White Pride Day

Questa me l’ero persa, ma non credo che nessuno abbia da soffrire particolarmente per il ritardo con cui ve la segnalo.Il 21 marzo è stato il White Pride World Wide Day (l’inglese è d’obbligo).

Hanno manifestato in circa venti – almeno a giudicare dalle foto – in vari angoli del mondo anglosassone.

C’è gente che si fa venire la bava alla bocca, quando vede queste cose. Ci fanno su i meglio complotti, a volte pure leggi di emergenza, ché per quelle qualunque scusa va sempre bene.

A me, invece, i venti manifestanti fanno una certa tenerezza.

E poi, ci sono giornate dedicate alle persone affette da un sacco di guai, non vedo perché non possano dire la loro anche le vittime della Sindrome di Deficienza Melaninica.

Unica cosa, proporrei di cambiare il nome della giornata.

Vedete, anch’io ho la pelle rosa. Non bianca, altrimenti sarei al pronto soccorso o direttamente all’obitorio.

Quindi propongo di intitolare la giornata Pink Pride World Wide Day.

Uno mi dice, io sono rosa, tu sei rosa, perché non manifesti anche tu?

E’ che non riesco a condividere tutto questo buonismo sentimentalista. Cioè, secondo questi qui, io dovrei sentirmi vicino a chiunque abbia poca melanina. Ogni volta che esco per strada, dovrei guardare commosso il novantacinque percento della gente che incrocio.

Il guaio è che tutti i miei nemici hanno la pelle rosa anche loro.

E il fatto di condividere un problema dermatologico con loro non mi rende minimamente più loving o caring nei loro confronti.

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78 Responses to White Pride Day

  1. utente anonimo says:

    Non ci rimane che citare Vonnegut: Dio deve essere per forza ateo, perchè ormai siamo negli escrementi fino alla nuca, ma di brutto, proprio di brutto. (Un uomo senza patria)

    Anna (Eurasia)

  2. Io ho la pelle rosa con parecchie macchiette — si chiamano efelidi o lentiggini. Sarà per questo che non riesco mai a manifestare con nessuno? :-)))

    Lady D

  3. utente anonimo says:

    Comunque ben vengano manifestazioni del genere; credo abbiano le loro ragioni, anzi sicuramente le hanno.

    Come loro possono farlo, è lecito indignarsi o fare un’altra manifestazine “contra WPWWD”

    Dato che non c’è problema , mi gusto la vena ironica del messaggio ehehehh

    Giusto una frase non accetto.

    “i guaio è che tutti i miei nemici hanno la pelle rosa anche loro”

    Debbo dedurre Miguel che avalli degli schiavisti delle altre parti del globo?Non sarai FORSE loro collaboratore????

    ;-)

    grazie delle risate, buona giornata!

    D.

  4. kelebek says:

    Per Lady D n. 3

    Gli è che abito qui, dove sterminate orde di melaninodeficienti fanno lo shopping e le serate nei localini.

    Se abitassi a Lagos, i miei nemici sarebbero tutti melaninodotati.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    Pellerosa contro pellerossa.

    Uno sterminio per una consonante.

    Saluti da Marcello Teofilatto

  6. utente anonimo says:

    Comunque, io trovo più desolante questa notizia: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/patriot-girls/1.html

    M.T.

  7. irSardina says:

    Sarei fortemente interessata a partecipare queste leggiadre manifestazioni, magari portando qualche amico. Ma, come ho già detto altre volte, qui in Sardegna abbiamo delle gradazioni di colore e altri parametri :-). Quindi mi chiedo se dovessi organizzare il White Pride World Wide Day a Cagliari (e non a Calgary) oltre alle bandiere dovrei munirmi di tintometro? :-)

    Sardina

  8. utente anonimo says:

    certo Miguel.

    Comunque sono semplicemente D. e non la Lady D

    Ciao.

    D.

  9. kelebek says:

    Per Sardina n. 7

    Non ti preoccupare, la melanina è sempre relativa.

    Quelli che mi piacciono di più sono gli ariani berberi:

    http://tinyurl.com/cwg3z5

    Il bello è che mettono insieme due fonti di cialtropologia notevole

    1) i berberi, dicono, sarebbero discendenti degli antichi Egizi, discendenza rivendicata anche da tutti gli afrocentrici neri

    2) i berberi, avrebbe scritto Alfred Rosenberg, sarebbero dei nordici.

    L’importante è non essere arabi.

    Miguel Martinez

  10. irSardina says:

    “Il bello è che mettono insieme due fonti di cialtropologia notevole”

    Cialtropologia: che bel termine… Avrei voluto averlo inventato io!…

    cial/trò/po/lo/gìa

    s.f.

    1) Ramo delle scienze naturali che studia l’origine dei cialtroni.

    2) Discorso in difesa e giustificazione o esaltazione della cialtroneria.

    Credo che per l’omologazione bisognerà aspettare il beneplacito del nostro massimo esperto della lingua italiana: Ritvan -))

    Sardina

  11. PinoMamet says:

    Mi è capitato anni fa, sul solito forum americano di antropologia, di discutere appunto con uno di questi “ariani berberi”

    (anche se non rivendicava l’arianità, ma la bianchità).

    Un tipo abbastanza strano (ma lì abbondavano, insieme alle persone seria va detto) che ci teneva a puntualizzare che i berberi sono più chiari degli arabi e scambiabili per europei (sai che culo) e che i tanti berberi scuri se non “negroidi” sono in realtà i discendenti di schiavi e che lui una donna scura non l’avrebbe sposata mai, insomma, questa robaccia qua.

    Ricordo con un certo affetto i suoi battibecchi inconcludenti con un ragazzo sicul-americano che voleva a tutti i costi essere nero (era semplicemente riccio e scuretto) e altri pazzoidi del genere.

    Ripeto, c’era anche gente normale, ma mi pare che quando si parli, anche di striscio, di “razze”, saltino fuori tutti i freak del mondo con tutte le storie più assurde a cui vogliono a tutti i costi che tu creda

    (e ci metto il veneto che pretendeva di distinguere gli italiani del nord e del sud a vista d’occhio- smentito dalle foto della mia famiglia mista, ne avesse azzeccato uno- il siciliano “negroide”, il berbero che insultava i neri, l’afroamericano che discendeva dai faraoni e ce l’aveva con gli habesha che se la tirano e non vogliono essere neri come l’altri ecc. ecc.).

    In fondo fanno un po’ di tenerezza, ha ragione Miguel.

    Appena introdotto l’euro c’era per strada un banchetto che chiedeva l’introduzione della lira: dietro il banchetto, tre o quattro di questi simil-nazi qua, uguali uguali, con i capelli corti, le magliette nere, i pantaloni simil militari e le croci celtiche.

    La gente se ne andava: spaventata, o forse disgustata.

    Insomma, se tanti kompagni come comunicazione lasciano a desiderare, questi fanno schifo proprio.

  12. utente anonimo says:

    Miguel

    adoro il tuo razzismo e la squisita ipocrisia della risposta 4 (peccato che i capi dei paesi arabi che non aiutano i palestinesi NON siano nel gruppo SMD … e neppure il filo-sionista Presidente degli USA)

    Ciao

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    L’importante è non essere arabi

    chissà cosa avranno fatto gli arabi per essere così odiati dai berberi … ti ricorda nulla?

    Francesco

    :D

  14. falecius says:

    Per Francesco: I berberi hanno trascorso la maggio parte della loro storia conosciuta a combattersi tra Zenata, Sanhaj e Masmuda, solo per citare i gruppi più importanti che mi ricordo meglio senza consultare una fonte. Il l’identitarismo berbero in quanto tale è un fenomeno molto moderno, sebbene certamente giustificabile, specialmente dove, come in Algeria, l’identità berbera viene repressa in nome di una astratta “arabicità” dello Stato nazionale. Dove il problema sta nel “repressa” e nello “stato nazionale”, non nella arabicità.

    E’ indubbio che dei berberi abbiano combattuto la prima (strenuamente) e la seconda (assieme agli arabi) ondata di arabizzazione e che nei torbidi dei primi secoli in Spagna vi fossero tensioni che oggi definiremmo “etniche” tra arabi e berberi.

    Tuttavia la popolazione del Nordafrica è composta perlopiù da discendenti di berberi linguisticamente e culturalmente arabizzati ( a volte affiliandosi a tribù che rivendicano genealogie arabe).

    Una dicotomia tra arabi e berberi come motore assoluto della storia locale non ha semplicemente senso (mentre potrebbe averla una tra nomadi e sedentari; ma esistono arabi sedentari e berberi sedentari, così come berberi nomadi e berberi nomadi).

  15. Peucezio says:

    In effetti nell’antichità i Berberi erano molto più chiari di oggi ed esistono ancora aree residuali del Nordafrica dove c’è gente dai capelli castani.

    Cesare parlava di Libii alti e biondi, quali non ne aveva mai visti nemmeno fra i Germani e molto prima le fonti egizie (gli Egizi erano mediterranei, quindi dolicocefali bruni di statura moderata) ci riferiscono di popoli, a ovest dell’Egitto, dai capelli biondi o rossi.

