Di cattolici, palestinesi e ospedali

Editoriale del Giornale (il quotidiano del Berlusconi scemo), firmato impegnativamente "la Redazione". 

Si tratta di un attacco contro Massimo D’Alema, accusato di preoccuparsi dei morti nella strage di Gaza; ma presenta anche una lombrosiana esplorazione della Mente del Selvaggio.

Sostiene Il Giornale che se muoiono dei bambini, uno è perché vogliono morire e Israele soddisfa generosamente i desideri infantili:

"Ho davanti a me le foto dei bambini di Hamas in uniforme a tre anni, con la pistola, il mitra, il volto coperto da vernici, gridare e urlare odio, morte e desiderio di morte."

Due, è perché Hamas "cerca a ogni costo di incassare il più alto numero di proprie vittime civili possibile".

L’editoriale dimentica di spiegare come mai gli israeliani siano così stupidi e tecnicamente incompetenti da regalarglieli. Ma non si può essere superiori in tutto.

Comunque mi ricorda il ragionamento di un signore che ho conosciuto diversi anni fa, che mi diceva che erano gli ebrei ricchi a mandare a morire quelli poveri nei lager, per poter "incassare" un certo numero di morti utili per legittimare i propri interessi.

Come nella testa dei redattori del Giornale, questa tesi era perfettamente compatibile con l’altra, secondo cui i morti – rispettivamente nei lager o in Palestina – fossero stati semplicemente inventati.

Due cose però mi hanno colpito nell’editoriale del Giornale.

Primo, il titolo: "D’Alema l’ultimo amico di Maometto", con il suo richiamo allo scontro religioso, chiaramente da una prospettiva cattolica.

Secondo, l’affermazione secondo cui "per limitare le perdite palestinesi Israele allestisce sulla striscia di Gaza ospedali da campo in cui sono curati i feriti e ricovera nei propri ospedali i più gravi".

Cioè, dice l’editoriale, gli israeliani sarebbero così civili da non finire a colpi di pistola alla nuca la gente che hanno ferito e addirittura rispetterebbero una delle regole della convenzione di Ginevra. Mica tutte, ma quella almeno sì.

Tenete presenti questi tre termini: cattolici, palestinesi, ospedali.

E noterete subito che nell’editoriale del Giornale manca una notizia fondamentale che unisce proprio quei tre termini.

Ieri sera, infatti, gli israeliani hanno raso al suolo uno dei cinque ospedali della Caritas a Gaza.

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15 Responses to Di cattolici, palestinesi e ospedali

  1. utente anonimo says:

    Hamas “cerca a ogni costo di incassare il più alto numero di proprie vittime civili possibile”.

    ehi, per una volta concordo con te, e pure col commento successivo!

    cosa è successo?

    Francesco

    PS a proposito di immaginario, quanto sono controproducenti NELLA MENTE DELL’OCCIDENTALE MEDIO le modalità mediterranee di inscenare la sofferenza dei palestinesi? mi estranio da ogni valutazione, solo mi chiedo cosa succede a livello di immaginario. tu cosa ne pensi?

    ciao

  2. kelebek says:

    Per Francesco n. 1

    Riguardo alla tua riflessione sulle “modalità mediterranee”, sono d’accordo, è vero che è una modalità assai diversa.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    non è solo diversa, se io ascoltassi solo il mio stomaco, certi funerali-manifestazioni li bombarderei col napalm.

    e non tutti sono stati educati a non farsi guidare dal proprio stomaco

    ciao

    Francesco

  4. kelebek says:

    Per Francesco n. 3

    Forse non sono abbastanza occidentale per seguirti qui.

    Capisco che lo sfogo dei sentimenti sia poco nordico, che possa essere anche a volte fastidioso. Ma non capisco proprio come ciò possa portare a quello che dici tu.

    Le prefiche sicule di una volta forse mi avrebbero fatto ridere, ma non le avrei odiate.

    Miguel Martinez

  5. PinoMamet says:

    A “noi” emiliani ci hanno fatto diventare occidentali negli anni quaranta, o cinquanta.

    I lombardi non so, forse prima.

    Occidente=abolizione delle tradizioni, poco pratiche e dannose per il lavoro seriale.

    Meglio compostezza e serietà.

    Non ho mai visto un funerale vichingo, ma, per nordici che fossero (più di loro, solo i lapponi e gli eschimesi) dubito mancassero le prefiche.

    “Citta mavra panta misisa/ citta mavra ce’ ngaddata/ c’i furtuna arte mu ‘fere/ m’ ta mavra na pao parata”

    (cito a memoria: tradizioni italiane)

    Ciao!!

  6. PinoMamet says:

    Per quelli del Giornale, è giusto che i cattolici siano un target.

    Dopo tutto, sono solo uno strumento. Se serve ad acchiappare voti, denaro o potere, bene: altrimenti, muoiano pure sotto le bombe.

    Ma Israele non si tocca: perché Israele è “l’Occidente” stesso (almeno nella visione dei neocoglioni italiani) e si può stare sicuri non diventerà troppo amico di Maometto, in tempi brevi.

