La Chiesa, l’Orso e l’Acqua (1)

"Queste missioni [il riferimento è all’Afghanistan] servono a difendere anche la nostra sicurezza nazionale, e quella dell’intero Occidente, dalla minaccia del terrorismo globale. E hanno una funzione positiva per la crescita umana – e anche spirituale – di chi vi partecipa."

Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Vincenzo Pelvi, Generale di Corpo d’Armata

Quanto mistero c’è, nelle cose evidenti. Come nel pervasivo dominio della Chiesa cattolica in Italia. Non parliamo della minoranza di chi effettivamente crede alla Trinità e agli altri pilastri della narrazione cattolica, ma di quella sottile presenza nel Luogo Comune che unisce la grande maggioranza degli abitanti di questo paese: i cosiddetti "valori cristiani".

L’Italia è uno dei paesi meno religiosi che io conosca: provate a fare un confronto con gli Stati Uniti, con l’Egitto o con il Messico… Non è certo la preoccupazione per il proprio destino dopo la morte, o la certezza di possedere la verità, che smuove la maggior parte del cattolicesimo italiano.

Se non c’è fede, il dominio si deve forse al denaro? Certo, la Chiesa possiede non pochi mezzi – basta fare un giro per il quartiere Aurelio a Roma per vedere quanto siano ancora immensi i possedimenti clericali. Ma esistono altri poteri economici, sicuramente più efficienti. Il seme del capitalismo si piantò quando i geometri, ai tempi di Enrico VIII, distrussero i conventi.

L’antropologia del capitalismo è radicalmente diversa da quella clericale: leggete  Via col vento in Vaticano, che reca l’anagrammatica firma "I Millenari" di Monsignor Luigi Marinelli. Il libretto, opera di un sacerdote profondamente conservatore, descrive, in un curioso stile curiale, la vita di una comunità umana tutta particolare, costituita da uomini anziani, eccentrici, solitari (se prescindiamo da qualche scappatella in genere omosessuale), talvolta astuti ma apparentemente lontani da ogni comprensione del mondo reale. Però chi è immerso nel proprio tempo, affoga con la prima tempesta; e proprio la lontananza del clero dal nostro tempo ne permette la sopravvivenza.

Certamente, uno dei punti di forza della Chiesa in Italia risiede nel fatto che i cattolici fanno, mentre gli altri chiacchierano. In maniera silenziosa e con un sorriso sfuggente, tengono in piedi gran parte della struttura assistenziale della società italiana, come tutti sanno.

E’ qualcosa di moderno – lo Stato che si ritira dalla sfera sociale per dedicarsi alla mitica "sicurezza" ha bisogno di un sostituto; ma anche qualcosa di molto antico: Costantino forse non donò Roma ai preti, ma certamente donò loro le vedove, i bambini, gli zoppi e gli ammalati.

Questa vocazione profonda della Chiesa per il lato oscuro della vita ne fa la controparte critica del signore del lato luminoso: il portatore di spada, che feconda e uccide.

E’ una storia lunga.

San Romedio è padrone del castello, occhio di falco carnivoro che sorveglia la valle.

Abbandona tutto, per farsi eremita; e con l’impotenza della santità riesce a domare l’orso, che i suoi parenti, signori germanici, erano soliti invece sfidare in sanguinosi duelli nei boschi. Chi rinuncia a pietra e acciaio, si fa morbida umiltà e vive nell’oscurità della grotta, ottiene il dominio, entrando trionfante a Trento in groppa al vero re degli animali.[1]

Una leggenda diffusa ad arte, per colpire al cuore il complesso della cultura virile e barbara, in cui il guerriero si immedesimava nella fiera che combatteva.

La Chiesa, il dominio e l
San Romedio

Il rapporto tra dominio della Chiesa e potere politico non si riassume facilmente nelle superficiali polemiche contro "preti e padroni". Casomai, è stato un lungo matrimonio, in cui lei, la Chiesa Madre, minava continuamente la sicumera di lui, attenta però a non minacciarne il potere – senza sangue sulle mani, vestito di abiti delicatamente ricamati, senza prole da promuovere, pronto al perdono, il prete disarma, ma se occorre, benedice anche le armi che lui non tocca.

