Bolivia, un punto di vista diverso

Ho detto più volte di provare una certa simpatia per il governo di Evo Morales in Bolivia. Come esempio della capacità di una popolazione storicamente molto debole – gli indios dell’altopiano – di prendere in mano le proprie sorti in maniera collettiva e sfruttando le proprie storiche risorse comunitarie.

Commentando il mio blog,  Pedro Navaja ha espresso un punto di vista diametralmente opposto al mio.

Si tratta di una persona evidentemente informata e che si sa esprimere molto bene. Soprattutto, non  colgo un tono strumentale e manipolatorio nel suo discorso: la sua critica a Evo Morales non sembra rientrare nella categorie delle campagne, ad esempio, sul Darfur o sul Tibet che spesso nascondono mire di parte piuttosto scoperte.

Pedro Navaja ha segnalato diversi link sulla questione boliviana.

Mi sembra utile quindi riportare qui un suo testo apparso tra i commenti a un articolo sul Corriere della Sera.  Tra me e lui, lui ne sa più di me sulla Bolivia, e su questo non ci piove.

E’ utile contro lo spirito del facile tifo di squadra e ci ricorda che il mondo non è mai diviso tra popoli buoni e "mercenari venduti al servizio del padrone", come nella tremenda mitologia del comunismo reale (da cui Marx era quasi del tutto esente).

La versione di Pedro Navaja costituisce comunque una parte della verità; e mi farebbe piacere pubblicare un’eventuale replica altrettanto pacata e documentata alle sue affermazioni. Se non ci dovesse essere, non vuol dire che Navaja abbia automaticamente ragione, ma semplicemente che tra i commentatori di questo blog non ci sono esperti di questioni boliviane.


Solo alcuni appunti sul referendum. 

Previamente: non menzionerò, ammesso che esistano, i punti positivi a favore del governo Morales. L’enorme ed acritico messianismo bipartsan di cui gode Morales nel mondo permetterà a molti suoi fervidi e pimpanti ammiratori dedicarsi a ciò.

Detto questo:

1 – “Le quattro provincie dell’est”, anche per cercare di fare capire la cosa ai non addetti – CNN e la televisione spagnola parlano solo della “mezza luna” riferendosi a queste regioni -, sono in realtà 4 dei nove dipartimenti (l’equivalente delle nostre regioni) in cui è divisa la Bolivia ed occupano praticamente la totalità dell’area tropicale amazzonica e del chaco, i due terzi dell’area totale del paese. 

Questo dato non è secondario: esiste una divisione chiara del paese, che è una divisione storica, culturale ed anche ambientale, territoriale. Tutto l’oriente amazzonico e chaqueño, con le sue 33 delle 36 etnie riconosciute da prima dalla nuova costituzione, hanno votato contro il nuovo testo costituzionale. Quasi tutto l’occidente andino (altri 4 dipartimenti), con la sua maggioranza quechua aymara, ha votato a favore. Resta da vedere il risultato del nono dipartimento, Chuquisaca, dove al 73% dello spoglio ufficiale, vince il no con quasi il 55%. Quindi, confermandosi il dato di Chuquisaca, 5 dei nove dipartimenti boliviani hanno votato contro la nuova costituzione, con percentuali variabili (dal 55 al 70%). Giacchè l’occidente andino è però prevalente demograficamente ( e i dati del si superiori, tutti tra il 70 e l’80%), il dato nazionale riflette la vittoria di Morales. Ma la divisione del paese è molto pìù netta di quella che vogliono far credere alcuni presentando una Bolivia uniforme, omogenea, solo andina, ignorando la sua diversità storica, culturale ed ambientale.

2a- la polarizzacione che risulta dal referendum è chiarissima ed è la storia recente ed ignorata della Bolivia. Non è solo una storia di indigeni contro bianchi, di ricchi contro poveri, ma anche, almeno negli ultimi 50 anni, purtroppo, la storia di una maggioranza etnica andina, quechua aymara, che non riconosce i diritti delle minoranze meticcie, bianche ed indigene dei bassipiani amazzonici. Il dipartimento con il maggior numero di gruppi etnici, il Beni, con le espressioni culturali organizzate più antiche dell’attuale Bolivia (la cultura idraulica de “los llanos de Moxos y Baures”), dove si parla la lingua più antica del continente, ha votato per il 70% contro la nuova costituzione.

