Pigman, il peggio d’America

Pigman è il supereroe creato da un certo Bosch Fawstin di New York, un disegnatore di origine albanese molto apprezzato tra i circoli dei seguaci di Ayn Rand. Pigman – che deriva il proprio nome dalla nota disaffezione islamica per la carne di maiale – è un’ennesima incarnazione della fantasia maschile tutta contemporanea e occidentale, di un essere per metà umano e per metà macchina, che dice poco e spacca tutto.Pigman è la metafora di molte cose.

Prima di tutto, è roba di maschi per maschi. Dove la dimensione maschile si riduce all’elemento unilaterale dell’omicidio, in perfetto parallelo alla puttanizzazione in stile Jeune-Fille.

Mentre gli eroi della tradizione europea, mediorientale e forse universale, devono confrontarsi continuamente con la propria morte, Pigman è nel mondo solo per uccidere, non certo per affrontare il proprio destino o scoprire se stesso. In questo, Pigman possiede la natura univoca, infantile delle merci, che si presentano sempre e solo per quanto di gradevole possiedono.

Pigman rovescia e maschera il rapporto reale che esiste tra uomini e macchine all’interno del più grande apparato bellico che la storia umana abbia mai visto: la potenza infinita delle cose si accompagna alla coscienza della propria assoluta impotenza umana. Cosa mai potrebbe fare da solo il disoccupato statunitense così sfortunato da essere costretto ad arruolarsi, contro un ragazzino iracheno pronto a morire?

Pigman divide il mondo in Noi e Loro, come fa una vasta parte della letteratura pop statunitense. Solo che quel Noi e quel Loro non corrispondono al modello etnico o storico europeo. Gli Stati Uniti sono un’idea collettiva a cui gli individui sradicati aderiscono; e dimostrano la loro adesione, uccidendo chi si oppone a quell’idea collettiva. Infatti, Pigman è di origini etnicamente islamiche – come lo stesso Bosch Fawstin, figlio di generazioni di albanesi atei o comunque indifferenti – ma è “americano” in quanto sterminatore di persone che non condividono i “valori americani”.

Questa è la grande forza dell‘immaginario statunitense, che riesce così a sfruttare tutta la potenza psicologica del razzismo, proprio mentre integra incessantemente nuovi elementi.

Pigman ci fa cogliere un eterno problema della letteratura conforme, che possiamo riassumere nella domanda, che gusto c’è a rubare ai poveri per dare ai ricchi, come faceva lo straordinario Superciuk nei fumetti di Alan Ford? Che avventura è, passare e ripassare sopra un villaggio, con il miglior bombardiere del mondo?

La destra americana risolve da sempre questo dilemma in un unico modo: con la tesi delle Mani Legate. “Pigman does the job politically correct Washington won’t let our soldiers do,” spiega Fawstin.

Noi siamo buoni e loro sono cattivi. E purtroppo la nostra bontà porta il governo a obbedire meticolosamente alle regole.

Ecco che emerge il supereroe, che viola quelle regole – e quindi si mette in qualche modo contro i potenti – per poter fare agli altri quello che serve.

Questa finzione serve a due scopi. L’imperialismo è necessariamente schizofrenico: i massacri e il saccheggio su cui si fonda si nobilitano nella cortesia, nel rispetto delle regole, che permette ai massacratori di sentirsi moralmente superiori. Il sistema così mantiene un’immagine permanentemente gentile, ma ogni tanto diventa necessario esprimere il lato oscuro: una funzione delegata a quella forma di pornografia sadica che sono le opere riguardanti i supereroi, la letteratura di spionaggio e così via.

Ma violare le regole permette al supereroe di emergere per un attimo come individuo e non come ciò che è: l’ennesimo ingranaggio di una macchina di sterminata potenza fisica e infinita miseria spirituale.

Qui tre vignette di Pigman. La prima in alto è dedicata all’attacco israeliano contro i nativi palestinesi a Gaza e questo ci riporta al nostro tema.

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Copia di PIGMAN In the Kingdom to Crack Skulls for blogPIGMAN Steppin' in it
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5 Responses to Pigman, il peggio d’America

  1. utente anonimo says:

    “un ragazzino iracheno pronto a morire”: a volte il tuo cattivo gusto fa arrossire i portavoce della Casa Bianca o della Unione Europea.

