Lo spazio urbano della Padania e cosa succede ai nemici dell’Islam

 

moschea-via-campanini-parma

Questo è il Centro Islamico di Parma, di cui abbiamo parlato ieri.

Si potrebbero scrivere volumi su questa foto.

Prima di tutto, perché ci fa capire qualcosa della natura aniconica dell’Islam.

Non c’entra nulla la pretenziosa architettura modernoide di certi edifici di culto cattolico, dove il cemento armato viene usato con la massima civetteria.

Qui invece c’è proprio il vuoto.

Il rito che chiamiamo, impropriamente, la "preghiera" islamica non solo non ha bisogno di immagini. Non ha bisogno praticamente di nulla dal punto di vista visivo, e proprio qui sta uno dei punti di forza dell’Islam.

Secondo, questo edificio è identico sia alla Discoteca TramBusto di cui già ebbi occasione di parlare qui, sia a un magazzino di tinture per i capelli che visitai a Singapore.

Infatti, è quella che potremmo chiamare un’opera da geometri, nel loro incessante lavoro rivoluzionario per unire non solo il mondo, ma anche lo spazio, il tempo e ogni altra dimensione.

Infatti, uno spazio come questo esiste in funzione delle merci che contiene: la cubatura, come si dice, di simili costruzioni, è solo un elemento in una serie di calcoli che comprendono cose come il costo della benzina per portarvi le merci, il prezzo delle materie prime, il numero di muletti portapallet, il tempo passato al ristorante con possibili clienti e la somma da dare senza ricevuta ai camionisti per pagare il pizzo alle luci blu sull’autostrada.

Terzo, questo è uno degli spazi fondamentali della Padania. Vale la pena andare su Virgilio o altri siti che offrono mappe, digitare Via Campanini, Parma e guardare la veduta aerea della zona.

C’è questo spazio-magazzino, non a caso a due passi dalla rotonda della Tangenziale per essere più accessibile ai camionisti napoletani e bulgari che portano su le merci cinesi. Dal momento della chiusura dell’ultima rumorosa saracinesca, nessun essere umano mette piede in questa pur vasta zona, a parte le ronde dei metronotte. Eccezione, un mio amico satanista e leghista che ama passare le nebbiose domeniche passeggiando per le zone industriali; e un certo signor Cesare Piazza, come vedremo.

 C’è uno spazio interno cittadino, con stupendi monumenti lucidati e messi in posa per le cartoline, ma soprattutto  banche, gioiellerie e locali per la sera. Ma in cui lo stravolgimento degli ultimi decenni ha spento quasi ogni residuo di umanità.

C’è lo spazio del consumo televisivo, invece, dove chi non sta smadonnando a cercare di parcheggiare il SUV davanti ai localini entra in intima comunione con una serie di personaggi hollywoodiani (camera da letto) o con Bruno Vespa (salotto).

C’è una sorta di spazio ibrido. Nel senso che è uno spazio in cui gli esseri umani vengono inseriti in magazzini di tipo industriale: i centri commerciali di giorno e le discoteche la notte.

Infine, c’è lo spazio esterno che combina asfalto, capannoni e rettangoli di verde che non hanno mai visto crescere un albero indesiderato da secoli, e che si estende fin dove la nebbia permette di vedere. E in cui si impiantano, a macchie, piccoli suburb in senso statunitense.

Nessuno di questi spazi è realmente abitato. Nemmeno quello del consumo televisivo notturno, dove è inimmaginabile che qualcuno si diverta a fare una passeggiata.

Ciascuno di questi spazi si riempie e si svuota, si svuota e si riempie in un ciclo rigoroso di orari e di funzioni, senza contaminazioni.

Il riempimento e lo svuotamento funzionano grazie a un afflusso incessante di petrolio. E di esseri umani. Che in alto riempiono gli innumerevoli motel e alberghi con sale incontri e in basso riempiono i mezzi di trasporto pubblici e lo spazio-magazzino. Tra le due specie, un intricato, onnipresente muro fatto di prezzi, di telecamere, di ammissioni e di esclusioni.