2b – questa, cercando di semplificare, “e una delle grandi mistificazioni del governo Morales. Parlare di indigeni in senso generico in Bolivia, come di un conglomerato uniforme, è come dire che gli europei sono tutti uguali, senza storie, dall’albanese al norvegese, ignorare che in Europa si parlano lingue diverse, pansiamo e votiamo, abbiamo tradizioni, credi e religioni distinte, che nemmeno tutti gli europei fanno parte della UE. Perchè voler “globalizzare” la diversità culturale e storica della Bolivia? Perchè non riconoscere questa diversità? 

33 delle 36 etnie della Bolivia non hanno, ne hanno avuto, storie, cultura, lingue, cosmovisioni in comune con le etnie andine dall’epoca addirittura della stessa presenza umana in queste regioni del continente americano. Se questi gruppi indigeni, mescolati in un processo di meticciato durato 500 anni (anche se il “meticciato” è un processo vigente per la nostra specie da almeno 50 mila anni!), si sono trovati sotto la stessa bandiera è paradossalmente per i giochi coloniali e post coloniali delle elite dell’epoca. Occidente andino, ed oriente amazzonico e chaqueño non si sono conosciuti (a parte la parentesi della guerra del chaco degli anni ’30) fino agli anni ‘50, quando la rivoluzione nazionalista dell’MNR (il partito del “vendepatria” Goni) darà il via alla colonizzazione dell’oriente da parte di quechua e aymara causando, per far posto ai nuovi arrivati, anche l’espulsione di molte etnie originarie dai loro territori ancestrali.

2c- Per sottilineare il dato, ecco alcuni esempi. Nel dipartimento di santa Cruz ha vinto il no alla nuova costituzione, ma in una provincia di questo dipartimento, Ichilo, a maggioranza di coloni quechua aymara arrivati negli ultimi 30-40 anni, ha vinto ampiamente il si (http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-26/vernotauddecide.php?id=090126001017). Nelle provincie Chiquitos e Velasco, dove risiende la terza etnia per numero della Bolivia, i chiquitos di lingua besiro, ha vinto ampiamente il no.

2d – Va detto infine che il voto contrario dei meticci, bianchi ed indigeni delle terre amazzoniche e chaqueñe non è in omaggio alla conservazione di una vecchia classe dirigente, rappresentata da alcuni prefetti e presidenti dei cosidetti comité civici di questi dipartimenti. Questi personaggi rappresentano oramai una Bolivia in fase di estinzione che continua però a beneficiarsi di un voto favorevole a causa di questa polarizzazione etnica, di questo conflitto che Morales sembra voler alimentare senza sosta ignorando, per esempio, i consigli dell’amico Lula (la settimana scorsa Lula disse a Morales: “compañero Evo, io sono un operaio, ho avuto il voto di contadini e lavoratori, ma governo per tutti i brasiliani, non solo per gli operari ed i contadini”).

2e- E’ risultato ampiamente poco credibile per il meticciato “camba” (uomo nero in guaranì), agli indigeni e bianchi dell’oriente amazzonico e chaqueño la repentina ed elettoralistica modifica della posizione di Morales ora favorevole alle autonomie dipartimentali, quando solo fino a poche settimane fa per il Mas e Morales autonomia era sinonimo di seperatismo, ed i suoi seguaci incendiavano i “mojones “ autonomici sotto i quali oggi festeggiano.

3a – va detto anche che: (a) in Bolivia , come in altri Paesa del continente, vota chi si inscrive, non chi ha diritto di votare (hanno votato circa 3.8 milioni su 10 milioni di abitanti). (b) astensione e voto nullo e bianco arriva quasi al 20% dei votanti inscritti. (c) come dimostrato anche da alcune missioni di osservatori internazionali, ed ampiamente risaputo popolarmente, il voto in molte aree della Bolivia andina controllate dal mas, o delle aree tropicali, come quelle cocalere, ha maggioranza di coloni quechua aymara, il voto è esercitato con il “control social”, che prevede: assenza totale di propaganda contraria, controllo dei dirigenti sulla partecipazione (ora si usano i telefonini per la schedatura dell’avvenuto voto), accompagnamento al seggio, ecc. (ecco spìegato in parte il voto bulgaro di alcune provincie andine e cocalere, con entre il 95% e il 97% per il si) (http://www.eldeber.com.bo/vernotaahora.php?id=090126115449 e http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-26/vernotauddecide.php?id=090125234738).

3b – Non va dimenticato che si tratta del voto più basso di approvazione costituzionale nei tre referendum realizzati in Venezuela, Equador ed ora Bolivia: in Venezuela vinse Chavez con il 70%, Correa in Equador con il 66% ed ora, colui che in alcuni momenti pronosticava un 80%, debe accontentarsi del 60% (58,12% con i dati ufficali al 77% dello scrutinio).

