Il gran ballo della Memoria

Domani è il Giorno della Memoria.Cioè, il giorno in cui Berlusconi, Fini, Fassino, Napolitano e altri individui ballano sui cadaveri di persone che non sono morte per l’allegria di Berlusconi, Fini, Fassino e Napolitano.

Assieme a qualche milione di svaccati studenti, scrivo anch’io il mio temino in materia.

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Jan Assmann
ci insegna a distinguere tra memoria individuale e memoria culturale.[1] Semplifico un discorso molto complesso, ma affascinante.

La memoria individuale è il ricordo reale degli eventi che ognuno di noi possiede. E che non è riducibile a sistema, perché è fatto di moltissimi elementi.

La memoria culturale è la maniera in cui un sistema sociale si legittima facendo riferimento a un evento storico.

Nella memoria culturale, il racconto – basato su un evento vero o immaginario è irrilevante – diventa un mito.

Gli esempi di questo tipo sono innumerevoli: nel Seicento, un gruppo di artigiani inglesi andò nel Nuovo Mondo per sfuggire alla disoccupazione e per via di alcune dimenticatissime divergenze teologiche con il clero anglicano.

Questo fatto, storicamente vero, è diventato, lo sbarco dei “Padri Pellegrini”, che legittima ed esalta il dominio dell’attuale governo e dell’attuale sistema socioeconomico degli Stati Uniti su tutta la terra tra l’Atlantico e il Pacifico.

Allo stesso modo, è esistito un olocausto (con la minuscola) – cioè il tremendo tentato annientamento delle comunità ebraiche da parte della Germania nazista – che è un evento storico che in quanto tale vive nelle memorie individuali e nelle ricerche degli studiosi.

Esiste poi un Olocausto (con la maiuscola), che è oggetto di discorsi di uomini politici, di lotte simboliche furibonde, di risse tra fazioni, di gite scolastiche, di potenti strutture dedicate alla “memoria” e alla raccolta di fondi, di produzione mediatica e di appalti per architetti becchini. E tutto ciò è oggetto di leggi che gli conferiscono l’inviolabilità degli eventi metafisici.

Ripeto: esistono l’evento olocausto e il mito Olocausto.

La confusione tra evento e mito è sempre essenziale per ogni fine manipolatorio. Chi critica le aggressive società di avvocati americani che intascano soldi in nome dei morti dell’olocausto viene subito accusato di offendere in qualche modo i morti. I quali invece non hanno alcuna colpa del circo che si è imbastito in loro nome.

Questa confusione viene rispecchiata da chi dedica il suo tempo a fare le pulci all’evento storico.[2]

Il mito dell’Olocausto (con la maiuscola) è la religione civile dell’Occidente dominante all’inizio del terzo millennio. E’ l’unico evento sacro di una società ufficialmente laica.

Una memoria culturale nasconde sempre una struttura sociale e rapporti di potere.

La riscoperta dell’antica Roma, sotto il fascismo, non fu solo sacrosanto amore per l’archeologia e per gli studi classici. Era una metafora e un precedente per la conquista italiana del Mediterraneo e l’assoggettamento dei Balcani e del Nordafrica. Che avrebbe dovuto offrire la possibilità di trasformare i disoccupati in coloni, e di costruire un sistema imperiale capitalistico sul modello di quello inglese.

Il mito dell’Olocausto prevale per le dinamiche tipiche del Grande Flusso e del capitalismo totale, che per sua natura non può più esaltare mitologie collettive (nazionalistiche, di classe o religiose), ma ha bisogno di una consacrazione basata sulla sofferenza individuale.

Il mito dell’Olocausto è la morte per eutanasia del mito dell’antifascismo.

Un evento può essere narrato in molti modi: l’antifascismo, ad esempio, da un ufficiale monarchico fedele al re, che ha combattuto contro i tedeschi; o l’olocausto dal militante antirazzista. Ma non si tratta della forma dominante dei rispettivi miti.

Per capire perché, immaginiamoci i due racconti narrati da una persona incolta, che non ama le sfumature, che sbaglia i singoli fatti storici, ma che coglie il senso del mito. Narrato, nel caso dell’antifascismo, dal vecchio PCI; e nel caso dell’Olocausto, dalla televisione.

