Nizar Qabbani, gli scolari di Gaza

Dieci anni fa, circa, è morto Nizar Qabbani, poeta siriano.

Lui aveva quindici anni, quando sua sorella maggiore si suicidò per non sposare l’uomo che la famiglia aveva scelto per lei.

Nizar Qabbani si è dedicato da allora a esplorare in maniera rivoluzionaria e liberatoria l’immensa violenza dell’amore:

"Sei destinato a navigare per sempre
senza vele sul mare dell’amore
la tua vita è destinata a essere per sempre
un libro di lacrime
e tu, a essere imprigionato
tra l’acqua e il fuoco"

Scrivendo, Nizar Qabbani si pone spesso dalla parte delle donne. Una delle sue voci, la "donna sciocca", recita:

"Il tuo Oriente, caro Maestro
costruisce la delicata corona dell’Oriente
con i teschi delle donne

Non criticarmi, maestro
se scrivo male.
Perché io scrivo e la spada è dietro la mia porta
e oltre la mia stanza c’è suono di vento e ululare di cani".

Nizar Qabbani si pone come rivoluzionario, sia nell’eros che nella polis; eppure la sua forza è costituita tutta con la potenza dell‘amor iliscus e dei barlumi di luce della complessa tradizione pagana, islamica e cristiana del mondo arabo. Nizar Qabbani è il contrario quindi di chi critica il proprio mondo, per farsi buffone di corte per i dominanti.

Su questo blog, abbiamo riportato a suo tempo la poesia che lui dedica al Volto di Qana.

Ai tempi della prima intifada, Nizar Qabbani scrisse anche un testo sulla città di Gaza e su quelli che erano all’epoca i suoi talâmîdh, i bambini che affollavano le sue misere scuole. "Scolari" dunque, ma maestri – allora come oggi – per il mondo.

Nel video in fondo, potete ascoltare Nizar Qabbani che recita questa poesia.

O scolari di Gaza
insegnateci
un po’ di ciò
che noi abbiamo dimenticato

Insegnateci
a essere uomini
da noi gli uomini
sono diventati pasta morbida

Insegnateci
come i sassi
tra le mani dei bambini
diventano diamanti preziosi

Insegnateci
come fa la bicicletta di un bambino  a diventare una mina
e il nastro di seta,
un’imboscata

Come la bottiglia del latte
se non la imprigionano
diventa un coltello.

O scolari di Gaza
non date retta
alle nostre trasmissioni
non ascoltateci
colpite
colpite
con tutta la vostra forza
occupatevi del vostro lavoro
e non chiedete a noi

Noi siamo la gente dei conti
dell’addizione
e della sottrazione
conducete le vostre guerre
e lasciateci

Noi siamo i disertori
che hanno abbandonato l’esercito
prendete allora le vostre corde
e impiccateci

Noi siam morti
che non hanno una tomba
e orfani
che non hanno occhi
che restano chiusi nelle loro tane
e vi abbiamo chiesto
di combattere il drago [1]

Siamo diventati più piccoli davanti a voi
di mille secoli
E voi, in un mese
più grandi di secoli

O scolari di Gaza
non fate ritorno
a ciò che abbiamo scritto e non leggeteci

Noi siamo i vostri padri
non somigliateci, quindi
noi siamo i vostri idoli
non adorateci

Noi pratichiamo
la menzogna politica
e la repressione
costruiamo tombe
e carceri
liberateci
dai vincoli della paura che è dentro di noi
cacciate via
l’oppio che c’è nelle nostre teste

Insegnateci
l’arte di aggrapparsi alla terra
non abbandonate
il Messia sofferente

Piccoli amati
la pace su di voi
che Dio possa fare del vostro giorno
un gelsomino

Dalle fessure della terra in rovina
siete sorti
e avete seminato nelle nostre ferite
la rosa selvatica [2]

Questa è la rivoluzione dei quaderni
e dell’inchiostro
diventate sulle labbra
melodie
fate piovere su di noi
valore e fierezza

Lavateci via la nostra bruttezza
lavateci
non abbiate paura del Faraone
né degli incantesimi di Mosè
e preparatevi a raccogliere le olive

Davvero questa epoca ebraica
un giorno si dissolverà
se ne possediamo la certezza

