Gasparri e Fassino pregano insieme per l’esercito israeliano

Scusate, ma questa mi era sfuggita, quando qualche giorno fa ho parlato dei festeggiamenti a Romaper la strage di Gaza.Dunque, immaginatevi la scena.

C’è Piero Fassino.

C’è Maurizio Gasparri.

C’è Andrea Ronchi detto Gollum dagli amici.

C’è l’ex-piduista Giancarlo Elia Valori.

C’è Riccardo Pacifici, quello degli aiuti truffaldini a Gaza.

C’è Fiamma Nirenstein.

Ci sono i pacifinti israeliani del Martin Buber.

E varia altra gente dello stesso livello morale.

Tutti in fila in silenzio, dietro l’ambasciatore d’Israele mentre intona la seguente preghiera:

“Il Signore renda i nostri nemici che sorgono contro di noi sconfitti davanti ai nostri soldati. Il Santo Benedetto Egli sia protegga e salvi i nostri soldati, in ogni luogo, da ogni disgrazia e avversità e da ogni malattia. Conceda benedizione e successo ad ogni opera delle loro mani”.

 

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La preghiera congiunta di un post-comunista
e di un post-fascista a
volte può fare di questi miracoli

Sosteniamo Israele. Sosteniamo la pace. In migliaia alla serata di Roma

“Il Signore renda i nostri nemici che sorgono contro di noi sconfitti davanti ai nostri soldati. Il Santo Benedetto Egli sia protegga e salvi i nostri soldati, in ogni luogo, da ogni disgrazia e avversità e da ogni malattia. Conceda benedizione e successo ad ogni opera delle loro mani”.

Con la benedizione per i militari di Tsahal, pronunciata dall’ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meir, si è conclusa la serata a sostegno dello Stato di Israele, organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla Comunità Ebraica di Roma, e dalle Associazioni Keren Hayesod, Keren Kayemet Leisrael, Benè Berith, Ugei e Martin Buber, cui hanno partecipato quasi duemila persone oltre a esponenti politici di tutti gli schieramenti fra cui Piero Fassino Ferdinando Adornato e Andrea Ronchi oltre a Alessandro Ruben e Fiamma Nirenstein e leader ebraici fra cui il presidente Ucei Renzo Gattegna, il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il presidente del Benè Berith e consigliere Ucei Sandro Di Castro, il presidente del Keren Kayemeth Leisrael, Raffaele Sassun e la copresidente del Keren Hayesod Johanna Arbib. Nelle file che si estendevano a perdita d’occhio fra gli altri anche Giancarlo Elia Valori, Furio Colombo, Clemente Mimun, Gabriella Kostoris, Olga D’Antona, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri.

Il pubblico in sala ha applaudito lungamente gli interventi dei tre esponenti del mondo politico. Controllato l’intervento dell’on. Piero Fassino, che ha tuttavia affermato che la responsabilità di questo conflitto è di Hamas. “Hamas, ha sostenuto Fassino, ha trasformato Gaza in un’enclave terroristica, […]noi tutti abbiamo il dovere di fare in modo che la fase del conflitto armato cessi il prima possibile. Quando questo conflitto terminerà se Hamas vuole essere un interlocutore per la pace deve riconoscere il diritto di Israele ad esistere, se Hamas riconoscerà Israele è dentro il processo di pace altrimenti è fuori” e poi ha continuato ” Sono stato in Israele varie volte e quello che mi ha colpito era rendermi conto che se parlavo con un israeliano o con un palestinese entrambi sapevano dirmi quale sarà il punto di arrivo, ma nessuno dei due sapeva dirmi come ci si deve arrivare. Il tempo non lavora per la pace. Pensare che il trascorrere del tempo aiuti la pace non è esatto. Noi abbiamo il dovere di fare oggi e di fare in fretta”.

