270 milioni di vittime del Jihad e altre bufale

Un lettore mi segnala un testo che gira in rete, secondo cui i musulmani avrebbero ucciso 270 milioni di non musulmani in 1400 anni di jihad; e precisamente 60 milioni di cristiani, 80 milioni di indù, 10 milioni di buddisti (in Afghanistan e lungo la Via della Seta), più 120 milioni di cristiani e animisti in Africa.[1]

Su Internet, testi di questo tipo corrono a notevole velocità; e questo è scritto in un inglese talmente semplice da essere traducibile persino da un neocon italiano. Per cui presumo che lo troveremo presto anche in italiano, se non c’è già.

L’affermazione viene fatta da un certo Bill Warner, in un’intervista a Front Page Magazine,  il principale organo planetario dell’islamofobia.
 

270 milioni di vittime del Jihad e altre bufale
Bill Warner
Bill Warner compare come direttore del Center for the Study of Political Islam, che si presenta a sua volta come un "team di esperti" di "scienze politiche, scienze, storia, studi classici greco-latini, statistica, fisica e filosofia".

Peccato che il sito non specifichi:

1) chi siano questi esperti

2) chi sia Bill Warner [2]

3) dove si trovi la sede del presunto centro studi

Approfitto del fatto che il revisionismo/negazionismo non è ancora reato in Italia (appena lo diventa, mi autodenuncerò per questo post, se me lo ricordo) per fare una breve analisi critica.

E’ un’analisi non documentata, sia perché non ho molto tempo, sia perché spetta a chi fa affermazioni straordinarie portare le prove.

Se qualcuno scrive che Berlusconi è stato assassinato "alcuni anni fa" durante una visita in Birmania e sostituito da un sosia, non spetta a me studiare tutti gli spostamenti di Berlusconi per dimostrare che non è mai stato in Birmania. Spetta a lui, quantomeno, specificare la data precisa e la fonte.

Infatti, Bill Warner non cita la pur minima fonte per le sue affermazioni.

Mettiamo da parte ogni opinione sulle conquiste islamiche; e anche l’ovvia obiezione che il soggetto conquistatore – la comunità islamica unita e combattente – è sparito dalla storia meno di trent’anni dopo la morte di Muhammad. Dopo, non è stato "l’Islam" a fare questo o quello, ma innumerevoli gruppi, capi, tribù e stati in lotta soprattutto tra di loro, che hanno agito anche come musulmani.

Le prime conquiste islamiche hanno qualcosa in comune con la conquista spagnola delle Americhe. In entrambi i casi, ad agire erano giovani irrequieti e marginali, dotati di un coraggio fuori dal comune, che combinavano un’indubbia fede al desiderio di arricchirsi.

Il caso dell’India è particolarmente interessante, perché – come il Messico per i cristiani – fu il primo incontro tra un agguerrito monoteismo e una civiltà che possiamo chiamare "pagana".

Il Sindh – l’attuale Pakistan meridionale – fu conquistato da un giovane arabo di diciassette anni, Muhammad bin Qasim Al-Thaqafi; i conquistatori furono spietati con chi resisteva e provarono la stessa orripilata meraviglia dei conquistadores davanti alla civiltà aliena che appariva loro davanti, anche se furono molto più tolleranti nei confronti della religiosità locale.

Il parallelo è interessante, perché sappiamo che molta gente è effettivamente morta in seguito alle conquiste spagnole. Per stimare approssimativamente il numero di vittime, basterebbe calcolare la differenza tra quelli che c’erano prima della Conquista e quelli che c’erano dopo.

Gli spagnoli hanno svolto censimenti fiscali, da cui si può dedurre una popolazione – tra area messicana e area peruviana – di circa 3 milioni di persone verso il 1570.[3]

Ma quante ce n’erano prima? Vari demografi si sono messi a fare i conti. Il bello è che alla fine le loro stime sulla popolazione precolombiana delle Americhe variano da 8 milioni a 112 milioni. Avete indovinato – le cifre riflettono abbastanza rigorosamente le idee politiche dei demografi in questione.[4]

Per il Medio Oriente del settimo secolo – figuriamoci per l’Afghanistan o il Sindh – manca ogni certezza sulla popolazione preislamica, come su quella successiva alla conquista islamica.

Per dirla con un’elegante formula matematica, la cifra esatta delle "vittime del jihad" quindi è ? – ? = ?

Senza aver fatto particolari studi a riguardo, sospetto però che il numero dei morti nelle varie conquiste islamiche sia stato molto minore di quello provocato dalle conquiste spagnole nelle Americhe.

Innanzitutto, ricordiamo che la grandissima maggioranza dei morti nelle Americhe fu dovuta a una serie di malattie - vaiolo, morbillo e altro – rispetto a cui gli abitanti erano indifesi. Malattie che si combinavano in maniera devastante con un generale sradicamente sociale, economico e culturale.

Invece, le terre conquistate dai musulmani si trovavano tutte lungo storiche vie di comunicazione, per cui l’impatto in termini di nuove malattie deve essere stato irrilevante.

Sia in Medio Oriente che nelle Americhe, i protagonisti erano un numero relativamente ristretto di giovani avventurieri. Che se avessero voluto veramente sterminare i popoli conquistati, avrebbero dovuto passare tutta la vita in faticosi viaggi di villaggio in villaggio, per poi perdere giornate intere a tagliare teste. I massacri ci furono, e anche terribili; ma nulla in termini di grandi numeri. L’omicidio di massa è diventato uno sport piacevole solo dopo l’invenzione del mitra e dell’aereo.

In realtà, i conquistatori – spagnoli come arabi – hanno fatto lavorare per loro i popoli conquistati e si sono costruiti dei gradevoli harem con le donne locali (Hernán Cortés fu un poligamo comparabile al nostro Presidente del Consiglio).

Ci sono però notevoli differenze anche qui. Gli spagnoli si sono trovati di fronte comunità contadine fondate sulla sussistenza, e hanno dovuto trasformare gli indigeni in minatori, costruttori di strade e di città e produttori di cibi di loro gradimento, proprio mentre ne espropriavano le terre per insediarvi il bestiame. E’ facile immaginare cosa abbia significato in termini di crollo dei sistemi produttivi tradizionali.

Gli arabi, invece, si sono in larga misura impossessati di sistemi di sfruttamento già esistenti: il meccanismo per spremere lo spremibile dai contadini persiani non è cambiato granché dai sassanidi ai tempi dell’ultimo Scià.

Senza cadere nel mito della diffusione pacifica dell’Islam, è probabile che i contadini abbiano in genere provato sollievo per il cambio di padroni – un sollievo demograficamente significativo, perché voleva dire mangiare un po’ di più e faticare un po’ di meno. Infatti, il sistema islamico era relativamente più decentrato di quello bizantino (o di quello spagnolo nelle Americhe), e il centralismo crollò comunque presto: i conquistatori potevano pensare a se stessi, ma non dovevano contribuire molto a lontane corti ed eserciti.

L’archeologia e la genetica ci dimostrano che possono avvenire grandi cambiamenti culturali e linguistici, senza bisogno che una popolazione faccia fuori un’altra: il genetista inglese Stephen Oppenheimer ha recentemente dimostrato che gli attuali abitanti delle isole britanniche hanno ancora oggi molto di più in comune, in termini di DNA, con i baschi che con i celti e poi con i germani di cui hanno preso successivamente lingua e cultura.

Riguardo a questa questione, bisogna distinguere tra le conquiste arabe in Africa e quelle arabe e poi turche in Oriente. Nel primo caso, abbiamo una grande diffusione linguistica, soprattutto dopo l’anno 1000, però – quasi quattro secoli dopo la fine dell’unità islamica. Molti nordafricani vantano oggi una discendenza araba, anche se sembra che si tratti spesso di una semplice finzione, per avvicinarsi alla famiglia del Profeta.

Invece a est dell’Iraq, non si è diffusa nemmeno la lingua araba. Mentre gli studi genetici dell’attuale Turchia dimostrano che la popolazione attuale – pur parlando una lingua centroasiatica –  è geneticamente affine a quella dei balcani.

Dare i numeri è un’ossessione caratteristica dei nostri tempi. E spararli grossi, pure.

Note:

[1] Non è chiaro se i cristiani del Nordafrica del settimo secolo rientrino tra i 60 milioni di "cristiani" o i 120 milioni di "africani".

[2] Bill Warner, attualmente pensionato, non è precisamente un islamologo. Laureato in fisica, ha lavorato per un certo periodo presso un importante laboratorio di elettronica. Si è poi dimesso,  andando a vivere in una roulotte e facendo il venditore ambulante, per poi fondare una ditta che si occupava di risparmio energetico nell’edilizia. Infine, ha trovato lavoro presso la facoltà di ingegneria della Tennessee State University  sorta come una specie di istituto professionale superiore per soli neri.

Esiste un "investigatore privato" in Florida con lo stesso nome, che si dedica a chiudere siti islamici e ad accusare altri neocon di essere agenti di al-Qaeda, ma che nega di essere il Bill Warner di cui stiamo parlando qui.

[3] Queste statistiche non ci dicono nulla sull’America del Nord o su altre terre non in mano agli spagnoli.

[4] Si veda Massimo Livi Bacci, Conquista. La distruzione degli indios americani, Il Mulino, 2005.

