Le Nonne e il Luogo Comune

Ore 4 meno qualcosa, mattina di agosto.

Le Pleiadi sono in alto a quest’ora, a darci la vera misura delle cose.

Per capire invece questo piccolo angolo di un piccolo pianeta, non leggo i giornali, ma osservo in silenzio le nonne ai giochi dei bambini, giardiniere intensamente impegnate a tessere il Luogo Comune addosso ai loro nipoti.

Anni fa, conoscevo quello che per me era un giovane intellettuale di sinistra, ateo e fortemente anticlericale, che sapevo di imprecisate origini ebraiche. Origini che mi interessavano relativamente poco, in fondo la maggior parte delle persone che conosco possono definirsi di origini cattoliche, senza che questo determini la loro identificazione, anzi.

Un giorno, il giovane intellettuale mi disse, piuttosto concitato, che nessuno poteva smettere di essere ebreo, senza attraversare prima una lunga terapia psicanalitica; e che le identità religiose sono già fissate all’età di tre anni.

Il mio conoscente evidentemente esagerava, oppure esprimeva il proprio caso personale (di fatti, dopo molta psicanalisi si è poi fatto rabbino) piuttosto che qualche inevitabile condizione generale. Però con il tempo mi sono convinto che sul secondo punto, una piccola parte di ragione ce l’avesse. Non solo per gli ebrei, evidentemente, e a patto di usare i termini "religione" e identità  in un senso molto lato.

C’è in effetti qualcosa che accomuna la maggior parte della gente che mi circonda, e che non è certo solo l’uso della lingua italiana. Non è nemmeno la religione in senso formale: i credenti cattolici costituiscono una minoranza ristretta della nostra società.

Si tratta di una sorta di Luogo Comune non pensato.

Il fatto che non sia pensato rende difficile ricostruirne con certezza la storia. Del passato, abbiamo gli scritti; e ciò che è scritto è per definizione pensato. Il Luogo Comune sorge prima, è ciò di cui non si discute e non si pensa.


Sorge prima, anche anagraficamente: entro i primi tre anni, appunto, tanto per buttare lì una cifra a caso. Un’età particolare, perché lascia un segno, ma senza ricordi su cui riflettere o da cui prendere la distanza.

Gli italiani hanno una fortissima coscienza delle tifoserie identitarie che li dividono, e poca di ciò che li unisce. Così, il Luogo Comune, proprio perché ignorato, può insinuarsi ovunque.

Il Luogo Comune non va confusa con l’identità, termine che sembra parlare di cose antichissime, mentre va di moda da appena una ventina di anni.

In realtà, l’identità dovrebbe significare l’essere se stessi, e quindi l’uscita dalle acque indistinte in cui viviamo immersi: proprio il contrario, quindi, di un Luogo Comune.

In realtà, chi parla di identità, intende l’identificazione, cioè la falsa identità costruita quando cerco la mia esistenza attraverso qualcos’altro. La Lazio, i vestiti di Roberto Cavalli, la tessera del Billionaire, l’affettuoso branco di sinistra, i fratelli credenti… Nemmeno questo però è il Luogo Comune: l’identificazione avviene più avanti nella vita, ha l’apparenza (in genere del tutto falsa) della scelta.

Il Luogo Comune italico non nasce dal conflitto con altri.

Quando il Luogo Comune incappa nel Fuori Luogo, si turba, perché scopre di esistere. Definisce fin troppo facilmente l’Altro, ma non sa nulla di se stesso.

Per rappresentare se stesso, questo ammasso di inconscio psichismo deve dipingersi con figure che hanno invece origine intellettuale. Il risultato è necessariamente falso.

Bestemmiatori incalliti agitano il crocifisso, frequentatori dei McDonalds sbraitano contro il cuscus, persone ignorantissime menzionano Dante e geometri che costruiscono villette a schiera invocano il Duomo di Giotto.

E’ fin troppo facile demolire queste maschere simboliche, facendo fare la figura del cretino a chi le agita (e della persona intelligente a chi invece le demolisce).

Ma una volta che si dimostra che un discorso è cretino,
non si dimostra affatto perché qualcuno ha avuto bisogno di fare quel discorso, o perché quel discorso confuso sia stato subito capito da tanti.

Le cose indefinibili e impensate si nascondono anche alla ricerca, perché sono imponderabili: le statistiche possono solo misurare qualche sintomo.

Ma possiamo imparare infinitamente di più guardando la signora Rossi alle prese con la nipote Martina e un mucchietto di sassolini.

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18 Responses to Le Nonne e il Luogo Comune

  1. dalovi says:

    sì …è lo stesso vale pure per le osservazioni delle spiagge estive, quelle libere si intende che le altre, come dire, hanno l’insostenibile luogo comune della ricchezza. Vale per i viaggi in treno, vale per le sale d’attesa mediche ed ospedaliere.

