Julia Boutros e la Resistenza

Il piccolo Libano ha generato un numero sproporzionato di farabutti, ma anche di persone straordinarie. Abbiamo parlato di Soha Beshara e di Marcel Khalife,  di Ahmad Kaabour, e avete potuto ascoltare la voce di Omeyma Khalil.

Ma in un certo senso, è più significativa Julia Boutros. ( جوليا بطرس). Una cantante bella ed elegante, allieva  della scuola per cristiani benestanti gestita dalle Sorelle del Rosario, ascoltata in tutto il mondo arabo. Inserita quindi in una rete di industria culturale non indifferente, non ha mai nascosto i propri gusti borghesi. Fosse italiana, con quell’aspetto e quella voce, sarebbe pura immagine, derubata di ogni essenza propria e trasformata in oggetto del voyeurismo mediatico.

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Julia Boutros

Julia Boutros evidentemente ha un altro carattere, di quelli che non si fanno schiacciare nel grande Tritacarne per Jeune-Fille; ma da noi, questo avrebbe comportato semplicemente la sua esclusione dal circo mediatico.

La differenza sta nelle cose. L’Italia ha una confusa coscienza di dover stare, magari in posizione di pacifico facchino e mite fabbricante di armi, tra i saccheggiatori. Istintivamente, quindi, ci si adegua tutti o quasi, e tutti o quasi operano insieme contro i ribelli. Da noi, le star come lei o si annullano, o spariscono.

Il mondo arabo, pur con tutta la sua immensa produzione di venduti, delinquenti e vampiri umani, sa di trovarsi invece tra i saccheggiati. Non c’è da studiare, per capire perché bisogna essere contro.

In un mondo dove a ribellarsi, si rischia la morte, a milioni comunque la sfidano; e a decine di migliaia, i migliori giovani del Vicino Oriente si sono bruciati come farfalle contro le candele. La bella Julia, riprendendo il ruolo tradizionale del poeta in Oriente, diventa la voce della rivolta di studenti yemeniti, di piccoli impiegati egiziani, di disoccupati marocchini:

"mi sono accorta di avere una responsabilità, quella di parlare per il mio popolo, la cui voce non viene ascoltata".

E in effetti, Julia Boutros può dire, tra gli applausi, le stesse cose che ad altri costerebbero carcere e tortura.

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Julia Boutros a Bint Jbeil assieme alla vedova di un martire della Resistenza

Julia Boutros, oltre a canzoni spudoratamente romantiche, ha sempre voluto cantare testi politici. E dopo l’attacco israeliano contro il Libano, e l’incredibile resistenza del minuscolo paese contro uno degli eserciti più potenti del mondo, il suo impegno è diventato esclusivamente politico, con un giro di tutto il mondo arabo allo scopo di raccogliere fondi per le vittime dell’aggressione: tre milioni di dollari finora, per appagare le cattive coscienze di tanti paesi. Senza cadere nel linguaggio vittimistico e sentimentale che si userebbe da noi. Dice Julia Boutros:

“Abbiamo fede nei vostri sacrifici, nella vostra perseveranza e nella vittoria della nostra Resistenza contro il nemico israeliano, e soprattutto negli eroi che hanno dato il sangue e l’anima perché noi potessimo restare a testa alta e fieri, uniti per il nostro amato Libano, che resterà un simbolo della resistenza contro l’ingiustizia e contro le trame a danno del popolo arabo.

E’ con questa fede e per i sacrifici incarnati dagli eroi della Resistenza e da tutti coloro che nel nostro paese non si sono arresi e con tutta la fedeltà che noi, tutti gli arabi, dobbiamo dare un grande sostegno alle famiglie di tutti quei martiri ed eroi, dando fondo alle nostre risorse".

Il tour – che forse arriverà anche in Europa – ha come punto centrale la canzone Ahibbai, letteralmente, "i miei amati".

Una canzone che va non solo ascoltata, il video che trovate in fondo a questo post è importante almeno quanto il testo. E non solo perché i volti e i paesaggi sono quelli di un comune Mediterraneo.

Le rovine di un paese, l’acqua, i bambini, i combattenti della resistenza; e in mezzo, sempre, il doppio simbolo della lunga veste nera e dei lunghi capelli sciolti, che svelano la difficile speranza di unire ciò che il nemico divide: musulmani e cristiani, femminilità e dignità, bellezza e resistenza.

La canzone Ahibbai è basata sulle parole con cui Hasan Nasrallah, attuale capo del movimento dei Hezbollah, ha risposto a una lettera di alcuni combattenti; e il video è stato realizzato in collaborazione con Hezbollah.

C’è in questo un messaggio da parte di entrambi.

Julia Boutros invita i cristiani del Medio Oriente a non cedere alla tentazione di farsi usare dall’Occidente; e il barbuto dirigente di un movimento islamico accetta che a rappresentarlo, a farne immagine in tutto il mondo arabo, sia una grintosa donna cristiana. E davvero, da questa sorta di fusione tra Hasan Nasrallah e Julia Boutros nasce una nuova, interessante creatura.