 

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81 Responses to 270 milioni di vittime del Jihad e altre bufale

  1. utente anonimo says:

    ”l sistema islamico era relativamente più decentrato di quello bizantino”

    Al riguardo, nel suo libro su Costantino Porfiriogenito lo storico inglese A.Toynbee scrive che il successo della conquista araba dei territori mediorientali (come ad es la Palestina) dell’impero bizantino trovava il sostegno della popolazione contadina, ansiosa i togliersi di torno il peso della onerosa burocrazia imperiale (il termine ‘burocrazia’ credo appunto sia di origine bizantina).

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  2. utente anonimo says:

    trovo strano che tu abbia trovato opportuno scrivere questo post.

    sarà che sono malato e quindi di malumore.

    saluti

    Francesco

  3. PinoMamet says:

     "il termine ‘burocrazia’ credo appunto sia di origine bizantina).
    Andrea Di Vita"

    Ehmm… no, è dal francese "bureau"; per questa e per altre tue etimologie e citazioni greche un po’ sospette che ho notato in altri post, mi permetto- col massimo affetto!- di consigliarti un ripassino di greco ;-)

    Ciao!! :-)

  4. utente anonimo says:

    Per Pino Mamet #3

    Hai ragione. Ogni correzione è benvenuta. Non ho tempo per il ripassino di greco (che pure gradirei), ma invoco a mia discolpa l’aver inserito l’inciso ‘credo’.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  5. utente anonimo says:

    Per Francesco #2

    Tanti auguri di pronta guarigione!

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  6. utente anonimo says:

    "Ho voluto saperne di più su colui che detiene oggi l’indiscussa influenza sui cuori di milioni di persone…..E sono convinto che non fu la spada a conquistare un posto per l’Islam nella vita di allora. Era la rigorosa semplicità, la modestia assoluta del Profeta, lo scrupoloso rispetto per le sue promesse, la sua devozione intensa per i suoi compagni e i membri della sua comunità, il suo coraggio, l’assenza di paura, la sua fiducia assoluta in Dio e nella propria missione. Queste cose e non la spada hanno loro aperto le porte ed hanno loro permesso di superare ogni ostacolo. Quando ho chiuso il secondo volume (della biografia del Profeta), ero dispiaciuto che non ci fosse altro da leggere sulla vita di questo grande uomo.” -Mahatma Gandhi

  7. utente anonimo says:

    Eccola qui la religione di pace :

    * “Hanno preso il Messia figlio di Maria, come signore all’infuori di Allah (..). I nazareni dicono: ‘Il Messia è il figlio di Allah’. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah!”. (Sura 9, 30)
    * “O voi che credete, combattete i miscredenti, che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi”. (Sura 9, 123)
    * “Uccidete i miscredenti ovunque li incontriate”. (Sura 2, 191)
    * “Maledetti! Ovunque saranno trovati, saranno presi e massacrati”. (Sura 33, 61)
    * “Quando dunque incontrate in battaglia quelli che non credono, colpiteli al collo e quando li avete massacrati di colpi, stringete bene i ceppi”. (Sura 47, 4)
    * “Quelli che non credono non si illudano, non prevarranno! Preparate dunque contro di loro forze e cavalli”. (Sura 8, 57)
    * “Uccidete questi miscredenti ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati”. (Sura9, 5)
    * “Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite”. (Sura 2, 216)
    * “Combattete coloro che non credono in Allah (…) che non scelgono la religione della verità, finchè non versino umilmente il tributo e siano soggiogati”. (Sura 9, 29)
    * “Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro”. (Sura 9, 14)
    * “Se non vi lancerete nella lotta, [Allah] vi castigherà con doloroso castigo”. (Sura 9, 39)

    Santiago Matamoros

     

  8. kelebek says:

    Per 6 e 7

    Ho scritto in modo abbastanzo chiaro:

    "Mettiamo da parte ogni opinione sulle conquiste islamiche"

    Avete qualcosa da dire invece sul contenuto del post, in termini storici/demografici/matematici?

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    ….quello che é interessante in Gandhi é che non essendo né cristiano né musulmano era in una posizione di osservatore, un certo distacco che a volte non nuoce all’analisi. Essendo Gandhi una grande anima non gli é sfuggita la continuità storico-santa-profetica fra Gesù e Mohammed. Gesù e Mohammed sono strettamente legati, appartengono alla stessa famiglia, due culti diversi , ma un’Unico Dio. Gandhi, pur amando profondamente sia l’uno che l’altro é rimasto hindù x’ sapeva: tre culti diversi un Unico Dio.
    Nel V secolo i cristiani erano in lotta fra di loro divisi in molteplici eresie, il Corano riflette queste tensioni e cerca  soprattutto l’affermazione fondamentale dell’Unicità divina. Se i cristiani fossero stati veramente degli angeli forse non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di una nuova rivelazione, ma siccome Allah conosce il genere umano, meglio di chiunque altro, sapeva che la terra i cieli gli universi avevano bisogno di Mohammed. Chi puo essere più sapiente del Sapiente??? ciao, jam

  10. PinoMamet says:

     Per quel poco che so di storia bizantina,

    mi pare che per un lunghissimo periodo molte importanti famiglie "di confine" (Anatolia e Siria) cambiarono religione e alleanze in base alla convenienza del momento; credo che lo stesso capitasse a quelle meno importanti.

    Non mi risulta che la letteratura greca del periodo ricordi episodi di particolare violenza da parte musulmana (anche se aveva tutto l’interesse nel farlo): le "solite" atrocità belliche (assedi e relative tribolazioni, battaglie sanguinose ecc.), condannate se effettuate dai nemici, celebrate con gioia se operate dai "nostri", quindi niente da segnalare, nessuno spopolamento e nessun genocidio.

    La popolazione delle zone periferiche dell’Impero si ritagliava da sola una certa autonomia nei confronti del potere centrale, in cambio di una generica guardia ai confini: era il modello romano dei "limitanei", diventati "akriti" per il mondo bizantino (non ricordo l’equivalente arabo, che pure c’era): per avere un’idea, si pensi ai cosacchi della Sich di Zaporozhye, che infatti vivevano e in un certo senso crearono l’Ucraina, che per varie vicissitudini era passata, come indica il nome, da culla della cultura russa a "terra di confine".

    Casomai il problema per gli abitanti dell’Anatolia erano i signorotti locali; per ribellarsi ai quali si poteva ricorrere al potere centrale, o diventare "apelati" (il modello dei ladroni della Mille e una notte, o, se vogliamo un parallelo occidentale, Robin Hood).

    I Turchi erano all’epoca bande di mercenari per l’uno e l’altro schieramento
    (a Bisanzio meno temuti dei latini, i quali furono nel XII secolo allontanati dai comandi militari: non a torto, vista la loro rozzezza, celebre nel più raffinato mondo orientale, e la loro brama di potere).

    Quando i mercenari turchi ebbero la loro occasione di prendere il potere, non stento a credere che furono moltissimi i contadini anatolici che, stanchi di essere taglieggiati, colsero al volo l’occasione per "farsi turchi" adottando la lingua e i costumi dei nuovi capi
    (come quelli italici ad esempio appoggiarono i Goti nella guerra greco-gotica, o come i Manchu che sconfissero la dinastia Ming erano composti, oltre che da veri manciù, anche da moltissimi Han che, assieme ad altre etnie, avevano colto l’occasione).

    Per quanto riguarda la conquista dell’Africa, Leona Africano dà una lista dei vari popoli che al suo tempo vantavano origine araba o misto-araba, più o meno nobile; naturalmente, non è detto che vantare l’origine dei conquistatori significasse davvero avercela.
    Interessante che, almeno nella popolazione urbana di alcuni centri del Marocco, sopravvivessero fino ai suoi tempi termini latini e usi legati al precedente cristianesimo: nessun genocidio neppure lì, quindi.

    Ciao!

  11. utente anonimo says:

    @ n7
    I miscredenti non sono i cristiani, ma i qoreisciti politeisti che avevano di fatto perseguitato ( tentato di uccidere) il Profeta obbligandolo ad andare a Medina.  E guarda come continua il versetto 4 della sura  47 da te postato :
    " quando in combattimento incontrate i miscredenti, colpiteli al collo, finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. IN SEGUITO LIBERATELI GRAZIOSAMENTE O IN CAMBIO DI UN RISCATTO, FINCHE LA GUERRA NON ABBIA FINE. Se Allah avesse voluto li avrebbe sconfitti, ma a voluto mettervi alla prova gli uni contro  gli altri…..
    pigi???? ci vuole un minimo di disponibilità x leggere certi libri, altrimenti leggere non corrisponde  con capire. ciao, jam

  12. utente anonimo says:

    Fateci caso: ultimamente i titoli dei trattati divulgativi  che trovi impilati in libreria sembrano "in serie": ogni cosa può essere

    "…spiegata a mio figlio", "perché dobbiamo dirci…", "perché non possiamo non dirci…", il libro che (chi di turno) non ti farebbe mai leggere" e "il libro nero del …ismo" , "Perché sono …", "Perché non sono", "Guida non autorizzata a" , "Biografia non autorizzata di" ecc …

     In questo contesto "corale", Bill Warner è senz’altro un "libronerista", categoria che per definizione non si sforza minimamente di essere super partes, anzi. Il resto è conseguente. Islam o qualsiasi altro bersaglio che sia.

    NO ? 

     
    XXX

  13. utente anonimo says:

    Mi complimento con Pino Mamet per la dottissima dissertazione al commento 10.

