Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (5)

Sono giorni che mi prometto di fare qualcosa con i tanti commenti che ha ricevuto il mio post in cui tentavo di dare una definizione del fascismo. Che doveva servire, non per fare storia, ma per avere un criterio di giudizio oggi, per poter dire che questa persona o quel movimento o quello stato è "fascista" o no.

Avevo quindi proposto, in via ipotetica, una formula: "uno stato protagonista, unitario e imperialista, dentro un sistema economico capitalista."

Ritvan e Rosalux hanno sottolineato a ragione la scarsa incisività della parola "protagonista" per indicare uno stato in cui non si votava, in cui tutte le nomine provenivano dall’alto e in cui metà della popolazione era inquadrata in qualche organizzazione del Partito. Anche se l’intreccio di poteri era spesso confuso  il partito controllava lo stato e lo stato controllava e svuotava il partito, come il partito diretto spesso da bestemmiatori ex-anarchici ed ex-sindacalisti rivoluzionari, per controllare i preti, si faceva clericale, mentre i preti a loro volta controllavano i fedeli, talvolta  anche in contrasto con il Vaticano.

Nel proporre la formula, pensavo soprattutto agli obiettivi che il pur variabile Mussolini poteva avere in mente (unire il paese e farne un impero paragonabile a quello inglese), ma i critici hanno ragione: nel fascismo, i mezzi furono clamorosamente evidenti.

Però dire che c’era un capo di stato che nei fatti dava ordini alla gente, non vuol dire descrivere il fascismo. Vuol dire, descrivere gran parte della storia umana dopo il neolitico (e sospetto anche prima).

Prendiamo il caso del Messico: per due secoli, individui prepotenti e armati hanno centralizzato lo stato, fatto fuori oppositori, nominato chi volevano a tutti gli incarichi. Però ognuno di questi ha affermato il proprio potere grazie a un mandato elettorale: il broglio elettorale aveva lo stesso valore che aveva nell’antica Grecia la falsificazione di un responso oracolare. Nel momento in cui si trucca un’elezione, si riconosce che gli elettori sono sovrani; come si riconosce la sovranità di Apollo, nel momento in cui si corrompe la Pizia.[1]

Il regime fascista, per quel poco che fu teorizzato, traeva la propria legittimità invece dallo stato stesso, che in quanto testa e volontà aveva il diritto di comandare sulle pancie e sui piedi delle masse.[2] In questo il fascismo fu certamente diverso dal nazismo, che si poneva come espressione di un popolo. Credo che Ritvan abbia ragione nel dire che la caratteristica saliente del governo fascista fosse quindi l’autoritarismo, termine che egli riprende da De Felice.[3]

L’autorità astratta che si esercitava sul popolo era un evidente raddoppiamento della struttura militare.

Solo al momento dell’armistizio, c’erano tre milioni di uomini sotto le armi, che avevano vissuto le esperienze più intense e indelebili della loro vita in una situazione in cui la scelta era sempre tra vita e morte, e dipendeva da frasi secche e brevi espresse da comandanti incontestabili, tali perché erano stati nominati da altri comandanti più in alto.

Ma l’esperienza militare è radicalmente ambigua, come mostrano le narrazioni opposte che ne hanno fatto autori che l’hanno vissuta fino in fondo.

Quella militare è infatti una comunità dove la vita del singolo non ha importanza, eppure è anche una comunità solidale: si può gareggiare per avere una medaglia, ma l’elemento più importante è l’aiuto reciproco; e nessuno è superfluo o escluso, anzi si cerca sempre di integrare nuove forze. Se esiste una differenza radicale tra chi può dare ordini e chi no, la vita concreta che fanno gli ufficiali di complemento non è così diversa da quella dei soldati semplici. Ecco che il cameratismo maschile assume un’importanza straordinaria, e non certamente solo in Italia.

Se già andare allo stadio crea un’identità di gruppo, figuriamoci esperienze come queste, che vanno oltre qualunque cosa noi possiamo immaginarci oggi.[4]

Nel 1919, i combattenti, la cui identità era stata forgiata in questa maniera, costituivano la categoria sociale più numerosa di maschi giovani e sani, cioè delle persone che potevano allora essere protagonisti sociali; e che Il fascismo si è sempre rappresentato come la trasposizione della loro esperienza nel mondo civile.

Tutto questo lo possiamo riassumere con la parolina "autoritario", che inseriamo nella definizione del fascismo.

Quindi, "uno stato protagonista e autoritario, unitario e imperialista, dentro un sistema economico capitalista."

