Ritorni

Giusto per dire che questo blog non ha chiuso, anzi.

Semplicemente, c’è stata qualche piccolo impegno personale che ha ridotto la produttività nel corso del mese di luglio.

Ci siamo di nuovo, entro certi limiti…

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41 Responses to Ritorni

  1. utente anonimo says:

    a quando un bel post su Frattini ?

  2. utente anonimo says:

    Non c’e’ da preoccuparsi. L’abbiamo tenuto in caldo noi, il blog….:-)

    Andrea Di Vita

  3. utente anonimo says:

    per una volta mi associo ad Andrea, datti un’occhiata in giro e vedrai …

    Francesco

    PS andato in Colombia ad addestrare paramilitari? e per conto di chi? :)

  4. utente anonimo says:

    Bentornato, Miguel!

    Direi di festeggiare il tuo ritorno con una notizia dal sapore omerico sul tema delle ormai passate elezioni a Firenze:

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/politica/2009/29-maggio-2009/i-tremila-volantini-donzelli–1501408979803.shtml

    :D

    Z.

  5. utente anonimo says:

    La liturgia cattolica ed i suoi simboli perduti

    La Chiesa Cattolica ha tramandato fino a prima del Concilio Vaticano II molti riti e gesti liturgici di significato simbolico risalente alla chiesa dei primi secoli. Perso il senso del simbolo e divenuti gesti vuoti, questi riti sono stati quasi tutti soppressi nella messa moderna.

    Ma vale la pena di analizzarli per vedere quali fossero questi simboli mistici della liturgia della prima chiesa cristiana.

    CHIESA E TEMPIO

    Gli Ebrei ed i primi Cristiani avevano due diversi momenti di adorazione. Una adorazione settimanale fatta nella sinagoga (Beth Kenneseth = Casa delle Assemblee) durante la quale i fedeli cantavano, pregavano, ascoltavano la lettura dei Sacri Testi e ricevevano istruzioni sulla morale e sulla teologia. Ed una adorazione saltuaria nel tempio (Beth Miqdash = Casa Santa) ; non ci sono tradizioni scritte che spieghino chiaramente cosa facessero gli ebrei ed i primi cristiani nel tempio ma è possibile che una volta perduto il tempio i primi cristiani abbiano iniziato a fare nelle Case d’Assemblea (in greco Kasa Ecclesia, da cui Chiesa) le cerimonie simboliche che facevano nel tempio.

    Probabilmente i riti dei Cristiani differivano in qualche parte da quelli degli Ebrei, così come differiva il giorno dedicato al culto (il primo giorno anziché il sabato). E’ probabile che il rito della Comunione, la Santa Cena, abbia sostituito altri riti legati al mangiare, presenti nella liturgia templare antica. Ma è probabile che le cerimonie fatte nei primi secoli nelle chiese cristiane contenessero una parte dei simboli del tempio ebraico.

    Nei primi secoli della sua storia la Chiesa di Gesù Cristo teneva due diverse riunioni: una era tenuta al mattino, era aperta anche ai non battezzati, era chiamata Messa dei Catecumeni (Missa Catecumenorum) e consisteva in canti, preghiere, lettura delle Scritture, esortazioni morali e spiegazioni dottrinali. L’altra era chiamata Messa dei Santi (Missa Sacramentorum) si teneva alla sera, era riservata ai battezzati, e comprendeva dei riti simbolici culminanti con la Santa Comunione.

    ARCHITETTURA TEMPLARE

    La struttura delle chiese, fino al XI secolo, era costituita come il tempio ebraico: dopo la porta di ingresso c’era un atrio chiamato Atrium (Tenebroso) ; una parete o una balaustra segnava la fine dell’atrio e apriva l’accesso alla navata centrale chiamata Battisterio, oltre la quale, dopo un’altra balaustra od una ringhiera, iniziava l’area dell’altare, chiamata Presbiterio. Quasi sempre dopo l’altare c’era una abside, uno spazio a semicerchio e con il tetto a volta. Esisteva inoltre una stanza laterale, chiamata sacrestia, dove si vestivano i sacerdoti che officiavano al rito. Nelle chiese antiche il fonte battesimale era posto subito dopo l’ingresso della navata, oltre la prima balaustra. Il Tabernacolo era il simbolo della presenza di Dio ed era posto nell’abside, oltre l’altare, separato da questo da un velo. Più tardi il Tabernacolo venne posto subito dopo l’altare, ma sempre da esso separato da una tendina.

    In tempi successivi il Tabernacolo venne messo sopra l’altare e la tendina venne sostituita da una prima porta, aperta la quale c’era la porta del Tabernacolo. Attualmente il tabernacolo cattolico ha una sola porta.

    Il significato simbolico di questa architettura è semplice. L’atrio è aperto a tutti, ed è come il cortile esterno del tempio ebraico. La prima parete o balaustra rappresentava la seconda cerchia di mura, che racchiudevano il cortile interno, riservato ai Leviti.

    Nella chiesa cristiana primitiva la navata centrale (Battisterio) era riservata ai battezzati, come indicava il fonte posto appena dentro la porta. Solo i sacerdoti potevano poi oltrepassare la seconda balaustra ed entrare nel Presbiterio, dove era posto l’altare.

    Il passaggio da una parte all’altra, attraverso le balaustre, simboleggia il progresso dalla vita “senza Dio” (atrio) alla vita da Cristiano (battisterio) alla vita dedicata al servizio sacerdotale (presbiterio).

    Il tabernacolo anticamente rappresentava la dimora di Dio; quando gli imperatori romani, da Costantino in poi e fino al trattato di Worms fra Impero e Chiesa del 1122, decretarono il cristianesimo religione di Stato, essi misero la propria statua o la propria immagine, od addirittura la propria sedia, nel tabernacolo, al posto riservato nel tempio a Dio, come profetizzato da Paolo: “Quel giorno (il ritorno di Cristo) non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non si stato manifestato l’uomo del peccato, il figliolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio, al punto di porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio” (2 Tess. 2:4).

    Dopo l’estromissione dell’imperatore dalle chiese il posto del tabernacolo tornò ad essere dedicato a Dio, come era prima.

    LA LITURGIA DELLA MESSA

    Il rito della Messa ha un ricco simbolismo nel quale il sacerdote personifica ciascun cristiano, agendo per procura a nome di tutti i fedeli nel rappresentare il mistero della salvezza.