4 – Risulta emblematico il voto contrario alla nuova costituzione di Morales annunciato da Loyola Guzmán (http://www.elmundo.com.bo/Editorialnew.asp?edicion=21/01/2009), l’unica guerrigliera boliviana vivente che non tradí in nessun momento Che Guevara ed assembleista del MAS per la costituente. Molti altri intellettuali di sinistra da tempi non sospetti, spesso torturati ed incarcerati durante passate dittature, hanno ampiamento annunciato il loro voto contrario (http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-25/vernotacolumnistas.php?id=090124194332).

5 – Uno dei dati più inaspettati è stato il voto contrario del dipartimento amazzonico del Pando, occupato militarmente dal governo dal settembre scorso, con decine di arresti (operati quasi sempre nella notte da squadroni di incapucciati) e centinaia di esiliati nel vicino Brasile. Nel Pando è stato nominato da Morales un “vicerè” militare, incarcerato il prefetto democraticamente eletto e ratificato nel referendum dell’agosto passato che confermò anche Morales. L’anello debole delle regioni dell’amazzonia ed el chaco boliviano, per le sue limitate dimensioni demografiche e la povertà economica generalizzata della sua gente, e quindi prevedibilmente facilmente corrompibile dall’abile politica populista del governo, ha detto no alla nuova costituzione, probabilmente come riflesso al regime di terrore colà instaurato a partire dai “fatti” dell’ 11 settembre scorso. In quell’occasione, in uno scontro ancora non chiarito tra seguaci del governo e del prefetto, si ebbero circa una quindicina di morti. Gli avvenimenti, con un’incessante campagna del governo e una commissione internazionale, non sono, e non saranno forse mai chiariti. Nononstante questo nelle ultime settimane vi sono stati interessanti novità: la riapparizione in vita di 4 morti, presenti nella lista della commissione internazionale, probabilmente un po’ troppo filo governativa per essere definita imparziale, e le rivelazioni di un seguace di Morales sull’acquisto previo di armi per i manifestanti governativi.

6 – infine un appunto “italiano”. Anche se consistente ma, come abbiamo visto, con non casuali grandi diversità regionali, storiche e culturali, il 60% di voti favorevoli resta molto distante dal rappresentare un ampio patto sociale, di convergenza costituzionale dove, pur non trovandosi tutti prefettamente daccordo, ci si avvicini ad un’accettazione sostanziale da parte della società civile boliviana. In questo forse serve ricordare ciò che avvenne in Italia 60 fa, dopo la più sanguinosa guerra. La costituzione fu approvata con il voto favorevole dell’88% dei costituenti. Tra la Democrazia Cristiana, Socialisti e Comunisti (che avevano in totale il 75% dei voti) “nacque la costituzione come un contratto politico in cui ciascuna forza è riuscita a ottenere qualcosa, rinunciando ad altro. Per questo si è parlato di compromesso costituzionale” . Lo stesso “compromesso” che Morales non ha mai cercato. In Bolivia si imporrà una costituzione con la forza – sul cui uso Morales non ha dubitato in questi tre anni di governo, lo testimoniano le varie decine di morti sulle piazze – l’imposizione di una maggioranza contro un minoranza consistente, senza ricerca di alcun compromesso costituzionale. Ciò rischia solo di approfondire le divisioni oramai quasi insanabili di un paese con ampia multiculturalità e storie diverse.

Ecco, per concludere, che con l’approvazione di questa nuova costituzione, forse il primo esempio di una discriminazione costituzionale razziale al rovescio, scompare forse il vecchio principio…”una sola razza…quella umana”.


Pedro Navaja

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22 Responses to Bolivia, un punto di vista diverso

  1. utente anonimo says:

    Innanzitutto mi cospargo il capo di cenere e confesso la mia pervicace ignoranza.

    Da letture giovanili (ricodavo giusto un nome: Banzer) e da Wikipedia sapevo che la Bolivia era la classica repubblica delle banane con una massa di indios poverissimi dominati dalla solita cricca di latifondisti corrotti e dai soliti militari tutti presi nei loro golpe (credo ne abbiano avuti un numero record, centoottanta o giù di lì, a livelli tipo Haiti).

    Sapevo che praticamente regalava stagno e metano agli USA, che avva perso guerre coi vicini e con esse lo sbocco al mare, e che aveva ospitato neofascisti italiani come Delle Chiaie.

    Ero persino convinto che fra i bianchi non mancassero protettori di criminali nazisti in fuga, come con Mengele in Paraguay.