  7. utente anonimo says:

    “Occidente=abolizione delle tradizioni, poco pratiche e dannose per il lavoro seriale”

    ma come!?! e petrini con le sue menate su come era bello coltivare il pomodorino biondo di montepizzuto innaffiandolo solo con il sudore della fronte e lacrime di femmina?

    roberto

  8. utente anonimo says:

    interessante l’osservazione di francesco…

    tutto sommato non mi sembra che siano scene diverse da quelle che si vedrebbero a napoli o a palermo (…che appunto non sono città completamente occidentali :-) )

    per pino,

    ho assistito ad un solo funerale tedesco, e non solo c’era solo qualche lacrima furtiva e stop, ma è stata un’occasione per mangiare salsiccia, aringhe e patate, ricordando il morto in un’atmosfera quasi allegra (…vabbé comunque era un vecchietto che la sua vita l’aveva ampiamente vissuta….)

    roberto

  9. utente anonimo says:

    magari sono io che intimamente vorrei essere svedese o inglese “di una volta”.

    l’esibizione del dolore mi è intollerabile e mi istiga sospetti fortissimi di falsità (le prefiche mica erano oneste professioniste?)

    e se il dolore “recitato” viene recitato da un padre che ha perso dei figli, a me vien voglia di sterminarlo con tutto il coro greco e i comprimari.

    e tutto questo PRIMA di iniziare a pensare male della consapevolezza mediatica di Hamas …

    ciao

    Francesco

    PS il bello è che per me “compostezza e sobrietà” sono LE tradizioni di civiltà, e la caciara è barbarie, antica (Napoli-Palermo-Gaza) o moderna (Grande Fratello) che sia. Mi fanno pensare a mio nonno e ai comunisti con le scarpe più pulite dei padroni e alle cravatte di Martin Luther King.

  10. PinoMamet says:

    per carità, Francesco

    mica voglio convertiti a niente.

    Devo dire che Napoli-Palermo-Gaza è una bella triangolazione: per me è la civiltà, per te la barbarie, tutto qua.

    Meglio dire che ognuno ha la civiltà sua, forse.

    Non capisco invece la cravatta di Martin Luther King, per ignoranza mia: che aveva di speciale?

    Ciao!

  11. PinoMamet says:

    Poi scusami, ma il pianto greco NON è caciara, è rito.

    Sarebbe come confondere i falò contadini che si facevano per la Befana o Mercoledì delle Ceneri (secondo i posti, mi sa) con le manifestazioni della Lega.

    Ciao!! :-)

  12. utente anonimo says:

    solo i tradizionalisti difendono i riti a prescindere, io non lo sono.

    Napoli, Palermo, Gaza, non arrivo agli estremismi leghisti ma non sono casa mia. Milano, Dusseldorf, Phoenix, ecco dove mi troverei bene (mai come a Bath)

    ciao

    Francesco

  13. PinoMamet says:

    L’Italia è proprio un paese diviso in due

    però verticalmente!

    Voglio dire che secondo me c’è pieno di calabresi che si sentono a casa a Milano, Dusseldorf, Phoenix. E non parlo solo degli emigrati.

    E’ che molti italiani nascono con una voglia di Svizzera, per così dire. Non credo sia un fatto recente, è una cosa troppo profonda.

    La nostalgia per i tetti spioventi, i camini, i bratwurst, la neve, la società ordinata, cordiale, lavoratrice, il buon senso.

    Poi ci sono quegli altri, come me, che nascono con la voglia di Libano, di strade affollate, di odori, tubi di scappamento, vicini di casa invadenti, tradizioni incomprensibili, cocco fresco cocco bello, le estrazioni del Lotto.

    Forse è una cosa come a chi piace il mare e a chi la montagna, tipo.

    Sono stato a Timisoara, subito dopo il Friuli, sempre per lavoro.

    Nella sua parte storica è molto più “europea” di quasi tutte le città italiane; un’internazionalità mittel-europea (che ha le sue origini con gli Asburgo, mi sa, e con ondate di coloni svevi- con qualche francese in mezzo- e ungheresi calati nel mondo orientale dei Valacchi) e che proprio non c’entra niente con le città italiane, salvo magari quelle proprio del nord-nord-nord.

    Ho visto, ma non c’entra, una vecchia cartina, dei tempi che Trieste e il Friuli era roba austriaca; sotto Trieste c’era un pezzo di Ungheria fino al mare, poi c’era un “Confine Militare” che doveva essere più o meno la Croazia o qualche Kraijna, e poi “Turchia” scritto bello grosso sulla Serbia. Di là da quella Turchia c’era il Banato, con Timisoara, di nuovo austriaco.

    Secondo me noi italiani siamo un po’ un casino simile, ma su base individuale: chi nasce “turco”, chi nasce “austriaco”.

    Ciao!! :-)

  14. utente anonimo says:

    pino (13),

    in effetti sono un napoletano che sta da benissimo in mezzo ai crucchi e trovo insopportabili le prefiche (ma non segno di barbarie, altra cultura rispettoa alla mia e semplicemente *soggettivamente* insopportabili)

    idem per le strade ordinate e pulite (buono), vs l’allegra ammuina (no buono)

    :-)

    roberto

  15. utente anonimo says:

    OK, faccio outing. Io venni spedito in Albione da dodicenne a studiar l’idioma e mi innamorai follemente di un popolo che faceca la coda per salir sugli autobus, e spontaneamente.

    Non serve vi dica cosa pensavo dei punk, peraltro inglesissimi.

    Ciao

    Francesco

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