L’unica democrazia in Medio Oriente

Ieri pomeriggio, la Commissione elettorale d’Israele, costituita dai rappresentanti degli stessi partiti presenti in parlamento – ha vietato la presentazione, alle prossime elezioni, delle liste non ebraiche, attualmente presenti in parlamento con sette deputati in tutto.

Si tratta di Balad, un movimento che  "lotta per trasformare lo stato d’Israele in una democrazia per tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla loro identità etnica" e della coalizione tra la Lista araba unita e Ta’al.

Balad è stato fondato dal palestinese cristiano, Azmi Bishara, poi costretto all’esilio.

I due partiti prendono insieme circa la metà del voto arabo: l’altra metà, nella misura in cui si reca alle urne, sostiene vari partiti ebraici – anche quelli più sionisti – in cambio di piccoli interessi locali.

L’esclusione delle liste non ebraiche è stata motivata sostanzialmente con l’accusa che non fossero solidali con l’attacco a Gaza.

Può darsi che la Corte Suprema rovesci la decisione; ma la decisione è quantomeno indicativa di cosa vuole l’elettorato israeliano, tanto che anche il rappresentante del partito laburista (che pure non chiede la messa fuorilegge dei partiti non ebraici) ha votato a favore dell’esclusione.

A proposito della condizione sociale, politica e giuridica dei nativi palestinesi con passaporto israeliano, consiglio vivamente la lettura del libro di Susan Nathan, tradotto in italiano con il titolo un po’ stucchevole di Shalom fratello arabo e pubblicato da Sperling & Kupfer.[1]

Susan Nathan arrivò dall’Inghilterra in Israele come sionista e oggi è l’unica israeliana di origini ebraiche ad aver scelto di vivere in un vilaggio arabo – Tamra. In una conferenza a Siena con l’associazione Hawiyya, ha descritto così l’ambiente in cui vive:

"La parte della città in cui vivo è ancora come un campo profughi; nel senso che gran parte degli edifici sono costruzioni informali, con demolizioni di case ogni tanto. Adesso ci sono 30mila persone in 400 ettari, entro il 2020 saremo in 45mila, questo significa che la sovrappopolazione è simile a quella della striscia di Gaza. Non ci sono fogne, in alcune zone la raccolta rifiuti per le strade non viene effettuata. I cavi elettrici sono tesi in modo avventuroso, vi sono molti allacci illegali. Le strade non hanno nomi né numeri civici. Se volessimo confrontare la vita di Tamra con quella di un’altra cittadina israeliana, possiamo dire che viviamo su Marte".

E poi il dramma del lavoro. "C’è il 30 % di disoccupazione. E si assiste ad una vera politica di discriminazione sul lavoro. E’ vero che ci sono palestinesi che fanno il medico o l’insegnante, ma sono molto pochi. Inoltre, chi non è ebreo non può fare il soldato. E il servizio militare è una componente essenziale per la società israeliana, è al centro della società, una cosa indispensabile, anche per trovare più facilmente il lavoro. Un altro motivo della difficoltà di un lavoro è dato dalla sicurezza. Israele con questo questo pretesto giustifica qualsiasi cosa. Quindi la legge vieta agli arabi di lavorare in aziende di pubblica utilità (acqua, telefoni, elettricità), perché rappresenterebbero una minaccia".

In fondo, tutta la tremenda follia dello Scontro di Civiltà, dei Complotti Islamici, della Guerra al Terrore, è la maschera che si mette sulla disuguaglianza.

A Tamra come qui. Non è questione di "stare con gli ebrei" o "stare con i palestinesi", "stare con gli italiani" o "stare con gli immigrati". E’ questione di stare con la democrazia.

Nota:

[1] Di tutt’altra dignità il titolo originale, The Other Side of Israel.

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Susan Nathan a Tamra

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3 Responses to L’unica democrazia in Medio Oriente

  1. utente anonimo says:

    non sono d’accordo.

    se mi parli di razzismo o di odio tra ebrei e nativi sono d’accordo con te, cercare di farlo entrare in uno schema paramarxista di disuguaglianza e sfruttamento è ridicolo.

    Israele è molto più oriente di quanto vorresti ammettere, e proprio in questo atteggiamento “precapitalistico” nascono molti dei problemi solubili solo a mazzate.

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Sei così poco informato…non conosci ciò di cui parli, davvero.

    In ogni caso, perchè non guardi quanta democrazia c’è negli stati che confinano con Israele, prima di criticarlo così aspramente?

  3. kelebek says:

    Cretino n. 2

    Scusami se ti chiamo cretino, ma se non firmi – anche con un nick qualunque – ho il diritto di chiamarti come mi pare.

    Miguel Martinez

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