“Non sono qui per generica solidarietà, sono qui per difendere me stesso, la democrazia italiana, la democrazia dell’Occidente”. Così il deputato dell’Udc Ferdinando Adornato ha aperto il suo intervento subito dopo quello dell’on. Fassino “Molti governanti non vogliono capire – ha spiegato – che Israele siamo noi. Se cade Israele cade anche l’Occidente”. Per questo, secondo Adornato, “non ha senso” la parola equidistanza. Adornato ha poi detto: “Se c’è un campo di concentramento a Gaza, è quello che Hamas ha determinato mettendo i civili vicino a chi lancia i razzi”. Ed ha concluso “Non si può trattare la pace con chi non la vuole, bisogna arrivare al concreto disarmo di Hamas, nell’area”.

Il Ministro delle politiche europee Andrea Ronchi, ha affermato :”Sono qui per testimoniare piena solidarietà con gli aggrediti, ovvero con Israele” “Sono qui a nome del governo, contro il terrorismo, contro gli infami degli striscioni e contro gli sciacalli che hanno invitato al boicottaggio dei negozi degli ebrei. Contro – ha proseguito Ronchi – chi non ha avuto il coraggio di dire che Israele aveva ragione”.

“Il terrorismo, ha precisato Ronchi, si combatte senza se e senza ma e Hamas è il nemico, poi ha concluso, sono contento di essere politicamente scorretto e di affermare che non ci sarà pace finché ci sarà Hamas: vorrei ricordare che due anni fa l’Ucoi pubblicò su un quotidiano una vergognosa pagina nella quale si condannava lo Stato di Israele, negandogli il diritto ad esistere.

Dopo che un coro di ragazze appartenenti alle associazioni giovanili Benè Akiva e Hashomer Hatzair hanno intonato il canto per la pace, Riccardo Pacifici, ha affermato “Siamo una grande lezione per chi in questi giorni nelle piazze ha gridato il nome di Hamas per la distruzione di Israele”.

Voglio ricordare che nel 1982 Spadolini fu l’unico che si rifiutò di incontrare Arafat “Con la nostra angoscia e la nostra dignità – ha poi detto – ci rivolgiamo agli amici che ci hanno sostenuto e ci sono stati vicini. Oggi la situazione si è ribaltata rispetto a quello che succedeva negli anni scorsi”. Pacifici ha espresso la sua solidarietà al sindaco Alemanno per le scritte contro di lui e, riferendosi alle manifestazioni antisemite contro i negozianti romani, ha detto: “Noi non abbiamo paura e non ci faremo mettere paura”. Il presidente della Comunità romana ha poi ringraziato coloro che hanno reso possibile il cambiamento dell’opinione pubblica degli italiani verso Israele e tra questi ha citato Magdi Allam, Giuliano Ferrara, Fiamma Nirenstein, Furio Colombo e Antonio Polito.

“Gli ebrei italiani sono vicini ad Israele non solo per motivi affettivi, sentimentali e culturali, ma anche per un’analisi ragionata, il più possibile obiettiva e scevra da preconcetti, dai quali vogliamo tenerci lontani, per mantenere la nostra capacità di comunicare, di comprendere, di essere compresi”. Ha detto Renzo Gattegna nel suo intervento, quasi a conclusione della serata. Gattegna, che ha portato il messaggio di amicizia del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha proseguito riaffermando “non solo la nostra solidarietà con le ragioni della democrazia israeliana continuamente aggredita, ma soprattutto la nostra ferma opposizione a forze che predicano la violenza cieca, il suicidio, il martirio”.
Il presidente dell’Ucei ha poi sostenuto che il conflitto in corso “è drammatico e comporta un alto prezzo di vite umane, ma forse potrebbe aprire nuovi spazi di trattativa se i fautori della guerra usciranno sconfitti e delegittimati”.