Note:

[1] Già nel grande dibattito teologico del Cinquecento sulle Americhe, ripreso anche nella teorizzazione dell’indipendenza messicana, emerse il concetto secondo cui il sovrano doveva sempre godere del consenso dei propri sudditi, anche se il concetto – in mancanza di sistemi elettorali moderni – restava piuttosto astratto.

[2] In questo senso, ritengo abbastanza corretto definire il comportamento della polizia a Genova nel 2001 "fascista", perché si riteneva che il fatto di stare "dalla parte dello stato" legittimasse la sbrigativa repressione di chi contestava il capo del governo. Questo a patto ovviamente di non estenderne la responsabilità anche a movimenti che non hanno condiviso quel comportamento.

[3] "Autoritario" e non – come pretendeva lo stesso Mussolini – "totalitario": si pensi ad esempio che fu solo nel 1934 che Luigi Freddi, forte dei suoi studi a Hollywood, fu incaricato di cercare di politicizzare la produzione cinematografica italiana. Cioè controllare l’immaginario e non solo produrre cinegiornali, come si era fatto finora.

[4] Un’identità che è mancata in Messico, nonostante la Revolución negli stessi anni avesse fatto più morti della Grande guerra in Italia. Ma in Messico non c’è stata l’astrazione dell’autorità, e spesso non era nemmeno chiaro da che parte si combattesse. Questo probabilmente è il motivo per cui non è sorto un fascismo messicano: negli anni Trenta, Lázaro Cárdenas del Río, il più amato dei presidenti messicani e autore di notevoli riforme ridistributive, ma anche autarchiche e corporative, si mise da parte allo scadere del proprio mandato per essere sostituito da altre persone scelte dal partito, con la solita finzione elettorale. Cárdenas fu anche uno dei massimi sostenitori internazionali della repubblica spagnola contro l’attacco franchista e fascista.

(Continua…)

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18 Responses to Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (5)

  1. utente anonimo says:

    Ho come l’impressione che ad un certo punto lasciare un commento, di quelli seri, significhi, in qualche modo, farsi mungere.

    nulla di disdicevole in sè ma all’uomo e alla donna è dato scegliere come, quando e da chi.

    bisognerebbe essere capaci di farlo con leggerezza ma da questa parte dello schermo non è sempre semplice.

    anche interette è fascista, in un certo senso.

    ciao

    AZT

  2. RitvanShehi says:

    Grazie della citazione, Miguel!

  3. PinoMamet says:

    AZT

    perché dici che lasciare un commento significhi “farsi mungere”?

    Per me significa lasciare un’opinione: se qualcuno la trova utile, tanto meglio per lui.

    Anche io come commentatore di un blog “mungo” il suo contenuto, del resto: la cosa è reciproca.

    Ciao!!

  4. utente anonimo says:

    Mah, pare che la differenza tra “autoritarismo” e “totalitarismo” faccia parte di un dibattito storico ancora aperto. Secondo me, non è poi un punto così importante da approfondire. Ritengo ovvio che la migliore definizione per l’ideologia fascista e il suo operato sia quella di: regime reazionario.

    Come sappiamo il fascismo nacque come reazione politica da contrapporsi al bolscevismo. Ed è forse in questa “reazione” che va ricercata l’impronta capitalista.

    Possiamo dire: “un regime reazionario, dentro un sistema economico capitalista.”???

    Io sono propenso che sia più curioso aprire un dibattito in merito a quanto possa essere stato “economico capitalista”. Il nazismo non v’è dubbio che lo è stato e quindi lo si può chiamare pienamente totalitario. Ma il fascismo non ha realizzato una potenziale economia capitalista, per questo, se proprio lo si vuole definire totalitario, sarebbe più corretta la definizione “totalitarismo mancato”.

    luminol

  5. kelebek says:

    Per Luminol n. 4

    Certamente il fascismo “reagiva” al bolscevismo, anche se ci sono storici che sostengono che ha preso impeto quando già calava l’ondata “rossa” in Italia.

    Però il termine “reazionario” non mi piace per due motivi:

    1) presuppone che tutta la storia ruoti sempre attorno al conflitto tra quelli che possiamo chiamare “il movimento operaio” (in senso lato) e i loro nemici, che è un peccato di egocentrismo

    2) presuppone che “il movimento operaio” vada nel senso della storia, e gli altri remino contro, che è solo un misticismo millenarista smentito dai fatti.

    Quando sottolineo il ruolo del capitalismo nel fascismo, non intendo tanto dire che gli imprenditori hanno pagato i fascisti per picchiare gli operai (tesi solo in parte vera); intendo dire piuttosto che la grande industria che rischiava di crollare con la fine delle commesse militari favoriva un governo che la salvasse dalla crisi e la proteggesse anche dai capitalisti esteri.