Il testo di Ahibbai - che traduco da un arabo molto facile e lineare, tanto che per una volta non mi sono dovuto servire dell’ottima traduzione in inglese di Adib Kawar  – suona insopportabilmente retorico da noi.[1]

Ma come mai parole che farebbero sghignazzare i fumatori di birra a un concerto italiano, nel mondo arabo hanno una potenza tale da obbligare viscidi sceicchi a fingere sorrisi e sborsare soldi; e da costringere televisioni che iniziano ogni notiziario lodando capi di stato venduti a trasmetterle?

Da noi, ha valore oggi solo la condizione di vittima, a condizione che non accenni alcuna forma di ribellione, mentre nel mondo arabo – islamico o cristiano poco importa – è importante anche che la vittima si rifiuti di subire l’ingiustizia.

In quel contesto, le parole di Ahibbai hanno la forza dell’evidenza. Perché quelle parole sono state dette da un uomo cui hanno assassinato tutti i predecessori, e che è ricercato da killer professionisti. E perché i combattenti che lui loda  hanno realmente rovesciato le sorti del mondo, dimostrando che l’infinita prepotenza non è invincibile. Infatti, a prescindere dall’esito puramente militare, è indubbio che quella del 2006 sia stata la più grande vittoria degli oppressi sugli oppressori da molto, molto tempo.

E’ retorica, ma non è fuffa.

"Miei amati, ho sentito il vostro messaggio.
C’è la nobiltà e la fede.
Siete ciò che dite di essere, gli uomini di Dio sul campo
e siete una promessa veritiera.
[2]

Voi siete la nostra prossima vittoria
venite dalle montagne del Sole.

Alteri con i prepotenti,
da voi, i prigionieri saranno liberati
da voi, la terra sarà liberata.

Con i vostri pugni, con la vostra ira
sarà custodita la casa e l’onore.
Voi siete i costruttori di una civiltà
la rinascita delle nostre montagne
siete durevoli come i cedri sulle cime.
Siete la gloria della nostra comunità.

Voi, siete voi le guide
siete la corona sulle nostre teste,
siete voi i signori,
miei amati.

Bacio la nobiltà dei vostri piedi:
onorano, essi stessi, l’onore,
si radicano profondamente nella sacralità della nostra terra.
Non inciamperanno né tremeranno.

Con voi, cambieremo il mondo
il fato chinerà la testa a voi.

Con voi, costruiremo un domani migliore
con voi, avanzeremo e ci sarà concessa la vittoria.


أحبائي.. استمعت إلى رسالتكم
وفيها العز والايمان
فأنتم مثلما قلتم
رجال الله في الميدان
ووعد صادق أنتم
وأنتم نصرنا الآتي
وأنتم من جبال الشمس
عاتية على العاتي
بكم يتحرر الأسرى
بكم تتحرر الأرض
بقبضتكم بغضبتكم
يصان البيت والعرض
بناة حضارة أنتم
وأنتم نهضة القمم
وأنتم خالدون
كما خلود الأرز في القيم
وأنتم مجد أمتنا و
أنتم أنتم القادة
وتاج رؤوسنا أنتم
وأنتم أنتم السادة
أحبائي..
أقبل نبل أقدام
بها يتشرف الشرف
بعزة أرضنا انغرست
فلا تكبو وترتجف
بكم سنغير الدنيا
ويحني رأسه القدر
بكم نبني الغد الأحلى
بكم نمضي وننتصر
.

Nota:

[1] Una retorica, per quanto guerriera, che è di resistenza; e quindi è l’opposto di certe rodomantate italiane dell’Ottocento e Novecento che erano invece dedicate all’aggressione.

[2] "Promessa veritiera", wa’d saadiq, fu il nome dato da Hezbollah al conflitto: la promessa, mantenuta davvero, di riportare a casa i prigionieri politici libanesi dalle carceri israeliane.

La canzone Ahibbai è stata tradotta dall’arabo in italiano da Miguel Martinez.

Miguel Martinez è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questi articoli sono liberamente riproducibili, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne gli autori e la fonte.

 

 
 
 
 

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8 Responses to Julia Boutros e la Resistenza

  1. utente anonimo says:

    Non c’entra niente, ma segnalo un articolo capolavoro che a Miguel potrebbe interessare (anche se probabilmente l’ha già adocchiato) e che soprattutto interesserà a chi, come me, è costretto a sorbirsi decine di corsi sulla customer satisfaction.

    http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/cliente-ragione/cliente-ragione/cliente-ragione.html

    satyajit

  2. RitvanShehi says:

    >Infatti, a prescindere dall’esito puramente militare, è indubbio che quella del 2006 (Hesbollah contro Israele-ndr.) sia stata la più grande vittoria degli oppressi sugli oppressori da molto, molto tempo. Miguel Martinez< Come pare abbia più o meno detto tempo fa un mio lontano antenato, un certo Pirro Re dell’Epiro, “ancora un’altra vittoria così e siamo fottuti alla grande”:-)

  3. utente anonimo says:

    Mah, è una canzone stracolma di fanatismo.