Folli di Gaza
mille volte benvenuti
i folli
se ci libereranno

L’era della ragione politica
se ne è andata da tempo
insegnateci la follia


يا تلاميذ غزة
علمونا
بعض ما عندكم
فنحن نسينا

علمونا
بأن نكون رجالا
فلدينا الرجال
صاروا عجينا

علمونا
كيف الحجارة تغدو
بين أيدي الأطفال
ماسا ثمينا

كيف تغدو
دراجة الطفل لغما
وشريط الحرير
يغدو كمينا

كيف مصاصة الحليب
إذا ما اعتقلوها
تحولت سكينا

يا تلاميذ غزة
لا تبالوا
بأذاعاتنا
ولا تسمعونا
اضربوا
اضربوا
بكل قواكم
واحزموا أمركم
ولا تسألونا

نحن أهل الحساب
والجمع
والطرح
فخوضوا حروبكم
واتركونا

إننا الهاربون
من خدمة الجيش
فهاتوا حبالكم
واشنقونا

نحن موتى
لا يملكون ضريحا
ويتامى
لا يملكون عيونا
قد لزمنا جحورنا
وطلبنا منكم
أن تقاتلوا التنينا

قد صغرنا أمامكم
ألف قرن
وكبرتم
خلال شهر قرونا

يا تلاميذ غزة
لا تعودوا
لكتاباتنا ولا تقرأونا

نحن آباؤكم
فلا تشبهونا
نحن أصنامكم
فلا تعبدونا

نتعاطى
القات السياسي
والقمع
ونبني مقابرا
وسجونا
حررونا
من عقدة الخوف فينا
واطردوا
من رؤوسنا الافيونا

علمونا
فن التشبث بالأرض
ولا تتركوا
المسيح حزينا

يا أحباءنا الصغار
سلاما
جعل الله يومكم
ياسمينا

من شقوق الأرض الخراب
طلعتم
وزرعتم جراحنا
نسرينا

هذه ثورة الدفاتر
والحبر
فكونوا على الشفاه
لحونا
أمطرونا
بطولة وشموخا

واغسلونا من قبحنا
اغسلونا
لا تخافوا فرعون
ولا سحرة موسى
واستعدوا
لتقطفوا الزيتونا

إن هذا العصر اليهودي
وهم
سوف ينهار
لو ملكنا اليقينا

يا مجانين غزة
ألف أهلا
بالمجانين
إن هم حررونا

إن عصر العقل السياسي
ولى من زمان
فعلمونا الجنونا


Note:

[1] Meglio, è il tanîn, che è insieme drago e serpente marino.

[2] Nisrîn, o rosa rubiginosa.

Traduzione di Miguel Martinez. La poesia circola ovviamente molto in rete in questi giorni, non sempre nella stessa versione. Noi ci siamo basati su questa versione, che ci sembra sia quella corretta.

Miguel Martinez è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

 
 
 

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4 Responses to Nizar Qabbani, gli scolari di Gaza



  1. Insegnateci

    l’arte di aggrapparsi alla terra

    ecco, questo verso per me è l’incubo, non importa con quanta grazia sia scritto.

    “aggrapparsi alla terra” è il nucleo dei conflitti.

  2. utente anonimo says:

    beh, il resto non è meglio, un inno ad abbandonare la ragione per non rinunciare alla guerra.

    mi vien da pensare che questa poesia stia sulle scrivanie di Olmert e Livni, insieme ai sondaggi.

    fortuna che ho un Dio da pregare per la pace

    Francesco

  3. utente anonimo says:

    …la fotografia ritrovata fra le macerie della donna con il volto circondato da rose mi ha fatto pensare alla “Vergine di Pisa” di Gentile da Fabiano (1370-1450) con nell’aureola una scritta che in un primo momento sembravano semplici arabeschi che si sono rivelati essere la scrittura araba cufica che dice: “La ilaha illa Allah”. Un invito a trasformare la parola Pace in una realtà che non si puo raggiungere senza il rispetto “dell’altro”. Le rose sono una calligrafia dell’anima che appartiene a tutti i popoli della terra, cosi come c’é Un solo Dio da pregare, non ce ne sono due! jam

  4. kelebek says:

    Per Jam n. 3

    Quella foto è davvero sconvolgente. Grazie delle tue incredibili associazioni.

    Miguel Martinez

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