Gaza, la strage dei “se” e dei “ma”

L‘abisso che spacca il mondo passa attraverso Israele-Palestina.

Negli anni Cinquanta, gli algerini insorsero contro i coloni francesi, che in oltre un secolo di dominio si erano impossessati delle città e delle terre fertili, relegando i nativi algerini – privi del diritto di voto – tra le aride montagne, nel deserto, o in affollati quartieri urbani senza servizi.

Gli insorti commisero notevoli atrocità contro i coloni e i loro collaborazionisti, e i parà mandati dalla Francia ne commisero di peggiori.

Entrambi in fondo non avevano scelta: se non hai aerei per bombardare dall’alto, devi far saltare in aria i bar affollati; se vuoi scoprire la rete di coloro che mettono le bombe, devi torturare i prigionieri; e ancora, se vuoi creare un antidoto alla paura della tortura, deve incutere il terrore della vendetta in coloro che potrebbero parlare.

I coloni erano i reietti d’Europa, o comunque i loro figli e nipoti.

Debitori liberati dalle carceri, orfani, poveri, profughi, analfabeti, anarchici e socialisti – tutti andavano o venivano direttamente mandati in quella discarica umana che era l’Algeria. E fecero in qualche modo fiorire il deserto, introducendo sistemi intensivi e moderni di coltivazione. Non conoscevano altro che quel loro mondo, dove gli arabi dovevano camminare a capo chino e dove si viveva in villaggi che erano piccole copie di quelli alsaziani, raccolti attorno al campanile della chiesa, o in città che erano piccole Marsiglia.

Quindi non è questione di dire che i coloni erano mostri, o gli arabi selvaggi: solo Dio, dicono, sa guardare nei cuori degli uomini. Ma gli uomini possono benissimo vedere la spaventosa ingiustizia che era la situazione algerina in sé.

Gli insorti algerini avevano il sostegno unanime, diretto e attivo del mondo arabo; un sostegno economico, logistico e in armamenti. Alle Nazioni Unite, si poteva discutere liberamente dell’indipendenza algerina, e persino il senatore John Kennedy poté fare una pubblica dichiarazione di critica alla politica francese.

Però è interessante notare come i ribelli avessero l’appoggio anche di una rete di francesi, persino di colon. Che  fornivano rifugi e armi agli insorti e talvolta combattevano a loro fianco. Diversi di loro hanno scontato lunghi anni di carcere, sono stati torturati, ghigliottinati o uccisi in maniera più informale.

Altri francesi e coloni hanno sostenuto pubblicamente, in discorsi e scritti, la resistenza algerina, correndo non pochi rischi. Non hanno solo criticato gli eccessi dell’esercito francese, perché il problema non era quello: gli eccessi nascevano da un’ingiustizia di fondo, che solo la resistenza poteva correggere.

Queste persone coraggiose erano comuniste, anarchiche, cattoliche; e sostenevano una rivolta che non era comunista, non era anarchica e non era cattolica, ma era semplicemente giusta. Ho avuto l’onore anche di conoscere qualcuna di queste persone straordinarie.

Ma oggi, in un mondo terribile quanto quello di allora, sembra che non se ne producano più, o quasi, dalle nostre parti.

Certo, in America Latina e nel mondo islamico, centinaia di milioni di persone sono a favore della resistenza palestinese.

Ma il soffocamento della loro voce è infinitamente più forte di quanto fosse allora.

Il più popoloso dei paesi arabi, l’Egitto, partecipa con la massima durezza all’assedio a Gaza. Ieri sera a Rafah, la polizia egiziana ha sparato sui palestinesi che cercavano di passare il muro per fare la spesa.

Ricordiamo poi che l’embargo a Gaza non è solo israeliano ed egiziano: nel marzo del 2006, quando Hamas vinse democraticamente le elezioni, fu imposto a tutta la Palestina non solo da Israele, ma anche dal cosiddetto "quartetto": l’Unione Europea, le Nazioni Unite, la Russia e gli Stati Uniti. [1]

Un muro ancora più terribile di quello che taglia la Palestina sembra dividere noi europei dagli altri, che almeno si dichiarano dalla parte della resistenza.

