Le vere cause della strage di Gaza

La differenza tra persone pensanti e buonisti sta nel capire che le guerre non sono come gli tsunami, una roba che scoppia e fa Vittime e Vittimi e noi mandiamo gli SMS di solidarietà.

No, le guerre richiedono un’interazione di un gran numero di uomini adulti e vaccinati che fanno scelte precise e pianificano per mesi o per anni. E spendono, o meglio fanno spendere, anche cifre inimmaginabili. Le guerre, a differenza delle risse tra scimpanzé o tra skinhead e militanti dei centri sociali, hanno quindi dei perché.

Perché Israele ha compiuto, e continua a compiere, la strage di Hanukkah?

La giustificazione formale sono i razzi che Hamas ha permesso che altri gruppi lanciassero in risposta alle grandi operazioni militari israeliane dell’inizio di novembre; e che lo stesso Hamas si era offerto di fermare, in cambio di un’estensione della tregua alla Cisgiordania e la fine dell’embargo.

Ran HaCohen e altri critici israeliani sottolineano l’imminenza delle elezioni in Israele, dove in effetti il vacillante Ehud Barak sta godendo di un’improvvisa popolarità. Se quello che è tecnologicamente uno dei primi eserciti del mondo non è riuscito a battere un gruppo di guerriglieri nel minuscolo Libano, dovrà dimostrare almeno di riuscire a schiacciare un campo profughi come Gaza.

Ma qui siamo ancora nell’ambito della micropolitica. Molto più interessanti sono due analisi che affrontano nel complesso la questione del Medio Oriente. Analisi diverse ma non contrastanti.

La prima è di Abu Al-Sous (Salah Mansour), fondatore del sito PalestineRemembered.com .

Salah Mansour ci riporta a un tema che avevamo già discusso qui, parlando delle oligarchie arabe. Per quanto la Palestina sia una realtà piccola, si tratta del primo paese arabo in cui si sia potuto votare liberamente. Salah Mansour, che non è affatto un simpatizzante di Hamas, riconosce comunque il dato ovvio:

"Il controllo dei regimi arabi ‘moderati’ sul potere si fonda su un sostegno popolare molto limitato (in genere imposto ai popoli arabi dalle potenze occidentali); essi percepiscono quindi il messaggio di democrazia, speranza, resistenza, stato di diritto e soprattutto di accountability e trasparenza come una minaccia esistenziale al loro governo vacillante e poco democratica; hanno paura che questo messaggio di speranza possa andare oltre Gaza".

Ma esiste un contesto ancora più vasto, che viene analizzato in grande e affascinante dettaglio da Adam Hanieh, ricercatore di scienze politiche all’università di Toronto, in due lunghi articoli (prima parte  e seconda parte) tradotti dal sito di Resistenze.

In questi mesi, nei microscopici frammenti del territorio palestinese sotto il controllo di Abu Mazen, si sta implementando un "Piano di Riforma e Sviluppo Palestinese" (PRDP), che consiste nel

"formalizzare una rete spezzata di cantoni sotto controllo palestinese e zone industriali associate, dipendente dall’occupazione israeliana, ed attraverso la quale una massa di lavoro palestinese a basso costo viene sfruttata da gruppi di capitalisti israeliani, palestinesi ed altri regionali."

Il Piano ha aspetti catastrofici per la popolazione palestinese. Già gli israeliani si lamentano di vivere in un paese piccolo; ma in pratica il regime di Abu Mazen può contare su meno del 10% di tutta la Palestina, in zone prive di risorse e dove la stessa acqua viene dirottata in massima parte verso Israele; mentre Israele ha sostituito la forza lavoro palestinese con una massiccia immigrazione dall’est europeo e dall’estremo oriente.


Inevitabile quindi che la Palestina campi di lavori pubblici e sussidi statali, e in ultima istanza di aiuti (che Israele scarica soprattutto sui paesi europei). Adesso Abu Mazen si è impegnato a tagliare i posti statali, a congelare gli stipendi e a togliere le sovvenzioni alle bollette dell’acqua e dell’elettricità.

Allo stesso tempo, come documenta Hanieh, c’è una strategia statunitense molto più ampia,

"finalizzata allo sviluppo del libero flusso di capitali e beni (ma non necessariamente della forza lavoro) in tutta la regione del Medio Oriente. I mercati della regione saranno dominati da importazioni statunitensi, mentre la forza lavoro a basso costo, concentrata in "libere" zone economiche possedute dal capitale regionale ed internazionale, produrrà beni a buon mercato destinati ad essere esportati nei mercati di Stati Uniti, Unione Europea, Israele e del Golfo.

