Del diritto di ridere e di odiare

Uno dei capisaldi di questo blog è l’opposizione radicale, a 360 gradi, a ogni tentativo di censurare espressioni che qualche gruppo permaloso, a proprio insindacabile giudizio, ritiene “offensive“.

Il principio non è complicato. Se un molisano impedisce a me, che sono di origine messicana, di partecipare a un concorso in base alle mie origini etniche, va punito.

Se un molisano scrive che i messicani sono tutti ladri e che il Messico dovrebbe essere annesso dal Guatemala, può scriverlo e guai a chi cerca di censurarlo. Con lo stesso diritto, ovviamente, posso rispondere come voglio sui molisani, sulle loro madri e sul diritto dell’esercito del Ciad di occupare Campobasso.

Voi sapete come la pensiamo qui sull’islamofobia; e daremmo volentieri un premio a chiunque tirasse una torta in faccia a quel grosso deficiente del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini. Bene, Giancarlo Gentilini è stato condannato alcuni giorni fa alla pena di non poter parlare in pubblico per almeno tre anni, per le sue demenziali sparate islamofobe e razziste.

Noi condividiamo in pieno la coraggiosa presa di posizione di Vincenzo Donvito dell’ADUC [1], che non dice, “magari Gentilini era innocente“. No, dice, “Difendiamo il vicesindaco di Treviso e il suo diritto a pensare ed esprimersi da razzista“. Leggete il comunicato dell’ADUC, perché coglie perfettamente il punto.

La censura del giorno riguarda un cortometraggio uscito in Slovenia,  intitolato Trst je naš (“Trieste è nostra“) in lingua slovena e rivolta a sloveni, che alcuni italiani stanno cercando di censurare. Non ho visto il cortometraggio, ma non lo hanno visto nemmeno gli aspiranti censori.

Lasciamo perdere tutta la contortissima questione di Trieste e dintorni.

Quello che è interessante è il meccanismo del vittimismo censorio: io ti impedisco di esprimerti, perché tu aprendo bocca con gli amici tuoi, lontano da me, mi fai sentire vittima, mi fai soffrire per il passato mio, o di mio nonno o del cugino di terzo grado di mio zio acquisito.

Parte addirittura il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che rievoca tutto il solito armamentario moralistico dei censori:

 “Tra qualche giorno celebriamo il ventennale della caduta del muro di Berlino e nessuno dovrebbe permettersi di scherzare sul sangue e sul dolore che l’Europa ha drammaticamente conosciuto”, ha dichiarato Frattini. “Rievocando quanto i cittadini dalmati e istriani hanno subito e sofferto per le orribili azioni delle bande del dittatore jugoslavo”, ha osservato il titolare della Farnesina, “il film versa nuovo sale sulle ferite che dovremo tutti contribuire a far chiudere piuttosto che riaprire”.

La Storia è come la predica in chiesa, niente cani nemmeno al guinzaglio, niente battutine e non passarsi i bigliettini.

Frattini usa un classico trucco dei censori: quello di associare l’evento da censurare a qualche data, in questo caso l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, che non c’entra assolutamente nulla, ma dovrebbe far sembrare ancora più insensibile il regista. Il gioco è facile, visto che ci sono solo 365 giorni in un anno, e qualunque cosa si faccia sarà sempre vicino all’anniversario di qualcos’altro.

Le associazioni dei profughi istriani si lamentano da mezzo secolo di essere state emarginate e censurate e non hanno forse tutti i torti.[2]

Ma come spesso succede, appena conquistano il diritto di farsi sentire, lo usano per chiedere di mettere a tacere qualcun altro. Pontifica Lucio Toth, presidente dell’Anvgd, associazione che raccoglie gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia:

“Concordo con le parole di censura espresse dal ministro Frattini – ha detto Toth – anche ammesso che abbiano voluto fare una parodia, l’argomento non si presta allo scherno. Ci sono ancora tendenze scioviniste da parte slovena che contestano l’italianità di Trieste e Gorizia“. “Il pericolo – ha concluso – è che attraverso la satira si raggiunga un risultato opposto: gettare sale su una ferita ancora aperta che si cerca di rimarginare”.

Qualcuno potrebbe contestare l’italianità non solo di Trieste e Gorizia, ma anche di un tizio che di cognome fa Toth. E poi, visto che i censori amano accostare date a caso, siamo vicini al Giorno dei Morti, che in tante culture (da Halloween al Día de los Muertos) celebra il diritto di ridere della morte stessa e di tutte le tragedie.

Del diritto di ridere e di odiare
Il presidente dell’Unione Istriani di Trieste, Massimiliano Lacota, tira fuori le parole magiche (“inaccettabile”, “odio”) che vanno di moda di questi tempi. Il trailer, secondo lui, “riporta tutta una serie di situazioni che sono inaccettabili, a partire dagli slogan che incitano all’odio razziale e sono contro la città di Trieste”.

Ed ecco le frasi di Odio Razziale che lui cita:

“‘Trieste ritornerà slovena’, ‘Nel 2010 scriveremo una nuova pagina di storia’ oppure ‘Ridiamo orgoglio al popolo sloveno’.”

Che anche se le anagrammi, non si capisce cosa ci sia di così tremendo; ma la preoccupazione principale di oggi è quella sottile emozione che chiamano “Odio”, che avvocati chirurghi e secondini dovrebbero curarsi di estirpare dall’intimo delle persone.

Frattini tira fuori le sospette vicinanze di data; Lacota invece si preoccupa delle vicinanze geografiche:

“”Di più ci ha irritato il fatto che questo film venga presentato per la prima volta non a Lubiana ma addirittura a Sesana, a pochissimi chilometri da Trieste”, protesta Lacota a proposito della proiezione in programma il 6 novembre. “

Lacota si infuria se viene contestata “l’italianità” di Trieste, ma usa tranquillamente il nome italiano “Sesana” invece dello sloveno Sežana: se c’è qualche vittimista sloveno in giro, potrebbe denunciare il signor Lacota perché offende la slovenicità del piccolo comune e getta sale sulle ferite del sindaco, del postino e del negoziante che vende liquori ai turisti italiani.

Lacota ha comunque in tasca la soluzione a tutti i conflitti dei nostri tempi. Che non consiste nel fare un film migliore e più graffiante di quello del regista sloveno, ma di correre dalla grande mammadicendo, “lui mi ha offeso”:

“Abbiamo già fatto vedere il trailer ai nostri legali di Bruxelles – conclude – e crediamo che ci siano i fondamenti per avviare un’azione legale nei confronti della Slovenia, un procedimento di infrazione per istigazione all’odio razziale”.

Nota:

[1] Non so quasi nulla di questa associazione, che mi dicono sarebbe vicina all’orrido Partito Radicale. Ma qui stiamo parlando di questioni di principio; e l’ADUC ha comunque posizioni nettamente antirazziste.

[2] A pensarci bene, non sono state solo vittime della “censura comunista”, ma anche e forse soprattutto del fatto che la Jugoslavia non si poteva offendere, perché era un pilastro antisovietico.

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