Gaza, carne umana e gilet polari

Da carnivoro, la dissonanza cognitiva la vivo tutta. Riesco a preoccuparmi per un amico che ha un problema in famiglia, molto di più di quanto mi preoccupi degli esseri viventi cresciuti in stalle soffocanti e poi macellati perché io li mangi mentre chiacchiero di altro.

Se mi chiedete davvero cosa ne penso, mi trovo in imbarazzo; ma nei fatti, agisco sempre come se il dolore di un’amica che ha litigato con il moroso sia più intenso di quello di tutti gli animali massacrati dietro mia commissione.

Questa distinzione profonda tra umano e non umano, se estesa alla sfera dei bipedi, costituisce l’essenza del razzismo.

Così in Italia, media e politici si preoccupano infinitamente di più dei vasi rotti di Sderot che dei morti di Gaza.

Potete anche contribuire a una nobile causa umanitaria. Il sito sos-sderot (non gli regalo un link) sollecita donativi, dicendo che i soldati israeliani

"mobilitati in vista dell’offensiva di terra sono privi per la maggior parte di gilet polari per affrontare il freddo. Prezzo di un gilet polare: 25 euro.
Sono ammassati in tende ai confini di Gaza, in attesa dell’ordine di intervenire: hanno bisogno anche di coperte calde.
Prezzo di una coperta: 20 euro."

Ma c’è chi si avventura anche senza gilet polari, come questi civili israeliani che si godono la scena dei bombardamenti su Beit Hanoun.

turisti-di-guerra-israeliani

Con un buon binocolo, forse potranno cogliere qualche scena di normale urbanistica dei tempi moderni come questa:

bambina-di-gaza

Credo che siano due immagini che ci raccontano la storia del mondo, molto al di là del massacro in corso.

Sderot non è abitato solo da binocolisti, e non mancano le persone normali.

Ma ricordiamo che Sderot in realtà si chiama Najd: era un villaggio palestinese i cui abitanti furono tutti cacciati il 13 maggio del 1948. E loro, o i loro discendenti, vivono proprio a Gaza.

"Signori, avete trasformato
il nostro paese in un cimitero
avete seminato i proiettili nelle nostre teste,
e organizzato stragi
Signori, una cosa così non può passare
senza che se ne faccia conto
tutto ciò che voi avete fatto
alla nostra gente
è scritto nei quaderni
" [1]

Ma il resto del mondo non vede le cose dal punto di vista di noi mangiatori di carne umana.  Perché il resto del mondo somiglia molto di più a Najd che a Sderot. E ancora di più all’immensità metropolitana di Gaza.

Ieri, il Venezuela ha espulso l’ambasciatore israeliano, "per ribadire il suo appello alla pace e al rispetto del diritto internazionale". Un’azione che non potrà che aumentare la popolarità di Chávez.

Di Tayyip Erdoğan, mi fido come mi fiderei di qualunque astutissimo democristiano. Ma anche lui coglie gli umori di un’intera nazione, che pur profondamente divisa su tante questioni, concorda su una cosa.

Infatti l’altro ieri – lo stesso giorno in cui la missione dell’Unione Europea in Medio Oriente ha dichiarato che Hamas resta una "organizzazione terrorista" con cui non dialogherà in alcun modo [2] –  Erdoğan ha rilasciato un‘intervista chiarissima ad al-Jazeera.

"La tragedia [di Gaza] non è iniziata con l’offensiva israeliana, ma con i mesi di fame e con l’assedio
" dice; e racconta di come pochi giorni prima dell’attacco israeliano, si sia incontrato ad Ankara con il primo ministro israeliano, offrendosi come mediatore con Hamas. Il primo ministro israeliano gli promise di rispondere, dopo essersi consultato con il proprio governo. L’unica risposta che Erdoğan ebbe, però, fu l’attacco contro Gaza, che Erdoğan definisce un "crimine contro l’umanità", commesso per motivi elettorali.

