Somalia, la resistenza vicina alla vittoria

"Mio popolo: siamo diventati come i due animali della foresta che si sono mutilati a forza di infilzarsi l’un l’altro con le corna. Gli uccelli predatori adesso li stanno divorando entrambe. Cosa dobbiamo fare adesso, e come possiamo liberare noi stessi e la nostra patria dai colonialisti?

Da Raas Kambooni a Raas Caseyr [le estremità meridionale e settentrionale della Somalia] la Somalia ha toccato il punto più basso della propria storia. Ma il nostro volto reso lo stesso. Soffriamo degli stessi pregiudizi e degli stessi legami di clan. Dobbiamo curarci, e non far rinascere il passato. Dobbiamo discutere come liberare la nostra patria dal colonialismo.

Se il colonialista occupa una parte della Somalia con la forza, è come se occupasse tutta la Somalia. Non esiste un territorio migliore di un altro. Tutto il paese appartene a tutti noi insieme, e la difesa è un obbligo condiviso da tutti."

Appello del Movimento Popolare di Resistenza nella Terra delle Due Migrazioni (Harakat al-Muqawamah al-Sha’biyah fi Biladal-Hijratayn), Mogadishu, febbraio 2007

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In questi giorni, in queste ore, sta per crollare il primo dei regimi imposti dalle armi statunitensi nel mondo islamico: quello somalo.

Troppo tempo fa, scrissi alcune note su quello che stava succedendo in Somalia.

In breve dopo il collasso del regime patrimoniale di Siad Barre, la Somalia ha smesso di esistere come "stato" in senso moderno, se mai avesse cominciato a farlo. Gran parte della Somalia, compresa la capitale, Mogadishu, è caduta per più di quindici anni in mano a un branco di saccheggiatori e di signori della guerra, che a differenza dei rissosi feudatari del nostro Medioevo, avevano armi moderne.

Alcuni signori della guerra, assieme a una congrega di simpatici truffatori, hanno costituito un "governo transitorio", che si riuniva prudentemente all’estero.

I somali sono sopravvissuti, incredibilmente, a questa tremenda situazione, accompagnata da anni di carestia legati anche ai cambiamenti climatici che dal Darfur al Corno d’Africa  fanno avanzare il deserto e aumentare i conflitti per le risorse agricole e di acqua rimaste.

La sopravvivenza dei somali è dovuta ai meccanismi misteriosi ma efficientissimi di una delle più complesse società del mondo, una fusione inestricabile di diritto consuetudinario di clan, diritto islamico e cultura orale. In questo modo, accanto alla violenza dei capibanda, è sempre rimasta in piedi una rete di autogoverno locale, che si è manifestata nel 2006 attraverso la "Unione delle Corti Islamiche".

L’Unione delle Corti ha cacciato ad uno ad uno i signori della guerra e imposto un sistema di democrazia tipicamente africana, quella descritta in un bel saggio di Ryszard Kapuściński quando parla della riunione sotto l’ombra dell’unico grande albero nella savana (se ben ricordo, era il capitolo conclusivo del libro Ebano). Come gli alberi sotto cui gli anziani heerbeegti giudicano i meriti relativi dei poeti in competizione.

Con due importanti differenze. Primo, il tentativo di superare lo spirito di clan – ogni somalo che si rispetti conosce la propria genealogia fino ad Adamo, e quindi il proprio posto nel sistema dei clan. Secondo, il ruolo cruciale dei commercianti e piccoli imprenditori: l’alleanza precaria tra i disperati da una parte e gli artigiani e la gente del mercato dall’altra, contro coloro che possiedono il nudo potere delle armi, è il segreto sociale di tutti i movimenti islamisti, in paesi diversi come la Somalia, la Turchia e l’Iran.