Tutto questo può piacere o dispiacere; e non è certo tutta la realtà. Ma ogni discorso sull’identità italiana o padana dovrebbe partire da questo quadro.

Un’ultima considerazione.

La campagna contro la moschea-capannone di Parma, culminata nella denuncia che ha fatto portare via tappeti, sedie e libri perché "materiali infiammabili" è stata condotta da quello che chiamano eufemisticamente un artigiano (nel senso che è un signore che lavora in un posto uguale identico alla moschea), un certo Cesare Piazza che – incredibilmente – pare che ci abiti addirittura in via Campanini.

Ora, Cesare Piazza, se non dice balle o propone l’impossibile, è anche piuttosto diverso dall’islamofobo medio, perché non solo pone problemi concreti, ma propone anche soluzioni concrete e non tira in ballo Lepanto, l’11 settembre o la Civiltà Occidentale.

Però è una persona che anni fa la guerra al centro islamico. Perché lui non vuole più vivere in via Campanini, ma nessuno vuole comprare il suo capannone, da quando sanno che c’è la moschea. Da qui, una campagna durissima per far trasferire altrove il centro islamico:

"Nell’armadio conserva una pila di videocassette alta almeno un metro: sono le riprese della telecamera di sorveglianza installata sul tetto, puntata giorno e notte sul centro islamico."

Ora, Magdi Allam  e Daniela Santanchè girano entrambi con una scorta (quest’ultima perché un imam in televisione le diede giustamente dell’ignorante [1]). Per cui Cesare Piazza ci può far capire quali pericoli corra realmente una persona, non protetta, (a parte sedici gatti) che prende direttamente di petto una comunità islamica.

Ce lo spiega Cesare Piazza stesso (che non è un paranoico vittimista), cosa gli fanno i saraceni a questi qui:

"Io e Farid, il responsabile del centro islamico, siamo nati lo stesso giorno", racconta. "Gli ho mandato un sms di auguri… non mi ha mai risposto".

Nota:

[1] Disse la signora Daniela Garnero (ex) in Santanchè, «Avremo la piena pari opportunità solo quando la donna più cretina sarà in un posto importante». Per ora, ha almeno la scorta.

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23 Responses to Lo spazio urbano della Padania e cosa succede ai nemici dell’Islam

  1. utente anonimo says:

    L’idea che due persone come Allam e la Santanchè viaggino con la scorta, quasi come un premio per io loro lavoro di diffusione dell’intolleranza è deprimente. :-(

    NINO

  2. kelebek says:

    Per Roseau, che immagino verrà a leggere questo post…

    Grazie per avermi fatto scoprire Cesare Piazza. Che in effetti mi sembra il primo “islamofobo” quasi simpatico che mi sia capitato di incontrare. Non è vittimista, si pone un problema almeno per lui molto concreto, non invoca il Santo Occidente, e quando dice di non essere contro i musulmani in quanto tali (ho messo infatti “islamofobo” tra virgolette) si sente che non lo dice come lo dice Andrea Gollum Ronchi.

    Sai se la sua proposta alternativa per la moschea è sensata o è solo una mossa demagogica?

    Miguel Martinez

  3. roseau says:

    Grazie a te, Miguel, di avere dedicato spazio a questa vicenda apparentemente marginale, ma significativa per capire una mentalità particolarmente diffusa a Parma, e temo, nel resto della provincia padana.

    Mi chiedi se Piazza abbia una proposta sensata sulla moschea di Parma. Ti dico di no, ma di cose sensate,almeno, le dice: i vostri figli se giocano nell’ area industriale di Eia rischiano di essere travolti da auto e camion in transito.