    Anche gli abiti indossati dal sacerdote sono sempre stati ricchi di significati simbolici che rimandano alle cerimonie del tempio ebraico, pur senza ricopiarle esattamente. Alcuni scritti di Cirillo, vescovo di Gerusalemme del 4° secolo contengono alcune interessanti spiegazioni.

    L’ABLUZIONE

    La prima cosa che faceva il sacerdote quando entrava in chiesa era l’abluzione: anticamente era una vera e propria abluzione con acqua, nella quale il sacerdote si toccava alcune parti del corpo con le dita bagnate con l’acqua consacrata: la fronte, gli occhi, le labbra, le spalle ed il cuore. Poi questa abluzione venne ridotta ad un semplice “segno della croce” fatto con le dita bagnate in una bacinella d’acqua santa, toccando la fronte, il cuore, le due spalle e la bocca. Questa abluzione era parte del rituale sacerdotale ebraico fin dai tempi di Mosè e per i Cristiani era un richiamo del battesimo.

    Fino al 4° secolo quando i Catecumeni entravano nel Battisterio per essere battezzati guardavano verso occidente (la regione delle tenebre) ed alzavano la mano per rinunciare a Satana ed alla loro vita “senza Dio”. Poi si giravano verso oriente, la regione della luce, per iniziare la loro nuova vita. Nelle costruzione delle chiese si faceva il possibile per avere una finestra od una fonte di luce sul lato orientale, per avere un segno visibile della luce mistica che guidava quelli che entravano nel fonte battesimale.

    L’UNZIONE

    Dopo l’abluzione simbolica, il sacerdote toccava una ampolla di olio e poi si toccava con le dita la fronte, gli organi di senso, ed il petto. Questa unzione ridotta richiamava l’unzione più completa che ogni cristiano aveva ricevuto dopo il battesimo di acqua. Nella tradizione ebraica se l’acqua puliva dalle colpe era l’unzione con olio che rendeva sani e santi. Cirillo descrive l’unzione post battesimale come il segno che uno è divenuto veramente Cristiano, cioè Unto, proprio come Cristo era l’Unto.

    Il lavaggio e l’unzione simbolicamente eseguita in specifiche parti del corpo è un rito antichissimo: la fronte è la sede del pensiero, gli occhi sono le cose che si guardano, ma anche le verità che si vedono, le orecchie le cose che si ascoltano ma anche la capacità di obbedire; le labbra sono le parole che si dicono ma anche il dire le cose di Dio; il naso è ciò che si odora ma anche la capacità di percepire i profumi che sono l’essenza delle cose; le spalle sono la capacità di agire e di fare il bene; il petto è la sede dei sentimenti e della capacità di amare.

    Prima dell’ ultima cena Gesù istituì una ordinanza sacerdotale che veniva fatta nel tempio, il lavaggio dei piedi. I piedi sono simbolo del camminare e quindi dell’andare dove il Signore manda. Lavando i piedi degli apostoli Gesù esegue due riti: insegna loro ad essere servitori e non sovrani, e li ordina per essere suoi messaggeri in tutto il mondo.

    LA VESTE BIANCA

    Sempre a ricordo del battesimo, dopo l’unzione il sacerdote si toglieva gli abiti della strada e indossava un camice; più tardi il camice venne indossato sopra gli abiti normali. Il camice era una veste bianca di lino, un antichissimo simbolo di purezza e di santità. Indossato il camice il sacerdote stringeva ai fianchi una corda bianca annodata, che probabilmente anticamente reggeva un grembiule, come facevano i sacerdoti ebraici (vedere Levitico 16:4). Dal testo del Levitico nella lingua ebraica (non è così nella traduzione italiana del Luzzi) si capisce che i sacerdoti nel tempio ebraico indossavano delle brache di lino sopra la pelle, prima di indossare la veste, sulla quale era annodata la cintura.

    LA COTTA CON I SIMBOLI

    Sopra il camice il sacerdote indossava una cotta bianca, una veste corta con merletti sui bordi. Secondo alcune testimonianze pittoriche dei primi secoli cristiani su questa veste erano riportati i simboli del sacerdozio, poi trasformati in disegni geometrici ornamentali. Se il camice è il simbolo della purezza, la cotta è il simbolo del nuovo uomo nato col battesimo. Assieme alla veste bianca i neobattezzati ricevevano un nuovo nome, come menzionato in Apocalisse 2:17, simbolo dell’uomo nuovo sorto dalla morte del vecchio. Questa pratica rimase solo per chi si faceva monaco o veniva eletto Papa.

    LA STOLA

    Sopra la cotta il sacerdote indossava una stola, appoggiata sulla spalla sinistra e legata sul fianco destro, oppure appoggiata su entrambe le spalle e pendente lungo il petto fino alle gambe. La stola anticamente era simbolo dell’investitura sacerdotale di agire con autorità divina e conteneva i simboli dell’autorità. Con la stola addosso il sacerdote…

  6. utente anonimo says:

    Caro Martinez,

    Visto che qua non c’ è nessun topic particolare, vorrei approfittarne:

    Lei che s’ intende di cose islamiche, è vero che nei paesi di madrelingua araba i musulmani scandiscono la doppia “l” di “Al-Lah” per distinguersi ? [Un po’ come se in italiano volessero marcare bene “Id-Dio”] Le cose si complicherebbero con l’ assonanza con la dea pagana “Allat”, culto matriarcale antichissimo, di probabile origine egizia, perseguitato ma mai estirpato.

    In fondo, anche se è un tabù, nella religione islamica sopravvivono concezioni pagane, come anche in quella cristiana ed ebraica … il monoteismo è infatti un processo storico molto lungo e meno radicale di quel che sembra.

    XXX

    PS

    Interessantissimo (anche se un pochettino spammatorio e anonimo) il simbolismo della Chiesa prima del Concilio Vaticano II, che per alcuni sarebbe stato una nefasta “protestantizzazione” nella gerarchia ecclesiastica nonché una repaganizzazione per i fedeli …

  7. kelebek says:

    Per n. 5

    Se devi fare un lungo copincolla di testo, almeno:

    1) spiega dove vuoi arrivare

    2) firmati, anche con uno pseudonimo qualunque

    Miguel Martinez

  8. kelebek says:

    Per n. 6

    E’ vero che in arabo (non mi sembra in altre lingue usate da musulmani) la doppia “l” di Allah si pronuncia in una maniera definita tecnicamente “enfatica”, caso unico per la lettera “l” nella lingua araba classica, anche se esiste la “l” enfatica in molti dialetti.