I media occidentali si sono dedicati a denunciare gli eccessi di alcune corti – come quando non hanno permesso alla popolazione di vedere i mondiali di calcio alla televisione – trascurando l’inimmaginabile incubo di massacri, stupri e rapine, durato tre volte la seconda guerra mondiale, da cui i somali erano usciti. La grande maggioranza della diaspora somala nel mondo, per quanto culturalmente lontana dalla mentalità delle corti di villaggio, ha invece vissuto la vittoria delle Corti Islamiche come una liberazione per i loro parenti rimasti in patria.


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… e niente mondiali di calcio….

Le Corti Islamiche erano un fenomeno radicalmente somalo, e non avevano interesse a convergenze con movimenti stranieri.

Eppure i neocon hanno subito lanciato l’allarme, sostenendo che il movimento di al-Qaeda – qualche migliaio di arabi sotto le bombe nel Pakistan – avrebbe incredibilmente conquistato un paese africano, e di quelli più impenetrabili.

Dopo pochi mesi, gli Stati Uniti hanno indotto un altro regime patrimoniale, quello di Meles Zenawi, signore e padrone dell’Etiopia, a intervenire. Un regime curioso, il suo: rappresenta infatti esclusivamente la minoranza cristiana dei Tigray. I Tigray, a lungo oppressi dai cristiani Amhara (gli inglesi avevano gentilmente bombardati i Tigray per fare un favore all’imperatore Haile Selassie), si raccolsero attorno al Fronte di Liberazione del Popolo Tigray, una setta di studenti marxisti-leninisti  che aveva come unico amico al mondo Enver Hoxha, il dittatore dell’Albania.

Impadronitosi del potere – cacciando i comunisti filosovietici del Derg – Meles Zenawi riuscì a fingere una democrazia in cui il partito dei Tigray – circa il 6% di tutta la popolazione dell’Etiopia – stravinse le elezioni: per prudenza, Meles Zenawi mise in carcere, si dice, circa 100.000 oppositori.

Ma l’ex marxista-leninista Meles Zenawi governa un paese il cui bilancio dipende per il 60% dall’interessata generosità di finanziatori esteri, coperta dalla manipolazione mediatico-emotiva di carestie vere, presunte o artificialmente create. E quindi gli Stati Uniti avevano un argomento inoppugnabile: 300 milioni di dollari in aiuti "non umanitari" nel 2007 e altrettanti nel 2008 allo scopo specifico di "combattere il fondamentalismo islamico in Somalia".

Gli Stati Uniti fecero in modo che le Nazioni Unite votassero obbedienti una risoluzione a favore dell’invasione etiopica della Somalia: dai tempi delle bolle dell’incestuoso papa Borgia, ogni rapina trova sempre una benedizione. In questo caso, si trattava della African Union Mission to Somalia (AMISOM), che è stata rigettata da somali di ogni tendenza, salvo la piccola schiera di avventurieri attorno al "governo transitorio". L’invasione, è bene ricordare, gode anche del sostegno della Lega araba. Pronta a schiacciare la Somalia con lo stesso entusiasmo con cui un paese membro della Lega, l’Egitto, partecipa all’embargo israeliano su Gaza.

L’esercito etiope, umanamente penoso ma ben armato, invase la Somalia il giorno dopo il Natale del 2006, a sostegno del truffaldino "governo transitorio", che non godeva di alcun sostegno in patria o tra la diaspora.  E lo stesso giorno, i piloti statunitensi si fecero passare la sbornia natalizia salendo sui loro bombardieri per appoggiare gli etiopi dall’alto.

La scelta di mandare un paese a guida cristiana a invadere un paese totalmente musulmano probabilmente non fu casuale.  In Libia, infatti, gli italiani pagavano gli ascari cristiani eritrei per combattere i musulmani locali; ma non esitarono a usare ascari libici per combattere gli etiopi cristiani nel 1936.

In poche settimane dall’invasione etiope, 400.000 persone furono messe in fuga, nella savana e nel deserto, dalla sola città di Mogadishu; innumerevoli migliaia di persone vennero trucidate a terra dalle truppe di occupazione o dal cielo, grazie ai jet etiopi e agli elicotteri e alle cannoniere AC 130 statunitensi. Fuori dalle coste somale, i prigionieri che sopravvivevano venivano spesso consegnati  alle carceri galleggianti  dell’Oceano Indiano: 17 navi statunitensi che detengono le loro prede fuori da ogni acqua territoriale (ma i "pirati somali" che osano interferire con il moto delle merci fanno ben più scandalo).

