No, l'escursione a Gaza non è prevista

Se abitate negli Stati Uniti e avete una figlia nella prima adolescenza, potete mandarla a fare un viaggio di sei settimane in Israele con il programma Camp Chavayot.

Si assicura "luxury accommodation", "five-star breakfast, lunch and dinner", nonché incontri con Effie Eitam, un deputato israeliano famoso per aver definito i nativi palestinesi un "cancro" e aver chiesto il divieto di elezione per parlamentari non ebrei.

Durante il viaggio, le ragazzine si possono anche divertire con alcuni giochi come questi.

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Then all back home, girls.

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21 Responses to No, l'escursione a Gaza non è prevista

  1. PinoMamet says:

    Ragazzini educati al culto della guerra.

    palestinesi= cattivo

    israeliani e simpatizzanti=buono.

    :-(

  2. utente anonimo says:

    beh, non noto differenze nell’educazione dell’altra squadra.

    il che è buona parte del problema.

    non posso che ribadire il mio “c’ha proprio ragione il Papa”

    ciao

    Francesco

  3. kelebek says:

    Differenza.

    Che i ragazzini palestinesi non vanno a giocare con i carri armati nel New Jersey.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    irrilevante differenza di mezzi, qualche anno fa andavano in Libano a giocare cogli AK47.

    è il gioco che conta, non quanto hai pagato le scarpette chiodate

    Francesco

  5. PinoMamet says:

    Mica del tutto vero, Francesco.

    Prima di tutto, i bambini palestinesi travestiti da guerriglieri o attentatori suicidi, sono figli della disperazione.

    Queste ragazzine qua, chiaramente, no.

    (Illuminante la pagina che si apre cliccando il link: “sarà pericoloso mandarle in Israele?”- “no signora, non si preoccupi, abbiamo sempre un soldato-paramedico che le protegge e poi D-o ci guarda dall’alto…”)

    Questi là “vogliono morire”;

    queste qua “vogliono vivereeee”, sorridenti, a costo di passare sul tuo cadavere.

    Scusate, ma l’impressione che mi danno è proprio questa.

    Poi c’è un’altra considerazione.

    Gli Stati Uniti d’America sono fatti da individui, ma anche da “nazioni”, indigene o importate; comunità con legami anche molto forti: italiani, armeni, ucraini, greci, samoani…

    Queste comunità mantengono legami più o meno saldi con la madrepatria, che possono benissimo includere iniziative simili a queste (viaggi-studio nel paese dei nonni), non so con quanto seguito.

    Ma non mi risulta che nessuna proponga con tanta insistenza questa educazione “balillistica” della propria gioventù.

    Gli italo-americani non mandano i propri figli a giocare coi Leopard dell’esercito italiano, che sarebbe alquanto stupito di vedersi le caserme invase da una torma di ragazzine americane; né ha mai appoggiato o proposto iniziative in tal senso.

    Invece le iniziative di questo tipo rivolte da Israele o da qualche comunità sionista al mercato americano si sprecano: mesi fa mi sono imbattuto in una che invitava a vivere per tre mesi come ausiliario dell’esercito israeliano, per dirne una particolarmente chiara.

    Non ci vuole un dietrologo o complottista per pensare che dietro queste iniziative ci sia lo sforzo di tutto l’apparato pro-coloni sionista, con la collaborazione attiva dello stato israeliano.

  6. PinoMamet says:

    Insomma, qualcuno ha deciso che il ragazzo ebreo americano doveva identificarsi non più con Spielberg o con Seinfeld ma con Moshe Dayan e Golda Meyr; e qualcuno ci sta pure cascando, che è peggio.

  7. utente anonimo says:

    altra opzione da poter scegliere al posto della villeggiatura in caserma ebrea è il viaggio studio nei campi di concentramento in germania e polonia.

    questo vale per tutte le giovani leve occidentali..per non dimenticare e per accendere la miccia dell’odio verso chi torce un sol capello agli eletti.

  8. PinoMamet says:

    Non ho però idea dei numeri che iniziative simili a questa riescono a raccogliere.

    Come per il bambino palestinese travestito da “shahid”, una cosa è una foto su internet, un’altra la realtà…

    magari sono i soliti quattro esaltati, che non mancano mai, ma sarebbe sbagliatissimo identificare con tutta la comunità.