Non parliamo di coloro che sostengono direttamente l’aggressione israeliana: è una posizione legittima.

Parliamo piuttosto di coloro che la condannano.

Dichiararsi a favore della resistenza non è ancora reato, come era invece in Francia negli anni Cinquanta. Eppure, l’identificazione occidentalista è diventata talmente forte, che pochissimi vanno oltre una posizione di equidistanza: certo contro gli "eccessi" israeliani, pieni di compassione per i "poveri civili", ma gridando ai quattro venti la condanna della resistenza che quei civili hanno voluto.

Israele ha questa tremenda funzione simbolica nell’economia dell’imperialismo: se si sente il bisogno di giustificarsi di fronte a questi sicari, e a rinnegare chi resiste a loro, prima o poi si finisce per diventare complici di tutti i sicari e nemici di tutti coloro che resistono.

Gennaro Carotenuto è una fonte insostituibile di notizie sull’America Latina; ed è uno dei pochissimi giornalisti a rispondere subito alle critiche e a correggere i propri errori. Segue anche con implacabile coraggio le falsificazioni dei media italiani.

Ieri mattina mi ha quindi rattristato assai, leggere i "se" e i "ma" con cui Gennaro Carotenuto si difende in anticipo da ogni possibile accusa di stare dalla parte dei dominati.

"E’ necessario sempre uno sforzo grande per capire le ragioni di Israele e sarà necessario compierlo anche domani e dopodomani. Bisogna sforzarsi di capire l’ebreo di Masada e separarlo da un impresentabile espansionismo colonialista decimononico e dalla follia del voler essere l’ultimo avamposto d’Occidente (e dell’imperialismo statunitense) invece di essere il cuore del Medio Oriente. E’ ben difficile anche aver simpatia per Hamas, trogloditi razzisti e sessisti, e solo dei folli possono scambiare le sue organizzazioni clientelar-caritatevoli come progressiste."

Nel novembre del 1957, i francesi catturarono in battaglia la bellissima Raymonde Peschard, gravemente ferita.

Raymonde era figlia di coloni, eppure comunista e militante della resistenza algerina.[2]

Quando la presero, non fece nessuno "sforzo grande" per capire le ragioni dei suoi sicari, che avevano ucciso davanti a lei due trogloditi arabi prigionieri. Coprì di insulti coloro che l’avevano presa prigioniera, finché un ufficiale non tirò fuori la pistola e le sparò in testa.

Anche lui avrà avuto le sue ragioni, no?

Note:

[1] Che poi versarono milioni di dollari nei conti privati dei dirigenti di al-Fatah, i cui miliziani e clienti erano quindi gli unici a ricevere stipendi, fino al golpe di Abu Mazen in Cisgiordania.

[2] Raymonde Peschard fu protetta peraltro, per un certo periodo, dalle Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa, che erano perfettamente al corrente delle sue attività.

raymonde-peschard
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30 Responses to Gaza, la strage dei “se” e dei “ma”

  1. Caro Martinez,

    anch’io sono stato sorpreso dall’articolo di Carotenuto e gli ho inviato questo post non pubblicato:

    mi sembra che “L’incipit” del post sia davvero molto discutibile. Non lo capisco per quanto mi sforzi. Francamente non vedo come si possa argomentare un razzismo di Hamas. Da quali documenti e atteggiamenti lo si possa trarre. Trovo inoltre un poco esagerato lamentarsi di essere insultato quando il primo insulto si trova proprio nel primo paragrafo del suo post: “trogloditi”.

    Ed è un insulto particolarmente sgradevole se rivolto a un movimento i cui membri stanno morendo a centinaia per difendere un brandello di dignitá. (Sarebbero trogloditi perché non hanno soldatesse bionde? O perché non hanno aviazione?)

    Dignitá umana, mi sembra: di uomini e di donne.

    E in qualche misura è anche la nostra dignitá che difendono perché se qualcuno non si piega alla schiacciante prepotenza di una banda di assasini sanguinari lo fa anche in mio nome e merita il mio rispetto e il suo indipendentemente da quale sia il ruolo della donna all’interno della sua organizzazione che poi magari non è quello che pensa lei. Se poi lei voleva dire che la resistenza di Hamas non è di “sinistra”, lo si puó dire senza insultare nessuno a colpi di “troglodita”. Io peró non credo che la dignitá dei popoli sia monopolio della “sinistra”, e dei “progressisti”. E in ogni modo quello che succede a Gaza no ha niente a che vedere con i concetti di destra e di sinistra. Sempre che questi abbiano ancora un valore.