    Lui è un artigiano stolido e “islamofobo” in senso primitivo: al punto che arrivò, nel 2007, quando ancora la moschea si trovava in borgo san Giuseppe, in pieno Oltretorrente, ad organizzare un porchetta day assieme ai leghisti, che, anche in questa occasione, l’estate scorsa, non gli hanno fatto mancare il loro appoggio, nella persona di Andrea Zorandi. La questione è semplice: piazza ce l’ha con gli islamici perché gli rovinano la piazza, e la sua piccola ideuzza di self made man che ha il diritto al posticino lindo, pinto e vivibile, senza facce scure e palandrane che lo dequalifichino. Esigenza ovviamente cavalcata, a fini meramente demagogici , dalla Lega, che in questa amministrazione da sempre fa fronda.

    Non che questa amministrazione si sia distinta per una particolare apertura mentale, anche nelle sue componenti più moderate: anzi, hanno anche l’imperdonabile stigma dell’ ipocrisia. Ad esempio, Anna Maria Guarnieri detta Gnesa.

    Insomma, quando era in borgo San Giuseppe, la moschea dava fastidio perché snaturava il tessuto sociale, storico, culturale del più parmigiano -anzi pramzàn- dei quartieri . Ora che è in viale Campanini dà fastidio perché farebbe deprezzare l’area industriale, e instillerebbe germi di insicurezza nei proprietari dei capannoni e nei loro fornitori.

    Non la vogliono. Come non vogliono i centri sociali.

    Due giorni fa, viglili e poliziotti hanno setacciato la zona di borgo delle Colonne e via XX Settembre, altra zona della città densamente abitata dagli extracomunitari, a caccia di clandestini.

    Il sindaco ha polemizzato a più riprese con la presenza di kebabbari e negozi africani in via Trento, e innumerevoli volte sono partite ispezioni dei NAS a drogherie e negozi di alimentari gestiti da migranti. Penso che il record di ispezioni annuali le detenga Riahi, che da venti anni ha un negozio in piazzale Inzani, con 15 in un anno, o giù di lì.

  4. roseau says:

    Senza contare che poco distante da borgo San Giuseppe (e, per breve tempo, proprio lì) , erano ospitati, fino al 2006, i locali adibiti a scuola di italiano per stranieri dell’ associazione Perché no?, che stava realizzando un progetto culturalmente molto interessante assieme agli abitanti del quartiere “di più antica data”. Tanti parmigiani dell’ Oltretorrente si erano impegnati in questa scuola.

    Mi ricordo di una festa, che si fece, pochi anni fa, in via della Costituente, all’ asilo, e che prevedeva la partecipazione di bimbi locali e stranieri.

    Evidentemente, alla metà di questo decennio, gli atti di intolleranza si sono intensificati.

    La moschea è marginalizzata, e l’associazione, della quale il comune usufruisce senza spendere un soldo (si autofinanzia), ha trovato ospitalità presso i locali dell’ ex-residenza dei Gesuiti.

    Non credete alle balle del Pinocchio d’ Egitto.

    Io, negli anni ’90, sono andata a scuola in quel quartiere e mai ho sentito una madre parmigiana, allora, lamentarsi dei figli degli extracomunitari che prendono il posto a noi italiani nelle graduatorie degli asili. Ora è un coro continuo.

  5. roseau says:

    …i vostri figli se giocano nell’ area industriale di Eia rischiano di essere travolti da auto e camion in transito.

    Correggo.

    Non nell’ area di Eia , che proporrebbe lui non come alternativa, ma come personalissima rivalsa su un comune inane e ovviamente sordo a questa sistemazione, ma in Via Campanini. E comunque la proposta di Piazza distanzierebbe ancora di più la moschea dal tessuto urbano, distando Eia circa sei km dal centro, mentre via Campanini ne dista solo tre.

  6. utente anonimo says:

    mi susciti una curiosità: parli di natura aniconica dell’islam e della non necessità di “visibile” rispetto alle cattedrali: ma allora perché regolarmente saltano fuori delle questioni su altezza dei minareti delle moschee che si vorrebbero costruire? vado a memoria ma mi pare di ricordare una furiosa polemica a colonia proprio per un progetto di costruzione di una moschea con un minareto che doveva essere più alto della cattedrale…chiaro che se un imam ed un vescovo fanno la gara a chi ce l’ha più lungo la questione mi suscita solo un debole sorriso, ma:

    - ho capito io male

    - oppure quanto a spazi l’islam non è diverso dagli altri?

