Beverly Hills contro il Negev, la politica dell’esproprio dei nativi palestinesi

La cosa più tremenda, è pensare quanto peso del mondo cada addosso a ogni nativo palestinese, senza che lui possa immaginarsi nemmeno da dove venga il colpo.

Prendiamo questo caso.

Negli ultimi anni ultimi anni, Israele sta lanciando un progetto per colonizzare le vaste aree desertiche del sud, il Naqab o Negev, denominato Blueprint Negev Project.

 A occuparsene è la multinazionale parastatale denominata Keren Keyemet LeIsrael (KKL) o Fondo Nazionale Ebraico, che gestisce le terre espropriate ai nativi palestinesi e ne garantisce la concessione esclusivamente a persone di etnia ebraica. L’attuale chairman ed ex-presidente è Ronald Steven Lauder. Che non è un israeliano e non abita in Israele, ma vive molto meglio a New York, a parte la neve.

Ronald Steven Lauder è il diretto della Estee Lauder, la notissima azienda di cosmetici.

Ronald Lauder fu vicesegretario di stato per la difesa per la politica europea e della NATO ai tempi di Reagan, e successivamente ambasciatore degli Stati Uniti in Austria. Ogi è responsabile delle finanze del partito repubblicano nello stato di New York, presidente del Congresso Ebraico Mondiale dal 2007.


Una delle molte case di Ronald Steven Lauder, tra la Quinta e l’Ottantaseiesima a New York.

Per occupare il Negev, occorre innanzitutto svuotarlo dei suoi tradizionali abitanti, i Beduini arabi di cittadinanza israeliana, peraltro storicamente indifferenti, in genere, a ogni progetti di resistenza. Per cacciarli, il governo israeliano si rifiuta semplicemente di "riconoscere" i villaggi in cui abitano circa 70.000 nativi palestinesi del Negev. Ciò significa negare loro acqua, viabilità, scuole e corrente elettrica, e spesso si procede anche alla demolizione delle loro case e talvolta anche di interi villaggi, con la scusa che sarebbero abusivi. Lo scopo è di concentrarli in un paio di affollati insediamenti che non offrono alcuna possibilità di lavoro.


Era l’unica casa di questa beduina del Negev,
demolita dalle ruspe israeliane.
 Non sappiamo come si chiama la signora,
non ne vediamo nemmeno il volto, ma è importante?

Il KKL aggiunge un caratteristico tocco: agli ulivi abbattuti dal governo, sostituisce file di pini poco adatti  forse al clima ma utili per creare barriere che tengano fuori le greggi dei nativi paestinesi.

Ed ecco un piccolo quadro di come viene finanziato l’annientamento dei nativi beduini del Negev.

Siamo in California, a Beverly Hills, credo che abbiate presente. E credo che possiate immaginare cosa significhi fare l’agente immobiliare a Beverly Hills.

Siamo, per essere più precisi, al Hilton Hotel di Beverly Hills.

La data è il 17 luglio del 2008.

"Il gruppo del Fondo Nazionale Ebraico Proprietà e Capitali Immobiliari ha tenuto un incontro di networking presso il  Trader Vic’s Poolside Lounge del Beverly Hilton Hotel il 17 luglio del 2008. L’evento ha richiamato un’affascinante folla di professionisti del settore immobiliare, che hanno passato la serata socializzando e assaggiando i cocktail tropicali DOC di Trader Vic.

Il membro del direttivo e presidente del nostro comitato di pianificazione, Danielle Chayot, ha tenuto un discorso commovente sulle realizzazioni del Fondo Nazionale Ebraico nella creazione di nuove comunità,  la costruzione di serbatoi d’acqua, la cura dei boschi, lo sviluppo di iniziative a sostegno di Israele sui campus universitari, e molte altre cose. Ha sottolineato l’importanza di sostenere il lavoro del Fondo Nazionale Ebraico per poter sostenere più direttamente Israele. L’evento è stato sponsorizzato da Bolton & Company, Laurus Hotels and Resorts, e May Realty Advisors. Tutto il denaro raccolto è andato a sostenere il  Blueprint Negev Project del Fondo Nazionale Ebraico – un esteso progetto per assicurare un futuro prospero e sicuro alla terra e al popolo d’Israele."

Ho provato a inserire questa serie di diapositive flash dell’evento di Beverly Hills. Per vederla meglio, basta visitare l‘indirizzo da cui è tratta oppure collegarvi direttamente allo slideshow.