    Gli Spagnoli d’altronde, quando conquistarono le Canarie, trovarono una popolazione autoctona di gente bionda con gli occhi chiari.

    In ogni caso qui si parla di sottogruppi all’interno di quella che possiamo chiamare “razza bianca”: gli attuali abitanti di tutto il Nordafrica, anche i più scuri, sono comunque leucodermi, come noi.

    Tra l’altro la distinzione fra i grandi gruppi razziali non si basa tanto sul colore della pelle, ma su fattori morfologici: in India ci sono persone scure quanto un negro ma che sono pienamente europoidi, in quanto non sono prognate, non hanno il naso schiacciato ecc.

    Tornando al Nordafrica, non siamo in grado di sapere se e in che misura la quasi scomparsa dei biondi sia legata all’invasione araba. Per quel poco che ne so, tenderei a credere di no, per il fatto che la tendenza ad attenuarsi di questi tratti “nordici” fra la popolazione nordafrcana sebra essere una costante continua fin da molto prima dell’arabizzazione e potrebbe essere legata a cause endogene.

    Non solo, ma in quelle zone c’è già stata una semitizzazione significativa coi Fenici, che pure non credo abbia alterato molto il tessuto etnico dell’area.

    Tra l’altro non credo che gli arabi, nell’area libica e maghrebina, abbiano dato un apporto di sangue molto grande: sostanzialmente lì c’è stata un’arabizzazione linguistica da parte degli stessi Berberi (assimilare la lingua dei dominatori è una costante della storia), esclusi quelli più marginali, più interni, le tribù nomadi ecc. Questo significa che i discendenti dei biondi di cui si parlava, oggi per lo più parlano arabo.

    In tutto questo comunque di “ariano” non c’è assolutamente nulla: i Berberi non sono indoeuropei, né lo sono altri popoli autoctoni del Nordafrica.

    Sono semmai “camiti”, per usare una definizione che è imprecisa, per motivi linguistici che non sto a spiegare, per non tediarvi ulteriormente.

  16. kelebek says:

    Per Peucezio n. 15

    Il fatto fondamentale è il passaggio, nel corso degli ultimi decenni, da un’antropologia basata sui tratti somatici apparenti a un’antropologia basata sulla genetica.

    E mi sembra di ricordare – dovrei controllare – che i berberi dovrebbero essere in parte di origine africana, in parte appartenere a una prima ondata rientrata molto presto in Africa più o meno dall’attuale Arabia.

    Mentre gli europei discenderebbero da rami distaccatasi posteriormente, in Mesopotamia e addirittura in Pakistan.

    Quindi i berberi non sarebbero del tutto “africani”, ma non sono particolarmente parenti delle popolazioni europee.

    Cito a memoria, non mi prendete in giro se ricordo male.

    Miguel Martinez

  17. PinoMamet says:

    “Cesare parlava di Libii alti e biondi, quali non ne aveva mai visti nemmeno fra i Germani”

    Cesare non saprei, ma un’amica che insegna italiano agli immigrati mi presentò un ragazzo alto e biondo che presi per olandese (perché ho un amico olandese) e risultò poi essere tunisino;

    tempo addietro invece parlai con un signore con i capelli rossi, e algerino (arabo, specificò).

    Certo non sono la norma.

    Certo che per chi volesse trovare una qualche “purezza”, in qualsivoglia popolo, c’è da diventare matti: di puro non c’è mai stato niente (per fortuna, mi viene da dire).

    Anche le mucche piemontesi vengono dal Pakistan, in epoca preistorica, leggo su Wikipedia: discendenti da zebù portati da qualche lontana ondata di precursori dei moderni falsi e cortesi.

    :-)

    Ciao!

  18. utente anonimo says:

    …purtanto questo colore bianco e rosa ha più di una volta provocato equivoci. Quando a Tahiti videro arrivare questi esseri bianchi, i polinesiani associarono quel colore alla luce e la luce anche da loro é da sempre sinonimo di divino. Cosi gli esploratori furono scambiati per divinità e le loro navi erano considerate come isole che venivano direttamente dal sole, portando con se quella luce divina. Più tardi capirono che….iaorana, jam

  19. Peucezio says:

    #17 PinoMamet,

    beh, il concetto di purezza è sempre relativo, mai assoluto.

    E’ un dato di fatto che ci sono state delle zone del globo meno esposte di altre a influssi di vario genere, vedi in Europa la Sardegna o il Paese Basco per esempio.

    Credo che comunque in qualsiasi specie a riproduzione sessuale la purezza assoluta non esista.

    #16 Miguel

    E’ vero che oggi su usa la genetica e non più l’antropometria empirica. Però, non so se per dei limiti intrinseci del mezzo di indagine o per il fatto che viene usata male (propendo per la seconda ipotesi), i risultati che dà sono spesso poco convincenti.

    L’antropologia fisica classica aveva condotto talvolta a dei risultati che testimoniavano un’impressionante corrispondenza con dati linguistici o storici, mentre le conclusioni di questi genetisti di oggi sembrano completamente campate in aria. D’altronde, leggendo i loro libri (ho letto solo Cavalli Sforza – Piazza), si ha l’impressione di una tale improvvisazione metodologica, tendenza a trarre conclusioni semplicistiche e arbitrarie, disinvoltura nei passaggi logici, che non stupisce se poi i risultati sono questi.

    D’altronde è letteratura d’oltreoceano (Cavalli Sforza e Piazza sono italiani ma lavorano negli Stati Uniti) e ha tutti i difetti degli studi che si fanno da quelle parti: ci sono molte discipline di cui gli americani non dovrebbero occuparsi e quando ci provano fanno danni.

  20. roseau says:

    Vedete, anch’io ho la pelle rosa. Non bianca, altrimenti sarei al pronto soccorso o direttamente all’obitorio.

    Quindi propongo di intitolare la giornata Pink Pride World Wide Day.

    No, per pietà….se lo si facesse qui in Emilia diventerebbe una sorta di nimèl pride (ho visto già dei simpatici oggettini da decorare i blog che riportano questa dicitura).

    Per i non-parmensi o non-piacentini: al nimèl è l’ animale per antonomasia. Va a finire che ci ritroviamo Calderoli.

  21. PinoMamet says:

    Peucezio #19

    a me Cavalli Sforza dà l’impressione di fare un po’ di “cherry picking”, ma è solo un’impressione, lascio l’argomento a chi ne sa di più.

    Roseau #20

    non ho mai capito tutto questo orgoglio dei mangiatori di maiale.

    Penso che sia in effetti la versione locale dell'”orgoglio bianco”, cioè l’occasione in cui gli appartenenti alla maggioranza fingono di appartenere a una minoranza minacciata per poter continuare a usufruire del loro potere di maggioranza.

    “Manteniamo le tradizioni” ecc. ecc.

    Ulteriore tocco di ridicolo, la convinzione di fare qualcosa di strettamente locale e “per pochi”, quando invece il maiale lo ammazzano in tutt’Italia e se lo mangiano dappertutto (io no, ma sono affari miei).

    Linguisticamente, il “gosino” parmigiano (che schifo di nome) e il “gognino” fidentino sembra due “animali” ben distinti nonostante l’apparente somiglianza:

    per il secondo Rohlfs (ma potrei ricordare male l’autore, sono passati anni da quando ci guardai per curiosità) trovava paralleli in Macedonia e in dialetti neogreci, per il primo non saprei, essendo roba di parmigiani me ne sono disinteressato.

    Ciao!

  22. PinoMamet says:

    Non per dirottare i commenti verso il maiale, ma ricordo a tutti che il pocro “tradizionale” di queste parti, quello dei salumi, era piccolotto e scuro;

    è diventato grosso e roseo solo in tempi relativamente recenti, quindi immagino che i salumi di adesso abbiano ben poco di “tradizionale”

    (ma io non li mangio, che ne so);

    ovviamente per il novanta percento delle persone quello che hanno una volta fare al nonno o al prozio in campagna è “come una volta” e “a memoria d’uomo” e “da che mondo e mondo”, quindi se bevono il maiale rosa e tutto quanto.

    Ciao

  23. utente anonimo says:

    Poveri bianchi… che testimonial!

    E’ un po’ come se una frangia estremista di pedofili militanti si mettesse a difendere la causa delle pari opportunità agli omosessuali…

  24. utente anonimo says:

    ‘Uomini Rosa’ contro ‘Uomini Marroni’

    Che sfida! ahaha!

    Q.

  25. Peucezio says:

    PinoMamet #21:

    che vuol dire: “cherry picking”?

  26. controlL says:

    Un’amante della lingua gioiosamente inattuale quale sono avrebbe detto che cavalli sforza “raffazzona alquanto”, ma non so se colgo nel segno delle intenzioni di pinomamet. Io direi che la genetica è invece, presa isolatamente, uno strumento del tutto inadeguato a capirci qualcosa su questi temi. Se vuol dimostrare che siamo tutti una stessa specie, va bene, ma c’eravamo già arrivati con altri mezzi qualche millennio addietro. Se vuol dire che le razze non esistono, cassa la storia e la geografia, semplicemente, dallo scibile umano. Che razza (ma si può dire?) di pretesa.p

  27. utente anonimo says:

    Secondo me,dal punto di vista fisico è più che evidente che non siamo tutti uguali,il problema è quando si afferma che una specie è superiore ,o è più intelligente delle altre.