Dei massacri commessi in quei giorni dagli americani, esiste una curiosa testimonianza in un articolo su Esquire che elogia il comando statunitense, raccontando compiaciuto della decisione di trasformare la frontiera con il Kenya, attraverso cui fuggivano decine di migliaia di profughi, in una "killing zone", con l’ordine dato ai commandos di andare poi sul posto per uccidere chiunque fosse sopravvissuto ("kill anyone alive"). 

Il movimento delle Corti oppose una resistenza breve e futile. In parte, gli esponenti delle corti sono stati massacrati, bombardati dall’aria durante tutta la fuga verso il sud; in parte sono scesi a qualche forma di compromesso con gli occupanti. Ma la maggioranza ha seguito l’appello dei "giovani" del movimento, gli shabaab, che hanno ripreso quasi subito la lotta armata.

A febbraio, gli Stati Uniti hanno dichiarato gli Shabaab una Specially Designated Global Terrorist Organization  e a maggio hanno assassinato direttamente il comandante militare degli Shabaab, Adam Ayro. Ma nei mesi successivi, i partigiani hanno conquistato tutto l’entroterra, oltre al porto di Kismaayo, istituendo ovunque nuove  istituzioni

In questi anni, 1.500.000 somali sono diventati profughi interni; e il paese è stato colpito da una carestia senza precedenti, mentre gli occupanti hanno impedito alle agenzie umanitarie di operare nelle zone "controllate dai terroristi", cioè nella maggior parte del paese.

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Campo profughi in Somalia

I successi della resistenza somala – diventata "Movimento Popolare della Resistenza nel Paese delle Due Migrazioni"   – hanno rafforzato la rivolta dei somali  e degli oromo  all’interno dell’Etiopia stessa, creando serie difficoltà per il regime di Zenawi.

L’Etiopia ha annunciato che ritirerà tra breve le truppe, forse addirittura entro la fine dell’anno: una proposta che, si sospetta, maschera una richiesta per altri fondi  oppure una ripicca per la minaccia inglese di controllare meglio la destinazione degli aiuti destinati – in teoria – agli affamati dell’Etiopia.

Ma se l’annuncio fosse vero, rimarrebbero solo alcuni contingenti ugandesi e del Burundi per tenere sottomessa la Somalia.

Il 2 dicembre, una nota dell’Adnkronos ci informa che Africom – il comando americano che dirige tutta l’operazione Somalia – è diventato un problema anche nostro:

Roma, 2 dicembre – Dovrebbe essere ospitato nelle basi americane di Vicenza e Napoli il nuovo "Comando AFRICOM". E’ quanto apprende l’Adnkronos da fonti informate alla vigilia di una conferenza stampa alla Farnesina del ministro degli Esteri Franco Frattini e dell’ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, durante la quale dovrebbe arrivare l’annuncio.
(Adnkronos)

Il 3 dicembre, gli Shabaab hanno occupato il quartiere di Halimo Hiite, alla periferia di Mogadishu; lo stesso giorno, con la conquista di Luq e Dolow, minacciando la strada dei rifornimenti etiopi alla capitale.

Il 5 dicembre, il Governo degli Stati Uniti – untuosamente citando "la vigilia della festa di al-Adha" – ha ribadito il proprio sostegno al "governo transitorio".

Lo stesso giorno, il capo della polizia del quartiere di Wadajir, a Mogadishu, è passato alla resistenza assieme ai suoi uomini.

Il 6 dicembre, gli Shabaab hanno conquistato una delle ultime cittadine che permettevano la comunicazione tra l’Etiopia e il "governo transitorio", Guriel, in mano – fino a quel momento – a un gruppo islamista ma filoetiope.