    Grazie per l’ospitalitá

    genseki

  2. kelebek says:

    Per Genseki n. 1

    Grazie.

    Tra l’altro, Gennaro Carotenuto sembra ignorare gli studi di Gilles Keppel sul “fondamentalismo” islamico, che dimostrano come ovunque – in realtà diverse come la Somalia e la Turchia – la sua base sociale sia simile.

    Esiste una borghesia di stato, più o meno “laica” o “laicista”, che si regge sulla forza dell’esercito e delle commesse statali.

    A contrastare questa egemonia, ci sono due ceti molto diversi: quello dei piccoli commercianti e degli artigiani da una parte; dall’altra, le masse sterminate di disperati.

    E l’unico linguaggio che riesce a unire le opposizioni è quello condiviso dell’Islam, e nei fatti l’organizzazione di un sistema alternativo di previdenza sociale, di istruzione, di economia fondata sullo spirito comunitario islamico.

    Proprio la vaghezza di programmi ne è la forza, perché sarebbe difficile stilare un programma veramente “politico” che mettesse d’accordo tutti coloro che sono oppressi dallo stato.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Sempre per Genseki n. 1

    Comunque, penso che farà passare il tuo commento, che è certamente scritto in maniera molto gentile: Gennaro è sempre stato molto corretto nel pubblicare e nel rispondere a critiche anche accese a ciò che scrive.

    E’ una sua indubbia qualità.

    Miguel Martinez

  4. JohnZorn says:

    >E’ ben difficile anche aver simpatia per Hamas, trogloditi razzisti e sessisti, e solo dei folli possono scambiare le sue organizzazioni clientelar-caritatevoli come progressiste.< Mi spiace Miguel, ma a prescindere da che posizione si prenda sul conflitto arabo-Israeliano (lo considero TUTTORA tale, anche se alcuni, si tra gli schierati da una parte che tra quelli dell’altra, finge che non lo sia) è difficile non essere d’accordo con questa frase. Che poi Genseki s’offenda per il termine “trogloditi” è un problema solo suo. L’accezione “insultante” ce la vede solo lui. Troglodita non significa necessariamente “dalla parte del torto”. E’ solo questione di punti di vista. Saluti
    JZ

  5. kelebek says:

    Per JZ

    La tua posizione è chiara, di parte, e perfettamente legittima.

    Non pretendi di condannare l’attacco contro Gaza.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    Penso che Carotenuto abbia inteso fare quella che dialetticamente si chiama una “concessione” all’avversario. In fondo nessuno, nel mondo occidentale, ritiene Hamas “un’organizzazione efficace”. Non fosse altro perchè non si capisce chi da’ ordine (e perchè) di tirare razzi che hanno solo significato provocatorio per stimolare altre azioni genocide verso i palestinesi.

    Hamas allora, potrai dire che è inefficace perchè “non puo'”. Ma allora che sarà mai questo partito eletto farloccamente, in uno scenario fintamente democratico che svolge il ruolo di “vittima” per mancanza di democrazia (“non puo'”).

    Il passaggio di Carotenuto piu importante mi pare quello, inattaccabile, su Pagliara.

    che già s’era distinto durante la guerra contro il Libano nel 2006.

    http://italy.indymedia.org/news/2006/08/1132618.php

    Dal punto di vista di un italiano, non direttamente coinvolto, la cosa piu’ scandalosa.

    cloro

  7. Per JZ,

    confido che mi permetterà, nel corso di questo e di ulteriori commenti di riferirmi alla sua persona con l’appellativo “troglodita” giacché lei stesso ha scritto testualmente che “Che poi Genseki s’offenda per il termine “trogloditi” è un problema solo suo. L’accezione “insultante” ce la vede solo lui”. Quindi se ce la vedo solo io non ce la vede lui, il troglodita.

