Chiarezza sulla Palestina

Ugo Giannangeli è un avvocato coraggioso e una persona che stimo. Ecco cosa scrive a Paolo Ferrero, il segretario di Rifondazione che si appresta a recarsi in Palestina.



“Lettera aperta a Paolo Ferrero, prima che vada in Palestina, sugli orfani di Fatah”.

Caro Ferrero,

innanzitutto mi presento. Sono quell’avvocato di cui la scorsa settimana “Liberazione” ha pubblicato il lungo articolo contro l’ergastolo.

Ho in comune con te l’essere tuttora comunista e il rivendicarlo pubblicamente.

Ho difeso per 35 anni i compagni che si imbattevano con la legge. Quale laico dò l’otto per mille ai Valdesi (quindi anche a te); il cinque per mille lo dò a “Per Gazzella”, l’associazione che assiste i bambini palestinesi feriti fondata dalla compagna partigiana Marisa Musu e da Marina Rossanda.

Alle ultime elezioni ho sottoscritto il manifesto astensionista e non ho votato. Alle precedenti ho votato Comunisti Italiani per la presenza in lista di Stefano Chiarini; prima ancora sempre Rifondazione, più o meno convinto.

Ciò detto, veniamo al dunque.

Credo che sia giunto il momento di affrontare senza reticenze e ambiguità il problema di Hamas.

Vado in Palestina dal 1988, in piena prima Intifada. Il primo palestinese conosciuto è stato un grande compagno, Kamal El Kaissi, che ci ha lasciato lo scorso anno dopo avere subito l’ultimo affronto israeliano: l’autoambulanza ferma per ore al check point di Betlemme con lui dentro morente. Lo avevo visto nella sua nuova casa a Betlemme due giorni prima che morisse.

Per tanti anni, come tanti “internazionali”, ho collaborato prevalentemente con le forze palestinesi di sinistra e con gli israeliani che, battendosi per la pace, necessariamente di sinistra erano.

Hamas era appena nato.

Le donne palestinesi con cui lavoravo erano vestite all’occidentale (jeans e maglietta); a Gaza trovavi qualcuna col velo, retaggio egiziano.

Ora tutto è cambiato: Hamas, appena ha deciso di presentarsi alle elezioni politiche, le ha vinte alla grande; in giro per Nablus e per Hebron trovi molte donne velate, più o meno integralmente. Le stesse donne che, come scrutatrici elettorali, nel 2006 non nascondevano il loro entusiasmo ad ogni voto per Hamas.

Ero lì come osservatore elettorale. Tutti hanno dato atto della assoluta regolarità delle elezioni. Appena noto l’esito, ho visto subito lo sgomento in faccia ai compagni che erano con me, soprattutto quelli legati a partiti e/o istituzioni (sindacati, ecc.). Uno si è spinto a dire: “questi sono fascisti”.

Erano gli stessi compagni che si erano rifiutati di incontrare esponenti di Hamas prima del voto ed anche dopo il voto. Li ho chiamati gli orfani di Fatah.

Successivamente sono tornato in Palestina ed Israele con un altro giro di compagni ed abbiamo incontrato prevalentemente esponenti di Hamas. Lasciamo stare le positive impressioni soggettive.

Il dato politico incontrovertibile è questo: chi porta avanti la resistenza contro l’occupazione colonialista sionista oggi è Hamas.

Senza la resistenza protrattasi per 60 anni (pensa che la nostra contro i nazifascisti è durata più o meno un anno e mezzo!) da tempo i palestinesi sarebbero una minoranza più o meno tollerata nel Grande Israele. Ora, invece, è ancora un popolo che lotta tra infinite difficoltà che avrebbero distrutto chiunque altro.

Fatah (almeno ai vertici) è ormai una forza collaborazionista, ampiamente foraggiata dall’Europa e dagli USA.

Con Israele c’è addirittura collaborazione militare (in maniera più o meno esplicita) in chiave antihamas e quindi antiresistenza.

