Tra Gaza e Milano, le Braccia che camminano

In Medio Oriente, c’è una cosa che ho sempre trovato affascinante: la salah.

La traduciamo in genere preghiera, ma c’entra poco con l’intimistica preghiera cattolica. E’ piuttosto un rito e un ritmo, con una strana applicazione geografica.

Ci vuole una mappa per apprezzarlo.

L’onda parte ancora prima dell’alba, dalle parti di Mindanao nelle Filippine, passa attraverso le isole islamiche della Tailandia e della Birmania, attraversa tutta l’India, poi – polarizzandosi in maniera crescente più tra nord e sud – scorre attraverso l’Iran. Sopra la Mecca, si inverte, perché i visi questa volta guardano sempre di più verso il sole che sorge, e infine finisce nel mare, sulle coste del Senegal.

Ma la seconda onda, quella della preghiera del mezzogiorno, è già partita. E così via: le onde non finiscono mai, da quando i musulmani sono arrivati in estremo Oriente.

Siccome è piacevole giocare con fantasie mistiche, a patto di non farne dottrine, mi piace immaginare che si tratti di una sorta di respiro necessario del pianeta.

Comunque c’è qualcosa di notevole in questo uscire fuori da ogni cosa, e in questo entrare dentro una solidarietà profonda, per poi rientrare nella normalità.

Li vedi accorrere da ogni parte, improvvisamente, messi giù gli attrezzi da lavoro, e formare improvvisi ranghi di qua e di là. Stretti, a contatto di gomito, perché non bisogna essere divisi, la fila il più possibile larga, perché davanti a Dio tutti devono essere uguali e in prima linea.

salat-indonesia

A guardare nel vuoto – magari davanti c’è l’insegna di un negozio, un cinema. Oppure, può capitare, anche il Duomo di Milano. Non ha nessuna importanza.

Io sono totalmente solidale con i lavoratori che a Milano hanno vissuto un ritmo non imposto dai loro datori di lavoro, dalla polizia o dalla televisione. Totalmente solidale con la loro solidarietà.

E trovo giusta la fusione tra la rabbia politica per il massacro a Gaza, e la profonda serenità di questo momentaneo fluire nell’eterno. Perché la vita è da sempre guerra e pace insieme.

Eppure, vedere la salah pubblica in Italia ha fatto impazzire i media e i politici.

Le spiegazioni del motivo per cui non andava bene la salah sono vaghissime – dissacrazione, arroganza, invasione sono i termini che ricorrono. Ma la cosa interessante è che non servono molte spiegazioni. Se fai vedere un gruppo di musulmani che fanno la salah in pubblico, almeno metà degli italiani comincerà a sbavare alla bocca e urlare, "polizia, fate qualcosa!"

Non è difficile capire il motivo di questo folle comportamento. La religione – islamica o cattolica – non c’entra niente. Il vero motivo si riassume nell’efficace frase, "volevamo braccia, sono venuti uomini".

C’è qualcosa di spaventoso nel vedere le Braccia che camminano. Che provano rabbia e amore. Che sono solidali tra di loro. Che fanno qualcosa che non è né lavorare, né consumare.

Bisogna spezzarli, rimandarli a produrre e comprare, cacciare nel profondo deserto della Libia chi ha alzato la testa: paradossale che nel gesto più umile di chi pone la fronte a terra davanti a Dio, ci sia contenuta tutta la dignità che terrorizza questo nostro popolo di redneck.

Se posso permettermi un consiglio ai musulmani d’Italia. Non chiedete mai scusa.

Su Milano e la salah, c’è un post meraviglioso (e lunghissimo) di Roberto Manfredini.

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One Response to Tra Gaza e Milano, le Braccia che camminano

  1. utente anonimo says:

    >> Oppure, può capitare, anche il Duomo di Milano. Non ha nessuna importanza.

    come si diceva da bambini, dubito (del può capitare quanto della nessuna importanza)

    >> E trovo giusta la fusione tra la rabbia politica per il massacro a Gaza, e la profonda serenità di questo momentaneo fluire nell’eterno.

    ops, qui stiamo elegantemente aderendo al bieco fonda-mentalismo religioso, attento :)

    per il resto, sono quasi d’accordo (tranne dove scivoli dolcemente nel proselitismo)

    mai sentito parlare di atei devoti? almeno Ferrara ha un notevole senso dell’umorismo e dell’autoironia.

    Francesco

    PS stai diventando troppo serioso, non ti sta bene

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