    $

  4. utente anonimo says:

    Più “giovane figlia” di questa tua beniamina mi pare difficile da immaginare, caro Miguel. Sembra Belen dell’Isola dei Famosi invitata a commemorare i morti della Thyssen.

    Solo che viene via a poco, se ha raccolto la miseria di 3 milioni di dollari (ti ricordo quale era il corso del barile di petriolo fino a poche settimane fa)

    Tralascio la banale considerazione che il mondo arabo o islamico o mediterraneo è sommamente oppresso da sè stesso, con l’esclusione di una parte dei palestinesi

    Francesco

  5. falecius says:

    “da molto, molto tempo”… dai, i sovietici si sono ritirati dall’Afghanistan solo vent’anni fa :)

  6. utente anonimo says:

    …se anche la parole fossero retoriche, la dimensione racchiusa nelle immagini e negli strumenti musicali+ voce, compongono un’insieme armonioso. La retorica é sempre costitutiva della poesia, appartiene alla metrica musical-matematica dei versi, anche crudezza o sinteticità massimali, possono essere una forma di retorica. Quello che si cerca in una forma poetica della vita, opera d’arte é la sincerità. Se dico “”ti amo je t’aime” senza verità alle spalle, sono solo stupide parole retoriche, ma se dico je t’aime, je t’aime, je t’aime, sentendo il turbamento del Vero, haqq, la mia retorica é splendida poesia. E tutto cio mi fa pensare all’emiro abdelkader, nato a mascara in algeria nel 1808 e morto a damasco nel 1883.Nel 1832 è nominato sultano degli arabi dai capi tribù dell’ovest algerino per dirigere la lotta contro i colonizzatori francesi. 15 anni di guerra che sfocia con il suo imprigionamento in francia nel 1847. Ma anche gli europei erano affascinati dalla sua personalità: un guerriero-pacifista, ed é lo stesso napoleone III che gli concede la libertà nel1852. Trovandosi nel 1860 a damasco mentre la comunità cristiana minoritaria é perseguitata dai musulmani, l’emiro abdelkader, salva 400 bambini cristiani rifugiati in un convento con 6 preti e 11 religiose, portandoli militarmente scortati al suo palazzo. Parlo’ alla folla dei musulmani: ” la vostra condotta é indegna! Chi siete voi per arrogarvi il diritto di uccidere vite umane? A quale grado di bassezza siete scesi, visto che vedo del musulmani coprirsi del sangue di donne e bambini? Dio ha detto “colui che uccide un uomo ha commesso un assassinio e sarà considerato come assassino di tutta l’umanità” e il palazzo dell’emiro resto’ il solo rifugio per i cristiani di damasco..ciao, Keep surfboards legends, jam

  7. RitvanShehi says:

    >Trovandosi nel 1860 a damasco mentre la comunità cristiana minoritaria é perseguitata dai musulmani, l’emiro abdelkader, salva 400 bambini cristiani rifugiati in un convento con 6 preti e 11 religiose, portandoli militarmente scortati al suo palazzo. Parlo’ alla folla dei musulmani: ” la vostra condotta é indegna! Chi siete voi per arrogarvi il diritto di uccidere vite umane? A quale grado di bassezza siete scesi, visto che vedo del musulmani coprirsi del sangue di donne e bambini? Dio ha detto “colui che uccide un uomo ha commesso un assassinio e sarà considerato come assassino di tutta l’umanità” e il palazzo dell’emiro resto’ il solo rifugio per i cristiani di damasco.. jam< Se la storia è vera quell’emiro meriterebbe una statua – con incise nel piedistallo quelle parole – in ogni capitale dell’Occidente. Magari qualche testa calda (di cazzo) che sogna la jihad del menga contro donne e bambini ci farebbe su un pensierino……

  8. utente anonimo says:

    caro Miguel,

    ottimo il tuo articolo sulla grandissima Julia, sottoscrivo pienamente tutto quello che hai scritto. Julia è un mito, e comunque vorrei aggiungere che anche alcune delle sue canzoni "spudoratamente romantiche" sono bellissime, ti consiglio vivamente "ya ossas" ya qisas (o storie) che in dialetto libanese diventa ya ossas. mi viene in mente anche kazem saher l'iracheno d'origine sciita tra le personalità del mondo pop musicale che si impegnano anche in politica, cosa che non troviamo da "noi", a me no che non si considerano quelle cazzate di buonismo mediatico alla jovanotti,bono etc…
    rafiqqq

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