"Sottolineo la necessità che Israele osservi un cessate il fuoco subito e tolga anche l’assedio. Israele deve fare questo passo per primo, perché altrimenti non si può fare alcun progresso. La priorità va al cessate il fuoco e poi alla rimozione dell’assedio. C’è chi diffonde menzogne nel mondo e cerca di falsare i fatti. Ad esempio, per quanto riguarda la tregua  [al-tahdi’ah] raggiunta grazie agli sforzi dell’Egitto sei mesi fa, io chiedo: Hamas ha rispettato l’accordo di non muoversi? Sì. Invece, Israele ha tolto l’assedio alla striscia di Gaza? Purtroppo no. Quindi, si è tornati alla situazione pre-tregua perché l’assedio è stato mantenuto e non tolto. Io credo che sia stato Israele e non Hamas a istigare una violazione della tregua e un ritorno alla violenza".

E la Turchia si offre come rappresentante delle istanze di Hamas davanti al mondo:

"I dirigenti di Hamas ci hanno assicurati che hanno fiducia completa nel nostro paese. Quindi, siamo pronti a farci portavoce delle loro richieste e punti di vista davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [dove la Turchia adesso ha un seggio]. Hamas ha due richieste principali: la prima è il cessate il fuoco, la seconda è la fine dell’assedio."

Questa è la risposta che il governo della Turchia ha dato alle centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato in tutto il paese in questi giorni.

Il governo dell’Egitto, che dipende molto di più dagli aiuti statunitensi, invece, risponde diversamente. Il ministero degli interni ha infatti  annunciato di aver arrestato 309 sospetti promotori delle manifestazioni a sostegno di Gaza, assolutamente pacifiche, che in questi giorni stanno scuotendo l’Egitto. In realtà, si tratta di una campagna di arresti che prosegue da mesi e che colpisce anche i blogger vicini ai Fratelli Musulmani: già il 29 dicembre, la polizia aveva arrestato sette giovani dei Fratelli, colpevoli di aver cercato di condurre una carovana di aiuti a Gaza.

I blogger entrano in carcere, ma qualche volta escono.[3]

Come Muhammad Rafa’at, che è stato detenuto per mesi, ma adesso ha potuto partecipare alla grande manifestazione al Cairo di alcuni giorni fa. Dove si sono sentite le parole che risuonano in questi giorni in tutto il mondo arabo:

"غزة يا غزة …يا ارض العزة"

"Ghazza yâ ghazza… ard al-‘izza"

Gaza o Gaza, o terra della dignità"

Dove ‘izza è tutto insieme dignità, grandezza interiore, nobiltà, fierezza.

Il nostro blog viene in genere attaccato per due motivi.

Dai cattivi, ovviamente, perché stiamo dalla parte dei giusti.

Ma anche dai buoni.

Perché se c’è una cosa che non sopportano i buoni, è proprio la dignità di tutti coloro che la violenza imperiale colpisce.

Li sopportano solo come casi umanitari: nel momento in cui aiuto la vittima, confermo la mia umanità.

La Palestina – come tutto il mondo sottomesso – può comunicare, a sussulti, con la nostra bolla autoreferenziale, solo in quanto vittima. Il resto, dicono sempre, è controproducente.

Su questo blog, abbiamo fatto una scelta opposta.

Certo, esiste l’orrore che va svelato.

Ma cerchiamo di presentare soprattutto le resistenze. La gente che sotto la frusta, le bombe, la fame e il carcere non piange, ma inveisce, prega, racconta strane storie, si arma.

Accanto alle immagini dei morti viventi con binocolo, del morto assassinato, non possiamo completare questo post, quindi, senza l’immagine del vivente vero.

gaza-intifada

Note:

[1] Non sono riuscito a trovare il testo originale in lingua araba di questa poesia di Mahmud Darwish. La traduzione qui è dall’inglese. Aggiornamento: Angryarab, che aveva tradotto per primo la poesia, non è più sicuro che l’autore fosse Mahmud Darwish; e ha trovato in rete un testo in lingua arabo, simile ma non identico, e comunque anonimo:

يا سادتي ..
عجوز ولم ترحموا شيبتي
عجوز ولم ترحموا دمعتي
حولتمو بلادنا مقابر
وتفننتم في تنظيم المجازر
زرعتم الرصاص في رؤوسنا ،
يا سادتي ..
أين زعماء عروبتي
ياسادتي ..
لا شيء هكذا يمر دونما حساب
فكل ما صنعتم لشعبنا
مسجل على دفاتر
يوم الحساب
فياويلكم من الحساب
يوم يأخذ كل ظالم ومظلوم حقه
من عند الذي لا تضيع عنده مظلمتي
ياسادتي ..
هذي دمعتي ياسادتي .."