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17 Responses to Beverly Hills contro il Negev, la politica dell’esproprio dei nativi palestinesi

  1. PinoMamet says:

    Ma gli abeti, poi, ci crescono nel Negev??

    Capisco tutto, persino gli espropri e il fatto di essere, come si dice qua, grami.

    Ma perché??

    Per cosa? In cosa cavolo devono credere di così profondo, di così radicato, questi americani sionisti, per essere così pervicaci nell’essere grami a spese di un popolo che non gli ha fatto niente?

    Come una gigantesca fissazione collettiva, un’allucinazione: lì deve crescere uno stato, lì ci deve abitare questo popolo, e ci deve abitare da solo, da solo…

    e tutti a crederci, convinti non solo di fare una cosa giusta, ma addirittura di fare una cosa “normale”.

    Ma i popoli mica nascono per forza.

    Non è che tra cinquanta, sessant’anni, tutti quelli che non si sono acclimatati al caldo e alle guerre e ai colpi di glottide se ne andranno?

    Ci crescono gli abeti nel Negev?

  2. kelebek says:

    Per Pino,

    Credo di essermi sbagliato. L’inglese “pine” in genere si usa anche per “fir”, abete. Ma penso che si tratti del più mediterraneo pinus halepensis, che consuma troppa acqua per essere adatta a quelle zone, ma dovrebbe essere l’albero più piantato in Israele.

    Ho corretto il post.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    Non solo non vediamo il volto e non conosciamo il nome, ma dobbiamo fidarci della tua parola quando dici che

    “era l’unica casa di questa beduina del Negev,

    demolita dalle ruspe israeliane.”?

    Potrebbe essere qualunque cosa, anche una foto del terremoto di Messina…

    Martinez, quando ti lamenti perchè ci sono meno commenti non capisci che la colpa è la tua? Sei diventato inaffidabile. Non si può costringere il lettore a cercare altrove conferme (ma più spesso smentite!) di quello che scrivi. La credibilità è tutto per un blogger, e la tua vacilla.

    Francesco

  4. PinoMamet says:

    Il Francesco qua sotto non è quello solito, vero?

    Mi pare di ravvisare un tipo di scrittura diverso, ma forse mi sbaglio.

    Francesco (vero): e registrati, dai!

    Così non ci sono casini.

    Miguel:

    grazie per la correzione;

    un pino :-) ha decisamente più senso.

    Continuo comunque a giudicare poco comprensibile non l’attaccamento dei sionisti americani a Israele, quanto il fatto di vederlo e volerlo proprio così, e ed esclusivamente così: alieno.

    Ciao!

  5. roseau says:

    Potrebbe essere qualunque cosa, anche una foto del terremoto di Messina…

    Certo, come no….una foto colorata di un secolo fa.

  6. talib says:

    Francè, almeno tu, registrati sì.

  7. kelebek says:

    Ho controllato l’IP, non è il solito Francesco in effetti.

    Anche perché se avesse seguito uno dei link che ho segnalato – come di solito fa Francesco – avrebbe trovato la fonte della foto.

    Che poi la foto è del tutto irrilevante rispetto al contenuto del post.

    Può capitare che si commenti un blog appena scoperto senza rendersi conto che si sta usando il nome di un commentatore abituale.

    Ma qui il “falso” Francesco è intervenuto solo per dire che starei perdendo credibilità, sarei meno bravo di prima, eccetera.

    E questo indica che il “falso” Francesco, se non dice appunto il falso, mi legge da tempo. E quindi sa benissimo che esiste anche un “vero” Francesco.

    Comunque si registrino tutti e due, così si evitano questi problemi.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Miguel certo che sei fenomenale in quanto a manipolazione della realta’. Mescoli qual’cosa di vero con delle balle gigantesche. Il KKL amministra territori ACQUISTATI dai legittimi propietari e non ESPROPRIATI ILLEGALMENTE. I Beduini in Israele godono di cittadinanza Israeliana, educazione, sanita’ e cosa molto importante, ASSOLUTO DIRITTO ALLA PROPRIETA’ TERRIERA. Nei paesi arabi in cui vivono altre popolazioni Beduine ti rammento che le condizioni di vita sono ben peggiori. In Egitto ad esempio tutti i diritti sopra elencati NON ESISTONO! Per cui caro Miguel Pinocchio, informati e controllati nelle balle che racconti se no ti si allunga il naso e chissa’ che non assuma pericolosi connotati antropometrici che non sarebbero piaciuti al tuo amico Rosenberg.

