Per non pensare ai bambini di Gaza, immaginate la faccia di Napolitano

Oggi il sito del Corriere della Sera lancia il suo missile quotidiano sul popolo italiano. Il contenuto è sempre quello, dai tempi dei primi gargarismi di Oriana Fallaci: chi è contro Israele è antisemita.

L’addetto al lancio mattutino è Gian Antonio Stella.  Il titolista è uscito per prendersi il caffè e ha acceso il generatore automatico:

Antisemitismo, l’«equivoco» a sinistra
Dalle accuse di Stalin a Trockij all’eterno ritorno del sentimento antisionista

Invece, Gian Antonio Stella ci mette un ingrediente a dir poco originale.

Ora, la gente ha visto i bambini assassinati a Gaza.

Chi vede quelle immagini, ci resta male.

Per farsi passare il male, bisogna pensare alla faccia del Presidente Giorgio Napolitano che spiega che c’era dell’antisemitismo nel PCI prima del 1980.

In effetti, come terapia è originale. Ecco la ricetta:

"C’è chi dirà: ma li avete visti, oggi, i bambini di Gaza? Immagini che fermano il respiro. Ma proprio per questo, a chi come l’ex deputato rifondarolo Francesco Caruso disse (in momenti diversi) che era «meglio essere uno di Hamas all’italiana, che un Mastella alla palestinese», vale la pena di ricordare quanto spiegò anni fa Giorgio Napolitano. Riconoscendo che «prima che nel Pci, a partire dagli anni 80, si affermasse una posizione politica coerente, se c’era antisemitismo si presentava nelle vesti di antisionismo». Ricordò, il futuro capo dello Stato, che «si protrasse a lungo l’equivoco di una contrapposizione al sionismo: come se questo costituisse un’ideologia reazionaria che nulla aveva a che vedere con la storia del popolo ebraico, e come se fosse l’incarnazione di un disegno di oppressione nei confronti dei palestinesi, un disegno di potenza dello Stato d’Israele». Ecco, possibile che quell’«equivoco» possa protrarsi ancora?"

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6 Responses to Per non pensare ai bambini di Gaza, immaginate la faccia di Napolitano

  1. utente anonimo says:

    Sul Corriere tempo fa lessi un articolone a piena pagina di Claudio Magris: “Non è giusto scusarsi per le colpe dei padri”, che mi spiazzò per la sua onestà intellettuale, virtù quasi sconosciuta agli editorialisti di via Solferino.

    http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/64756/Non_%C3%A8_giusto_scusarsi_per_le_colpe_dei_padri

    Eduard

  2. utente anonimo says:

    Forse Stella dimentica che il sionismo fu condannato già trent’anni fa dall’Onu. Antisemiti anche loro?

    satyajit

  3. utente anonimo says:

    Per Eduard, n. 1: sono andato a leggermi l’articolo di Magris. Grazie della segnalazione, è ottimo. Ma Magris è un intellettuale, Stella è un giornalista. Non è che uno sia sempre migliore dell’altro, sappiamo quanti intellettuali rivoltanti ci siano. Ma l’intellettuale deve, a partire dai fatti, saper proporre interpretazioni e spunti di riflessione. Molti giornalisti, quando ci provano, falliscono il compito (succede anche a Travaglio, il cui libro più interessante, “La scomparsa dei fatti” è forse anche il più debole).

    Marcello Teofilatto

  4. Ulisse9 says:

    E’ l’asso nella manica dei sionisti:

    antisionismo=antisemitismo.

    La giocano sempre, in modo bipartisan, quando vogliono difendere i misfatti israeliani

  5. utente anonimo says:

    Marcello,

    in che senso debole?

    nel senso che i fatti sono riportati in modo approssimativo o che le analisi che ne trae sono opinabili?

    (sì, lo so, non è sempre facile scindere… chiedo perché non l’ho letto)

    Z.

  6. utente anonimo says:

    Per Z, n. 5: debole nel senso che la tesi è condivisibile (la sostanziale scomparsa dei fatti), ma, guarda caso, i fatti riportati sono alcuni e non altri (non quelli, per es., puntualmente denunciati da Paolo Barnard in “Perché ci odiano”). Anche su alcune ricostruzioni si potrebbe discutere (come la faccenda Buttiglione). Stimo Travaglio, ma amicus Plato, sed magis amica veritas: quando propone una chiave interpretativa dei peraltro molti fatti che raccoglie, non è sempre convincente. Però il problema che denuncia è serio: il libro funziona come indicazione di metodo, magari da usare contro lo stesso Travaglio, quando non se ne condividono le conclusioni (come, per quanto mi riguarda, sul Medio Oriente).

    Un saluto da Marcello Teofilatto

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