[2] Ricordiamo come pochi mesi fa il primo ministro palestinese democraticamente eletto, Ismail Haniyeh, abbia dichiarato proprio davanti a 11 parlamentari europei che Hamas era pronto a riconoscere Israele entro i confini del 1967.
 
"Pensate che un popolo assediato che aspetta senza fiato che una nave venga dal mare voglia gettare gli ebrei nell’oceano? Il nostro conflitto non è con gli ebrei, il nostro problema è l’occupazione"
, ha detto Haniyeh.

A proposito di Hamas, invito le persone seriamente interessate a leggere questo studio di Giancarlo Paciello.

[3] I blogger vengono arrestati, in genere, con la favolosa accusa di "sfruttare i vantaggi offerti dall’atmosfera democratica del nostro paese per cambiare l’attuale regime".

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22 Responses to Gaza, carne umana e gilet polari

  1. utente anonimo says:

    Sembra che una parte della popolazione di Sderot sia più comprensiva persino di certa opinione pubblica occidentale. Eppure, loro vivono sotto la minaccia dei razzi. Alcuni di loro hanno sottoscritto un appello per l’immediato cessate il fuoco in Palestina.

    http://www.ynet.co.il/english/articles/0,7340,L-3646184,00.html

    Che dire. Strano come per sentire qualche voce critica verso Israele ci si debba rivolgere proprio ad alcuni israeliani. Chissà che non siano proprio questi israeliani che non ” salvino” , almeno un po’, l’ ” anima ” di Israele.

    A.

  2. kelebek says:

    Per A.

    Grazie, mi ricordavo della faccenda, ma non ero riuscito a trovare il link.

    Ho inserito un piccolo riferimento adesso nell’articolo.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    Ops, ho sbagliato link.

    C’è un link dove questo appello viene riportto più estesamente. Però, l’appello è in ebraico, con la traduzione( quindi non posso verificare l’esattezza della traduzione )

    http://www.othervoice.org/cgi-bin/petition1.pl

    Il sito jewssansfrontieres ne offre la traduzione ( ma ovvio che non posso controllare )

    ” The period of clam ( calm, credo:) ) change the lives of the people of Sderot, Ashkelon and the region beyond recognition, allowing all of us to experience again a life that is more normal and sane. The continuation of this calm is essential and criticial to the residents of the region from every possible aspect: physical, mental, spiritual and economic.

    Another round of escalation may break our already brittle spirit, and take us all to another round of self-destruction and pointless bloodshed. It is not certain that we will survive. And you must be aware of that, if you indeed care about the residents of this area. We’ve been through this movie too many years–and results speak for themselves: feeling trapped, abandonment, and hopelessness for us and our children!…

    On the other side of the border live a million and a half Palestinians under unbearable conditions, and most of them want, like we do, calm and the opportunity of a future for themselves and their families.

    We live in the feeling that you have wasted that period of calm, instead of using it to advance understandings and begin negotiations, as well as for fortifying the houses of residents as promised.

    We call on the Prime Minister and the Defense minister not to listen to the voices of incitement and do everything they can to avoid another round of escalation, to secure the continuation of the calm and to work…towards direct or indirect negotiations with the Palestinian leadership in Gaza in order to reach long term understandings.

    We prefer a cold war without a single rocket to a hot war with dozens of victims and innocent fatalities on both sides.

    We ask you to offer us the possibility of political arrangement and hope and not an endless cycle of blood. ”

    A.

  4. mariak says:

    Così in Italia, media e politici si preoccupano infinitamente di più dei vasi rotti di Sderot che dei morti di Gaza.

    maria

    pensa a chi si è scandalizzato per l’intralcio che la manifestazione dei palestinesi di milano avrebbe portato alle compere dei milanesi ,in occasione dei saldi; questo non dice tutto riguardo alla presuntuosa miseria politica e umana in cui ci troviamo immersi?

  5. PinoMamet says:

    Io quasi quasi glielo comprerei, un bel gilet polare.

    Però poi mi devono mettere almeno una targhetta da qualche parte:

    “il prode esercito israeliano è riuscito a distruggere un accampamento di morti di fame grazie ai contributi finanziari di Pino Mamet”

    Ciao

  6. utente anonimo says:

    Nel chiuso delle loro caserme, è probabile che i soldati dell’Unica Democrazia Del Medio Oriente (dei quali, quando muoiono, conosciamo, nome, volto e canzoni nell’iPod) si abbandonino alla commozione per ciò che i loro nemici islamonazifasciocomunisti (più brevemente, palestinesi. Meglio ancora, terroristi, che ha una lettera in meno) li costringono a fare.

