Gaza, la guerra ridipinta di Mario Giordano

Il Giornale (il quotidiano del Berlusconi scemo) è stato colto nel sacco, mentre ritoccava pesantemente due foto della guerra in corso, per renderle più eccitanti.

Non mi sembra che la falsificazione abbia particolari fini propagandistici. Era solo perché in guerra vediamo sempre il prima o il dopo, ma quasi mai – come invece al cinema – il mentre.

E quando stai in metropolitana e hai la fortuna di poter aprire e sfogliare il giornale per due minuti, è il mentre che ti vuoi godere.

Secondo me, quindi, più cialtroneria che altro. Ma quello che è interessante è pensare quante altre immagini giornalistiche possano essere truccate, da redattori più accorti.

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14 Responses to Gaza, la guerra ridipinta di Mario Giordano

  1. utente anonimo says:

    un’altra cosa che è interessante pensare è che nonostante chiunque abbia più di 10 anni sa che le foto si possono ritoccare e vengono effettivamente ritoccate,

    si leggano in continuazione frasi del tipo “tizio è cattivo cattivo e fa delle cose brutte brutte e queste ne sono la prova”…

    roberto

  2. utente anonimo says:

    sì in effetti la motivazione di Miguel mi sembra più sensata di quella del sito che analizza il fotomontaggio, concordo anch’io con roberto a #1. l’ho segnalata ad un antropologo assieme al commento di questo blog, così se vuole si diverte a lezione

    dorian

  3. utente anonimo says:

    roberto non capisco

    una cosa è sapere che si possono ritoccare, un’altra è dire che ritoccare le foto fa parte del lavoro di un giornalista

    no, fa parte del lavoro di un cattivo giornalista

    renna

  4. utente anonimo says:

    Venezuela en París fue víctima de un ataque durante la noche del 14 al 15 de enero, hecho reivindicado a través de un graffiti por la Unión de Estudiantes Judíos de Francia (UEJF). http://aporrea.org/venezuelaexterior/n127164.html

    Miguel, dovresti correre a Parigi e provare a spiegarglielo tu a questi “giovani israeliani preadottati” che praticare, o meglio, militare l’ebraismo non significa anche appoggiare il sionismo.

    Vedi, ci ho pensato a lungo e per questo solo ora ti rispondo: anche facendo il tremendo sacrificio di adottare un “giovane israeliano” (non so se hai mai avuto il piacere di convivere anche solo alcune ore con un plotone di para-turisti dell’entitá in vacanze d’occupazione), sembra che il problema non si risolva. Ho un po’ paura che poi il giovane riconoscente mi chiuda nel bagno, mi tagli l’acqua e mi venga a pestare di tanto in tanto perché lo terrorizzo bussando alla porta. Affitto un piccolo appartamento… anche per i vicini, sai… se poi inizia a sostenere alle riunioni di condominio che tutto l’edificio gli spetta per volere divino… é un po’ imbarazzante.

    IL nazicomislamrevisionista di prima.

    PS: Ormai entrato appieno nel nickpersonaggio. E che personaggio! Una parte di me, quella diciamo piú “corretta”, mi guarda con sospetto e non mi riconosce piú, ma la parte che credo piú onesta mi domanda: perché é lecito condannare un’ideologia fino a metterla fuorilegge (come il nazismo) ed é reato quando questa si nasconde dietro una religione? Chiaro, sempre che non si tratti dell’islam che metteilburkalledonneeglitagliailclitoride.

    Non conosco esattamente i termini legali della questione. Sto dicendo qualcosa di illegale? Se consideri sconveniente il commento cancellalo pure, o, tal vez… Che il mio blog favorito diventi anche il piú pericoloso del mondo!!!

  5. utente anonimo says:

    renna,

    sono d’accordo, ma volevo dire un’altra cosa.

    una foto nuda e cruda non vuol dire assolutamente nulla. potrebbe essere truccata, potrebbe essere fuori contesto ecc….

    ricordi le foto dei soldati americani che si facevano fare un servizietto da una donna irakena e che poi risulto’ tratta da un film porno?

    ebbene, magari sarà pure capitata una situazione del genere, ma *quella* foto non provava un bel nulla.

    insomma, sono d’accordo che non è una bella cosa, ma stando cosi’ le cose, a me sembra che i falsi, i fotoshop, gli usi a sproposito (da parte di giornalisti ma anche di chi fa “informazione dal basso”) sono talmente ricorrenti, che non capisco come “la prova fotografica” possa essere invocata cosi’ spesso ed in maniera cosi’ acritica.

    roberto

  6. PinoMamet says:

    Mi stupisce, e un po’ mi rassicura, il fatto che le foto in questione siano ritoccate così male.

