Come si inventa un Complotto Islamico

Su questo blog, abbiamo trattato con un certo rigore il trucco adoperato da Riccardo Pacifici per  spacciare un’iniziativa di propaganda a favore del governo israeliano per un "aiuto alla popolazione di Gaza".

Abbiamo anche trattato con un certo rigore il tentativo – per ora più che riuscito – di spacciare la proposta di boicottare i prodotti made in Israel per una proposta di "boicottare i negozi ebraici".

Ma gli italiani pare che non siano gli unici a essere dotati di creatività.

Bartholomew’s Notes on Religion documenta l’iniziativa di un certo Glen Jenvey in Inghilterra, che sul quotidiano inglese Sun denuncia una presunta "lista di proscrizione" di ebrei ("Hate hit list"), che sarebbe uscita sul sito Ummah.net.

In realtà, Ummah.net aveva pubblicato i nomi di alcuni cittadini inglesi che avevano fatto donazioni pubbliche a organizzazioni sioniste; e aveva invitato i propri lettori a scrivere loro "lettere cortesi in cui si ricordano loro le ingiustizie commesse da Israele e li si invita a smettere di sostenere Israele" ("polite letters reminding them of the injustices of israel and to stop supporting israel").

Mai copiare liste pubbliche di gente che vuole rendere noto il proprio nome…

Nel thread era intervenuto un certo Abu Islam, chiedendo:

"Ce l’abbiamo una lista di ebrei importanti che possiamo prendere di mira? Qualcuno può postare nomi e indirizzi?"

I gestori di Ummah.net scoprono che l’IP di "Abu Islam" è identico a quello di uno spammatore che in precedenza aveva postato, sullo stesso forum, la pubblicità per un sito commerciale chiamato "http://www.sellyourstory.org".

E chi è il proprietario del sito "Sellyourstory"? Ma proprio Glen Jenvey, of course.

Glen Jenvey è anche membro di qualcosa che si chiama "IC-HUMINT VIGIL".

Il 26 novembre del 2006, il Sunday Telegraph presentò così IC-HUMINT VIGIL:

"Questa organizzazione cerca di rendere l’Inghilterra un luogo più sicuro sabotando [disrupting] e smascherando l’attività terroristica. Collabora anche con i media per portare alla luce la minaccia che proviene dagli estremisti musulmani".

A tale scopo, Jenvey aveva messo in piedi anche il "Bin Laden Yahoo Group" e il sito "Islamic News", che pare abbia chiuso da quando è stato scoperto.

Sul proprio sito (anch’esso, a quanto pare, chiuso) IC-HUMINT VIGIL si presentava piuttosto bizzarramente così:

"Nel lontano 1991, un giovane proveniente da un lontano paese si recò nel deserto del Sahara occidentale per incontrarsi con un gruppo di persone. Essi fondarono un’alleanza per costituire una rete globale allo scopo di formare un esercito per combattere contro il Mondo Malvagio e andare a servire la gloria di Gerusalemme, la città di DIO!"

Un altro membro di Vigil è un certo Jeremy Reynalds, che di sé dice:

"Sono un cristiano conservatore, evangelico, credente nella Bibbia, fondamentalista, di destra e amante di Bush, e amo anche Israele e la razza ebraica".

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22 Responses to Come si inventa un Complotto Islamico

  1. utente anonimo says:

    Ciao, mi permetto di segnalare questo articolo su agoravox, che riprende la notizia del Manifesto sull'”affaire Pacifici”. Tra i commenti si distinguono i soliti hasbarini. Magari qualcuno di voi ha voglia di intervenire a dire la sua.

  2. utente anonimo says:

    scrivo cambiando un paio di parole:

    J.R. : “Sono un eretico sovversivo, idolatra della Bibbia, fondamentalista, di sinistra e amante di Bush, e amo anche israele(lo stato hiaramente) pdiando la vera religione ebraica”

    nella sue minchierie una cosa corretta l’ha detta: che è fondamentalista.Onesto!

