E pensare che la pace era pronta…

Quasi un anno fa, si sarebbe potuto realizzare un duraturo cessate il fuoco in Palestina, con una proposta molto semplice, che rispondeva alle esigenze profondo di entrambe le parti.

Una proposta accettata da Hamas, e che partiva dall’iniziativa di un "colono ebreo estremista religioso", come amano etichettarli i nostri media.

E’ vero che scrivo spesso cose critiche su Israele. Ma anche il sionista con le orecchie più antennute dovrà ammettere che non me la prendo quasi mai con i "coloni estremisti religiosi".

Infatti, i coloni che occupano la parte migliore dei Territori Occupati – impedendo di fatto la nascita di qualunque stato palestinese – non sono in genere estremisti, ma persone normali che si sono insediate lì grazie ai potenti incentivi offerti dai governi israeliani, tanto di destra quanto di sinistra.

Per quanto riguarda i religiosi, ce ne sono di tremendi, indubbiamente; come quelli di Hebron. Ma non sono loro a guidare gli F-16 che sterminano interi quartieri di Beirut o di Gaza.

Tradizionalmente, il giudaismo ortodosso è stato per la maggior parte antisionista.[1]

Tagliando con l’accetta, diciamo che gli ortodossi sostenevano che Dio aveva creato gli ebrei per seguire la Torà, intesa come tutto il complesso di vita religiosa; e solo quando tutti gli ebrei vi avessero fatto ritorno, sarebbe finito l’esilio: c’era qualcosa quindi di blasfemo nella creazione di uno stato su basi "laiche" (le virgolette ci vogliono, perché il termine è impreciso nel giudaismo e nell’islam) e razziali.

A questa tesi, si contrapponeva quella di Zvi Yehuda Kook. Come spiega nei suoi scritti, Dio ha creato la Torà per Israele e non viceversa; e Israele, al di là dei comportamento dei singoli, Israele è una sorta di neoplatonico angelo collettivo in intimo rapporto con Dio. Solo riprendendo la Terra, il luogo in cui l’angelo può ristabilire quel rapporto, gli ebrei potranno ritornare alla Torà.

Le due tesi hanno in comune però un dato importante: basano la comunità su Dio e non su Auschwitz. Con tutte le obiezioni che si possono sollevare a uno stile di vita basato sul Libro, Adonai è certamente più propositiva come figura di Adolf Hitler.

L’antisionismo e il sionismo religioso rappresentano insieme quell’Oriente che l’Occidente moderno ha sempre odiato: l’irrazionale ritualità dei barbuti semiti e fondamentalisti, che invece di vivere allegramente il narcisismo consumista si aggrappano ai loro testi sacri. Capri espiatori perfetti, tanto per islamofobi italici quanto per evoluti liberal israeliani.

Le tesi di Rav Kook diedero vita al movimento dei "coloni ebrei estremisti religiosi", il Gush Emunim.

Tra i fondatori di quel movimento, c’era il rabbino Menachem Froman (Menahem Fruman, la trascrizione delle lingue semitiche è sempre piuttosto libera), diventato capo rabbino nella colonia di Tekoa. Menachem Froman è il diciottesimo di una dinastia di rabbini.

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Menachem Froman

Menachem Froman ha sviluppato un aspetto particolare della teologia ortodossa: la santità della Terra che deriva da Dio. Ma se la sovranità in ultima istanza è di Dio, esiste una base profonda che si condivide con l’Islam, anch’esso radicalmente monoteista e che definisce anch’esso la Palestina "al-ard al-muqaddasa", "la Terra santificata".

Ora, di tutti gli improbabili motivi accampati dai sionisti per occupare la Palestina, l’unico che abbia un minimo di coerenza è quello teologico, basato su una delle possibili letture di ciò che chiamiamo "Antico Testamento", ovviamente per chi ci crede.

E non c’è dubbio che le terre israelitiche nella Bibbia (dove peraltro non compare mai l’espressione "Terra d’Israele") corrispondessero all’incirca alla Cisgiordania più la Galilea, con l’esclusione della maggior parte dell’Israele pre-1967.

Sono quindi significativi per il giudaismo esattamente quei luoghi che i sostenitori di "due popoli due stati" vorrebbero che venissero restituiti ai palestinesi.

Da queste considerazioni, Menachem Froman ha sviluppato una tesi che ribalta radicalmente il sionismo reale. La Terra è unica, e umanamente appartiene ai palestinesi; ma gli ebrei hanno il diritto, e forse il dovere, di vivere nei luoghi più sacri di quella terra. Quindi stato unico dal Giordano al mare, con uguali diritti per tutti i suoi cittadini; e libertà per gli ebrei religiosi di insediarsi in ciò che loro chiamano Giudea e Samaria. In base allo stesso principio, Froman ha difeso le colonie ebraiche a Gaza.