Lucilla Efrati

Ecco il testo dell’intervento tenuto dall’ambasciatore di Israele a Roma Gideon Meir:

“Cari amici, da sei anni le città del sud d’Israele si trovano sotto l’attacco di missili, razzi e colpi di mortaio. In questi anni, sono stati lanciati sulle nostre città del sud del paese oltre 9200 missili e razzi. Novemila e duecento razzi e missili!
Tutti mirati direttamente contro la nostra popolazione civile: donne anziani e bambini. Tutte persone innocenti, civili inermi.
Questi missili sono stati lanciati da organizzazioni terroristiche, prime fra tutte Hamas, che ha come massima aspirazione la distruzione dello Stato d’Israele.
Chi arma in maniera costante queste organizzazioni terroristiche è l’Iran. Ogni giorno attraverso tunnel tunnel scavati in lungo e in largo in tutta la Striscia di Gaza, sono passate quantità enormi e impressionanti di armi: migliaia di missili e altre armi, destinati a seminare morte e distruzione in Israele.

A causa dei missili di Hamas, circa il 15% dei cittadini dello Stato d’Israele (quasi un milione di persone!) è costretto a restare nei rifugi.
Non c’è al mondo un solo paese che sarebbe disposto a
tollerare che i propri cittadini subiscano per sei anni di continuo, ogni giorno, lanci di missili, e che siano costretti ogni volta a mettersi in riparo entro quindici secondi
– soltanto quindici secondi per raggiungere un rifugio!
Due settimane fa abbiamo iniziato l’operazione militare nella Striscia di Gaza, su decisione del Governo di Israele. Non è stata affatto una decisione facile. Ma era chiaro a tutti noi che non avevamo altra scelta!

La vita del sud d’Israele era diventata impossibile! Il governo d’Israele ha tentato a lungo di far cessare i lanci di razzi dalla Striscia di Gaza sui nostri centri urbani attraverso vie diplomatiche, ma Hamas non ha accolto i tentativi fatti con la mediazione dell’Egitto.
Siamo usciti da Gaza nel 2005 pagando un altissimo prezzo sociale, che ha provocato un trauma durissimo nella società israeliana. Lo abbiamo fatto per la pace, per consentire ai palestinesi di vivere la propria vita sotto un loro governo. Al contrario i palestinesi hanno ottenuto il governo di un gruppo terroristico che, invece di investire sul benessere dei propri cittadini, nell’economia, nella sanità nell’istruzione, ha investito per ammassare armamenti e munizioni e per contrabbandare esplosivi, missili e armi dall’Iran.

Noi non siamo in guerra con il popolo palestinese! Noi combattiamo con l’organizzazione terroristica di Hamas e contro chi la arma e invoca la distruzione dello Stato d’Israele.
Tsahal, l’esercito di Difesa d’Israele, colpisce questa e simili organizzazioni. La nostra guerra è contro il fondamentalismo e il radicalismo religioso. Facendo questo, lo Stato d’Israele sta solamente portando avanti il proprio diritto all’autodifesa.

Hamas invece coltiva la cultura della morte, anche per i suoi stessi figli. Per gli stessi bambini palestinesi, che sin da piccoli indottrina a questo.
Noi invece scegliamo la vita! Questa è la nostra etica, la nostra tradizione, la nostra cultura – come possiamo leggere nella Bibbia (Deut. 30,19): “Io ti ho posto la vita e la morte, la benedizione e la maledizione – tu sceglierai la vita”.
Io sono certo che il cuore di ciascuna e ciascuno di noi qui questa sera, si trova con i nostri eroici soldati, e che tutti noi insieme, dal profondo del cuore, eleviamo una preghiera per la loro incolumità, il loro ritorno -sani e salvi- alle loro famiglie e alle loro case.

Cari amici,

il popolo d’Israele è un piccolo popolo, ma coraggioso. Che cerca la pace, ma che sa anche lottare per difendersi. Sparso in ogni angolo della terra ma unito nella sua lotta per continuare a esistere in Terra d’Israele.

Questa forza speciale noi la traiamo da noi stessi, così come dai nostri fratelli della diaspora d’Israele – poiché tutti noi condividiamo una storia comune e un comune destino, e “ogni ebreo è garante l’uno dell’altro”, Kol Israel arevim ze lazè.