Il mito dell’antifascismo. I ricchi hanno usato la violenza per schiacciare le rivolte sociali. Hanno lanciato l’Italia in folli guerre coloniali. Sono stati sconfitti dalla resistenza armata che ha costruito uno stato sociale che si tiene fuori dalle guerre. E che trova il proprio posto in un ordine internazionale tra pari, di cui il simbolo, per quanto discutibile, erano le Nazioni Unite.

Il mito dell’Olocausto. L’Europa, frutto armonioso del giudaismo, del cristianesimo e del liberalismo, pur circondato da orde di barbari dementi, ha costruito un sistema perfetto, specchio della nostra superiorità morale, del nostro superiore ingegno e della nostra laboriosità.

Poi un giorno è apparso un pazzo con i baffi, sfuggito da qualche lontano e incomprensibile manicomio [3], e ha cominciato a massacrare gli ebrei perché erano un popolo di imprenditori e di artisti.

Sono arrivati gli americani e hanno riportato l’Europa al suo meraviglioso ruolo.

Da cui si traggono alcune lezioni importanti.

Primo, la santificazione degli ebrei - non in quanto tali, e certamente non in quanto esseri umani, ma in quanto portatori mitici di occidentalità;[4] con un inviolabile tempio nucleare nel “luogo dello spirito” (come lo chiama Bertinotti) che è Israele.

Secondo, dentro l’Occidente siamo tutti uniti, da destra a sinistra, con una “memoria condivisa” confezionata ad arte,[5] perché il nemico non è una classe sociale, ma un pazzo da cui tutti possono facilmente prendere le distanze; e quindi ogni conflittualità è una forma pericolosa di devianza e di follia (anzi, di “Odio“).

Terzo, sappiamo che l’Occidente è minacciato sempre dall’Altro: la grande fabbrica dei pazzi islamonazicomunisti che pullulano subumanamente nelle baraccopoli del pianeta preme sempre sui nostri confini, e va dominata e schiacciata, perché “mai più“.

Quarto, dobbiamo identificarci senza riserve nel sistema statunitense e accettare che loro dominino il mondo per il nostro bene. Dieci, cento, mille Hiroshima.

foxman_fini

 

Abraham Foxman dell’organizzazione sionista
Anti-Defamation League  (rappresentata oggi in Italia
dal deputato del PdL Alessandro Ruben)
 fa un significativo regalo a Gianfranco Fini:
un libro complottista che attacca
violentemente le Nazioni Unite.

Note:

[1] Ci sarebbe anche il tentativo serio di ricostruzione storica, ma questo interessa solo a un numero ristrettissimo di persone prive di qualunque potere.

[2] La mia critica ai cosiddetti “revisionisti” o “negazionisti” (secondo i punti di vista).

I revisionisti sono in genere tanto presi dalle contraddizioni tra singoli, specifici dati, da dimenticare il quadro generale. Il racconto che loro chiamano “ufficiale” dello sterminio ebraico è stato già definito prima di diventare mito, nell’immediato dopoguerra. Mito lo è diventato prima con il processo Eichmann, poi con la guerra del 1967 che ha creato ciò che Jacob Neumann chiama la “Religion of Holocaust and Redemption”; e infine in maniera planetaria in anni molto recenti, in stretta simbiosi con l’industria culturale di Hollywood.

Ma se non era ancora mito, il racconto “ufficiale” può ovviamente contenere imperfezioni, ma non è una costruzione in sé mitologica.

[3] Si veda anche tutta l’immensa produzione fuffaldina su UFO, il Graal, fantastiche società segrete, mufti e sufi e tibetani, pittoreschi psicanalismi e gemelli biondi prodotti in serie da Mengele che circonda la figura del Pazzo con i Baffi.

[4] Ciò va di pari passo con la negazione, la rimozione o la riduzione a folklore di quanto vi sia di “orientale” nel giudaismo.

[5] Con genio tutto italico, hanno regalato anche alla destra una piccola Quota Cadaveri istituendo la Festa delle Foibe. Colpa degli slavi, come Auschwitz era colpa dei tedeschi con la kappa. E il silenzio totale sulle decine e decine di migliaia di civili italiani assassinati dai bombardamenti alleati copre l’altro silenzio totale sulle stragi italiane in Libia, in Slovenia e in Etiopia.

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27 Responses to Il gran ballo della Memoria

  1. utente anonimo says:

    >un inviolabile tempio nucleare nel “luogo dello spirito” (come lo chiama Bertinotti) che è Israele.

    Lo spirito dell’Olofausto.

