La scomunica di Giorgio Napolitano sui critici di Israele

Il tenebroso presidente della nostra repubblica, Giorgio Napolitano, l’altro giorno ha tenuto un discorso a proposito del Giorno della Memoria. Una giornata dedicata, in teoria, alle vittime del razzismo durante una guerra.

Invece di parlare di razzismo, di minoranze o di guerra, Giorgio Napolitano ha parlato di uno stato mediorientale che appena una settimana prima aveva massacrato e mutilato alcune migliaia di persone appartenenti alla principale minoranza etnica residente sulla terra che tale stato occupa.

Il presidente Napolitano assicura che non incorreranno nella sua scomunica le persone che criticano alcune politiche di alcuni governi israeliani, ma solo le persone che negano anche in maniera "subdola" le  "ragioni storiche" in base a cui tale stato si arroga il diritto di strage.

Quindi potete dire tutto quello che volete sull’aumento delle tasse sui rifiuti solidi urbani in Israele. Liberamente.

Da notare il piccolo tocco che rende a volte la sinistra più indecente delle più rumorosa destra: tra le colpe che Napolitano imputa a Hamas, quella di aver "messo a rischio la popolazione di Gaza".

E’ lo stesso, inconfondibile marchio di fabbrica di chi nel 1956, disse:

"L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo." (citato in Gian Antonio Stella, «Principe rosso», violò il tabù del Viminale, Corriere della sera, 8 maggio 2006)

Ma ascoltiamo compunti il discorso del Presidente, senza fare le bolle con la gomma da masticare mentre parla:


Roma, 27 gen. – (Adnkronos) – "La distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi di volta in volta governa Israele e la negazione esplicita e subdola delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all’esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico deve restare chiara e netta, proprio nei momenti in cui l’operato del governo israeliano puo’ risultare controverso ed essere legittimamente discusso". E’ l’esigenza richiamata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, celebrando al Quirinale il ‘Giorno della Memoria’. Il Capo dello Stato non puo’ fare a meno di osservare che questa cerimonia "giunge ora, dopo settimane drammatiche vissute con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese. A tattiche terroristiche senza scrupoli, che hanno a lungo colpito il territorio di Israele e messo a rischio la popolazione di Gaza, e’ seguita da parte di Israele un’azione di guerra, sulla cui portata e sulle cui conseguenze non e’ mancata la discussione, anche in Israele e fra gli amici di Israele". Ma, per Napolitano, "proprio in questi momenti deve farsi piu’ forte la vigilanza ed esprimersi piu’ nettamente la reazione contro il riprodursi del virus dell’antisemitismo, contro l’insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico"
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Controverse misure di ristrutturazione edilizia a Gaza
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16 Responses to La scomunica di Giorgio Napolitano sui critici di Israele

  1. utente anonimo says:

    Per una volta che il noioso e irrilevante è stato inappuntabile, me lo critichi tu!

    Ciao

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Inappuntabile???????

    Hai dimenticato le faccine, vero? Cioe’, la tua e’ una battuta, no?

    Perche’ sinceramente non vedo perche’ non si dovrebbero poter esprimere critiche sul sistema politico dello stato di Israele (non sulle politiche del governo israeliano, ma sull’essenza stessa di uno stato che ha cittadini di serie A e cittadini di serie C2).

    Qui siamo davvero alla follia!!!

    XY

    ps Il fantomatico ‘diritto a esistere’ degli stati non esiste: chi vuole affermare il contrario e’ pregato di fornire una citazione (va bene anche una sola) da un testo di diritto internazionale…

  3. Scusate, ma a mio parere il Presidente Giorgio Napolitano è sembrato molto corretto.

    Una domanda per l’anonimo del commento 2: tu metti in discussione l’esistenza dello stato di Israele, quali sarebbero i suoi cittadini di serie C2. Ti riferisci forse ai circa 1,5 milioni di Israeliani Arabi? E per quale motivo sarebbero cittadini di serie C2? Hanno forse meno diritti rispetto ad altri?