    So anche che Morales ha prontamente promesso di nazionalizzare i potenzialmente immensi giacimnti di litio, dopo che Obama ha espresso interesse per lo sviluppo dell’auto elettrica (il litio serve anche per fare batterie leggere, oltre che per le bombe atomiche e per i futuri reattori a fusione).

    Insomma, non sembra un paese ai primi posti per democrazia e diritti umani.

    In queste condizioni, giustissimo segnalare abusi e illegalità.

    Ma realisticamente, faccio un commento forse un po’ snob: chiunque voglia aiutare il popolo a risollevarsi dalla miseria, in quelle condizioni e con quel passato, come puo’ fare diversamente da quello che fa Morales?

    Andrea Di Vita

  2. kelebek says:

    Per Andrea n. 1

    Non c’è bisogno di cospargersi il capo di cenere :-)

    Poniamo che la versione di Pedro Navaja sia (nei fatti, non nell’interpretazione) totalmente giusta.

    Potrebbe essere ugualmente vero ciò che dici tu.

    Ad esempio, la sacrosanta rivincita delle popolazioni andine potrebbe passare – come è successo mille volte nella storia – attraverso l’umiliazione delle popolazioni della pianura.

    Morales infatti si appoggia su una coscienza etnica molto forte, quasi unica in America Latina; sulla maniera storica di autorganizzarsi di popolazioni con lingue e forme religiose nettamente distinte.

    E questo comporta tutti i problemi che comportano i movimenti a base etnica: proprio nel post precedente, parlavo dei nazionalisti ungheresi, unici ad opporsi alla violenza del capitalismo e assolutamente beceri e insopportabili nel loro atteggiamento verso i Rom e le altre minoranze in Ungheria.

    Se Navaja avesse ragione, potremmo considerare comprensibile la ribellione delle popolazioni delle pianure. Potremmo evitare di offenderle come se fossero biechi mercenari al soldo del capitale e cose simili.

    Eppure decidere che alla fine, per gli interessi complessivi della Bolivia e dell’America indiolatina, sia meglio che prevalga Morales.

    Sapendo che per i conflitti etnici, non ci sono soluzioni semplici.

    Miguel Martinez

  3. fm_dacenter says:

    Complimenti Miguel, sei metodologicamente ineccepibile (peccato per le scelte)

    Insomma, un nuovo Pannella!

    Ciao

    Francesco

  4. comictadpole says:

    ” (…) L’ossessione della purezza delle idee sostituisce in maniera straordinariamente analoga l’ossessione della purezza del sangue.

    Ma le idee pure e non ambigue non possono spiegare un mondo infinitamente complesso. (…) ”

    L.M.

    (Leonardo Migliarini)

  5. kelebek says:

    Ancora per Andrea…

    Credo che il punto sia di enorme importanza, e non riguardi solo la Bolivia (di cui, ripeto, non so quasi nulla).

    Prendiamo l’Afghanistan.

    Con il senno di poi, ritengo che un governo filosovietico in Afghanistan sarebbe stato meno terribile di tutto ciò che è successo dopo: non solo allo stesso Afghanistan, ma all’Unione Sovietica.

    Questo vuol dire che gli afghani hanno fatto male a condurre una tremenda resistenza contro regimi e forze occupanti che hanno compiuto, in pochi anni, delitti anche maggiori di quelli commessi dai nazisti in Italia?

    Vuol dire che le popolazioni che si sono sentite aggredite e invase erano “mercenari al soldo della CIA”?

    O non vuol dire piuttosto che, come i partigiani italiani, hanno fatto benissimo ad accettare soldi e armi dagli americani, per una causa in cui credevano e per cui erano disposti a morire?

    Soprattutto, vuol dire separare il giudizio politico da quello morale: saper rispettare le persone che scelgono cause magari globalmente errate, per motivi localmente sacrosanti.

    Anche perché le cause cambiano continuamente di significato: i baschi erano in origine nazionalisti cattolici, che si sono scontrati con il centralismo spagnolo, generando la più prolungata lotta antifascista della storia europea.

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Per Francesco n. 3

    Accetto qualunque tipo di offesa a sfondo razziale e sessuale. Non posso accettare di essere chiamato “Pannella” però senza sfidarti a duello.

    A te la scelta dell’arma (il telecomando?).

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    Per Martinez #5

    Estrapolando il tuo ragionamento, finiamo dritti dritti per comprendere, se non proprio giustificare, Hamas.

    Del resto, se quelli di Hamas sapessero di latino troverebbero un illustre avvocato in Appio Claudio Cieco (quello di ”prima se ne vasda l’invasore dalla patria, poi potremo parlare di pace”).

