Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (4)

La serie di post su fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti mi sta dando un’enorme soddisfazione, grazie ai commenti. Cercherò di fare il punto della situazione, ma prima vorrei spiegare proprio questo senso di soddisfazione. E questo significa parlare di me stesso.

Non so quanti lettori di questo blog seguano i commenti ai miei post. Per certi versi, sono la parte più importante. Alcuni commentatori scrivono veri e propri saggi che spesso sono più interessanti dei post che commentano.

Io scrivo un post, in genere prima dell’alba per poter poi lavorare. Il post viene poi sottoposto a una spietata critica da parte dei commentatori.

Alcuni notano immediatamente i punti deboli dei miei ragionamenti, fanno notare contraddizioni, difetti ed errori. Altri aggiungono riflessioni, informazioni e prospettive del tutto nuove; e alla fine si arriva in un luogo diverso da quello da cui si era partiti.

Anch’io cambio: dopo aver letto i commenti, non penso mai esattamente ciò che pensavo quando ho scritto il post. E dopo molti post e molti commenti, cambio molte idee.

Si può cambiare idea per due motivi: perché conviene, o perché si cerca di avvicinarsi un po’ di più alla verità, per quanto possibile.

La convenienza può riguardare tre settori: il denaro, le attività sociali e quelle virtuali.

Parliamo del denaro, innanzitutto.

Devo campare, e per campare mi vendo, un tanto a neurone. Solo che ho scelto di vendermi, o di prostituirmi, in un campo – quello delle traduzioni tecniche e degli interpretariati – che non ha nulla a che vedere con le cose che mi interessano.

Certo, se facessi il giornalista, ad esempio, potrei fare molto meglio le mie ricerche, andare sul posto e dedicare più tempo a scrivere, ma ogni cosa che scrivo sarebbe condizionata dalle attese di chi mi paga. Per questo, credo che sia assolutamente fondamentale separare le proprie fonti di reddito dai propri interessi veri, anche se questo significa una condanna all’amatorialità.

Per quanto riguarda le attività sociali, mi occupo spesso e volentieri di politica; ma anche qui è fondamentale – per me, non giudico gli altri – tenermi lontano dagli interessi politici. Che non sono solo i seggi in parlamento, ma tutte quelle piccole soddisfazioni che offrono anche i piccoli movimenti: il numero di persone che seguono il tuo striscione in un corteo, gli applausi dopo un discorso, il controllo di una commissione… Tutte cose pericolosissime per la propria libertà interiore, perché a un certo punto gli interessi identitari del gruppo prendono il sopravvento. Anche se nessuno ti paga, comunque finisci per costruirti una sorta di falsa coscienza necessaria.

Allo stesso tempo, è vero che senza impegno non si fa nulla al mondo: le chiacchiere senza i fatti sono effettivamente solo chiacchiere. Se si vuole cambiare il mondo e non solo stare a guardare, occorre organizzarsi; ma appena ci si organizza, l’organizzazione divora i propri militanti, lasciando il mondo tale e quale era prima.

Non credo che esista una soluzione a questo dilemma, che in effetti è tragico. Cerco a volte di sostenere movimenti di cui condivido in linea di massima le finalità, prendendomi anche degli impegni, ma evitando ogni identificazione e sfuggendo sistematicamente alle soddisfazioni illusorie che il protagonismo in un gruppo può dare. Però alla fine, come rimango condannato all’amatorialità nella ricerca, so benissimo che un impegno di questo tipo non ha nulla a che fare con una militanza in grado di incidere sulle cose. Non è un caso che viviamo in un sistema che concede la famosa "libertà di opinione", proprio per la totale impotenza di ogni opinione.

Comunque, mutilandomi della capacità di agire, riesco a evitare ogni condizionamento in termini di convenienza. Mi riferisco alle idee, chiaramente, non al lavoro, dove ogni giorno, mi trovo a scegliere il miglior offerente, e a fornire a lui ciò che desidera da me, esattamente come le mie tanto disprezzate colleghe che lavorano sui viali.

Infine, esiste la sfera virtuale, lo scambiare la tastiera e lo schermo per la vita. E qui ci si salva, evitando ogni identificazione: io non sono un blog o un ranking o un pezzo di una comunità immaginaria.

Quindi, sul piano delle idee, nessuno può farmele cambiare – né fossilizzarle – ricattandomi con la "convenienza". Infatti riesco a farmi nemici a destra come a sinistra – diciamo circa il 90% degli italiani, potenzialmente – senza che questo intacchi in alcun modo i miei interessi economici, le mie amicizie e soddisfazioni personali.

Invece, ritengo che cambiare costantemente le proprie idee sia importante per avvicinarsi alla verità. Non credo affatto alle conversioni, in cui un’idea fissa (nel senso di struttura rigida) rimpiazza di colpo un’altra, ritenuta improvvisamente peccaminosa. La cultura del pentimento, insomma, che sostituisce senza sviluppare nulla.