    Antonello

  14. PinoMamet says:

     Beh ti ringrazio,
    in realtà avrei voluto mettere anche delle citazioni ma sono decisamente troppo pigro per andare a ritrovarle! ;-)
    Ciao!

  15. utente anonimo says:

    Uff … quanto la fate complicata, un bel referendum popolare tipo Svizzera per decidere se i Musulmani li vogliamo sui libri di testo come buoni o come cattivi, no ?

    XXX

    (Ironico, non si sa mai)

  16. karakitap says:

    Davvero interessante (è un po’ triste) vedere come l’erbaccia del pregiudizio non si riesca ad estirpare nemmeno con i più potenti diserbanti, l’islamico ancora oggi non viene visto come un appartenente ad una religione (che avrà i suoi pro ed i suoi contro, ma non è questo il punto) cui fanno parte popoli molto diversi come i kirghisi delle steppe dell’Asia centrale e gli haussa della Nigeria, si continua a vedere il saraceno che sbarca e saccheggia (oltre a prendersi prede da porre negli harem), questo citato nel mirabile post del padrone di casa non è il primo né credo sarà l’ultimo che cavalca la tigre dell’islamofobia, ma evidentemente sa che c’è un target disposto ad ascoltarlo. Quando talvolta m’è capitato di discutere con persone di mia conoscenza sulla situazione religiosa del vicino oriente,  dicevo che certo tutto sommato essere considerati "tollerati" non è una gran bella situazione, ma che esistono ancora copti, siro-giacobiti, nestoriani ecc. mentre nel mondo cristiano non ci sono più bogomili (tra l’altro sarà una coincidenza ma le regioni balcaniche a maggioranza islamica sono anche quelle dove era più presente nel medioevo questa eresia), e catari, i valdesi erano stati praticamente ridotti ad un ghetto alpino (e ci volle la pressione dell’Inghilterra di Cromwell per impedire ai Savoia di eliminarlo), che appunto in India l’induismo è sopravvissuto (credo che molti indiani si siano fatti islamici anche per sottrarsi alla rigidità del sistema castale, una delle moschee più grandi del mondo mi pare che sia proprio quella di Delhi),  mentre in America le religioni native sono state spietatamente combatture,  certo, ci saranno stati crimini ed eccessi (ma la guerra non è un pranzo di gala) ma tutta la storia umana di qualunque tempo e paese e costellata di simili episodi poco edificanti, ma niente da fare, per loro l’Islam è semplicemente il guerriero con la scimitarra o quello che in qualunque luogo si trovi si prosta verso la Mecca, impedendo il libero traffico pedonale. A questo punto viene da chiedersi quale sia lo scopo di tutto questo, una guerra contro l’Islam? E sia, ma si può seriamente pensare di eliminare o convertire un miliardo di esseri umani in poco tempo? Salutoni. Karakitap

  17. utente anonimo says:

    @ Karakitap:

    Però vedi : i Sauditi e dintorni, che in teoria hanno tutti i più ricercati requisiti da Islamici Cattivissimi … alla fine sono gli unici che vanno bene a certi sedicenti Paladini di Cristo, perché depositano miliardate di petrodollari nelle loro banche, fra orologerie, villaggi alpini felicemente senza tempo, cioccolaterie e monti incantati.

    XXX

    http://it.wikipedia.org/wiki/Controversia_sui_minareti_in_Svizzera

  18. utente anonimo says:

    @ Karakitap:

    Però vedi : i Sauditi e dintorni, che in teoria hanno tutti i più ricercati requisiti da Islamici Cattivissimi … alla fine sono gli unici che vanno bene a certi sedicenti Paladini di Cristo, perché depositano miliardate di petrodollari nelle loro banche, fra orologerie, villaggi alpini felicemente senza tempo, cioccolaterie e monti incantati.

    XXX

    http://it.wikipedia.org/wiki/Controversia_sui_minareti_in_Svizzera

  19. karakitap says:

    a XXX,
    verissimo, infatti tutta la controversia dei minareti in Svizzera mè parsa di una ipocrisia più unica che rara, ovvero i minareti offendono la sensibilità dell’opinione pubblica del paese alpino, ma non si batte ciglio qualora i musulmani depositino vagonate di quattrini nelle loro banche (mi sono anche chiesto se tra coloro che anche qui in Italia hanno dato il loro plauso alla decisione degli elettori elvetici ci sia anche qualcuno che apprezza la Svizzera anche per un’altra caratteristica, e non mi riferisco al cioccolato…), ma questa è un’altra storia. Salutoni. Karakitap

  20. falecius says:

    Per karakitap: mi è stato detto da uno storico dei Balcani che in effetti i bogomili rimasti si convertirono all’Islam dopo la conquista turca, quindi no, non sarebbe un caso. però non ho mai approfondito questa affermazione.
    Su Islam e sistema castale in India le cose sono molto complesse. Certamente è in parte vero quello che dici tu, che vale anche per le conversioni al cristianesimo, e soprattutto per il buddhismo, sia nel lontano passato che dopo l’indipendenza dell’India. D’altra parte nel mondo dei musulmani indiani sono entrati atteggiamenti e pratiche tipici dell’indusmo, e una specie di equivalente musulmano delle caste hindu si è andato costituendo col tempo, anche se non credo abbia mai avuto la stessa rigidità (fenomeni analoghi sono avvenuti in paesi come la Cambogia col buddhismo del Piccolo Veicolo, quando questo soppiantò l’induismo).
    L’induismo non solo è sopravvissuto ma è sempre rimasto la religione maggioritaria dell’India, e hindu di alta casta hanno sempre partecipato al governo di parti del paese anche nei momenti di maggior forza della dominazione musulmana, che peraltro, come altri regimi musulmani dello stesso periodo, reclutava la sua élite prevalentemente fuori dall’India, anche se a differenza dell’Egitto e dell’Impero Ottomano, tra persone perlopiù nate musulmane e di status libero. In altre parole i musulmani indiani non erano, in linea di massima, la classe dirigente del paese contrapposta ad una maggioranza indù, perché entrambi i gruppi confessionali tendevano ad essere sudditi di corti cosmopolite, in cui vivevano soprattutto musulmani di origine turca, afghana o persiana. La lingua del governo e della cultura era il persiano, e non l’urdu o una delle altre lingue locali.

  21. utente anonimo says:

    Per Falecius #19

    Coreggimi se sbaglio, ma il figlio del costruttore del Taj Mahal non era quel tale Aurangzeb che si distinse per zelo islamico e per la distruzione dei luoghi di culto indù?

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  22. utente anonimo says:

    ….Aurangzeb, spinto non da zelo islamico, ma da zelo tirannico, la tirannia é agli antipodi dell’insegnamento del Profeta . Del resto Aurangzeb stesso in fin di vita se ne accorse e disse ai suoi discendenti di non fare come lui,….
    …l’India, la caste e Gandhi
    Gandhi era, é, contro le caste e si rifiutava di celebrare matrimoni che non fossero misti. Soltanto le unioni fra caste diverse erano da lui benedette, le altre no!  Penso proprio siano stati il cristianesimo e l’islam a consolidare la sua determinazione, dandogli cosi l’opportunità di continuare il suo cammino contro le discriminazioni sociali. Il fatto che sia il Vangelo che il Corano affermino l’uguaglianza di tutti gli uomini prendendo come sola discriminante l’impegno che ogni singolo individuo mette per compiere il bene, lo seduceva particolarmente, lui hindù non disdiceva gli insegnamenti degli altri Libri Sacri x’ come Tagore li aveva ritrovati anche nei Veda. Le differenze fra gli uomini sono date dal loro grado di conoscenza-capacità di amare. Le caste sono un passaggio, una metafora che illustra l’umana realtà. E’ l’uomo singolo ad essere condensalmente, ad avere specificatamente in sé, tutte le caste, ed ogni persona farà fruttare la sua predisposizione ed i talenti che gli sono propi .
    Non x nascita quindi, ma per vocazione, attitudine, sforzo, impegno, presenza, da-sein. E’ il prendere corpo dello Spirito che abita in ciascuno di noi, essendo ogni essere potenzialmente il "tutto", e diventandolo soltanto se si rimbocca le maniche e si dà da fare nella buona direzione.
    Gandhi é geniale come tratto di unione dell’Essenza, condensatore di piogge monsoniche spirituali: le cateratte del cielo si sono aperte, durante i monsoni si mangiano   dolcissimi manghi che parlano dell’ottavo clima. ciao, jam

  23. karakitap says:

    Per Falecius n.19:       
    grazie della notizia sul sistema castale cambogiano, finora non ne avevo mai sentito parlare (si dice che l’unico giorno veramente perso sia quello trascorso senza imparare nulla), quanto al persiano come lingua culturale dell’India islamica, ne sapevo qualcosa (mi pare che anche il famoso poeta Muhammad Iqbal lo usasse), ed ammetto che credevo che l’urdu fosse la lingua identitaria dei musulmani indiani, contrapposta al sanscrito (e allo hindi) della parte induista.
    Sempre parlando con dei miei conoscenti (persone di cultura medio-alta, anche laureati) di argomenti come quello trattato nel post, devo dire che si sono sorpresi quando ho detto che il paese islamico più popoloso al mondo non è uno stato arabo, bensì l’Indonesia, dove perdipiù s’è diffuso in maniera sostanzialmente pacifica, purtroppo il ricordo atavico delle torri di avvistamento costruite contro i saraceni sembra non voler sparire (tra l’altro spesso i pirati barbareschi erano ex cristiani convertiti), ed anzi è rinfocolato dall’attuale propaganda islamofoba.