Mirare a una convivenza con i palestinesi su queste basi non significa fare accordi strumentali con i collaborazionisti o cercare di dividere il nemico.
 
Significa scegliersi come controparte chi rappresenta davvero i palestinesi. Per questo, Menachem Froman si è avvicinato prima ad Arafat, poi ad Ahmad Yasin, "lo sheykh degli uomini liberi" (shaykh al-ahrar), una persona assai più lucida e flessibile di come i media ce lo presentano (non a caso lo hanno assassinato) e con cui Froman stabilì un rapporto di profondo e reciproco rispetto.

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Rav Froman incontra Ahmad Yasin

In una società divisa, in linea di massima tra coloro che vorrebbero che i nativi palestinesi scomparissero, e quelli che provano una certa compassione per loro, il rispetto e il riconoscimento alla pari sono quasi inconcepibili: persino la decisione di non bombardare più diventa "unilaterale".

Facendo riferimento alle dichiarazioni di Sheykh Ahmad Yasin, Froman disse:

"La radice del problema è l’arroganza israeliana e americana. Se i governi israeliani avessero colto queste occasioni, non solo ci saremmo risparmiati tanto sangue versato e ci sarebbe un cessate il fuoco tra i nostri due popoli, ma non ci sarebbe stato l’attacco al Centro Mondiale del Commercio e non ci sarebbe stata alcuna invasione americana dell’Iraq."

Più concretamente, Menachem Froman ha cercato di gettare le basi perché si smettesse davvero di sparare.

Nell’estate del 2006, dopo la cattura del soldato israeliano Gilad Shalit, Froman organizzò un incontro con il deputato di Hamas, Muhammad Abu Tir, con il ministro palestinese per Gerusalemme e con tre rabbini: insieme avrebbero dovuto fare un appello per il rilascio del soldato rapito, assieme al graduale rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi e l’avvio di negoziati per un accordo di pace basato sulle frontiere del 1967.

Israele rispose arrestando i due interlocutori palestinesi e ingiungendo agli altri rabbini di non presentarsi all’incontro. Il giorno dopo, attaccarono Gaza, in una tremenda offensiva che  fu però poco notata, perché coperta dalla contemporanea guerra contro il Libano.

Di nuovo, nel mese di febbraio del 2008 – mille e passa morti fa – Menachem Froman ha stilato un accordo con Khalid Amayreh, un giornalista palestinese, fiero oppositore del regime collaborazionista di Abu Mazen (alcuni giorni fa è stato brevemente arrestato dalla polizia di Abu Mazen).

L’accordo era a titolo personale, ma Khalid Amayreh lo sottopose ai vertici di Hamas, che lo approvarono in pieno.

I dettagli furono pubblicati su Haaretz il 4 febbraio.

"Dio è il più grande di tutti – iniziava il documento – e Lui solo può porre fine ai problemi tra il nobile popolo palestinese e il distinto popolo ebraico nella Terra Santa".

Non si chiedeva a Hamas di "riconoscere lo stato d’Israele", cioè il furto dell’80 percento del territorio della Palestina.

Hamas però riconosceva la presenza ebraica in Palestina, compresi quindi i coloni religiosi in Cisgiordania.

E così Froman toglieva di mezzo le due grandi barriere psicologiche a un accordo: il rifiuto palestinese di riconoscere il proprio esproprio e la paura ebraica di essere cacciati.

Concretamente, il documento – se fosse stato approvato da Israele – avrebbe imposto a Israele la fine dell’assedio a Gaza e avrebbe permesso relazioni economiche tra Gaza e il resto del mondo, con l’apertura di tutti i confini. Il governo d’Israele avrebbe posto fine a

"ogni attività ostile nei confronti della striscia di Gaza, compresi gli omicidi mirati, le imboscate, i bombardamenti aerei e ogni incursione nel territorio di Gaza e avrebbe posto fine agli arresti, alla detenzione e alla persecuzione dei palestinesi nella Striscia".

In cambio, i palestinesi si sarebbero impegnati a porre fine a ogni attacco contro Israele e a imporre il cessate il fuoco a tutti i gruppi operanti nella Striscia.

Sarebbero stati rilasciati il prigioniero israeliano Gilad Shalit e i prigionieri palestinesi.

Il governo israeliano non ha mai risposto alla proposta.

Salvo considerare il massacro di Hanukka una risposta.

Unilaterale.

Ricordiamo il tentativo di Menachem Froman con alcune foto del matrimonio di sua figlia Set, riprese dal fotografo Damon Lynch.