    Comunque io non mi sono offeso, io mi sono stupito e ho espresso una discrepanza di opinione molto forte con la il paragrafo di Carotenuto, che magari mi sarebbe piaciuto approfondire con lui e con Troglodita JZ se avesse voluto essere cosí cortese da prendere in considerazione le mie argomentazioni.

    L’orrore di quanto è successo e succede in queste ore, d’altra parte renderebbe ben miserabile da parte mia porre come tema di un commento ilmio banale sentirmi offeso, Caro Signor Troglodita.

    Non ho mai dubitato un istante che tra tutte le accezioni del termine troglodita vi sia quella di: “essere dalla parte del torto”.

    La saluto dalla mia umile abitazione ipogea perche devo terminare di appuntire i mie utensili di pietra.

    genseki

  8. utente anonimo says:

    Come spesso ti accade, le tue conclusioni sono sbagliate perchè è sbagliata la premessa. L’israeliano “fanatico sionista” arrivato fresco fresco dagli usa per giocare alla guerra con gli arabi che dipingi tu nei tuoi post è una assoluta eccezione, la regola è una persona che non ha altra terra/patria/nazione che israele, che ha magari un misto di avi iraqueni, polacchi, russi, Yemeniti ma è semplicemente e null’altro che israeliano. Questa è la norma della gente che nasce e vive in quella terra. Finchè tu non vorrai digerire questo semplice dato di fatto e adeguarvi in qualche modo le tue teorie, sarai a tutti gli effetti costretto ad una disonestà che non ti fa per nulla onore.

    rosalux

  9. kelebek says:

    Per Rosalux n. 8

    Sembra la descrizione dei colon algerini…

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    Caro Genseki:

    non la tua accezione per il termine “Troglodita”,per questo non mi permetto di farlo con te poiché la mia è la stessa di Carotenuto (Credo).

    Non ho ignorato le tue argomentazioni, semmai le ho trovate un po’ “Affossate” all’interno del dibattito sull’uso di “troglodita”, su cui hai incentrato un po’ troppo il tuo posto a Carotenuto.

    Tant’è che hai frainteso il mio accenno alla “parte del torto”.

    Infatti, a differenza di quanto hai riportato tu, non ho mai sostenuto che l’essere “dalla parte del torto” sia un’accezione del termine troglodita,bensì l’esatto contrario.

    Ovvero: uno può essere definito “troglodita” senza che questo equivalga al classificarlo “dalla parte del torto”.

    Ti faccio un esempio in soldoni,per capirci meglio: mi sembra in tempi recenti abbiano scoperto (in Amazzonia?) tribù un tantinello rimaste indietro nella scala dei “Secoli di sviluppo”.

    Se li definisco “trogloditi” (forse un tantino più “calzante” che per gli abitanti di Gaza) mica sto dicendo che abbiano torto se si volessero difendere da un’invasione…

    Chiaro ora?

    @ Miguel: Conosci le mie posizioni su Israele ed il resto. Almeno mi sottraggo alla sagra dell’ipocrisia. Fermo restando (che tu ci creda o no) che le vittime civili non piacciono neanche a me (sebbene siano una minoranza).

    Ringrazio invece te per l’ascolto delle mie ragioni,pur non condividendole.

    Saluti

    JZ

  11. x martinez:

    il destino dei pied noir non fa onore ne’ a chi li ha messi di fronte all’alternativa “La valise ou le cercueil” ne’ a chi li ha accolti con malagrazia e spesso con disprezzo, ma questo che c’entra? l’analogia non regge perchè le migrazioni ebraiche in palestina non hanno nulla a che vedere con il colonialismo, fanno parte del fenomeno delle migrazioni “per necessità”, che nasce insieme alla nostra specie. Il sionismo nasce a fronte della costatazione evidente del fallimento della assimilazione ebraica, durante l’affair Dreyfus, e che ha – mi pare – avuto qualche piccola conferma nel novecento. I pied noir sono tornati in Francia, dove avevano peraltro la nazionalità: dove dovrebbe tornare il nostro, senza altra nazionalità (e identità linguistica e culturale) che quella israeliana? In cosa consisterebbe questa “somiglianza” di cui vai parlando?

    rosalux

  12. kelebek says:

    Per Rosalux

    Perché, qualcuno ti sta cacciando da Israele in questo momento?

