    invito al raccoglimento e alla riflessione: è anche un presidio
    morale e civile affinché mai più accada che l’aberrante logica
    di un potere totalitario si abbatta sugli inermi, sugli innocenti,
    su interi popoli, contro i quali decretare le discriminazioni più
    odiose per motivi di razza, di religione, di genere, di condizione
    sociale, in una folle progressione criminosa capace di
    raggiungere il genocidio.
    Oggi il dovere della testimonianza è più che mai attuale e
    necessario per combattere l’inverosimile barbarie e l’aberrante
    stupidità del negazionismo della Shoah, che punta a dimostrarne
    l’inesistenza o a contestarne la dimensione accettata
    dagli storici, a irriderne le modalità o ancora, perfino, ad
    accusare gli ebrei di averne avuto una qualche responsabilità.
    Contro questa ricorrente aberrazione non perde di forza
    l’ammonimento di Primo Levi, che con Wiesel divise la baracca
    ad Auschwitz e di cui divenne grande amico. « Chi nega
    Auschwitz – scrisse Levi – è pronto a rifarlo ».
    L’odio antiebraico si indirizza oggi, in particolare, contro lo
    Stato di Israele. L’antisionismo nega la fonte ispiratrice dello
    Celebrazione del Giorno della Memoria 2
    Stato ebraico, attaccando ieri le ragioni della sua nascita e oggi
    quelle della sua sicurezza.
    Lo ha di recente ricordato il
    Presidente Napolitano, affermando che l’antisemitismo va
    combattuto anche quando esso si traveste da antisionismo.
    Dobbiamo essere consapevoli che oggi, quando si parla di
    distruggere Israele, si parla nuovamente di sterminare gli
    ebrei: lo dimostra una quantità di inquietanti episodi, a partire
    dai proclami, non solo di tante organizzazioni estremiste e
    integraliste, ma purtroppo anche di Capi di Stato, nei confronti
    dei quali – è mia personale opinione – è troppo flebile la
    protesta della comunità internazionale.

    Oltre che testimone oculare della Shoah, Wiesel è una
    persona piena di fede e di amore. Con il suo impegno e il suo
    esempio ci dimostra che la sofferenza non sempre cancella la
    personalità, non rende necessariamente indifferenti, apatici,
    scettici. La sofferenza può, al contrario, rendere gli uomini più
    combattivi, più decisi. Accade quando sanno restare fedeli al
    proprio credo, alla propria storia, a quella del proprio popolo,
    fedeli fino all’estremo incolpevole sacrificio.
    Onorevoli colleghi, nei mesi scorsi la Camera dei deputati
    – che nel 2000, su proposta degli onorevoli Colombo e Levi,
    istituì all’unanimità il Giorno della memoria –, ha istituito una
    speciale Commissione per un’indagine conoscitiva sull’antisemitismo,
    il cui lavoro durerà almeno per tutto il 2010. Nel
    dicembre del 2008, sempre all’unanimità, è stata decisa la posa
    di una lapide nella Sala della regina, a ricordo perenne della
    vergogna delle leggi razziali, che nel 1938 vennero approvate,
    per volontà del fascismo, proprio qui a Montecitorio, circostanza
    che è doveroso rammentare: leggi che rappresentano
    una delle pagine più buie della storia italiana.
    È anche attraverso questi piccoli ma simbolici fatti che
    intendiamo seguire l’insegnamento di Elie Wiesel, perché, come
    egli ha scritto in quello che è considerato il suo capolavoro,
    La notte, « la matrice dell’inaridimento del cuore è l’oblio e la
    memoria è fattore di rigenerazione, speranza, pace fra gli
    uomini ». …

  20. kelebek says:

    Quasi tutto il discorso di Fini è entrato nel commento precedente, tranne le ultime parole:

    È con questa ferma convinzione, professor Wiesel,
    che a nome di tutta la Camera dei deputati la prego di
    prendere la parola.

    Miguel Martinez

  21. Peucezio says:

    Maria, non vale la pena. E’ solo una delle tante manifestazioni telematiche del livello a cui può arrivare l’abiezione umana. 

  22. marijam says:

    Peucezio,
    anche se sei un tradizionalista mi fido di te:-)
    maria

  23. Peucezio says:

    Bene :-) , il tuo stomaco ne trarrà giovamento. 

  24. qualc1 says:

    Non so Miguel…
    ho visto che la simpaticissima signora Deborah Fait chiede che la Giornata della Memoria venga abolita.
    deborahfait.ilcannocchiale.it/ 

    Questo mi sembra un enorme punto a favore di questa ricorrenza, non credete?




  25. qualc1 says:

    Non so Miguel…
    ho visto che la simpaticissima signora Deborah Fait chiede che la Giornata della Memoria venga abolita.
    deborahfait.ilcannocchiale.it/ 

    Questo mi sembra un enorme punto a favore di questa ricorrenza, non credete?




  26. qualc1 says:

    Non so Miguel…
    ho visto che la simpaticissima signora Deborah Fait chiede che la Giornata della Memoria venga abolita.
    deborahfait.ilcannocchiale.it/ 

    Questo mi sembra un enorme punto a favore di questa ricorrenza, non credete?




  27. kelebek says:

    Per qualc1 n. 22

    :-)

    In realtà, la sua motivazione mi pare un po’ retorica: lei scrive

    "abolite il 27 gennaio in un Europa che non lo merita."

    Miguel Martinez

  28. marijam says:

    Mah, io penso che, in generale,  le idee della signora Debora Fait siano molto dannose alla memoria della shoah, quei morti non la meritano tale paladina!

  29. utente anonimo says:

    Perché anzicché piagnucolare di islamofobia non vi fate un esame di coscienza dell’ immagine che date della vostra religione ?

    Questa canzonetta satirica parodistica, ad opera _pare_ di un certo Rucka Alì, ispirata a Poker Face di Lady Gaga rende benissimo l’ idea !

    http://www.youtube.com/watch?v=KJKzO0Mkhr8


    Goffredo Da Burlone

  30. utente anonimo says:

    Perché anzicché piagnucolare di islamofobia non vi fate un esame di coscienza dell’ immagine che date della vostra religione ?

    Questa canzonetta satirica parodistica, ad opera _pare_ di un certo Rucka Alì, ispirata a Poker Face di Lady Gaga rende benissimo l’ idea !

    http://www.youtube.com/watch?v=KJKzO0Mkhr8


    Goffredo Da Burlone

  31. utente anonimo says:

    Perché anzicché piagnucolare di islamofobia non vi fate un esame di coscienza dell’ immagine che date della vostra religione ?

    Questa canzonetta satirica parodistica, ad opera _pare_ di un certo Rucka Alì, ispirata a Poker Face di Lady Gaga rende benissimo l’ idea !

    http://www.youtube.com/watch?v=KJKzO0Mkhr8


    Goffredo Da Burlone

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