Per come la vedo io, nessuna idea è mai assolutamente sbagliata; solo che pian piano ti rendi conto di tutte le cose che non è in grado di spiegare, e allora cominci ad aggiungere una stanza di qua, ad aprire nuove finestre nelle pareti cieche, a seminare nuove piante nel giardino. E piano piano trovi che la casa è tutta diversa da quella che avevi in origine, ed è un bene.

In questo aiutano le esperienze personali: per forza autobiografica, non esiste alcun mondo cui io possa o voglia appartenere, e sono ovunque straniero. Non è casuale il nome di questo blog, kelebek, che in turco indica la farfalla.

Il dialogo con i commentatori accelera questo processo in modo straordinario: riflettendo sui commenti – tutti, anche quelli più critici – ho già cambiato qualche opinione rispetto a quanto avevo scritto alcuni giorni fa. E di questo sono molto grato ai commentatori, proprio perché non danno pacche sulle spalle e non fanno gruppo.

(Continua…)

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27 Responses to Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (4)

  1. utente anonimo says:

    >> Comunque, mutilandomi della capacità di agire, riesco a evitare ogni condizionamento in termini di convenienza.

    fuori da ogni polemica, mi pare una scelta suicida. Non puoi amputarti amplissima parte della vita (guadagnarti il pane, attività che in larga misura ti dà l’identità) da quella che vorresti essere la “tua” vita per paura di perdere una immaginaria “verginità spirituale”.

    Gestire le convenienze è degno di un uomo, come gestire amore e desiderio è degno di un marito.

    Ciao

    Francesco

  2. PinoMamet says:

    Vado fuori tema

    per sviluppare un paragone iniziato da Renna sotto il post precedente. Scusate se rubo un po’ di spazio.

    Nel paragone tra fascisti (storici) e leghisti, credo si debba tener conto che gli squadristi fasci erano figli dell’arditismo; i leghisti dell'”alpinismo”, non nel senso di arrampicata, ma di Corpo degli Alpini (e ancora di più, associazione degli alpini in congedo).

    Mi spiego: gli Arditi, come si sa, erano in pratica i commandos della Prima Guerra Mondiale.

    Chi si ispirava a loro, e in tanti casi ne aveva fatto parte, aveva una cultura dell’azione violenta reale, e non solo “parlata”.

    Insomma, se si trovavano a dire “il tale bisognerebbe bastonarlo”, non era solo una sparata da bar; ma un piano di azione che poteva benissimo concludersi con la sua effettiva realizzazione.

    Perciò la marcia su Roma non è stata solo la scampagnata folkloristica che sarebbe ai giorni nostri, senza nulla togliere agli aspetti buffoneschi e strapaesani che indubbiamente c’erano.

    Il disprezzo per i “molli borghesi” che esibivano era al contempo disprezzo del militare per il civile che non ha provato le durezze della guerra, e odio di classe del proletario (o disprezzo del “nobile”, anche sedicente o autoproclamato) verso la classe borghese.

    (Sarebbe interessante capire se l’ambiguità del termine “borghese” in italiano abbia favorito questo uso duplice- di sinistra e di destra- della parola; oppure se la sua ambiguità sia frutto proprio di questa epoca. “Siamo borghesi da congedar…”).

    Il leghismo ha tanti aspetti in comune col fascismo delle origini;

    ma la sua filiazione “militare” è radicalmente diversa.

    Avrete notato, nelle immagini dei raduni della Lega, la presenza costante di personaggi che indossano il cappello alpino.

    Bossi e altre autorità leghiste hanno proclamato in varie occasioni che se la Padania facesse la secessione, il Corpo degli Alpini diventerebbe il suo esercito.

    Questo, come molti proclami della Lega, è un’evidente falsità, che però nasconde una verità profonda, intuita dai leader leghisti, più che pensata.

    Una falsità, perché il Corpo degli Alpini, ovviamente, e l’associazione degli alpini in congedo, hanno negato ogni appartenenza politica (del resto, con la fine della leva gli alpini sono in maggioranza meridionali); e anche perché, come tutti sanno, leghisti compresi, non ci sarà mai nessuno “Stato della Padania”.

    Però l’affermazione ha la sua parte di verità: il “sentire” comune dei congedati alpini dal ’45 alla sospensione della leva, è profondamente affine a quello leghista.

    Gli alpini sono stati creati alal fine dell’Ottocento come unità territoriale; assieme alla Brigata Sassari, sono tra i pochissimi esempi italiani di arruolamento quasi-esclusivamente-territoriale, come usa in Gran Bretagna, unito alla leva di massa francese-napoleonica.

    Il risultato del mix è una specie di “spirito di corpo di massa”, molto efficace.

