Della Religione Americana

“Noi pieghiamo le vostre menti, i vostri scopi, i vostri piani. Voi di là, che avete altri intenti dai nostri, vi costringiamo a conformare al nostro volere!Con la mia mente, catturo le vostre menti; con i vostri pensieri, seguite il mio pensiero! Io pongo i vostri cuori sotto il mio controllo: venite, dirigendo la vostra strada secondo il mio percorso!

Io ho invocato il cielo e la terra, ho invocato la dea Sarasvatî, ho invocato sia Indra che Agni: che noi possiamo riuscire in ciò. O Sarasvatî!”

Dall’Atharvaveda induista (VI, 94)

Esistono molti modi di essere religiosi in America. Ma qual è la forma fondamentale che assume la religiosità nella società a capitalismo assoluto?

Esiste un grande filone centrale, le cui radici risalgono ai movimenti di Revival del Settecento e Ottocento. Il suo stile permea tutta la società e penetra tra cattolici ed ebrei, ma anche, e profondamente, nella cultura secolare degli Stati Uniti. Alla base c’è l’ossessione di trasformare il Volere in Potere.

Per trasformare il Volere in Potere, la Religione Americana, nelle sue innumerevoli forme, esige una tecnica rigorosa:gli antropologi definiscono simili tecniche magia, anche se la maggior parte degli americani vedrebbe con orrore un termine così poco biblico.

La magia può consistere nel “duro lavoro che dà sempre i suoi frutti“, nella preghiera, nella meditazione yoga, nella psicanalisi, nelle fantasie sulla “energia“. Ma sempre, lo scopo è la proiezione della potenza invisibile sulle cose e sulle persone.

Perché, se tutto lo scopo della Repubblica è in qualche modo il dominio, questo dominio si esercita in un mondo di proiezioni e di miraggi – non a caso, si parla di American Dream.

Gli oggetti che si desiderano – proprio come il tipico pane statunitense – non hanno mai il contorno ruvido, irregolare, doloroso delle cose materiali.

La famiglia perfettamente felice, che gioca nel prato davanti casa sotto la bandiera eternamente mossa dal vento, l’illimitata potenza sessuale, i fiumi di denaro, la capacità assoluta di farsi obbedire, i palazzi scintillanti e fallici che si ergono verso il cielo, i missili, la guarigione da ogni malattia, le teste schiacciate sotto i piedi… le cose, insomma, per cui si prega, si seguono corsi motivazionali, si cercano guru e psicoterapeuti, si fondano imprese, si fanno guerre, si rinuncia a rivolgersi al dottore, tutte queste sono un’immagine, un sogno, proiettati però sul mondo.

Nella religione americana, si parla poco del paradiso.

Si parla invece sempre del Regno, The Kingdom: il momento in cui il film si fa realtà, o la realtà stessa si trasfigura in spettacolo e Gesù instaura la propria potenza sulla terra e noi saremo felici, qui.

Questo urgente bisogno di compiere miracoli si capisce forse meglio, se si pensa che negli Stati Uniti, il debito pubblico e privato che incombeva su ogni cittadino, bambini, anziani, invalidi e senzatetto compresi, ancora prima del tracollo dell’anno scorso, era di 147,312 dollari.

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8 Responses to Della Religione Americana

  1. pensa i miracoli che avremmo bisogno di fare noi, o i greci, allora.

    KK

  2. PinoMamet says:

    Nella “religione italiana” invece non si parlava praticamente mai del “Regno”, instaurato alla fine dei tempi, tanto che molti cattolici ne ignoravano completamente l’esistenza.

    Mi piace l’idea di di guardare le religioni aldilà delle loro denominazioni e divisioni ufficiali e dei loro dogmi (non sempre, anzi raramente, nei fatti, condivisi dai loro praticanti);

    in questo senso comunque la “religione americana” mi sembra viva e vegeta, mentre la “religione italiana” (la processione, il santo che ha fatto un miracolo nel millecinquecentoeccetera, il rito pagano cattolicizzato, la filastrocca in dialetto sul tempo che fa il giorno del tal santo, il perdono, l’espiazione, il Purgatorio) mi sembra un po’ più malaticcia.

    Ciao!