    Personalmente condivido, ma dubito sia una posizione maggioritaria.

    Andrea Di Vita

  8. utente anonimo says:

    @Miguel 6:

    Io vi vengo a vedere di sicuro mentre vi prendete a telecomandate.

    E preparo pure uno striscione con la bella frase riportata da Andrea: ”prima se ne vada l’invasore dalla patria, poi potremo parlare di pace”.

    Anche se taluni invasi non posseggono nemmeno il telecomando da lanciare e, al massimo della loro forza resistente, danno un pò noia.

    Fatemi sapere luogo e ora che mi precipito.

    ciao

    F.L.

  9. utente anonimo says:

    danno solo un pò noia.

  10. utente anonimo says:

    Un punto di vista finalmente esplicativo del conflitto in atto in Bolivia. Devo dire che non mi era noto il conflitto tra andini e altri e devo dire che se Morales (che trovavo abbastanza positivo) intende imporre un’etnia sulle altre farà un grosso danno alla Bolivia e presterà il fianco ad attacchi di ogni genere.

    Emiliano

  11. utente anonimo says:

    Innanzitutto ringrazio Miguel. Devo dire che mi riservato un trattamento diverso, come citavo, da quello che ho ricevuto in altri blog.

    Nononstante questo, una risposta che Miguel auspica a ciò che scrivo non arriverà, probabilente, mai.

    Il signor carotenuto mi sembra – non se la prenda per carità – sappia poco della Bolivia e non esce, nei suoi assai diffusi scritti (rivista latinoamerica per esempio), dalle informazioni o veline ufficiali.

    Ho già citato il trattamento ricevuto da altri. In alcune occasioni le risposte sono state addirittura caricaturali (qui si direbbe “cantinflescas”): un tipo mi rispose scrivendo di VeraCruz, evidentemente avvezzo al turismo in messico, al posto di Santa Cruz.

    Solo in un caso, e cito il link, ho ricevuto una rispota documentata.

    Ecco li link. Invito a leggere questo carteggio

    https://www.blogger.com/comment.g?blogID=401184228413224151&postID=3124263718820576377

    Per il resto non mi stupisco di ciò che scrive Andrea. Lo capisco perfettamente per due ragioni.

    A) Nel mondo si parla e scrive molto (almeno in comparazione a prima) della Bolivia in questi anni del governo di Morales, primo presidente indigeno (tra l’altro non strettamente vero: Morales è il primo presidente che rivendica l’essere indigeno, ma presidenti quechua o Aymara, vestiti con abiti occidentali, ce ne sono stati molti) . L’impressione è che la storia della Bolivia inizi con lui. Prima l’oblio. Non è naturalmente così. Informarsi meglio, su questo come su molte altre cose, dovrebbere essere un obbligo. Ma in mancanza di conoscenze specifiche, la prudenza dovrebbe essere anch’essa d’uopo.

    B) Che la Bolivia sia nota più per questioni folkloriche è normale e frequente anche per paesi meno remoti. Che ci si ricordi di lei solo per le Ande o il lago Titicaca (guarda, per esempio pochi sanno che il lago più grande di tutto il bacino amazzonico si trova in Bolivia), per le bombette londinesi delle donne aymara, per i ponchos (introdotti dagli spagnoli) dei contadini dell’altipiano o, come scrivevo in altro sito, per la folklorica carcere di La Paz, recentemente apparsa su Repubblica, fa parte dell’iconografico.

    Anche i vicini brasiliani, argentini o cileni, hanno la stessa idea della Bolivia. Che i due terzi del paese non siano andini, che in questi due terzi vivano 33 delle 36 etnie del paese – ed oramai quasi il 40% della popolazione totale – che la città più grande della Bolivia (e probabilmente quella con la maggiore crescita percentuale demografica del continente: nel 1952 aveva 40 mil abitante oggi 1.6 milioni) sia circondata da palme, tucani e formichieri, e non da montagne innevate o condor, è purtroppo ignorato. Riguardo poi a queste oligarchie bianche, separatiste e ricche delle terre orientali tropicali della Bolivia, il ministero della propaganda di Morales ha facile successo (nel manifesto, Matteuzzi, un paio di anni fa scrisse che camba, il meticcio dell’oriente tropicale, significa “uomo bianco”, mentre vuol dire esattamente il contrario, “uomo nero”).