    Qualcuno ti sta bombardando casa?

    Qualcuno ti ha preso i campi?

    Qualcuno ti è passato sulla casa con una ruspa?

    Qualcuno ti ha espropriato l’orto?

    Qualcuno ti ha tolto l’acqua?

    E allora per favore smettiamola con questa cosa dell’ “e dove possiamo andarcene se ci mandano via da qui?”

    C’è un solo popolo che viene “mandato via” tutti i giorni.

    Se in un futuro inimmaginabile, dovesse succedere il contrario, ne riparliamo.

    Fino a quel momento, i discorsi sionisti avranno sempre quel sapore demenziale di chi dice, “se smettiamo di dare la caccia ai panda, va a finire che ci mangeranno vivi”.

    Miguel Martinez

  13. controlL says:

    Ciò che è oggi gaza è una follia. Una follia che ha una storia che ha ormai più di mezzo secolo. E hamas in quella storia è l’ultima arrivata. Il fallimento principale è d’altri, anche addossando la sua parte ai gruppi dirigenti palestinese. Per questo ha poco senso prendersela coi “trogloditi”, come fossero loro l’ostacolo maggiore, senza bisogno alcuno di condividerne posizioni sociali e politiche. E poi io, erede del sud, non dimentico quando i “trogloditi” (più che trogloditi, anzi) erano i miei avi, “i beduini a riscontro di questi cafoni sono latte e miele”; e so cosa succedeva nelle mie terre quando si dicevano queste parole.

    Gaza andrebbe riportata a una misura di vita appena decentemente umana, che dovrebbe iniziare dallo sfoltire (dando degna sistemazione in altri luoghi a molti degli abitanti) quel posto che ha finito per diventare il precipitato, il buco nero dello scontro tra palestinesi e israeliani. Ma non vedo oggi come oggi nessun modo per avviare questa necessaria azione di rivita un minimo decente.

    Israele da parte sua sta approfittando in maniera spietata e ciecamente violenta d’una vittoria storica che sta dentro la sconfitta e la scomparsa dell’urss. Ma ciò che fa più impressione, io non credo a domini di poche elite che tirano dietro le quinte le fila degli avvenimenti, è l’incapacità degli alleati a consigliare e anche pretendere, se serve, moderazione nell’uso della grande superiorità bellica e del vantaggio ideologico di trovarsi dalla parte delle idee vincenti. Come i palestinesi, più che non sembri, essendo i pieni vincitori in medioriente dello scontro usa-urss, gli israeliani sono circondati da falsi amici.p

  14. georgiamada says:

    al #3

    che sia una sua indubbia qualità ho i miei dubbi :-) non è cosa nuova che scelga solo i commenti che vuole e faccia fuori quelli che lo disturbano o solo lo contraddicano (non parlo per me perchè non ho mai commentato nel suo blog), ad ogni modo spero di essere smentita e che stavolta faccia una eccezione, perchè, pur non condividendolo del tutto, il commento di genseki mi sembra corretto garbato e soprattutto (pur non simpatizzando per niente per hamas anzi) su troglodita genseki ha perfettamente ragione.

    Ma del resto se uno è uso ad usare e abusare di simile linguaggio iperbolico ed enfatico è facile che gli venga fuori “un troglodita” di troppo, soprattutto quando l’uso di una parola offensiva sia dettato più da strumentalizzazione che da convinzione personale.

    Geo

  15. kelebek says:

    Per Georgia n. 14

    Non posso parlare per altri, comunque l’unica volta che mi sono trovato in disaccordo con lui – riguardo ad alcuni fatti concreti riguardanti l’America Latina (errori fattuali di Gennaro, ma tangenziali rispetto al succo di un suo post con cui ero pienamente d’accordo) – non solo ha pubblicato le mie obiezioni, ma è intervenuto anche sul mio blog, con il massimo garbo.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Vivo in un quartiere.

    C’è A, mio vicino di casa, che non mi sta simpatico per diversi motivi.