Se le chiese, in quanto edifici, hanno un proprio fascino, non ce l’hanno certamente i loro custodi. La cultura italiana divide nettamente i santi dai peccatori: ben pochi vorrebbero appartenere alla bizzarra categoria dei pazzi astinenti e frequentatori dei lebbrosi, cui si contrappone la goduriosa salute del peccatore indifferente al prossimo.

Chi vive nel lato oscuro è visto come certi pallidi insetti che vivono sotto i sassi. Nel paese di Alvaro Vitali, il sottile disprezzo per i cattolici è quasi universale, e non ha nulla a che fare con i vani scuotimenti degli anticlericali.

Dal Tao Teh King (Dàodéjīng) di Laozi:

"Nel mondo, nulla vi è di più debole dell’acqua eppure tra tutte le sostanze che intaccano ciò che è duro, nessuna la può superare.

Tra tutte le cose, nulla può prendere il posto del Tao. Con il Tao, il debole conquista il forte, ciò che si piega conquista ciò che è rigido. Nel mondo, tutti lo sanno ma nessuno lo mette in pratica.

Perciò il saggio dice: colui che assume su di sé la vergogna della nazione può essere il sacerdote all’altare. Colui che porta su di sé la colpa dei guai della nazione, è spesso sovrano dell’Impero".

Nota:

[1] Quando i romani nei circhi facevano lottare orsi contro leoni, erano i secondi a soccombere. Sul tema, si legga il bellissimo libro del medievista francese, Michel Pastoureau, L’orso. Storia di un re decaduto.

(Continua)

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37 Responses to La Chiesa, l’Orso e l’Acqua (1)

  1. Il successo della chiesa in Italia è dovuto a tanti fattori tra questi c’è l’eredita di fede della famiglia cattolica anche se spesso così poco cristiana, che di battezzo in battezzo rende pressochè costante il dominio numerico della chiesa sulla società italiana indipendentemente se chi è battezzato sia veramente cristiano o addirittura credente.

    Poi come scritto nel post la sua funzione sociale, lo stato inteso anche come collettività abdica alle sue funzioni sociali delegando le stesse ad un “ente” esterno che sui servizi assistenziali ha creato un vero e proprio business culturale ancora più che economico, è sentimento comune infatti che la chiesa si occupi di tutta quella parte della società che ha bisogno di cure e sostegno.

    Se si potesse antropomorfizzare la chiesa ne uscirebbe fuori un uomo alto con le spalle larghe con la barba a dimostrazione della sua lunga età ed esperienza, che prega per tutti indistintamente.

    Il dominio della chiesa non è economico o quanto meno non solo, ma è un dominio culturale che impregna le nostre vite e i nostri modi di pensare, e un pensiero che si insinua e che di fronte alle evidenti ingerenze ti fa dire, in fondo ci sono religioni peggiori se devo scegliere meglio la chiesa visto che io come anche la stra grande maggioranza delle persone che conosco, ne faccio parte.

    Nino

  2. utente anonimo says:

    “In maniera silenziosa e con un sorriso sfuggente, tengono in piedi gran parte della struttura assistenziale della società italiana”

    a parte la notazione peregrina del sorriso sfuggente, potresti spiegarmi come farebbero 4 vecchi cardinali culattoni a FARE tutto questo? ci vuole molto lavoro diretto per realizzare quel lavoro di cura. E forti motivazioni, che ci sono anche cose più divertenti.

    Oppure intendi qualcos’altro?

    Francesco

  3. kelebek says:

    Per Francesco n. 2

    Dal commento di He Shanggong al Daodejing:

    “Gli uomini detestano i luoghi bassi, umidi, sporchi, impuri: solo l’acqua vi permane scorrendo tranquillamente”.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    non mi pare Francesco d’Assisi li detestasse, nè Carlo Gnocchi. addirittura li hanno scelti.

    ci sono più cattolici di quel che consideri, caro Miguel?

