Povia, Sanremo e lo spettacolo antropologico italiano

Il testo che riprendo qui è di Helena Velena,ripreso dalla sua mailing list privata.Non mi soffermo sui dettagli: si può essere d’accordo o no con i singoli punti, o con l’acceso anticattolicesimo dell’autrice. Può anche darsi che la questione in sé non interessi.

Ma lo pubblico volentieri, perché Helena Velena è una delle poche persone che conosco, che riesce sempre a vedere oltre le opposizioni precostituite, oltre i luoghi comuni; che cerca le cause sociali e antropologiche dei fenomeni, rifuggendo i complottismi e i personalismi; e che sa guardare attraverso l’inganno del Grande Spettacolo. Anche, se necessario, scontrandosi con gli ottusi che abbondano nel suo ambiente, come in ogni altro.

Helena Velena risponde a un suo lettore, che le aveva chiesto un parere sulla canzone ormai stranota presentata a Sanremo da un certo Giuseppe Povia, Luca era gay, la cui fama è arrivata persino a me.


Dear Sandrino, grazie dell’accorato appello,
ma sinceramente non credo proprio valga la pena di fare un’analisi del testo.

Preferisco fare un’analisi dell’intera vicenda.

Pero’, prima bisognerebbe chiarire una cosa:
QUESTA CANZONE E’ STATA PRESENTATA A SANREMO.
Non e’ nel nuovo album dei 99 Posse, di Madonna, Stockhausen ; Battiato, Nick Cave, Leonard Cohen, o un inedito di De Andre’.

Ma e’ semplicemente una canzonetta presentata nel festival della mediocrita’ italiota, nel festival dei valori ipocriti cattoberlusconiani a falsoperbenisti.

Forse nemmeno negli anni 50 o 60, tutto sommato ancora anni d’oro del festival, si analizzava un testo con tale pervicacia ed intensita’. Erano appunto “solo canzonette”, belle melodie da canticchiare, e tutto qui.

Premurarsi di dichiarare, come ho letto in alcuni ridicoli comunicati stampa di alcune associazioni glbt, che questa e’ un brutta canzone, e’ una specie di insulto all’intelligenza collettiva, se ne esiste una, nei confronti della musica cantata.

Ditemi quali sono delle “belle canzoni” con dei “bei testi” presentate a Sanremo almeno negli ultimi vent’anni. Canzoni significative, importanti, che abbiano qualcosa da dire.

E’ come pretendere di trovare cose positive, veritiere, illuminanti, nelle dichiarazioni di Berlusconi.

Sanremo e’ un palco politico, non un festival della “canzone d’autore” o quant’altro.

E’ un palco politico importantissimo della creazione del consenso, prima democristiano, ora berlusconiano.

Le parole che vengono dette, i buoni sentimenti che vengono espressi, non hanno alcuna importanza.

COme non li hanno i collegamenti per coscienza sporca coi gli Operai di Pomigliano d’Arco o con “la gente che soffre”, che fanno semplicemente il paio con gli spot pubblicitari passati da “editoriali”.

Perche’ anche questi sono spots pubblicitari.

Pubblicizzano il pensiero debole ma vincente della Maggioranza Silenziosa.

Una Maggioranza che appoggia il governo, e che potrebbe, per quanto solo apparentemente anacronisticamente, essere perfettamente descritta da una meravigliosa canzone di CLAUDIO LOLLI, ”      VECCHIA PICCOLA BORGHESIA”,  di cui in questo caso andrebbe si analizzato il testo, ed amato.

La cricca sanremese, dagli organizzatori, ai complici, ai partecipanti e al pubblico, ricoprono perfettamente il ruolo sociale che la canzone di Lolli racconta. Solo un po’ aggiornato con le smancerie frociotrendy dei “ragazzotti immagine / Merce” di Sanremo web.

Ma l’avete visto bene il pubblico?

I cadaveri putrefatti, le megere imbalsamate, i commendatori impinguinati, tutti reperti archeologici della televisione democristiana anni 60? Quella appunto della vecchia piccola borghesia, che non so dir se fa piu’ rabbia, schifo o malinconia.

Quello stesso pubblico che ha incoraggiato il neoprofeta canterino, che ha fischiato Grillini e pure Bonolis reo di essersi macchiato dell’aver dato spazio all’odiato nemico, un gay non pentito, non curato, rivendicato e fiero.

Quel pubblico che esprime un punto di vista morta almeno 30 40 anni fa in tutto il mondo occidentale, ma ancora ben vivo in Italia, nel possedimento vaticano del papa re Ratzinger.

Nel Paese dove papi, vescovi cardinali e preti dominano la vita politica italiana, per non parlare di quella sociale, culturale, comportamentale, perfino estetica.

Che ci dicono perfino come dobbiamo vivere, come morire e pure come NON morire.

Sanremo e’ un loro strumento, un loro palcoscenico, un loro tassello fondamentale.Un tassello di creazione e mantenimento di quel consenso di massa che fa si che in Italia non esista una legge sulle coppie di fatto, nonostante tornerebbe utile alla maggioranza della popolazione non gay.