    Ha pitturato la casa di un coloro che io odio, ha un cane che abbaia molto forte e tiene la musica a tutto volume. Poi, a quanto pare tratta molto male la moglie, secondo alcuni addirittura spesso la picchia. Ma c’è anche chi dice che alla moglie sta bene così, e che dopotutto sono problemi che si devono risolvere tra loro.

    Io mi rendo conto che in parte sono motivi soggettivi (il colore delle pareti, la musica da alto volume), in parte maggiormente condivisibili (l’eventuale maltrattamento della moglie), ma fatto sta che A io lo definirei un buzzurro e un maleducato (forse, addirittura, un troglodita).

    Un giorno diverse persone del quartiere decidono di cacciare A. E lo fanno per motivi molto bassi, perché vogliono prendersi la sua casa per quattro soldi, buttarla giù e poi farci una bella operazione di speculazione edilizia. Tra l’altro usano metodi molto sporchi, per non dire illegali. Tra le altre cose: ammazzano il cane di A avvelenandolo, gli incendiano il garage, minacciano di denunciarlo per come tratta la moglie, ecc.

    A sa che ha poche capacità di farsi valere, anche perché nel quartiere non ha molti amici e non ha gli appoggi giusti presso tribunali e forze dell’ordine (a differenza di quelli che lo vogliono cacciare).

    Ebbene, per quanto mi riguarda la gente del quartiere che vuole cacciare A con questi sistemi sono dei figli di puttana.

    E, nei limiti dei miei mezzi, se posso aiuto A a difendersi.

    Ma se qualcuno mi chiedesse qual è la mia opinione su A come persona, io risponderei che per me rimane un buzzurro e un maleducato (forse, addirittura, un troglodita). Ma perché esprimere questa mia opinione mi deve per forza far passare come un nemico di A e come alleato invontario di quelli che lo vogliono cacciare?

    Rock & Troll

  17. utente anonimo says:

    klaatu barada nikto

  18. utente anonimo says:

    martinez, non puoi da una parte considerare gli israeliani degli “illegali assoluti” e nel contempo dire “non li caccia nessuno”, non puoi contemporaneamente sostenere apertamente chi è contrario ad ogni forma di trattativa, e nel contempo sottolineare che “nessuno manda le ruspe nelle case degli israeliani”. Nessuno manda le ruspe solo ed esclusivamente perchè…si combatte da sessant’anni per mantenere le posizioni (uno sputo di terra grande quanto il Lazio, ci tengo a ricordare a chi blatera dell'”esercito più potente del mondo”) e non già perchè ci sia la benchè minima volontà di pace da parte palestinese, che tutte le sacrosante volte che gli arabi hanno dato pace hanno avuto in cambio terra (ma tu quelli li consideri traditori e questi eroi, dico bene? o sbaglio? E poi vieni qui a fare lezioni di pacifismo?).

    Per piacere, va bene qualsiasi posizione ma per piacere lasciamo perdere l’ipocrisia: è esteticamente raccapricciante una tale rinuncia alla coerenza: la scelta non è tra israeliani e palestinesi ma tra guerra e pace, e tu sei tra quelli che scelgono dichiaratamente la guerra, per poi però lagnarsene quando fa la bua.

  19. utente anonimo says:

    il commento precedente era il mio.

    rosalux

  20. PinoMamet says:

    Dunque, fatemi capire bene.

    Da una parte ci sono gli israeliani.

    Hanno ragione: perché l’Olocausto, perché le discriminazioni, perché mio zio, perché sì.

    Fanno, per dirla in italiano, un po’ quel cazzo che gli pare: vogliono più terra? Embè, la buona educazione prevede che prima gli si dica “ma no, è illegale”, ma piano, e dopo un escamotage si trova e diventa legale. Bon. Se uno dice “e no, che cazzo, è proprio illegale”, allora ritorniamo al punto uno: gli israeliani hanno ragione, dai, non sarai mica antisemita?

    Poi ci sono i palestinesi. Chissà perché, a uno che gli frega la terra e gli distrugge casa, e tanta manna se non ti lancia un razzo in testa, dovrebbero “offrire pace”. E in cambio dovrebbero magari ottenere un pezzettino di terra LORO.

    Il bello è che qualche palestinese lo fa davvero! Sono quelli che odio di più, rovinano tutto il gioco. Allora se dovete fare così non venite neppure a giocare.