    Marcello Teofilatto

  2. PinoMamet says:

    L’Olofausto, devo ammetterlo, è bellissimo. :-)

    Geniale la nota 5: ma prima o poi si troverà una narrativa che accontenti tutti. Dopotutto, a litigare tentando di ricostruire seriamente le vicende di assiri e babilonesi sono pochi studiosi incartapecoriti;

    il tempo gioca a favore dei miti, la storia è troppo impegnativa.

  3. falecius says:

    Pino: però non ci sono grossi miti *diffusi* attorno ai babilonesi (che pure si potrebbe fare: basta pensare a quanto materiale fornirebbe la sola Bibbia).

    Miguel: il considerare gli ebrei portatori di “occidentalità” (e la rimozione della relativa “orientalità”) può dipendere da cosa si intenda per Occidente (mi viene in mente il caso di Jean Servier). Inoltre può essere usato a scopo opposto da coloro che sono critici di (almeno) un “certo tipo di occidentalità” che sarebbe riversata sugli ebrei (ad esempio penso ad uno sconcertante delirio di Ida Magli apparso di recente. Non mi sogno nemmeno di paragonare la Magli a Servier, beninteso).

  4. PinoMamet says:

    Falecius: eh vabbè, era per fare un esempio di storia troppo antica per generare polemiche.

    Riguardo all'”orientalità” degli ebrei, mi sembra un tema interessante: non tanto in Europa, dove è morto e sepolto e forse mai stato di grande importanza (quando erano perseguitati era perché di religione “sbagliata” e potenziali cospiratori, senza particolari distinzioni tra comunità) ma in Israele, dove sarei curioso di sapere come vivono la loro “orientalità” (tante volte, “arabità”) gli ebrei di origine orientale.

    Mi immagino- ma è un’opinione mia- una schizofrenia tra un certo orgoglio, legato all’essere più vicini (naturalmente, semplificando assai) alle origini del popolo ebraico, e una certa vergogna, per non essere pienamente identificabili con i fondatori dell’Israele moderno; una specie di “ebrei terroni”, insomma, stesse dinamiche.

  5. falecius says:

    Pino: se leggi ad esempio “la scatola nera” di Amos Oz, la questione viene affrontata in modo abbastanza illuminante. Non sono esperto di letteratura ebraica, quindi magari c’è di meglio, ma mi sento di consigliartelo. In certo senso, l’analogia dei “terroni” può anche starci; direi che nel complesso gli ebrei di origine non europea sono più religiosi, il che rende a volte più identitari (spesso votano Likud), e guardano con un certo disprezzo la vasta cultura cosmopolita dell’élite di origine mitteleuropea. Socialmente sono nella media meno avvantaggiati (se non altro per motivi di data d’arrivo). In passato erano poco sensibili al discorso sulla Shoah, come ben documenta Segev (c’è qualche caso anche oggi; mi abbia a che fare col fatto”pacifisti” israeliani sono più frequentemente di origine europea).

    Ok, credo di aver sparato un numero sufficiente di generalizzazioni insufficientemente fondate.

    In realtà, avevo scritto un’idiozia, prima: i Babilonesi fanno parte della nostra memoria collettiva. Sono inseriti in quella costruzione mitica prodotta dai sussidiari di storia e dai libri di storia delle medie:

    “In principio erano gli Egizi e i Sumeri. Poi vennero Assiri, Babilonesi, Fenici e altra gente noiosa, tra cui gli Ebrei, di cui parleremo all’ora di religione. Infine apparvero i Greci, così dal niente, e inventarono un sacco di cose che finiscono in ‘ìa'”.

  6. falecius says:

    ” storia troppo antica per generare polemiche. ”

    Ce ne sono su cose molto più antiche.

    C’è da rabbrividire, ad esempio, riguardo alla diffusione delle lingue indeuropee, ad esempio, o sulla stessa diffusione dell’homo sapiens. Sull’antichità caucasiche non mi stupirei se studiosi armeni ed azeri fossero venuti alle mani – e ho esperienza diretta di come venga rappresentata la figura di Annibale da un testo tunisino, uno italiano ed uno polacco, tutti e tre scritti negli ultimi vent’anni.

  7. PinoMamet says:

    Della narrazione popolare della seconda guerra mondiale mi è sempre piaciuto questo:

    è sì già mitologica, per il trascorrere del tempo;

    ma almeno è magnificamente “incoerente”.