    Perciò, oltre a gilet e coperte, assicuriamoci che abbiano anche una buona scorta di fazzoletti.

    Mi permetto di suggerire i Kleenex: con tutto quello che hanno fatto finora, non è il caso di dargli ancora Tempo.

    Saluti da Marcello Teofilatto

  7. utente anonimo says:

    Oops, errata corrige: non “conosciamo, nome…” ma “conosciamo nome…” M.T.

  8. utente anonimo says:

    quanto tempo ci vuole perchè il vecchio nome dato dai vecchi abitanti scada? o la “dignità” è imprescrittibile?

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Una domandina per tutti .

    Non vi sembra strano che tutti o quasi i media nostrani sostengano Israele ?

    A me la cosa sembra un tantino curiosa ..

  10. utente anonimo says:

    Per Francesco (n. 8):

    >quanto tempo ci vuole perché il vecchio nome dato dai vecchi abitanti scada?

    Dipende da quante Giornate della Memoria hanno a disposizione i vecchi abitanti. A occhio (per occhio) e croce, non molto…

    Saluti da Marcello Teofilatto

  11. utente anonimo says:

    @9

    Evidentemente la tua intrepretazione degli articoli è assai curiosa!

    Non mi pare che sia come dici tu. Fatti una rassegna stampa dei media nazionali e poi valuta. Pare che tra la stampa nazionale regni soprattutto per la maggiore una voce d’imparzialità e per il cessate il fuoco.

    prep

  12. PinoMamet says:

    Però, parlando seriamente, ci sono un paio di cose che mi incuriosiscono.

    La prima è questa patetica balla per raccogliere soldi: i soldi servono sempre e non fanno mai schifo a nessuno, ma inventarsi i soldati che poverini, non hanno “gilet polari” (tra l’altro, che roba sono?) mi sembra davvero troppo.

    La seconda, sono le persone che se la bevono. Quelli che proprio se la vogliono bere, perché vogliono essere al fianco dello sforzo bellico del più forte, quelli che (beninteso, con l’immaginazione) questa guerra la farebbero loro stessi, solo per assicurarsi che il più forte, il bianco, e la vittima perdipiù, cioè la proiezione di se stessi, possa trionfare sul malvagio colorato e musulmano.

    Prendiamo l’immagine simbolo di tutta la faccenda, e non da oggi: il bambino che tira il sasso al carro armato.

    Ecco, uno può dirmi quello che vuole sulla falsificazione delle immagini ecc. ecc., tutto vero e tutto ok, non discuto.

    Sta di fatto che esistono persone che non è che siano truffate o vittima di chissà quale raggiro; ma proprio di loro scelgono, vogliono a tutti i costi, stare dalla parte del carro armato.

    Povero carro armato, ha tanto freddo.

    Il cattivo bambino lo sta minacciando con un sasso.

    Il bambino non è come noi: è un relitto della storia, è un sottosviluppato, non ha mai creato i campanili dipinti da Giotto e neanche Giotto, e neanche Fromm o la Porsche Carrera. Non ha mai prodotto niente; è come un fagiano, e quando vedo un fagiano ho voglia di arruotarlo sotto la macchina.

    Ecco, queste persone qua, i volenterosi carnefici di chiunque, mi fanno schifo..

  13. kelebek says:

    Per n. 13

    Credo che il gilet polare sia una roba tipo questa:

    http://www.euro-shopping.info/catalog/gilet-cofra-polar-p-2737.html

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    #11 : è da quando è iniziato il macello che seguo la stampa italiana e di imparzialita’ ne vedo poca o nulla . tanto per dirne una nessuno si è sognato di dire che la tregua non è stata prorogata da hams perche’ israele non ha rispettato l’ impegno di aprire il transito delle merci per gaza ( con ovvi risultati )

  15. utente anonimo says:

    Pino

    arrotare sotto la macchina un fagiano la trovo un’idea alquanto bizzarra, al limite lo accoppo e me lo mangio, sono stupito di quale associazione mentale ci sia dietro.

    per quanto riguarda il bambino e il carroarmato: ci saranno gli amici “spontanei” del carroarmato, io per mantenere una parvenza di simpatia devo venire qui e rileggere Miguel, meglio ancora Dacia, e riprendermi.

    di certo sto rivalutando la saggezza di un Andreotti, capace da sempre di non farsi incatenare dalla identificazione di una parte come “il bene assoluto” e quindi di mantenere lucidità di sguardo e ragionamento. ahimè inani.

    ciao

    Francesco

  16. ComProlRes says:

    Grazie per aver citato l’ottimo studio di Giancarlo Paciello!