    Roberto

  7. utente anonimo says:

    preciso la questione di prima: immagino (ma correggetemi se sbaglio) che nè l’islam nè il cristianesimo richiedano in se una cattedrale o un minareto alto 200 metri, sono piuttosto i rispettivi fedeli che vogliono questi simboli

    roberto

  8. PinoMamet says:

    Se posso permettermi, metto due note:

    1- Padania a chi?

    Equivale più o meno a dire “i musulmani sono tutti terroristi”.

    2-Piazza, mi sa, con tutti i suoi difetti, proprio per tutti i suoi difetti (non sono un idealista) è la maggioranza della popolazione italiana.

    Ideuzza da self-made man e tutto quanto.

    Se fosse più ricco sarebbe Francesco Amadori, che intervistato disse più o meno “ma sì, ho anche lavoratori musulmani, c’hanno le loro cose ma sono bravi anche loro…”

    Tutto l’insieme di persone che amano gli immigrati e odiano Berlusconi, e che per convenzione chiameremo “sinistra”, si rifiuta con tutte le sue forze di capire Piazza.

    Il quale si butta nelle mani della Lega, che lo attende a braccia aperte.

    A odiare e disprezzare gli immigrati per partito preso, non c’era nessuno, tranne pochi esaltati e fissati

    (dopotutto, il satanista è un leghista perfettamente legittimo, quanto il più consueto fissato coi celti: l’importante è avere una fissazione, e tutti gli italiani ne hanno una).

    Perché l’uomo tutto sommato comune Piazza si butti nelle braccia dei leghisti (che, ricordiamolo pure, nascono come “quei mezzi matti che vorrebbero dividere l’Italia”, partito magari simpatico ma barzelletta) ci vuole sì una fissazione sua: ma badiuamo bene, questa da sola non lo avrebbe spinto dalla partedei leghisti tantomeno “contro” gli immigrati, ci tiene a puntualizzare.

    Ci vuole anche un’esaltazione, o almeno un idealismo, uguale e contrario da parte di quelli che continuano a ripetergli che è un razzista, anche se magari in effetti non lo è affatto.

    Allora ecco pronto il Piazza-leghista.

    Lo abbiamo voluto così, per poter continuare a fare la festa multietnica di Collecchio identica da anni, sempre con le stesse persone, e dirci che siamo buoni.

    Ciao!! :-)

  9. irSardina says:

    #Se fosse più ricco sarebbe Francesco Amadori, che intervistato disse più o meno “ma sì, ho anche lavoratori musulmani, c’hanno le loro cose ma sono bravi anche loro…” #

    Una volta al mese secondo il calenario lunare? :-)

    Certo che ci vuole fegato (o stomaco) a fondare una moschea a Parma!…

    Sardina

  10. kelebek says:

    Per roberto 6

    Credo che i minareti siano un po’ una fissa dei sovrani, più che dei fedeli.

    Quando un sultano decide che vuole essere più figo di tutti i sultani, fa erigere un minaretone.

    Molte moschee in Europa sono opere di “sultani”, compresi il parastato turco.

    Miguel Martinez

  11. roseau says:

    @Pino:

    Lo abbiamo voluto così, per poter continuare a fare la festa multietnica di Collecchio identica da anni, sempre con le stesse persone, e dirci che siamo buoni.

    Sì, Pino. Ma io rovescerei le parti: non è che Piazza sia un alibi per la sinistre ‘ddemocratica parmense politically correct per fare la festa multietnica di Collecchio e quietarsi la coscienza.

    Tipi come Piazza ne sono sempre esistiti: dal datore di lavoro degli indiani, a Nettuno, che intervistato da Vespa dice: so’ mejjo gl’ indiani che so’ molto portati co’ e ‘bbestie….gl’arabbi so’ più portati a mette giù un tappeto e venderte quarcosa su su fino al Comandante Diavolo Amedeo Guillet coi suoi spahi: bravi, bravissimi soldati ma incoercibilmente diversi.Al punto di dichiarare candidamente di essersi convertito all’ Islam solo per opportunismo politico, in guerra.