Un elemento centrale di questa visione è la normalizzazione e l’integrazione di Israele nel Medio Oriente. Gli Stati Uniti prevedono un Medio Oriente fondato sul capitale israeliano ad ovest e su quello del Golfo ad est, che, sorretto dai bassi salari, diventi una zona neoliberale che attraversi la regione. Ciò significa che la storica distruzione da parte di Israele dei diritti nazionali palestinesi deve essere accettata e consacrata da tutti gli stati della regione. Al posto della vera autodeterminazione palestinese (in primo luogo il diritto al ritorno per i rifugiati), sarà fondato uno stato artificiale nominale nelle isole dipendenti del territorio di Cisgiordania e Striscia di Gaza. Quest’obiettivo è un pre-requisito essenziale della strategia degli Stati Uniti nella regione."

Le devastanti misure imposte dal Piano ai palestinesi, oltre a favorire l’emigrazione – che per gli israeliani non guasta – dovranno servire ad avviare i palestinesi verso poli industriali a Jenin, Nablus e Tarqumiyyah, con capitali israeliani e turchi.

"I beni prodotti saranno esportati verso Stati Uniti, Unione Europea e gli stati del Golfo. L’Autorità Palestinese assumerà il ruolo di polizia nei confronti dell’esercito industriale di riserva composto da diversi milioni di lavoratori, chiusi dietro ai muri e ai checkpoints dei territori palestinesi. In cambio, la dirigenza dell’AP maneggerà le leve di uno stato, otterrà per sé i diritti a viaggiare e muoversi liberamente, e guadagnerà una quota degli utili che scaturiscono dalle zone.

In queste zone, le leggi sul lavoro palestinesi ed israeliane, i livelli salariali, le regolamentazioni ambientali, o le altre limitazioni riguardo i luoghi di lavoro non verranno applicate. I movimenti in entrata ed uscita dalle aree saranno controllati dalle forze militari israeliane e da quelle di sicurezza palestinesi."

E’ interessante notare che la Turchia, o qualche forma di flessibile agenzia privata di sicurezza turca, dovrebbe garantire la "sicurezza" interna in queste zone.

La grande ristrutturazione prevede anche la conferma degli immensi espropri compiuti da Israele lungo tutta la valle del Giordano, che effettivamente chiudono i palestinesi fuori da ogni contatto con il mondo esterno. Questa zona dovrà diventare un orwelliano "Corridoio per la Pace e la Prosperità" (CPP), dove la grande agro-industria potrà sfruttare la manodopera locale.

In tutto questo, la complicità araba è fondamentale.

Da una parte, gli Stati Uniti tengono in piedi i governi di Egitto e Giordania.

Ci sono poi i sei paesi del "Golfo" (Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Oman, Qatar, Emirati – in questi paesi, gli Stati Uniti oggi schierano 100.000 soldati), con le loro immense ricchezze.

Infine, c’è Israele.

I regimi arabi, i paesi del Golfo e Israele insieme, costituiscono i tre pilastri del dominio statunitense in Medio Oriente.

Ovunque, in questi anni, sono state imposte privatizzazioni (in particolare del petrolio) e tagli di spese sociali:

"E quest’anno in Egitto, dove il 22% della popolazione vive al di sotto del livello di povertà fissato a 1 dollaro al giorno, e con i prezzi degli alimentari che sono più che raddoppiati rispetto l’anno passato, il governo alzò le imposte sui prezzi del combustibile che hanno portato ad un incremento di prezzo di più del 40% in una notte."

Per il 2013, è prevista un’Area di Libero Scambio per il Medio Oriente (Middle East Free Trade Area – MEFTA), che imporrà una politica neoliberista all’intera regione.

In questo contesto, Israele dovrebbe assumere un ruolo centrale, come già avviene con le Qualified Industrial Zones (QIZ) in Giordania ed Egitto: capitali provenienti da Emirati Arabi Uniti, Israele, Cina, Taiwan, e Corea sfruttano la manodopera in condizioni tremende, fornendo prodotti tessili alla grande distribuzione statunitense, prodotti che vengono ammessi senza dazi negli Stati Uniti. A proposito di nuove frontiere della globalizzazione, la manodopera è in massima parte costituita da immigrati dai paesi asiatici.