Un’italia dove si mette in discussione l’aborto,  la procreazione assistita, il testamento biologico, e via dicendo…

Fra quanto una bella messa in discussione anche della liberta’ di divorziare, dato che, come abbiamo appena imparato, pure il divorzio e’ una delle varie cause della “deriva omosessuale” di tante anime pie?
Potrebbe essere il tema dominante di una delle prossime edizioni di Sanremo, magari fra due anni, per non rischiare di apparire troppo smaccatamente propagandistico.

Ma propagandistico lo e’ comunque.

Una cosa del genere, come Sanremo, puo’ infatti esistere solo nel paese  Mafia & Chiesa, che se ci si ragiona un attimo, sono le due principali dinamiche sottese al festival stesso.

Anche perche’, sia chiara una cosa,
IL FESTIVAL NON SERVE PER VENDERE DISCHI, NON SERVE PER FARE SOLDI.

Nessuno ricorda mai chi ha vinto le scorse edizioni, e molto molto raramente la canzone vincitrice produce vendite significative di dischi.

Certo, i dischi non si vendono piu, ma soprattutto non si vendono piu’ QUELLI, anche se tra il cartapecorume del pubblico esiste ancora uno zoccolo duro femminile che, ad esempio, compra ogni nuova uscita di Renato Zero.

Forse un motivo piu’ significativo da parte delle case discografiche per presentare un loro artista a San Remo sarebbe quello di capitalizzare non sulla vendita dei dischi, ma sulla popolarita’ dell’artista stesso.
ma tutt’al piu’ questa popolarita’ si puo’ esprimere poi, in termini economici, in ospitate televisive o co0ncerti nei festivalini estivi in giro per la provincia del sud italia.

Tutte cose che portano profitto all’artista e al suo agente, ma NON certo alle compagnie discografiche in se stesse.

Che infatti ora non sono certo piu’ interessate all’EVENTO come lo erano un tempo.

Per questo il conduttore ora e’ anche direttore artistico (piu’ fittizio di quel che si crede), e l’unico potere economico ancora interessato (e molto) a Sanremo e’ la RAI.

E la RAI sappiamo benissimo in che mani e’, e che tipo di logiche politiche e propagandistiche persegue.

Per farla breve e riassumere, SANREMO e’ solo un megaspot BERLUSCONIANO, un megaspot dello STATUS QUO, un megaspot del controllo sociale.

Un controllo sociale ben lontano dal paese reale, ma che di fatto lo influenza, e ne determina lo stato delle cose.

Venendo alla canzonetta in questione, il testo e’ si sciocco, banale, superficiale, pieno di luoghi comuni falsi, finanche pericoloso. Ma il punto e’ un altro:
HA UNA MELODIA, e un RITORNELLO CANTABILE.

E’ l’unica canzonetta  del letamaio sanremese di quest’anno che ha una SENSIBILITA’ POP, in termini prettamente musicali.

Personalmente ho perfino temuto potesse vincere, e il fatto che sia arrivata seconda, poco cambia. Sara’ sicuramente un tormentone radiofonico nei prossimi mesi. E questo indipendentemente dal testo, indipendentemente dall’adesione o meno alle parole. E’ una canzonetta melodica, orecchiabile, con un bel ritornello facile da cantare.

In fondo e’ questo il senso e lo scopo delle canzonette, che si vuole di piu’.

E’ il movimento GLBT, un movimento oggettivamente PERDENTE sia in termini sociali che mediatici nell’italia cattomafiosa, che perde tempo ad analizzarne una specifica, e che cosi’ facendo la quasi nobilita dandole senso ed importanza, come se a Sanremo e alla sua propaganda rimbecillente fosse assegnato il compito di EDUCARE LE MASSE.

Pochi giorni prima dell’inizio dell’annuale sagra del mediocrismo cattolico nazionalpopolare, ho dichiarato che ringraziavo tale Povia per tutta la campagna di controinformazione di inestimabile valore che ci ha permesso di esercitare verso sciocchezze colossali quali “l’omosessualita’ e’ una malattia che si puo’ curare”. Il problema e’ che il movimento GLBT in buona parte questa opportunita’ di enorme valore commerciale l’ha praticamente sprecata in una inutile polemica contro il cantante in questione.

Come ha giustamente detto Klaus Mondrian, l’arte, anche la cattiva arte, anche la spazzatura mediatica commerciale, non puo’ essere sottoposta a censura. La censura e’ sempre un metodo fascista. anche quando pretende di censurare i “fascisti”, e non andrebbe mai esercitata.

Ma a quanto pare il movimento GLBT italiano, fallimentare sul terreno dello scontro sociale e dell’ottenimento dei diritti, cerca di recuperare erroneamente e altrettanto fallimentarmente sul terreno della farsa Spettacolare Mercificata mediatica, creandosi nemici illusori e insignificanti.

Ripeto, ciascuno ha il pieno e totale diritto di dire quello che pensa, sia esso un pensiero razzista, sessista, fascista, omofobo o quant’altro.

Ma allo stesso modo chiunque altro ha il diritto  di opporsi a tali pensieri, non con la censura, ma con la logica, il ragionamento, la confutazione, oppure col SILENZIO.