    Forse varrebbe la pena ricordare invece che alla fine degli anni 50 santa Cruz non aveva ne acqua corrente ne luce e la gente circolava in “carretones” trainati da buoi o a cavallo mentre la capitale andina La Paz, la città aymara, aveva la tranvia almeno dagli anni ‘20.

    Leggete e guardate le foto di questo interessante post tanto per chiarire dove potrebbero stare le “oligarchie”.

    http://andrespucci.blogspot.com/2009/02/la-ciudad-de-la-paz-y-el-desarrollo.html

    Del resto Andrea, come dicevo, non se te ne può fare un torto. In wikipedia, prima che vi apportassi alcuni contributi, la cultura di quel territorio che si chiama Bolivia da circa 180 anni, era solo quella andina: tiwanaku, chipaya, incas, ecc. Nessuno sapeva che le espressioni culturali organizzate più antiche di questo territorio sono invece amazzoniche e che nelle pianure dell’attuale dipartimento del Beni si sviluppò fino al XII sec.dC, la più grande civiltà idraulica del continente americano. http://www.amazonia.bo/amazonia_bo.php?id_contenido=345&opcion=detalle_not

    http://www.naya.org.ar/educacion/htm/articulos/ceam_moxos_0.htm

    http://www.ceam-ong.org/wp-content/uploads/2008/10/introduccion.pdf

    ccat.sas.upenn.edu/~cerickso/fishweir/articles/Lomas.pdf

    Per il resto, anche la questione dei colpi di stato ed affini fa orami parte quasi del forlklore. Dal 1982, dopo la narcodittatura di Meza (a cui collaborò delle chiaie con ”los novios de la muerte”), la Bolivia è solidamente un paese democratico.

    Da prima dell’approvazione della nuova costituzione la partecipazione indigena era una fatto consolidato. Da anni esistono i municipi indigeni, dal 1990 sono iniziati i processi di riconoscimento dei territori ancestrali (è di ieri la notizia che Marcial Fabricano, il dirigente indigeno dei popoli arawak di Moxos, principale organizzatore nel 1990 della marcia per “el territorio y la dignidad”, punto di svolta fondamentale per l’appropriazione del termine indigeno in Bolivia, è stato frustato da alcuni dirigenti del partito di governo… http://www.elmundo.com.bo/Secundarianew.asp?edicion=12/05/2009&Tipo=Politica&Cod=8178).

    La metà dell’attuale parlamento è composto da indigeni (ripeto eletti con la costituzione del 1967). Evo è stato eletto con quella costituzione.

    Nel 1952 c’è stata una rivoluzione che ha dato voto universale, nazionalizzato stagno ed altri minerali ed ha realizzato forse l’unica vera riforma agraria del continente (una delle ragioni dell’insuccesso del Che). Era il 1952…insomma, ci si potrebbe anche informare meglio. http://www.bolivia.com/Especiales/revolucion52/resena.htm

    Gli idrocarburi sono stati quasi sempre dello stato. Solo a partire dal 1996 si iniziò un processo di apertura alle imprese straniere (principalmente brasiliane ed argentine) per potenziare la ricerca e lo sfruttamento di gas e petrolio.

    I principali proprietari terrieri delle coltivazioni di soia (come dicevo in altro commento, rigorosamente transgenica ed esportata per ingrassare le vacche europee con preferenza doganale grazie al ”pacto andino”…qui in Bolivia si mangia solo carne di vacche ingrassate con pascoli naturali) – il più importante prodotto agroindustriale – e riso, il principale prodotto di alimentazione, sono ex coloni quechua aymara emigrati nelle terre tropicali in questi ultimi anni (e che votano rigorosamente Morales).

    L’attuale presidente dei produttori delle oleaginose (soia, sorgo, girasole, ecc, tutti prodotti per export) è un potosino quechua, cioè è nato a 4.000 mt slm ed ora vive a 300 mt slm a santa cruz.

    Non esiste nessuna nazionalizzazione dei giacimenti di litio del Salar de Uyuni (a Potosì) perchè sono sempre stati dello stato e nessuna impresa straniera li ha mai sfruttati.

    Insomma, purtroppo, sempre molta disinformazione. Ed è quella di cui gode Morales.