    Non vorrei apparire OT (se così fosse mi scuso con tutto, a cominciare dal padrone di casa), ma oggi m’è capitato di pensare che si stanno avvicinando le feste natalizie, scommettiamo che tra qualche giorno cominceranno ad essere diffuse notizie del tipo che nella scuola elementare "Tizio" di Roccacannucia inferiore è stato rimosso il presepe per volontà dei genitori degli scolari musulmani (anche se probabilmente saranno stati i maestri dotati di spirito multiculturalista a compiere questo gesto), poi ci sarà il politico (probabilmente della Lega) che tuonerà contro l’attentato alle nostre tradizioni ( e magari chiederà di porre il presepe nel tricolore) ormai mi aspetto questo genere di notizie più o meno come mi aspetto le pubblicità di panettoni e pandori, che dire, sarà che nella scuola elementare del mio paese eravamo tutti autoctoni, per cui il presepe si faceva senza tante storie (abito nella regione di Eduardo De Filippo e del suo "te piace ‘o presepe?") ma sinceramente che vi fosse o meno era indifferente, perché per altri non è così?

  24. Quello che ho imparato è che la maggior parte delle persone -almeno qui in Italia- non ha dimestichezza con i numeri, ed è disposta a bersi le più inverosimili panzane, come per la storia delle 40.000 prostitute che erano attese in Germania per i mondiali del 2006, o per i due milioni di extracomunitari in attesa di imbarcarsi per l’Italia, solo per citare le Pisanate più grosse (da Pisanu, non da Pisa eh…).
    Vedo però, leggendo quello che dice Bill Warner, che i cretini si somigliano tutti nella loro approssimata cialtroneria.
    Lieto di aver scovato questo blog.

  25. Quello che ho imparato è che la maggior parte delle persone -almeno qui in Italia- non ha dimestichezza con i numeri, ed è disposta a bersi le più inverosimili panzane, come per la storia delle 40.000 prostitute che erano attese in Germania per i mondiali del 2006, o per i due milioni di extracomunitari in attesa di imbarcarsi per l’Italia, solo per citare le Pisanate più grosse (da Pisanu, non da Pisa eh…).
    Vedo però, leggendo quello che dice Bill Warner, che i cretini si somigliano tutti nella loro approssimata cialtroneria.
    Lieto di aver scovato questo blog.

  26. utente anonimo says:

    Nessuno è soltanto la propria religione, la propria ideologia o soltanto la propria origine etnica …per questo chi cerca il "Colpevole Unico" come Bill Warner non può essere preso troppo in considerazione in ambienti dotti.

    XXX

  27. utente anonimo says:

    Invece a est dell’Iraq, non si è diffusa nemmeno la lingua araba

    MM

    Aggiungerei anche neppure a nord di Malta, anche se il Maltese è una lingua "ibridissima" di voci neolatine e Lampedusa che pure sta più a sud  non parla arabo .

    XXX

  28. utente anonimo says:

    Può sembrare una fesseria, ma ritengo che in una lingua in cui si rifiuta cortesemente dicendo " le, grazzi " [sic] lo Scontro di Civiltà è molto più difficile da concepire …

    XXX

  29. utente anonimo says:

    Scusate, io vivo a Milano dove la Lega è solo quel povero pirla di Salvini, che deve semplicemente spararle ogni volta più grosse per ricordare che esiste. Il resto sono provinciali, nè graditi nè stimati.

    Fuori dalle mura quanto pesano le "simpatiche" dichiarazioni dei leghisti?

    Ricordo la canea di allarmi che accompagnò le norme sulle ronde, poi rimaste lettera morta.

    Non è che la Lega esiste in massima parte nell’immaginario delle svariate sinistre italiane?

    Saluti

    Francesco

  30. utente anonimo says:

    La questione è leggermente più complicata di come la fa Francesco, a mio modesto avviso.

    A Milano e in tutta la Lombardia non si governa senza la Lega, e tanto basta per affermare che essa ha un potere reale, al di là dell’immaginario delle sinistre. Trovo notevole la rimozione psicologica di "alleati" così imbarazzanti, tanto da sminuirne l’importanza e da attribuirne l’esistenza all’immaginazione altrui.

    Ma il punto interessante mi sembra un altro. Si tratta di capire fino a che punto è arrivato lo scollamento tra la politica rappresentata (la canea sulle ronde, le dichiarazioni razziste, ecc.) e quella "reale" (le leggi approvate).

    Io ho sostenuto più volte, senza alcuna evidenza empirica che non sia la mia personale sensazione, che secondo me una retorica  finisce comunque per condizionare una politica. Per questo diffido a priori di una rteorica razzista o violenta. Tutte le retoriche su democrazie e libertà sono sistematicamente tradite, è vero, ma lo sono, al contrario, anche quelle razziste o guerrafondaie?

    La questione era già saltata fuori in altra sede (non ricordo il post). Come valutare per esempio il caso del Veneto (nello specifico della Teviso di Gentilini), dove alle sparate brutalmente xenofobe della Lega corrispondono politiche di integrazione (abitazioni, servizi ecc.) a quanto pare superiori alla media?

    Quel è il vero meccanismo? Per accalappiare consenso si spara sul caprio espiatorio per poi curargli civilmente le ferite? In effetti le ronde non hanno prodotto nulla, né ci sono state legioni di malati espulsi per le segnalazioni dei medici. Ma allora è tutto innocuo?  Che ruolo ha l’immaginario dei governati in tutto ciò?

    ciao,
    Val

  31. utente anonimo says:

    @ Francesco

    Le ronde esistono perché la fiducia nello Stato italiano da parte del popolo italiano non esiste più. Se mai è esistita. A scuola sul Risorgimento ci hanno raccontato un sacco di balle.

    XXX

  32. falecius says:

    "credevo che l’urdu fosse la lingua identitaria dei musulmani indiani,"

    In effetti oggi è proprio così.

  33. utente anonimo says:

    >> A Milano e in tutta la Lombardia non si governa senza la Lega

    diciamo che i numeri, con le attuali leggi elettorali maggioritarie, non danno pienamente ragione di questo luogo comune.

    al di là della voglia o meno di governare senza la Lega (ci sto riflettendo), è molto di più la Lega che senza PDL governa solo qualche provincia e qualche comune, mi pare.

    molto bella la riflessione sul rapporto tra immaginario e politiche, concordo che una retorica violenta, razzista, bugiarda è in ogni caso un male.

    ciao

    Francesco

  34. utente anonimo says:

    x XXX 29

    le Ronde NON esistono, peccato che valga quasi lo stesso per le forze dell’ordine.

    ciao

    Francesco

  35. utente anonimo says:

    Francesco n.31

    non penso che qui interessi molto una disamina degli equilibri interni al centrodestra, ma mi pare evidente che se lega fosse cosi poco rilevante sarebbe stata già scaricata da tempo. invece è determinante a livello nazionale, figuriamoci nel nord. si sa che in certi casi può bastare un peso elettorale anche piccolo per avere un potere enorme.

    una cosa interessante sarà capire come finirà la diatriba tra la Lega e l’imam Tettamanzi

    Val

    N

  36. utente anonimo says:

    A proposito della politica rappresentata (es. Porta a Porta) e la politica esercitata (le leggi emanate), non conosco bene questo Frêche, ma è la prima volta che sento un politico così conosciuto scoprire così apertamente le carte. Riporto l’articolo interamente, perché mi pare illuminante. Un tempo i partiti dicevano alla gente cosa pensare, ora dicono ciò che la gente pensa. Il fatto è che, lo confesso, sospetto (ho sempre sospettato) che abbia ragione: siamo una massa di coglioni, il popolo è bue per definizione. Il popolo è un gregge, per questo la Chiesa, specializzata in pastori, ha tanto successo. La Chiesa sa che il popolo è bue, e non pretende troppo da lui. Ma almeno gli vuole bene, a differenza di tutti i politicanti cialtroni e demagoghi che lo circuiscono a suon di barzellette osè. Il Pci di una volta era forse un partito capace di volere bene al popolo bue, forse perché era una specie di Chiesa anche lui.
    (Nell’articolo il grassetto è mio)

    Ciao
    Val

    ………………………………………………………………………………………..

    PAPI DE FRANCE
    Giampiero Martinotti - da "la Repubblica"

    Jean-Marie Le Pen non è il solo a pensare che nella Nazionale di calcio ci siano troppi neri. La pensa così anche il Big Boss socialista di Montpellier, un personaggio ingombrante da cui Martine Aubry non riesce a liberarsi: nonostante sia stato cacciato dal partito, il Ps lo sosterrà alle prossime regionali di marzo.

    La direzione nazionale si è arresa di fronte all´evidenza: l´87 per cento dei militanti si è pronunciato in favore di Georges Frêche, malgrado le sue idee vadano spesso a sconfinare nel razzismo. Un personaggio che ricorda alcuni politici di casa nostra e che non esita a trattare i propri elettori da «coglioni».

    Ma il suo potere nel Languedoc-Roussillon è troppo forte per i leader socialisti, che come Don Abbondio non sono stati capaci di darsi coraggio e hanno messo la testa sotto terra: non ratificheranno la candidatura di Frêche, ma non presenteranno nemmeno una lista concorrente.