La comunità ebraica d’Italia, fra le più antiche al mondo, è nota per i suoi forti sentimenti sionisti e per il suo grande amore per Israele.

L’evento di questa sera costituisce un’ulteriore dimostrazione di ciò. E’ una chiarissima dimostrazione della condivisione dello stesso destino tra voi e il popolo israeliano.

Con questo voi rendete ancora più profondo e più solido il legame fondamentale che vi unisce allo Stato d’Israele.

In questa occasione, è per me un privilegio ricordare il sostegno dei diversi leader politici italiani allo Stato d’Israele. In quest’ora difficile, l’Italia ha dimostrato ancora una volta il suo sostegno e la sua profonda e antica amicizia nei confronti di Israele. Questo sostegno deriva da una reale comprensione, da parte del governo e del popolo italiano, dei comuni valori di democrazia e di libertà condivisi dai nostri due popoli.

Desidero concludere con le parole della benedizione per i militari di Tsahal, che in queste ore stanno difendendo lo Stato d’ Israele:

“Il Signore renda i nostri nemici che sorgono contro di noi sconfitti davanti ai nostri soldati. Il Santo Benedetto Egli sia protegga e salvi i nostri soldati, in ogni luogo, da ogni disgrazia e avversità e da ogni malattia. Conceda benedizione e successo ad ogni opera delle loro mani”.

In occasione della manifestazione, il gruppo Martin Buber ha diffuso il testo che segue:

“Siamo tutti qui questa sera per sostenere le popolazioni di Sderot, Ashkelon, Be’er Sheva e di tutto il sud di Israele che da anni vivono sotto il tiro dei missili di Hamas. Come tutti i governi che hanno a cuore la difesa dei propri cittadini, Israele ha cercato con l’operazione Piombo Fuso di mettere fine ad uno strazio durato troppo a lungo.
E’ bene ricordare le parole di Abraham Yehoshua, che recitano: “Non dimentichiamo che il popolo palestinese è il nostro vicino…. e dovrà convivere con noi nel bene e nel male.”. In un momento in cui tutto pare dividerli israeliani e palestinesi condividono la stanchezza di un conflitto senza fine e la consapevolezza che non saranno gli atti di forza a realizzare le loro speranze.

Non ci stancheremo di ripetere un’ovvietà : la sicurezza dello Stato di Israele non può fondarsi solo sulla forza delle armi, ma sulla piena accettazione da parte di tutti gli stati e i popoli della regione.

Noi del Gruppo Martin Buber – Ebrei per la Pace ci uniamo agli appelli di vasta parte degli intellettuali  israeliani e di Shalom Achshav (Pace adesso) per realizzare, con  l’impegno della comunità internazionale, una vera tregua che preluda a un accordo di lungo termine in grado di assicurare la fine  delle azioni terroristiche contro  Israele e l’interruzione del blocco economico che genera una situazione di emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza.

E’  di fondamentale importanza che, nell’azione legittima di autodifesa contro la violenza  di Hamas, il governo e l’esercito di Israele rinnovino gli sforzi volti a distinguere nettamente fra il popolo palestinese e gli istigatori del terrorismo,  colpendo i militanti ed evitando di fare vittime fra i civili.

Deve riprendere quanto prima la trattativa fra il governo di Israele e  l’Autorità Nazionale Palestinese sulle questioni dei confini, degli  insediamenti e di Gerusalemme, questioni che da troppo tempo aspettano una soluzione. Da Israele deve scaturire una seria offerta negoziale in grado di dare ai palestinesi il senso concreto che benefici tangibili nelle loro condizioni di vita si possono ottenere con il negoziato volto a un futuro di convivenza pacifica,  e non con la violenza. In ultima analisi, solo la società palestinese potrà dal suo interno isolare e sconfiggere il fanatismo di Hamas.