  9. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 7

    Io conosco un numero non indifferente di americani di origini ebraiche; anzi, conosco decisamente più americani che italiani di origine ebraica.

    Ovviamente attiro quelli antisionisti o comunque per nulla affezionati a Israele, per cui non ho un metro statistico molto valido.

    Comunque l’impressione che ho è che chi partecipa ad attività come quelle descritte nel post sia certamente una minoranza, ma non microscopica.

    Ovviamente questo non qualifica affatto l’americano medio di origini ebraiche, e nemmeno quello che si sente in qualche misura ebreo.

    Il problema è che basta qualche centinaio di miliardari americani di origine ebraica, che vuole sentirsi importante dentro la comunità, per pesare molto.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    >> i bambini palestinesi travestiti da guerriglieri o attentatori suicidi, sono figli della disperazione.

    Questa è cattiva apologia dei bravi fdp che spingono a certe cose, e si potrebbe dire lo stesso dei terroristi sionisti degli anni ’30 e ’40, la cui lotta “disperata” viene oggi continuata da Tsahal e coloni armati.

    Con questa logica, resta solo il tifo da stadio e qualche esaltato che entra in campo per davvero.

    “qualcuno ha deciso che il ragazzino palestinese deve identificarsi con Arafat o con Hamas” sarebbe altrettanto vero.

    Ciao

    Francesco

    PS solo la “nazione” ebraica ha ragione di ritenere che un ebreo disarmato è un ebreo morto, che sia vero o meno.

  11. utente anonimo says:

    Per Francesco (ma non solo, ovviamente)

    Differenza: i palestinesi difendono il loro diritto ad esistere; i sionisti portano avanti una politica colonialista (con l’inevitabile seguito di ideologia razzista: una terra senza popolo per un popolo senza terra).

    Saluti

    RF

  12. utente anonimo says:

    I sionisti e in generale gli israeliani sono convintissimi di difendere il proprio diritto ad esistere. E non mi sento di dar loro torto.

    Francesco, che non è nè sionista nè israeliano

  13. utente anonimo says:

    beh, per me i Palestinesi rivendicano il diritto ad esistere, mentre gli Israeliani possono rivendicare al più un diritto a vivere in pace, chè è già una gran bella differenza!

    propal

  14. utente anonimo says:

    no, entrambi rivendicano il diritto a vivere in Palestina e sono molto vaghi sui confini e sul destino dell’altro popolo

    Francesco

  15. kelebek says:

    Per Francesco n. 10

    Beh, uno rivendica pure di vivere a New York!

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    buono Miguel che lo so che rivorresti tutto quello che vi hanno rubato con la guerra del 1840 (o 1850), insomma metà dell’attuale sud-ovest degli USA!

    ciao

    Francesco

  17. PinoMamet says:

    Credo che ormai potrebbero rivendicarlo anche per ragioni demografiche…

  18. utente anonimo says:

    volevo dire che per quanto gli Israeliani si dicano “spaventati” da coloro che non difendono il loro “diritto ad esistere” di fatto esistono (e sono vivi e vegeti e hanno la maggior parte di quel territorio) e a parte 20 morti negli ultimi anni, nessuno può “praticamente” e “fattivamente” mettere in dubbio questo fatto (almeno di non voler turbare, e di molto, delicati equilibri internazionali). Quindi, per me, loro rivendicano il diritto a non avere quei 20 morti, punto. La situazione dei Palestinesi è molto diversa…

    Capisco che è un analisi piuttosto semplicistica, o alle vongole come si usa dire qui, ma io ho questa percezione.

    propal

  19. utente anonimo says:

    Pino,

    – Credo che ormai potrebbero rivendicarlo anche per ragioni demografiche… —

    E soprattutto avrebbero diritto di farlo in nome di Paulina Rubio!

    Z.

  20. utente anonimo says:

    come no, proprio come aPuerto Rico. E’ pieno di latinos c he vorrebbero secedere dagli USA e tornare ad essere messicani, hanno attraversato fiume e deserto apposta!

    ragioni democratiche, non demografiche!

    Francesco

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