    Raffaele

  9. kelebek says:

    Per Raffaele n. 8

    Attendo ancora la tua risposta sul DNA che renderebbe bugiardi i palestinesi.

    Siccome ti fa fatica informarti, ecco qualche notizia che ti può servire (se leggi l’inglese):

    http://www.inminds.co.uk/article.php?id=10258

    The Jewish National Fund (JNF)

    Angus Geddes, Coordinator, Portsmouth Network for a Just Settlement of the Arab-Israeli Conflict

    19 March 2008

    The JNF was founded in 1901 as the principal Zionist agency for the colonization of Palestine. It bought Palestinian land and then settled Jewish immigrants on it. Its rules forbade selling or leasing any land it owned to non-Jews. If there were Palestinian tenants on the land the JNF encouraged the new Jewish owners to eject them[1]. Hitherto the normal practice in Palestine had been for the new landlord to keep existing tenants to work the land.

    The JNF participated in the village files project[2], a secret scheme to document details of each Arab village, including names of villagers hostile to the Jews and the British: many of them were summarily executed when the Jewish forces expelled the village inhabitants in 1948[3].

    Yossef Weitz[4], the head of the settlement department of the JNF, wrote in his diary in the early 1940s “Is it not now the time to get rid of them? Why continue to keep in our midst those thorns at a time when they pose a danger to us?” and “Transfer does not serve only one aim – to reduce the Arab population – it also serves a second purpose by no means less important, which is: to evict land now cultivated by Arabs and to free it for Jewish settlement”, and went on “The only solution is to transfer the Arabs from here to neighbouring countries. Not a single village or a single tribe must be let off.” Weitz became a member of the Consultancy, the inner circle responsible for planning and directing the ethnic cleansing of Palestine. With his involvement in the village files, both as a contributor and a user, Weitz immersed himself in the practicalities of the ethnic cleansing process. He wrote that the takeover of Arab lands is a “sacred duty”.

    It was a sacred duty that Israel carried out. By the time of the final ceasefire in 1949, nearly 80% of the Palestinians had been expelled from Israel, 531 villages[5] had been destroyed and over three quarters of a million acres[6] of Palestinian land confiscated. The Israeli government appointed a “Custodian of Absentee Property” for this land: it became state land, the property of the Jewish nation and so could not be sold to Arabs. The JNF bought over a quarter of a million acres[7] of this land from the Custodian, including almost every destroyed village, together with all its houses and lands. It was the JNF that decided the fate of the destroyed villages[8] – whether a new Jewish settlement would be built, the land allocated to a neighbouring kibbutz, or a forest established. In every case a major objective was to establish facts on the ground to pre-empt the return of the Palestinian owners whose land had been confiscated. This policy, plus laws against allocation of the land to non-Jews, not only prevented refugees expelled from Israel reclaiming their land, but also Palestinians displaced internally within Israel. The Palestinian Israelis, who made up 17% of the population of Israel after the expulsions, were confined to 3% of the land[9]. Even after the establishment of the state of Israel dispossession of Palestinians’ land within Israel continued, particularly for building new Jewish settlements in Galilee, and the JNF was at the forefront of this campaign, getting military outposts erected[10] at the entrances of villages to pressurise them into selling or exchanging their land. By 2003 the JNF had over half a million acres (2,555,000 dunams) in its possession[11].

    The forests planted by the JNF wipe out all memory of the destroyed villages, and not only by their forest cover. Neither the information boards in the forest parks, nor the JNF’s website, give any clue to the fact that these were once the site of thriving Palestinian communities[12]. Even in the rare cases where the names of destroyed villages are mentioned, these are presented as natural beauty spots with no indication of former human habitation or mention of who planted the apparently wild almond trees. We are rightly urged to remember the holocaust, but not, if the JNF has its way, the Nakba, the Palestinians’ catastrophe that followed it so swiftly.

    The JNF’s influence and operations are not confined to Israel. After the 1967 war, the JNF was allocated land by the Custodian of Absentee Property in the Greater Jerusalem area. In the early 1980s it passed this land on to Elad[13], an Israeli NGO devoted to the “Judaization” of East Jerusalem. Elad has concentrated its activities on Silwan and stated openly that its aim is to cleanse the neighbourhood of its Palestinian inhabitants. The JNF has also established a subsidiary called Himnuta, 99% owned by JNF, to operate in the West Bank[14] and acquire land for Jewish settlement. Establishing Jewish settlements in the occupied territories has been confirmed by the International Court of Justice to be a violation of the Fourth Geneva Convention. Thousands of acres have been acquired by Himnuta, much of it now on the Israeli side of the illegal “Wall” that the International Court regards as built to perpetuate a land grab. The JNF has also acquired plots of land in its own name[15] around East Jerusalem and planted forests on them, ensuring that the land can not be used for settlement by Palestinians. It also operates through a subsidiary in the occupied Golan Heights captured from Syria in 1967.