    Non sono dentro il mondo del giornalismo; ma, se le cose funzionano come altri in mondi che conosco un po’ meglio, probabilmente la causa di questo è il generale declino della qualità delle cose “made in Italy”, dovuto al far lavorare amici, parenti, gente a cui si deve o si chiede un favore ecc. piuttosto che i professionisti seri

    (in Italia ce ne sono di bravissimi, e Il Giornale ci propina l’elicottero ritagliato del collage delle scuole elementari…)

    Ciao!

  7. utente anonimo says:

    in effetti ho visto il pastrocchio su internet e lo definirei un collage, non un falso maldestro

    saluti

    Francesco

  8. liberameri says:

    Potrebbe sembrare una cosa di non troppo peso, visto il contesto in cui ci troviamo. Potrebbe apparire non voluta, un fotomontaggio un pò becero e domestico, una menzogna nata dall’imperizia – considerata la testata e, soprattutto, il soggetto che la dirige. Invece il ritocco fotografico del Giornale è voluto, ponderato e disinvoltamente messo in atto. Quindi, è molto grave.

    La logica cui risponde è quella di dare al lettore l’impressione di essere in un videogioco, in un fumetto. Il cielo elettrico, il finto bombardamento, l’elicottero gigante che incombe su rovine alla Ken Shiro: tutto questo dà l’impressione di giocare-alla-guerra. La guerra non è vera, non fa male. Non ci sono urla di dolore, menomazioni insopportabili che bruciano carne umana all’aria aperta. Non c’è polvere, né sangue misto a fango misto a membra miste ad altri pezzi di carne, esplosa con coscienza propria e altrui. E le didascalie (più sfacciate, nella menzogna) accompagnano con coerenza le immagini cui si riferiscono. Come quando con l’infografica si rappresentano, su cartine colorate, soldatini verde oliva, percorsi di piccoli tankini, F-16 in miniatura con traiettoriucce disegnate a pallini rossi e piccole esplosioncine. Che so, in corrispondenza di un rifugio dell’Onu dove sono morte 40 persone. Ma fa tanto Risiko! Vuoi che quel tankino che si avvicina a Gaza Ciy, poi riesca addirittura a spappolare una casa e le vite che contiene? Suvvia.

    Il Giornale deve rassicurare che la guerra è lontana, che non fa male a nessuno, che è un prezzo che si deve pagare perché sì. E basta. Deve trasmettere il senso del gioco tattico, della sfida militare. Non del dolore irreversibile.

    Quando invece vogliono somministrartelo, quel dolore irreversibile, lo sanno fare benissimo. E d’improvviso smettono di essere beceri e pecorecci: basta pensare all’icona delle Twin Towers, alle donne ricoperte di polvere che gridavano davanti agli obbiettivi con le bocche spalancate, colme di cenere. Tutti ce le ricordiamo.

    Non fateli, dunque, più stupidi e per questo – magari – un pò meno responsabili delle loro azioni. Non è una questione di cinema, è la necessità – assolutamente propagandistica – di trasmettere una percezione già determinata, già confezionata. Funzionale a far stare il proprio lettore – già borghese, conservatore e tendenzialmente cinico – tranquillo, nell’illusione che in fondo, sostenendo Israele, non si sta poi facendo tutto questo male chissàcchì.

    Comunque, le foto le ritoccano spesso. A volte, anche per questioni di deontologia professionale del giornalista. Immagini raccapriccianti, ad esempio, non se ne possono pubblicare. Una delle foto più diffuse dell’attentato alla stazione di Atocha mostrava, accanto ad un vagone divelto, il braccio mozzato di un uomo. Beh, tutti i giornali avevano pubblicato quella foto. Ma in nessuno appariva il braccio in questione (o perché tagliato, o perché “asportato” disinvoltamente dal piano). Non si potrà fare, ma lo fanno tutti. Tutti. E poi c’è il problema delle agenzie, delle poche immagini in circolazione…

    Io, naturalmente, sono per la realtà al 100%. Soprattutto perché mi sembra ridicolo distogliere lo sguardo da qualcosa che esiste comunque. E’ come proteggere delle coscienze in stato di minorità dall’alto di chissà quale autorevole occhio discriminante. Bah. Scusate, ma è un argomento che mi sta molto a cuore.