  3. utente anonimo says:

    Penso anch’io che la religione americana sia ben più vivace di quella italiana ed europea in genere. Da questo punto di vista, è abbastanza vero il luogo comune di un Europa molto più disincantata e “laicista” degli Stati Uniti. Meno convincente è l’idea, che mi è perso di intravedere in molti (da don Giussani ai vari Ferrara, Baget Bozzo o Galli della Loggia, per esempio) che gli americani abbiano rilevato dalla vecchia e stanca europa la fiaccola della cristianità (ultimamente detta “cultura giudaico-cristiana). Trovo che Miguel abbia colto bene una differenza chiave della forma della religiosità americana. Ma resta insoluto il sempiterno dilemma se venga prima l’uovo o la gallina, cioé se sia il “capitalismo assoluto” a produrre questo tipo di cultura religiosa, o viceversa.

    Val

  4. utente anonimo says:

    Scusa Miguel, ma il debito pro capite Usa è 147 virgola 312 dollari (secondo l’uso italiano della virgola) oppure 147mila 312 dollari (secondo l’uso anglosassone)?

    Jayson Blair

  5. Peucezio says:

    Per Val:

    secondo me è questo tipo di religiosità a produrre il capitalismo, in questo mi ritengo un weberiano.

    C’è da stabilire se si può definire religione nel senso tradizionale del termine.

    E il punto non è solo se i miti di massa di una società post-industriale e l’irrazionalismo onirico televisivo di chi scambia la “fiction” per la realtà possono essere assimilati alla religione, ma se il puritanesimo e il calvinismo stesso, fin dalle origini, possono essere definiti “religione”.

    E per conto mio una religione senza sacerdozio, senza riti, senza oggetti di culto (il giudaismo non ha più il sacerdozio, ma una ritualità complessa l’ha mantenuta e anche l’Islam delle forme di ritualità, di precettistica e anche di ricca arte sacra, sia pure on figurativa, ce l’ha), cioè di fatto una mera concezione della vita con una divinità distantissima e astratta, non è una religione, ma, tutt’al più un credo condiviso, un’ideologia collettiva.

    In effetti poi lo spirito americano ha reso un po’ più folcloristica e irrazionale questa concezione astratta, fredda e vagamente razionalista (non razionale, la razionalità è altra cosa), ma siamo ancora ben lontani dalla religione come verrebbe definita da un antropologo, ma anche semplicemente come consta storicamente, com è stata sempre vissuta dagli uomini precedentemente all’occaso del sacro (che volendo è iniziato col cristianesimo, se non con l'”età assiale” d Jaspers) del mondo moderno, che ad esso sostituisce la sua caricatura.

  6. kelebek says:

    Per Jayson Blair n. 4

    E’ vero, mi sono lasciato prendere dal sistema anglosassone!

    Ovviamente è la cifra più alta…

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    …fortunatamente esiste anche il “dream-time” degli Aborigeni Australiani nel quale troviamo un Sogno-Reale, un’irrealtà più reale del reale, dove l’american dream, all’interno della sua falsa coscienza, é solo un sotterfugio contornato di una falsa irrealtà. In apocalisse now Coppola fa dire al capitano che l’odore del naplan alle otto di mattina era buonissimo! Quando l’americano parla di magia, ha un niente sulle labbra. Quando un Aborigeno parla di Magia ha tutti i suoi antenati sulle labbra, un sapere, una conoscenza ancestrale, e la sincerità ed il segreto, cioé l’iniziazione infinita-esoterica che presuppone.L’ Aborigeno conosce il segreto delle piante, l’americano, no! L’american dream non ha nulla a che vedere con il mundus imaginalis, e il dream-time degli Aborigeni, ma anche dei pelerossa d’america, é mundus-imaginalis!, e per me non puo esserci dream senza mundus-imaginalis, non puo esserci Religione senza mundus-imaginalis, perché guadacaso i miracoli esistono per davvero e il luogo geografico dal quale il miracolo “parte” é proprio il mondo del “dream-time o mundus -imaginalis, o mondo dell’Angelo e della Santità”. non pensavo di essere cosi noiosa , jam

  8. ComProlRes says:

    Ottimo post, come sempre!

    Ci farebbe piacere se venissi a dibattere anche sul forum http://comu.forumattivo.com/.

    Ovviamente l’invito è rivolto anche a tutti i visitatori del tuo blog.

    Saluti

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