    Un salutone!

  17. Ulisse9 says:

    Hamas era pronto a riconoscere israele entro i confini del 1967.

    Provate a dirlo a Gianfranco “Sion” Fini che anche oggi ha ripetuto, con la sua faccia di tolla, che Hamas non intende riconoscere il diritto all’esistenza di Israele (TG 1 delle 13.30).

    Bellissimo post che condivido dall’inizio alla fine.

    Ti segnalo anche, due post, comparsi rispettivamente su INFOPAL ( http://www.infopal.it/leggi.php?id=10344) e sul blog di Alessandra Colla ( http://www.alessandracolla.net/?p=230), relativi all’uso di armi non convenzionali da parte dei sionisti israeliani.

    Un saluto.

  18. utente anonimo says:

    – Povero carro armato, ha tanto freddo.

    Il cattivo bambino lo sta minacciando con un sasso.

    Il bambino non è come noi: è un relitto della storia, è un sottosviluppato, non ha mai creato i campanili dipinti da Giotto e neanche Giotto, e neanche Fromm o la Porsche Carrera. Non ha mai prodotto niente; è come un fagiano, e quando vedo un fagiano ho voglia di arruotarlo sotto la macchina. —

    No, il ragionamento in realtà funziona così:

    Il carro armato ha preso sotto il bambino, ma non poteva farne a meno, e quel bambino è stato messo lì a tirar sassi dai suoi genitori che l’hanno strumentalizzato perché fanatici e il carro armato stava andando a liberare quello stesso bambino dai suoi genitori fanatici. Quindi è colpa dei genitori del bambino, e il bambino è una vittima dei suoi genitori.

    Ma anche se l’abbiamo tirato sotto non c’è di che preoccuparsi. Il carro armato tirerà sotto anche i suoi genitori per punirli di aver portato alla morte il loro stesso figlio e salvare così preventivamente tanti altri bambini dai loro genitori cattivi fanatici.

    Poi tra settanta o ottanta anni faremo anche una giornata della memoria per i bambini tirati sotto dal carro armato, e così tutto torna a posto.

    Rock & Troll

  19. utente anonimo says:

    Miguel

    ho letto dai sionisti che il blocco di Gaza è iniziato sei mesi dopo il ritiro israeliano, visto quello che Hamas stava importando

    ti risulta?

    Francesco

  20. utente anonimo says:

    …e la bellezza architetturale delle mosche e delle abitazioni, non ha niente da invidiare a quella europea, i mosaici e gli arabeschi definiscono bellezze che non hanno nulla da invidiare a Giotto. Goethe dice che “oriente e occidente sono indissolubilmente legati”, e Goethe é uno che se ne intende!,allora perché noi invece di cercare le cose che ci uniscono, cerchiamo quelle che dividono? In spagna negli anni mille ecc. gli ebrei traducendo dall’arabo gli antichi greci, fecero conoscere ai cristiani non solo cose greche, ma anche cose arabe nel campo medico , astronomico , matematico, poetico di cui tutta l’europa si servi’. L’università di Padova utilizzo’ per secoli i testi di Avicenna e di Averroé…quindi dire che loro sono ignoranti, é proprio una grande forma di ignoranza o non conoscenza delle dinamiche storico intellettuali che determinano le cività. Ho nascosto i miei sentimenti nel blu scuro della notte, ho raccolto fiori invisibili ricoperti di lacrime di pioggia. Al risveglio le foglie appesantite dall’acqua si chinavano verso il suolo per cercare la leggerezza dell’amore del Creatore. ciao , jam

  21. Guinness3 says:

    GAZA, CHI HA VIOLATO LA TREGUA ?

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ La tesi ufficiale israeliana, secondo cui Israele si sarebbe dovuto difendere da un lancio continuo di razzi palestinesi, è passata pienamente nei media, dove la discussione è solo, se la e reazione israeliana sia sta [..]

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