    The JNF ended up with 13% of Israel’s state lands, but it influence spreads much further through its decisive role in appointing half the directors of the Israel Land Authority (ILA)[16] that was eventually given ownership of 80% of state lands, the latter comprising more than 90% of Israel’s land. Legislation and ILA policy combined to ensure that Palestinian Israelis could not buy or lease ILA land either.

    The Jewish author Susan Nathan, in her 2005 book “The Other Side of Israel”, describes how the JNF currently operates[17]. She describes it “as a kind of bullying overlord towards Israel’s Arab citizens, constantly seeking ways to confiscate private land on the flimsiest pretext and transfer it to its own or state ownership for the sole benefit of Jews”. She goes on to describe a friend’s predicament in some detail. First the JNF confiscated some of his land that had been in the family for generations, saying he had not been working it properly. Then they planted pine trees over the access road to his remaining land so that he could not get to it and tend his olive trees. He was in danger of losing this land too, charged with its neglect. Consulting lawyers, he found that if he moved fast and the pines were still saplings, he was entitled to destroy them and re-open his access road. A careful pass with a bulldozer and the JNF were thwarted. But they still refused to allow an electricity supply to his agricultural store.

    In 2004 and 2005, in response to legal challenges by Israeli civil rights NGOs over discriminatory practices, the Israeli government and JNF agreed that any land the JNF had to sell or lease to non-Jews would be compensated by the transfer of a comparable amount of state land. In exchange for its municipal lands, the JNF would receive large areas of state land in the Negev and Galilee for establishing Jewish settlements[18]. Will non-Jews in fact be able to buy or lease JNF land? Susan Nathan describes how, in the case of the ILA, non-Jews can now in theory buy ILA land, but in practice they first need to sign contracts with other agencies that can discriminate against them[19]. Moreover, the recent court rulings against discrimination may be nullified. In 2007 a draft Israeli law restricting the sale of JNF land to non-Jews passed its preliminary reading in the Knesset[20] and in the Israeli High Court JNF is arguing for the right to continue discrimination against non-Jews.

    Since 1999, JNF in Israel, known there by its Hebrew acronym KKL (Keren Kayemeth LeIsrael), has been in dispute with JNF UK. In 1996 JNF UK sent nearly £3.7m to KKL. By 2004, this had dwindled to £440,000 out of £12m raised[21]. JNF UK used the rest for non KKL projects, reducing its transfers to KKL because it was afraid that KKL’s discriminatory policies would jeopardize its UK charitable status. By January 2008 the dispute had been resolved, bar a few details, with the appointment of Samuel Hayek, the Chairman of KKL Charitable Trust, set up by KKL as a rival to JNF UK, to be Chair of both JNF UK and KKL Charitable Trust. Samuel Hayek is quoted as saying “I am looking forward to working with —- the new Board to drive the organisation to new heights, with JNF UK re-engaged with the KKL agenda and dedicated to promoting the key objectives of JNF UK and Keren Kayemeth LeIsrael – supporting Israel for life” (my italics)[22]. According to KKL – JNF, both KKL Charitable Trust and JNF UK will continue to raise money for KKL projects in Israel[23].

    It has been reported in the Jewish Chronicle (1-2-08) that Prince Philip will be hosting a special fundraising dinner for JNF and other Jewish organisations at Windsor Castle on 7 April this year (2008) to mark the 60th anniversary of the founding of the state of Israel. There will be 300 guests and the organisers would like President Shimon Peres, President of Israel, to be guest of honour. In view of the foregoing I suggest that the JNF is not an organisation that should be honoured in this way, and that to do so would bring Prince Philip and…

  10. kelebek says:

    Sempre per Raffaele

    in ogni caso, ti consiglio una sommaria bibliografia, ci sarebbero molti altri libri utili, ma questi sono quelli che mi vengono in mente al volo:

    1) Susan Nathan, Shalom fratello arabo

    2) Ilan Pappe, The Ethnic Cleansing of Palestine

    3) Zeev Sternhell, La nascita di Israele

    4) Giancarlo Paciello, La nuova intifada

    5) Serena Marcenò, Le tecnologie politiche dell’acqua. Governance e conflitti in Palestina

    6) Sami Hadawi, Raccolto amaro

    7) Giancarlo Paciello, Quale processo di pace?