    E non escludo che si tratti di una pratica liturgica deliberata.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Piccola precisazione un po’ pedante:

    si “enfatizza” solo se la vocalizzazione precedente è in fatha o dhamma (“a” e “u”), non se è in kasra (“i”). Per esempio, in “bismi’llah” la doppia “l” non si enfatizza.

    Ale

  10. irSardina says:

    Ma si era capito Ale!… °__*

    Sardina

  11. utente anonimo says:

    Forse il 5 (ammesso che sia tutto esatto, visto che non si sa la fonte) vuol dire che il cattolicesimo è sempre meno religione e sempre più ideologia … in effetti si regge sempre meno sulla Fede e sempre più sull’ ingerenza.

    XXX

  12. utente anonimo says:

    LA STOLA

    Sopra la cotta il sacerdote indossava una stola, appoggiata sulla spalla sinistra e legata sul fianco destro, oppure appoggiata su entrambe le spalle e pendente lungo il petto fino alle gambe. La stola anticamente era simbolo dell’investitura sacerdotale di agire con autorità divina e conteneva i simboli dell’autorità. Con la stola addosso il sacerdote rappresentava Cristo ed agiva a Suo nome.

    LA PIANETA

    Sopra la cotta e la stola il sacerdote indossava la Pianeta, simile all’Efod degli Ebrei: una veste piana di colori sgargianti che nascondeva gli abiti sacerdotali e simboleggiava “la gloria di Dio” che il sacerdote assumeva su di sé per celebrare il rito per tutti i Santi.

    IL BERRETTO

    In testa il sacerdote metteva un berretto: nei primi secoli questo berretto era simile a quello dei leviti, rotondo e con due punte, usato ancora oggi dai vescovi. Dopo il 10° secolo il berretto usato dai sacerdoti mutò forma e divenne tondo alla base e quadrato alla sommità. Il cerchio è simbolo del cielo, il quadrato è simbolo della terra. Il berretto tondo e quadro simboleggiava che i pensieri andavano dalla terra al cielo. La cordicella che anticamente legava il berretto alla pianeta divenne poi un fiocco pendente sul retro della testa, prima di scomparire del tutto. Il significato simbolico del legare una cosa ad un’altra è di ricordare che devono essere mantenute assieme: simbolicamente le attività della testa (i pensieri e le opinioni) devono essere mantenute collegate alle attività del ministero sacerdotale rappresentato dalla pianeta.

    RAPPRESENTAZIONE DEL MISTERO DELLA SALVEZZA

    La celebrazione della Messa è in realtà una rappresentazione del mistero della salvezza. Inizia con l’ammissione del nostro stato decaduto, prosegue con la professione di fede in Dio, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo, e si conclude con la promessa della salvezza tramite l’espiazione di Cristo. La partecipazione alla Comunione è simbolo della Santa Cena di Gesù con gli apostoli, ed è il biglietto di ingresso nel Santo dei Santi. Tutti i fedeli si alzavano dai loro posti e venivano sulla balaustra, davanti alla porta del Presbiterio, per prendere i simboli di Cristo crocifisso dalle mani del sacerdote.

    E’ interessante notare alcuni gesti eseguiti dal sacerdote durante la messa, ed il loro senso mistico.

    MANI ALZATE

    Le braccia tese e dirette verso qualcuno sono un antico simbolo di richiesta, di invocazione, di domanda di risposta, ma anche di stretta collaborazione. Nella mistica ebraica il lato destro è simbolo del corpo e della terra, mentre il sinistro è simbolo dello spirito e del cielo. Gesù sta alla destra del Padre, è il Dio della Terra. Alzare al cielo il braccio destro vuol dire invocare Dio per le cose materiali; alzare il braccio sinistro vuol dire invocarLo per le cose spirituali. Alzare entrambe le braccia vuol dire invocare Dio per ogni nostra necessità, e voler comunicare con Lui sia per le cose materiali che per quelle spirituali.

    Nella lingua ebraica PEI vuol dire “la mia bocca”; LE vuol dire “verso, collegare”; EL vuol dire “Dio”. L’espressione PEI LE EL significa letteralmente “La mia bocca rivolta verso Dio”.

    BRACCIO A SQUADRA

    Altre volte il sacerdote, specialmente quando prega, non alza le braccia al cielo, ma le tiene piegate a squadra, con le mani rivolte verso il cielo. Nella mistica ebraica il braccio piegato a squadra è simbolo dell’agire, del fare. Alzare l’avambraccio destro verso il cielo vuol dire impegnarsi a lavorare nelle cose materiali per obbedire a Dio. Alzare l’avambraccio sinistro vuol dire impegnarsi a lavorare nelle cose spirituali per obbedire a Dio.

    MANO A COPPA

    Cirillo spiega che quando il sacerdote prendeva in mano l’ostia, la teneva con tre dita della mano destra, mentre la sinistra veniva messa a forma di coppa, e nella coppa veniva appoggiata la mano destra. La mano a coppa è un simbolo del calice con cui si raccolgono le benedizioni del cielo. Allungare le mani in avanti con le palme verso l’alto e le dita piegate a coppa è un gesto che il sacerdote esegue quando chiede una benedizione a Dio

    MANO STESA

    Un’altra posizione che il sacerdote usa nella preghiera è la mano stesa, con le dita allungate e in linea con il palmo. La mano non forma una coppa ma una tavola, su cui Dio può scrivere. Tenere le braccia lungo i fianchi, piegare gli avambracci a 45° verso l’alto e tenere le mani stese vuol dire “Signore, parlami, io ti ascolto”.

    UOMO O ANGELO DI DIO

    A volte il sacerdote celebrava guardando il tabernacolo e voltando le spalle ai fedeli, per simboleggiare che era un emissario del popolo che si presentava alla porta della Casa di Dio a nome del popolo.

    Altre volte il sacerdote si girava con la faccia verso il popolo e la schiena al tabernacolo, per mostrare che in quel momento è inviato di Dio, per dare istruzioni al popolo.

    IL LIBRO DEI VIVI E DEI MORTI

    Prima della Comunione il sacerdote appoggiava sull’altare due tavolette ripiegate, dette Dittico, sulle quali erano scritti i nomi di persone malate o decedute per le quali qualcuno desiderava che l’assemblea pregasse. Il sacerdote recitava una preghiera che veniva inizialmente ripetuta coralmente dal popolo. In seguito il popolo si limitò a intercalare ogni brano della preghiera con l’ espressione di consenso ebraica Amen.