Chi ragiona ancora in termini di classe conosce il vecchio metodo usato anche dagli antichi romani: per governare lontane provincie conquistate militarmente, selezionavano una elite dell’alta borghesia che comandava in nome e per conto del conquistatore (servi del padrone, padroni tra i servi).

Qualcosa di simile ai governi fantoccio in Iraq e in Afganistan.

Chiunque osi oggi ancora parlare di “processo di pace” è oggettivamente un collaborazionista filosionista. Nessun processo di pace è mai esistito nella realtà e nelle intenzioni israeliane; Oslo è stato un grande inganno. Oggi più che mai Israele porta avanti il suo antico progetto: più terra possibile, con meno palestinesi possibile (ricordi il detto: una terra senza popolo per un popolo senza terra?). Livni ha recentemente intimato: “Lasciateci fare; è affar nostro”.

A “sinistra” (!) ora tutti guardano ad Obama. Il colore della sua pelle fa dimenticare quanti miliardi ha speso nella campagna elettorale e chi lo ha foraggiato. Prima ancora che si sia insediato sono iniziate le prime delusioni.

Per la Palestina nessuna delusione perchè non c’è stato neppure tempo per illudersi.

Dopo due giorni dalla presentazione della candidatura, più o meno in contemporanea con Mc Cain, ha ritualmente espresso il suo amore per Israele, come tutti i Presidenti prima di lui.

La scelta del capo-staff è stata conseguenziale: il figlio di un terrorista dell’Irgun, quelli che mettevano le bombe negli alberghi (ricordi il King David?). Il giovanotto è molto legato al babbo (vedi la gaffe del vecchietto) e ad Israele.

Perchè questa lettera proprio oggi?

Perchè stai per andare in Palestina (ho letto la tua risposta ad una lettera). Ti invito a provare ad entrare a Gaza; se non riesci, incontra almeno Hamas in Cisgiordania; oppure prova ad andare a trovare i parlamentari palestinesi, regolarmente eletti, rinchiusi senza alcuna accusa nelle carceri israeliane.

E poi ti scrivo perchè ho letto parole che lasciano trapelare l’avversione per Hamas anche sul tuo giornale. Corrispondenza di Marretta da Gerusalemme: “Questa non è la Gaza dell’ANP; è l’Hamastan” “Embargo che colpisce solo la popolazione civile e non il movimento islamico Hamas”.

Una offensiva militare in Hamastan è legittima? Se l’embargo colpisse Hamas sarebbe legittimo?

Eppure la stessa giornalista ricorda che una delle condizioni poste da Hamas per il cessate il fuoco era la fine del soffocamento economico e umanitario dell’enclave palestinese e, a detta dell’UNRWA, non c’è stato neppure un allentanamento dell’embargo da giugno ad oggi. Non solo, ma la stessa giornalista ricorda che gli attacchi di Hamas hanno avuto come obiettivo l’esercito israeliano, cioè la forza militare occupante.

Ebbene, debbo ricordare ancora una volta che la resistenza anche armata contro l’occupante è legittima secondo le convenzioni di Ginevra? (di cui, non a caso, si sta pensando a una revisione).

Strafalcioni paurosi, poi, nel breve resoconto della manifestazione del 29/11.

“I manifestanti  hanno chiesto l’abbattimento del muro sorto sul territorio di Israele e rivendicano il diritto al ritorno dei palestinesi nei territori lasciati circa 60 anni fa”.

1) Il muro non è un fungo che sorge, ma viene costruito.

2) Il muro è costruito non in Israele ma rubando altra terra ai palestinesi.

3) I territori non sono stati lasciati circa 60 anni fa ma esattamente 60 anni fa circa 750/800.000 palestinesi sono stati cacciati dalle loro case con le armi e con il terrore.

Fa meglio perfino il Corriere che usa il termine “lasciati” per i territori ma per il muro quantomeno dice che è stato “costruito da Israele”.

Il Manifesto (che, stranamente, dà un numero di partecipanti – 3.000 – inferiore a quello del Corriere – 5000) ricorda che solo il PdCI era visibile (Rifondazione ha firmato ma, evidentemente, non ha mobilitato).

Dice Marco Rizzo: “La sinistra sui temi dell’internazionalismo non esiste più”.

