Due popoli, due narrative

Nella prima foto, abbiamo donne palestinesi, di Gaza per la precisione.

gaza1

Nella seconda foto, abbiamo donne sioniste. Non dico "israeliane", perché non so che passaporto abbiano: sono membri della filiale di Pittsburgh della Hadassah, l’organizzazione femminile sionista.

hadassah

Noi viviamo in un sistema mediaticamente competitivo.

Ora, lasciamo perdere i veri torti o le vere ragioni, e se Dio abbia dato o no alle signore a colori la proprietà degli uliveti delle signore in bianco e nero, per le loro vacanze estive.

Pensiamo un attimo a chi – tra questi due gruppi di donne – saprebbe organizzare meglio una conferenza stampa, senza dimenticare i rinfreschi.

Con chi si potrebbe identificare di più il teledipendente italico medio.

Chi saprebbe attaccarsi al telefono con un caporedattore in maniera più convincente.

Chi potrebbe mettere su un sito web migliore.

Chi riuscirebbe a farsi invitare meglio alle feste che contano, di imprenditori e politici.

Chi riuscirebbe a mentire in maniera più telegenica.

Quanto è difficile porsi l’altra domanda: chi ha rubato casa e terra e figli a chi.

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14 Responses to Due popoli, due narrative

  1. utente anonimo says:

    “rubato casa e terra e figli”?

    mi sei diventato leghista? o lo stesso linguaggio ad alcuni è permesso e ad altri no?

    Francesco o’ derubato

  2. kelebek says:

    Perché, ai leghisti hanno rubato casa e terra e figli?

    Puoi documentarmi qualche episodio concreto?

    Miguel Martinez

  3. PinoMamet says:

    Oggi nel tardo pomeriggio su Raidue- avevo la televisione accesa- servizio-piagnisteo, non su all’interno di quale programma, su una signora israeliana che aveva marito e figlio nell’esercito.

    Le auguro che stiano bene entrambi, per carità.

    Ovviamente la signora era accuratamente presentata come “potrebbe essere una normale donna italiana-francese-tedesca ecc.”, con casetta più o meno in ordine e tutto quanto, solo coi figli che guidano i carri armati.

    Con tutta la filopalestinesità- sì, esiste anche quella, e mi pare di averne visto tracce in diversi servizi- i palestinesi un servizio così non ce l’hanno.

    Mai visto un servizio con una famiglia palestinese (meno che mai con una araba in generale) presentata come “normale” e “potreste essere voi”.

    E nonostante tutto, l’impressione che ho avuto io, è che l’italiano medio, vedendo il servizio, continuasse a pensare “no, non potrei essere io”. Ma non saprei dire di preciso perché, solo la mia impressione.

    Ciao!

  4. Gabrielita says:

    è triste, è tutto triste. sono tristi queste foto, è tristissima quella sotto con i cinque personaggi che sembrano giocare come totò, peppino e il pittore ne “la banda degli onesti”. è triste la puntualizzazione: la politica estera non è solo d’alema. è triste il governo assente in ogni caso. è triste la gogna imposta ad arrigoni ed è tristissimo che nessuno muova un dito per oscurare quel sito (mi ricordo invece della caccia all’uomo scatenata contro quel poveraccio che pubblicò sul suo blog la già arcinota lista di docenti ebraici). è triste sentire olmert vantarsi d’aver imposto alla rice l’astensione all’onu. è triste sapere che, tra qualche giorno, sarà vietato dire “il macellaio uccide l’agnello” perché sostituito da un più consono e occidentale “ha esercitato il suo naturale diritto alla difesa facendo un uso proporzionato del coltello contro un terrorista che ha interrotto la tregua belando”… è mortalmente triste vedere straziare anche dopo morti quei bimbi trucidati allorquando perdono il loro naturale status di angioletti immolati per diventare freddi sostantivi in scudi umani dei terroristi… … sto dicendo troppe scemate, scusa…

  5. Più che “due popoli, due misure” avrei detto “due popoli, due narrative”. Una ovviamente perdente, una ovviamente vincente.

  6. kelebek says:

    Per Io sto con Hamas n. 5

    Bello.