    In Francia, tutti sanno chi è Frêche. Secondo un sondaggio, è l´unico presidente di Regione conosciuto insieme a Ségolène Royal, le sue sbruffonerie, spesso a tinte razziste, sono celebri. Due anni fa, ha trattato gli "harkis", cioè gli algerini che combatterono dalla parte dei francesi, da «sottouomini», solo perché ce l´aveva con due di loro. In seguito a questo episodio è stato espulso dal Ps, un provvedimento che non ha minimamente scalfito la carriera di quest´uomo di 71 anni, sindaco di Montpellier dal 1977 al 2004 e da allora presidente della giunta regionale e della comunità urbana del capoluogo.

    Del resto, il gioco di parole razzista è per lui una specialità. Come quando se l´è presa con la Nazionale: «In questa squadra ci sono nove black su undici. La normalità vorrebbe che ce ne fossero tre o quattro. Sarebbe il riflesso della società. Ma se ce ne sono tanti è perché i bianchi sono delle nullità.

    Mi vergogno di questo paese. Presto ci saranno undici black». Idem con gli immigrati: «Adesso non possono imporci la loro religione. Chi non vuol rispettare i nostri valori rientri a casa sua». E l´incapacità della Francia a integrare gli immigrati costituisce ai suoi occhi «la più grande minaccia interna per il nostro futuro».

    Razzista, Frêche? Secondo molti, compresi alcuni leader socialisti, la risposta è negativa. Il Big Boss di Montpellier, peraltro bravo amministratore, non farebbe altro che lusingare il suo elettorato, dirgli quel che vuole sentirsi dire. Lui stesso l´ha quasi teorizzato davanti agli studenti dell´università: «I coglioni sono maggioritari, sono stato sempre eletto da una maggioranza di coglioni. Li infinocchio con la mia faccia onesta, gli racconto storielle di sesso e dicono che sono un intellettuale ma divertente. Dicono che sono come loro e quando capita questo, la vittoria è assicurata: la gente vota per chi gli assomiglia, quindi bisogna cercare di assomigliare alla gente».

  37. utente anonimo says:

    x Val

    spero che la scomposta idiozia della Lega non spinga per la proroga di Tettamanzi, che è un comunicatore pessimo e dei cui contenuti diffido molto (non nel caso che ha scatenato gli imbecilli verdastri).

    mi pare estremamente debole come capacità di ragionare e autonomia di pensiero.

    vorrei un Vescovo cattolico, molto preoccupato di questo e molto meno del resto, campo in cui ci sono altri attori di riferimento

    certo che dargli dell’Iman è proprio da … leghisti, se un Iman parlasse come lui i "fedeli" lo caccerebbero a pedate, grazie alla natura non gerarchica dell’Islam

    Francesco

    PS il tutto detto con un bel caveat: ogni parola che esce dalla bocca di un prete viene censurata dai mezzi di comunicazione di ogni riferimento religioso, finchè ne resta solo la parte politica e/o scandalosa. è un caso da manuale di necessità di controllare in prima persona

  38. utente anonimo says:

    Per Val #34

    Il politico francese che hai appropriatamente citato applica il concetto di oclocrazia (http://it.wikipedia.org/wiki/Oclocrazia) già chiarito da Polibio. Contro la degenerazione della democrazia in oclocrazia l’illuminista Montesquieu escogito’ la separazione dei poteri. Chi sostiene che il consenso popolare garantisce l’impunità è quindi giustamente sostenuto dai critici dell’illuminismo.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  39. utente anonimo says:

    >> Chi sostiene che il consenso popolare garantisce l’impunità

    è un pò pirla

    ciao

    Francesco

  40. utente anonimo says:

    x Francesco n.35

    su Tettamanzi rischiamo di andare un po’ OT, ma è una questione interessante dal mio punto di vista.

    sulla capacità di ragionare e sull’autonomia di pensiero del cardinale non ho alcun titolo per esprimermi, registro solo che, come spesso fai, emetti un  giudizio apodittico, e come al solito è difficile discutere con chi non offre nessuna argomentazione a sostegno delle proprie affermazioni.

    comunque: non nego che il "cattocomunismo" (mi si passi l’approssimazione) espresso dalla diocesi di Milano finisca talvolta per essere un moralismo un po’ generico, eppure trovo curiosa la situazione, perché la preoccupazione che il vescovo sia "soprattutto cattolico" (questo il senso, mi pare),  che riconosco come molto ciellina, non è poi molto diversa da quella della Lega.

    sono curioso di capire come evolverà la situazione. CL è molto forte a Milano, ed è (semplifico) contro Tettamanzi come era contro Martini: entrambi troppo "politici", troppo "progressisti", troppo ecumenici. ora l’attacco frontale della lega alla curia mette a nudo una visione della croce come mero simbolo identitario. tutti i grandi pensatori hanno un punto debole o un peccato originale da scontare, e da tempo sostengo che quello di Giussani è quello di una fortissima autoreferenzialità.

    la genesi di CL, secondo il racconto dello stesso Giussani, è quella di un movimento che nasce per dare visibilità pubblica alla fede. non basta essere praticanti, bisogna testimoniare la fede in ogni ambiente con dei segni visibili. non basta amare il prossimo, bisogna farlo esplicitamente in nome di Cristo.

    naturalmente semplifico in modo grossolano, ma c’è sicuramente questo elemento in CL – che non dimentichiamolo è un movimento che nasce e cresce a Milano, e che a Milano si è, gramscianamente, fatto classe dirigente.

    per CL tutto ciò che non è esplicitamente etichetatto come cattolico è tendenzialmente una riduzione della Chiesa ad agenzia sociale – come se i cosidetti "cattocomunisti" non fossero comunque "catto", non andassero a messa e non vivessero quello che fanno come una espressione della loro fede.

    CL e la curia si sono sempre cordialmente detestate; ora le grossolane sparate della Lega sparigliano un po’ le carte. mi incuriosisce capire come finirà perché trovo che il cardinal Tettamanzi sia oggettivamente l’unico vero punto di riferimento per chi immagina un’alternativa alle politiche sociali del centrodestra milanese.

    Val

  41. utente anonimo says:

    Per ADV n.36

    Non conoscevo il termine, grazie.
    Giusta l’osservazione, molto attuale, su consenso e impunità.
    Ma non so se la divisione dei poteri sia un antidoto sufficiente alla scientifica (letteralmente scientifica) rincorsa degli umori popolari. Se facciamo la tara alla terribile anomalia del nostro psiconano, resta comunque la constatazione che si può produrre razzismo anche nel pieno rispetto degli equilibri istituzionali e della Costituzione.
    A me interessa la questione del rapporto tra il consenso ottenuto facendo il coglione tra i coglioni (o il razzista tra i razzisti) e la produziona di norme conseguente al potere ottenuto col consenso. Saranno leggi anch’esse coglione o razziste? Francamente non lo so. Alcuni fatti sembrano smentire questa tesi, altri sembrano confermarla. Se dovessi stare all’esempio di Milano, dove nel centrodestra è gara a chi fa la voce più grossa con rom, musulmani e romeni, tederei a pensare che una retorica razzista e becera si traduce in una politica razzista e becera.

    ciao,
    Val

  42. utente anonimo says:

    L’ importante è che   i principii giuridici di Montesquieu non diventino … dogmi. La società cambia.

    XXX

  43. utente anonimo says:

    O comunque sia, penso che non si possa pretendere che l’ intero pianeta degli anni 2000’s possa conformarsi a misura della Francia del XVIII Secolo …

    Lo so, per i giuristi sto bestemmiando.

    :)

    XXX 

  44. utente anonimo says:

    x Val 38

    non esageriamo, anche Martini, al di là delle sue parole e di un ristrettissimo giro di fedeli, non è riuscito a incidere sulla vita di Milano, se non nella misura in cui ha indebolito la Chiesa

    e Tettamanzi mi pare avere molta meno personalità e intelligenza, il che non gli impedirebbe di essere un buon Vescovo.

    la Sinistra accoglie quel che le serve e se ne fotte altamente del moralismo dolciastro che lo accompagna, lasciando i poveri clerici progressisti in braghe di tela.

    vedo piuttosto un classico rischio di implosione per eccesso di continuità nel potere, sicumera e arroganza: credo che la candidatura di Podestà ne sia un evidente sintomo

    ciao

    Francesco

    PS l’idea che il popolo sia coglione e scelga sempre chi gli si propone come un coglione è una scusa per quelli che pensano di essere migliori ma sono semplicemente degli incapaci

  45. utente anonimo says:

    Francesco, ignori tutta la retorica della dietrologia complottista …

    XXX

  46. PinoMamet says:

     "anche Martini, al di là delle sue parole e di un ristrettissimo giro di fedeli, non è riuscito a incidere sulla vita di Milano, se non nella misura in cui ha indebolito la Chiesa
    Francesco"

    Non conosco la realtà milanese, e quindi non so in che misura Martini possa avere indebolito la Chiesa, tanto più che, a quanto dici, le sue parole toccavano un numero ristretto di persone;
    ma se le cose stanno come qua, mi pare che CL, al contrario, abbia rafforzato soprattutto CL.

    Ciao!