    Secondo me, è la prassi politica, relativamente recente e correlata ai fenomeni migratori, della sinistra italiana di accogliere la diversità che corrobora la percezione di superiorità morale -anche inconfessata- di chi vota o ha votato partiti oggi all’ opposizione, a non far capire il fenomeno-Piazza.

    Un votante a sinistra medio si sente, mediamente, più bravo, buono e intelligente di chi ha idee diverse dalle sue anche senza che un Piazza qualsiasi ce lo faccia sentire.

    E’ il peccato di superbia della pretesa superiorità morale della sinistra.

    E’ per questo che un dialogo con gli altri , su certi temi, è impossibile.

    A odiare e disprezzare gli immigrati per partito preso, non c’era nessuno, tranne pochi esaltati e fissati

    Mi permetto di dissentire, Pino: certo, nessuno si è mai preso la briga, a Parma, di sprangare i terroni prima e i marocchini poi. Sono troppo perbene per farlo. Troppo pragmatici. Dopotutto, servono a fare mestieri rischiosi, pericolosi e malretribuiti ed è meglio averli sani.

    Ma ti assicuro che un atteggiamento di chiusura, malcelata ostilità e dileggio è passato, nel corso dei decenni, dall’ essere rivolto verso gli immigrati interni meridionali agli extracomunitari , come vengono impropriamente chiamati a Parma.

    Atteggiamento trasversale ad ogni classe sociale. Sarà la diffidenza del contadino a cui il benessere conquistato in qualche decennio ha dato rapidamente alla testa, sarà la spocchia della Petite Capitale, sarà anche la tradizionale posizione obliqua di Parma, nell’ ambito dell’ Emilia cosiddetta “rossa”. Ma non più di 5 anni fa, un mio professore di storia dell’ arte, direttore di una nota pinacoteca cittadina, mi chiese, per il mio cognome:

    “Ah, Amato…ma da dove venite? Da quanto tempo siete trapiantati a Parma?”

    Ora, lui non era tenuto a sapere che metà della mia famiglia ha origini marchigiane e napoletane, ma è abbastanza significativa l’equazione meridionale=trapiantato=pezzealculo.

    Nell’ immaginario parmigiano collettivo, il napoletano medio è un tizio che si lava poco, non ha voglia di lavorare e che se può ti frega e spara i botti per strada a Capodanno.

    Io gli ho risposto che trapiantati erano i suoi capelli.

  12. PinoMamet says:

    Sardina:

    no, per fondare una moschea a Parma non ci vuole né fegato né stomaco, e neppure Parma è l’inferno.

    Ci vuole solo essere musulmani e avere voglia di pregare.

    Del resto, non credo che le cose sarebbero significativamente diverse in altre parti d’Italia.

    Roseau:

    sarà che io, per fortuna, NON sono parmigiano (una mia nonna la era);

    tutte le volte che me lo chiedono, mi tocca sempre rispondere, sì abito in provincia di Parma, ma sono italiano.

    Anche perché non saprei come altrimenti spiegarmi.

    Comunque:

    fai benissimo ad allargare il discorso ai meridionali.

    Immigrati lo sono stati anche loro, e trattati male, senza nessun Perchè no a focalizzare il rapporto tra chi li ama e chi li disprezza.

    Però io credo che uno degli errori di fondo della “sinistra” (così chiamata per brevità) il suo senso di superiorità morale malcelato, stia anche in questo accomunare insieme tutti:

    quelli che sprangano, quelli che, magari tra mille diffidenze (solo iniziali o perduranti nel tempo) “fanno lavorare”, quelli che magari non hanno proprio niente in contrario ma non riescono a vendere l’immobile ecc. ecc.