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Sempre per Luminol n. 4

    Sono d’accordo anch’io che la distinzione tra “autoritarismo” e “totalitarismo” non è importantissimo almeno per il punto che sottosta a tutti questi miei post: cioè la ricerca di una definizione del termine “fascismo” che abbia senso a sessanta e passa anni dalla morte di Mussolini.

    Mi basta tener fermo il concetto che lo stato ha il diritto di dirigere il popolo e non viceversa.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    – Mi basta tener fermo il concetto che lo stato ha il diritto di dirigere il popolo e non viceversa. —

    Ma il fascismo non è anche quella cosa in cui il dittatore esprime direttamente la volontà del popolo scavalcando e domando tutti i corpi intermedi che vessano il popolo? I poteri forti, la borghesia, la nobiltà, il complotto pluto-masson-giudaico, gli intellettuali sfaticati, ecc…

    Anche a Genova 2001 la polizia manganellava formalmente per proteggere i bravi cittadini genovesi (il popolo sano che lavora) dalle orde barbariche dei nogglobal punkabbestia blackblok sfaccendati rappresentati come completamente esterni al “popolo”.

    Altra questione. In tutto questo gioco altri regimi come quello franchista o quello militarista giapponese dei ’30 li possiamo chiamare fascisti oppure no?

    Rock & Troll

  8. mariak says:

    1) presuppone che tutta la storia ruoti sempre attorno al conflitto tra quelli che possiamo chiamare “il movimento operaio” (in senso lato) e i loro nemici, che è un peccato di egocentrismo Miguel

    maria

    tutta la storia forse no, ma quella storia, si, perlomeno in grandissima parte.

    Lo sconvolgimento economico che dopo la guerra investì milioni di lavoratori e di contadini che non potevano più vivere con i vecchi salari favorì lo sviluppo dell’azione e della propaganda di anarchici e di coloro che si richiamavano al bolscevismo attraverso scioperi, occupazione di fabbriche e delle terre, e più in generale una predicazione sociale che mirava a “fare come in russia”, per cui credo si possa dire che il capitalismo sostenne il fascismo in tutti i modi, compreso i finanziamenti, sia pure con l’occhio rivolto alla pace sociale in fabbrica che poteva essere turbata anche dai fascisti.

    De felice riguardo alle grandi forze economiche parla di fascismo come guardia bianca che però “assolto il suo compito, doveva tornare a casa, non assumere il potere”

    Si tratta di stabilire quale fosse il suo compito, se soltanto proteggersi come tu dici o se non soprattutto reagire in tutti modi all’ondata di protesta sindacale, politica, sociale, , che coinvolse non soltanto operai e contadini ma anche ,sevizi pubblici pubblici come ferrovie , trasporti urbani, servizi di approvigionamento delle grandi città, voglio dire che la crisi di cui parli era soprattutto questo per cui io credo che si possa parlare di regime reazionario , un regime reazionario diverso dai precedenti , di massa , visto il consenso che il fascismo ebbe poi in tutti gli strati sociali .

  9. @ Miguel, 21:59 & 22:01, 29 novembre, 2008.

    Sacrosante, e perfettamente condivisibili risposte.

    Quanto al ‘Chi e’ un fascista, oggi’ (il che rivelerebbe anche il ‘Chi e’ un antifascista, oggi’), attendo trepidante le tue prossime puntate.

    Confesso di nutrire il sospetto che entrambe le cose non abbiano piu’ alcun senso (a dispetto di mia madre partigiana combattente).

    Che so, allora perche’ non darci da fare per l’antiborgognonismo: ‘Cani borgognoni, vili infami e traditori!’.

    E fondiamo Repubbliche nel nome dell’Antiborgognonismo, please.

    Oppure, il camerata Silla era chiaramente un vile cane fascista, quindi, ‘Viva Mario, morte ai sillani!’.

    La generazione di quelli che diventavano adolescenti o ‘giovani’ negli anni Sessanta e Settanta queste cose le ha gia’ pagate pesantemente.

    Una situazione che non aveva niente a che fare con gli anni Trenta o Quaranta: ma le generazioni dei padri ancora volevano combattere le loro battaglie ‘in corpore vili’, cioe’ tramite i loro figli.