  47. utente anonimo says:

    x Pino

    premessa la limitatissima visuale di cui dispongo e che sono a Milano da solo 20 anni, questa è la mia esperienza:

    5 minuti di intervento di Martini o di qualcuno dei suoi possono svuotare non una sala, non una parrocchia ma l’intero Duomo

    un fede perplessa, incerta, irrilevante, colta, noiosissima, preoccupata quasi solo di compiacere l’interlocutore, tutta interna al discorso della sinistra per bene … questo ne emergeva.

    roba che un uomo, piuttosto, entrava nelle BR o nel commercio di derivati finanziari, solo per sentirsi vivo

    CL soffre, inevitabilmente, di settarismo, nonostante gli sforzi di chi la guida.

    ciao

  48. utente anonimo says:

    x (Francesco?)  n. 45

    Che manica di cazzate.  Come se nelle diocesi dove hanno la fortuna di avere un vescovo ciellino ci fosse un fiorire di vocazioni e le chiese si riempissero d’incanto. Forse quella "fede perplessa, incerta, irrilevante, colta, noiosissima" (mamma quanto sei presuntuoso) ha più appeal di quel che pensi.

    A proposito della noia, si provi a superare senza addormentarsi i primi 5 minuti di questo. (Se si cade in deliquio, si è pronti per "entrare nel movimento"; se la tautologica spiegazione di Giussani lascia un po’ perplessi, forse si capisce perché il dialogo razionale esula dal metodo ciellino di conoscenza della verità.)

    Val

  49. utente anonimo says:

    x (Francesco?)  n. 45

    Che manica di cazzate.  Come se nelle diocesi dove hanno la fortuna di avere un vescovo ciellino ci fosse un fiorire di vocazioni e le chiese si riempissero d’incanto. Forse quella "fede perplessa, incerta, irrilevante, colta, noiosissima" (mamma quanto sei presuntuoso) ha più appeal di quel che pensi.

    A proposito della noia, si provi a superare senza addormentarsi i primi 5 minuti di questo. (Se si cade in deliquio, si è pronti per "entrare nel movimento"; se la tautologica spiegazione di Giussani lascia un po’ perplessi, forse si capisce perché il dialogo razionale esula dal metodo ciellino di conoscenza della verità.)

    Val

  50. utente anonimo says:

    x (Francesco?)  n. 45

    Che manica di cazzate.  Come se nelle diocesi dove hanno la fortuna di avere un vescovo ciellino ci fosse un fiorire di vocazioni e le chiese si riempissero d’incanto. Forse quella "fede perplessa, incerta, irrilevante, colta, noiosissima" (mamma quanto sei presuntuoso) ha più appeal di quel che pensi.

    A proposito della noia, si provi a superare senza addormentarsi i primi 5 minuti di questo. (Se si cade in deliquio, si è pronti per "entrare nel movimento"; se la tautologica spiegazione di Giussani lascia un po’ perplessi, forse si capisce perché il dialogo razionale esula dal metodo ciellino di conoscenza della verità.)

    Val

  51. utente anonimo says:

    x (Francesco?)  n. 45

    Che manica di cazzate.  Come se nelle diocesi dove hanno la fortuna di avere un vescovo ciellino ci fosse un fiorire di vocazioni e le chiese si riempissero d’incanto. Forse quella "fede perplessa, incerta, irrilevante, colta, noiosissima" (mamma quanto sei presuntuoso) ha più appeal di quel che pensi.

    A proposito della noia, si provi a superare senza addormentarsi i primi 5 minuti di questo. (Se si cade in deliquio, si è pronti per "entrare nel movimento"; se la tautologica spiegazione di Giussani lascia un po’ perplessi, forse si capisce perché il dialogo razionale esula dal metodo ciellino di conoscenza della verità.)

    Val

  52. utente anonimo says:

    Per Val #38

    ”CL e la curia si sono sempre cordialmente detestate”

    Ah, beh, andiamo bene. Cito a memoria: Ma non era il fondatore del Cristianesimo (come amorevolmente lo chiama Nietzsche) a dire ‘che il mondo vi riconosca dal vostro amore glu uni per gli altri’ e ‘amatevi come vi ho amato io’. e non pregava anche perchè ‘fossero una cosa sola’? E non era l’apostolo delle genti ad ammonire le sue pecorelle a non dire ‘io sono di Apollo, e io di Paolo’

    Uffa. Con cristiani così, che bisogno c’e’ di noi agnostici?

    Per Val #39

    ”sufficiente”

    Sufficiente no. Necessario sì.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  53. utente anonimo says:

    Beh, CL si è sempre fatta vanto di essere fedele alla Chiesa fino in fondo; biosogna darle atto che anche quando ha avuto problemi con la gerarchia ha sempre obbedito alle direttive vescovili.

    Che dentro la Chiesa si litighi non mi scandalizza, non voglio fare il moralista. Mi pare molto interessante che un movimento ecclesiastico che fa della fedeltà al vescovo un punto di forza si trovi, oggettivamente, dalla stessa parte della Lega che lo attacca sull’uso identitario dei simboli.

    Curioso che tu dica "uffa". Guarda il titolo di questo articolo di Luigi Amicone che critica Tettamanzi… Assolutamente emblematico il sottotitolo: "La solidarietà banale e stanca, quella vera a Milano c’è. Non c’è un’idea forte e viva di Cristo, invece".

    Da cui si deduce chiaramente un paio di cose: che CL (o il titolista…) ha un’idea un po’ confusa della solidarietà; e soprattutto che quel che conta non è la solidarietà in sé, ma l’etichetta (Cristo) che deve essere ben visibile.

    Il corollario di tutto ciò è che il messaggio di Cristo non è quello di amarsi l’uni gli altri, ma Cristo stesso (in CL questo concetto è ripetutto fino alla nausea). Collegandomi al post di Miguel su Anais Nin, noto che in fondo lui fa sua la stessa analisi che CL fa nei confronti di Tettamanzi: la Chiesa ha rinunciato al sangue di Cristo per prendersi la Delega alla Bontà.

    Naturalmente il discorso è un po’ più complesso, ma  io preferisco pensare che servire la Bontà sia servire Cristo, non sempre il contrario. Banale? Fa niente: tutto sommato preferisco una Chiesa secolarizzata e banale. Brandire la Croce e invocare il sangue di Cristo, è questo che serve a voler bene al prossimo, compreso l’immigrato musulmano?

    Val

  54. utente anonimo says:

    Beh, CL si è sempre fatta vanto di essere fedele alla Chiesa fino in fondo; biosogna darle atto che anche quando ha avuto problemi con la gerarchia ha sempre obbedito alle direttive vescovili.

    Che dentro la Chiesa si litighi non mi scandalizza, non voglio fare il moralista. Mi pare molto interessante che un movimento ecclesiastico che fa della fedeltà al vescovo un punto di forza si trovi, oggettivamente, dalla stessa parte della Lega che lo attacca sull’uso identitario dei simboli.

    Curioso che tu dica "uffa". Guarda il titolo di questo articolo di Luigi Amicone che critica Tettamanzi… Assolutamente emblematico il sottotitolo: "La solidarietà banale e stanca, quella vera a Milano c’è. Non c’è un’idea forte e viva di Cristo, invece".

    Da cui si deduce chiaramente un paio di cose: che CL (o il titolista…) ha un’idea un po’ confusa della solidarietà; e soprattutto che quel che conta non è la solidarietà in sé, ma l’etichetta (Cristo) che deve essere ben visibile.

    Il corollario di tutto ciò è che il messaggio di Cristo non è quello di amarsi l’uni gli altri, ma Cristo stesso (in CL questo concetto è ripetutto fino alla nausea). Collegandomi al post di Miguel su Anais Nin, noto che in fondo lui fa sua la stessa analisi che CL fa nei confronti di Tettamanzi: la Chiesa ha rinunciato al sangue di Cristo per prendersi la Delega alla Bontà.

    Naturalmente il discorso è un po’ più complesso, ma  io preferisco pensare che servire la Bontà sia servire Cristo, non sempre il contrario. Banale? Fa niente: tutto sommato preferisco una Chiesa secolarizzata e banale. Brandire la Croce e invocare il sangue di Cristo, è questo che serve a voler bene al prossimo, compreso l’immigrato musulmano?

    Val

  55. PinoMamet says:

    Curioso che in secoli di discussioni teologiche, i temi restino più o meno sempre gli stessi;
    in questo caso, mi pare che CL sia più schierata verso "salvarsi con la fede", mentre Tettamanzi verso "salvarsi con le opere";
    le posizioni non sono così accese da scadere, da una parte nell’eresia luterana, dall’altra nell’abiura di Cristo, e tuttavia i temi restano quelli.
    Ho capito bene, o sono completamente fuori strada?
    Ed essendo CL di tendenza "fede", come i protestanti, è spinta verso un certo americanismo che vi sento spirare con una discreta intensità.