Dice Marco Ferrando: “Da tempo i gruppi dirigenti hanno cancellato la questione palestinese”.

Dici tu nella tua risposta alla lettrice: “Non possiamo permetterci l’indifferenza”.

Io, aggiungo, neppure l’ipocrisia di considerare Israele uno stato democratico e non vedere l’evidenza: è uno stato colonialista cui tutto è permesso in nome della Shoah.

La politica criminale dello Stato Israeliano provoca il diffondersi dell’antisionismo che nulla ha a che vedere con l’antisemitismo (quanti ebrei antisionisti ci sono!).

Napolitano su questo tema è recidivo.

Buon viaggio.

(Ugo Giannangeli)

P.S. – Portati dietro Ascanio Celestini, un altro mio mito crollato. Bellissima la lettera a lui indirizzata pubblicata su Liberazione. Ascanio, dì qualcosa!

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17 Responses to Chiarezza sulla Palestina

  1. utente anonimo says:

    divertente, grazie

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Ringrazio l’autore di questi articolo, cosi importante. Ho fatto le stesse esperienze. In Francia, in Svizzera ho visto questa stessa gente ignorare la sola resistenza che esiste; che vergogna; e si dicono pro palestinesi e sostengono gli ambasciatori che dipendono da Ramallah, le autorita che persecutono i Palestinesi e collaborano con Israele. silvia

  3. utente anonimo says:

    O.T., ma non troppo.

    Ecco il motivo per cui l’estrema sinistra è tornata ad essere extraparlamentare.

    I partiti dei fuoriusciti dal PCI > PDS > DS > Ulivo hanno dimenticato la loro missione: il raggiungimento dell’effettiva uguaglianza sociale tra tutti i cittadini del territorio in cui operano, ossia l’Italia. La “rivoluzione in un solo paese” non ricorda nulla?

    Fino a quando questi partiti non capiranno che associandosi ad enti esponenziali di interessi di nicchia, quali i movimenti, gli ambientalisti, gli antiisraeliani, gli antiamericani, ecc., continueranno a mandare i loro potenziali e naturali elettori ad ampliare i ranghi della lega e dei partiti di destra.

    In sintesi: prima di pensare ai presunti oppressi fuori confine o di importazione, i partiti di sinistra dovrebbero occuparsi dei presunti oppressi di casa loro.

    L’incipiente crisi economica rappresenta una grande opportunità per l’attuale sinistra. E’ assai probabile il ritorno in vita del proletariato, attualmente convertito in piccola borghesia.

    Se la sinistra non metterà da parte i suoi ammennicoli mondialisti, terzomondisti ed affini, il nuovo proletariato italiano si riverserà ancor di più a destra. Mi sembra inutile ricordare cosa succede quando le classi subalterne si concentrano intorno ad un centro di potere autoritario.

    Giuseppe

  4. utente anonimo says:

    “Fino a quando questi partiti non capiranno che associandosi ad enti esponenziali di interessi di nicchia, quali i movimenti, gli ambientalisti, gli antiisraeliani, gli antiamericani, ecc., si allontanano dalla propria origine, continueranno a mandare i loro potenziali e naturali elettori ad ampliare i ranghi della lega e dei partiti di destra”

    Forse così è più chiaro. Scusate

    Giuseppe

  5. kelebek says:

    Per Giuseppe n. 3

    La sinistra ha ampiamente agito come tu ti auspichi – tanto che la causa più rivoluzionaria di questi mesi consiste nel far risparmiare l’IVA ai murdochizzati.

    Comunque non hai tutti i torti. La grande maggioranza degli italiani non desidera affatto pagare il prezzo di un ambiente migliore, o di una più equa ridistribuzione economica e di potere a livello mondiale.

    Anche se dice di volerla a parole, chi glielo fa fare nei fatti? Basta vedere le reazioni ogni volta che si cerca di porre qualche mite restrizione al traffico automobilistico.

    Sulla maggiore uguaglianza sociale “in un solo paese”, invece non sono affatto d’accordo.