    In tutto questo, realmente, la più nefasta disinformazione è quella sulle salvaguardia delle risorse naturali “rinnovabili”, ed in parrticolare le foreste. Che Morales poche settimane fa, davanti all’assemblea dell’ONU, si facesse paladino della pacha mama, della madre terra, è realmente un’abberrazione quasi storica: Così come, grazie agli abili consiglieri internazionali, il discorso di morales in questi anni è passato dalla difesa dei “contadini” coltivatori di coca alla difesa degli “indigeni”, ora che tratti anche la difesa dell’ambiente realmente fa un po’ ribrezzo, considerando che la politica del governo va invece diametralmente all’opposto. Per esempio con la continua espansione delle coltivazioni di coca nei territori degli indigeni amazzonici e nei parchi nazionali, o con la citata dissoluzione delle superintendenza forestale, grande conquista popolare degli anni 90 che, come orgnanismo pubblico indipendente dal potere politicio, aveva garantito dal 1996, una reale rivoluzione nello sfruttamento incontrollato delle foreste boliviane. Morales l’ha progressivamente svuotata di competenze fino a dissolverla per ridarla al controllo del governo. E’ logico: se i coltivatori di soia o coca, suoi elettori, hanno bisogno delle foreste per espandersi come dargli torto.

    pedro navaja

  12. fm_dacenter says:

    ti proporrei il telecomando dalle Wii ma sei troppo radical-chic per sapere cosa è :)

    allora, mio caro Pannella, ribadisco: dai diritto di parola a chi non la pensa come te e al contempo continui a pensare oscenità cariche di sangue, pregiudizi, fanatismo e disastri annunciati (ops, moh devo darti del Bushino?)

    ciao

    Francesco

  13. rigirandola says:

    Beh..io sono molto ignorante (in genere e in particolare sulla questione sollevata).

    Le questioni relative l’America latina mi appassionano, quindi vi ringrazio per la discussione, dalla quale traggo preziose informazioni…

    Inoltre penso che il vincere a discapito di altre culture o etnie, rifiutandosi di rappresentarle, non sia mai una buona scelta politica….

    Questo il mio modesto parere, anche se si evince dai commenti di Pedro che Morales sia in perfetta mala fede e quando c’è mala fede, si sa, si vanno a far fottere le idee politiche…(nel senso, eticamente, piu’ positivo)….

  14. utente anonimo says:

    Francesco,

    – ti proporrei il telecomando dalle Wii ma sei troppo radical-chic per sapere cosa è :)

    Pfui. Se c’è qualcosa di (disgustosamente) radical-chic, è proprio la Wii!

    Per una sfida con Miguel troverei più consono Deus Ex, che peraltro è un capolavoro con pochi eguali, con precoci (2000) e inaspettate riflessioni – da una prospettiva tipicamente e genuinamente Yanqui – sui concetti di libertà, autodeterminazione e lotta al terrorismo.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Deus_Ex

    Z.

    PS: pensa, Francesco: non di rado i tizi a cui talvolta diamo il nostro voto, oltre a pensare “oscenità cariche di sangue, pregiudizi, fanatismo e disastri annunciati“, che sarebbe il meno, le praticano. E nemmeno danno libertà di parola a chi la pensa diversamente da loro…

  15. utente anonimo says:

    Guarda, rigirandola, non so se Morales è in mala fede. Chiunque può fare delle cose abberrabnti pensando che non lo siano.

    Ti faccio un esempio.

    Nel giugno del 2008 Evo scrisse una lettera al parlamento europeo contro la cosidetta “direttivo di ritorno”. Puoi trovarne ampie riproduzioni di questa in internet (sempre con valutazioni positive per Morales).

    L’unica cosa che Evo si è dimenticato di dire (probabilmente perchè, come boliviano non lo sà, o è abituato al trattamento siffato degli stranieri, o perchè non ci sono molti stranieri in Bolivia…) è che in Bolivia qualsiasi straniero senza un documento legale viene incarcerato e quindi espulso senza molti procedimenti!

    Scrissi in un blog questo:

    …in Bolivia è da sempre vigente, e lo è rimasta nei quasi tre anni di governo di Morales, l’ARRESTO IMMEMDIATO, CON RECLUSIONE IN CARCERE ED ESPLUSIONE SUBITANEA PER OGNI STRANIERO TROVATO SENZA DOCUMENTI! Hai letto bene: non restare in Bolivia senza documenti sennò finirai in carcere ipso facto, e dopo verrai espulsa. Nessuno ti difenderà. Verrai anzi trattata come una delinquente straniera, sia tu italiana o cinese, nordamericana o brasiliana, vittima della tratta dell’emigrazione o peruviana in cerca di lavoro. Sempre verrai arrestata, rinchiusa in carcere ed espulsa senza che nessuna organizzazione per i diritti umani ti difenda.