Invece che partecipare al circo mediatico povian/berlusconiano, quello che serviva fare era appunto, FARE CONTROINFORMAZIONE sull’aberrante  concetto che l’omosessualita’ sia una malattia, e per di piu’ curabile, Invece si sono sprecate energie e ribalte mediatiche per contestare un misero cantantuncolo di canzonette sanremesi.

Curiosamente, questa e’ ancora una volta una metafora, ed una strategia, appunto perdente, Veltroniana.
Da anni ripeto che il problema dell’italia NON E’ BERLUSCONI. Costui NON E’ LA CAUSA, MA LA CONSEGUENZA dell’ignoranza, della mediocrita’, dell’arrivismo, della grettezza, dell’arraffonismo, della sudditanza a mafia & religione di buona parte degli italiani.

Gli stessi che rappresentano di fatto l’audience di Sanremo.

Prendersela con Povia quindi e’ come prendersela con le gaffes di Berlusconi, senza voler capire che sono fatte di proposito, per rendere piu’ umano il personaggio, renderlo piu’ caro e vicino ai suoi elettori.

Esattamente come i buoni sentimenti sanremesi, anche quelli di questa canzonetta.

Ma quello che interessa agli italiani, elettori e pubblico sanremese, e continuare la propria vita mediocre, senza troppi problemi, preoccupazioni, grane e rogne, arraffando il piu’ possibile e pagando il meno possibile, senza impegnarsi mai in nulla. E tutto questo puo’ essere riassunto, per parafrasare Orwell, nel canticchiare una inoffensiva canzonetta per prolet, che tiene impegnata la mente e lontani i pensieri.

La canzonetta di Povia e’ inoffensiva, anche le sue parole lo sono.

Quello che e’ invece offensivo, e pericoloso, e’ il non riuscire a prescindere da Berlusconi e da Sanremo, e di non riuscire a smettere di addossare la colpa della schifezza in cui ci si trova a vivere, a qualcun’altro, invece che cercare di creare alternative.

Fare CRITICA RADICALE alla societa’, alla sinistra stessa, al movimento GLBT, alla nostra stessa inazione, alla nostra incapacita’ di creare valore fondante ed unente, e NON limitarci a  CRITICARE le parole di una canzonetta.

Quella e’ per i dementi, i servi, i signorsi’ ed i caporali (da declinare tutto anche al femminile).

Noi dovremmo avere altre cose ben piu’ importanti, belle, significative, anche impegnative, da fare, e per cui darci da fare.

In caso contrario, teniamoci pure noi la canzonetta:”luca era gay / ora sta con lei”.
pure meglio di Paola & Chiara, idole gay…
e non certo di maggior levatura, anche contenutistica, di Povia…..

HELENA VELENA
(VA)

 

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32 Responses to Povia, Sanremo e lo spettacolo antropologico italiano

  1. A proposito di protagonisti e comprimari di quella che MGMB definì (anzi: definètte, che suona meglio) come una “gigantesca fogna di favori sessuali e di narcotici fisici e spirituali”, uno Cattivo che conosco ha coniato il verbo “jalissizzare” per indicare la rapida e un minimo pianificata caduta nel dimenticatoio che attende a riflettori spenti queste star da un quarto d’ora.

    Pianificata un minimo, sostengo, perché il suo verificarsi rientra nel normale ordine delle cose, in assenza di battage mediatico continuo. Quindi, in sostanza, basta lasciar fare agli eventi: tanto, fuori, di sedicenni bell’e sfondate davantteddrèho che premono per la “loro occasione” ce ne sono a migliaia.

    Il Treschival di San Remo l’ha ammazzato definitivamente -non che prima godesse di chissà che salute- Rino Gaetano trent’anni fa. Fece bene, e amen.

  2. Santaruina says:

    Se fossi costretto a scegliere tra helena velena e il festival di sanremo starei sicuramente col festival.

    Non comprendo questo modo di polemizzare, la rabbia è pessima consigliera, annebbia i sensi e fa dire anche cose stupide.

    Che magari si direbbero comunque, ma dette con astio risultano ancora più stupide.

    Inoltre, tutti coloro che esprimono giudizi così decisi sul resto dell’umanità, facendo ben intendere che loro invece sono tra i “giusti”, vanno sempre guardati con occhio distante.

    Blessed be

  3. Peucezio says:

    Immagino tu non ti offenda se mi esprimo (per quello che può valere la mia opinione) con totale franchezza sul testo che hai “postato”. D’altronde se l’hai inserito, significa che accetti implicitamente il dibattito su di esso.

    Bene, mentre mi paiono più serie le considerazioni finali sulle mitizzazioni negative di finti nemici, il discorso generale sull’Italia piccolo-borghese che esprime Sanremo mi sembra il concentrato dei più triti luoghi comuni di trent’anni fa, che erano conformistici allora, figuriamoci adesso.

    Questo mi pare il passo più significativo:

    “I cadaveri putrefatti, le megere imbalsamate, i commendatori impinguinati, tutti reperti archeologici della televisione democristiana anni 60? Quella appunto della vecchia piccola borghesia, che non so dir se fa piu’ rabbia, schifo o malinconia.