    Prendiamo Parma, che a me personalmente fa anche schifo: allora prendiamo un caso di razzismo a Parma (mo’ non venitemi a dire che il resto del Nord è meglio o che il Sud è il paradiso degli immigrati: prendiamo Parma perché stiamo parlando di questa città)

    e vediamo che ci sarà quello di sinistra che dice che schifo, quello non di Parma che dice che fa schifo perché Parma fa schifo, il parmigiano di sinistra, e come tale autolesionista, che dice che hanno proprio ragione e Parma fa schifo, quello di destra che dice che hanno torto.

    Il parmigiano “medio”, se esiste, quello che non è razzista ma neanche innamorato della cucina etiope e che adora il figlio quattrenne della vicina tunisina ma odia i trenta-quarantenni africani che fanno casino davanti al Bar Habeshia…

    insomma, da che parte andrà, da quella che gli dice “tu fai schifo e hai torto” o da quello che gli dirà “hai ragione e fanno gli schifo gli altri”?

    Ri-Sardina:

    no, Francesco Amadori mi sembrava abbastanza sincero, e non mi pare ci siano stati grossi problemi coi suoi lavoratori extracomunitari.

    Ciao!!

  13. abdannur says:

    @Roberto 6:

    I minareti, per quel che ne so, sorgono in coincidenza con la conquista delle grandi città mediterranee, da parte dei primi eserciti musulmani – credo che il primo minareto sia stato eretto a Damasco. Mentre nell’oasi di Medina – dove il Profeta visse, pregò e predicò – la chiamata alla preghiera poteva raggiungere agevolmente la maggior parte della popolazione, nelle antiche metropoli urbane il muezzin doveva confrontarsi con una confusione assai maggiore e, soprattutto, con una notevole altezza media dei palazzi cittadini. Il minareto andava perciò a ristabilire il “primato di Dio” sia in termini architettonici sia dal punto di vista “acustico”, ben più concreto ed urgente.

    Naturalmente il minareto ha poi catalizzato ed espresso una serie di simbolismi strettamente legati al culto, e tuttavia ad esso accessori. Il termine “manar”, che può essere tradotto come “faro”, associa all’idea di “chiamata” alla preghiera (“azan”) quella di luce (“nur”), descrivendo perciò una stretta correlazione tra la realtà verbale – che è, islamicamente, in primis la realtà del Corano – e realtà metafisica, la “Luce”, uno dei Nomi d’Iddio. Si potrebbe continuare, meditando sul senso della “verticalità” del minareto, e così via.

    Tuttavia, come detto, ciò è del tutto accessorio rispetto al culto inteso in senso stretto, che può essere praticato in qualsiasi luogo “puro”. L’aniconismo rappresenta, in tal senso, un dovere, oltreché una caratteristica.

    Lo sviluppo architettonico delle moschee è spesso strettissimamente legato, come detto da Miguel, a questioni politiche – senza togliere, con questo, tutto il valore simbolico ad esso connesso, come ricordato sopra. A Milano, ad esempio, c’è un solo centro islamico che attualmente possa vantare “cupola e minareto”; ciò non lo rende “più adatto al culto”, ma sicuramente gli assicura uno “surplus identitario” assolutamente degno di nota.

    In Italia, comunque, la priorità, ben prima di decidere quanto alto in cielo debba svettare il minareto, è senz’altro quella di permettere ai musulmani di poter, quantomeno, risalire in superficie.

  14. roseau says:

    @Pino:

    insomma, da che parte andrà, da quella che gli dice “tu fai schifo e hai torto” o da quello che gli dirà “hai ragione e fanno gli schifo gli altri”?

    Non lo so, è un fatto che in questi giorni il sindaco méchato Vignali ha reimpastato la Giunta, eliminando soggetti francamente imbarazzanti come Costantino Monteverdi.Ma rendendo, di fatto, il Consiglio Comunale ancor più simile a sé, tirando in ballo ex-democristiani dorotei suoi colleghi di corrente…

    La solita storia: moderati, ma non troppo.