    C’è perciò di tutto: tedeschi educati e gentili e partigiani ladri e bastardi, ma anche partigiani eroici, e poveri cristi fucilati dai fascisti, fascisti che non vogliono morire e meritano cento volte di crepare, e altri che dopo tutto si rivelano delle gran brave persone, paura verso lo straniero stupratore e storie d’amore col buon soldato straniero, gli inglesi che erano dei pezzi di merda e trattavano male i prigionieri, e quello che ha trascorso la prigionia in Inghilterra, è stato da papa, ha imparato la lingua e ne dice un gran bene (mio prozio) ecc. ecc.

    Tutte cose sentite da me personalmente, e altre che mi sono scordato.

    Meglio queste, nella loro scarsa “ufficializzazione” e nelle loro inesattezze e nel loro politicamente scorretto, rispetto ai politici con la faccia di circostanza mentre danno la colpa a qualcun altro.

    Ciao!

  8. PinoMamet says:

    Ho scritto mentre postavi, Falecius, e mi sono perso i tuoi due interventi di prima ,dei quali ti ringrazio:

    li trovo davvero molto interessanti e provvederò alle dovute letture.

    Però le polemiche sulla linguistica indoeuropea, per virulente che siano (e so che lo sono) non riguardano certo la narrazione collettiva, almeno da noi.

    Non mi stupirei neanch’io infatti se armeni e azeri venissero alle mani per le antichità caucasiche, perchè quelle sono cose che riguardano da vicino la costruzione delle loro identità.

    Io ho assistito a vere risse virtuali tra azeri e iraniani, ad esempio.

    Mi spiegheresti meglio, se ricordi, l’esempio di Annibale? Mi farebbe molto piacere!

    Ciao!!

  9. falecius says:

    Giusta la tua precisazione: “almeno da noi”. Infatti mi riferivo ad ambiti più ampi.

    Su Annibale, (che comunque è successivo ai babilonesi) ho presenti:

    a) Il ritratto che ne fa un bravo storico polacco (credo sia stato educato nella Polonia comunista, ma non ne sono sicuro)

    b) il modo in cui viene presentato generalmente nell’istruzione in Italia

    c) il ritratto fattone da un manuale accademico tunisino

    In realtà la cosa sarebbe ancora più interessante nel caso di Giugurta, la cui presentazione scolastica in Italia è ancora meno lusinghiera (Annibale era, già per i Romani, il grande nemico “leale” che si poteva essere orgogliosi di aver sconfitto; Giugurta era invece, dal punto di vista sia Romano che della nostra scuola, il traditore da schiacciare, visto anche il suo comportamento coi consanguinei. In Tunisia l’immagine di Giugurta è molto diversa, naturalmente).

    Sono illuminanti le differenze tra i tre: sia l’immagine che se ne ha in Italia che quella tunisina sono chiaramente Parti in Causa, ed in entrambi i casi Annibale è assunto come parte di una “propria” storia, e addirittura come fondativo dell’identità nel caso tunisino (se ricordo bene, più per aver concesso, come magistrato di Cartagine, pari diritti a Punici e Libici, che per aver vinto a Canne, vittoria comunque ampiamente esaltata). Non arrivano a scrivere che Annibale abbia fondato la nazione tunisina, ma comunque viene efficacemente dipinto in una luce quasi eroica.

    L’autore polacco, Adam Ziolkowski, dipinge Annibale (così come Giugurta, Mitridate, Viriato e Vercingetorige) da un punto di vista chiaramente esterno alla vicenda ma fortemente critico dell’imperialismo romano, vede Annibale come grande “resistente” all’imperialismo (è una lettura che consiglio a Miguel, se non l’ha già fatta :D), e per questo da elogiare; viene messo in luce il suo atteggiamento “da liberatore” verso Galli Transalpini ed Italici, mentre in Italia viene normalmente dipinto come “invasore” di una penisola “unita”. Questo sebbene lo stesso Ziolkowski noti che Cartagine era essa stessa una potenza imperialistica, seppure in grado diverso da Roma.

  10. falecius says:

    Adesso che ci penso, la storia babilonese se non polemiche genera problemi.

    A volte (discutendo di cose connesse alla questione palestinese) ho occasione di accennare al fatto che la diaspora ebraica inizi con la cattività babilonese, e comunque NON con la distruzione del Tempio: è noto (agli specialisti) che degli ebrei vivevano in Alto Egitto sotto dominio persiano, ed in generale ad esempio i libri di Ester e di Tobia, anche se non vanno presi come fonti storiche, parlano di una situazione almeno parzialmente diasporica degli Ebrei nell’impero persiano.