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Nota:

[1] Su questo tema rimosso, si consiglia la lettura di Yakov Rabkin, Una minaccia interna. Storia dell’opposizione ebraica al sionismo.

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15 Responses to E pensare che la pace era pronta…

  1. utente anonimo says:

    >> “la paura ebraica di essere cacciati.”

    scusa ma qui siamo molto manchevoli, manca “di essere cacciati in uno stato in cui gli ebrei siano alla mercè della tendenza a prendere a calci nel culo gli ebrei che tanto spesso ha caratterizzato la storia”

    sai, notavo che quando si parla dello status degli ebrei nei paesi islamici, si dice sempre che stavano meglio che nei paesi cristiani, il che dopo un pò induce a chiedersi: “ma in assoluto, come stavano? come erano trattati? quali erano i loro diritti?”

    chiaro, per un fanatico religioso, almeno all’inizio, può essere sufficiente vivere in Terra Santa. però non è una situazione generalizzata nè duratura

    ciao

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Bisogna fare dei distinguo Miguel.

    Il Gush Emunim è stato fondato da Levinger, probabilmente il più fanatico tra i “”coloni ebrei estremisti religiosi”. I suoi discepoli stanno ancora ad Hebron, e ti assicuro che sono estremi nell’accezione negativa del termine.

    Kook sarà stato anche “illuminato”, ma il Gush è servito a organzzare e sponsorizzare un’occupazione comunque illegale e violenta in ogni sua espressione, anche perchè il 90% delle volte utilizzata e supportata dall’esercito.

    diego

  3. PinoMamet says:

    Sai Francesco

    io sono sempre chiesto come vivesse la comunità cinese nel Giappone dell’epoca Tokugawa: come erano trattati? quali erano i loro diritti?

    Ma soprattutto, cosa cazzo ce ne frega OGGI?

    Ciao! :-)

  4. falecius says:

    Miguel, non capisco questa parte:

    “L’antisionismo e il sionismo religioso rappresentano insieme quell’Oriente che l’Occidente moderno ha sempre odiato: l’irrazionale ritualità dei barbuti semiti e fondamentalisti, che invece di vivere allegramente il narcisismo consumista si aggrappano ai loro testi sacri. Capri espiatori perfetti, tanto per islamofobi italici quanto per evoluti liberal israeliani.”

  5. utente anonimo says:

    x Pino

    la tua domanda mi pare volutamente ingenua, visto che si parla del destino FUTURO degli ebrei.

    Ciao

    Francesco

    PS mi sa che anche i coloni sionisti più fanatici e razzisti appartengano di pieno diritto a quell’irrazionale ritualità dei barbuti semiti e fondamentalisti che tanto piace a Miguel

  6. PinoMamet says:

    Non spetta a me rispondere, ma mi permetto di dire come l’ho intesa io:

    la religiosità dei barbuti alla Froman, declinata tanto in chiave sionista quanto antisionista, è in fondo quanto di più lontano si possa immaginare dall'”occidentale” razionale, quello della logica, dei laboratori, la genetica, i computer e le bombe intelligenti e tutto il cucuzzaro.

    In fondo Froman, ma anche i barbuti sionisti, sono più vicini a Ahmad Yassin o al predicatore della moschea ricavata nel capannone nel quartiere industriale, quello che, pur essendo arabo, si ostina a girare proprio vestito da arabo :-)

    Naturalmente l’Occidente aiuterà i barbuti sionisti, perché in questo momento gli fanno comodo contro altri barbuti ritenuti più pericolosi; e, per contro, limiterà e ridicolizzerà i barbuti ebrei anti-sionisti, pericolosi amici del nemico.

    Ma sbaglierebbe tanto l’ “occidentale” che, fraintendendo la religiosità dei Froman e compagnia, li mettesse nello stesso calderone del secolo dei Lumi, Voltaire, la bomba atomica e l’energia elettrica e il buon senso, quanto il sionista che, per il fatto che qualcuno blatera di civiltà giudaicocristiana, pensasse davvero che uno, dopo aver ridicolizzato l’imam di Biella per via che porta la barba e gira con il camicione e non mangia maiale, non ridicolizzerebbe e limitasse e danneggiasse anche Froman che porta barba e cernecchi e tzitzit e non mangia maiale e ha mille altre abitudini “irrazionali”.;

    è solo che se ne vedono meno, tutto qua.

    Ciao!

  7. PinoMamet says:

    Rispondo anche a te, Francesco:

    il destino futuro degli ebrei non israeliani è per me negli stati in cui già vivono e di cui sono cittadini a pieno titolo e a pari diritti con tutti gli altri.

    Quello degli ebrei israeliani è con ogni verosimiglianza in Israele, tranne quelli che comprensibilmente si rompono i coglioni di stare in quella di gabbia di matti e fanno la “discesa” in America o in Europa (manco pochi).