  4. utente anonimo says:

    per #3

    Ma se in Israele tutti i cittadini avessero gli stessi diritti, perché si definisce allora ‘stato ebraico’?

    Però, da quello che so io i palestinesi cittadini di Israele non fanno il servizio militare, non hanno mai avuto posizioni di rilievo a livello parlamentare e di governo (in quanto palestinesi!), subiscono restrizioni clamorose in termini di acquisto di terre e di permessi di costruzione, non possono beneficiare della legge del ritorno riservata ai soli ebrei, non possono beneficiare dei sussidi ai coloni solo ebrei nei Territori etc etc

    XY

  5. utente anonimo says:

    Mettiamo che si arrivasse un bel giorno ad un accordo di pace tra tutti i popoli che abitano la Palestina e che l’attuale Cisgiordania con la striscia di Gaza costituisse lo Stato Palestinese. Si avrebbero gli stati di Israele e di Palestina. In quest’ultimo si troverebbero a vivere in minoranza anche gli ebrei che attualmente vi abitano. Sta in piedi?

    squelch

  6. utente anonimo says:

    Il sistema politico di Israele è una democrazia particolare, come lo è la storia del popolo ebraico, non credo Giorgio nostro abbia impedito di dire che i palestinesi israeliani dovrebbero aver diritto a possedere la terra.

    No, nessuna faccina.

    Francesco

  7. utente anonimo says:

    Scusa, che vuol dire democrazia ‘particolare’? Nel senso che anche i sistemi politici degli stati comunisti si autodefinivano ‘democrazie popolari’… pero’ non erano democrazie, ma dittature!

    E in effetti, un sistema politico che esclude dal potere il 20% della popolazione per motivi etnico-religiosi NON e’ una democrazia nel senso liberale e occidentale del termine (e non e’ che lo esclude di fatto, ma fa di questa esclusione la ragione stessa della sua esistenza!!!).

    Al limite, potremmo definire israele come una democrazia etnica, in cui i principi democratici valgono solo per una parte della popolazione: che non e’ il frutto della storia del popolo ebraico, ma di quella ideologia politica che prende il nome di sionismo.

    Ma da quello che ho capito queste mie considerazioni, per Napolitano, dovrebbero essere messe fuori legge…

    XY

  8. kelebek says:

    In realtà Israele esclude da ogni diritto, compreso quello alla vita, circa il 40% delle persone che vivono nel territorio che Israele controlla a tutti gli effetti.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    per #8

    Noi parlavamo pero’ di sistemi politici e del fatto che Napolitano vorrebbe porre limiti alle discussioni sui sistemi politici quando queste riguardano lo stato di Israele.

    Quello che Israele compie nei Territori Occupati e’ una serie industriale di crimini di guerra: ma cioe’ non e’ in relazione con la democraticita’ o meno del suo sistema politico.

    Il fatto grave, come hai sottolineato tu, che per l’appunto Napolitano vorrebbe che di tutto cio’ non se ne parlasse!

    XY

  10. utente anonimo says:

    Scusate ragazzi, come non detto. Non riesco a seguirvi e sicuramente sono troppo ignorante per poter sostenere un dialogo con voi. E pensare che io ero convinto che Israele fosse un paese democratico, dove tutti i suoi cittadini vanno a votare ed eleggono i loro rappresentanti, di ogni partito, di ogni idea politica. Forse ho sbagliato a capire. Salute.

  11. utente anonimo says:

    per # 10

    Mi dispiace deluderti, ma il fatto di poter eleggere al parlamento dei rappresentanti non e’ sufficiente quando a esercitare il potere sono sistematicamente gli ebrei, mentre i palestinesi sono sistematicamente esclusi dal potere.

    I palestinesi sono il 20% della popolazione di Israele, ma quanti primi ministri, quanti ministri, quanti presidenti di commissioni parlamentari, quanti giudici della corte costituzionale etc etc hanno avuto i palestinesi in 60 di storia? Penso nessuno (o magari c’e’ stata qualche eccezione).

    E questo perche’? Perche’ in uno stato ebraico possono essere solo gli ebrei a comandare. Per motivi etnico-religiosi, quindi. E che razza di democrazia e’ quella in cui un gruppo etnico esercita tutto il potere e non lascia nulla al 20% della popolazione?