L’inserimento di Israele in questo circuito dipende in gran parte dall’annientamento della resistenza palestinese: l’ostica Gaza, assieme alla sorda rabbia di decine di milioni di abitanti del  Medio Oriente, è rimasta l’ultimo ostacolo.

Lo hanno capito molto bene le centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato in Egitto – e ci vuole parecchio coraggio – contro la strage di Gaza.

Non lo hanno fatto solo per solidarietà con i palestinesi, ma perché hanno colto, per forza di cosa, come la questione mediorientale sia unica e come Gaza sia il granello di polvere nell’ingranaggio del dominio.

L’ultima carovana di aiuti a Gaza, che sembra che la polizia di Mubarak non oserà fermare, è stata inviata dai lavoratori in lotta di Mahalla, proprio una delle Qualified Industrial Zones.

Print Friendly
This entry was posted in Israele Palestina Canaan and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

29 Responses to Le vere cause della strage di Gaza

  1. utente anonimo says:

    La tua analisi e’ quasi al livello dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Ma si perche’ no, perche’ non credere nel mostro capital sionista che ingloba e sottomette tutti i popoli vicini. io ci vivo in Israele e chissa’ come mai tutta questa enorme ricchezza non l’ho mai vista o forse la teniamo nascosta in modo da ingannare i nostri nemici. Com’e’ che non commenti mai su come i palestinesi e compari di sventura pakistani, indiani vengon trattati dai fratelli arabi negli emirati o in Kuwait. Ti do’ un’altra chave di lettura. Hamas e’ un’organizzazione terroristica poco dotata da un punto di vista politico. I palestinesi di Gaza li hanno votati per diverse ragioni:

    -la corruzzione di Fatah

    -la promessa di distruggere Israele.

    Alla prova dei fatti pero’ le cosa non vanno proprio nel senso giusto. Quando si assume il controllo politico si deve anche essere in grado di produrre risultati. Le condizioni di vita non sono migliorate, Israele non e’ stata sconfitta e distrutta e i palestinesi sono ancor piu’ isolati di prima, divisi addirittura tra loro stessi in sostenitori di Fatah e Hamas. E questo perche’? Perche’ Hamas non puo’ rinunciare al suo intimo di organizzazione terroristica. Hanno sparato centinaia di razzi Kassam rendendo la vita un inferno a Sderot, Asqelon e altri insediamenti Israeliani (non nei territori occupati) e adesso e’ arrivata la risposta. Gli unici responsabili di cio’ che accade ai palestinesi sono i palestinesi stessi che hanno votato e sostengono Hamas. Hamas ha messo in atto operazioni di guerra contro Israele e Israele risponde come farebbe ogni paese quando venisse attaccato da un paese straniero. Poco importa che non esista ancora uno stato palestinese (e se continuano cosi’ probabilmente mai ci sara’), si tratta di territori autonomi in cui Hamas e’ responsabile. Le mappe che hai mostrato in cui il territorio palestinese e’ andato riducendosi progressivamente sono il prodotto della politica fallimentare e suicida del popolo palestinese, della loro dirigenza incompetente e corrotta e dei loro “fratelli” arabi che hanno a cuore il problema dei palestinesi quanto un foruncolo sulle chiappe.

  2. kelebek says:

    I propagandisti israeliani mi affascinano dal punto di vista psicologico.

    Sembrano macchinette, con gli stessi discorsi programmati, sempre prevedibili.

    Una totale assenza di logica o di qualunque ragionamento storico, sociale, culturale, economico.

    E l’appello ai Protocolli dei Savi di Sion.

    Poi magari se uno li conoscesse dal vivo, sarebbero meno imbecilli, magari sanno anche camminare, sorridere o fare roba del genere.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    “io ci vivo in Israele e chissa’ come mai tutta questa enorme ricchezza non l’ho mai vista”

    stai dicendo che in Israele avete il 20% della popolazione con meno di un dollaro al giorno come in Egitto? Le cose vanno valutate in prospettiva. Rispetto al resto del MO Israele è la Svizzera…

    “Quando si assume il controllo politico si deve anche essere in grado di produrre risultati. ”

    se si è liberi di farlo, non se si è sottoposti a embargo da parte israeliana. Se tu non riesci a sfamare la famiglia perchè hai per vicino un energumeno che ti fa finire all’ospedale ogni volta che metti piede fuori di casa, la colpa è tua o del vicino (e della polizia che anzichè metterlo in galera ti dice di smetterla di rompere le scatole)?