    Stop.

    Ora quando si parla di armeni o di cinesi o di kurdi (visto che ai filosionisti, avrai notato, quando si parla di palestinesi, piace sempre citare altre etnie a mo’ di paragone) nessuno se ne salta su con regolarità a piangere su come erano trattati due secoli fa in questo o quello stato; invece quando si parla di dare uno stato ai palestinesi, salta sempre fuori questa faccenda qua, degli ebrei che non saprebbero dove andare (perché si sa, i palestinesi, che non dispongono neanche di un esercito, li caccerebbero immediatamente in mare, non si sa come…) perché nei paesi arabi erano trattati proprio male, poverini.

    Quindi, permettimi, ma la paura ebraica di essere cacciati, a New York o Marrakesh che sia (ma poi, perché deve essere Marrakesh?) è una cagata pazzesca!

    Ciao!

  8. utente anonimo says:

    Pino

    pur non essendo ebreo, trovo la tua risposta una cagata pazzesca

    Israele si regge su equilibri fragilissimi, forse folli.

    e che molti ebrei israeliani non vogliano vederli crollare non mi stupisce troppo

    Francesco

  9. PinoMamet says:

    Fammici pensare

    sì, messa così, hai perfettamente ragione.

    Che abbiano paura, non è poi incomprensibile, lo ammetto.

    Però hanno torto lo stesso ad averla (mia valutazione personale) e comunque non può essere la loro paura a impedire la libertà degli altri.

    Ciao!

  10. utente anonimo says:

    >> non può essere la loro paura a impedire la libertà degli altri.

    diciamo che se fosse così facile non ci sarebbe il problema, non credi? Per la paura degli israeliani, l’unico palestinese buono è quello emigrato altrove e senza grilli per la testa. O morto, se preferisce.

    Quello che non capisco è perchè solo per gli israeliani questo desiderio è immorale, per tutti gli altri popoli invasori vale il metodo che la storia non si giudica.

    Francesco

  11. PinoMamet says:

    Parla per te: io la giudico eccome! :-)

    Casomai a me capita di notare che sono gli israeliani a non volere assolutamente alcun paragone con altri popoli, sempre rifiutato con sdegno accompagnato da alte grida di antisemita antisemita.

    (“siamo stati sterminati”- “anche gli armeni e i sioux”- “antisemita antisemita!”;

    “uqesta terra ci appartiene” “sarà ma siete invasori come gli americani e gli australiani”- “antisemita antisemita!” ecc. ecc., ad libitum)

    Ciao!

  12. utente anonimo says:

    mica è colpa mia se è pieno di sionisti cretini, è che io vado oltre senza degnarli di uno sguardo e, ciononostante, rimango in forte disaccordo con Miguel.

    diciamo che sono perplesso sul fatto che, esistendo validi argomenti pro-Israele, i “sionisti” ne usino tanti di pessimi.

    Francesco

  13. RitvanShehi says:

    >Casomai a me capita di notare che sono gli israeliani a non volere assolutamente alcun paragone con altri popoli, sempre rifiutato con sdegno accompagnato da alte grida di antisemita antisemita.PinoMamet< Beh, se i paragoni sono un po’ ad minchiam, capisco le urla “antisemita!”:-) >(“siamo stati sterminati”- “anche gli armeni e i sioux”- “antisemita antisemita!”;<
    Appunto, gli armeni c’hanno il loro Stato, che si chiama-mi pare:-) “Armenia”. Allora perché si vuole la scomparsa di Israele?

    >”questa terra ci appartiene” “sarà ma siete invasori come gli americani e gli australiani”- “antisemita antisemita!” ecc. ecc., ad libitum)<
    Ti risulta forse che gli avi di Cristoforo Colombo o dei padri pellegrini abbiano abitato l’America prima di Cristo? No? Appunto, allora il paragone risulta un po’ ad minchiam. Pertanto, l’incazzatura dei “perfidi giudei” mi sembra sacrosanta.

  14. zialaura says:

    La politica sostiene Israele …

    [..] …. mentre nelle piazze si manifesta contro i massacri di Gaza Settima parte Screditare la cultura islamica Da Obadiah Shoher, : postato da kelebek alle 05:05 | link | commenti (5) venerdì, 23 gennaio 2009 E pensare che la pace era [..]

  15. zialaura says:

    La politica sostiene Israele …

    [..] …. mentre nelle piazze si manifesta contro i massacri di Gaza E così Froman toglieva di mezzo le due grandi barriere psicologiche a un accordo: il rifiuto palestinese di riconoscere il proprio esproprio e la paura ebraica di essere cacciati. [..]

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