    L’ABBRACCIO SACERDOTALE

    Fino all’8° secolo subito prima della Comunione veniva eseguito il “Santo bacio” di cui parlò anche Paolo (1 Cor. 16:20), detto da Pietro “Bacio d’amore fraterno” (1 Pie.5:14) . Il sacerdote lo dava al diacono, e questi lo distribuiva ai chierici che rappresentavano il popolo; poi tutti i presenti abbracciavano un loro vicino, uomo con uomo e donna con donna. L’abbraccio sacerdotale è un antico gesto che racchiude un profondo e ricco significato simbolico. Nell’abbraccio il mio piede deve stare sullo stesso pezzo di terra del tuo, a indicare una comunione di fede. Le mie ginocchia sono pronte a sostenere le tue se vacillano, e viceversa. Il mio cuore è accanto al tuo cuore. Una mano è sulla tua spalla per consolarti, l’altra è sulla schiena, per proteggerti. La mia bocca è accanto al tuo orecchio, per parlarti in segreto. I miei occhi non vedono i tuoi, in segno di totale fiducia.

    IL VELO PER LE DONNE

    All’interno della chiesa gli uomini dovevano in antico restare separati dalle donne, e queste dovevano mettere sul capo un velo che coprisse capelli e viso. Anche Paolo parla di questo rito che non ha origini sociali ma misteriche. Il velo sul capo è simbolo antichissimo di sottomissione, e ricorda la frase detta da Dio ad Eva nel Giardino, dopo la caduta. “L’uomo dominerà su di te”. Sebbene l’uomo abbia per millenni interpretato questo dominio come un diritto a comandare sulla donna, come suggerisce il significato latino da Domare, il senso ebraico del termine è diverso: Meshòl indica governare dando una visione, mostrando la strada, essendo emblema di un potere più elevato, come per indicare che l’Uomo ha ricevuto da Dio l’incarico di essere guida e protettore per la Donna, non dispotico tiranno.

    CONCLUSIONE

    E’ innegabile che la Tradizione Cattolica abbia tramandato per secoli riti templari che ha trasferito nella liturgia domenicale, perdendone via via il significato. E’ probabile che questi riti ed il loro contenuto simbolico facessero parte degli insegnamenti dati dagli apostoli alla prime chiese, ed è anche probabile che gli apostoli avessero ricevuto questi insegnamenti da Gesù Cristo durante i 40 giorni in cui spiegò loro molte cose relative al Regno di Dio, prima di salire al cielo.

    È necessario restaurare le cerimonie simboliche del tempio e riportare alla conoscenza dei fedeli i riti che sono andati perduti o corrotti, come parte della restaurazione di tutte le cose.

    L’identità di questi riti, simboli e misteri con la Sacra Missa Sacramentorum della Chiesa Cattolica dei primi secoli è un ulteriore testimonianza dell’apostasia avvenuta nel mondo cristiano e della necessità di una restaurazione escatologica.

    Rite Promissum

  13. PinoMamet says:

    Grazie delle informazioni,

    ma, ehm,

    perché??

  14. utente anonimo says:

    Tanato col copiaincolla in google:

    Rite Prossimum ha preso le informazioni da un sito di Mormoni … mah !

    XXX

  15. utente anonimo says:

    Rite Prossimum ha preso le info da un sito di mormoni … sarà attendibile ? :-/

    http://www.mormoni.com/altre-religioni-liturgia_cattolica

    XXX

  16. utente anonimo says:

    Visto che di fatto qua non c’ è topic [potrebbe diventare un reality post :-), ci ha mai pensato, Martinez ?] segnalo il prossimo possibile colpaccio del Berlusca:

    Ritirare la pillola RU486 per farsi perdonare il GnoccaGate :-) :

    http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/ru486-lo-scambio-se-il-governo-interviene-con-un-decreto-contro-la-pillola-abortiva-lo-scandalo-escort-del-premier-silvio-berlusconi-e-automaticamente-perdonato-71754/

    XXX

  17. PinoMamet says:

    “… in greco Kasa Ecclesia, da cui Chiesa…”

    Non so quanto sia attendibile un sito di mormoni;

    comunque, in greco “kasa” è rarissimo, attestato credo solo in lessicografi come Esichio

    (presumo appunto come voce “strana” o “esotica”).

    Tra l’altro “ekklesia”, nel senso proprio di “luogo di riunione”, traduzione di “beth ha-keneseth”, funziona benissimo da sola.

    La mia impressione è che qualcuno abbia voluto fare un calco piuttosto maldestro dell’ebraico, e conoscendo poco il greco abbia utilizzato una parola che suona famigliare all’orecchio latino, ma guarda caso era invece esotica ed estranea ai grecofoni;

    che non l’avrebbero perciò certo scelta per una tradizione!

    Voglio dire, se voglio tradurre un termine russo in italiano, non vado mica a scegliere un prestito tedesco, perdipiù poco usato e sconosciuto ai più, tanto che ha bisogno a sua volta di essere spiegato da un dizionario…

    Non so se questo valga come prova della scarsa attendibilità del link mormone, visto che di storia della liturgia e dell’architettura religiosa so nulla, però sento odore di sòla.

    Ciao!

  18. utente anonimo says:

    @ Pino:

    Se è per questo, ci sono anche siti e video youtube “alla Dan Brown fai-da-te” in Inglese che, per sottolineare l’ origine egizia del culto solare (con tutti i salti carpiati al Mitraismo) da cui sarrebbe stato “plagiato” il Cristianesimo, dicono che il “set” di “sunset” sarebbe il terribile dio “Seth” (apparentato per assonanza a Satana …) a cui si oppone Horus, detto “KRST”, ovvero il “consacrato” … mah !

    … Che ne pensi ? … Probabilmente ci sono fondi di verità, ma “in mala fede” :-)

    XXX

  19. PinoMamet says:

    XXX

    a tutela della mia sanità mentale non voglio credere che qualcuno possa davvero legare un termine inglese attuale a un dio egizio! :-)

    però i matti e i Dan Brown abbondano, quindi…

    I fondi di verità ci saranno anche: per esempio, venendo ai nostri mormoni, non è un segreto per nessuno che la liturgia cristiana debba più di qualcosa a quella ebraica (è anche logico… );

    rintracciarvi degli usi ebraici legati al Tempio, o comunque sacerdotali, è forse anche possibile, ma certo andrebbe fatto senza false etimologie…

    Ciao!

  20. utente anonimo says:

    Più che altro, che animale raffigura la testa di Seth ?