    Le materie prime – e gran parte della forza lavoro – dell’Italia vengono da altrove, e vanno anche altrove. E questo lo aveva capito persino il massimo cultore dell’autarchia, Benito Mussolini. Che voleva un’Italia sì autarchica, ma con le colonie.

    Vuoi parlare male della guerra agli operai di La Spezia, che vivono delle armi e dei mezzi navali che producono? Sarebbe assurdo, e infatti la sinistra non lo fa: anzi, come abbiamo documentato qui, accusa la destra di spendere troppo poco per gli armamenti.

    L’Italia, anche se in posizione molto subordinata, è pienamente dentro il meccanismo globale. E gli italiani, comprensibilmente, vogliono starci dentro tenendo i piedi in testa a qualcuno.

    E se la sinistra non garantisce loro quella certezza, giustamente voteranno a destra.

    Miguel Martinez

  6. Mi sfugge da quando in qua l’internazionalismo e l’antimperialismo siano “interessi di nicchia” estranei alla tradizione della sinistra.

    Mi sfugge anche come si possa fare “la rivoluzione in Italia” facendo finta che il resto del mondo non esista e non influisca.

    Poi, legittimi e probabilmente sensati i tuoi consigli alla sinistra attuale per tornare al potere, per quanto piuttosto ininfluenti se illustrati qui anziché – chessò – telefonando a Bertinotti: altrettanto legittimamente (e ininfuentemente) metto agli atti che a me, una vittoriosa “sinistra” filoamericana, filoisraeliana, antimovimentista (e probabilmente razzista, suppongo, la tutela delle minoranze essendo indubbiamente un “interesse di nicchia”), fa schifo esattamente quanto la destra. Anzi un po’ di più.

    Erika

  7. utente anonimo says:

    due considerazioni. La prima:

    “Senza la resistenza protrattasi per 60 anni (pensa che la nostra contro i nazifascisti è durata più o meno un anno e mezzo!) da tempo i palestinesi sarebbero una minoranza più o meno tollerata nel Grande Israele.”

    E’ una immane, totale panzana.

    Senza resistenza palestinese, da sessant’anni esisterebbe lo stato Palestinese, grande più o meno quanto Israele. Come si possa esaltare una politica fallimentare in virtù del suo fallimento continuando a diffondere balle è qualcosa che lascia basiti, è veramente e prima di ogni altra cosa una allucinante stupidaggine.

    Secondo punto incredibile (ma un giorno o l’altro proverai a spiegarmi con cosa ragionate?)

    “Una offensiva militare in Hamastan è legittima? Se l’embargo colpisse Hamas sarebbe legittimo?”

    Come si può pretendere di sposare la logica della guerra irriducibile e totale, stigmatizzando il fatto che il “nemico” sia nella stessa sfera? Come puoi sostenere che un embargo contro Hamas sia “illegittimo” quando sostieni che

    “Chiunque osi oggi ancora parlare di “processo di pace” è oggettivamente un collaborazionista filosionista. ”

    Spiegami, ti prego, quale assurda proiezione può portare a pretendere che da una parte si sposi la logica della guerra assoluta, e dall’altra ogni forma di difesa sia esecrabile. Non è logico, è stupido, e prelude a molto altro sangue e per chissà quanti anni.

    rosalux

  8. RitvanShehi says:

    >Senza resistenza palestinese, da sessant’anni esisterebbe lo stato Palestinese, grande più o meno quanto Israele. rosalux< Ehmmmm…non credo proprio. Tu dimentichi il ruolo decisivo esercitato (nel senso di mandarvi l’esercito:-) ) dai “fratelli arabi” nella non-nascita dello Stato Palestinese.

  9. kelebek says:

    Per tutti

    I commenti sprezzanti sull’ortografia di altri commentatori, in particolare stranieri, verranno cancellati.