  9. PinoMamet says:

    Liberameri

    non so se sono d’accordo con te, o no.

    Voglio dire, quello che dici è tutto vero, secondo me; tranne che non credo che ci sia proprio una volontà cosciente.

    Io il Giornale non lo leggo, cioè;

    ma non faccio fatica a credere che le foto di palestinesi agonizzanti o mutilati non le apprezzino particolarmente, da quelle parti.

    Però secondo me l’elicotterino, il soldatino in posa ecc. ce li mettono non perché ci sia dietro chissà quale studio o volontà manipolatoria, ma proprio perché a loro piacciono così. la guerra per loro è quella, è quello il modo in cui “deve” essere mostrata perché è così che la vedono.

    La manipolazione è già all’opera dentro le loro menti, ed è anche poi il risultato del loro operato, ma ne sono vittime tanto quanto (parzialmente) inconsapevoli propugnatori.

    Per il redattore del Giornale la guerra a Gaza è il soldatino in posa con l’elicottero (nella sua sintassi, credo che per lui l’elicottero voglia dire “buono”- potente, veloce, moderno, dalla parte del bene- almeno quanto per noialtri vuol dire “cattivo”- sterminatore, sproporzionato, ineluttabile) come l’invasione dell’Iraq erano le cartine con i puntini e le fantastorie di eroiche soldatesse rapite dagli arabi/predoni e liberate dai marines/”eroe bianco” (poi costruite a tavolino, si è saputo) e non Abu Ghraib o i bambini bruciati dal fosforo bianco.

    Cioè, hai ragione tu, in un certo senso, come in un certo senso ce l’ha Francesco:

    è un collage, secondo chi l’ha fatto innocuo, ma nei risultati è una manipolazione: perché la guerra non è quella roba lì.

    Ciao!

  10. utente anonimo says:

    Francesco,

    – in effetti ho visto il pastrocchio su internet e lo definirei un collage, non un falso maldestro —

    …un po’ come quell’avvocato che ho senito anni fa mentre discuteva un processo per rissa :

    “beh, signor giudice, la definirei un’occasione di scontro vivace, non proprio una rissa…”

    :-)

    Z.

  11. utente anonimo says:

    a mio avviso il “collage” ha il chiaro obiettivo di mostrare quel che succede a Gaza come un conflitto (da una parte l’elicottero, dall’altra un palazzo dal quale parte un razzo…) come una battaglia e non come un massacro… la scena dà l’idea di un edificio distrutto a causa di furiosi combattimenti, non ad un palazzo civile bombardato…

    a pensar male si fa peccato, ma…

    Martin V.

  12. utente anonimo says:

    liberameri,

    io invece sono per meno immagini possibili.

    aggiunge qualcosa al racconto dell’orrore di atocha la foto del braccio mozzato?

    aggiunge qualcosa ai racconti da gaza la foto della testa della bimba che abbiamo visto su tutti i giornali?

    io credo proprio di no, a meno che non si tratti di soddisfare un certo gusto del macabro che va di moda in questi tempi….

    roberto

  13. liberameri says:

    Non aggiunge né toglie. E’ la realtà. Se accetti che la si manipoli per eliminare un “macabro superfluo” (ma è la realtà ad essere macabra, non ha senso il concetto di superfluo. La realtà è qualla che è e non la possiamo cambiare a seconda della nostra sensibilità), apri una breccia in cui faranno passare di tutto. Anche l’eliminazione del sangue e dei brandelli di carne dallo scenario di un dopo-bombardamento. Che serve – è tautologico – a chi quelle bombe le ha sganciate, per falsare la coscienza di chi dovrà giustificare o condannare il suo crimine. Non si può far passare il principio nemmeno una volta. Non si manipolano le immagini. E basta.

  14. utente anonimo says:

    liberameri,

    sono d’accordo che le immagini non vadano modificate, solo che sostengo che certe immagini non vadano nemmeno pubblicate, proprio perché inutili.

    se scrivo su un giornale “missile entra in casa e riduce a brandelli una famiglia”, l’aggiungere i brandelli è perfettamente inutile.

    non ho ancora chiaro il perché ma mi viene spontaneo associare la “voglia di macabro” alla pornografia più che alla “voglia di realtà”

    peccato che tra un po’ miguel ci caccia, ma non ne parli di queste cose sul tuo blog?

    roberto

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