  56. utente anonimo says:

    >> Brandire la Croce e invocare il sangue di Cristo, è questo che serve a voler bene al prossimo, compreso l’immigrato musulmano?

    non capisco il punto di domanda alla fine.
     
    la risposta è un evidente  sì: senza una motivazione forte (altro che etichetta) altro che "voler bene al prossimo", gli si spara a palle incatenate

    l’idea che gli uomini siano fratelli anche se non c’è il padre … è più serio Sartre quando dice che "l’inferno sono gli altri" o Hobbes che insinua "homo homini lupus"

    Francesco

    PS se fosse così facile amarsi tra correligionari, gli ammonimenti a farlo non sarebbero iniziati con Paolo (anzi, con le preghiere di Gesù stesso al Padre)

  57. utente anonimo says:

    >> senza una motivazione forte (altro che etichetta) altro che "voler bene al prossimo", gli si spara a palle incatenate

    Tutto si riduce sempre a questa pseudo-argomentazione di una povertà logica impressionante. Che dire? Per fortuna che hai la tua "motivazione forte", altrimenti avrei paura a incrociarti per strada! :-)

    Val

  58. utente anonimo says:

    x Pino n. 50

    Interessanti riflessioni. Sì, da un lato pare anche a me la riedizione di una dialettica già conosciuta. Ed è reale una certa "deriva" americanista. Il paradosso è che CL nasce, si può dire, come reazione alla (vera o presunta) protestantizzazione della Chiesa italiana. Su questo CL conduce una polemica che dura da decenni. "Compagnia delle Opere" non è un nome casuale. Insomma, è un bel rebus.

    Val

  59. utente anonimo says:

    Per Val #49

    ”Cristo stesso”

    Beh, è esattamente l’idea che discuteva qualche ano fa un aureo libretto, ‘Gesù lava più bianco’, in cui un pubblicitario agnostico evidenziava come sono state tratte pari pari dalla pratica cattolica molte caratteristiche della comunicazione pubblciitaria, quali ad esempio:

    a) la ripetitività
    b) l’insistenza sul brand più che sui contenuti
    c) il rifuggere da ogni discorso razionale, e anzi la pura e sempice sospensine del buon senso
    d) il ricorso sistematico all’associazione di idee per collegare il brand ad immagini confortevoli/consolatorie
    e) le ambientazioni familiari stilizzate stile presepe/mulino bianco
    f) la disposizione degli altari nelle chiese / scaffali nei supermercati
    g) l’embrionale creazione di un vocabiolario dedicato
    h) il succedersi ciclico di peridi festivi / di offerte
    i) il grande rilievo dato alle ricorrenze
    j) la disponibilità e la riservatezza di confessionali /ufici reclami, ecc.  

    Sul versante protestante,  è Martinez ad avere sottolineato la continuità fra la pratica evangelizzatrice protestante statunitense e certe pratiche pubblicitarie.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  60. utente anonimo says:

    Per Val – errata corrige – era ‘anno’, naturalmente

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  61. utente anonimo says:

    x VAL 52

    1) ho una mira schifosa, non temere

    2) sarà di una povertà impressionante, per me è evidente quanto dire che la partenza di Kakà ha indebolito il Milan

    ciao

    Francesco

  62. utente anonimo says:

    x VAL

    nei tuoi giudizi posso accumunarmi ai due grandi che ho citato?

    saluti

    Francesco

  63. utente anonimo says:

    Ho perso il filo. Visto che Kakà di sicuro non è tra i grandi di sempre, stai parlando di Hobbes e Sartre? Se sì, accomunarti in che senso?

    Val

  64. utente anonimo says:

    nel "dubitare" della capacità della generica benevolenza o filantropia o di un qualche calcolo utilitaristico di generare la pace tra gli uomini

    ciao

    Francesco

    PS Kakà durerà assai più di Sartre, credo.

  65. utente anonimo says:

    >>nel "dubitare" della capacità della generica benevolenza o filantropia o di un qualche calcolo utilitaristico di generare la pace tra gli uomini

    mah, di quello dubita chiunque abbia un minimo di senso del reale. da ciò non discende affatto, però, che sia la fede in dio a generarla. come la storia si è incaricata di dimostrare, ad abundantiam. (e non a caso il regno di dio è nei cieli, la giustizia non è di questo mondo, la slavezza viene dopo la morte ecc.). e tantomeno ci dice nulla sull’esistenza di dio

    Val

  66. utente anonimo says:

    Caro Val

    una cosa per volta

    iniziamo a riconoscere che per instaurare una certa fraternità tra gli uomini certe cose sono inadeguate

    poi passeremo a discorrere di cosa sia ragionevole sperare di ottenere, visto il legno di cui è fatto l’uomo, e come certe idee siano nate

    mica ho fretta

    Francesco

  67. utente anonimo says:

    Francesco, io di certo sono una testa di legno, perchè faccio fatica a seguirti.
    Non c’è fretta, ma già che ci siamo non possiamo riconoscere che anche le fedi religiose sono esperienze fallimentari se la loro pretesa è di farci più buoni e fraterni?

    ciao, Val

    p.s. dieci minuti di Zidane valgono dieci partite di Kakà, partiamo dalle verità elementari e self-evident :-)

  68. utente anonimo says:

    x VAL

    ho un problema metodologico: per me la fede religiosa è una esperienza PERSONALE (sennò è solo tradizione) che da la POSSIBILITA’ di una vita sensata

    quello che è decisivo è che non vi è nessun AUTOMATISMO: non è come avere in squadra Kakà che ti fa fare automaticamente un salto di qualità

    esiste quella cosa chiamata libertà che pone una distanza tra aderire alla fede ed esserne "salvati"

    quindi nessun fallimento di uomini religioso può inficiare la pretesa di validità della stessa

    e credo che il giudizio NON vada dato su base statistica ma su base di esperienza diretta: se non avessi conosciuto dei cristiani "salvi" non crederei alla possibilità del cristianesimo di salvare anche me; e averne  conosciuti di pessimi non mi porta a giudicare fallimentare il cristianesimo

    poichè non ha la pretesa di funzionare sempre, i fallimenti non lo inficiano

    non mi pare così disonesta, come posizione

    ciao

    Francesco

    PS Zidane chi?

  69. utente anonimo says:

    x Francesco n. 63

    >> quindi nessun fallimento di uomini religioso può inficiare la pretesa di validità della stessa

    beh, c’è o no qualcosa che può inficiarne la pretesa di validità?
    se non chiariamo questo punto non andiamo molto lontano

    ciao
    Val

  70. utente anonimo says:

    Caro Val

    temo di no.

    finchè un solo uomo religioso sarà felice della sua scelta, potrà essere preso come esempio e seguito.

    si potrebbe pensare come falsificazione ad un uomo irreligioso e felice, solo che "noi" penseremmo ad un uomo che vive la fede senza saperlo (Dio è "dietro" la natura)

    ci vorrebbe forse un uomo innaturale e felice, il che mi pare difficile, quelli che conosco mi paiono nevrotici infelici che negano l’evidenza

    ciao

    Francesco

  71. utente anonimo says:

    Per Francesco #65

    ”un uomo innaturale e felice, il che mi pare difficile”

    In questo sei perfettamente d’accordo con la ‘Lettera a Meneceo’  dell’agnostico Epicuro. Complimenti. :-)

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  72. utente anonimo says:

    puoi dettagliare, caro Andrea?

    grazie

    Francesco

  73. utente anonimo says:

    Per Francesco #67

    ”dettagliare”

    Mi spiego un po’ alla De Crescenzo. Per Epicuro la felicità -il cui raggiungimento è l’argomento della lettera che citavo- si ottiene inanzitutto rimuovendo il dolore, il che a sua volta si ottiene eliminando i bisogni non necessari (insomma è un po’ un rasoio di Ockham applicato alla vita pratica). Sommamente non necessari sono i bisogni non naturali. Esempio: la fame e la sete sono evidentemente un bisogno natuale e necessario (a non soddisfarli si muore), il sesso un bisogno naturale ma non necessario (se per assurdo la castità di per se stessa ci impedisse di star bene allora tutti i preti cattolici sarebbero a rischio di suicidio o di menzogna), comprare l’ultima Playstation un bisogno non naturale e non necessario. Esattamente come hai detto tu, e’ dunque difficile per un essere umano essere ‘innaturale e felice’. Chi non riesce a stare bene con se stesso se rinuncia all’acquisto dell’ultima Playstation difficilmente sarà felice, perchè ‘dove sta il tesoro di un uomo lì sta anche il suo cuore’ (questa frase delle Scritture avrebbe benissimo potuto essere tratta da Epicuro).

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  74. utente anonimo says:

    >> Per Epicuro la felicità si ottiene inanzitutto rimuovendo il dolore, il che a sua volta si ottiene eliminando i bisogni non necessari

    Credo che sia una posizione totalmente sbagliata.

    Illudersi che si possa rimuovere il dolore dalla vita, e che questo dia la felicità, è doppiamente sbagliato: il dolore viene anche per il saggio che non sbava dietro alla PS3 e questo non inficia la felicità.

    Il compimento della vita non è smettere di desiderare ma capire chi può compiere il nostro desiderio oltre la nostra capacità di prevederlo.

    Posso rinunciare alla PS3 e devo rinunciare a sperare che essa mi darà la felicità, non voglio, non posso, non devo rinunciare a desiderare un compimento positivo della mia vita (anzi, un cristiano ha ben diritto di pretenderlo di dal suo Dio).

    Ciao

    Francesco

    PS mi pare fosse il titolo di un Meeting di qualche anno fa : "siate ragionevoli, chiedete l’impossibile"  :xD

  75. utente anonimo says:

    Per Francesco#69

    ”Illudersi che si possa rimuovere il dolore dalla vita, e che questo dia la felicità”

    Certamente. Ma quella di Epicuro è una tesi che in termini moderni si potrebbe definire come ‘condizione necessaria, non sufficiente’. In altre parole: intanto faccio meglio a cercare di cominciare a capire che cosa è veramente necessario per me. A questa maniera posso arrivare a liberarmi degli affanni inutili. Più sono libero da questi affanni, più sono capace di cercare di dare (o di ricevere, nel caso cristiano) un senso ala mia vita. Insomma, l’invito di Epicuro a individuare cio’ che non ci è necessario e a imparare a non dargli importanza somiglia molto al silenzio di certe esperienze monastiche, cristiane e no, nelle quali si cerca innanzitutto di mettere a tacere il chiacchiericcio indistinto che ci circonda e ci penetra dall’esterno, nel quale spesso ci perdiamo.