    Mohamed

  28. PinoMamet says:

    Sì, p. coglie nel segno delle mie intenzioni.

    La mia impressione (ripeto, impressione) è che il Cavalli Sforza “raffazzoni alquanto” non quando dice che le razze geneticamente non esistono, come ognuno sa, ma, paradossalmente, quando dice che esistono; cioè, nel delineare le caratteristiche delle diverse popolazioni umane da un punto di vista genetico.

    Ricordo (ma forse ricordo male io) un suo studio che ebbe grande enfasi in Italia sulla variabilità genetica delle varie popolazioni italiane, che mostrerebbe, nelle grandi linee, la persistenza dei confini dei vari popoli pre-romani.

    Così fu sbandierato, comunque, sui maggiori quotidiani.

    Ma cosa aveva fatto Cavalli Sforza? prima di tutto, si era premurato di dire che gli italiani sono ampiamente omogenei.

    Poi, che la variabilità genetica tra loro è minima (all’interno di un’altra sempre minima variabilità umana generale- gli uomini di popolazioni diverse, leggo, divergono tra loro meno degli scimpanzè di popolazioni diverse).

    E sebbene il risultato fu questo, per trovare questi benedetti confini tra le popolazioni pre-romane, non prese mica campioni casuali, ma andò a scovare nei punti meno frequentati le persone che avevano le maggiori possibilità (per cognome locale o altro, non so) di discendere da famiglie che erano nel luogo da più luogo tempo.

    E questo è il cherry picking, o raffazzonaggio per comodità di risultato, elevato a metodo.

    Anche così il risultato (non privo di sorprese) fu le ben nota ampia omogeneità, con alcuni tipi di variazioni (il lessico specialistico lo lascio gli specialisti, ai quali lascerei volentieri tutto l’argomento) ben spalmate su TUTTO il territorio, ma con picchi di maggiore o minore frequenza in alcune zone;

    cioè, poi, il contrario di come lo studio fu sbandierato dai giornali (più o meno, “a Nord ci stanno ancora i Galli, in mezzo gli Etruschi e a Sud i Greci”).

    Naturalmente Cavalli Sforza non ha colpa dei fraintendimenti della stampa;

    ma certo mi ha dato l’idea di uno che, partito con l’idea di trovare ciliegie, ignorasse more, fragole, funghi…

    Ciao!

  29. Peucezio says:

    controIL, sì, direi che non potevi dire meglio. Cosa fossero lo specie e il fatto che tutta l’umanità appartiene a una specie ce lo aveva già detto Linneo nel ‘700 senza bisogno della genetica.

    Poi certo, Mohamed, che non è questione di superiorità, per carità. E’ una questione puramente classificatoria di tratti somatici (e forse, ma non ne abbiamo prove, di inclinazioni psicologiche, che è ben altra cosa che parlare di superiorità) ed è un campo di indagine di estremo interesse soprattutto per le conoscenze storiche, o meglio, preistoriche, che ci può fornire.

    Insieme ai resti delle capanne, dei vasi, degli attrezzi ecc. poche cose ci possono dare informazioni più preziose sui nostri progenitori, sui loro spostamenti, la loro diffusione ecc. quanto i crani, le dimensioni e le forme delle ossa ecc. E non solo quelli dei nostri antenati stessi, ma le nostre!

    Noi cioè portiamo nei nostri corpi la storia di migliaia di generazioni che ci hanno peceduto e si tratta di un materiale preziosissimo per lo storico, inteso in senso lato.

    Quanto a Cavalli Sforza, vedo che più o meno ne avete tratte un’impressione non dissimile dalla mia.

    E’ un peccato, perché comunque anche la genetica, se utilizzata adeguatamente, in modo più sistematico e organico, potrebbe fornirci informazioni utilissime.

  30. utente anonimo says:

    ORGOGLIO BIANCO IN TUTTO IL MONDO!!!

    Manifestazioni del genere andrebbero fatte anche in Italia…

    Scommetto comunque che tale notizia è stata presa dal mio 3d su STORMFRONT intitolato “STORMFRONT ITALIA e WHITE PRIDE”…

    A quanto pare il signor Miguel Martinez segue con interesse il nostro forum anche se questa volta non lo cita e si diverte in maniera neppure tanto intelligente ed originale a prenderlo in giro come vari altri…Anche io leggo ogni tanto il suo blog da alcuni anni ed alcuni articoli interessanti si trovano sicuramente , anche se ovviamente mi trovo in disaccordo su certi argomenti in parte la stimo…

    Mi permetto di intervenire per fornire delle spiegazioni e rispondervi.

    Colgo l’occasione per salutare anche Peucezio che , al di là di certe differenze di vedute , ricordo dai tempi di DR di POL quale valido forumista e persona molto colta…Concordo sui Berberi , quelli originari erano gli abitanti autoctoni maggioritari del Nord Africa , erano almeno in parte biondi dolicocefali cromagnoidi di tipo già nordico o almeno nordide anche se pre-indoeuropeo (costoro crearono imperi anche nel resto dell’Africa fin dall’antichità e pure nel medioevo presero parte alla conquista della Sicilia e della Spagna insieme ad Arabi e Persiani) ; gli altri nord-africani inclusi gli antichi Egizi erano ugualmente bianchi , dolicocefali mediterranei soprattutto (a cui poi si aggiunsero aristocrazie ariane come i Mitanni ed altri popoli del mare nonché i Greco-Macedoni come casta regnante in epoca successiva).

    La razza bianca sia paleo-europea che ariana ha creato quasi tutte le più grandi civiltà e culture , in ogni epoca della storia ed in ogni continente geografico , questo é un dato di fatto facile da dedurre dalla conoscenza storica ; ecco perché abbiamo molte valide ragioni per essere fieri di appartenere a tali genti.

    Purtroppo oggi avanza non solo la denordizzazione ma pure la degenerazione razziale di tutti i popoli bianchi nel loro complesso e c’è il rischio di vedere scomparire in un prossimo futuro la più magnifica eredità del sangue e dello spirito donataci e trasmessaci dai nostri lontani Avi.

    Certamente la razza bianca ha commesso nel corso dei millenni e dei secoli anche parecchi atti di violenza vigliacca di cui andare poco fieri a danno di altri popoli , ma a loro volta questi non sono stati da meno , e la nostra stessa rovina oggi é causata da traditori interni che ci governano nonché dalle masse passive e dormienti ; quindi nessuno è perfetto , però in ogni caso é naturale continuare a preferire i propri simili.

    Al di là di qualunque criterio gerarchico e giudizio di valore , resta il fatto che ognuno ha diritto di andare orgoglioso della propria gente , noi siamo bianchi e dovrebbe essere naturale sostenere l’Orgoglio Bianco Mondiale , almeno lo è per me ed un nucleo oggi purtroppo minoritario di altre persone.

    Su Stormfront , oltre alle diversità interne di vedute politiche e culturali che ci sono e che lo rendono un forum che ospita una pluralità di posizioni , almeno su questo la pensiamo tutti così.

    Comunque non capisco cosa ci sarebbe di tanto ridicolo e persino deprecabile in uomini e donne bianche che sono fieri/e della propria razza e che ritengono necessario e eticamente doveroso proteggere la propria eredità razziale. Tanto più in quest’epoca storica ove la razza bianca incombe concretamente la minaccia di estinzione a causa di denatalità , invasione allogena di massa e mescolanza ; non sono forse i bianchi europei e di tutto il mondo una sempre più esigua minoranza numerica che andrebbe tutelata?!

    In società composte da tutti bianchi o quasi , l’orgoglio bianco non avrebbe molto senso , ma invece ce l’ha eccome dal momento che oggi si assiste allo snaturamento della composizione biologica delle nazioni europee per non parlare degli Usa ove i bianchi in pochi decenni sono passati ad essere da circa il 90% a quasi il 60% e probabilmente anche meno della popolazione totale.

    Voler conservare la propria razza non é odio verso gli altri , ma amore verso i propri simili.

    Fra l’altro David Duke questo concetto lo sottolinea sempre , ha più volte chiarito cosa significa il razzismo bianco ben inteso , ma i mass-media e le organizzazioni ebraiche suprematiste come l’ADL cercano di distorcere il suo pensiero ; inoltre sempre David Duke ha criticato l’anti-islamismo strumentale fomentato dai neocons , ha preso un sacco di volte netta posizione contro le guerre del governo Usa in Medio-Oriente , da quella in Iraq e in Afghanistan a quella minacciata contro l’Iran , é andato anche a parlare in Libano , Siria e in Iran medesimo (al dibattito sull’olocausto e su israele del dicembre 2006) dove è stato ben accolto con entusiasmo , più di così…

    Un preteso antimondialismo che non si preoccupa dell’identità etno-razziale dei popoli é solo un qualcosa di articiale di matrice giacobina , come si fa a ritenere questo del tramonto della gente bianca un problema di poca importanza?! Del resto si dovrebbe sapere che è stata proprio l’antropologia dell’ebreo Boas e successivamente la pseudo-scienza ideologizzata degli ebrei e militanti di sinistra R. C. Lewontin, S. Rose, L. J. Kamin , J. Diamond , ecc. insieme alla scuola ebraica di Francoforte e alle varie altre correnti a portare avanti con insistenza la teoria della presunta inesistenza delle razze umane…Questo é un vero e proprio becero negazionismo dell’evidenza razziale di matrice ebraica-comunista , che è stato imposto come dogma pseudo-scientifico in tutto l’Occidente a partire dalla famosa dichiarazione sulla razza dell’Onu.