    Miguel Martinez

  10. RitvanShehi says:

    >Per tutti. Miguel Martinez< Tradotto tlaxcalanamente dal kelebekese: “Per Ritvan”:-) >I commenti sprezzanti sull’ortografia di altri commentatori, in particolare stranieri, verranno cancellati.< Postilla orwelliana:-): “Ovviamente saranno cancellati solo ed esclusivamente quando quegli “altri commentatori, in particolare stranieri” esprimono con tale brillante ortografia opinioni fotocopia di quelle di kelebek:-). P.S. Miguel, come si fa a sapere in anticipo che una che si firma “silvia” sarebbe straniera?:-) P.S.2 Mi spieghi per quale motivo il tuo grazioso ukase dovrebbe valere anche nel caso in cui il biekissimo correttore del poco ortografico straniero fosse straniero pure isso? P.S. 3. Io pensavo di aver fatto un favore alla gentile “silvia”: se nel suo prossimo curriculum per un posto che non sia quello di badante:-) scrivesse “persecutono” al posto di “perseguitano”, la “cancellata” sarebbe ipso facto lei.
    P.S.4. Come al solito, quando ti prende il raptus cancellatorio:-), ho salvato questo commento. Vediamo poi chi si stanca per primo:-).

  11. RitvanShehi says:

    Miguel, lo sappiamo bene che non “suoni a richiesta”:-), ma un commento sulla Gloriosa Vittoria Dei Resistenti Alquaedisti Sui Bieki “Sionisti” in quel di Mumbay, no, eh?:-)

  12. utente anonimo says:

    Senza resistenza palestinese, da sessant’anni esisterebbe lo stato Palestinese, grande più o meno quanto Israele.

    non ne sono del tutto certo, anche se pare la storia più probabile. di certo non era quello che egiziani e giordani volevano, già negli anni ’60 era molto comodo sventolare l’entità sionista per biechi motivi sciovinisti.

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    Mah, sbaglierò, ma secondo me senza resistenza Israele avrebbe fatto ciò che ha fatto con la resistenza, magari faticando un po’ di meno.

    Per diverse ragioni – prima tra tutte l’integrità etnica della nazione – dubito che Israele abbia intenzione di annettere i territori occupati.

    Z.

  14. PinoMamet says:

    “Per diverse ragioni – prima tra tutte l’integrità etnica della nazione – dubito che Israele abbia intenzione di annettere i territori occupati.

    Z.”

    Va a finire che li annetterà, dopo aver fatto scappare il maggior numero di palestinesi possibile.

    Poi a quei quattro o cinque rimasti darà la nazionalità israeliani, e tutti a gridare come sono quei democratici gli israeliani, no come quei cattivoni degli arabi che hanno fatto scappare tutti gli ebrei.

    Ciao!

  15. utente anonimo says:

    Va a finire che li annetterà, dopo aver fatto scappare il maggior numero di palestinesi possibile.

    andrà a finire ma per gli ultimi 58 anni non è neppure iniziato

    un pò lenti questi sionisti, ammetterai.

    Francesco

  16. RitvanShehi says:

    >Va a finire che li annetterà, dopo aver fatto scappare il maggior numero di palestinesi possibile. PinoMamet< >andrà a finire ma per gli ultimi 58 anni non è neppure iniziato

    un pò lenti questi sionisti, ammetterai. Francesco< Beh, se i bieki “sionisti” hanno pazientemente aspettato quasi 20 secoli possono pazientare ancora qualche decennio, no?:-) Detto questo, per pav condicio (e per non mettere in pericolo la pensione che mi ha promesso il Mossad:-) ) due considerazioni: 1. Visto che non si hanno notizie di vagoni piombati pieni di palestinesi deportati a Madagascar, i bieki sionisti confidano forse in un espatrio massiccio più o meno volontario dei palestinesi? Ma allora son proprio fessi questi “sionisti”! 2. Ammesso e non concesso che il piano dei bieki sionisti sia quello, chi spara razzi der cazzo su Israele, provocando ritorsioni e soffocanti misure antiterrorismo da parte israeliana – misure che rendono la vita difficile ai palestinesi, probabilmente tanto da indurre alcuni di essi all’espatrio – non contribuisce forse a favorire il machiavellico e fantasmagorico piano di cui sopra? O che i Gloriosi Resistenti Palestinesi son forse al soldo del Mossad? Miguel sarebbe orripilato di tale bestemmia!:-)

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