    Naturalmente, lo sanno benissimo tutti, su quel pezzettino domani ci costruirà casa un coglione di colono, me ne frego il cazzo se c’ha gli avi in Iraq o in Minnesota o in Lituania.

    “ma, no, dai, per favore, è illegale”.

    Eh, ma gli arabi sono tanto cattivi. Stamattina mi hanno tirato un sasso. Adesso gli spiano casa, così poi diventa legale farci la mia. Mi offrissero pace, quei trogloditi, potrei offrirgli un pezzettino del pezzettino di prima. Sono tanto buono, io! La mia famiglia è sempre stata di sinistra, sono gli arabi che non lo capiscono. Trogloditi.

    A forza di fare così, MI TOCCHERA’ cacciarli tutti.

    Mi piange il cuore al pensiero, ma al contempo sono sollevato, perché SE LA SONO VOLUTA LORO.

    Io, di mio, non li avrei mica cacciati: cribbio, sono di sinistra!

    Affamati sì, picchiati sì, impediti di andare a scuola e all’ospedale sì, tolte strade acqua campi luce sì, ma cacciati no, eh?

    C’è un limite a tutto. Se ne andassero da soli: non caccio nessuno, io.

    A qualcuno potrebbe capitare di pensare ad alta voce, e dire che costruire lì uno stato che non c’entrava una cippa di cazzo non è stata una grande idea, dopo tutto, visto che continuano a menarsele di brutto dopo sessant’anni.

    Una volta si perdeva tempo a dirgli che invece è stata una grande idea, basta aspettare che tutti gli arabi si convincano a “offrire pace”, beninteso dopo essersi levati dai coglioni.

    Adesso si fa prima (il progresso) e gli si risponde “antisemita”: si intona su tutto.

    Magari qualcun altro potrebbe dire, e vabbè, perché non facciamo un bello stato unico, con gli stessi diritti per tutti? In fondo, il paese è piccolo, tipo il Lazio o l’Emilia, farci su due stati non ha proprio tanto senso; i belgi parlan due lingue ma vivono insieme tutto sommato bene, per gli irlandesi ci sono speranze, persino i sudafricani hanno dato gli stessi diritti a tutti.

    Oh, non è che sarai un po’ antisemita?

    Non so i negri del Sudafrica, ma quei trogloditi degli arabi pensano solo a scopare, ci riempiranno di figli, che è una cosa come tutti sanno che una democrazia non può permettersi (gli arabi che scopano, voglio dire): non si può fare.

    Ma hai studiato la storia?

    Lo sanno tutti che le democrazie restano tali solo in presenza di arabi non scopanti.

    Garantire gli stessi diritti a tutti non si può: scherzi, dare diritti ai trogloditi?

    Sono evoluto io, sono di sinistra: non si può fare.

    Beh, ma facciamo due stati allora.

    Eh, la fai facile. Poi va a finire che mi tirano un razzo in periferia, chissà perchè incazzati di stare in uno stato senza risorse, controllato dal mio, affamati e senza possibilità di sviluppo (sottosviluppati!) invece di ringraziarmi.

    Niente, te l’ho detto, mi toccherà cacciarli tutti.

    Che peccato!

    E dire che avremmo potuto vivere in pace.

  21. falecius says:

    “le migrazioni ebraiche in palestina non hanno nulla a che vedere con il colonialismo,”

    Non discuto la necessità, né le persecuzioni. Però quel “nulla a che vedere” mi sembra ampiamente eccessivo. Il sionismo moderno non avrebbe avuto successo se gli ebrei non fossero stati perseguitati in Europa, verissimo, ma sarebbe stato inconcepibile senza il clima culturale del colonialismo. Il progetto sionista aveva l’appoggio della principale potenza coloniale ed era sancito dai termini di mandato, decisi essenzialmente da un congresso di potenze coloniali.

    Faccio fatica a non pensare al sionismo ANCHE come un aspetto, certamente molto particolare, del fenomeno coloniale.

    Comunque non so quanto serva discutere del sionismo, nel 2008. Il sionismo è una delle pochissime ideologie che ha pienamente realizzato i suoi obiettivi (uno Stato ebraico forte in Palestina, comprendente Gerusalemme).