    Francesco

  5. kelebek says:

    Per Francesco n. 4

    e io che ho detto, scusa? Ma lo hai letto il post?

    Boh…

    Miguel Martinez

  6. Da esponente della minoranza che "effettivamente crede alla Trinità", trovo il post piuttosto interessante, oltre che sostanzialmente condivisibile – in attesa del seguito -, nonostante il ricorso alla retorica taoista. ;-)
    Un’unica notazione: è indubitabile che l’Italia sia nel complesso un Paese "meno religioso" (nel senso che alla locuzione si dà nel post) di Egitto, Messico e Stati Uniti. Credo tuttavia che, dati alla mano, in Europa sia il "più religioso" – o comunque tra i più religiosi -; va ricordato infatti che, anche in questo caso, il "risultato nazionale" è frutto di una ideale "media" tra il Nord "franco-germanico" e il Sud "ispano-egiziano".

  7. utente anonimo says:

    Miguel

    allora non ci ho capito nulla. Da una parte sostieni che l’Italia non è un paese religioso (almeno nel senso di credere in Dio), poi però che la Chiesa è molto potente perchè si occupa dei vari sfigati che fanno schifo all’italiano medio.

    E io ti ho obiettato che per occuparsi degli sfigati ci vuole (a) un popolo, che è un lavoro impegnativo e (b) una fede, che non è un lavoro facile.

    Quindi, mi pare evidente, la Chiesa in Italia non può essere solo 4 cardinali dal sorriso ebete …

    Giusto?

    Francesco

  8. Peucezio says:

    Bell’articolo, Miguel.

    Per inciso, credo anch’io, come edmundcampion, che l’Italia sia comunque il paese più religioso della parte meno religiosa del mondo: l’Europa occidentale.
    Ma in effetti il nucleo del tuo discorso è un altro.

  9. PinoMamet says:

      Permettetemi di intromettermi, Francesco e Miguel;

    -no, Miguel non sostiene che la Chiesa sia solo quattro cardinaloni;
    questi cardinaloni sarebbero il particolare gruppo umano vaticano descritto dal libro de "I Millenari";
    ovvio che la Chiesa, per essere così pervasiva, debba avere più personale;

    -proprio perché l’italiano medio schifa la situazioni di sfiga ci vuole qualcuno che se ne occupi, e va benissimo all’italiano medio che lo faccia la Chiesa;

    -l’italiano medio che vedo io (non quello del tempo di Berta) ha verso la religione lo stesso atteggiamento di fondamentale lontananza che ha verso altri concetti altrettanto "chiaccherabili" come "la cultura" (totem di sinistra) e "la tradizione" (totem di destra): se ne frega e li tira fuori, di solito con enorme ignoranza e approssimazione, quando gli fa comodo.

    Fanno eccezione i gruppi religiosi in varia misura minoritari, per i quali la religione ha in effetti una certa importanza perché se la sono scelta, invece di trovarsela tra capo e collo come un centrino lasciato dalla nonna, o perché sono appunto minoritari:
    i musulmani, i protestanti, i testimoni di Geova e i "cattolici", cioè, quelli che lo sono davvero: 
    tu, Roseau, Falecius, Edmundcampion ecc. siete un bell’esempio della varietà che si trova all’interno di questa che è, dopotutto, la più grande minoranza religiosa d’Italia :-)
    Ciao!! 

    PS
    Sì, lo so anche tu hai ricevuto il cattolicesimo in eredità come milioni di italiani, Francesco, ma a differenza di moltissimi altri lo hai anche scelto, ti piace.

  10. PinoMamet says:

     Rispondevo a Francesco, solo che internet mi fa incazzare e sono riuscito a postare solo oggi.