    Quello stesso pubblico che ha incoraggiato il neoprofeta canterino, che ha fischiato Grillini e pure Bonolis reo di essersi macchiato dell’aver dato spazio all’odiato nemico, un gay non pentito, non curato, rivendicato e fiero.

    Quel pubblico che esprime un punto di vista morta almeno 30 40 anni fa in tutto il mondo occidentale, ma ancora ben vivo in Italia, nel possedimento vaticano del papa re Ratzinger.

    Nel Paese dove papi, vescovi cardinali e preti dominano la vita politica italiana, per non parlare di quella sociale, culturale, comportamentale, perfino estetica.

    Che ci dicono perfino come dobbiamo vivere, come morire e pure come NON morire.

    Sanremo e’ un loro strumento, un loro palcoscenico, un loro tassello fondamentale.Un tassello di creazione e mantenimento di quel consenso di massa che fa si che in Italia non esista una legge sulle coppie di fatto, nonostante tornerebbe utile alla maggioranza della popolazione non gay.

    Un’italia dove si mette in discussione l’aborto, la procreazione assistita, il testamento biologico, e via dicendo…

    Fra quanto una bella messa in discussione anche della liberta’ di divorziare, dato che, come abbiamo appena imparato, pure il divorzio e’ una delle varie cause della “deriva omosessuale” di tante anime pie?

    Potrebbe essere il tema dominante di una delle prossime edizioni di Sanremo, magari fra due anni, per non rischiare di apparire troppo smaccatamente propagandistico.

    Ma propagandistico lo e’ comunque.

    Una cosa del genere, come Sanremo, puo’ infatti esistere solo nel paese Mafia & Chiesa, che se ci si ragiona un attimo, sono le due principali dinamiche sottese al festival stesso.”

    Che il capitalismo mondiale avesse letteralmente scaricato i valori piccolo-borghesi (che in molta parte sono valori popolari) già negli anni ’60 – ’70 se n’era accorto perfettamente Pasolini all’epoca e oggi continuano a non essersene accorti i fossili laicisti che non fanno più nemmeno una polemica da anni ’70, ma per certi versi ottocentesca.

    Non solo il potere sta dall’altra parte, ma la mancata omologazione dell’Italia al laicismo iperlibertario consumista del resto dell’Occidente è oggettivamente un ostacolo alla piena assimilazione dell’Italia stessa ai modelli che il capitalismo contemporaneo ha bisogno di imporre al mondo.

    Con ciò non è che nella descrizione di Velena non ci siano elementi di verità (anche se secondo me ci sono sopravvalutazioni degli elementi di intenzionalità, pur presenti, rispetto a quelli di mera affinità antropologica, anche nei vertici, Berlusconi compreso), purché si abbia l’onestà di collocare la propria posizione e la propria critica nell’ambito del conformismo contemporaneo, dei valori dominanti, che sono espressi dalla borghesia progressista newyorchese, non certo dalla piccola borghesia di privincia italiana.

    Poi non nego nemmeno che negli ultimi anni ci sia stato un riflusso ma

    1) Un conto sono i neocon e i fondamentalisti evangelici americani (con il loro seguito di Ferrara, Baget Bozzo, Panella vari), la maggior parte degli uni e degli altri ex comunisti peraltro, altra cosa i retaggi dell'”Italietta” di un paio di generazioni fa e non si può mancare di rilevarlo.

    2) Se è anche vero che i progetti e le istanze dei primi possono avere dei punti di convergenza con quelli dei secondi, è anche vero che fuori dall’Italia, Stati Uniti compresi malgrado qualche rigurgito, i valori dell’Italietta catto-democristiana e piccolo-borghese sono dappertutto valori di retroguardia, se non residuali poco ci manca, almeno in Occidente. Se parliamo, per esempio, dell’Iran khomeinista (che io personalmente potrei prendere a modello per molti aspetti), è un altro discorso. Ma non è un caso che l’Iran abbia molti nemici giurati potentissimi che vorrebbero annientarlo.

  4. dalovi says:

    In vero l’assunto “finché c’è sanremo ci sarà un povia” mi par proprio che abbia un senso.

    ah… si forse lo stile di Helena non è così politicamente corretto ma un giudizio sulla nostra società, sul fatto che il problema della distanza tra la società reale e quella politica (ferma davvero agli anni 60) sia in corso di risoluzione adeguando la prima alla seconda e non viceversa credo che sia il caso di darlo. Non per supponenza, direi per semplice constatazione.

    Siamo una società in cui è impossibile ottenere un riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, in cui si vogliono imporre delle cure o degli usi alimentari in nome di un dio di passaggio o della politica, in cui una legge scrive quanti ovuli un medico deve impiantare in un utero. Siamo una società che ha così paura di tutto eccetto di quello di cui dovrebbe aver paura.

    Non vi fossero gli immigrati con le loro difficoltà, il loro bisogno di sopravvivere, la loro povertà ricca di umanità davvero il futuro sarebbe segnato.

    Certo che la canzone non è un solo incidente di percorso da prendersi alla leggera, certo che “siccome c’è sanremo c’è povia” non dev’essere una scusa per non fare o criticare chi prova, a partire dai propri limiti (dall’essere parte della società) comunque ad arginare il pericolo che qualcosa presto finisca male.