    Per quanto riguarda l’amore che prova per bush e lo stato israeliano…capperi sarebbe da vedere in che senso lo itende.

    D.

    grazie

  3. utente anonimo says:

    Ma questo presunto invito al boicottaggio dei negozi degli ebrei di Roma si puo’ leggere da qualche parte ? Io l’ unico comunicato che ho letto parlava solo di prodotti israeliani . E’ possibile che nessuno dei nostri mass media lo mostri ?

  4. utente anonimo says:

    OT

    Questa settimana abbiamo saputo un po’ di più della capacità balistica dell’Hamas. Evidentemente l’Hamas finora ha scelto di contenere le proprie azioni contro Israele, rinunciando per molto tempo ad allargare il conflitto a tutto il sud di Israele. Mi viene da pensare che gli sporadici lanci di Qassam su Sderot e Ashkelon non fossero che un messaggio dei palestinesi assediati. Erano in primo luogo un messaggio alla terra rubata, ai propri campi e frutteti: “Nostra terra amata, non abbiamo dimenticato, siamo ancora qui a combattere per te. Prima o poi, ma più prima che poi, torneremo e ricominceremo da dove ci eravamo fermati”. Ma erano anche un chiaro messaggio agli israeliani: “Voi, laggiù, a Sderot, Beer Sheva, Ashkelon, Ashdod, Tel Aviv e Haifa, che lo capiate o no, vivete sulla nostra terra rubata. Fareste meglio a sloggiare perché avete i giorni contati, la nostra pazienza è agli sgoccioli. Noi, i palestinesi, non abbiamo più niente da perdere”.

    Ammettiamolo: realisticamente la situazione di Israele è molto grave. Due anni fa furono i razzi dell’Hezbollah a colpire il nord del paese. Questa settimana l’Hamas ha dimostrato oltre ogni dubbio di essere in grado di servire al sud di Israele un cocktail di vendetta balistica. Sia nel caso dell’Hezbollah che in quello dell’Hamas, Israele è rimasto senza risposta militare. Potrà uccidere civili, certo, ma non riesce a fermare il lancio di razzi. L’Esercito di Difesa israeliano non ha gli strumenti per proteggere Israele, a meno che coprirlo con un tetto di cemento armato non sia una soluzione praticabile. In fin dei conti forse ci stanno pensando.

    Ma questa non è la fine della storia. Anzi, ne è solo l’inizio. Ogni esperto di Medio Oriente sa che l’Hamas può prendere il controllo della Cisgiordania nel giro di poche ore. Di fatto l’Autorità palestinese e Fatah la controllano solo grazie alle forze israeliane. Una volta presa la Cisgiordania, la numerosa popolazione israeliana del centro sarà in balia di Hamas. Per chi non lo capisca, sarebbe la fine dell’Israele ebraico. Potrà accadere oggi, potrà accadere tra tre mesi o tra cinque anni, non è una questione di “se” ma di “quando”. Allora tutto Israele sarà sotto il tiro dell’Hamas e dell’Hezbollah, la società israeliana crollerà, la sua economia andrà in pezzi. Una villetta a schiera nel nord di Tel Aviv costerà come una baracca a Kiryat Shmone o Sderot. Quando un solo razzo colpirà Tel Aviv, il sogno sionista sarà finito.

    ehm Miguel, basta il brano citato per definire definitivamente AG come una grandissima testa di cazzo?

    ciao

    Francesco

  5. utente anonimo says:

    Penso Francesco che tu stia sottovalutando la determinazione Israeliana. In 60 anni di storia e di guerra abbiamo dimostrato di non essere un obbiettivo facile. Hamas e Hezbollah non possono da un punto di vista militare mettere in pericolo l’esistenza di Israele e lo sanno benissimo, tuttavia possono rendere la vita dei cittadini estremamente difficile e creare instabilita’ politica. In questo senso i kassam da Gaza sono come gli autobus e i centri commerciali fatti saltare in aria negli ultimi anni. In cisgiordania Hamas e’ molto meno forte di quanto non lo sia a Gaza dove tra l’altro la superiorita’ nei confronti di fatah e’ stata ottenuta in parte attraverso la violenza e il terrore. Israele puo’ rioccupare Gaza (e sud Libano) completamente e porre fine al regime di Hamas, ne ha i mezzi e nessuno degli stati arabi che lo circondano puo’ militarmente impedirlo. Non lo fa perche’ il “mondo” non lo permetterebbe e anche e soprattutto perche’ la mggioranza degli israeliani si e’ espressa nelle elezioni in favore di una soluzione pacifica con i palestinesi. Per alcuni i rapporti tra Fatah e Israele possono sembrare “colonialismo” e Hamas l’unica forma di genuina resistenza. A mio avviso i palestinesi dovrebbero capire che non e’ con le armi che ci si guadagna l’indipendenza e uno stato e non saranno i Kassam a “liberare” la palestina. Il dialogo e la trattavia sono l’unica via da seguire, l’alternativa e’ l’abisso.

    raffaele

  6. utente anonimo says:

    “Israele puo’ rioccupare Gaza (e sud Libano) completamente e porre fine al regime di Hamas,”

    E’ una pia illusione. I massacri di questi giorni, e lo capirebbe anche un tredicenne subnormale, stanno consolidando il primato di Hamas, e rischiano addirittura di riavvicinare i due maggiori partiti palestinesi. Fermare il volo di quei pezzi di lamiera noti come “razzi Qassam” è una vera impresa che richiederebbe un dispendio enorme di energie, assolutamente eccessivo, visti gli scarsi danni che tali rottami volanti provocano.

    “Non lo fa perche’ il “mondo” non lo permetterebbe ”

    Mi piacerebbe essere così ottimista, ma se i media italiani rispecchiano quelli del resto del “mondo” (inteso come una sua fetta, cioè quella che ha il primato), mi viene da pensare che di quel che fa Israele a Gaza importi davvero poco.

    E.M.

  7. utente anonimo says:

    x Raffaele

    non riportavo il testo di AG perchè lo condividessi, affatto, ma come esempio di individuo malvagio e spregevole. Addirittura parodistico, come esempio vivente di “self hater”, ricorda le nonnine sioniste di Miguel.

    Concordo sulla forza militare di Israele ma quella politica e spirituale mi pare assai indebolita e senza il braccio militare non serve.

    Poi, ti dirò, mi pare che Israele manchi di chiarezza strategica. A cosa punta? quali sono le condizioni a cui farà la pace con i palestinesi?

    ciao

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    Ma poi cosa ci sarebbe di male a boicottare i negozi ebraici?

    Ottima idea, appoggio l’iniziativa!!!

    facciamola finita con ‘sta manfrina della distinzione tra ebreo (praticante) e sionista.

    un nazicomislamrevisionista

  9. utente anonimo says:

    Rioccupare (cosa che non auspico) la striscia di Gaza non servirebbe a fermare i razzi Kassam ma renderebbe la vita dei palestinesi ancora (se possibile) piu’ misera. Come ben dici, il danno materiale prodotto dai razzi kassam e’ minimo ma la pressione politica che generano non va sottovalutata. C’e’ chi ha ipotizzato che la risposta Israeliana sia tale perche’ si avvicinano le elezioni. Sono daccordo, Kadima e Avoda’ vogliono mostrare alla popolazione del sud di Israele che possono colpire Hamas duramente. Il timing di Hamas non e’ neppure casuale. Hamas non e’ interessato ad accordi con Israele. Il suo status agli occhi dei palestinesi e’ quello di gruppo armato che irriducibilmente lotta per sconfiggere e distruggere Israele e non ha intenzione di cambiare questa situazione. E’ questo per altro uno dei motivi (se non il principale) per cui i palestinesi li hanno votati. Hamas vuole la reazione di Israele e nelle sue intenzioni non puo’ che ricavarne un vantaggio. Quanti piu’ civili vengono uccisi tanto maggiore sara’ l’imbarazzo di Fatah che ha invece accordi di fatto con Israele, maggiore puo’ essere l’imbarazzo e la pressione su Israele degli americani e del loro nuovo presidente e ancora maggiore l’odio (se possibile) dei palestinesi verso Israele. Hamas non e’ un organismo statale, rischia purtroppo ben poco dall’attacco Israeliano: la parte politica Hania e compagnia sono ben al sicuro con i propri familiari chissa’ dove, i miliziani si confondono con la popolazione civile e per altro sono facilemte sostituibili, gli Iraniani e altri saranno soddisfatti. Insomma, “business as usual” con buona pace dei fallahim che si beccano bombe e proiettili.

    raffaele

  10. utente anonimo says:

    Per Francesco, condivido con te il fatto che la strategia politica Israeliana e’ purtroppo poco chiara. Paghiamo errori commessi in passato come quello clamoroso di avere supportato Hamas a suo tempo contro Fatah. So che per molti frequentatori di questo blog la cosa possa sembre impossibile ma credimi quando ti dico che la maggior parte degli Israeliani e’ per un futuro pacifico al fianco di uno stato Palestinese indipendente. Purtroppo la paura e la mancanza di fiducia nei confronti dei Palestinesi temo avranno conseguenze negative nelle prossime elezioni dove il Likud e’ dato per favorito. E’ molto piu’ chiara a mio avviso la strategia di Hamas: ogni tentativo di accordo di pace va boicottato, ben venga in tal senso la destra se non l’estrema destra politica in vista di una futura guerra totale contro Israele.

    raffaele

  11. utente anonimo says:

    x raffaele

    e allora aveva senso incastrare Hamas in una striscia di Gaza che, almeno verso l’Egitto e il mare, avesse le frontiere sotto il controllo dei palestinesi. Magari pure con i soldatini ONU sul confine verso Israele

    obbligare Hamas ad essere quello che i terroristi non sanno essere, forza di governo che gestisce fogne, ospedali, poste, negozi di cibo e quant’altro. attaccarlo sul piano dell’immagine per le donne sottomesse ai loro deliri fanatici e quant’altro avrebbero generosamente offerto

    fare a chi cede per primo con Hamas mi pare strategia discutibile

    ciao

    Francesco

  12. utente anonimo says:

    Francesco hai pienamente ragione, Israele deve dialogare con Hamas e considerare Hamas non un’illegittima entita’ bensi’ il rappresentante politico dei Palestinesi di Gaza. Questo mostrerebbe ai Palestinesi i limiti di una organizzazione costituita’ per lo piu’ da guerriglieri.

    raffaele

  13. PinoMamet says:

    Sono perfettamente d’accordo con Francesco, al num. 13

    Ma la forse la paura era che i terroristi sapessero anche gestire ospedali, fogne, negozi.

    Hezbollah, in Libano, credo sarebbe capace di farlo, per esempio.

    Uno stato così, per quanto minuscolo e affamato, sarebbe forse più temibile di qualche Qassam?

    Sul piano dell’immagine, temo di sì.

    Ciao!

  14. utente anonimo says:

    non credo, Pino, perchè voglio vedere chi ritornerebbe alle terribili condizioni di vita “da guerra”, dopo parecchi mesi di pace, anche se Hamas sapesse governare bene.

    e poi non ho ancora visto un governo dittatoriale islamico che sopravvive bene sotto l’occhio delle telecamere.

    li voglio ogni giorno in TV, i galantuomini di Hamas, i loro provvedimenti sulle donne, sui giornali, sulle scuole, e così via.

    se sono i sant’uomini descritti da Miguel, non vedrei ragione per non prenderli ad esempio anche qui a Milano!

    ma non credo

    Francesco

  15. utente anonimo says:

    Suvvia, Hamas era ben lungi dall’essere un “governo dittatoriale” quando ha vinto le elezioni. E’ ovvio che mesi di boicottaggio simbolico e reale (più la lotta per il potere di Fatah, che indubbiamente ha avuto le sue colpe, nella circostanza del golpe – permettetemi il gioco di parole) abbiano costretto Gaza ad uno stato d’eccezione (o d’assedio?).