    Per brevità non metto ora i riferimenti ad articoli di giornali relativi alla questione. Ne ho decine che, inoltre, spaziano anche dall’assassinato della polizia di un cittadino africano, davanti a decine di testimoni, senza che nessuno dica nulla, all’espulsione di stranieri perchè sieropositivi! Questo è il paradiso di MORALES!…

    Forse Morales non sa delle umiliazioni che hanno subuito decine di cinesi, vittime della tratta delle persone, rinchiusi in carcere, mostrati ed additati da tutti i canali di televisione come delinquenti. Forsa non sa che recentemente un suo viceministro, alle domande di un giornalista – che chiedeva informazioni sull’arresto a santa cruz e del trasferimento a la paz di un agricoltore mennonita (di quel gruppo religioso anabattista, presente anche in altri paesi, che usa vestiti ottocenteschi e non guida normalmente mezzi a motore) – rispose “ perchè preoccuparsi tanto? Si tratta di uno straniero”.

    Morales pensa alla politica interna, pensa ai quasi 400mila boliviani illegali in Spagna, o alle alcune decine di migliaia in Italia…

    Quando nel 2005 più del 53% della popolazione votò per Morales c’era una grande aspettativa e speranza. Recentemente un commentatore locale disse: ci si poteva aspettare che il governo di Morales potesse essere incompetente in economia, impreparato in politica estera, ecc. ecc, ma ci si aspettava un grande cambio rispetto ai governi precedenti: diritti umani e onestà contro la corruzione. Devo dire che nel punto dei diritti umani ero più scettico, e le vicende lo hanno purtroppo dimostrato. Ma sul punto dell’onestà, di un cambio concreto contro la corruzione, avevo aspettative reali. E qui si vede se vuoi anche l’ingenuità di chi è alieno al potere e di come ahimè, il potere fa invece aumentare gli appetiti. Non solo la corruzione è rimasta intatta, ma è probabilmente aumentata molto. Lo scandalo di corruzione più grande da che sto in Bolivia (e sono 20 anni) è opera dal nº2 del partito di governo, prima presidente del senato e poi nominato presidente della ristatalizzata impresa del petrolio (YPFB), tal Santo (sic.) Ramirez. Si…è stato espulso dal partito, è finito in carcere, ma succedeva anche negli altri governi quando lo scandalo era troppo evidente (e nello scandalo di ramirez ci son anche morti, non solo enormi mazzette).

    Vabbè: il discorso sarebbe ancora lungo.

    Per il momento mi fermo qui.

    Spero poter aver contribuito con informazioni e strumentri di analisi in un caso dove questi sono limitati o, come dicevo, quando ci sono, un po’ troppo “uniformi”.

    pedro navaja

  16. utente anonimo says:

    “non menzionerò, ammesso che esistano, i punti positivi a favore del governo Morales.”

    Miguel, io uno che inizia così un intervento non lo pubblico sul mio blog, data la palese parzialità

  17. utente anonimo says:

    L’ho scritto più volte…solo piluccamenti, sempre le pagliuzze. Mai argomenti.Per questo caro Miguel è, ahimè, molto improbabile si riceva una risposta documentata, come da te augurato.

    L’anonimo censore forse non si è nemmeno dato il tempo per leggere le consistenti, almeno per quantità, cose che ho scritto (che poi io possa avere ragione o meno resta al lettore informato decidere), però censura previamente. Non sia mai! Ma caro anonimo, non lo pubblichi nel suo blog, per carità! Ho già detto che oramai sono abituato a queste censure preventive. Diffonda invece i comunicati del ministero della propaganda del caudillo, se ne gioverà certo il suo ego.

  18. utente anonimo says:

    scusa, dimenticavo firmare il precedente messaggio.

    Pedro navaja

  19. kelebek says:

    Per n. 16

    Firmare sempre, anche con uno pseudonimo qualunque.

    Io non ho alcun problema con la parzialità. L’imparzialità esiste solo nei bollettini meteorologici e nei trattati di matematica.

    Casomai, c’è da diffidare di chi nasconde la propria parzialità.

    Miguel Martinez

  20. kelebek says:

    Per Pedro Navaja

    Mi puoi scrivere in privato, avrei una cosa da chiederti:

    muqawama@gmail.com

    Grazie

    Miguel Martinez

  21. rigirandola says:

    Sì, Pedro, ho letto e ti ringrazio.

    Molto gentile.

  22. utente anonimo says:

    Ringrazio Pedro Navaja per i link e per quanto da lui scritto. Piano piano comincio a capirci qualcosa (sono piuttosto lenta a metabolizzare le notizie per colpa anche di una certa “informazione”, mentre il mio spagnolo è un po’ arruginito).

    Saluti.

    Anna (Eurasia)

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