  22. utente anonimo says:

    certo, IL nasce indubbiamente sulle ceneri del colonialismo. Intendo dire che il colonialismo è sfruttamento di risorse e forza lavoro di territori lontani da casa e non heimat, cittadinanza, sovranità, autodeterminazione… come la vuoi chiamare. Le migrazioni degli ebrei in Palestina non avevano lo scopo di arricchire alcuna nazione lontana da quel territorio, in quel senso il colonialismo “non ha nulla a che vedere”.

    rosalux

  23. kelebek says:

    Vedo che Gennaro Carotenuto ha pubblicato il commento di Genseki.

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    – Intendo dire che il colonialismo è sfruttamento di risorse e forza lavoro di territori lontani da casa e non heimat, cittadinanza, sovranità, autodeterminazione… come la vuoi chiamare. Le migrazioni degli ebrei in Palestina non avevano lo scopo di arricchire alcuna nazione lontana da quel territorio, in quel senso il colonialismo “non ha nulla a che vedere”. —

    Allora più che colonialismo, potremmo chiamarlo colonizzazione.

    Più o meno come quella avvenuta nell’800 in Nord America. O sbaglio?

    Rock & Troll

  25. kelebek says:

    Per Rock & Troll n. 24

    “Colonialismo” e “imperialismo” sono due termini ambigui.

    Basandomi sull’etimologia, direi che “imperialismo” significa lo sfruttamento di territori e manodopera da lontano (l’imperatore che governa tramite dei “re” locali); mentre colonialismo significa letteralmente fondare colonie con la propria gente. Trattandosi di volontari che decidono di occupare territori etnicamente ripuliti, le “colonie” hanno in genere un forte elemento di quello che gli studiosi americani chiamano Herrenvolk democracy.

    In questo senso, gli Stati Uniti, il Sudafrica, l’Algeria e Israele sono state proprio imprese coloniali.

    Miguel Martinez

  26. georgiamada says:

    per #23

    :-) meno male, a riprova che l’esistenza di tanti luoghi, dove eventualmente traslocare le cose censurate, è una grande forza.

    E’ la forza della rete;-)

    geo

  27. bloggoanchio says:

    Dove sono

    [..] Da queste parti ogni considerazione sulla barbarie della guerra, sulla sua vacuità come strumento di risoluzione delle controversie, è pleonastica. Che sia in Medio Oriente come in questi giorni o nell’Africa nera delle guerre bizzarramen [..]

  28. Ho apprezzato particolarmente il commento n 20 di Pino Mamet che ci illustra i parametri dell’ideologia con molta efficacia.

    Diciamo che la mia perplessità (e magari sbaglio) è che in tutto questo i media (che da quanto dicono riportano le opinioni prevalenti dei palestinesi, con tutte le riserve del caso) additino come intermediario ed interlocutore Sta Hamas. Che non ha certo la consistenza (nè le armi, nè le amicizie)di un CNL durante la liberaizione antifascista.

    Chi comanda Hamas mò? che fanno i politici rapiti? Chi da ordine di tirare i kassam in quel modo?

    E’ inutile indicare (dico da parte nostra) Hamas come la vittima dell’ingiustizia: democrazia non c’è, le vittime sono tutto il popolo palestinese. Che Hamas NON difende (perchè poverino, non puo’)

  29. RitvanShehi says:

    >Allora più che colonialismo, potremmo chiamarlo colonizzazione.

    Più o meno come quella avvenuta nell’800 in Nord America. O sbaglio?

    Rock & Troll< Sbagli solo di un’inezia:-). Nel senso che non mi risulta che gli avi di Cristoforo Colombo o dei Padri Pellegrini avessero edificato un Muro del Pianto in riva al lago Michigan prima di essere cacciati da quelle terre. Ma è solo un’inezia:-).

  30. Gilad Atzmon, uno dei pochi ebrei israeliani che ragiona:

    http://cittadiariano.it/blog/huey/2009/01/gilad-atzmon-il-destino-di-israele/

    Israele è destinato a “scomparire dalle pagine del tempo”, è un destino scritto nella sua stessa natura.

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