    La mancanza di una chiara strategia in questo attacco è un dato allucinante. Mi pare un chiaro sintomo della monovalenza delle intenzioni israeliane. La tregua proposta da Hamas, lo dicono i dati, era rispettata quasi completamente da parte palestinese; ma i valichi si sono aperti solo poco prima dell’invasione (che era in programma da mesi, se dobbiamo credere ad Haaretz), e l’arbitrarietà delle azioni dell’esercito israeliano non è mai venuta meno. Credo che l’utente “Raffaele” debba considerare seriamente queste circostanze.

    E.M.

  16. utente anonimo says:

    – credimi quando ti dico che la maggior parte degli Israeliani e’ per un futuro pacifico al fianco di uno stato Palestinese indipendente —

    Va bene. Ma questa “maggior parte” che ne pensa, nell’ordine:

    - Dello status di Gerusalemme: capitale indivisibile di Israele o divisa equamente in due tra i fratelli ebrei e i fratelli palestinesi?

    - Del “piccolo” problema dei profughi palestinesi: possono tornare in Israele, o devono ammassarsi nel costruendo stato palestinese o devono restare nei campi dei paesi arabi dove sono ora?

    - Dei confini tra Israele e il costruendo stato palestinese: vanno bene quelli del ’67 o seguiremo il famigerato muro, che significa Israele che circonda tante piccole isole dello “stato palestinese”, guarda caso situate nei terreni meno fertili e con meno risorse idriche?

    Perché sai, Raffaele, a dire “voglio la pace” non ci vuole nulla. Sono sicuro che lo direbbero sia Olmert che i capoccia di Hamas, all’unisono! Il problema è sempre il come… è qui che casca l’asino. O le bombe.

    Rock & Troll

  17. utente anonimo says:

    “(….)amo anche Israele e la razza ebraica”

    Pare solo a me, o uno che usa un’espressione degna di Goebbels (“razza ebraica”) per dire che ama gli ebrei ha quanto meno un po’ di confusione in testa? :-)

    Z.

  18. utente anonimo says:

    >> Suvvia, Hamas era ben lungi dall’essere un “governo dittatoriale” quando ha vinto le elezioni.

    Mah, in questo caso mi pare che la Hitler card abbia una valenza del 110%. Perchè trattare Hamas con tutta questa supponente condiscendenza?

    No, non dobbiamo credere ad Haaretz, credo sia appurato.

    Ciao

    Francesco

    PS ti rinnovo la domanda che feci altrove. I valichi furono chiusi subito dopo il ritiro da Gaza, dopo la vittoria di Hamas, mesi dopo quella vittoia? non furono mai aperti?

  19. utente anonimo says:

    per Rock and Troll, la maggiornaza degli Israeliani si e’ espressa per il dialogo e la trattativa con i Palestinesi. Nessuno ha la bacchetta magica. Un conflitto di piu’ di mezzo secolo non si risolve in un attimo ma e’ necessaria comunque l’intenzione a farlo e in proposito, Hamas dimostra di non averne alcuna. La lista di questioni che hai elencato rappresenta le condizioni Palestinesi. Ci sono anche le condizioni Israeliane. Da li si parte e si va avanti con un trattato che soddisfi entrambi il piu’ possibile.

    Raffaele

  20. kelebek says:

    Ringrazio Raffaele per i suoi interventi.

    Miguel Martinez

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