    A me sembra un oritteropo (e niente affatto uno “sciacallo” come allude wikipiedia … anche perché è un posto già occupato da Anubis), però Satana è raffigurato come un caprone, il che secondo me indebolisce “la parentela”.

    Anche perché dell’ oritteropo io non conosco nessun simbolismo …

    XXX

  21. utente anonimo says:

    Attualmente l’ oritteropo non vive in Egitto, ciò naturalmente non toglie che magari potesse viverci migliaia d’ anni fa …

    XXX

  22. PinoMamet says:

    Pensa che io l’oritteropo non sapevo neanche che esistesse, me lo hai fatto scoprire tu…

    comunque, leggo che qualcuno ci ha visto una somiglianza con il maiale (?);

    se vogliamo fare della fanta-storia delle religioni, potremmo spingerci a dire che l’impurità del maiale, attestata tra gli egizi già da Erodoto, è dovuta alla sua identificazione con Seth, o viceversa, e a questo risale il tabù alimentare sulle sue carni, diffuso nel Vicino Oriente presso diversi popoli (ma non generalizzato).

    Ciao!!

  23. PinoMamet says:

    Naturalmente, rimane da verificare che l’oritteropo vivesse veramente in Egitto, e che gli egiziani antichi, come i boeri moderni, ci vedessero una qualche identità col maiale, e che il volto attribuito a Seth fosse davvero quello di un maiale-oritteropo…

    in compenso, gli antichi facevano spesso e volentieri confusione tra specie di animali che avevano una somiglianza anche solo vaga (gatto e donnola ad es.), Linneo era ancora da venire.

    Ciao!

  24. PinoMamet says:

    Allora;

    secondo Wikipedia in inglese:

    “[Seth] has no complete resemblance to any known creature, although it does resemble a composite of an aardvark, a donkey, and a jackal[citation needed], all of which are desert creatures. ”

    C’è anche l’aarvark o oritteropo, che a me, come a XXX che me l’ha fatto conoscere, sembra il candidato più probabile, aldilà degli scrupoli degli estensori wikipediani.

    Erodoto, II, 47, parla dell’impurità dei maiali presso gli Egiziani, cosicchè i porcai, pure egiziani di nascita, costituivano una casta a parte; afferma di conoscere il motivo di questa impurità, ma non gli pare conveniente raccontarcelo.

    Il motivo di questa reticenza rimane un mistero (forse, potrebbe trattarsi proprio di iniziazione ai misteri, ora che ci penso, o semplicemente di una promessa da non rompere, o più facilmente ancora il racconto semplicemente non gli piaceva).

    Però l’animale era sacrificato, afferma, non a Tifone-Seth, ma a Dioniso e Selene.

    Ciao!

  25. utente anonimo says:

    La liturgia cattolica ed i suoi simboli (in apparenza) perduti

    VERSIONE CORRETTA

    La Chiesa Cattolica ha tramandato fino a prima del Vaticano II riti e gesti liturgici di elevato significato simbolico e iniziatici, risalenti alla Chiesa dei primi secoli. Perso il senso del simbolo e divenuti gesti vuoti, questi riti sono stati quasi tutti soppressi nella messa post-conciliare. Vale la pena di analizzarli per vedere quali fossero questi simboli.

    1. CHIESA E TEMPIO

    Gli Ebrei ed i primi Cristiani avevano due diversi momenti di adorazione:

    a) quella settimanale nella sinagoga, in cui il pio israelita cantava, pregava, ascoltava la lettura della Torah e riceveva istruzioni di morale e teologia, b) e quella, saltuaria, nel Tempio. La mancanza di tradizioni rituali più dettagliate (il Levitico è una sintesi) non consente maggiori dettagli su come operassero gli ebrei ed i primi cristiani nel tempio, ma è possibile che una volta distrutto il Tempio i primi cristiani abbiano iniziato a fare nella “domus ecclesiae” una parte dei riti che facevano nel tempio, che probabilmente differivano da quelli degli ebrei: ad es. nel giorno dedicato al culto o probabile che il rito della fractio panis, che sostituiva altri pasti sacrali, presenti nella liturgia collegate al Tempio antico; la sostituzione non significa però automaticamente che i riti cristiani nei primi secoli nelle chiese cristiane non contenessero alcun simbolo del tempio ebraico.

    Nei primi secoli la Chiesa teneva due diverse assemblee: una era tenuta al mattino, aperta anche ai non battezzati (che poi diventò la c.d. missa cathecumenium) che consisteva in canti, preghiere, lettura delle Scritture, esortazioni morali e spiegazioni dottrinali; l’altra (che poi divenne la c.d. Missa Sacramentorum) si teneva alla sera, era riservata ai battezzati, e comprendeva dei riti simbolico-iniziatici, quali l’Oblazione sacrificale e con la Santa Comunione.

    2. ARCHITETTURA ECCLESIASTICA

    A partire dal periodo in cui si cominciarono ad usare luoghi di culto specifici per la liturgia cristiana, la struttura delle chiese, fino al XI secolo, si mantenne sulla falsariga del tempio ebraico: dopo la porta di ingresso c’era un atrio chiamato Atrium; una parete o una balaustra segnava la fine dell’atrio e apriva l’accesso alla navata centrale chiamata Battisterio, oltre la quale, dopo un’altra balaustra od una ringhiera, iniziava l’area dell’altare, chiamata Presbiterio. Quasi sempre dopo l’altare c’era una abside, uno spazio a semicerchio e con il tetto a volta. Esisteva inoltre una stanza laterale, chiamata sacrestia, dove si vestivano i sacerdoti che officiavano al rito. Nelle chiese antiche il fonte battesimale era posto subito dopo l’ingresso della navata, oltre la prima balaustra. Il Tabernacolo, luogo della presenza di Dio nelle specie eucaristiche, era posto nell’abside, oltre l’altare, separato da questo da un velo. Solo più tardi il Tabernacolo venne posto subito dopo l’altare, ma mantenne la separazione dall’altare per mezzo di una tenda. In tempi successivi il Tabernacolo venne messo sopra l’altare e la tenda venne sostituita da una prima porta, aperta la quale c’era la porta del Tabernacolo; il conopeo prese posto della tendina, mantenendone le funzioni di separazione.

    Il significato simbolico di tutta questa architettura è semplice.

    L’atrio è aperto a tutti, ed è come il cortile esterno del tempio ebraico. La prima parete o balaustra rappresentava la seconda cerchia di mura, che racchiudevano il cortile interno, riservato ai Leviti.