    Spesso quando dico questa cosa genero sgomento nell’interlocutore, che non sa nulla di babilonesi e persiani ( a parte le Termopili; sorvolerei su chi, quando dicevo che studiavo persiano, mi chiedeva se fosse ancora una lingua parlata) e che deve avere una qualche nozione tipo “i Romani che cacciano gli Ebrei dalla Palestina duemila anni fa”.

  11. Peucezio says:

    Splendido articolo!

    Una obiezione a margine sulla nota 2: personalmente non mi definisco un negazionista: sono scettico verso il negazionismo, benché nemmeno escludo che i suoi esponenti ci abbiano preso. E’ comunque una questione che in sé non mi appassiona (mentre mi appassiona la libertà di sostenerlo e mi fa orrore l’indagine storiografica stabilita per diritto penale, ma lì è un fatto di principio).

    Però è vero che le ragioni per costruire il mito già nell’immediato dopoguerra c’erano eccome. C’era il problema dell’autolegittimazione morale dei vincitori, che oltretutto erano su due fronti ideologici opposti e ognuno dei due doveva giustificare la recente alleanza con l’altro contro il “mostro”. C’è stato il processo di Norimberga, mostro giuridico e morale (non foss’altro in quanto unilaterale), che serviva esso stesso a legittimare i vincitori e nello stesso tempo basava la sua legittimazione sull’Olocausto stesso.

    E comunque il mito di oggi, che è indubbiamente una sacralizzazione che va molto al di là del mito di ieri, non è nato dal nulla né è stato elaborato in un giorno: il sionismo esisteva già da decenni, le lobby c’erano già allora, insomma, il potere non preordina tutto nei dettagli, non si mette a tavolino ogni giorno a pianificare i prossimi tre secoli, però nemmeno si improvvisa, ma stabilisce delle linee generali che credo di non sopravvalutare se dico che possono valere per almeno un paio di generazioni.

  12. PinoMamet says:

    Falecius

    che la dispersione ebraica cominci ben primi della distruzione del Tempio dovrebbero ben saperlo i cristiani, che già ne hanno chiari indizi dalla lettura, sotto questo aspetto sicuramente degna di fede, di molti passaggi del Nuovo Testamento (gli ebrei che si ritrovano a Gerusalemme “da ogni parte del mondo” per celebrare le loro festività e non si capiscono perché parlano lingue differenti…)

    Non sono uno specialista, ma lessi su un saggio più o meno divulgativo di storia persiana riguardo alle guarnigioni in Egitto di mercenari ebrei (gli egiziani si servivano anche di greci- immagino arcadi, per i quali era una tradizione- e di cari). Forse ne dice qualcosa anche Erodoto ma non ricordo con esattezza.

    Ma già la traduzione dei Settanta è un chiaro indizio, anche per i non troppo specialisti, di una dispersione (e grande radicamento “estero”) delle comunità ebraiche da ben prima di quanto si immagini.

    Riguardo al persiano: un mio collaboratore lavorativo (scusa la vaghezza, sono riservato in queste cose) poco tempo fa era appunto persiano, e pronunciva la parola “parsi” con la p, e questo me l’aspettavo, e anche con una “a” molto particolare, chiusa, tendente alla “o”.

    Ne sai niente? è la pronuncia giusta?

    Scusa la curiosità!

    Ciao!!

  13. PinoMamet says:

    Su Annibale:

    curiosamente diversi paesi dell’Appennino, da queste parti, hanno serbato, o così dicono, memoria del passaggio di Annibale; qualcuno vanta una fondazione a opera di soldati cartaginesi!

    In alcuni casi si tratta sicuramente di ri-etimologizzazioni posteriori, ma non escluderei che qualcosa sotto di vero o quasi-vero ci sia; perché no?

    L’etnogenesi di queste zone è stata particolarmente movimentata, e se sono, come sono, ancora in circolazione i nomi romani dei poderi e dei “vici”, e un paio di cognomi quasi sicuramente etruschi (Sesenna ad esempio) più altri alquanto strani (che non so se ascrivere alla fantasia colta di qualche funzionario piuttosto che a lontane origini bizantine: Protogene, Ermogene, Meteori, Ortotteri!) non vedo perché qualche cartaginese non ci possa stare. :-)

    Comunque il fatto che la mitologia popolare se ne sia appropriata mostra che la figura di Annibale era vista in una luce tutto sommata positiva.