  11. utente anonimo says:

    Forse il vero problema è che la parola Chiesa è un po’ ampia, sotto questo termine posso radunare i preti di paese, quelli che si occupano di tossicodipendenti/barboni/persone in difficoltà, i missionari evangelizzatori, i cardinali ingioiellati e politicizzati, quelli che aiutano gli stranieri e quelli antimoschea… la “vera” Chiesa dove sta?
    Un saluto e complimenti per il blog, sempre interessantissimo
    Matteo

  12. utente anonimo says:

    x Pino

    quindi secondo te è corrtto distinguere l’italiano medio dal cattolico medio? la Chiesa (preti e laici) è “altro” rispetto all’Italia media?

    credo che il popolo italiano sia, individuo per individuo, meno coerente con le classificazioni ideologiche di quanto si pensi.

    ciao

    Francesco

  13. PinoMamet says:

    Francesco

    io non so come sia in altre parti d’Italia;

    ma qui da me, anche se la maggioranza assoluta della popolazione è formata da battezzati e cresimati, quando si parla di “cattolici” si intende una categoria particolare di persone;

    non si intendono neppure quelli che sono “cattolici in politica”, cioè che votano per partiti di esplicita ispirazione cattolica; ma quelli che, in pratica, “ci credono” (non a Dio, quello è ovvio, ma all’identificazione con il cattolicesimo), vanno in chiesa con una certa frequenza, seguono, o non seguono, ma comunque gli importa di cosa dicano “i preti”, insomma in qualche misura danno importanza e si identificano con la religione cattolica.

    Quelli che una volta si definivano, sempre per distinguerli dalla popolazione media, “di chiesa”.

    “Certo che la famiglia X è proprio ‘di chiesa!’ Oggi è andata alla processione di San Genesio…”

    A proposito: proprio qualche giorno fa sentivo mio padre che parlava di suoi vecchi vicini di casa (decenni fa):

    “erano molto di chiesa, ma erano brave persone!”

    e questi, a quanto ne so, sono sempre stati visti come diversi;

    credo non troppo diversamente da come fossero visti gli ebrei

    (quando ancora non c’erano in giro musulmani, avventisti, geovani, buddhisti ecc. ecc.)

    Ciao!

  14. falecius says:

    Pino: ho il nettissimo sospetto che gli ebrei fossero visti peggio, almeno se guardiamo alla longue durée.

  15. PinoMamet says:

    Peggio?

    Dipende “longue” quanto, e dipende anche visti da chi.

    Se penso alla situazione del tempo dei miei nonni, stando a quanto ho sentito, direi che quelli “di chiesa” erano visti con un certo fastidio e anche, sì, un minimo di disprezzo

    (“quelli stanno a sentire cosa gli racconta il prete…”);

    gli ebrei con completa indifferenza

    (almeno non volevano convertire nessuno).

    Certo, magari se si parla di secoli fa è diverso, ma non ho dati, e poi io sono uno stronzo qualunque, mi baso su ciò che vedo e sento io :-)

    Ciao!

  16. PinoMamet says:

    Premetto- no, postmetto- che io non ho mai, mai, mai sentito un vero commento antisemita dal vivo prima di andare in Friuli per lavoro.

    Mentre sentendo parlare di chi faceva cosa nel paese dei bisnonni, salta fuori dopo anni che sentivo parlare di uno (quello che possedeva il tal podere prima di…) che quello era ebreo, detto così en passant, e che poi perse tutto con le leggi razziali.

    Stop.

  17. PinoMamet says:

    In Friuli in compenso ne ho sentiti diversi a pochi giorni di distanza, indirzzati a un gioielliere (“gli ha dato dei soldi? ma figurati, quell’ebreo…”) e a un sindaco, o candidato sindaco.

    E mi hanno dato molto fastidio.

  18. utente anonimo says:

    a me è capitato relativamente spesso sentir usare ebreo e rabbino come insulti, o meglio termini descrittivi con connotazione fortemente negativa

    con mio sommo stupore, dopo tutta la propaganda antirazzista ammanita da ogni possibile mezzo di comunicazione …. con somma inefficacia, devo ammettere

    oggi però mi paiono più di moda negri, albanesi, zingari, arabi ….

    sigh

    Francesco

  19. PinoMamet says:

    Quelli che ho sentito io in Friuli erano forse peggiori, perché non generici e “buttati lì”, ma indirizzati scientemente a colpire una persona in quanto ebreo.