    Nella chiesa cristiana primitiva la navata centrale (Battisterio) era riservata ai battezzati, come indicava il fonte posto appena dentro la porta.

    Solo i sacerdoti potevano poi oltrepassare la seconda balaustra ed entrare nel Presbiterio, dove era posto l’altare.

    Il passaggio da una parte all’altra, attraverso le balaustre, simboleggia il progresso dalla vita “senza Dio” (atrio) alla vita da Cristiano (battisterio) alla vita dedicata al servizio sacerdotale (presbiterio). Il tabernacolo anticamente rappresentava la dimora di Dio. Peraltro, quando gli imperatori romani, da Costantino in poi e fino al trattato di Worms fra Impero e Chiesa del 1122, decretarono il cristianesimo religione di Stato, essi misero la propria statua o la propria immagine, od addirittura la propria sedia, nel presbiterio, al posto riservato nel tempio a Dio, come profetizzato da Paolo: “Quel giorno (il ritorno di Cristo) non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non si stato manifestato l’uomo del peccato, il figliolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio, al punto di porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo che egli è Dio” (2 Tess. 2:4). Dopo l’estromissione dell’imperatore dalle chiese il posto del tabernacolo tornò ad essere dedicato a Dio.

    3. LA LITURGIA DELLA MESSA

    Il rito della Messa ha un ricco simbolismo nel quale il sacerdote, oltre che operare “in persona Christi”, opera anche “in persona Ecclesiae, agendo come per procura a nome di tutti i fedeli nel ri-presentare il Mistero della Salvezza.

    Anche gli abiti indossati dal sacerdote sono sempre stati ricchi di significati simbolici che rimandano alle cerimonie del tempio ebraico, pur senza ricopiarle esattamente. Alcuni scritti di Cirillo, vescovo di Gerusalemme del 4° secolo contengono alcune interessanti spiegazioni.

    L’ABLUZIONE

    La prima cosa che faceva il sacerdote quando entrava in chiesa era l’abluzione: anticamente era una vera e propria abluzione con acqua, nella quale il sacerdote si toccava alcune parti del corpo con le dita bagnate con l’acqua consacrata: la fronte, gli occhi, le labbra, le spalle ed il cuore. Poi questa abluzione venne ridotta ad un semplice “segno della croce” fatto con le dita bagnate in una bacinella d’acqua santa, toccando la fronte, il cuore, le due spalle e la bocca. Questa abluzione era parte del rituale sacerdotale ebraico fin dai tempi di Mosè e per i Cristiani era un richiamo del battesimo.

    Fino al 4° secolo quando i Catecumeni entravano nel Battisterio per essere battezzati guardavano verso occidente (la regione delle tenebre) ed alzavano la mano per rinunciare a Satana ed alla loro vita “senza Dio”. Poi si giravano verso oriente, la regione della luce, per iniziare la loro nuova vita. Nelle costruzione delle chiese si faceva il possibile per avere una finestra od una fonte di luce sul lato orientale, per avere un segno visibile della luce mistica che guidava quelli che entravano nel fonte battesimale.

    L’UNZIONE

    Dopo l’abluzione simbolica, il sacerdote toccava una ampolla di olio e poi si toccava con le dita la fronte, gli organi di senso, ed il petto. Questa unzione ridotta richiamava l’unzione più completa che ogni cristiano aveva ricevuto dopo il battesimo di acqua. Nella tradizione ebraica se l’acqua puliva dalle colpe era l’unzione con olio che rendeva sani e santi. Cirillo descrive l’unzione post battesimale come il segno che uno è divenuto veramente Cristiano, cioè Unto, proprio come Cristo era l’Unto.

    Il lavaggio e l’unzione simbolicamente eseguita in specifiche parti del corpo è un rito antichissimo: la fronte è la sede del pensiero, gli occhi sono le cose che si guardano, ma anche le verità che si vedono, le orecchie le cose che si ascoltano ma anche la capacità di obbedire; le labbra sono le parole che si dicono ma anche il dire le cose di Dio; il naso è ciò che si odora ma anche la capacità di percepire i profumi che sono l’essenza delle cose; le spalle sono la capacità di agire e di fare il bene; il petto è la sede dei sentimenti e della capacità di amare.

    Oltre che l’Eucaristia, nell’Ultima Cena Gesù istituì l’Ordine sacerdotale, istituzione che anche nel tempio ebraico era preceduta dalla Lavanda dei Piedi. I piedi sono simbolo del camminare e quindi dell’andare dove il Signore manda. Lavando i piedi degli apostoli Gesù esegue due riti: insegna loro ad essere servitori e non sovrani, e li ordina per essere suoi inviati e partecipi del suo sacerdozio sacrificale (“fate questo in memoria di me”) in ogni posto e in ogni epoca.

    LA VESTE BIANCA

    Sempre a ricordo del battesimo, dopo l’unzione il sacerdote si toglieva gli abiti della strada e indossava un camice; più tardi il camice venne indossato sopra gli abiti normali. Il camice era una veste bianca di lino, un antichissimo simbolo di purezza e di santità. Indossato il camice il sacerdote stringeva ai fianchi una corda bianca annodata, che probabilmente anticamente reggeva un grembiule, come facevano i sacerdoti ebraici (vedere Levitico 16:4). Dal testo del Levitico nella lingua ebraica, si capisce che i sacerdoti nel tempio ebraico indossavano delle brache di lino sopra la pelle, prima di indossare la veste, sulla quale era annodata la cintura.

    LA COTTA CON I SIMBOLI

    Sopra il camice il sacerdote indossava una cotta bianca, una veste corta con merletti sui bordi. Secondo alcune testimonianze pittoriche dei primi secoli cristiani su questa veste erano riportati i simboli del sacerdozio, poi trasformati in disegni geometrici ornamentali. Se il camice è il simbolo della purezza, la cotta è il simbolo del nuovo uomo nato col battesimo. Assieme alla veste bianca i neobattezzati ricevevano un nuovo nome, come menzionato in Apocalisse 2:17, simbolo dell’uomo nuovo sorto dalla morte del vecchio. Questa pratica rimase solo per chi si faceva monaco o veniva eletto Papa.