  15. irSardina says:

    Per Pino 12#

    Sono d’accordo con te e aggiungo: pure in un orto di ulivi puoi andare a pregare o nel deserto, se il diavolo non ti disturba! ;-)

    Ma io pensavo a Parma come la patria , oltre che del formaggio parmigiano, del prosciutto. E non è che lì da questo prodotto ne ricavino il sostentamento, no è proprio una ricchezza. Come dire che se percorrendo la Spagna a un certo punto si staglia la sagoma nera del Toro de Osborne di Manolo Prieto non mi stupirei se nei dintorni di Parma vedessi la sagoma rosa di un bel maiale:-).

    Quindi quando ho fatto la battuta pensavo all’implicazione o (complicazione) che questa scelta comporta per un musulmano. Sai come quando si dice che il colmo per un muratore è avere la moglie scollata o quello per un sindaco avere un’intelligenza fuori dal comune…:-)

    Quando scrivi: “no, Francesco Amadori mi sembrava abbastanza sincero, e non mi pare ci siano stati grossi problemi coi suoi lavoratori extracomunitari.” cosa intendi dire? O meglio cosa intendi che io abbia inteso dire? :-)

    Pure il professore di storia dell’arte doveva essere in buona fede quando a chiesto a Roseau: “Da quanto tempo siete trapiantati a Parma?” ma la gaffe l’ha comunque fatta, non credi?

    Mi ricorda mio padre che quando gli ho presentato il mio futuro marito, che ha un cognome in Sardegna non comune, credendolo figlio di “continentali” gli chiese: “E’ da molto che state in Sardegna?” e mio marito: “Da circa trecento anni” visto che discende dai dominatori spagnoli o meglio da un abitante dei Paesi Baschi :-)…

    Ciao Sardina

  16. PinoMamet says:

    Scusami Sardina :-)

    non avevo capito la battuta, da qui la spiegazione.

    Mi hai fatto pensare a come viene costantemente ricreata e ricostruita la “memoria” e l’identità “parmigiana” utilizzando gli elementi della cucina e delle origini (anche straniere) in chiave di esclusione verso gli altri.

    Si tratta di costruzioni che hanno poco fondamento nella realtà

    (“il maiale si mangia solo al Nord”, “la mia famiglia è sempre stata qua”)

    ma alla quale i parmigiani credono ciecamente.

    Ciao!!

    PS

    ovviamente le famiglie dei parmigiani, e meno ancora quelle dei parmensi, non sono mai “sempre state qua”;

    la variante parmigiana prevede che ci si possa anche vantare di origini straniere, purché compatibili con la vulgata comunemente accettata

    (ok per i cognomi irlandesi dei discendenti dei soldati dei Franese- ci sono davvero, non è una balla- o i francesi amministratori sotto Maria Luigia, no buono invece per i cognomi siciliani arrivati in qualche periodo sotto i Borbone).

    Ciao! :-)

  17. utente anonimo says:

    grazie a miguel e ad abdannur.

    in effeti, per ricollegarmi a quanto detto da miguel, seocndo la sacra wikipedia la moschea di colonia parrebbe finanziata da un’associazione di turchi (DITIB) fortemente legata al governo turco

    (leggo che la DITIB è legata al Diyanet İşleri Başkanlığı, infomazione che a me invero non dice nulla… )

    roberto

  18. utente anonimo says:

    … quando Aya Sophiya da cattedrale divenne moschea, per poter fare la preghiera si dovettero coprire i meravigliosi mosaici. Ma i sultani consci della bellezza e dell’importanza religiosa di quell’arte, li ricoprirono con una calce speciale, facendo in modo di non alterarli e regolarmente veniva tolta e rifatta per controllare e vegliare che i mosaici restassero indenni, cosi come oggi possiamo ammirarli. Un luogo di preghiera esclude l’immagine, non é che l’immagine sia non ammessa tout-court, vedi l’arte musulmana iraniana o moghol che é piena di scene di vita con immagini. L’architettura delle moschee e quella dei magazzini industriali, il contrasto é stridente; architettura della marginalizzazione come se fossero le nuove catocombe post-moderne …bye, jam

  19. dalovi says:

    Non c’è un posto dove scappare

    [..] Che non sarebbe stata una legislatura come le altre era facilmente intuibile, che le cose sarebbero andate peggio del previsto era chiaro nell’immediato momento successivo all’apertura delle urne (e alla esclusione della sinistra dal parlamento), che c [..]