    XY

  12. utente anonimo says:

    Un attimo XY, sono ancora io. I rappresentanti del 20 % della popolazione di Israele, che sono i cittadini israeliani arabi, evidentemente non hanno mai fatto parte di una coalizione di governo. Tutti i governi che si sono finora succeduti, di destra e di sinistra, non erano altro che espressione della maggioranza uscita dal voto. In democrazia funziona così, vero? In Giordania, vicino di casa di Israele dove il 70% della popolazione è costituito da cosiddetti palestinesi, non mi sembra succeda la stessa cosa, nè in qualsiasi altro paese dell’area.

    Squelch

  13. utente anonimo says:

    per #12 (squelch)

    Si’, i palestinesi non hanno mai fatto parte di una coalizione di governo. E perche’ mai? Perche’ sono palestinesi e gli ebrei non li vogliono al governo (ne’ affidano loro altri incarichi istituzionali)! Cioe’, per una motivazione di carattere etnico-religioso: che non e’ una discriminazione di fatto, ma e’ la ragione stessa di esistere di uno stato che si autodefinisce ebraico (nel quale, ad esempio, il 20% della popolazione non puo’ neanche riconoscersi nella bandiera, nell’inno nazionale etc etc).

    Insomma, il problema non e’ che FINO A OGGI i palestinesi non hanno avuto incarichi di governo, ma che in uno STATO EBRAICO i non ebrei incarichi di governo (comunque non nei ministeri importanti) – in quanto non ebrei – non potranno mai averceli!!! Alla faccia della democrazia…

    XY

    ps Scusa, ma cosa c’entra la Giordania? Chi ha mai sostenuto che la Giordania e’ una democrazia?

  14. utente anonimo says:

    Per # 13 (XY)

    Mi sembra improbabile che sia così, dal momento che sono tutti cittadini israeliani con diritto di voto, quindi tutti coloro che vogliano possono votare, per chi vogliono, ovviamente. Poi sarà logico che l’israeliano arabo voti più facilmente per un partito che meglio lo rappresenta (non conosco tutti i partiti rappresentati in parlamento). Il fatto che finora mai un israeliano arabo sia diventato ministro, ma solo parlamentare, me lo spiego con il fatto che finora gli arabi hanno votato per partiti che non sono mai andati al governo, ma non che siano stati lasciati fuori in quanto arabi. Posso sbagliarmi ma la vedo così.

    Squelch

  15. RitvanShehi says:

    >Il fantomatico ‘diritto a esistere’ degli stati non esiste: chi vuole affermare il contrario e’ pregato di fornire una citazione (va bene anche una sola) da un testo di diritto internazionale…XY< Certo che non esiste. Altrimenti, al posto della Repubblica Italiana avremmo ancora oggi il Regno delle Due Sicilie, Lo Stato Pontificio, ecc., ecc.
    Ciò detto, per venire al sodo, lo vorrebbe fare lei il Garibaldi Della Palestina, egregio XY? Ci può anche provare, ma la avverto che allo sbarco a Mar…pardon, a Gaza, mica troverà delle navi da guerra britanniche a proteggere lo sbarco delle sue “camicie verdi” (non nel senso di leghisti, per carità, nel senso di seguaci di Hamas:-) ) e poi non credo proprio che i generali dell'”Entità Sionista” accetterebbero da lei – in cambio del loro tradimento – delle obbligazioni in Buoni del Tesoro (per giunta false:-)). Mi creda, non sarebbe una passeggiata di salute…..

    Insomma, per farla breve, più che un “diritto” lo Stato d’Israele è un FATTO. E se lo volesse cambiare, lo dovrebbe fare al costo di far scorrere fiumi di sangue, al cui confronto il sangue recente di Gaza sarebbe solo una goccia.

  16. RitvanShehi says:

    Ah, dimenticavo la chiosa del mio commento 15. “E non è affatto detto che ci riesca, anche versando e facendo versare fiumi di sangue, sa”.

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