    LA STOLA

    Sopra la cotta il sacerdote indossava una stola, appoggiata sulla spalla sinistra e legata sul fianco destro, oppure appoggiata su entrambe le spalle e pendente lungo il petto fino alle gambe. La stola anticamente era…

  26. utente anonimo says:

    LA STOLA

    Sopra la cotta il sacerdote indossava una stola, appoggiata sulla spalla sinistra e legata sul fianco destro, oppure appoggiata su entrambe le spalle e pendente lungo il petto fino alle gambe. La stola anticamente era simbolo dell’investitura sacerdotale di agire con autorità divina e conteneva i simboli dell’autorità. Con la stola addosso il sacerdote rappresentava Cristo ed agiva a Suo nome e nella sua Persona.

    LA PIANETA

    Sopra la cotta e la stola il sacerdote indossava la Pianeta, simile all’Efod degli Ebrei: una veste piana di colori sgargianti che nascondeva gli abiti sacerdotali e simboleggiava “la gloria di Dio” che il sacerdote assumeva su di sé per celebrare il rito per tutti i Santi.

    IL BERRETTO

    In testa il sacerdote metteva un berretto: nei primi secoli questo berretto era simile a quello dei leviti, rotondo e con due punte, usato ancora oggi dai vescovi. Dopo il 10° secolo il berretto usato dai sacerdoti mutò forma e divenne tondo alla base e quadrato alla sommità. Il cerchio è simbolo del cielo, il quadrato è simbolo della terra. Il berretto tondo e quadro simboleggiava che i pensieri andavano dalla terra al cielo. La cordicella che anticamente legava il berretto alla pianeta divenne poi un fiocco pendente sul retro della testa, prima di scomparire del tutto. Il significato simbolico del legare una cosa ad un’altra è di ricordare che devono essere mantenute assieme: simbolicamente le attività della testa (i pensieri e le opinioni) devono essere mantenute collegate alle attività del ministero sacerdotale rappresentato dalla pianeta.

    RIPRESENTAZIONE DEL MISTERO DELLA SALVEZZA

    La celebrazione della Messa è in realtà una ripresentazione del Mistero della Salvezza. Inizia con l’ammissione del nostro stato decaduto, prosegue con la professione di fede in Dio, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo, culmina nella ripresentazione del Sacrificio di espiazione e comunione di Cristo, al quale si partecipa nella Santa Comunione: è l’ingresso nel Santo dei Santi. Tutti i fedeli si alzavano dai loro posti e venivano sulla balaustra, davanti alla porta del Presbiterio, per prendere il sacramento del Corpo e Sangue di Cristo crocifisso e risorto dalle mani del sacerdote.

    È interessante notare alcuni gesti eseguiti dal sacerdote durante la messa, ed il loro senso mistico.

    MANI ALZATE

    Le braccia tese e dirette verso qualcuno sono un antico simbolo di richiesta, di invocazione, di domanda di risposta, ma anche di stretta collaborazione. Nella mistica ebraica il lato destro è simbolo del corpo e della terra, mentre il sinistro è simbolo dello spirito e del cielo. Gesù sta alla destra del Padre, è il Dio della Terra. Alzare al cielo il braccio destro vuol dire invocare Dio per le cose materiali; alzare il braccio sinistro vuol dire invocarLo per le cose spirituali. Alzare entrambe le braccia vuol dire invocare Dio per ogni nostra necessità, e voler comunicare con Lui sia per le cose materiali che per quelle spirituali. Nella lingua ebraica PEI vuol dire “la mia bocca”; LE vuol dire “verso, collegare”; EL vuol dire “Dio”. L’espressione PEI LE EL significa letteralmente “La mia bocca rivolta verso Dio”.

    BRACCIO A SQUADRA

    Altre volte il sacerdote, specialmente quando prega, non alza le braccia al cielo, ma le tiene piegate a squadra, con le mani rivolte verso il cielo. Nella mistica ebraica il braccio piegato a squadra è simbolo dell’agire, del fare. Alzare l’avambraccio destro verso il cielo vuol dire impegnarsi a lavorare nelle cose materiali per obbedire a Dio. Alzare l’avambraccio sinistro vuol dire impegnarsi a lavorare nelle cose spirituali per obbedire a Dio.

    MANO A COPPA

    Cirillo spiega che quando il sacerdote prendeva in mano l’ostia, la teneva con tre dita della mano destra, mentre la sinistra veniva messa a forma di coppa, e nella coppa veniva appoggiata la mano destra. La mano a coppa è un simbolo del calice con cui si raccolgono le benedizioni del cielo. Allungare le mani in avanti con le palme verso l’alto e le dita piegate a coppa è un gesto che il sacerdote esegue quando chiede una benedizione a Dio

    MANO STESA

    Un’altra posizione che il sacerdote usa nella preghiera è la mano stesa, con le dita allungate e in linea con il palmo. La mano non forma una coppa ma una tavola, su cui Dio può scrivere. Tenere le braccia lungo i fianchi, piegare gli avambracci a 45° verso l’alto e tenere le mani stese vuol dire “Signore, parlami, io ti ascolto”.

    UOMO O ANGELO DI DIO

    A volte il sacerdote celebrava guardando il tabernacolo e voltando le spalle ai fedeli, per simboleggiare che era un emissario del popolo che si presentava alla porta della Casa di Dio a nome del popolo.

    Altre volte il sacerdote si girava con la faccia verso il popolo e la schiena al tabernacolo, per mostrare che in quel momento è inviato di Dio, per dare istruzioni al popolo.

    IL LIBRO DEI VIVI E DEI MORTI

    Prima della Comunione il sacerdote appoggiava sull’altare due tavolette ripiegate, dette Dittico, sulle quali erano scritti i nomi di persone malate o decedute per le quali qualcuno desiderava che l’assemblea pregasse. Il sacerdote recitava una preghiera che veniva inizialmente ripetuta coralmente dal popolo. In seguito il popolo si limitò a intercalare ogni brano della preghiera con l’ espressione di consenso ebraica Amen.

    L’ABBRACCIO SACERDOTALE

    Fino all’8° secolo subito prima della Comunione veniva eseguito il “Santo bacio” di cui parlò anche Paolo (1 Cor. 16:20), detto da Pietro “Bacio d’amore fraterno” (1 Pie.5:14) . Il sacerdote lo dava al diacono, e questi lo distribuiva ai chierici che rappresentavano il popolo; poi tutti i presenti abbracciavano un loro vicino, uomo con uomo e donna con donna. L’abbraccio sacerdotale è un antico gesto che racchiude un profondo e ricco significato simbolico. Nell’abbraccio il mio piede deve stare sullo stesso pezzo di terra del tuo, a indicare una comunione di fede. Le mie ginocchia sono pronte a sostenere le tue se vacillano, e viceversa. Il mio cuore è accanto al tuo cuore. Una mano è sulla tua spalla per consolarti, l’altra è sulla schiena, per proteggerti. La mia bocca è accanto al tuo orecchio, per parlarti in segreto. I miei occhi non vedono i tuoi, in segno di totale fiducia.