  20. PinoMamet says:

    Il campanile e il capannone.

    Miguel, mi hai fatto pensare l’Emilia-Romagna è stata proprio progettata così:

    quando parli degli elementi presi in considerazione nella costruzione del capannone, la benzina consumata, il numero di muletti ecc.;

    ecco, questa è la versione moderna, la continuazione, di come l’Aemilia è nata.

    Forse è l’unica regione italiana a essere così compiutamente “artificiale” (che non vuol dire falsa) e certo progettata più razionalmente del Veneto o della Lombardia.

    Le vie sud-nord, come gli affluenti del Po, portano, e hanno sempre portato, gente e merci sulla via Emilia; sulla quale sorgono, a regolare distanza di un giorno di marcia, le città che segnano il territorio, il cui progetto di base è sempre lo stesso. Intorno, nelle pianure (le colline e l’Appennino è tutt’un’altra storia; infatti io le pianure non le capisco) ci sono gli appezzamenti di terreno, anche questi regolarmente divisi per essere affidati a “coloni” nel senso più etimologico del termine.

    L’Emilia è la culla della civiltà occidentale :-), purché si intenda quella del capannone e dell’integrazione dettata dal lavoro

    (non si sbaglierebbe troppo a dire che tutti gli emiliani-romagnoli sono discendenti di “immigrati”).

    Cesare Piazza, se posso permettermi un giudizio, è perfettamente emiliano-romagnolo: infatti non è contro l’Islam per motivi ideali, ma per motivi economici. Non è neppure contro l’Islam: probabile che avrebbe fatto una simile crociata anche contro una discoteca, se la discoteca gli avesse causato gli stessi danni

    (dite di no? non sapete quante volte mi hanno chiesto di firmare una petizione contro una palestra… effettivamente bruttissima, va detto).

    Lui non ha nessuna difficoltà con Farid: in fondo, è probabile che siano entrambi “artigiani”, sono perciò della stessa tribù.

    In questo senso, un capannone per l’altro, hanno ragione quelli che temono che l’Islam possa “trionfare”: la prospettiva può sembrare spaventosa a quanti si identificano con il simbolo del campanile.

    Per Piazza, che si identifica con il simbolo del capannone, la cosa è indifferente: basta che non ne riceva danno.

    In questo è identico, come dicevo, a Francesco Amadori, che quando sente “musulmani” pensa “operai”, e non saraceni con la sciabola e il coltello tra i denti o nemici della sua religione.

    Ciao!

  21. utente anonimo says:

    finivano gli anni 80: i CCCP cantavano Rozzemilia. (PS: ventanni dopo, caduto un muro ed un impero poco é cambiato e quel poco… in peggio).

    Sazia e disperata

    Con o senza TV

    Piatta monotona moderna attrezzata benservita consumata

    Afta epizootica nebbia calce copertoni bruciati

    Cataste di maiali sacrificati

    Agli dei delle zone infette

    Agli dei delle zone controllate

    Agli dei delle zone protette

    Agli dei delle zone denuclearizzate

    […]

    Provincia di due imperi

    Provincia industrializzata

    Provincia terzializzata

    Provincia di gente squartata

    Un quarto al benessere un quarto al piacere un quarto all’ideologia

    L’ultimo quarto se li porta tutti via

    ncir

  22. Corrado says:

    Anche secondo me l’edificio è identico alla Discoteca TramBusto di cui sono stato anche a farvi visita, a parte questo sono pienamente d’accordo, se si vuole pregare può andar bene qualsiasi posto.
    Chirurgo Plastico

  23. Pingback: Spazi meridionali e flussi turistici | Kelebek Blog

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