    Nota che -contrariamente a quanto di solito si pensi (in accordo con Dante)- Epicuro non è anti religioso di per se stesso. Egli ammette che gli Dèi possano esistere (negli spazi fra i mondi, gli ‘intermundia’ di Lucrezio), ma fa capire chiaramente che finchè non si è cominciato a ragionare con la nostra testa su che cosa è veramente necessario per noi e su che cosa non lo è, non è una qualche fede religiosa che di per se stessa ci puo’ aiutare a dare un senso alla nostra vita.

    Il punto più chiaro in cui questa particolarità di Epicuro salta fuori è nella sua meditazione sulla morte. A furia di eliminare le paure non necessarie, Epicuro dimostra che la paura della morte, benchè certo naturale (in linguaggio moderno diremmo che serve alla sopravvivenza della specie, ha dunque una funzione biologica) non è necessaria, perchè se Andrea Di Vita muore non c’e’ più per forza un Andrea Di Vita che debba averne paura.

    Ti rendi subito conto che lungi dall’indebolire la religione, la tesi epicurea paradossalmente rafforza l’eventuale fede: perchè se questa viene abbracciata non lo è per la paura della morte, ma solo -e più profondamente- per risposta gratuita all’eventuale gratuito amore divino. E’ facile estendere il ragionamento: se l’atteggiamento epicureo da rasoio di Ockham è corretto, allora concluderemo che non è necessario che l’inferno esista: potremo allora abbracciare il messaggio cristiano pr amore, e non per paura di finira dannati. In linguaggio cristiano diremmo che se l’attrizione non è necessaria la contrizione è più libera. In linguaggio non (necessariamente) cristiano diremo che il depotenziamento (usando un termine moderno) della paura della morte e delle ansie generate da desideri non necessari libera la possibilità di una sincera amicizia fra gli esseri umani, fondata sulla comune natura al di là di differenze irrilevanti.

    Di fatto, i ‘giardini epicurei’ erano piccole comunità di gente di tutte le classi sociali, inclusi gli schiavi (con grande scandalo, evidentemente, dei benpensanti dell’epoca), tre secoli prima della predicazione cristiana.

    Più polemicamente di Epicuro, Lucrezio afferma che postulare a priori che solo una certa fede possa  illuminare la nostra esistenza è fonte di intolleranza (tantum religio potuit suadere malorum, a così gran quantità di mali ha potuto persuadere la relgione). L’obiezione alla religione si sposta percio’ dal piano dei principi al piano pratico, piano su cui si basa parte della moderna irreligiiosità.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  76. utente anonimo says:

    Insomma, Epicuro come precursore di Giussani?

    tesi molto interessante, devo riconoscere

    ma li trovo entrambi un tantino socratici, troppo intellettuali

    gli uomini non sono tutti e sempre così fini

    e un minimo di fifa serve a scuoterli

    ciao

    Francesco

    PS il punto sulla morte fu oggetto di discussione per un mio amico da poco entrato nel movimento, con una conclusione analoga alla tua. Solo che lui si chiedeva "se il problema è la morte, devo solo trovare il modo di non morire" che è più ragionevole che non il giochino di parole epicureo (cavolo, il problema è proprio che da morto non ci sarò più!)

  77. utente anonimo says:

    Per Francesco #71

    ”fifa”

    Ovvio. Senza il pungolo, nemmeno il bue si muove.

    ”più”

    Esatto. E’ questo il punto, alla fine. C’e’ un bell’apologo zen. Un maestro
    di spada incontro’ un tale per la strada: lo guardo’ attentamente, lo
    fermo’ e gli chese: ‘scusa, ma tu sei per caso un maestro di scherma?’
    ‘No’, rispose quello.  ‘Sei forse un monaco?’ ‘Nemmeno. Ma perchè mi chiedi queste cose?’ ‘Vedi, io sono un maestro di scherma. Ci ho messo anni a diventarlo. E, a guardarti, sono sicuro che anche tu sei maestro, anche se non so in quale disciplina.’ ‘Non saprei’, rispose l’altro. ‘Allora, se
    poso chiederrtelo’, disse il maestro di scherma tirando fuori la sua
    infalibile spada ‘tu hai paura di morire?’ ‘Nemmeno’, disse il suo
    interlocutore del tutto tranquillo ‘ho lasciato dietro le mie spalle questa
    paura tanto tempo fa’ ‘Lo sapevo!’, disse il maestro di spada, rinfoderando
    la sua arma letale: ‘lo sapevo che anche tu eri un maestro come me’. In
    altre parole, ciascuno di noi è chiamato a rendersi conto che prima o poi
    finirà come il crisantemo che si stacca dal ramo (questo è il motivo per
    cui i samurai hanno spesso adottato il crisantemo come motivo ornamentale delle loro armature). Dare un senso alla nostra vita ha per forza bisogno che noi si aspetti una rivelazione dall’alto, o saremo capaci di godere e gioire di essa come quando con gli amici si gode insieme della gioia di un pasto conviviale, senza che la coscienza della sua fine nel tempo ci tolga la serenità dell’esperienza comune?  Se la risposta è la seconda, allora non ha importanza come ci si arrivi, se dimenticando se stessi nella pratica dell’arte della spada o nel dedicarci alle arti e alle scienze o educandoci alla carità e alla contemplazione: ogni dottrina è come una scala, attaccarsi ad essa dopo che si è saliti rischia solo di farci
    ridiscendere. In tutti i casi dimentichiamo cio’ che di noi ci limita e
    costruiamo qualcosa che non è meno bello per essere caduco, come un
    mandala. Il dolore non svanisce, ma la disperazione sì, perchè anche al più disgraziato degli esseri umani è consentito di capire che la propria
    esistenza non si esaurisce mai in un grumo di sconfitte. Ne abbiamo già
    parlato altrove: l’Andrea Di Vita che ha mal di denti è tanto reale e
    fondamentale, nè più e ne meno, dell’Andrea Di Vita che gode di un bel sole e dell’Andrea Di Vita che gioca. Non è necessario che esista un Andrea Di Vita fondamentale e un Andrea Di Vita accessorio, una sostanza e un accidente, una anima passibile di dannazione o salvezza e un corpo
    destinato prima o poi alla tomba. E se tutti gli Andrea Di Vita sono
    ugualmente reali, ugualmente fondamentali, e se Andrea Di Vita arriva a
    rendersene conto, allora la disperazioe, che per esserci vuole sapersi
    permanente, svanisce, lasciano a ciascun attimo la possibilità di ospitare
    la gioia.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  78. utente anonimo says:

    Non ti seguo nella distinzione platonica tra "anima" importante e "corpo" accessorio.

    Io voglio salvare, anzi mantenere TUTTO del Francesco che sono, e il problema della morte è che questo tutto dissolve nel nulla.

    O no?

    Nel primo caso, solo la dimenticanza, solo l’amputazione permette una vita breve e miserabile. Anche col titolo di maestro.

    Nel secondo, se c’è una apertura verso un’altra possibilità, la vita può essere lunga e lieta.

    Non voglio dimenticare me stesso, nè ora nè nell’eternità.

    Ciao

    Francesco

  79. utente anonimo says:

    Per Francesco #73

    ” se c’è una apertura verso un’altra possibilità, la vita può essere lunga e lieta.”

    Non solo se c’e’ quell’apertura. Se c’e’, tanto meglio, ovviamente, e nessun agnostico si sogna di proibire una simile possibilità. Ma non è perchè siamo in qualche modo destinati a vivere per sempre che la nostra vita puo’ essere vissuta pienamente. Il bisogno di credere per forza a un’altra vita è il classico esempio di bisogno non necessario di Epicuro. Puo’ essere soddisfatto oppure no, ma la qualità della nostra vita non deve dipendere dal suo eventuale soddisfacimento.

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  80. utente anonimo says:

     "Ma non è perchè siamo in qualche modo destinati a vivere per sempre che la nostra vita puo’ essere vissuta pienamente." 

    carissimo, questa è per l’ennesima volta la discordanza fondamentale tra noi due.

    se non fossi destinato a vivere per sempre, sarei disperato o, più probabilmente, incazzato a morte

    ciao

    Francesco

  81. Stef says:

    Purtroppo dovresti almeno leggere di chi e cosa scrivi , in quanto il sudetto autore che citi non è “un certo” tizio ma uno scienziato che ha studiato l’argomento .

    Quelle che tu chiami , forse giustificato dall’ignoranza di non conoscere la storia ed aver letto i testi sacri islamici , condita da un certo perbenismo rampante nei media per paura di attirare le ire dei “fedeli” … Bufale , be non sono bufale ma sono dati storici , tutto quel che questo autore fa è mettere sulla carta i dati , non fa commenti o insulti ma semplicemente presenta dati e verità storiche fattuali . Le consiglio vivamente di leggere i suoi testi prima di criticare e scrivere articoli denigratori sulla base di nessuna informazione diretta .

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