    Miguel Martinez

  11. kelebek says:

    Sempre sul rapporto tra JNF ed esproprio, si può leggere:

    http://www.al-awda.org/pdf/jnfreport.pdf

    Miguel Martinez

  12. kelebek says:

    Per Raffaele,

    tornando alla questione di Rosenberg, la differenza tra me e te (e Rosenberg) è che non mi verrebbe mai in mente di scrivere che gli israeliani possono solo raccontare “balle e balle”.

    Ritengo che ci siano israeliani che raccontano balle, come ci saranno anche palestinesi e italiani che le raccontano, e altri che non le raccontano.

    Non mi sfiora l’idea di un’impossibilità genetica di una determinata etnia a dire la verità.

    Se invece tu hai una spiegazione genetica, tirala fuori che ne discutiamo tranquillamente.

    Miguel Martinez

  13. kelebek says:

    Per Raffaele

    vedo solo adesso che hai già risposto, in un certo senso, alla questione di Rosenberg, tra i commenti a un post precedente.

    Ribadisco il punto: negare che i palestinesi riescano a dire altro che “balle e balle” per loro natura è razzista, ma va bene così.

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Miguel

    ma ti stanno antipatici gli ebrei?

    stai reagendo con una violenza inusitata e, soprattutto, non vedo più cenni ai beduini e ai loro diritti, che sono il tema del post.

    Francesco (quello originale)

    PS odio l’idea di registrarmi

  15. kelebek says:

    Per Francesco n. 14

    In centinaia, se non forse un migliaio di post, non ho mai espresso antipatia verso “gli ebrei”, e anzi nemmeno credo di aver generalizzato sugli “israeliani” in quanto tali.

    E mi conosci abbastanza da capire che non è certo per motivi di correttezza politica.

    E’ semplicemente perché non credo a enti collettivi, come “gli italiani”, “gli ebrei” o “i cattolici”, bensì a individui molto diversi tra di loro, che si identificano in maniera assai variabile con queste astrazioni.

    Reagisco male quando qualcuno mi dà del Pinocchio, tutto qui.

    Comunque, prendo anche atto di quello che Raffaele scrive, quando dice che non ha mai usato la Shoah come argomento, e ritiro il commento su Rosenberg.

    In ogni caso, il mio vero problema non è con chi abita in Israele, ma con chi fuori da Israele alimenta Israele.

    Proprio come avevo molta più antipatia per Oriana Fallaci a Manhattan che per uno skinhead incolto che generalizza a proposito di un marocchino che ha conosciuto, e che magari è veramente antipatico.

    Per quanto riguarda il merito del commento di Raffaele, ci sono diverse questioni:

    1) Il JNF (Fondo Nazionale Ebraico) è effettivamente basato sul furto di terre ai nativi palestinesi (comprate, è vero, ma non ai legittimi proprietari, bensì… allo stato d’Israele, come si può vedere dai vari link che ho segnalato).

    2) Il JNF ha effettivamente seguito una politica di concessione solo a persone di origine ebraica.

    3) Che i beduini abbiano il passaporto israeliano, l’ho scritto; che i loro villaggi vengano espropriati con la scusa che sarebbero “abusivi” l’ho scritto anche. Il libro di Susan Nathan tratta a lungo l’argomento.

    Comunque registrati, se no ti prenderai anche tu qualche bordata non meritata da me :)

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Miguel

    che tu sia abbastanza accorto da controllarti quasi sempre, di certo quando scrivi i post, e che di israeliani qui ne bazzichino pochi non ci sono dubbi.

    Che un banale e irrilevante sfogo di Raffaele (palle palle) diventi un casus belli qui è, a mio modesto avviso di Froid de noantri, un segno rivelatore.

    Vabbè, volevo darti del sionista (e in modo argomentato, mica nespole) ma sono troppo stanco, sarà per un’altra volta.

    Ciao

    Francesco

    PS letto articolo in inglese, voto 5 per non completezza, si DEVE fare di meglio. Certo che se lo scopo è “il diritto al ritorno” si può anche evitare la fatica e aspettare che i sionisti si stufino.

  17. utente anonimo says:

    Per Raffaele, a integrazione di Miguel (n. 10):

    >2) Ilan Pappe, The Ethnic Cleansing of Palestine

    è disponibile anche in italiano (“La pulizia etnica della Palestina”, Fazi).

    Saluti da Marcello Teofilatto

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