  4. utente anonimo says:

    Prima di tutto, Miguel, se c’e’ un imbecille qui quello sei tu e lo hai ampiamente dimostrato in piu’ occasioni. Se c’e’ una retorica pateticamente ripetitiva e’ quella di coglioni come te privi di fantasia e intelletto.

  5. kelebek says:

    Per anonimo n. 4

    Lo so che sono un imbecille.

    Invece la mia domanda è, come vi fabbricano? C’è una macchina apposta, oppure il programma lo inseriscono dopo?

    Cosa succede poi con la parte umana?

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    è assolutamente evidente che i “protocolli” sono stati realizzati da ebrei con l’intento poi di sputtanarne la veridicità e di metterli sempre nei loro ragionamenti per giustificare l’ignoranza dei goym che credono che invece siano veri.

    è il loro sistema per distorcere la verità e crearne una nuova a loro misura.

    PS

    per chi ha cervello perdonatemi questo commento idiota, ma per rispondere ai sionisti non occorre essere troppo eruditi, altrimenti vanno in overload.

    Andrea

  7. kelebek says:

    Per Andrea n. 6

    Beh, è un’ipotesi :-)

    A parte gli scherzi, non è importante qui la questione dei Protocolli, perché questa gente manco li ha letti.

    E qui succede una cosa interessantissima. Ad esempio, la macchinetta umana di turno si legge questo mio articolo, e quindi in qualche modo lo conosce.

    Poi lo spiega in termini dei Protocolli, che non conosce.

    Mentre la procedura normale è quella di spiegare l’ignoto in termini del noto; qui fanno esattamente il contrario.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    @#1

    quello che ha intenzione di fare il tuo “governo” mica deve poi portarti a goderne a piene mani.

    a meno che tu non sia uno veramente importante.

    vedi come se la passa il comune cittadino americano nonostante il suo “governo” sia impegnato nella messa a fuoco dell’intero pianeta.

    i profitti vanno dritti dritti nelle tasche di chi di dovere.

    in più quindi ci stai dicendo che nonostante gli enormi finanziamenti che gli USA riversano in israele tu non vedi attorno a te quel gran benessere?

    giusto così, il tuo “governo” se ne fotte di voi “suoi” cittadini così come se ne fotte degli altri e pensa solo a fare gli interessi delle lobby.

    Andrea

  9. utente anonimo says:

    buongiorno e buon anno

    c’è qualcosa che non quadra in questa analisi:

    1. “mercati della regione saranno dominati da importazioni statunitensi”

    - e che bisogno c’è di distruggere gaza per questo? le importazioni hanno bisogno di gente che ha soldi, non di morti di fame o cadaveri.

    non credo che il tizio si riferisca a ricostruzioni o cose del generere, chi scommettrebbe su una ricostruzione a *breve termine* (cioè l’unico termine preso in considerazione da politici ed imprenditori) a gaza?

    - la regione non è già invasa di prodotti iuessei? voglio dire chi i soldi ce li ha non puo’ importare tutto quello che vuole?

    2. mentre la forza lavoro a basso costo (…) produrrà beni a buon mercato destinati ad essere esportati nei mercati di Stati Uniti, Unione Europea, Israele e del Golfo

    mi pare che la forza lavoro a buon mercato sia l’unica cosa che non manchi al di fuori da europa e stati uniti…. che bisgno c’è dei disgraziati palestinesi? in oltre per produrre beni non hai bisogno di sola forza lavoro, ma di fabbriche, strade, aereoporti, tutte cose di cui la palestina non sembra abbondare

    il secondo paragrafo non riesco a capire come sia collegato al resto: perché le “isole” dovrebbero essere un pre requisito essenziale? per produrre hai quanto meno bisogno di schiavi con una apparenza di felicità, non di gente incazzata pronta a distruggere tutto!

    roberto

    ps. francamente augurerei di cuore a gaza di diventare una zona industriale prioritaria, mi sa che è meglio di quello che è ora…

  10. utente anonimo says:

    Sono d’accordo sulle machinette per la propaganda.Infatti stamattina ne ho sentita una eminente,tale Fiamma Nirenstein, che diceva le medesime cose.Per esempio su quest’inferno che è la vita a Sderot e Ashkelon(conosco personalmente gente che c’è andata a vivere perchè è una cittadina ricca dove la manodopera palestinese è gradita perchè a buon mercato),sugli scudi umani usati da Hamas,sullla necessità di tenere ben lontani proprio fisicamente gli insediamenti palestinesi da quelli israeliani(in che modo poi in un fazzoletto di terra)e bla bla bla…Senza vergogna a ripetere sempre le stesse tiritere.

    quanto all’analisi di ciò che sta accadendo in palestina (si si proprio palestina) è forse un caso che la turchia si sia offerta di “mediare” con hamas?Io ci sono stata da quelle parti e assicuro che per israele i palestinesi sono un ottimo mercatoin tutti i sensi,e abbondano anche i prodotti made in turchia.

    Complimenti a Miguel Martinez per questo blog.

    Hamal

  11. Tedeschi in Toscana ,ebrei in Palestina

    L’ebreo giustifica la sua presenza in Palestina col fatto che alcuni ebrei comprarono alcuni terreni in quella zona.

    Forte di questo acquisto ha costruito uno stato in Palestina cacciando e perseguitando gli autoctoni.

    In Italia ,specialmente in Toscana, molti Tedeschi hanno comprato casa e terreni nel Chianti, come tantissimi Inglesi hanno fatto la stessa cosa sulle colline di Firenze.

    1) Hanno diritto Inglesi e Tedeschi a costruire un loro stato indipendente ed armato in TOSCANA ?

    2) Hanno il diritto di cacciare i Toscani del posto dalle loro case e chiuderli in Lager tipo Gaza?

    Erwin

    http://www.thule-toscana.com

  12. utente anonimo says:

    Accidenti! tana per il capitalismo mondiale. Ora che finalmente hai svelato che Israele bombarda Gaza per consentire al capitalismo di trionfare in medioriente, puoi per piacere rispondere alla solita domandina?

    Quale strategia politica informa la scelta di Hamas di lanciare razzi in Israele?

    Grazie per la tua risposta, che questa volta – sono certa – sarà esaustiva.

    rosalux

  13. kelebek says:

    Per Rosalux n. 12

    Già risposto una decina di volte, tra post e commenti.

    Comunque confesso di aver apprezzato il tuo ultimo post :-)

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    – Per quanto la Palestina sia una realtà piccola, si tratta del primo paese arabo in cui si sia potuto votare liberamente. —

    Ma come?! E l’Iraq?!?!

    Rock & Troll

  15. utente anonimo says:

    Rosalux per svagarsi ha scritto “Quale strategia politica informa la scelta di Hamas di lanciare razzi in Israele? ”

    il tentativo di rompere l’ assedio economico a Gaza ?

    Sai , con il blocco c’è un milione e mezzo di persone che se la passano maluccio anche se ai sionisti e mass media la cosa interessa poco .

    Hamas non ha voluto prolungare la tregua proprio perche’ Israele non ha rispettato l’ accordo relativo al passaggio di merci da/per Gaza .

    chiaro ?

  16. utente anonimo says:

    Miguel

    di solito sei un estremista astuto che si tiene ben lontano delle fesserie falsificabili.

    questo tuo post è molto più divertente del solito ma molto sotto-standard come evasività e ambiguità, cioè a dire è pieno di lampanti cavolate che non stanno in piedi neppure il tempo necessario a leggerle.

    cosa ti è successo?

    ciao

    Francesco

    PS ti prego, non chiedermi di essere più preciso, dovrei interlineare riga per riga praticamente tutto!

  17. RitvanShehi says:

    >Miguel,….questo tuo post è molto più divertente del solito ma molto sotto-standard come evasività e ambiguità, cioè a dire è pieno di lampanti cavolate che non stanno in piedi neppure il tempo necessario a leggerle.

    cosa ti è successo? ciao Francesco< Cosa gli è successo? Questo succede se frequenti postacci come il “metablog delle sinistre”: Carletto (Marx) ti si appiccica addosso e poi vedi tutto in chiave “Das Kapital -Unica E Vera Spiegazione Della Storia Del Mondo”:-). Ciao

  18. RitvanShehi says:

    >In Italia ,specialmente in Toscana, molti Tedeschi hanno comprato casa e terreni nel Chianti, come tantissimi Inglesi hanno fatto la stessa cosa sulle colline di Firenze.

