Gaza, il coraggio di manifestare

Cinquant’anni fa, quando i lavoratori scendevano in piazza a manifestare, potevano trovarsi davanti dei celerini molto sbrigativi. Che a volte sparavano pure.

Ma i lavoratori migranti di oggi, in particolare quelli di origine islamica, vivono in una situazione molto più precaria.

Servono di meno, e il serbatoio di coloro che li potrebbero rimpiazzare è inesauribile.

Mentre i braccianti emiliani degli anni Cinquanta potevano contare su sindacati e deputati e potevano aprire ovunque sezioni di partito e case del popolo, ai lavoratori musulmani è vietata nei fatti ogni forma di organizzazione diversa dalla frequentazione di luoghi di preghiera – difficilissimi da aprire e sotto incessante sorveglianza, controllati con microspie e telecamere, dove ogni sussurro viene registrato, per identificare eventuali "sentimenti antioccidentali".

Che non si pagano solo con il licenziamento.

C’è l’espulsione. Che può significare pure morire nel deserto libico.

E c’è il carcere: grazie alla fantasiosa creatività dei giuristi, è possibile venire arrestati con i capi di imputazione più capricciosi e imprevedibili. E con i tempi della legge italiana, anche se assolti, si possono trascorrere mesi o anni in carcere, per poi venire comunque espulsi.

Il bracciante emiliano poteva essere sfruttato, poteva anche essere disprezzato. Ma c’erano mille vincoli tra lui e la comunità in generale, compresi i ceti medi.

Mentre il lavoratore migrante musulmano è un corpo estraneo. Metà dell’Italia lo odia, metà lo ignora. E tutta l’Italia comunque subisce un’incessante pioggia di islamofobia mediatica.

Molti non potranno mai uscire da questa situazione, perché basta una nota negativa della Questura, senza che si specifichino le motivazioni, per impedire che si acquisisca la cittadinanza italiana alla scadenza degli anni previsti dalla legge.

Capite, allora, il coraggio che ci vuole per fare quello che qualunque cittadino italiano fa senza nemmeno pensarci, come partecipare a una manifestazione pubblica, su un tema duro come il massacro di Gaza?

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8 Responses to Gaza, il coraggio di manifestare

  1. Ulisse9 says:

    http://franc

    [..] Segnalo su Kelebek: Gaza, se manifesti ti espello Gaza, il coraggio per manifestare Come è difficile manifestare per Gaza. Danno un’idea di come sia intesa la Democrazia da certi nostri politici. Ci sono anche interessanti post sul sito [..]

  2. utente anonimo says:

    quanti coraggiosi tra gli immigrati islamici in Italia, allora, visto che erano in migliaia in varie piazze.

    ci diamo una medaglia?

    ciao

    Francesco

  3. utente anonimo says:

    Francesco,

    confesso che a volte il senso del tuo commentare mi rimane oscuro…

    Z.

  4. utente anonimo says:

    la retorica “8-milioni-di-baionette-palestinesi-resistenti” e “poesia-e-razzetto” di Miguel mi annoia e io lo punzecchio, tutto qui

    Francesco

  5. Tlaxcala says:

    Da leggere oggi

    [..] Su Kelebek Chiedono l’indirizzo di un cittadino italiano per ucciderlo di Miguel Martinez Ewa Jasiewicz, giovane volontaria polacca dell’International Solidarity Movement (ISM), che ha avuto il coraggio di restare a Gaza per aiutare i feriti. Il si [..]

  6. utente anonimo says:

    Francesco,

    – la retorica “8-milioni-di-baionette-palestinesi-resistenti” e “poesia-e-razzetto” di Miguel mi annoia e io lo punzecchio, tutto qui —

    Questo l’ho capito :-)

    Ma perbacco, da te è lecito aspettarsi di più. E al di là di come la si pensi su Gaza, sulla retorica della “poesia-e-razzetto” e su altro ancora, mi pare che Miguel non abbia torto in questo articolo.

    Z.

  7. utente anonimo says:

    (quanto meno nell’ultimo periodo dell’articolo, voglio dire).

    Z.

  8. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ

    [..] domenica, 18 gennaio 2009 Frustare l’acqua non ferma il fiume Ieri, si è manifestato. Al Cairo, dove la polizia ha fatto cinquanta arresti tra chi protestava contro il massacro di Gaza. A Bolzano, dove Mario Borghezio manifestava per i [..]

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