La liberazione dell’arabo che odiava gli arabi

Nei commenti al post di ieri sulla Vera storia di Israele, avevo precisato che non ritenevo le parole di Fiamma Nait and Deborah Firenstein esattamente rappresentative del punto di vista israeliano, perché i cittadini israeliani sono per la maggior parte persone di cultura araba che conducono una vita cento volte migliore di quella dei nativi palestinesi, ma non certo di lusso.Queste persone, come racconta molto bene Yitzhak Laor, non hanno una cultura “occidentale” se non nella misura in cui il discorso dominante israeliano cerca di farli vergognare di “essere arabi” o pone loro l’arabofobia come condizione di ammissione – un po’ come in certe zone dell’Italia settentrionale, si pone la xenofobia come condizione di ammissione alle persone di origine meridionale.

A noi, in quanto “occidentali” (prendete il termine per quello che è) interessa piuttosto il discorso da “occidentali per occidentali” con cui la propaganda israeliana si interfaccia con l’Occidente.

E che non è un discorso nemmeno “ebraico” in senso religioso, casomai gioca a metà tra perbenismo piccoloborghese e rimandi alla finzione “giudeocristiana”.

A queste mie considerazioni, Pino Mamet ha risposto con questo racconto che merita di essere messo in primo piano.


Non vi conto balle: vi dico quello che mi è successo, papale papale.

Io do passaggi a tutti. Tutti mi dicono di non farlo, che è pericoloso e non sai mai chi incontri ti rapinano e ti stuprano (“come l’omino di Montauro”, aggiungono sempre, ma voi non sapete dov’è Montauro e cosa è successo all’omino) ma io sono incosciente e li do lo stesso.

Finora non mi è successo niente, ma voi non fatelo lo stesso.

Sarà stato Settembre o Ottobre, e vedo un ragazzo con i capelli rasta e un cartello per Piacenza. Io per andare a Piacenza dovevo pure allungare la strada, ma il passaggio glielo ho dato lo stesso.

Salta fuori che è israeliano e torna dall’India, e questo non mi sorprende, perché pare che dopo il militare in tanti vadano in India (ma anche in Indonesia o in Australia, dove una mia amica li ha trovati antipatici, spocchiosi e machisti).

Questo mi dice che ha fatto il militare, tre anni, non a Cuneo ma guarda un po’ a Gaza, o sul confine o qualcosa del genere.

Dice che non ne poteva più: odiava gli arabi.

La cosa peggio, è che era arabo anche lui, di origine: cioè, ebreo originario di qualche paese arabo. Mi ha detto il suo nome israeliano, che non riporto per privacy, e quello arabo, che poi è la traduzione (ho controllato a casa, con qualche “googlata”: pare proprio vero).

Il problema è che la sua ragazza è francese. Lui va in Francia, e si trova circondato da arabi. Sfido io. E si accorge che li odia, e si accorge che lo fa senza un motivo e che la cosa è particolarmente stupida.

Così, mi dice, va in Marocco: dove tutti lo trattano bene, e gli dicono però di stare attento a quelli del villaggio vicino, che sono delinquenti, e lui va nel villaggio vicino e lo trattano ancora meglio, e così via.

Così finisce di odiare gli arabi.

E se ne va in India, non in vacanza post-militare come tanti suoi compatrioti ma perchè intrippato con le cose orientali, e anche in Cina (mi dice) perchè ama le arti marziali. Giuro, tutto vero. magari mi ha raccontato un sacco di fregnacce lui in inglese, ma aveva l’aria sincera e gli ho creduto e non mi ha rapinato. Neanche stuprato (non siamo passati da Montauro, però).

E insomma ora finito il viaggio in oriente (anche gli israeliani hanno un oriente) tornava in Francia dalla ragazza, ma a Roma gli hanno fregato i soldi e perciò tornava in autostop. Telefona alla ragazza e fatti mandare i soldi, no? No, dice lui, è un problema suo e deve risolverlo da solo. Giuro. Di gente strana ce n’è.

Mi sono ricordato il nome e la faccia, capitasse di vederlo a Chi l’ha visto.

Ma insomma, la cosa che mi ha colpito (tra tante altre che non vi sto a dire) è questa, che era arabo e si era accorto di odiare gli arabi.

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