    Quale modo migliore per far mescolare le razze umane del dichiarare ufficialmente tali stesse razze umane inesistenti?!

    A chi giova tutto ciò se non all’ebraismo internazionale il cui obiettivo principale é far imbastardire la razza bianca per ridurla definitivamente ad una massa di servi senza identità e poter spianare la strada all’unico governo mondiale?!

    C’è chiaramente un progetto per far mescolare le razze , in primis i bianchi che sono il maggiore ostacolo all’instaurazione del dispotismo giudaico mondiale , c’è dietro un progetto di genocidio travestito da umanitarismo e benevolo antirazzismo.

    Chi crede che questa sia solo paranoia complottista del sottoscritto e di altri pochi schizzati farebbe bene ad informarsi , ad es. leggendo il mio 3d sul controllo ebraico-sionista dei media occidentali.

    Riguardo alle sciocchezze e alle ironie fatte sul concetto di razza bianca , purtroppo gli ignoranti non sanno che il termine si riferisce in primis alla morfologia e non certo al mero colore della pelle…Altrimenti pure i famosi negri albini andrebbero considerati bianchi , il che è assurdo. La deficienza di melanina c’entra ben poco , per giunta è vero che siamo più rosei che bianchi , sono i lineamenti e l’aspetto fisico a fare la differenza.

    Soprattutto poi non capisco perché chi si reputa tanto anti-mondialista faccia poi disinformazione sui movimenti WP euro-americani che al sistema di Z.o.g. si oppongono concretamente da decenni e con i fatti a differenza di tanti altri parolai , si pensi ad alcune milizie di autodifesa del Midwest e a vari prigionieri politici messi in carcere ed anche morti come il compianto ed eroico David Lane creatore delle 14 Words ; i bianchi razzialisti euro-americani sono le prime vittime del governo U.s.a. e del potere ebraico che spinge per la mescolanza razziale (quella altrui , si intende) e per reprimerli in maniera liberticida , quindi attaccare loro significa indirettamente essere complici del sistema totalitario che cerca in tutti i modi di screditarli e criminalizzarli con la propaganda dei mass-media (in gran parte controllati indovinate un po’ da chi…).

    Questo dimostra che certi personaggi che si credono tanto alternativi e pure una parte della destra radicale italiana , soprattutto nelle sue varianti di socialismo nazionale che scimmiottano la sinistra estrema , fanno esattamente il gioco del mondialismo con la loro propaganda anti-euroamericana ed antirazzista. L’antirazzismo , che poi in realtà al di là di ogni copertura ideologica é razzismo diretto contro il diritto dei bianchi a difendere il proprio retaggio , é un prodotto del mondialismo e della propaganda cattocomunista con l’immancabile longa manus giudaica che da dietro le quinte ne tira le fila.

    Attaccare indiscriminatamente gli U.s.a. , senza distinguere nettamente fra potere governativo di Washington e la parte sana del popolo che ad esso si oppone , significa essere succubi del giudaismo internazionale e precisamente anche di quella setta etno-politica neocon che cerca in tutti i modi di demolire l’identità biologica e culturale della vecchia America bianca di origine paneuropea ed anglosassone. Lo stesso massiccio finanziamento della lobby ebraica al mulatto keniota-statunitense Obama , e pare pure che da parte di madre abbia lui stesso origini ebraiche , ha dimostrato che la dissoluzione , degenerazione e distruzione della Old White America attraverso l’imposizione del melting pot fa parte del progetto mondialista a cui solo il movimento WP ha il coraggio di opporsi decisamente in Occidente , questa é la realtà.

    La lotta del White Pride europeo , euro-americano ed internazionale é la battaglia decisiva contro il mondialismo omologatore per la salvaguardia delle diversità etno-nazionali ed etno-razziali , almeno nell’area occidentale del mondo. Un saluto. WPWW! 14 Words! – Holuxar

  31. utente anonimo says:

    Holuxar,

    – C’è chiaramente un progetto per far mescolare le razze , in primis i bianchi che sono il maggiore ostacolo all’instaurazione del dispotismo giudaico mondiale —

    Quindi, i despoti giudaici mondiali – che sono, presumo, decisamente bianchi – stanno complottando contro i loro simili al fine di perdere il potere?

    Quale oscuro disegno potrà mai nascondersi dietro questo (per me) incomprensibile gomblotto sionista? :D

    Z.

    Z.

  32. utente anonimo says:

    Non vedo cosa ci sia sbagliato se ”la razza si imbastardisce”.

    –rò in ogni caso é naturale continuare a preferire i propri simili.–

    Sembra che stia parlando di animali diversi,ma samo tutti HOMO SAPIENS ,almeno io le mie prferenze non le stabilisco in base al colore della pelle.

    A mio parere l’america è stata rovinata dagli stessi bianchi,nel momento stesso in cui hanno sterminato i rossi e importato i neri.

    Perche complotto CATTOgiudaico,il cattolicesimo è per antonomasia la religione dei bianchi:)

    Mohamed

  33. controlL says:

    Strana cosa questa del “mondialismo omologatore”. Non che non esista, seppur esagerato, il pericolo. Ma non è un portato della civiltà della razza bianca? Il rimescolamento del mondo è iniziato con le grandi scoperte geografiche, in cui i bianchi si sono appropriati di parti di mondo. Oggi c’è un riflusso di quel flusso. E comunque la lingua “mondialista” è l’inglese (white pride, appunto) e la sua economia è il capitalismo nato in europa. Non capisco di che ci si lamenti, se s’è orgogliosi dei risultati della bianca civiltà.p

  34. utente anonimo says:

    …l’esoterismo completa l’exoterismo mettendo in evidenza “l’Unità-Uguaglianza-Luminosità” di tutte le religioni. Dei credo che se analizzati superficialmente sembrano contrastanti, guardati nel loro nocciolo sono simili, proprio come nelle tonalità della pelle umana: diverse luminosità, diversi gradi luminosi, della stessa Luce Iniziale. Con una sola nota musicale nel mondo concreto, non c’é musica. Per fare una sinfonia occorrono le note ed ogni nota corrisponde ad un colore e siccome musica e origine cosmica, coincidono, la prima goccia che cadde dal Calamo era già una melodia,ogni colore e anche ogni colore di pelle é indispensabile in egual misura per fini e teofanie differenti che si necessitano vicendevolmente per realizzare l’Amore. I palati raffinati, gustano il Desierio Divino, a volte mimetico, di non cadere nella noia inconcludente della mixofobia monotonica. Pregiudizi, razzismo, razzialismo, nel loro desiderio di legittimare attitudini illegittimabili, mettono in evidenza l’enorme paura che l’uomo moderno ha di scavare dentro se stesso e si accontenta sempre di mezze verità distruttive , limitate, limitanti: cieche. Parodia, invece di Parusia! L’Amore, lui invece é Totale, ma se gli ‘intelligenti’ di oggi immaginassero anche solo lontanamente che cosa é veramente l’Amore, andrebbero in una crisi esistenziale profonda che li condurrebbe ad una abbronzatura radicale sulla spiaggia dell’Eternita! Sono “cotta”! , jam

  35. Peucezio says:

    Holuxar, ti ringrazio molto dei tuoi giudizi lusinghieri nei miei confronti. Per la verità non ricordo il tuo nickname, ne usavi un altro?

    Personalmente non mi sento solidale alla razza bianca, perché credo poco in queste macrosuddivisioni: in Italia a volte basta spostarsi di pochi chilometri per trovare un tipo somatico già un po’ diverso. Già la perdità delle peculiarità somatiche regionali e locali italiane secondo me è un grave danno.

    Condivido in pieno la difesa della varietà razziale e la sostanza dell’analisi politica che c’è dietro (con qualche riserva) e ritengo che la difesa della biodiversità e del pluralismo sia sempre la difesa di un valore irrinunciabile: se davvero fra alcune generazioni non ci saranno più i biondi (o saranno scomparsi i tipi “mongoloidi” e “negroidi” caratterizzati), ma ci sarà più o meno lo stesso tipo umano dappertutto, nessuno ci avrà guadagnato, ma avremo solo fatto una catastrofe biologica e anche culturale (perché l’uomo è anche essere culturale).

    Trovo pertinenti le obiezioni di controIL: non dimentichiamo che gli antenati dei bianchi americani anglosassoni erano quelli che attraversavano l’oceano con la Bibbia e il fucile e chiamavano i loro figli Zabulon, Elia, Isacco, e infatti si è visto cosa hanno fatto agli Indiani: più o meno le stesse cose (e anche peggio) che hanno fatto gli ebrei ai Cananei tremila anni fa e che oggi stanno facendo ai loro discendenti Palestinesi.