  20. Peucezio says:

    Pino, non è che forse la distinzione, almeno per la società di mezzo secolo fa o più, è fra le intere famiglie e le donne?

    Cioè, per quello che ho presente io erano poche le donne che non frequentavano assiduamente la chiesa, facevano la comunione ecc., ma le famiglie che erano nella totalità così assidue, compresi gli uomini, in molti contesti erano una minoranza: molti uomini magari andavano anche a messa la domenica, ma con poca attenzione, disertando i sacramenti…

    Cosa ti risulta in merito per quello che concerne la tua memoria famigliare?

    Sugli ebrei: in Puglia (penso che il discorso si possa estendere al resto del sud) c’era un antesemitismo popolare piuttosto radicato, ma che si riferisce più a una figura archetipica e semi-mitica, che agli ebrei concreti (in Puglia colonie ebraiche significative non esistono più da secoli), verso i quali, pochi, ebrei concreti c’era semmai una bonaria indifferenza.

    Di contro il “giudeo” archetipico era ripugnante fisicamente e moralmente capace di qualunque nefandezza: in generale una figura che suscita paura: si dice ancora dalle mie parti “pare nu ggedè” a uno con una lunga barba e lunghi capelli incolti, magro, trasandato e dall’espressione un po’ cupa.

  21. PinoMamet says:

    Peucezio

    a memoria famigliare, direi che sì, le donne tendevano magari a essere più religiose, ma in generale la distinzione da queste parti era proprio tra chi era di chiesa (una minoranza) e chi no.

    Penso, volendo fare della sociologia spicciola, che quelli “di chiesa” fossero essere minoranza proprio perché trasgredivano all’idea popolar-contadina della religione come generico contenitore di proverbi, feste, benedizioni e protezioni varie, proponendo l’iammagine di una fede senz’altro più autentica, ma anche più impegnativa e perciò poco apprezzabile dai più.

    Oltretutto la religione cattolica la menava, più di oggi, con la povertà, della quale ce n’era fin troppa, l’obbedienza, e altre cose da “pecorelle” che non è che fossero ben viste.

    Proverbi e modi di dire su ebrei da queste parti non ne ho mai sentiti, eppure ne ho sentiti di tutti i colori;

    forse anche perché la presenza ebraica era relativamente più numerosa che al sud, quindi più facile smentire eventuali stereotipi; non so, azzardo un’ipotesi.

    In compenso, mio padre amaca ripetermi, a scanso di troppa intimità con QUALUNQUE religione, la massima

    “troppa amicizia col prete e il medico, vivi sempre ammalato e muori eretico”;

    non so dove l’avesse presa.

    Ciao!

  22. roseau says:

    @Peucezio: Confermo quello che dice Pino. La mia nonna materna, nata nel 1914 vicino Medesano, nel Parmense, non era particolarmente religiosa, se si eccettua una una peculiare devozione personale a Santa Rita, modello di pietà familiare (era madre e moglie con famiglia difficile, prima di farsi monaca agostiniana).

    Ricordo che quando pioveva a dirotto, prendeva due cucchiaini o le forbici e li disponeva sul tavolo a far la “croce”, perché non grandinasse. O, quando perdeva qualcosa in casa, recitava due-tre Gloria a sant’ Antonio, e mi diceva: “la casa nasconde ma non ruba”. Aveva, credo, la terza elementare ed era una persona molto mite e per niente preda di pregiudizi o timori.

    Mia zia, sua figlia, pur essendo una votante storica PCI e ora PD, trent’ anni alla Bormioli, ha assorbito i pregiudizi contro i “terroni” prima e contro i “marocchini” poi, che la affiancavano in fabbrica.

    Forse non aveva torto l’ altrimenti esecrabile Massimo D’ Alema a sostenere che la Lega raccogliesse gli umori e il sentire di una parte del movimento operaio.