    IL VELO PER LE DONNE

    All’interno della chiesa gli uomini dovevano in antico restare separati dalle donne, e queste dovevano mettere sul capo un velo che coprisse capelli e viso. Anche Paolo parla di questo rito che non ha origini sociali ma misteriche. Il velo sul capo è simbolo antichissimo di sottomissione, e ricorda la frase detta da Dio ad Eva nel Giardino, dopo la caduta. “L’uomo dominerà su di te”. Sebbene l’uomo abbia per millenni interpretato questo dominio come un diritto a comandare sulla donna, come suggerisce il significato latino da Domare, il senso ebraico del termine è diverso: Meshòl indica governare dando una visione, mostrando la strada, essendo emblema di un potere più elevato, come per indicare che l’Uomo ha ricevuto da Dio l’incarico di essere guida e protettore per la Donna, non dispotico tiranno.

    CONCLUSIONE

    E’ innegabile che la Tradizione Cattolica abbia tramandato per secoli riti apostolici riferentisi anche a significativi momenti della liturgia del Tempio ebraico. Peraltro questo tramandare ha comportato la perdita via via del significato più profondo. È probabile che questi riti ed il loro contenuto simbolico facessero parte degli insegnamenti dati dagli apostoli alla prime chiese, ed è anche probabile che gli apostoli avessero ricevuto questi insegnamenti da Gesù Cristo durante i 40 giorni in cui spiegò loro molte cose relative al Regno di Dio, prima di salire al cielo.

    È necessario restaurare l’insieme dei rituali della Tradizione cristiana e delle cerimonie simboliche del tempio ebraico e riportare alla conoscenza dei fedeli i riti che sono andati perduti o corrotti, come parte della restaurazione di tutte le cose. L’identità di questi riti, simboli e misteri con la Sacra Missa Sacramentorum della Chiesa Cattolica dei primi secoli è un ulteriore testimonianza dell’apostasia avvenuta nel mondo cristiano e della necessità di una restaurazione escatologica, quale quella promessa da Cristo e che pare oggi in parte realizzarsi grazie al Papa attuale.

    Rite Promissum

  27. utente anonimo says:

    A Rite Promissum , dove vuoi arrivare ?!

    …e il tuo sito mormone dice nulla dell’ oritteropo e Seth ? :-)

    XXX

  28. utente anonimo says:

    Non sono più mormone, sono tornato nella Chiesa di Roma, rito tridentino. Cmq mi scuso con tutti voi.

    ritepromissum

  29. utente anonimo says:

    @ Rite Promissum

    … e lefebvriano, perché no ?

    XXX

  30. Harmachis says:

    Anch’io ho sempre visto l’oritteropo come il più probabile candidato. E credo possibile che allora vivesse in Egitto.

  31. lMiguel mi è sembrato giusto scrivere questa cosa sul blog Il Bastardo di Gad Lerner a Gad Lerner

    inda scrive:

    13 Agosto, 2009 alle 8:01 am

    Caro Gad, dopo aver letto le richieste che ti fanno su dagospia…(…) volevo dirti che a difendere gli zingari in prima persona c’è un uomo che si chiama Miquel Martinez…giornalista e traduttore dall’arabo… ha un blog molto singolare e interessante, si chiama KELEBEK…chissa’ se lo inviti all’Infedele quante cose interessanti puo’ raccontare sugli zingari, ma anche su tanti altri argomenti.

    Ciao.

  32. utente anonimo says:

    @ 32:

    Penso che per Martinez “giornalista” equivalga ad un insulto …

    XXX

  33. utente anonimo says:

    Lerner e Martinez chiusi nella stessa stanza?

    Ricordo una puntata dell’infedele con Vattimo che difendeva la causa palestinese preso quasi a parolacce.

    Credo che il problema sia Israele, più che i Rom.

    Certo, se si verificasse starei incollato davanti alla tv, ma la vedo difficile.

    Alessandro

  34. utente anonimo says:

    Temo che Lerner non prenderà l’ipotesi in considerazione.

    Ma nel caso, perbacco, non mi perderò di certo la puntata :-)

    Z.

  35. utente anonimo says:

    Su, dài regazzi: fate i bravi che internet è stato inventato apposta per farsi le seghe sulle donne nude e i pornazzi, mica sulle religioni e le ideologie !

    El Puerco de Raza

  36. Lerner e Martinez chiusi nella stessa stanza?

    Ricordo una puntata dell’infedele con Vattimo che difendeva la causa palestinese preso quasi a parolacce.

    Credo che il problema sia Israele, più che i Rom.

    Certo, se si verificasse starei incollato davanti alla tv, ma la vedo difficile.

    Alessandro

    ————–

    Tutto puo” accadere se si dialoga.

  37. utente anonimo says:

    Ma perché il mondo anzicché i Marines, non lo difendono le capre ?

    XXX

    http://www.youtube.com/watch?v=FcRUjGWbwuo&feature=related

  38. utente anonimo says:

    Mentre voi siete assopiti nella quiete

    della vostra comoda vita borghese,

    a Gaza si continua a morire,vergogna.

    Ricordatevi del detto latino dum romae loquitur,saguntum expugnatum.Fate qualcosa

    Il vostro Vittorio dall’assedio di Gaza

  39. utente anonimo says:

    in rif. # 38

    I gringos fanno di molto peggio: farsi inseguire da bambini assetati standosene in camionetta con una bottiglia d’ acqua in mano per poi bergliela in faccia e gettarla quasi vuota fra risa idiote, dare fuoco a case di presunti terroristi con tanto di donne e bambini dentro cantando “the Roof is on Fire”, e molto altro che potete trovare sul tubo ma che non vi linkerò perché il rispetto che osservo per le vittime è più grande del pur immenso disprezzo che provo per i carnefici.

    Prego il padrone di casa di non cancellare il # 36, assolutamente paradigmatico di come una maggioranza rumorosa di una sedicente civiltà superiore intende il diritto all’ informazione.

    Gregorio

  40. utente anonimo says:

    @ Vittorio :

    A volte, purtroppo, gli allievi superano i maestri.

    Gregorio

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