    Alla domanda di Z. invece penso si possa rispondere facilmente: è vero che gli ebrei sono bianchi e vogliono far sparire la razza bianca (insieme a tutte le altre), ma senza includere sé stessi (in Israele in molti ambienti c’è un razzismo da far impallidire i proclami miei o di Holuxar, addirittura rifiutano come donatori di sangue i Falascià, in quanto non etnicamente ebrei): per gli ebrei non ci sono bianchi, gialli, verdi o rossi, ci sono gli ebrei e i gentili.

  36. utente anonimo says:

    …in più i differenti colori della pelle, non sono solo un dono, un regalo, una misericordia, ma anche una sfida a tutto il genere umano. Ogni uomo esprime l’Universo ed ogni uomo ha diritto al “cargo” che l’universo racchiude. Quindi deve impegnarsi per diventare uomo di luce. Studiando il “cargo-cult” della melanesia mi sembra appunto che esprima questa tensione-sconforto di essere stati derubati della propria dignità-identità che é il bene più prezioso, cio’ che li collegava ai loro eroi culturali, ai loro totem alla loro spiritualità. Questo furto, addirittura gli zoo umani a paris nel 1931, appoggiati dai naturalisti antropologi che fanno le graduatorie razziste negando l’unità del genere umano, questo furto di dignità, fa dire a questa gente che quando il cargo arriverà, saranno i bianchi a diventare neri. Cioé quelli che non hanno creduto alla bontà e generosità divina, resteranno a bocca asciutta! Per alcuni di questi movimenti l’arrivo del cargo é il ritorno di Gesù. E il ritorno di Gesù é un “pensiero parlante” una presenza di origine sovrumana: l’intelletto-superiore, l’intelletto agente finalmente riattivato. Forse il consiglio che i ‘selvaggi’ esprimono a quelli che si sentono soltanto bianchi (nessuno é soltanto bianco) é di impegnarsi a riattivare l’Intelletto Agente, quello di Gesù. aloha, jam

  37. kelebek says:

    Per Holuxar n. 30

    Grazie dell’intervento.

    No, non seguo il vostro forum, anche se ci arrivo di tanto in tanto da link o da motori di ricerca.

    Non perché io lo creda maledetto, semplicemente perché non seguo nessun forum, nemmeno uno a cui sono iscritto.

    Mi piacerebbe risponderti punto per punto, ma purtroppo oggi devo lavorare.

    Quindi mi limito a una telegrafica considerazione.

    Secondo voi, l’essere “bianchi” (o “rosa”) è una condizione fondante, non un curioso accessorio, come il fatto di avere o non avere molti peli nel naso.

    I “bianchi” quindi non solo esisterebbero, ma il vincolo tra di loro sarebbe antichissimo, addirittura primordiale.

    Invece mi sembra che nessuno l’abbia percepita così, fino all’Ottocento circa.

    Cioè da quando è comparso “l’uomo di Cro-Magnon” fino alla regina Vittoria, nessuno ci aveva mai pensato a questa cosa così “fondamentale”.

    Ma se l’Uomo Bianco (o Rosa) viene inventato nell’Ottocento, è per la sovrapposizione di quattro fenomeni:

    1) Il fatto che gli schiavi negli Stati Uniti fossero di pelle nera e gli uomini liberi quindi riconoscibili come non-neri, e cioè “bianchi”

    2) Il fatto che le zone climatiche che hanno favorito l’insediamento di popolazioni dalla pelle chiara coincidessero con le regioni che avevano potuto sviluppare meglio navi e armi da fuoco, e quindi conquistare il resto del pianeta.

    3) La scoperta dell’unità linguistica indoeuropea, che in realtà non ha intrinsecamente a che fare con “i bianchi” visto che accomuna il nero americano, il francese, il parlante di yiddish e il bengalese.

    4) Un’archeologia centrata su teorie di “migrazioni” e di “popoli”, oggi ampiamente superata.

    Tutto questo è avvenuto nel momento in cui cominciavano a vacillare le identità storiche, che erano di tipo religioso o di ceto e non razziali.

    Insomma, è vero che esistono “uomini bianchi” (o rosa), come è vero che esistono uomini dai nasi più o meno pelosi.

    Ma perché il solo colore della pelle, o la sola lunghezza dei peli del naso, debbano unificare tutti i loro portatori, ci vogliono circostanze storiche.

    Miguel Martinez

  38. kelebek says:

    Sulla storia ricostruita delle razze, ho trovato molto interessante il libro di Stephen Oppenheimer, “Out of Eden” (letto in inglese, ma presumo che esista anche in italiano).

    Oppenheimer scrive molto meglio di Cavalli-Sforza e ricostruisce l’origine di tutti i gruppi dell’uomo moderno a partire dalla sua uscita dall’Africa – zona Gibuti – appena 70.000 anni fa.

    Non ho gli strumenti per giudicare l’attendibilità di ogni sua ipotesi, però trovo il discorso nel complesso affascinante.

    Miguel Martinez

  39. utente anonimo says:

    Essere bianchi non designa una semplice caratteristica somatica (tipo peli nel naso)…ma un identità etnomorfologica più complessa della quale l’aspetto leucodermico è quello più evidente e immediato alle nostre percezioni visive.

    Silarus

    Anche i neri hanno avuto più modo di rivendicare la loro identità, non per altro ben, sottolineata, ad esempio, nei testi delle canzoni rap e in altre loro manifestazioni.

    Quindi, mutatis mutandis, non vedo alcuno scandalo porre in evidenza il “problema bianco”, perchè, in effetti, esiste eccome ed è ribadito drammaticamente anche dai dati tendenziali sulla cosiddetta società multirazziale.

  40. utente anonimo says:

    Silarus,

    non ho mica capito: in cosa consiste, secondo te, il “problema bianco”?

    Z.

  41. Peucezio says:

    Miguel, difficile trovarsi in disaccordo con quanto scrivi. Il razzismo (inteso senza connotazione negativa, come dato culturale neutro) bianco in effetti non si manifesta nella storia prima dell”800 ed è legato all’evoluzionismo, al positivismo, ai progressi delle scienze biologiche, oltre che al colonialismo e alla preminenza dell’Occidente.

    D’altronde un simile livello di integrazione di tutte le parti del mondo non si era mai avuto prima nella storia umana, quindi in effetti è abbastanza logico che ci si ponesse il problema di studiare e dare una collocazione ai grandi gruppi razziali umani e che quindi questi potessero diventare anche elementi di autoidentificazione.

    Io, ripeto, non mi sento bianco (anche gli ebrei sono bianchi). Io mi sento italiano, pugliese, greco-romano e al massimo mediterraneo.

    Difendo però fermamente il valore del pluralismo e della diversità: ogni forma di omologazione è sempre un danno e un impoverimento.

  42. Peucezio says:

    Miguel, #38, mi sa che non esiste in traduzione italiana.

  43. fmdacenter says:

    x peucezio

    quale è il tuo giudizio sull’impero di Alessandro Magno o su quello romano o su quello arabo o su quello degli zar russi?

    ciao

  44. utente anonimo says:

    Holuxar,

    – C’è chiaramente un progetto per far mescolare le razze , in primis i bianchi che sono il maggiore ostacolo all’instaurazione del dispotismo giudaico mondiale —

    Il bello è che a queste stupidaggini voi ci credete veramente. Il dispotismo mondiale è israelo-americano, non “ebraico”. Il fatto che molti ebrei siano presenti nel mondo antifascista e antirazzista e ieri nella rivoluzione russa è dovuto alle persecuzioni che hanno subito.

    Il sionismo è un’ideologia che si è sempre servita dell’antisemitismo per distruggere l’ebraismo mondiale e omologarlo all’interno di un nazionalismo colonialista di derivazione europea, che è stato poi alleato dei vari fascisti occidentali: dal Sud Africa dell’apartheid che con Israele condivideva la ricerca nell’ignegneria genetica a scopi bellici per creare le armi etnocide al neo-Crociato Pat Robertson che vuole evangelizzare il mondo islamico approfittando della politica filo-americana dei guerrafondai israeliani.

    I sionisti sono razzisti e colonialisti bianchi come per lo più i loro sostenitori.

    Umar

  45. Peucezio says:

    #43, argomento vasto. Diciamo che avevano i pregi e i difetti tipici dei grandi imperi: un potere accentrato e distante anziché distribuito e partecipativo, ma allo stesso tempo la capacità di armonizzare tanti popoli e realtà etniche e geografiche in modo efficace.

    Se entriamo nello specifico, direi che preferisco quello degli zar, perché era un impero etnico: comprendeva cioè tanti popoli, ma si basava su uno di questi che era quello grandemente prevalente, anche proprio numericamente.

    Non ho una grande simpatia né per l’impero arabo né per quello macedone (entrambi durati molto poco peraltro, ma che hanno lasciato danni permanenti), mentre ammiro quello romano, ma anche quello asburgico, che non hai citato, ma che era senz’altro, a mio avviso, un esempio di stato modello.

    Persino l’Impero Turco, che non amo, aveva i suoi indubitabili pregi, ma mi è molto più caro quello bizantino.