    Quindi (e con la complicita’ delle bombe americane contro civili italiani presi a caso nelle banche o sui treni, secondo la strategia di Edward Lansdale, ‘The Ugly American’ e vicedirettore della CIA negli anni Cinquanta e Sessanta), agguati all’alba negli anni Settanta: coltelli ‘neri’ per i ‘rossi’, e spranghe ‘rosse’ per i ‘neri’…

    Confesso che vedere idiozie anche peggiori, data la maggiore distanza temporale (tra i dementi della ‘Casa Pound’ e ‘Blocco Studentesco’ e quelli ‘Rifondaioli’ e dei ‘Centri Sociali’), mi fa perdere ogni fiducia nelle giovani generazioni: e stavolta non c’e’ stato neanche il bisogno di alcuna strage di Piazza Fontana per fare partire la spirale demenziale!!!

    Qualche ‘adulto’ (inascoltato) mi diceva allora: ‘Ma davvero sei pronto a morire perche’ l’equilibrio del prossimo governo democristiano sia piu’ spostato verso il partito X invece che quello Y?’.

    Perche’ poi a questo si riducevano quei coltelli, quelle spranghe, quelle pistole e quelle molotov (tutti mezzi volti a un fine invece messianico, secondo noi adolescenti cretini d’ambe le imbecillissime sponde), e il sangue che facevano scorrere.

    Oh Miguel, davvero attendo con trepidazione il tuo responso!

    @ Rock & Troll, 23:05, 29 novembre, 2008.

    Ora, e’ verissimo che tra Nazismo tedesco e Fascismo italiano e Franchismo spagnolo e Militarismo giapponese e Clericonazionalismo slovacco (ecc., ecc., ecc.) le differenze erano grandissime; e quello era piu’ ‘autoritario’, e quell’altro invece piu’ completamente ‘totalitario’, e uno piu’ basato sulla divinizzazione di uno ‘Stato’ teorico, e un altro sulla divinizzazione di un ‘Popolo’ razziale e territoriale, ecc. ecc. ecc. (e il Nazismo tedesco spiaccico’ il Clericofascismo austriaco, e il Fascismo italiano assali’ il Fascismo militare greco): ma, senza dubbio, a dispetto di quello che molti commentatori (e anche Miguel) hanno detto qui, si accetti il FATTO che tutti questi regimi e movimenti erano della STESSA famiglia; e che quello italiano dei Fasci di Combattimento aveva dato il ‘La’ a tutti gli altri (si’, so benissimo che nei Sudeti c’era un ‘Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi’ fin dal 1904, ma senza l’esempio italico la sua piu’ tarda filiale monacense non sarebbe, probabilmente, mai cresciuta…).

    Che, poi, nelle soluzioni pratiche l’intera famiglia di tutti questi movimenti (non so se chiamarla ‘Nazifascista’, o come) sia parente stretta della famiglia ‘Socialista’ (e di quella Keynesiana del ‘New Deal’) ha a che fare con la natura stessa delle societa’ industriali complesse del Ventesimo secolo.

    Detto questo, e’ evidente che alcuni tratti di messianismo diffuso apparentano la famiglia ‘Nazifascista’ e quella ‘Socialista’ tra loro, ma le differenziano fortemente dal Keynesismo.

    Ceffo.

  10. tristantzara says:

    Scusa miguèl ma non leggo cenno su un aspetto non formale del fascismo e che costituisce la sua base culturale a mio avviso : la predisposizione caratteriale a essere un fascista,un’attitudine naturale del proprio comportamento a rivaleggiare con il prossimo per mezzo di boria,esagerata autostima di sè.Virtù che si smontano in un nanosecondo non appena l’interlocutore gli dimostra capacità di ragionamento critico e proprietà lessicale medio-alta.Anche attualmente.

  11. falecius says:

    In tutto questo gioco altri regimi come quello franchista o quello militarista giapponese dei ’30 li possiamo chiamare fascisti oppure no?

    Per quello che ne so, il regime giapponese si autodefiniva “fascista” (con tutti i distinguo del caso) mentre quelli iberici si consideravano “falangisti” o “corporativi”. Credo che, come notava Miguel, ci sia una differenza sostanziale tra il fascismo italiano (e balcanico) e quello iberico, ovvero l’assenza in quest’ultimo di un nazionalismo espansionista. Inoltre credo che nel caso almeno di Franco (ho meno conoscenza del caso portoghese) ci fosse una fortissima e (diversamente dal fascismo italiano) autentica impronta religiosa cattolica.

  12. kelebek says:

    Per Tristantzara n. 10

    Se esiste una “predisposizione naturale” di alcuni individui a essere prepotenti, ecc., non lo sappiamo ancora: la genetica non ci è arrivata.