    L’ altra mia nonna era marchigiana, aveva un anno in più della consuocera ed era…Dio solo sa cosa! :D

    Non ho mai capito se credesse o meno, se avesse sue personali forme di devozione.

    Certo il problema di Dio se lo poneva eccome, a giudicare dalle sue letture.

    Ma il padre, un socialista anarchico, l’ aveva mandata in un collegio religioso pur di non consegnarla alle scuole fasciste.

    Probabilmente, è stata vaccinata a vita verso certe forme di mellifluità e ipocrisia religiosa.

    Dette del cretino, ad esempio, a mio padre, quando mi iscrisse ad una scuola cattolica:

    “Ma voi avete tutti fatto scuole pubbliche!”

    “Lo so, mamma…è per domarla“.

    “Ah, beh, vedrai che bel lavoro faranno, non chinerà la testa neanche davanti a domineiddio, e per fortuna…”

    :D

  23. utente anonimo says:

    x R 22

    beh, D’Alema lo ha scoperto dopo aver notato che la Lega prende i VOTI di detti operai.

    Attento ma non geniale, lo definirei.

    Ciao

    Francesco

  24. utente anonimo says:

    roseau,

    macché esecrabile :-)

    Z.

  25. utente anonimo says:

    ___Per chi volesse approfondire il discorso “zoogladiatorio”___

    **Orsi contro leoni e tigri:**

    Pare poi che il combattente definitivo sia l’orso grizzly, nonostante faccia pena come predatore. Ciò é possibile grazie alla sua muscolatura densissima, che gli conferisce una forza spropositata tale da spaccare anche il cranio di un toro (!!!) con grande facilità o da piegare i telai delle auto. Molti circhi negli USA, infatti, portano gli orsi a “sfogarsi” nei depositi di auto… In opposizione a questa caratteristica, pare che tutti gli altri animali che hanno affrontato i grizzly nelle arene, inclusi i leoni, non abbiano una struttura fisica abbastanza robusta da incassare l’impatto della zampata, a prescindere dal danno degli artigli eccezionalmente lunghi e robusi. Questo perché l’orso bruno, che riesce ad incassare i colpi dei suoi simili, ha una struttura molto compatta e densissima, a forte discapito di agilità e velocità mentre gli altri predatori, che invece eccellono in questi campi, hanno una struttura più esile che li rende automaticamente molto più vulnerabili.

    Incredibilmente, i grizzly risultano più forti anche degli orsi polari perché, sebbene questi siano in media più lunghi e pesanti, la loro forma affusolata e adatta al nuoto ne ha assottigliato anche le ossa. Questo li rende più vulnerabili ai colpi dei cugini marroni che, di fatto, ne hanno quasi sempre la meglio quando gli orsi polari arrivano sulla terra ferma, durante le glaciazioni invernali. I grizzly hanno anche gli artigli molto più lunghi e, notizia recente, in natura sono stati trovati ibridi naturali tra grizzly e orsi polari, ritenuti teoricamente possibili ma altamente improbabili per diversi fattori, come il diverso periodo dell’accoppiamento tra le due specie. La causa sarebbe lo scioglimento dei ghiacci, che porterebbe gli orsi polari a tornare sulla terraferma, in cerca di cibo.

    Pare invece che in Cina, orsi e tigri siano nemici giurati. L’orso nero cinese é grosso modo delle stesse dimensioni di quello americano, quindi raggiunge un massimo di 270 kg (simile alla tigre) ed é certamente un valido avversario per qualunque predatore. Ma in Asia é presente anche l’orso bruno tibetano, lontano parente del grizzly, rispetto al quale é leggermente più grande ma anche meno aggressivo. Tigri e orsi si attaccano l’un l’altro, uccidendosi a vicenda: le tigri, grazie alle loro doti di predatrici, sono state ritrovate a cibarsi di cuccioli d’orso o giovani adulti non completamente sviluppati, mentre gli orsi bruni sono rinomati per rubare le prede alle tigri e per ucciderle, se queste non sono abbastanza furbe da fuggire. Resta il fatto che, contro questi animali, la tigre riesca a reagire meglio del leone, nonostante sia ingiusto paragonare i risultati di uno scontro in arena con gli avvenimenti in natura. La ragione sembrerebbe comunque dettata dal fatto che gli orsi combattono principalmente con gli artigli e la criniera del leone risulterebbe molto meno utile, a differenza della maggior stazza della tigre e delle sue capacità superiori di tendere imboscate.