    Ciao

    Francesco

  2. PinoMamet says:

    Mmmm

    c’è qualcosa che non mi torna, Francesco.

    Sempre che abbia capito bene la tua critica.

    Mi pare di aver inteso così: tu dici che il ragazzino iracheno pronto a morire è di cattivo gusto.

    Penso che diresti la stessa cosa anche del ragazzino americano o israeliano, aldilà delle simpatie o antipatie personali o politiche.

    L’esaltazione della morte è di cattivo gusto.

    Niente di nuovo: sono cinquanta o sessant’anni che ce la menano su quanto fossero sbagliati i vecchi valori, quanto fossero di cattivo gusto i Balilla e le stampe risorgimentali e le uniformi e Pietro Micca.

    (Casomai mi sembra strano sentir dire queste cose da un cattolico: voglio dire, proprio voi che siete stati “fecondati dal sangue dei martiri” e tutte quelle cose lì, che mica mi sono inventato io, per intenderci).

    Macché morire! Non solo sarebbe di cattivo gusto (lo ripeto, per me questo è fondamentale) ma porterebbe dritti al fascismo e al nazismo.

    E qui secondo me la scatta la fregatura.

    Ora, io di questo Pigman non so niente. Ma non mi dà tanto l’idea di uno che voglia morire. Mi dà, forse non tanto più di degli altri supereroi, l’idea di uno che vuole vivere, e pure bene.

    Casomai vuole uccidere gli altri, questo sì.

    Gli calpesta il cranio.

    Non “muoia Sansone con tutti i Filistei”: muoiano i Filistei e basta, e anche in fretta.

    Ora, ce la hanno menata e gli abbiamo creduto: sì, era brutto l’inno dei legionari spagnoli (“el novio de la Muerte”), bruttissimi i teschi sui berretti tedeschi e italiani (che poi non erano mica un’invenzione nazifascista ma arrivano dagli ussari ottocenteschi, che a loro volta chissà da dove li hanno ripresi…), Coriolano e Muzio Scevola non sono mai esistiti e se sono esistiti erano coglioni e pure un po’ fascisti.

    Vabbè.

    Niente sacrificio, quindi: porta diritti al fascismo.

    Ma questo Pigman americano qua, sarei curioso, dove cazzo porta invece?

    No, perché il sospetto di essere stati un po’ presi per il culo io ce l’avrei.

  3. PinoMamet says:

    Mi spiego meglio:

    secondo me, alla fine dei conti, non è che ci abbiamo abituato a pensare “queste cose sono elementi costituitivi del fascismo e perciò sono brutte”

    (già di per sè ragionamento sbagliato: l’esaltazione del sacrificio è cosa antecedente e, anche se magari a noi fa schifo, molto migliore del fascismo);

    no, dopo tutto pensano “questo sipirito di sacrificio fa parte del VOSTRO fascismo e perciò è brutto, perché antiquato, di cattivo gusto, e perdente: il NOSTRO fascismo, quello che calpesta i crani allegramente e bombarda dall’alto, è molto migliore e più pratico”.

    Comunque, per bilanciare rispetto ai fumetti brutti e fascisti, posto un uomo-maiale molto più gradevole, immaginativo, poetico e sicuramente antifascista, Porco Rosso di Hayao Miyazaki:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Porco_Rosso

    Ciao!!

  4. utente anonimo says:

    Pino

    temo tu sia troppo avanti. A me la frase di Miguel ha fatto venire in mente il ragazzino iracheno imbottito di esplosivo e spedito a far strage di fedeli sciiti da qualche figlio di padre ignoto che gioca al Lenin con la mezzaluna.

    Peggio di lui, solo chi vuole vederlo come un martire (e non apro la parentesi sulla differenza tra martiri e bombe umane).

    Per il resto, sono con te su quasi tutto.

    Anche se il buon senso albanese è necessario per temperare lo spirito di sacrificio, a meno di non amare i bagni di sangue.

    Ciao

    Francesco

  5. PinoMamet says:

    Azz!

    Mi hai preso in castagna: in effetti ho interpretato male la tua frase.

    Al ragazzino imbottito di esplosivo (vittima e carnefice, poraccio) non avevo proprio pensato.

    Quanto al buon senso albanese, lunga vita!

    Ce n’è proprio bisogno.

    Ciao!!

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