    1) Hanno diritto Inglesi e Tedeschi a costruire un loro stato indipendente ed armato in TOSCANA ? Erwin< Sì, se lo Stato Italiano – per qualsivoglia ragione, seccessione padana inclusa:-) – cessasse di esistere.
    Però, semmai si tratterebbe di DUE Stati, uno inglese e uno tedesco, non li vogliamo mica mettere insieme inglesi e tedeschi, con la scusa che sempre di bevitori di birra si tratta, eh!:-)

  19. kelebek says:

    Ho cancellato un commento, non solo perché anonimo.

    I riferimenti alle contorte risse in rete tra blogger non sono ammessi su questo blog.

    Portateli altrove, grazie.

    Credo di essere già stato chiaro in merito.

    Miguel Martinez

  20. Gentile Martinez

    spero di non essere invadente se mi intrometto nella discussione con Rosalucsemblog.

    La sua domanda:

    “Quale strategia politica informa la scelta di Hamas di lanciare razzi in Israele? ”

    È una formulazione contorta che equivale alla piú diretta e chiara:

    “Ma perché caspita non si arrendono questi qua di Hamas a discrezione del vincitore?”

    Ed è una bella domanda che è stata formulata molte volte in circostanze analoghe nella storia; mi pare anche da un certo Tucidide relativalemte e questioni “pelasgiche” nella sua opera “Le Guerre del Peloponneso” che consiglio vivamente di leggersi alla signora Rosalucsemmblog per distrarsi un pochino dall’orrore della realtá e per rendersi conto del fatto che lo sterminio di civili non è mica un’invenzione medioorientale, ma disgraziatamente piú antica.

    Comunque, appunto, la domanda è: perché non si arrendono senza condizioni?

    E la domanda nasconde un desiderio. Cioé che il nemico negozi nella peggiore delle condizioni possibile, senza cioè aver nulla da negoziare, potendo solo accettare le condizioni del piú forte.

    Cosí che alla domanda si potrebbe rispondere con una controdomanda:

    “Quale strategia politica informa la scelta di Israele di considerare pace solo l’annientamento del nemico? ”

    Perché per fare la pace bisogna che le parti in conflitto siano tutte in piedi. Se no non si tratta di una guerra come forma legittima della politica ma di guerra di sterminio come quelle di Giosué contro i cananei.

    Certo dal punto di vista morale resta la domanda:

    “arrendersi quando la lotta è senza speranza e significa solo accumulare dolore e morte di innocenti non é la scelta piú conforme alla ragione?”

    A questa domanda possiamo solo accostarrci con timore e tremore noi che siamo lontani dalle bombe dal fosforo bianco e non con la petulanza di cui da prova la Signora Rosalucsemblog.

    È una domanda terribile a cui nessuno dovrebbe mai essere costretto a rispondere.

    Perché chi è costretto a stare dall’altro lato della spada, da quello della punta è costretto a stare nell’ignominia della disumanizzazione.

    Per quanto riguarda il post di Martinez, mi pare che non si tratti di trovare una causa economica al conflitto. Non mi pare questo il senso di quello che scrive Martinez.

    Mi pare piuttosto che si voglia dire che le condizioni del conflitto possono essere sfruttate da qualcuno per trarne vantaggi economici ed instaurare un sistema di selvaggio sfruttamento.

    Il conflitto è l’occasione non è la conseguenza.

    genseki

  21. utente anonimo says:

    x Genseki

    i palestinesi sono alla mercè del vincitore dal 1967, se non dal 1948.

    e questo per la più terribile e definitiva delle colpe, aver perso la guerra.

    a peggiorare le cose, trattavasi di guerra per il possesso di un territorio, tra vecchi padroni e aspiranti padroni.

    un tempo, vincendo gli aspiranti, questi si aspiravano pure i vecchi (se erano di più) o ne venivano assorbiti (se erano di meno). questa soluzione “naturale” non era praticabile in Palestina.

    mancando una soluzione naturale, rimaneva quella della rassegnazione dei palestinesi alle conseguenze della sconfitta e la loro conseguente ridislocazione in altri territori atti all’uopo (il sogno degli israeliani, immagino). questa soluzione non si è realizzata, in misura non piccola per merito dei fratelli arabi, il cui onore non poteva accettare la sconfitta. questo ha creato la categoria dei profughi stanziali, reclusi, permanenti, alla fine divenuti realmente popolo palestinese.

    oggi non vedo soluzioni

    Francesco

  22. caro Francesco,

    non si preoccupi, capisco quello che lei vuole dire, la soluzione “normale” del conflitto sarebbe stata il genocidio o il genocidio per deportazione come nel caso degli Armeni. Ma siccome fino ad ora gli “arabi” non si sono lasciati fare allora secondo lei non c’è soluzione.