    Forse il difetto maggiore di questo intervento de Helena è un po’ la pretesa ‘bertinottiana’ di essere in questo mondo ma di non essere di questo mondo.

  5. Peucezio says:

    Dalovi, consentimi di prevedere che non saranno certo gli immigati a incarnare le istanze laiciste in Italia.

  6. RitvanShehi says:

    >….sull’aberrante concetto che l’omosessualita’ sia una malattia, e per di piu’ curabile…Helena Velena< Il saggio cinese, invece, sa che l’omosessualità è..inculabile:-).

  7. controlL says:

    A me la canzone non è dispiaciuta, anche nel testo, che semmai cade nell’ideologia, questa sì, idiota, della felicità, etero o gay che sia. Quanto a sanremo, a me piace e piacciono le canzonette. Gli si dà troppa importanza? D’accordo, ma a tante cose si dà troppa importanza, capitalismo in primis.p

  8. RitvanShehi says:

    >Dalovi, consentimi di prevedere che non saranno certo gli immigati a incarnare le istanze laiciste in Italia. Peucezio< Già. Magdi Cristianissimo Allam docet:-).

  9. utente anonimo says:

    > Gli stessi che rappresentano di fatto l’audience di Sanremo.

    Com’è andato quest’anno Sanremo? Perché notoriamente tende a fare buoni o pessimi ascolti ad anni alterni.

    E non credo che la situazione antropologica italiana sia fluida fino a questo punto.

    Anonimo #9

  10. Peucezio says:

    RitvanShehi 8#

    Anche quello ne è un esempio in effetti! :-)

    In generale comunque trovo la mitizzazione negativa di San Remo piuttosto ridicola. A me San Remo non piace (e comunque guardo pochissima televisione in genere, praticamente solo dibattiti politici e telegiornali) e ogni anno, quando cominciano ad annunciarlo tempo prima, comincio già a pensare alle palle che mi farò, col fatto che per una settimana ci faranno una capa tanta.

    Ma da qui a farlo diventare un Moloch, a vederci il Grande Fratello orwelliano che se ne serve per assopire le menti ce ne passa. Trovo estremamente deleterio invece proprio il Grande Fratello, non quello orwelliano ma quello di canale 5, insieme all’Isola dei Famosi e alle altre porcherie analoghe, perché sono di una volgarità insostenibile, perché contribuiscono al degrado estetico e morale degli italiani. Ma San Remo non è né volgare né raffinato, è una cosa innocua e semmai piuttosto insulsa, che ci ha dato delle belle cose negli anni ’50 – ’60 (io non ero ancora nato) e poi ha cominciato a ripetere sé stesso, come un malato in ibernazione, che può rimanere identico all’infinito, incurante del passare dei decenni e delle epoche.

  11. kelebek says:

    Per Dalovi e Peucezio 3-4

    Interessante, un dialogo tra un cattolico e un laico, entrambi su posizioni forti, ma che sanno ragionare correttamente. Perché è facile dialogare da posizioni annacquate…

    Di mezzo, ci sono diverse domande da fare, cui è difficile rispondere:

    1) Cattolicesimo e sanremismo sono davvero la stessa cosa, oppure il sanremismo fagocita il cattolicesimo come fagociterebbe il comunismo o l’islam o qualunque altra cosa?

    2) Il sanremismo è l’opposto del newyorkismo? La stessa Helena Velena denuncia il trendyfrocismo di Sanremo. E comunque non stiamo confrontando uno spirito comunitario con uno spirito privato, ma due privati, di cui uno più rigido e l’altro più sciolto.

    3) Se comunque, per semplificare, sanremismo e newyorkismo sono l’uno il contrario dell’altro, come sono messi in questo momento?

    La risposta dovrebbe essere affidata alla scienza, per quanto possibile con le cose umane; in realtà è in genere affidata alla fede.

    I “laicisti” di solito chiudono gli occhi davanti al newyorkismo; i cattolici non vedono il sanremismo.

    Io stesso non ho le idee chiare.

    Può darsi che esistano tensioni e conflitti, ma penso che il newyorkismo italiano sarà sempre (cioè per il brevissimo futuro prevedibile) un po’ sanremista.

    Miguel Martinez

  12. kelebek says:

    Per Dalovi n. 3

    Non dare mai della bertinottiana a Helena Velena.

    Tempo fa con lei abbiamo discusso di quell’ibrido del bertinottismo – tutto il grigiore burocratico e il complottismo stalinista, assieme al disperato tentativo di fare i movimentisti alternativi – e mi è venuto in mente il termine “stalinismo fricchettone”.

    Un po’ di tempo dopo, Helena Velena, che ha un modo, come dire, pittoresco di presentarsi, durante una riunione pubblica, diede una frustata (letteralmente) a Bertinotti, gridandogli, “stalinista fricchettone!”

    Miguel Martinez

  13. kelebek says:

    Per Peucezio n. 10

    Non è sbagliata come riflessione.

    Ma anche Helena Velena non dice che Sanremo è pericoloso; è solo un momento in cui una certa Italia che esiste di suo emergerebbe in pieno.