    Comunque mi sembra abbastanza probabile che i “prepotenti naturali” possano nascere in famiglie fasciste come antifaciste, in famiglie ebraiche come palestinesi, eccetera.

    Comunque non è stato certo Mussolini a fare qualche manipolazione genetica che l’ha inserita in certe persone: basta leggere Aristofane per capire che prepotenza e boria sono quantomeno prefasciste.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    …un aspetto costitutivo del fascismo, un aspetto reazionario e antistorico, é la manipolazione, la falsità, la falsa coscienza. Necessità di far diventare assoluto il relativo, di far diventare la menzogna una verità. Quando Gesù dice, ama il prossimo tuo come te stesso, mette le basi di un modo ‘socialista’ di vivere la vita, il nazional-socialismo invece é un piano un livello completamente diverso. Che stalin abbia fatto diventare fascista anche il socialismo é un’altro discorso, come ad es i talebani che fanno diventare fascista anche l’islam, che fascista proprio non é. ciao, jam

  14. falecius says:

    Studiando, in questi giorni, ho pensato questa cosa, che penso possa interessare ai fini della discussione:

    tutte le ideologie politiche moderne di origine occidentale, incluso il giacobinismo statolatra del Terrore durante la Rivoluzione Francese, concepiscono lo Stato come un mezzo e non come un fine.

    Una sola fa eccezione, ed è il fascismo.

    Il fascismo quindi non rifiuta la Rivoluzione Francese, ed è anzi, nella sua statolatria, il più coerente continuatore di certe idee giacobine; il fascismo rifiuta direttamente tutta la storia moderna dell’Occidente e lo sviluppo storico che, a cominciare dalle religioni servili (tra cui il Cristianesimo) e dalle filosofie stoiche del mondo mediterraneo , supera la visione politica classica della polis e offre una prospettiva di liberazione all’individuo ed assegna al tempo un carattere progressivo.

    Il fascismo, come le tradizioni politiche classiche di Platone ed Aristotele, vede lo stato come fine e l’individuo come mezzo. Naturalmente, al di là del riferimento poco più che cosmetico (ma dotato di un senso simbolico profondo) alla romanità, il fascismo non sorge da una operazione, impossibile, di taglio netto dei duemila anni di storia dello Stato come mezzo; rappresenta invece, da una parte, la logica prosecuzione, ed estremizzazione, di una mistica dello Stato che nasce coi giacobini, ma viene poi amputata della radice contrattualista attraverso le elaborazioni dei romantici e dei successivi nazionalisti; da un altra, su un piano meno ideologico e più materiale, dalla realtà della nascita dello Stato borghese e burocratico moderno, dello “Stato-macchina” che sostituisce gradualmente le funzioni che una volta erano svolte da libera associazioni di individui. Un trasformazione che verrà colta e teorizzata dai teorici dell’assolutismo, ma senza che nessuno di loro, Hobbes, Pufendorf, Bossuet, vedesse nello Stato qualcosa di più di un mezzo potente ed adatto per garantire altri scopi.

    In questo peraltro il fascismo si distingue nettamente dal nazismo, per il quale il punto centrale è la razza superiore, anche indipendentemente dalla nazionalità; mentre mi pare che il regime giapponese fosse statolatra e statocentrico anche più di quello italiano (però al capo di QUELLO Stato c’era, almeno simbolicamente, un imperatore divinizzato).

  15. utente anonimo says:

    Mah,

    sarà che io sono solo un modesto leguleio – e per giunta rozzo e ignorante – ma ho idea che tutto questo teorizzare non ci aiuti dal comprendere cosa sia stato nei fatti un regime…

    Z.

    PS: Allora, sei pronto per farti massakrare dai miei Franchi ultraimperialisti? ;-)

  16. utente anonimo says:

    …fal, ti sento un po troppo accademico! Fascismo e nazismo sono la stessa cosa, con sfumature diverse x’ avvenute in luoghi e situazioni diverse, ma la sostanza é la stessa, la razza superiore essendo rappresentata dal duce, un semi-dio, seguito dalla sua cricca di profeti. Platone e Aristotele non hanno molto a spartire con il fascismo, ben al contrario!, Aristotele dice “conosci te stesso” concetto ben lontano dalla statolatria fascista, impegnata soprattutto a manipolare gli individui; ciao, jam

  17. kelebek says:

    Per jam n. 13

    Sicura di non confondere il fascismo con la politica tout court?

    Dovresti leggere Frans de Waal, La politica degli scimpanzè.

    Miguel Martinez

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    …dovrei forse andare andare a un bonobo’s party? profumata di patchouly…? ciao, jam

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