In particolare a Gaza, la speranza di un futuro decente esige la fine del blocco economico; l’apertura dei  luoghi di transito con Israele ed Egitto; un legame fisico e politico con la Cisgiordania, senza il quale uno  stato palestinese degno di questo nome non potrà mai nascere.

La pace e la sicurezza di israeliani e palestinesi in due stati in rapporto di buon vicinato sono l’una condizione dell’altra, sono un unico destino. E’ giunto il tempo per le leadership israeliana e palestinese di compiere gesti coraggiosi e definitivi. A noi tutti spetta l’impegno di concorrere a costruire le basi della convivenza e della comprensione fra i due popoli. Siamo qui questa sera per ricordarlo soprattutto a noi stessi”. – Gruppo Martin Buber- Ebrei per la Pace

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14 Responses to Gasparri e Fassino pregano insieme per l’esercito israeliano

  1. PinoMamet says:

    Poveri israeliani, bisogna capirli.

    Non c’è nessuno al mondo che potrebbe vivere nelle loro condizioni, parole loro.

    Sono così pazienti a non aver sterminato tutti i palestinesi!

    Invece, nelle condizioni dei palestinesi, ci si aspetta da un popolo di sopportare il momentaneo disagio: stiamo lavorando per voi! Ingrati!

  2. falecius says:

    Povero Martin Buber.

    Lui era per lo Stato binazionale.

  3. utente anonimo says:

    Per la miseria…questa notizia è proprio il colmo dei colmi…

    Ora capisco perché Gollum diceva che era blasfema la preghiera dei musulmani davanti al Duomo di Milano..

    pgls

  4. utente anonimo says:

    Esportiamo la democrazia dai!

    http://www.idea.int/arab_world/index.cfm

    anonimo lariano

  5. utente anonimo says:

    chi può tradurre?

    http://www.bitterlemons.org/previous08.html

    anonimo lariano

  6. kelebek says:

    Per Falecius n. 2

    Questi invece sono per il Compassionate Unilateralism.

    Dopo, dicono che sarebbe giusto che si mandassero gli spazzini a raccogliere i cocci.

    Miguel Martinez

  7. kelebek says:

    Per anonimo lariano 4 e 5

    Perché invece di sparare dei link, non spieghi meglio cosa sono i siti che citi e cosa vuoi comunicare?

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Mio Dio girano troll pure su Kelebek.

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Caro Miguel, Dio ti renda merito per riportare notizie che nessuno riporta e che invece sono le notizie chiave per capire come si sta strutturando il Potere per perseguire chiunque non rientri nella narrazione collettiva imposta dalle varie lobby, quella filo-sionista per prima. Illuminante per chi non lo sapeva il discorso sul collaborazionismo della Coreis, che appare cliccando su Ronchi (Coreis che pochi giorni fa ha organizzato un altro incontro con Ronchi nella loro moschea-privee in Via Meda, incontro in teoria pubblico ma in realtà semi-clandestino e a porte chiuse (ma è il loro modo di agire, a loro piace tanto la lobby ebraica e ne imitano pure le modalità). Assalaam alaykum caro fratello.

    Abu Yasin

  10. kelebek says:

    Per Abu Yasin

    Grazie!

    Se puoi, diffondi queste cose. Sono accessibili a tutti, ma nessuno ci fa caso.

    Miguel Martinez

  11. zialaura says:

    La politica sostiene Israele …

    [..] …. mentre nelle piazze si manifesta contro i massacri di Gaza Quarta parte Ma l’Egitto impegnato a reprimere gli abitanti di Gaza e a massacrare somali, potrebbe far piacere al vecchio amico di Giancarlo Elia Valori, Muammar Gheddafi; e favorire la [..]

  12. zialaura says:

    La politica sostiene Israele …

    [..] …. mentre nelle piazze si manifesta contro i massacri di Gaza Quinta parte C’è Piero Fassino. C’è Maurizio Gasparri. C’è Andrea Ronchi detto Gollum dagli amici. C’è l’ex-piduista Giancarlo Elia Valori. C’è [..]

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