    Credo che abbia cose altrettanto pesanti da dire sul Grande Fratello/Isola dei Famosi e dintorni.

    Miguel Martinez

  14. kelebek says:

    Per Peucezio n. 3

    “Immagino tu non ti offenda se mi esprimo (per quello che può valere la mia opinione) con totale franchezza sul testo che hai “postato”.”

    Stento a capire cosa ci potrebbe essere di offensivo in ciò che hai scritto.

    Comunque non è che si debba essere d’accordo con Helena Velena. Io stesso sono in disaccordo su molte cose.

    E’ che quando scrive – di getto, senza documentarsi, confondendo a volte le cose – riesce a cogliere degli aspetti che sfuggono al 99% di coloro che giocano un ruolo prefissato nel dibattito.

    Ad esempio, in questo caso, la discussione era:

    “Giuseppe Povia, in un’occasione autorevole come Sanremo, ha il diritto di offendere i gay?” con annesso spettacolo di Dichiarazioni e Controdichiarazioni.

    Helena Velena, nel suo intervento, fa saltare tutto questo circo spettacolare.

    E’ questo ad esempio che la distingue da Vladimir Luxuria, che ha semplicemente allargato il fronte del conformismo italiano.

    Miguel Martinez

  15. dalovi says:

    Sì conosco, quand’ho scritto quel ‘bertinottiano’ volevo quasi mettere un disclaimer che non era un’offesa.

    Però in questo, nel pensare di non essere mai parte di questo mondo la nota di Helena Velena mi ha richiamato Bertinotti (che non è solo male…).

  16. dalovi says:

    ah …lo “stalinista fricchettone” è azzeccato per il Bertinotti sintesi dei bertinottiani tutti!

  17. Peucezio says:

    Miguel (#14),

    Sì e infatti l’essenza del suo testo, cioè ciò che ha voluto dire sull’episodio nel suo specifico, è condivisibile e anche non banale. Quando dicevo che trovavo serie le sue considerazioni finali, mi riferivo a questo.

    E’ la critica alla società italiana, espressa nella forma più forte e più esplicita nella parte che ho citato, che trovo piuttosto scontata (oltre a non condividerla, ma questo è un altro discorso: posso essere molto distante da un’idea e tuttavia trovarla non solo legittima ma anche non banale).

    Il rapporto fra “newyorkismo” e “sanremismo” merita qualche riflessione a parte.

  18. RitvanShehi says:

    Condivido il #10 di Peucezio (e, per i soliti maligni:-), non perché mi dà ragione su Allam).

  19. RitvanShehi says:

    A prposito di Sanremo.

    Nell’Albania atea del nostro amato tirannosauro rosso Hoxha succede che a gennaio in una scuola cittadina è arrivato da poco – trasferito dal suo villaggio di montagna – un nuovo insegnante, a cui è stato assegnato il compito di “referente” della famigerata polizia politica “Sigurimi”. Ebbene, il primo rapporto fu questo:”Nella scuola ho notato evidenti infiltrazioni di propaganda religiosa del Vaticano: da alcuni giorni alunni ed insegnanti non fanno che parlare di un certo San Remo”:-):-)

    P.S. Ovviamente ragazzi e maestri commentavano il Festival, che vedevano in TV tramite antenne artigianali ben nascoste.

  20. controlL says:

    non confondete mai l’arte con le condizione in cui è prodotta. Sanremo ci ha lasciato e lascia cose meravigliose, comunque venga allestito il baraccone.p

  21. irSardina says:

    “non confondete mai l’arte con le condizione in cui è prodotta. Sanremo ci ha lasciato e lascia cose meravigliose, comunque venga allestito il baraccone.”

    Pietro potrei essere anche d’accordo però ti chiedo, parafrasando Julio Iglesias, non ti sembra un po’ caro il prezzo che poi dobbiamo pagare? :-)

    Sardina

  22. mariak says:

    Trovo estremamente deleterio invece proprio il Grande Fratello, non quello orwelliano ma quello di canale 5, insieme all’Isola dei Famosi e alle altre porcherie analoghe, perché sono di una volgarità insostenibile, perché contribuiscono al degrado estetico e morale degli italiani.

    maria

    paucezio anch’io la penso così, il grande fratello e l’isiola dei famosi sono orribili e non è vero che sono trasmissioni innocue o popolari come pretendono alcuni, sono becerume indegno e a me scoccia assai che il servizio pubblico mi propini ogni anno una trasmissione come l’isola dei famosi!!!

  23. controlL says:

    Cioè, d’essere alluvionati da canzonette per lo più insulse? È un prezzo abbastanza ragionevole. E poi c’è una grazia anche nelle sciocchezze. E siccome anch’io seguo pochissimo radio e televisioni, sono abbastanza riparato. Ma io evito anzitutto telegiornali e trasmissioni politiche. Insopportabilmente stupidi e sgraziati.p

  24. irSardina says:

    Rif. 23

    No, Pietro, contro le canzonette non ho nulla in contrario pensa che anni fa fondammo un trio (Le Vinaigrettes) con le mie amiche e cantavamo canzoni delle sorelle Leschan, Natalino Otto. E’ che il festival di San Remo vuole essere il festival della canzone italiana ma in realtà non lo è affatto. Ogni anno si fa un’operazione esoterica di rievocare spiriti che con la canzone italiana c’entrano ben poco. Ma nemmeno la canzone melodica viene rappresentata che secondo me è più un genere locale, regionale, che nazionale. Insomma viene rappresentato un genere che esiste solo nell’immaginario e si propinano, nella maggior parte dei casi canzoni inascoltabili e noiosissime.