    Su Giugurta, ha scritto in latino Pascoli? Mi pare.

    Ciao!!

  14. falecius says:

    Pino: su Annibale nell’Appennino, non è proprio il tipo di cosa che mi aspetterei, ma ci potrebbe anche stare. Confesso la mia ignoranza. Non so niente di Pascoli su Giugurta.

    La a lunga in persiano tende ad assere pronunciata come una o molto aperta, sì. Però la pronuncia che ci insegnano a noi all’università, in questo caso, è con la f (ma a volte le due lettere non sono nettamente distinte: nel caso, “parsi” è la forma etimologicamente autoctona, e “farsi” ha una pronuncia arabizzata).

    Per quanto riguarda la diaspora, basterebbe una minima conoscenza dei testi, infatti. Quel passo degli Atti degli Apostoli a cui riferisci sarebbe in effetti conclusivo, ma anche se si riferisce al regno di Tiberio, potrebbe stato redatto dopo il 70 d.C.

    Comunque, per ragioni che onestamente mi sfuggono si tende ad insegnare (anche in manuali di scuole elementari e medie) che la distruzione del Tempio abbia causato la diaspora, è un’idea a quanto potuto vedere abbastanza diffusa. Questo anche in contrasto con un’evidenza biblica affidabile, laddove questi stessi testi prendono per buona la narrazione biblica come dato storico per epoche più lontane, a volte fino al libro dell’Esodo (di cui è difficile immaginare una plausibilità storica, dato il silenzio delle fonti egizie e cananee, e la mancanza di riscontro archeologico a favore) se non ad Abramo (la cui esistenza è paradossalmente più credibile; ho letto che sono state trovate iscrizioni col suo nome, compatibili con la cronologia biblica).

    Il punto è che molti cristiani non conoscono granché bene la propria religione o la propria storia sacra (e nemmeno io pretendo di essere chissachì in materia) e questo è tanto più sconfortante in quanto gli dovrebbe essere insegnata nella scuola pubblica a spese anche di chi cristiano non è.

  15. gaguette says:

    Fondamentale è non smettere di parlarne

  16. Ulisse9 says:

    Una serie di commenti molto dotti, che però vanno un’attimo fuori tema.

    Concordo fondamentalmente conpeucezio #11, e aggiungo una provocazione.

    E’ stato detto che Israele ha lanciato l’aggressione a Gaza a Dicmbre perché poteva contare ancora per un pò sul supporto di G.W. Bush, prima dell’insediamento di Obama. E’ stato pure detto che ha deciso la “tregua” unilaterale ed il ritiro delle truppe prima del giuramento di Obama, per rispetto nei confronti dello stesso.

    Io, che sono un bastardo mal pensante, aggiungerei che la scelta dei tempi è stata condizionata anche dalla “Giornata (settimana ormai) del ricordo”, in quanto il bombardamento mediatico internazionale sull’olocausto avrebbe rivitalizzato nella gente il senso di pena e solidarietà nei confronti del popolo ebraico e fatto dimenticare rapidamente i crimini sionisti a Gaza. Ed in effetti….

    Quoto Gaguette #15: non smettiamo di parlarne! Non lasciamo che cada nell’oblio fino alla prossima volta, come successo sino ad ora con tutti i crimini commessi in 60 anni dai sionisti.

    Ciao

  17. utente anonimo says:

    Miguel,

    incredibilmente, inaspettatamente soono d’accordo con quasi tutto (e questo valeva la pena di scriverlo)

    il quasi riguarda una frasetta non del tutto insignificante nell’economia del tuo discorso:

    “Il mito dell’Olocausto (…) è la religione civile dell’Occidente dominante all’inizio del terzo millennio”.

    questo a me pare un “mito”, nel senso da te ottimamente descritto, di un fatto vero (che potrebbe essere un tentativo maldestro e malriuscito di costruzione di mito).

    io temo invece che del’olocausto alla stragrande maggioranza* degli occidentali** non gliene frega assolutamente nulla!

    senno’ non c’era nemmeno bisogno del giorno della memoria o dell’adozione del piccolo ebreo morto proposta da sarkozy…

    roberto

    *per semplificare: ai non ebrei e a tutti quelli per i quali il conflitto in palestina è una jattura solo perché i telegiornali non parlano più del manchester united o delle ultime avventure di britney spears

    **bisognerebbe anche vedere cosa intendi per occidentali. ho motivo di credere che in certi paesi della nuova europa il “mito” non sia solo oggetto di menefreghismo ma di una aperta ostilità

  18. kelebek says:

    Per roberto

    Allora mi sa che siamo d’accordo su tutta la linea.