    Ho cambiato il titolo.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    Miguel, si tratta di retorica spicciola. Potevi contrapporre la foto di familiari israeliani che piangono i morti di qualche attentato a Tel Aviv e quella dei bambini palestinesi vestiti dai genitori come piccolo guerriglieri che stringono tra le mani mitra di plasticano e inneggiano alla volonta’ di essere shaidim e uccidere bembini ebrei. Sarebbe retorica opposta ma sempre retorica. Il fatto che il mondo occidentale si trovi in maggiore sintonia (almeno questa volta) con israele e meno con i palestinesi e’ forse legato proprio a quelle immagini che mostrano un rapporto con la morte nel popolo palestinese ben diverso da quello che puo’ avere un italiano o un francese. Purtroppo per i palestinesi non solo solo le immagini desiderate come propaganda (morti ammazzati nelle strade di Gaza) a finire sui media per cui e’ forse il caso di suggerire a Hamas qualche corso di PR.

    Raffaele

  8. kelebek says:

    Per Raffaele n. 7

    Non capisco il tuo intervento.

    La domanda non era su morti.

    Era:

    “Pensiamo un attimo a chi – tra questi due gruppi di donne – saprebbe organizzare meglio una conferenza stampa, senza dimenticare i rinfreschi.”

    Questo è il nocciolo della questione.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Beh non saprei, gli arabi hanno un concetto dell’ospitalita’ incredibile (non sto scherzando) e se dovessi scegliere tra salsicce Kosher della Pensylvenia e baclauah, humus, falafel preferirei la cucina medio-orientale.

    Raffaele

  10. kelebek says:

    Per Raffaele n. 9

    E’ per questo che accetto volentieri i tuoi interventi qui.

    Miguel Martinez

  11. cloubar says:

    DUE POPOLI, DUE NARRATIVE

    [..] Chi ha rubato a chi. [..]

  12. PinoMamet says:

    “Il fatto che il mondo occidentale si trovi in maggiore sintonia (almeno questa volta) con israele e meno con i palestinesi e’ forse legato proprio a quelle immagini che mostrano un rapporto con la morte nel popolo palestinese ben diverso da quello che puo’ avere un italiano o un francese”

    Non saprei, Raffaele.

    Il problema del rapporto con la morte, come viene mostrato, non mi sembra facilmente semplificabile.

    La cultura occidentale moderna rimuove la morte, ed è saldamente schierata al fianco di chi corre meno il rischio di morire: decenni di imbarbarimento, anche televisivo e videoludico, ci hanno spinto dalla parte del “winner”, che ha sempre ragione, e verso il disprezzo per il “loser”, che muore.

    Il fenomeno, ma forse è un’impressione mia, mi sembra più radicato proprio nei giovani, e in quanti bazzicano il mondo computeristico-internettiano-cinematografico (dalla parte degli utenti): vale a dire, dei nerds, che forse proiettano nell’identificazione con il vincitore forte e nerboruto una loro fantasia di potenza e rivalsa (lo si vede in certe blog di ragazzi pro-israeliani al limite del delirio, in cui mi ero imbattuto).

    Questi senza dubbio sono pro-israeliani, prima di qualunque ragione politica, perché Israele è più forte, e più “figo” ha i carri armati e i caccia, e i palestinesi no e i negozi internet dove vende le mimetiche surplus del suo esercito (poi si lamentano che non hanno coperte, ma…) e i palestinesi no; e poi perché ha le vetrine migliori e perché “più simile a noi” nel senso che si pensa all’israeliano che va a fare surf e snowboard e comprare gli articoli di moda, e il palestinese, di nuovo, no.

    Ma la cultura occidentale ha anche alle sue spalle secoli e secoli di culto dell’eroismo e della “bella morte”, che la rendono più simile ai “barbari” palestinesi, ai musulmani che ricordano i fatti di Kerbala o anche agli ebrei del ghetto di Varsavia, piuttosto che a quelli della spiaggia di Tel Aviv; e questi secoli non si cancellano tanto facilmente, e rendono, sempre prima e aldilà di ogni considerazione pratica e politica, gli europei più vicini alla causa palestinese.

    Insomma, c’è una spaccatura che forse è anche in parte generazionale o culturale, e andrebbe indagata.

    Ciao!!

  13. utente anonimo says:

    >> Questo è il nocciolo della questione.

    Mig, sei così maledettamente certo di aver ragione, di avere tutta la ragione, da pensare veramente che il nocciolo della questione sia la capacità di comunicare?

    Allora sei veramente pericoloso. :(

    Ciao

    Francesco

  14. Harmachis says:

    Infatti Pino, questo nuovo modo di pensare è “americano”, non realmente europeo. Il problema è quanto gli europei si sentano ancora discendenti di quel vecchio continente ed anche qui l’industria culturale ha un ruolo enorme.

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