  2. kelebek says:

    Giusta l’osservazione sulle spiagge libere. Infatti, il Luogo Comune viene ancora prima delle semplici suddivisioni sociali, almeno nella società certamente classista, ma post-borghese e post-proletaria.

    Miguel Martinez

  3. quale sarebbe questo luogo comune? è riservato al prossimo post?

  4. PinoMamet says:

    Son contento di leggere di nuovo un post! :-)

    Cominciavo a preoccuparmi!

    Comunque tre anni mi sembrano davvero troppo presto quasi per tutto, certamente per l’identità religiosa.

    Attendo le spiegazioni sulla signora Rossi e Martina;

    io al mare in Abbruzzo (ne pronuncio due e ne scrivo due) ho vissuto scontri “etnici” e conosciuto gli scozzesi-abbruzzesi (non italiani emigrati di ritorno, ma scozzesi stabilitisi lì nel Seicento, commercianti di pecore)

    ma insomma mi mancava qualche bel post :-)

    Ciao!

  5. irSardina says:

    Per Pino # 4

    “Comunque tre anni mi sembrano davvero troppo presto quasi per tutto, certamente per l’identità religiosa.”

    Sicuramente non ti è capitato di non far frequentare al tuo pargolo l’ora di religione alla scuola materna dove, appunto, si presuppone che il pargolo in questione ci arrivi munito di battesimo. E’ lì che inizia il bello!… :-)

    Sardina

  6. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 4

    Mi ricordo di aver letto “Abbruzzo” in vecchi testi…

    Ma racconta degli scozzesi-abbruzzesi, non ne sapevo niente.

    Miguel

  7. PinoMamet says:

    Degli scozzesi-abbruzzesi ho saputo l’esistenza quando mi hanno detto che il gentilissimo fruttarolo (terremotato) da cui compravamo arance e pomodori faceva di cognome Dundee;

    ho chiesto a lui l’origine del suo cognome e lui mi ha detto che in breve esisteva nei secoli passati un commercio di bestiame e se ricordo bene anche pelli tra Abruzzo e Scozia; alcuni scozzesi si sono stabiliti lì e ci sono rimasti, semplicemente (in due o tre paesini attorno all’Aquila, mi ha anche detto dei nomi che non ricordo assolutamente) anche se credo abbiano perso quasi tutto di tradizioni e cultura

    (però gli irlandesi di Parma qualcosina han mantenuto, quindi boh! :-) )

    Lui si trovava sfollato sulla costa, dove continuava il suo lavoro come molti altri sfollati, incorsi nelle ire di una antipatica signora milanese perché accusati, in quanto “terremotati”, di essere responsabili dello stato di sporcizia di un campeggio

    (sorvoliamo sulla logica della signora in questione);

    i restanti milanesi e simili, per onor di verità, si sono schierati compatti dalla parte dei terremotati.

    Niente altro di notevole da raccontare, purtroppo :-)

    Ciao!!

  8. PinoMamet says:

    Sardina

    ma c’è l’ora di religione pure alla Materna??

    Io ricordo che alle Elementari (pubbliche) ci facevano cantare, a tutti indistintamente, le canzoncine di chiesa (almeno per un paio d’anni).

    Prima, la religione non mi era mai passata per l’anticamera del cervello.

    Ciao!!

  9. utente anonimo says:

    pinomamet, n.8:

    eccerto che c’è l’ora di religione arlche alla materna, anzi ce ne sono DUE, da più di vent’anni.

    Al tempo della riforma del Concordato, negli anni ottanta, l’inserimento della famigerata ora anche alle materne e il suo raddoppio alle elementari…

    …furono sagacemente inseriti come merce di scambio, per il fatto che in tutti gli ordini di scuole fosse stata resa facoltativa. :)

    Lisa provvisoriamente sloggata

  10. utente anonimo says:


    Esistono anche Luoghi Comuni-Dogmi, come ad esempio le zingare che rapiscono i bambini (pur non chiedendo mai alcun riscatto ai genitori e pur avendone già mediamente una decina di propri).

    Crescendo, difatti, nessuno sentirà mai il bisogno di andare a verificare, tramandando così questa traumatica paura infantile a sua volta.

    XXX

  11. Discorso complesso. Credo che i luoghi comuni si installino per sedimentazione e credo che il processo inizi da subito – cioè da quando siamo in grado di formulare un pensiero – e si possa considerare sostanzialmente completato molto al di là dei tre anni d’età. Credo che, ad esempio, l’adolescenza sia un’età fertile per la sedimentazione dei luoghi comuni (anche se ovviamente a quel punto gli “opinion makers” non sono più le nonne…). Non mi sono mai chiesto, tuttavia, se esiste una gerarchia dei luoghi comuni; se cioè quelli “assunti” da bambini determinino quelli che si accoglieranno più avanti. In effetti credo sia una materia di studio affascinante, ma, al momento, di difficile “definizione”.