    _____________

    XXX

  26. marijam says:

    @ pino

    anche in toscana a proposito di cattolici si diceva ” di chiesa” a volte “chiesini”, a casa mia poi di chiesa era una sorta di sinonimo per indicare persone democristiane, forse a causa della forte contrapposizone tra cattolici e comunisti, anche se per esempio , poteva capitare , che un’ operaia comunista come una mia zia, scomparsa vecchissima alcuni anni fa,potesse , talvolta, andare in chiesa , senza essere una vera praticante.

    Il popolo, quelle vero, almeno una volta era fuori da certi schemi, recentemente frugando tra la documentazione di famiglia ho trovato delle tessere cgil del 1947 e sottoscrizioni di sostegno al pci per la costituente, 100 lire, insieme a una serie di santini e di immaginette sacre. Chissà cosa penserebbero certi laici di oggi:-))

  27. PinoMamet says:

    Sì, sono d’accordo,

    certi schemi non c’entravano niente con la vita del popolo;

    CGILG e L’Unità insieme ai santini e ai rosari era assolutamente la norma

    (ho parlato, per una faccenda, con un’assessore, donna; chiesto in giro chi era, scopro che è la “figlia del campanaro”, il quale campanaro, diacono o qualcosa del genere- portava la comunione a domicilio ai vecchietti- era anche fervente comunista; non raro esempio di appartenenza a due “chiese”, che avevano entrambe persone “di chiesa” o no).

    Ciao!

  28. controlL says:

    Splendido commento di zi’ prev’t’. L’avrebbe sottoscritto anche un massone ottocentesco. Tutto lì il dramma odierno della chiesa.p

  29. AndreaDiVIta says:

    Per XXX #25

    ”zoogladiatorio”

    Bellissimo. Da sempre il mio animale preferito è l’orso :-))

    Ciao!

    Andrea Di Vita

  30. PinoMamet says:

    Ma chi è lo zio prete?

  31. controlL says:

    È un modo ironico pugliese per indicare qualcuno del clero. In questo caso è sua eccellenza reverendissima monsignor vincenzo pelvi, generale di corpo d’armata. Convertito in tutto e per tutto al credo progressista massonico. Amen.p

  32. utente anonimo says:

    x p.

    per una volta, non sono d’accordo con te.

    non vedo cosa ci sia di liberal-massonico nelle parole del prevosto con le stellette

    spiegami

    grazie

    Francesco

  33. controlL says:

    Un prete che invece di cristianità parla di occidente, cioè di democrazia, diritti, civiltà eccetera, deve aver studiato dai mazziniani per conto mio.p

  34. utente anonimo says:

    Un prete italiano che parla dell’alleanza di cui fa parte l’esercito italiano non mi pare un venduto al Mazzini.

    A noi Bin Laden ci odia in quanto occidentali, non specificamente in quanto cristiani. E i cristiani d’occidente combattono per la loro patria terrestre come facevano dai tempi dei romani

    ciao

    Francesco

  35. PinoMamet says:

    Vabbè Francesco

    ma se combattiamo in quanto “occidentali” o in difesa (?) della nostra patria, spetta la parola al generale e al politico, non al vescovo, per quanto stellettato;

    a quest’ultimo, a rigore, spettano gli argomenti religiosi.

    Può consolare le famiglie, esortare i combattenti ai valori cristiani, benedirli anche;

    ma, non trattandosi appunto di crociata, dubito che possa dire, insomma, che Dio lo vuole.

    Altrimenti ha ragione p.

    Ciao!

  36. utente anonimo says:

    mah

    se non dice che questa guerrra è giusta, potrà dire che un’altra è ingiusta?

    però non lo so

    Francesco

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