    Questo mi obbliga a pensare due cose:

    Uno che Lei ha un concetto particolarmente drastico della Soluzione;

    Due che sono moralmente sicuro che Lei, personalmente è molto piú intelligente del suo ultimo commento su Kelebek.

    genseki

  23. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ

    [..] Le vere cause della strage di Gaza La differenza tra persone pensanti e buonisti sta nel capire che le guerre non sono come gli tsunami, una roba che scoppia e fa Vittime e Vittimi e noi mandiamo gli SMS di solidarietà. No, le guerre richiedon [..]

  24. utente anonimo says:

    Non credo di aver capito la Sua cortese risposta, egregio Genseki.

    Chiarisco qualche mio punto: la guerra del 1948 (conclusa da quella del 1967) è stata per il possesso della Palestina ed è stata vinta dagli Ebrei.

    Immaginare che i Palestinesi, senza vincere una nuova guerra, pretendano di avere ivi spazio mi è incomprensibile.

    Nei fatti, sono stati e si sono condannati al folle status di profughi con aspirazioni “morali” di ritorno.

    La soluzione “naturale” sarebbe stata il fondersi dei palestinesi cacciati dalla Palestina con i circostanti popoli arabi, evento allora del tutto possibile e gravido di numerose conseguenze positive.

    Essendo la situazione militare PEGGIORE oggi di quanto non fosse nel ’48 o nel ’67, non vedo quale soluzione possa emergere. Tanto meno dalla strategia di Hamas, che mi sembra “vedo quanto devo spingere perchè Israele passi effettivamente alla pulizia etnica”.

    Saluti e non confidi troppo nella mia intelligenza

    Francesco

  25. talib says:

    il commento di Genseki è davvero una visione di cielo. Lo copio, con permesso!

    Silvia

  26. talib says:

    http://talib

    [..] La serie di post di Miguel Martinez sulla questione Palestinese è impressionante, ne basterebbero ma voglio esagerare, 5 giornalisti così in italia. Questo di seguito è un commento a questo post. Vive in mani [..]

  27. utente anonimo says:

    “E la domanda nasconde un desiderio. Cioé che il nemico negozi nella peggiore delle condizioni possibile”

    Quando mi mostrerai quali sono le condizioni a cui Hamas vuole negoziare, valuterò la tua ipotesi: la rete è piena di filmati, proclami, dichiarazioni: aspetto l’ipotesi di negoziato di Hamas, perchè io me la sono proprio persa.

    Fino a quel momento resti senza alcuna possibilità di dubbio una persona che manipola scientemente i dati di fatto a scopo di propaganda.

    rosalux

  28. per silvia,

    non c’è bisogno di permesso.

    Per Rosalucsemblog: purtroppo mi sono sbagliato! Discutere vuol dire soprattutto prendere in esame seriamente quello che dice l’interlocutore e, sempre, integrarlo in quello che diciamo noi negandolo in parte, falsificandolo, correggendolo o magari accettandolo in tutto o in parte. Questo processo puó essere piú o meno aspro, tagliente e doloroso, oppure, perché no, anche sereno. Peró discutere è questo. Quello che fa Lei, invece, è ripetere sempre la stessa frase, come se l’argomento dell’interlocutore non esistesse nemmeno. Mi scusi, perché mi accusa di essere un propagandista (se è me che accusa, perché non ho capito se invece è MM come mi sembra piú probabile) se non sa nulla di me?

    E come la farei la propaganda commentando sul blog di MM? Ma dai! Questo non è discutere questo è strillare ossessioni grafiche.

    Per Francesco: grazie per la precisazione e scusi per l’ironia, comunque ho capito meglio il suo punto di vista che non condivido ma trovo onesto.

    genseki

  29. utente anonimo says:

    genseki

    io vedo nella strategia di Israele che tu descrivi l’unica strategia possibile partendo dal presupposto che loro vogliano davvero quella terra.

    se vuoi, lo stesso vale per la “resistenza” palestinese, che deve attizzare lo scontro e portarlo a qualsiasi livello di durezza, visto che non ha alcun senso militare.

    oggi, vedo Israele scendere a quei livelli.

    tu cosa vedi?

    ciao

    Francesco

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>