Una bella settimana, anche se ovviamente l’Impero non starà a guardare. La più grande potenza bellica della storia umana non potrà permettere che i "giovani" restino a Mogadishu.

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9 Responses to Somalia, la resistenza vicina alla vittoria

  1. utente anonimo says:

    Mi sembrano buone notizie!

    Per la Lega Araba, Zenawi e la killing zone dell’esercito statunitense non ci sono invece parole abbastanza pesanti per descrivere lo schifo che provocano.

  2. utente anonimo says:

    Ero John B, ho dimenticato la firma.

    John B

  3. utente anonimo says:

    Elicotteri AC130?

    Lega Araba che appoggia un esercito cristiano nell’invasione di un paese musulmano?

    Stavolta non è che sei molto convincente, caro Miguel.

    Francesco

  4. kelebek says:

    Per Francesco n. 3

    Hai ragione su AC130 / elicotteri: dimenticata la congiunzione.

    Sulla Lega Araba, ti fa proprio fatica seguire i link? C’è tutto il testo della dichiarazione della Lega Araba, e di pochi giorni fa.

    Miguel Martinez

  5. RitvanShehi says:

    >Lega Araba che appoggia un esercito cristiano nell’invasione di un paese musulmano? Stavolta non è che sei molto convincente, caro Miguel. Francesco< >Sulla Lega Araba, ti fa proprio fatica seguire i link? C’è tutto il testo della dichiarazione della Lega Araba, e di pochi giorni fa. Miguel Martinez< Fatto!(come dice Berluska:-) ). Riporto solo i punti in cui vi è menzionato il bieko:-) esercito cristiano-etiope in Somalia.(grassetto mio-ndr.) STATEMENT BY THE COUNCIL OF THE LEAGUE OF ARAB STATES AT THE PERMANENT REPRESENTATIVES LEVEL AT ITS EXTRAORDINARY SESSION ON THE DEVELOPMENTS IN SOMALIA,

    CAIRO, 4 DECEMBER 2008

    The Council decided the following:

    ………………………

    3- Takes note of Ethiopia’s decision to withdraw its troops from Somalia in line with the Djibouti Agreement and urges the International Community through the Security Council to act so as not to allow the existence of a security vacuum after the pull out of the Ethiopian troops.

    ………………………………….

    5- Supports the AU Mission in Somalia, condemns any acts aimed at causing harm to the AU troops or obstructing their mission, calls upon Arab-African States to contribute troops for the full deployment of the African Force and provide urgent additional support to AMISOM in terms of strength and equipment to enable them carry out their security duties immediately after the pull-out of the Ethiopian troops.

    Miguel, vogliamo affidare la traduzione alla Rete Tlaxcala:-) o ti fidi di me quando dico che Francesco aveva fiutato giusto e che da quanto sopra scritto in Gransatanese non si evince alcuna simpatia della Lega Araba per il bieko:-) esercito cristiano-etiope, anzi, si auspica che faccia i bagagli nei tempi stabiliti.

  6. Harmachis says:

    Miguel, sembra che tu abbia dimenticato le note!

  7. kelebek says:

    Per Harmachis

    Hai ragione! Ho tolto i riferimenti alle note.

    Miguel Martinez

  8. kelebek says:

    Per Ritvan n. 5

    A me sembra che dica tutt’altro.

    Cioè:

    1) qualcuno deve tenere sotto i tacchi la Somalia.

    2)Quando l’Etiopia avrà finito il proprio turno, arriveremo noi con i tacchi nostri.

    D’altronde, sai quanto gliene può fregare ai capi della Lega Araba se qualcuno è cristiano, musulmano o ebreo? I potenti sono le persone più tolleranti e senza pregiudizi di questo mondo.

    Miguel Martinez

  9. RitvanShehi says:

    x Miguel (n.8)

    Guarda che la mia interpretazione e la tua mica contrastano: sono complementari. Ovvero la Lega Araba dice: i “cristiani” etiopi se ne andranno al più presto e saranno rimpiazzati da nosotros.

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