  12. utente anonimo says:

    ora di religione alle materne? poi i miei amici mi chiedono stupiti come mai l’italia mi manca cosi’ poco…

    bentornato miguel (azz! ma è la mancanza di allenamento o hai vermente voluto iniziare con un post complicato?)

    roberto

  13. utente anonimo says:

    “Ma una volta che si dimostra che un discorso è cretino, non si dimostra affatto perché qualcuno ha avuto bisogno di fare quel discorso, o perché quel discorso confuso sia stato subito capito da tanti”: questo è esattamente il mio problema.

    Riflettendo più sullo spazio e le Pleiadi che sull’immagine (i due babbi sulla motoslitta d’acqua) mi sento in un angolo, senza più parole (le ho già dette tutte) e energie, con il timore che anche e proprio i miei cari-affini (oltre a tutto il resto, come è ovvio, senza pretese di sembrare troppo intelligente: anche un somaro avrebbe capito) siano della partita: ma qual’è la partita?

    Non mi piace affatto l’idea che la “missione” sia stata quella di ricercare eventuali intelligenze con il nemico: è proprio il metodo il nemico…

    Come uscirne, senza ancorarsi alle tifoserie identitarie, al luogo comune e al conflitto?

    ciao Miguel.. sto scalando con internet ma ho letto il pezzo e non potevo non lasciarti un saluto

    F.L.

  14. utente anonimo says:

    Ciao a tutti e bentornati.

    Tema pr me interessantissimo. Il post pure, anche se mi pare non vada veramente a fondo. Non mi convince del tutto, anche se mi affascina l’idea, la distinzione tra “identità” e “luogo comune non pensato”. Non metto in dubbio che il non-detto sia importantissimo, anche se tendo sempre, forse sbagliando, a credere che diventi interessante quando è dicibile. Non sono certo, invece, che possa non solo essere determinante, ma semplicemente esistere qualcosa di non-pensato.

    Probabilmente tu intendi non pensato nel senso di non elaborato in modo conscio e razionale. Ma forse stai parlando sempre di identità, solo di un livello molto profondo e insondabile. O, chissà, molto superficiale, così epidermico ed evanescente che risulta, in ultima analisi, irrilevante. Anche in questo senso si può dire che il discorso è cretino. Ma ovviamente se è un discorso è già qualcosa di emerso dall’indistinzione del non detto e del non pensato.

    Sul perché poi i discorsi cretini (quelli sull’identità tendono ad esserlo con preoccupante frequenza) siano stati pronunciati e così facilmente capiti, forse la spiegazione migliore è la più semplice: perché siamo, irrimediabilmente, cretini.

    Val

  15. utente anonimo says:

    Ho provato a documentarmi sul presunto movente delle presunte zingare rapitrici … ebbene rapirebbero i bambini per mangiarseli !!!

    Non commettiamo l’ errore di ribattere con un ragionamento emotivo, cerchiamolo razionale !

    Qui secondo me c’ è qualcosa di ancestrale che non si può liquidare in una parola come “razzismo”, bisognerebbe indagare, con serietà e lasciando da parte ogni facile sentimentalismo, antropologicamente sui livelli di simiglianza e diversità … lo zingaro essendo etnicamente il diverso per antonomasia.

    Ma chi è in grado di fare un simile studio con la dovuta freddezza antropologica ?

    XXX

  16. utente anonimo says:

    Scusate per il messaggio pasticciato, non me n’ ero accorto, qui purtroppo non si possono modificare e riaggiustare i commenti.

    XXX

    PS

    Cmq, secondo me entrano in gioco meccanismi di identificazione di bene e male per opposti, identificazione che però si basa sul sedimento di cose e nozioni tramandate la cui origine si è persa.

    Tutto ciò costituisce il mito dell’ identità, che se intendiamo come “pura” non può essere che illusoria. Il bene relativo è ciò che rende simili, il male relativo ciò che rende dissimili. Però esiste un male concepito come assoluto, che costituendo tabù è inconfessabile e perciò bisogna proiettare su qualcunaltro che deve (!) essere il più diverso possibile.

    Però non si capisce la paura ancestrale universale della “paidofagia” !

  17. utente anonimo says:

    Come non detto, mi sa che fra un po’ la piattaforma va in manutenzione …

    XXX

  18. utente anonimo says:

    Salve. sento dire spesso: “io sono di cultura occidentale cattolica”, soprattutto da persone che non sono praticanti.. Secondo me la vicinanza con qualcuno di “identità” differente scatena l’esigenza di guardarsi allo specchio, soprattutto per chi dà per scontato che i propri principi,usi e costumi siano gli unici o i più giusti. e forse questo a qualcuno sconvolge..

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