  46. utente anonimo says:

    Old pirates, yes they rob us

    Sold I to the merchant ships

    Minutes after they took I

    From the bottomless pit

    But my hand was made strong

    By the hand of the almighty

    He fought in this generation

    Triumphantly

    [chorus]

    Won’t you help me sing

    These songs of freedom

    ’cause all i ever had

    Redemption song

    Emancipate yourself from mental slavery

    None but ourselves can free our minds

    Have no fear for atomic energy

    ’cause none o’ them can stop the time

    How long will they kill our prophets

    While we stand around and look?

    Some say it’s just a part of it

    We got’s to fulfill the book

    [chorus] un po bi Bob non fa mai male, jam

  47. falecius says:

    Peucezio: non è esattamente il mio campo, ma so che le nuove prospettive sulla storia russa mettono parzialmente in discussione la centralità dei grandi-russi nell’impero degli Zar.

    Molte famiglie nobili dell’impero erano di origine non russa, soprattutto tatara o kabardina, ed in seguito, naturalmente, balto-tedesca o comunque germanica.

    E’ interessante notare come la lingua parlata e colta di gran parte della classe dirigente dell’impero fosse il francese (anche se la lingua ufficiale per quel che ne so è sempre e dovunque stata il russo, tranne che in Finlandia e in parte nel Caucaso).

    Sorvolo sul tuo apprezzamento per un sistema che contempli il basarsi di imperi multietnici su un’etnia unica (sebbene numericamente prevalente); non si capisce per quale ragione gli Jakuti o i Bashkiri avrebbero dovuto accettare il predominio russo (a parte l’essere stati obbligati a farlo con la forza, intendo).

    Ad ogni modo, magari tu sei più informato di me sul processo di conquista russa della Siberia, quali differenze, sul piano morale, ci trovi con la conquista ‘bianca’ delle Americhe? Nel complesso mi sembra che le dinamiche di avanzata della frontiera e spossessamento dei nativi (e certamente le reazioni di resistenza dei nativi) siano state abbastanza paragonabili (anche se nel caso siberiano meno brutali: i russi erano interessati anche ad integrare i nativi nel loro sistema economico e non solo alla colonizzazione di popolamento).

  48. utente anonimo says:

    …Alexandre the great, alias, Dhu e qarnayn, l’uomo dalle due corna, simbolico di colui che é provvisto dei due Primi Intelletti Superiori ed ha eretto una diga_muro di airain-bronzo, per allontanare gog e magog, cioé l’ignoranza. Scusami se é poco.IMPARAGONABILE alunno di Arisotele. Si, l’impero arabo ha lasciato danni permanenti, sopprattutto costruendo bagni pubblici a non finire del genere che quando si va la cesso la carta igenica non basta, ci vuole l’acqua…ciao! jam

  49. RitvanShehi says:

    >Chi crede che questa sia solo paranoia complottista del sottoscritto e di altri pochi schizzati … Holuxar< Come si diceva nel Glorioso Impero Romano Di Razza Bianca:-)? Mi pare fosse “excusatio non petita accusatio manifesta:-).

  50. utente anonimo says:

    Umar

    scrivi di più, è bello leggerti …

    Francesco I

    raj

  51. Peucezio says:

    Falecius #47,

    tieni conto che io parlavo di prevalenza numerica, del fatto che c’era un grande popolo e poi tanti popoli minori: non era cioè un grande impero governato da un popolo che ne rappresentava una piccola porzione.

    Non sono affatto un esperto sulla colonizzazione della Siberia, ma non vedo molto il paragone con l’America del Nord: sicuramente i comportamenti russi non sono stati sempre commendevoli, tutt’altro, ma tieni conto che essi hanno colonizzato la Siberia in grossa parte nel ‘600, però oggi gli Jacuti continuano a parlare jacuto, i Baschiri si sono abbastanza russizzati, ma per altre ragioni: lì non siamo in Siberia, per secoli sono vissuti gomito a gomito coi Russi e più che una repressione, ha giocato il prestigio di un modello vincente (i Russi erano i dominatori, come d’altronde lo erano stati gli antenati dei Baschiri qualche secolo prima).

    Comunque in Baškortostan (o Baschiria) continuano ad esserci i Baschiri, con le loro moschee, i loro imam, le vecchie generazioni usano ancora la lingua baschira.

    Io ne ho conosciuto uno biondo, che scolava litri di birra e si ingozzava di salame, insomma, non il mussulmno più tipico. Ma l’impressione infatti è che, molto più che gli zar, abbia potuto il comunismo e, negli ultimi anni, l’omologazione e il consumismo.

    Una mia amica jacuta è molto gelosa delle sue tradizioni, parla lo jacuto, conosce e canta antichi canti tradizionali, il padre, artista e intellettuale di rilievo, è stato perseguitato durante il comunismo, perché era un personaggio in vista e un cultore e difensore dell’identità jacuta.

    Ciò non toglie che ancora oggi indossino i costumi tradizionali in ogni occasione solenne, coltivino le loro tradizioni ecc. Poi lì ci sono anche russi, ebrei, adesso c’è un’immigrazione cinese massiccia, ma Jakutsk continua ad essere una città prevalentemente jacuta (non parliamo della campagna, cioè di 3 milioni di kmq (poco meno dell’India), dove si distribuisce il resto della popolazione, un milione scarsi di abitanti in tutto.

    L’impressione è che quest’identità sia più di facciata che altro, erosa non tanto dal comunismo o dal nazionalismo russo presente e passato, quanto appunto dalla modernità: molti bambini imparano poco lo jacuto, perché i genitori ormai, pensando che non serve, tendono a parlare loro in russo e, in generale, i giovani jacuti ascoltano più o meno la stessa musica, comprano gli stessi vestiti e si divertono nello stesso modo di come fanno quelli di New York, di Roma o di Sidney. Ma ai tempi del nonno della mia amica, altro personaggio, c’erano gli sciamani, si cacciava l’orso (per mangiare, non per sport, come adesso), insomma, non c’erano certo i segni di un genocidio culturale (tantomeno fisico).

    Poi, ripeto, ne so troppo poco, probabilmente i russi avranno anche fatto uccisioni, repressioni, soprusi, come sempre, purtroppo, avviene nella storia. Ma non c’è stato nessuno sterminio sistematico dei popoli siberiani, né una forte assimilazione se non, in modo un po’ velleitario, in epoca sovietica.

  52. utente anonimo says:

    …forse anche Gaza é cosi martoriata perché sta pagando il prezzo di essere da sempre una città meticcia. Quest’antichissima città, una delle più antiche del pianeta che aveva la singolarità-privilegio di essere il centro delle vie commerciali fra l’Asia e l’Africa, l’ultimo posto dove si trovava l’acqua prima di entrare nel deseto. Incontro e metissaggio di popoli etnie e civiltà, un territorio pieno zeppo di espressioni artistiche culturali e di uno stile di vita pregiato. Gli archeologi hanno dovuto interrompere i lavori ma le scoperte dell’ultimo secolo parlano.Le strade carovaniere che portano il pepe e l’incenso dello yemen si incontrano a Gaza con quelle che arrivano da ancora più lontano.A Gaza l’olio l’oliva era fra i migliori in assouto, forse il migliore, ma allora perché sradicare gli uliveti? Ho letto che Gaza é una Regina che siede su di un trono davanti al mare… a me Gaza fa pensare anche all’antica Via della Seta : stesso concetrato di Essenze stessa particolarità ed incontro di culture diverse nel rispetto reciproco con desiderio di acquerire più conoscenza , non a caso tutti questi punti strategici e nevralgici dell’unione dei popoli vivono tempi infami.jam

  53. utente anonimo says:

    Mi scuso per l’off topic, ma forse il link qua sotto può interessare o incuriosire il gestore del blog e/o i suoi frequentatori.

    http://strangemaps.wordpress.com/2009/03/30/270-palestines-island-paradise-now-with-a-word-from-its-creator/

    Spero non sia cosa già nota o importuna.

    Rock & Troll

  54. falecius says:

    Peucezio: per i Baschiri hai decisamente ragione (e del resto non sono “siberiani” in senso stretto) e ti ringrazio per le tue informazioni recenti di prima mano sulla Jakuzia. La mia impressione (a cui non va dato più peso di quello che ha un’impressione) generale però è che gli Jakuti siano un po’ l’equivalente siberiano dei Navajos, nel senso di popolazione nativa “fortunata”, che è riuscita ad integrarsi relativamente bene e a conservare un territorio vasto (certo, la Jakuzia è molto più grande della riserva Navajo, la maggiore degli Stati Uniti). Altre popolazioni hanno avuto una sorte molto peggiore, ad esempio le tribù tunguse ed ostiache; tuttavia, il fatto che la colonizzazione russa sia avvenuta coi mezzi e le ideologie del diciassettesimo secolo e non del diciannovesimo è andato certamente a vantaggio dei nativi siberiani ( a proposito, mi risulta che i nativi americani dell’Alaska siano tuttora greco-ortodossi e recitino la messa in slavo ecclesiastico: ne sai qualcosa?).

  55. Peucezio says:

    No, m’informerò in merito. La cosa è interessante.

