Quetzalcoatl, iniziazioni a Teotihuacan e imprenditori in mini-car

L’insostenibile leggerezza dell’immaginario occidentale sull’umanità…

Quetzalcoatl è un’affascinante figura mitologica del mondo mesoamericano, che conosciamo – è bene ricordarlo – solo attraverso il filtro dei missionari cristiani e l’ambiguità dei reperti archeologici.

A Città del Messico, nel 1945, un imprenditore statunitense, Arthur Elian, massone di trentatreesimo grado, fondò l’Ordine di Quetzalcoatl. Imprenditori e professionisti statunitensi, vestiti con un mantello bianco, sandali da indio e un cappello conico nero in testa, vengono iniziati con un fantasioso rituale para-azteco, tra il battere dei tamburi sacri e guardie armate di “mazze azteche”, nel teocalli o tempio dell’Ordine.

Prima di bere il sacro pulque, giurano, tra l’altro:

“Studierò la Storia e ogni altro tema riguardante gli antichi abitanti e le tribù di questo continente. Farò ogni sforzo per visitare il Tempio di Quetzalcoatl a Teotihuacan, per ricevervi la Consacrazione come Maestro Artigiano dell’Ordine di Quetzalcoatl, e obbedirò fedelmente a tutte le leggi e i decreti del mio Teocalli e a quelli del Supremo Teocalli. Lo giuro sulla mia parola d’onore. Che Dio mi aiuti!”

Che potremmo leggere proprio come l’impegno ad approfondire e diffondere lo sguardo occidentale sul Messico.

La consacrazione come Maestro dell’Ordine di Quetzalcoatl avviene successivamente, in un rituale alle piramidi messicane, o a Teotihuacan o a Chichen Itza, se la folla di adepti New Age lo permette.

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La biografia di un paese: Paul Tatham, reduce del Vietnam, vende proprietà immobiliari in 13 stati degli Stati Uniti e in quattro paesi in giro per il modo; è membro dell’Ordine dei Gorilla e Maestro dell’Ordine di Quetzalcoatl, ex-comandante dell’American Legion, ex-Regnante Esaltato di una Loggia di Alci

Per essere ammessi nell’Ordine di Quetzalcoatl, occorre essere già massone; e fino al 2000, massone appartenente all’Ancient Arabic Order of the Nobles of the Mystic Shrine, un’organizzazione fondata nel 1870 e che vanta 350.000 membri.

Gli Shriner - così si chiamano gli appartenenti a questo “antico ordine arabo” – sono una realtà inconcepibile da noi.

Milioni di statunitensi appartengono a qualche confraternita iniziatica.[1] Già all’università, innumerevoli studenti aderiscono a qualche collegiate secret society, riservata a soli maschi (oppure sole femmine), in cui si viene cooptati tramite rituali pittoreschi e teoricamente segreti. Confraternite che forniscono insieme un senso di appartenenza e forme di mutuo soccorso. Tutti questi ordini hanno anche un elemento notevole di teatralità che si avvicina al grottesco: il vecchio Ku Klux Klan era in fondo un’organizzazione molto più normale di quello che potremmo pensare.

Alcune associazioni iniziatiche – come la Benevolent and Protective Order of Elks – arrivano anche ad avere un milione di membri. Spesso, tali associazioni generano ulteriori gruppi interni: è il caso della Massoneria, che ha prodotto diversi cerchi iniziatici al proprio interno, come appunto gli Shriner.

L’associazione degli Shriner, decisamente borghese e bianca, avrebbe portato indirettamente alla nascita del movimento nero negli Stati Uniti. Infatti, nel 1893, si svolse a Chicago la Fiera Mondiale, che aveva portato negli Stati Uniti un’eccitante ventata di esotismo: l’attrazione principale era una “Città del Cairo“, con moschee, suq e abiti egiziani: appena un mese dopo, un gruppo di massoni neri, rivendicando una patente concessa loro dagli Shriner, avrebbero fondato l‘Ancient Egyptian Arabic Order of the Nobles of the Mystic Shrine of North and South America, nel cui seno sarebbe sorto l’Islam nero statunitense e l’afrocentrismo, che rivendicava proprio l’Egitto come civiltà nera.[2]

Il nome “arabo” nel titolo dell’Ordine degli Shriner non è casuale.

Gli Shriner, un solido blocco di professionisti e imprenditori bianchi e protestanti di mezza età, in genere residenti nel Sud degli Stati Uniti, si riuniscono per fare gli arabi, sotto la direzione di un “Potentato Imperiale” che indossa un fez e dal Divano Imperiale dirige 191 templi (in passato si chiamavano “moschee”) con nomi come Ramsete, Wahabia, Iside e Mecca.

Ormai alcuni decenni fa, fu pubblicato il rituale degli Shriner [3] da cui, con grande gioia dei complottisti,emerge che gli Shriner giurano (o giuravano allora) su un curioso miscuglio di Islam e teologia biblica:

“Io così giuro, su questa Bibbia, e sulla misteriosa leggenda del Corano, e la sua dedica alla fede Maomettana, prometto e giuro e mi impegno sulla fede e sull’onore di un uomo retto”.

Né mancherebbero gli aspetti goliardici, caratteristici di gruppi rigorosamente separati per sesso:

“Questo è il luogo in cui i nostri fratelli si fermeranno a spruzzare un po’ di urina sul Passo del Diavolo. Contribuirete con alcune gocce di urina per commemorare il tempo e il luogo in ci tutti coloro che passano qui rinunciano agli inganni e ai mali del mondo per adorare al Santuario dell’Islam. Bastano poche gocce”.

In realtà, gli Shriner godono di notevole e meritata ammirazione pubblica, avendo messo in piedi ben 22 ospedali, aperti a tutti e gratuiti: nel vuoto della sanità pubblica, la “filantropia” – versione appena laicizzata della carità cattolica – offre l’unica speranza per moltissimi cittadini degli Stati Uniti.

Come confraternita filantropica, gli Shriner sono presenti a tutte le innumerevoli sfilate che caratterizzano la vita statunitense. E si presentano in maniera inconfondibile. Cravatte al vento, fez (con spada islamoidale) in testa, sfilano infatti su mini macchine e mini camion, prodotti da un’apposita azienda, la Shriner Mini-Cars.

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Note:

[1] Diamo a questo termine il suo semplice valore antropologico, senza alcuna valenza esoterica.

[2] Michael Angelo Gomez, Black crescent: the experience and legacy of African Muslims in the Americas, Cambridge University Press, New York 2005, pp. 245 ss.

[3] The Mystic Shrine an Illustrated Ritual of the Ancient Arabic Order Nobles of the Mystic Shrine, Ezra A. Cook Publications, Inc., Chicago. La data del testo originale è 1957, mentre i siti complottisti che ne citano estratti parlano di un’edizione del 1975: errore di stampa, o si tratta davvero di un’altra edizione?

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