    La canzone italiana è sicuramente ben altro. La canzone italiana è quel bellissimo spettacolo che è andato in onda per commemorare Fabrizio De Andrè su rai tre. Ecco sprecare tre giorni così mi sembra troppo.

    Poi, visto che lo dici tu, proverò a ricercare una grazia in codeste sciocchezze, hai visto mai!…

    Sardina

  25. utente anonimo says:

    Maria,

    – non è vero che sono trasmissioni innocue o popolari come pretendono alcuni, sono becerume indegno e a me scoccia assai che il servizio pubblico mi propini ogni anno una trasmissione come l’isola dei famosi!!! —

    Come mi disse un amico: “vedi, tu mi conosci e sai che non sono di sinistra: io guardo volentieri il Tg3 solo perché è l’unico telegiornale che non parla mai di queste stronzate”.

    E purtroppo cià raggione, cià.

    Z.

  26. Peucezio says:

    Provo un po’ a rispondere ai tre punti di Miguel:

    Dice:

    “1) Cattolicesimo e sanremismo sono davvero la stessa cosa, oppure il sanremismo fagocita il cattolicesimo come fagociterebbe il comunismo o l’islam o qualunque altra cosa?

    2) Il sanremismo è l’opposto del newyorkismo? La stessa Helena Velena denuncia il trendyfrocismo di Sanremo. E comunque non stiamo confrontando uno spirito comunitario con uno spirito privato, ma due privati, di cui uno più rigido e l’altro più sciolto.

    3) Se comunque, per semplificare, sanremismo e newyorkismo sono l’uno il contrario dell’altro, come sono messi in questo momento?”

    1) Mah, forse si fagocitano un po’ a vicenda, rimanendo ognuno sé stesso.

    2) Che è il punto centrale direi. San Remo, come la televisione in genere, è un’espressione della modernità, non c’è dubbio. Come lo sono tante altre cose dell'”Italietta” degli anni ’50 e anche del neoclericalismo berlusconiano di oggi (per inciso, io ho simpatia per l’una e per l’altro non solo in quanto cattolico, ma in sé, anche per tante ragioni estranee alla religione).

    Solo che, mentre San Remo è espressione di una modernità di retroguardia, della modernità tipica di un paese che l’ha recepita meno profondamente di altri e ha impresso anche in quella, ove più ove meno, una propria impronta non ad essa riducibile; di contro la borghesia progressista newyorkese (ovviamente il festival e quest’ultima si prendono come paradigmi, con tutti gli schematismi del caso, credo non ci sia bisogno di dirlo), ma anche delle maggiori capitali dell’Europa occidentale, sono la modernità d’avanguardia, quella vera, quella meno frammista di valori premoderni o antimoderni.

    Inoltre credo che, se esiste San Remo, non è perché i grandi comunicatori, cioè il potere, hanno bisogno di inebetire la gente o di trasmettere in forma subliminale i valori che vogliono imporre agli italiani, ma, molto più semplicemente, perché una società come quella italiana attuale produce anche una televisione di questo tipo. Probabilmente a un certo potere politico (che è molto meno smaliziato e più casereccio dei persuasori occulti del capitalismo mondiale) fa anche comodo che ci siano cose come San Remo. Ma non bisogna sottovalutare l’elemento di spontaneità che c’è in certi fenomeni.

    3) Sempre rimanendo nello schema proposto da Miguel, che a sua volta ripropone il mio paragone, diciamo che oggi come oggi il “sanremismo” è abbastanza forte in Italia, anche se ha una controparte piuttosto vitale e agguerrita (ma, purtroppo per lei, da alcuni anni a questa parte perdente, almeno finora).

    Nel resto del mondo dipende: c’è il cuore dell’Occidente, ora come ora rappresentato più dall’Europa occidentale che dall’America, ma di cui fa parte anche l’America obamista, che è un bastione del laicismo illuminista e progressista (ovviamente le cose sono molto più coplesse, perché c’è per esempio il rapporto con l’immigrazione e con il resto del mondo che non è riducibile a questo dualismo se non con grosse forzature); mentre il resto del mondo e le potenze emergenti (Russia, Cina, India, mondo islamico) che, persino laddove c’è stato per settant’anni o c’è ancora l’ateismo di stato, direi che si può definire “sanremista”, anche molto più dell’Italia: un potere politico forte o comunque più invasivo di quello di uno stato liberale, dei mezzi di comunicazione più allineati ad esso e al tempo stesso in fondamentale consonanza col sentimento popolare (come gli stessi vertici politici d’altronde), un costume sociale nel complesso molto più conservatore (anche fronte a uno sviluppo economico travolgente, come in Cina) e un minore riguardo per le minoranze di ogni genere.