  56. Peucezio says:

    Mi è bastato andare su Wikipedia, che qualcosa è saltato fuori. Guarda questa foto ad esempio:

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e3/RussianOrthodoxChurchInterior.jpg

    La voce Alaska dice che gli ortodossi sono il 23% della popolazione e che “La relativamente elevata percentuale di ortodossi è dovuta alla colonizzazione russa e all’opera missionaria condotta tra gli indigeni alaskesiani”, il che conferma che l’ortodossia è diffusa fra i nativi.

  57. kelebek says:

    Per Silarus n. 39

    Io non trovo nulla di “scandaloso” nel parlare di questo o di altri argomenti.

    Il fatto che ci siano dei “neri” che facciano discorsi analoghi non giustifica né squalifica nulla.

    Semplicemente, ritengo che i discorsi degli afrocentrici siano bacati quanto quelli dei cultori degli uomini rosa.

    Di vero, nella melassa afrocentrica, ci sono due elementi:

    1) L’Egitto ha probabilmente avuto una certa influenza culturale sull’area che va dall’Etiopia fino al Niger.

    2) La migrazione dei bantuofoni (si dice così?) è stata relativamente recente, e non escludo che ci siano elementi culturali, quindi, che uniscono i popoli che vanno dalla Nigeria fino al Mozambico.

    Per il resto, si diventa “neri” solo nell’incontro-scontro con altri – arabi e euroamericani – i quali a loro volta diventano “bianchi”.

    Miguel Martinez

  58. kelebek says:

    Per 44

    Direi che la faccenda sia un po’ più complessa.

    E’ ovvio che pochi ebrei al mondo possono avere simpatia per il nazismo. Poiché il nazismo costituisce un’ala estrema della “destra” politica (so che se ne potrebbe discutere a lungo, ma cercate di cogliere il punto) questo complica il rapporto degli ebrei e delle loro comunità organizzate con quelle destre politiche che hanno qualche legame storico con il fascismo.

    Allo stesso tempo, il principale fattore unificante delle comunità ebraiche oggi non è la religione, ma il sionismo. Le destre ex-, neo- e post-fasciste sono quasi tutte sioniste, quindi le organizzazioni ebraiche giustamente dicono che è più importante quello che si fa oggi che piangere sul latte versato.

    Dal loro punto di vista, fanno benissimo.

    Altro conto è la forte partecipazione degli ebrei russi alla rivoluzione, bolscevica e non.

    Non dimentichiamo che in un paese abitato da enormi masse di contadini, gli ebrei costituivano un’alta percentuale della popolazione cittadina.

    Al di là delle persecuzioni subite, erano una comunità che non partecipava alla comunità simbolica russa, non condividendo né la religione, né la lingua (a parte minoranze colte) né il culto dello Zar.

    In ogni caso, una discreta parte della popolazione ebraica russa non seguì Lenin, ma casomai il nazionalismo ebraico del Bund.

    Miguel Martinez

  59. PinoMamet says:

    Quello che mi stupisce di afrocentristi, nordicisti e compagnia bella (ce n’è per tutti i gusti, esiste o esisteva sul web anche un sito di un, diciamo, “suprematista mediterraneo”)

    è l’applicazione molto libera di categorie moderne al mondo antico, e il sostanziale fraintendimento di quest’ultimo.

    Prendiamo l’esempio dell’Egitto:

    i greci lo guardavano con ammirazione e lo ritenevano, come in effetti era, una civiltà antichissima; ritenevano di aver imparato molto dagli Egizi, addirittura esisteva l’idea che gli stessi dèi greci fossero un prestito egiziano.

    Eppure era chiaro a tutti che Greci ed Egiziani, fisicamente, si assomigliavano pochino e che gli Egizi erano, in genere, scuretti e ricci: caratteristiche queste riportate però a mo’ di curiosità o messe in relazione al clima, ma mai connotate positivamente o negativamente in senso “culturale”.

    Al contrario, i Greci esibivano disprezzo per i popoli barbari, anche bianchissimi (i Traci ad esempio).

    Il loro criterio di giudizio non era quindi “razziale”; inoltre, vista la loro tendenza a considerarsi “nel giusto mezzo”, i Greci si consideravano non membri di una “razza bianca” ancora da inventare, ma appunto nel giusto mezzo tra i “troppo chiari” (Traci, Galati ecc.) e i “troppo scuri” (Egiziani, Etiopi), senza peraltro che questa caratteristica somatica fosse legata a nient’altro che a vaghe considerazioni climatiche (il Sole troppo alto “bruci” la pelle ecc.)

    Ma non hanno neppure ragione gli afrocentristi nel dire che la cultura greca viene dall’Egitto: con tutta la loro convinzione di aver imparato dagli Egizi, e con tutti i miti e le storie su viaggi di istruzione in Egitto di filosofi o saggi, i Greci avevano sostanzialmente torto:

    dagli egiziani pare che impararono in realtà piutttosto poco, tanto che in molti secoli di contatto anche stretto non si diedero neppure cura di impararne (o meglio, di insegnarne) le scritture (sennò Champollion si sarebbe risparmiato la fatica): l’opera tarda di Orapollo mostra anzi che la principale tra queste finì per essere quasi ignota anche agli egiziani stessi, soppiantata dall’influsso di una cultura greca-romana che sapeva essere piuttosto impermeabile;

    e questo nonostante l’Egitto e la sua religione divennero, in certi periodi di storia imperiale, una vera moda.

    (Naturalmente non pretendo di esaurire così l’argomento di secoli di contatti e anche scontri tra il mondo greco, poi anche romano, e quello egiziano).

    Da notare comunque che non mi risulta che ci siano esempi in cui il colore della pelle o qualche altra caratteristica che noi definiremmo “razziale” sia stato usato per deridere o insultare qualche intellettuale o scrittore.

    Eppure quelli che dovevano essere “poco bianchi” non mancavano.

    Ciao!

  60. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 59

    Condivido in pieno, capita spesso…

    aggiungerei alla lista dei ricostruttori storici, vari negatori dell’unità linguistica indoeuropea, che in genere agiscono spinti da sentimenti antirazzisti:

    - i nazisti erano fissati con gli “ariani”, categoria vagamente affine al concetto di “indoeuropeo”

    - visto che i nazisti erano cattivi, ergo l’indoeuropeo non esiste.

    Tra i negatori dell’indoeuropeo, ci sono sia filosemiti (in senso ampio) di vario tipo, sia nazionalisti indù, che devono affermare che gli indiani “sono sempre stati in India”.

    In questo, i cialtroni ricevono un certo sostegno, o comunque non critica, da parte di alcuni archeologi: archeologi e linguisti infatti in genere si odiano a vicenda e gli uni non capiscono i metodi degli altri.

    L’archeologia, giustamente, sta subendo una rivoluzione, in cui si respinge sempre di più l’idea di vaste migrazioni di popoli che portano con sé un’identità, delle tecniche e una lingua – roba tipo “vasi germanici”, “manufatti celtici”, ecc.

    Però ignorano i meccanismi della riproduzione e della diffusione linguistica.

    Come fanno anche i genetisti: Cavalli-Sforza scrive cose assai discutibili sul “nostratico”.

    Miguel Martinez

  61. fmdacenter says:

    Miguel

    niente vaste migrazioni di popoli?

    vale solo per la remota antichità o ci tocca riscrivere la storia della fine dell’impero romano?

    ciao

  62. PinoMamet says:

    In effetti, dovendosi basare, per la preistoria, solo sulla “cultura materiale”, deve essere stato facile per gli archeologi fraintendere questa cultura con una popolazione tout court.

    Eppure l’esempio americano dovrebbe insegnare qualcosa: popoli di origine e lingua diversissima possono convivere fianco a fianco condividendo la cultura materiale e lo stile di vita (non sono certo un esperto, ma penso che basandosi solo sulla cultura materiale sarebbe assai difficile distinguere ad es. tra Hopi e Navaho, anche se questi ultimi sono scesi nientemeno che dall’Alaska…) oppure dividendosi spazi e occupazioni.

    Mentre popolazioni che parlano la stessa lingua possono sparpagliarsi in territori anche molto vasti, dividendosi gradualmente e adottando stili di vita e culture molto diverse in relazione all’ambiente in cui si trovano (i numerosissimi popoli di lingua Algonchina ad es.).

    La mia impressione, del tutto nasometrica, è che ci siano state sicuramente delle migrazioni, in certi periodi anche massicce, ma che in generale la correlazione lingua-cultura materiale- “razza” sia da darsi tutt’altro che per scontata.

    Ciao!!

  63. kelebek says:

    Per Francesco n. 61

    Non ho detto questo.

    Gli archeologi tendono oggi (a volte forse in maniera eccessiva) a dare più peso alle trasformazioni in loco o alle reciproche influenze che a massicce invasioni di popoli che sostituiscono altri popoli.

    Nemmeno la caduta dell’impero romano è riducibile a “grandi migrazioni.”

    Alcune migliaia di longobardi, ad esempio, arrivano in un’Italia popolata da milioni di indigeni.

    Cambiano molti aspetti della cultura che trovano, ma certamente anche della propria cultura.

    Si modifica certamente la “razza” dell’elite, ma poco o nulla quella del popolo.

    Anche in Messico, nel 1800, gli spagnoli purosangue erano circa 15.000 se ben ricordo, eppure il paese, abitato da diversi milioni di persone, era cattolico, con palazzi in stile europeo e la maggioranza della popolazione era ispanofona.