    Una religione civile, come insegna la storia romana, è una cosa accettata da tutti ma che non interessa quasi nessuno.

    Tutti devono fare un piccolo sacrificio all’imperatore, altrimenti quanto meno ti guarderanno male i colleghi che non sono nemmeno loro innamorati dell’imperatore, ma il loro piccolo sacrificio l’hanno fatto.

    E tutti sono d’accordo che quelli che si rifiutano di fare il sacrificio sono dei pazzi pericolosi.

    Credo che al genere umano gliene importi poco – in linea di massima – della sorte dei propri conspecifici che non siano parenti diretti.

    Però rinsalda la compagine sociale dire “mai più”, allo stesso modo con cui le lettere commerciali – magari cariche di minacce legali – si concludono sempre con “cordiali saluti”. Noi traduttori ne sappiamo qualcosa.

    Miguel Martinez

  19. Ullikummi says:

    Il gran ballo della Memoria

    [..] James Ward – Gordale Scar (1811-13) – Tate Gallery, Londra Domani è il Giorno della Memoria. Cioè, il giorno in cui Berlusconi, Fini, Fassino, Napolitano e altri individui ballano sui cadaveri di persone che non s [..]

  20. Peucezio says:

    Per Falecius:

    la diaspora ebraica è cominciata ancora prima della cattività babilonese, quando c’erano già ebrei in Egitto e in altri luoghi del Vicino Oriente. Dopo la conquista persiana e poi di Alessandro Magno poi la diffusione degli ebrei nel bacino del Mediterraneo esplose, tanto che ad Alessandria costituivano una fetta amplissima della popolazione cittadina.

    In epoca romana poi, ben prima del ’71, erano già presenti in tutte le città importanti, da oriente a occidente, compresa ovviamente Roma stessa, che aveva una comunità molto importante.

    La distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte di Tito comportò l’espulsione quasi totale degli ebrei rimasti in Palestina, che erano comunque solo una parte degli ebrei del mondo antico.

  21. paniscus says:

    gli inglesi che erano dei pezzi di merda e trattavano male i prigionieri, e quello che ha trascorso la prigionia in Inghilterra, è stato da papa, ha imparato la lingua e ne dice un gran bene (mio prozio) ecc. ecc.

    Questo è un mito indiscusso tra due o tre generazioni di matematici, fisici e ingegneri toscani.

    Gli inglesi, notoriamente, deportavano i prigionieri di guerra in improbabili luoghi coloniali, tra cui il Sudafrica e l’India. Dove, effettivamente, avevano la fama di non trattarli troppo male, e di consentire loro una vita dignitosa.

    Tra i militari italiani approdati in un campo di prigionia indiano vi fu casualmente un giovane assistente universitario del dipartimento di fisica, dal ludolinguistico nome di Manlio Mandò.

    In quelle noiose giornate di svacco inconcludente, il giovanotto ebbe occasione di entrare in confidenza con parecchi altri suoi connazionali, e di constatare che molti di loro erano studenti universitari che erano stati costretti ad abbandonare i libri per vestire l’uniforme. Quei ragazzi covavano la speranza di riprendere gli studi non appena fossero tornati in patria, e vivevano molto male quelle giornate snervanti di forzata inattività.

    Al nostro venne in mente quindi di ingannare il tempo tenendo delle lezioni ufficiose per i compagni, per consentire loro di tenere i cervelli in allenamento. Si mise quindi all’opera, e partorì una sfiziosissima raccolta di esercizi di fisica generale, scarabocchiati come capitava nella penombra squallida del campo.

    Di lì a qualche anno, quella raccolta divenne un libro di culto, per gli studenti fiorentini di materie scientifiche. Un libro che riportava integralmente, nell’introduzione, la storia delle sue origini tra una baracca sterrata e uno scantinato nelle remote terre d’India.

    Cinquant’anni dopo ci ho studiato anch’io, ovviamente. :)

    Lisa

  22. falecius says:

    Peucezio: siamo d’accordo.