    Questo molto a spanne, sintetizzando e schematizzando fortemente.

    Chi alla fine avrà la meglio o se verrà qualcosa di completamente diverso da entrambe le cose, non ne ho idea. Vedremo.

    In ogni caso, nel bene e nel male, il XXI sarà un secolo divertente.

  27. controlL says:

    Come queste talentuose squinzie, sardina?: http://www.youtube.com/watch?v=LtqglfvM-a0&feature=related Come mi piacerebbe sentire un’interpretazione delle vinaigrettes. Che bel nome, tra l’altro, molto più efficace di un banalotto bluedolls. Ma non ti chiedere troppo cos’è canzone italiana. Il trio lescano erano tre sorelle olandesi (d’origine ebraica) che imitavano un trio americano nello stile di canto e nel tipo di musica che cantavano. Eppure questa è senz’altro musica italiana degli anni trenta. La loro storia di successo e galera è istruttiva come poche altre di cos’è stata l’italia fascista e com’è finita male. Il contenitore di quelle canzoni era l’eiar, la radio fascista che più fascista non si può, altro che sanremo. Cosa ne concludiamo? Che l’arte è sempre contenuta da un contenitore, altrimenti non potrebbe esistere, che non la contiene.p

  28. utente anonimo says:

    Siete troppo dotti per me… a Sanremo fa semplicemente cagare :-) Ed effettivamente credo abbia ragione HV: tra le poche canzoni che ho sentito, quella di Povia era la più orecchiabile.

    Z.

  29. utente anonimo says:

    …a me Sanremo…

    Z.

  30. irSardina says:

    Rif. 27

    No, Pietro, ma quali squinzie! Non avevamo sexi abiti da sera azzurri e, forse facendo di necessità virtù, la buttavamo sull’ironico senza voler fare le caricature però. Gli abiti ce li siamo fatti noi. Mi fa piacere che il nome ti piaccia perché l’ho proposto io. Ci accompagnavano una ragazza al pianoforte e (arrivato non so come dal conservatorio) un ragazzo al contrabbasso. Un’insegnante di danza ci aveva creato pure delle piccole coreografie. Noi, però, cantavamo dal vivo (non come le squinzie) e si sentiva che mancava, come alle squinzie, un bel contralto. Avevamo tutte voci da soprano e questo fu un grosso limite per il nostro trio che, comunque non ebbe vita lunga…

    Sono d’accordo con te quando dici che l’arte è sempre contenuta da un contenitore che non la contiene. Come sarebbe esploso se no, ad esempio, il genio di Mozart? Penso però che altrimenti, l’arte, potrebbe comunque esistere… A proposito di Mozart ti è mai capitato di asoltare la Messa per l’incoronazione di Carlo V (se non sbaglio)? Quando l’ho ascoltata mi è parso in certi punti di sentire i ritornelli di successi degli anni 70-80!

    Sardina

  31. irSardina says:

    “Siete troppo dotti per me… ”

    Eh sì, Zeta, effettivamente ho notato che preferisci la cronaca rosa… :-))

    Sardina

  32. utente anonimo says:

    Siamo in balia della smisuratezza… e il mondo ormai è diventato un letamaio. Gli antichi Greci almeno capivano che l’uomo doveva rispettare la misura e non andare oltre questa (natura)… e che gli uomini che ne oltrepassavano i limiti venivano colpiti dalle Erinni. Poi venne il cristianesimo a rompere questa armonia antica. E noi contemporanei siamo spettatori del continuo e parossistico avvicendarsi degli eventi, dove i valori non sono più di per sé stessi, ma variano di volta in volta a seconda degli accadimenti… disumanizzandoli…sino ad arrivare nella situazione in cui le opinioni sui valori divergono, in cui la lotta può prolungarsi all’infinito… per ritrovarci in un mondo nel quale i messianismi si urtano l’uno contro l’altro, incluso il femminismo … il tutto sfociando appunto nella smisuratezza. Siamo subissati dalla mattina alla sera di messaggi palesi e subliminali a sfondo sessuale, tutti indistintamente: dal neonato all’anziano novantenne. Messaggi che ci vogliono sessualmente attivi sempre e comunque, e se madre natura ci mette lo zampino interrompendo l’attività subentra la chimica… viagra per gli uomini e pomatina stimolatrice dell’orgasmo da applicare nelle parti intime per le donne… orgasmi chimici assicurati recita il bugiardino basta seguire le istruzioni. Si è passati dal “comune senso del pudore” del censore dove tutto doveva essere rigorosamente asessuato all’eccesso opposto dove tutto, dalla politica alla pupù del pargolo, diventa un orgasmo… E a chiudere il cerchio un Berlusconi e un Sarkozy, quelli che ce l’hanno sempre duro e che nonostante gli impegni trovano il tempo e la voglia di farlo… e tra una scopatina e l’altra le due donnette consorti per ingannare il tempo una si dedica alla musica e l’altra a filosofeggiare e a scrivere lettere accorate quando si sente offesa dal comportamento libertino del consorte…ma si vaporizzassero tutti quanti!

    Anna (Eurasia)

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