    Diverso ovviamente il discorso sull’America del Nord o sull’Australia.

    Miguel Martinez

  64. roseau says:

    @Fal: ti risulta bene. I nativi americani dell’ Alaska (Sitka e Aleutini) sono “mainly Ortodox”.

    Qui qualche notizia.

  65. roseau says:

    correggo il #64, riportando il nome corretto del gruppo di persone di etnia Tlingit che a Sitka, città che da loro prende il nome, risiedono: sono gli Sheey At’iká .

  66. falecius says:

    Roseau, devi farti passare (quando avrai tempo) un libro che si intitola “il sindacato dei poliziotti yiddish” in cui Israele è fondata in Alaska e al posto dei palestinesi ci sono i tlingit (che naturalmente si accordano con la parte “sionista” degli ebrei d’Alaska per farli migrare in Palestina :D)

  67. RitvanShehi says:

    >Nemmeno la caduta dell’impero romano è riducibile a “grandi migrazioni.”

    Alcune migliaia di longobardi, ad esempio, arrivano in un’Italia popolata da milioni di indigeni. kelebek< Ehmmmm…non ti dimentichi qualcosina fra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la calata dei Longobardi in Italia?:-)

  68. PinoMamet says:

    Beh prima dei Longobardi sono “calati” diversi altri popoli (probabilmente molti di più di quanti comunemente si creda; basterebbe considerare la varie etnie rappresentate nell’armata bizantina in Italia nella guerra greco-gotica ecc.)

    ma in definitiva cosa hanno lasciato?

    L’italiano ha incorporato nel suo lessico una serie di parole germaniche, quasi tutte mi pare di origine longobarda; e, come segnalava qualche “antropologo fisico” (Biasutti?) nell’aristocrazia pare che ci sia una percentuale più alta del comune di individui di caratteristiche “nordiche”, per chi crede all’antropologia fisica.

    Prestiti linguistici, culturali e “genetici” da altri popoli ci sono stati, ma in misura decisamente minore (i Bulgari ad es.)

    Non granché, dopotutto, considerando che ci sono stati Goti, Eruli ecc. ecc.

    Le lingue germaniche dopotutto hanno acquistato molta più diffusione stabile con lo sparpagliamento “spontaneo” (o guidato, in certi casi) di famiglie di agricoltori, che hanno portato i dialetti tedeschi in un’area che va dalla Val d’Aosta al Volga…

    Anche per l’Inghilterra credo che la situazione sia abbastanza simile: l’apporto genetico germanico c’è sicuramente stato (il che spiega certi luoghi comuni inglesi sui celti “bassi e scuri”) come quello linguistico visto che l’inglese è una parlata germanica, ma non lo esagererei neppure, considerando che in zone dell’Inghilterra settentrionale si parlava il cumbrico, un dialetto celtico (di tipo P, se si accetta questa classificazione) ancora in epoche piuttosto recenti.

    Una curiosità: la conta che si usava dalle mie parti “pimpe peterennnusa….”

    (la trascrivo come la dicevamo noi da bambini- nessuno ovviamente sapeva che cavolo volesse dire) sarebbero dei numerali cumbrici detti a mo’ di conto alla rovescia.

    Non chiedetemi come mai sono finiti qua…

    Ciao!!

  69. PinoMamet says:

    A (s)proposito di popoli dell’Alaska:

    nessuna ricorda la serie Northern Exposures

    (un medico tra gli orsi) con un medico ebreo new yorkese in un paesino alaskano?

    Ne ho un ricordo positivo, era simpatica, e mi pare poco scontata nel descrivere i personaggi nativo-americani.

    Ok, non c’entra niente.

    Ciao!!

  70. roseau says:

    @Falecius: ahahah, sì, me lo faccio prestare appena avrò un po’ più di tempo, grazie. :D Non a caso, l’ Alaska nel romanzo si chiama Alyeska…..

    @Pino: io me lo ricordo quel telefilm…si chiamava col titolo italiano demenziale di Un medico tra gli orsi. Lo trasmetteva Rai2 al pomeriggio…andavo alle medie e mi sbrigavo a fare i compiti per vederlo.

    E, a (s)proposito di White-not-to-be-proud, chi si ricorda di quell’ altro telefilm, intitolato Thirtysomething, tradotto col titolo idiota di “In famiglia e con gli amici?”

    Andava in onda nel 1996 su Rai3 al mattino….Nonostante il titolo rassicurante erano WASP ed ebrei di New York incasinati a cui succedeva di tutto…

    Vicende trattate con molto poco moralismo e tanta ironia.

  71. falecius says:

    Pino: quanto simili avrebbero potuto essere i numerali cumbrici a quelli della parlata celtica dei galli Boi? :D

    Non penso seriamente che una conta per bambini possa essersi trasmessa per duemila e passa anni in quella forma in barba a romanizzazione, cristianizzazione, goti, greci, longobardi e tutto il resto. Però è obiettivamente piuttosto strano. Magari la cosa più semplice è che qualche emiliano che aveva girato il mondo ed imparato chissà perché il cumbrico e poi torna a casa e insegna i nipotini quelle parole misteriose. “Pimpe” scommetterei che vuol dire “cinque”.

  72. PinoMamet says:

    Falecius:

    :-) a dire il vero non so quanto potessero essere simili i numerali dei Galli Boi; del resto quelli non abitavano qua, stavano a est del Taro (a Parma sì, Fidenza no, per intenderci).

    Qua dove sto io c’era, come si dice da noi, “un bel mesturotto”, e direi che è rimasto uguale :-)

    No, non credo c’entrino le parlate della Gallia Cisalpina, comunque;

    ho scoperto (e credo, da veloce ricerca su internet, di essere immodestamente il primo, ma potrei sbagliarmi) la somiglianza tra i numerali e la conta infantile guardando il cumbrico su Wikipedia, favorito dal fatto che la conta/filastrocca, evidentemente, si è da noi conservata in una forma più arcaica che in altre zone

    (la ho trovata trascritta, da persone di altre parti di Italia, in forme “razionalizzate” come Ponte ponente annusa…)

    visto che i numerali sono una delle poche cose del cumbrico che si sono conservate, in forma corrotta, fino ai nostri giorni, è probabile che la conta venga proprio da là.

    Però il linguaggio infantile riserva delle sorprese:

    da noi si usava aremortis, che viene direttamente dal latino, per interrompere i giochi;

    e nella mia riecerchina sulle conte e filastrocche ne ho trovata una (ora non ricordo) pressochè identica almeno nelle prime parole in Lombardia e in Tunisia, solo che in lombardo non ha senso compiuto, in arabo tunisino sì…

    ripeto, siamo tutti “un bel misturotto” mi sa :-)

    Ciao!

  73. falecius says:

    Però, da un ricerca breve scopro che numerali di origine (probabilmente) cumbrica si sono mantenuti in alcune varianti rurali di inglese popolare per alcuni usi specifici tra cui proprio le conte per bambini.

    Wikipedia inglese, che contiene sul cumbrico un articolo piuttosto ben documentato, parla del tredicesimo secolo come probabile terminus ante quem dell’estinzione, ma io sarei leggermente più ottimista, almeno per quel che riguarda l’uso orale delle classi rurali più povere in zone isolate.

  74. utente anonimo says:

    falecius Pino e Roeseau,

    resterei a leggervi per ore!

    ma come si diventa esperti di popoli siberiani, numeri cumbirci e sitka e aleutini ortodossi?

    e si guadagna bene con questa specializzazione?

    :-)

    roberto

  75. PinoMamet says:

    :-)

    Falecius e Roseau sono persone colte, io invece c’ho un sacco di tempo libero…

    quindi no, non guadagno bene!! :-)

  76. roseau says:

    @Falecius:

    Magari la cosa più semplice è che qualche emiliano che aveva girato il mondo ed imparato chissà perché il cumbrico e poi torna a casa e insegna i nipotini quelle parole misteriose. “Pimpe” scommetterei che vuol dire “cinque”.

    Sì, magari un emiliano di Borgotaro emigrato nel Galles o in Inghilterra :P Ci sono più Costello e Camisa da quelle parti, che in tutta la Val di Taro. :D

    A suffragare i risultati della tua ricerca su WikiEnglish, guarda un po’ come si dice rastrello da braci in alcuni dialetti emiliani e in cornico… :D

    I numerali, come i nomi degli osvì sono tra gli elementi più conservativi di una lingua…. come tu mi insegni.

  77. roseau says:

    Opps, scusate il pasticcio coi codici. :(

  78. falecius says:

    Roberto: non sono specializzato in nessuna di queste cose, ma prima di conoscere Roseau avevo un sacco di tempo libero per cazzeggiare su internet che adesso passo a parlare con lei. Oppure continuo a cazzeggiare su internet (prima di avere la connessione internet usavo l’enciclopedia) dimenticandomi di avere sonno :D, come ieri (mi sono perso dietro alle fasi dell’occupazione sassone della Britannia).

    Al momento guadagno abbastanza da mantenermi, ma non direi bene.

    @ Pino, scusa pensavo fossi proprio di Parma.

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