    E’ solo che quando lo dico io la gente cade dalle nuvole, malgrado gli stessi testi cristiani letti ogni domenica a Messa siano alquanto chiari su questo punto.

    Solo una cosa mi lascia perplesso: tu dici che la diaspora comincia prima della cattività babilonese. Nei primi secoli dell’età del ferro, gli ‘ebrei’ erano un’etnia geograficamente localizzata, organizzata in due Stati di matrice tribale (tralascio le varie vicende e ricostruzioni possibili, e la domanda se ci possa essere stata una fase almeno parzialmente unitaria corrispondente ai regni dei Davide e Salomone biblici) circondati da altri popoli e stati organizzati in modo simile. Le cose cambiano con le invasioni e devastazioni assire nella regione, che distruggono il regno settentrionale di Israele e sottopongono a tributo (senza però assoggettare del tutto) quello di Giuda.

    Ora, gli ebrei delle dieci tribù settentrionali sono dispersi, ma perlopiù (se si eccettua la comunità samaritana, geograficamente localizzata) le strategie di integrazione imperiale assira le privano di qualsiasi identità ebraica riconoscibile, o comunque di qualsiasi identità ebraica di cui ci siano giunte (a mia conoscenza) tracce evidenti.

    Diverso è il caso del “resto” ovvero delle tribù di Giuda e Beniamino, che conservano la propria identità etnica in Giudea ed elaborano una religione compiutamente monolatrica se non già monoteista (sviluppo che era avviato, ma non mi risulta giungere a compimento a Nord, interrotto dagli Assiri) che troverà poi ulteriore sviluppo durante la cattività. Sinceramente mi sfugge come degli ebrei, riconoscibili come tali, potessero essere ampiamente “diasporizzati” prima dell’invasione e deportazione babilonese.

    (salvo che, una volta rielaborato, il giudaismo esilico e postesilico potesse rivitalizzare l’ebraicità “dormiente” di gruppi discendenti dalle tribù settentrionali, laddove di tale origine fosse rimasta memoria; certamente questo deve essere accaduto dopo il ritorno in Palestina, in epoca persiana; epoca dalla quale credo inizino le conversioni.

    Mi pare inoltre che degli Ebrei fossero insediati in Arabia già sotto dominio babilonese, durante la cattività).

  23. Peucezio says:

    Falecius, ti consiglio, se non l’hai già letto, “Oltre la Bibbia”, di Mario Liverani, Laterza, che espone molto bene la storia antica degli Ebrei.

    Da lì ho attinto questa informazione.

    A pag. 240 (par. 3 del cap. 11) spiega come una parte dei Giudei sia emigrata, in epoca babilonese, in Egitto e, si suppone, anche in altre zone. In effetti è stata una diaspora contemporanea alla deportazione, non precedente, anche se pare ci fossero già guarnigioni giudaiche in Egitto nel VII secolo, quindi da qualche decennio prima.

    In questo senso forse la mia espressione: “la diaspora è cominciata prima della cattività babilonese” è forse eccessiva.

    Non dimentichiamo comunque che gli ebrei si erano stanzializzati pienamente solo da circa sei secoli, quindi non è che avessero mai avuto una forte e radicata tradizione di stanzialità.

  24. falecius says:

    Peucezio: sì, l’ho già letto (due volte, in realtà), e mi sto basando su quel testo anche io. Non ricordavo quel particolare passaggio, comunque. Sei secoli mi sembrano sufficienti per una discreta tradizione di stanzialità :D

  25. utente anonimo says:

    Miguel

    sicuro che sia indifferente che un “mito” sia basato su un evento o su una bugia?

    c’ho qualche dubbio al riguardo

    Francesco

  26. paniscus says:

    Memoria del mondo

    [..] Dopo aver pigramente ignorato i richiami mediatici della Giornata della memoria, e le connesse polemiche che ne sono seguite, a proposito di vescovi negazionisti, di scuse raffazzonate e di dogmi cattolici improvvisati nell’imbarazzo, alla fine due par [..]

  27. roseau says:

    Scherza coi fanti…

    [..] Non è la prima volta che un programma televisivo o una manifestazione culturale vengano sospesi in seguito a proteste del Vaticano per i suoi contenuti, considerati blasfemi. E’ capitato, in tempi recenti, con una puntata di South Park, con un [..]

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