    Nella brigata Sassari, gli elementi comunemente militari restano preponderanti, assieme all’identità etnica.

    negli alpini invece è successo un fatto strano, che li rende con ogni probabilità il corpo militare meno militarista del mondo:

    la mistica della montagna, unita alla mistica dei superalcolici e della “vita semplice”, ha praticamente tolto ogni spazio alla mistica delle armi.

    I ricordi militari rievocati più di frequente sono al limite quelli di tragiche ritirate o di sciagure ad alta quota.

    In origine dovevano essere arruolati nelle vallate alpine e prealpine, cioè, in pratica, i luoghi della Lega; nei fatti, sono stati arruolati in ogni zona anche solo collinare del paese, isole comprese; con la preponderanza però del Nord e Centro. Anche i meridionali arruolati, provenendo da zone “a tradizionale arruolamento alpino” (come recita testuale il gergo burocratico) erano facilmente integrati nell’ideologia pseudo-veneta dei canti e delle grappe, che costituiva e costituisce tuttora l’unica forma di identificazione etnica degli alpini.

    Una forma blanda, ma più che sufficiente a creare un’identità.

    E infatti, chi non ha conosciuto il “terrone leghista”? Si tratta in fondo dello stesso fenomeno, con la fabbrica al posto della naja.

    Ora gli alpini sono indubbiamente degli “uomini d’azione”, ma la loro azione è completamente diversa da quella degli arditi.

    La loro azione è volontaristica, semplice, paesana, pratica, e non bellicosa.

    Sono l’incarnazione del luogo comune per cui “i dilettanti hanno costruito l’Arca e i professionisti il Titanic”.

    e la loro vera dimensione non è quella della naja, dove hanno a che fare con ropelli militari che li interessano poco, ma quella del congedo, dove la gerarchia formale è sostituita da quella informale delle conoscenze, delle amicizia e dell’esperienza.

    Sono come direbbe qualche esponente del PdL, “uomini del fare”.

    Sono anche “uomini del bar”, però; e in quanto tali, se dicono “quel tale andrebbe bastonato”, si intende che la loro è una sparata intesa a rimanere confinata nella sfera verbale.

    Non sono certamente nel campo della “jeune fille”; direi che sono agli antipodi, e questo determinerà la loro fine; ma sono anche fuori dal campo della violenza.

    Sono interiormente “contadini arruolati a forza” e non “guerrieri per scelta”.

    Quindi anche per questo motivo non temo che il fascismo, come lo conosciamo, possa rinascere e tornare ad essere un fenomeno di massa.

    Fighetti e alternativi (noi) e imprenditori e vecchi amanti dell’alcol (loro), cioè la jeune fille e il contadino, non sono le persone più adatte a far rinascere il fascismo.

    Un rischio in meno :-)

  3. controlL says:

    “Idea” è termine inadatto e sviante a definire un’organizzazione. Abbracciare, convertirsi, cambiare idea sono formule imprecise e sbagliate, prese alla lettera, parlando di organizzazioni. “Ora et labora”, ecco una mirabile definizione di vita organizzata. Non dobbiamo inventare niente. L’organizzazione è una regola (nel senso monastico) che tutti accettano. Un monastero. I monaci vanno e vengono e il monastero rimane. Porte aperte a chi viene, apertissime a chi va; e nessun abate che la possa cambiare o rivedere, revisionare, rinterpretare, aggiornare o cose così; nessun abate che debba farla rispettare, non serve a niente, o funziona da sé o funziona male. Per il resto saranno i monaci, finché vorranno, a seguire meglio che possono la regola.

    Tu mi pare però che inverti i termini della questione. Non vuoi essere condizionato e ti isoli; finirai per essere meglio condizionato. L’organizzazione non serve affatto a incidere sulle cose, che, detta da rivoluzionari, è frase addirittura grottesca, ma a essere meno condizionati da quelle. È un aiuto a quella “rectitudo voluntatis” che invece tende a essere sviata da mille condizionamenti.p

  4. falecius says:

    Pino: Mi sembra molto corretto il tuo discorso. Però almeno qui in veneto l'”alpinismo” mi pare sia vissuto con simpatia anche a sinistra, saldandosi con una sub-cultura “da centro sociale” (dove il legame, seppure vago, sembra essere prosaicamente dato dalla grappa) e con quella nostalgia tipica della sinistra italiana “per le semplici e belle cose d’una volta” (penso ai richiami di Berlinguer all’austerità, per dire). Le mie sono osservazioni un po’ a caso, che andrebbero approfondite, ma la simpatia folkloristica per “l’Alpin” è sicuramente, almeno qui, trasversale. Invece ho l’impressione che l’alpino sia antropologicamente lontanissimo dal berlusconismo rampante (tipo imprenditore brianzolo) così come dall’identitarismo pseudoreligioso (alla Marcello Pera, per capirci).

  5. Aramcheck says:

    Pino, non entro nel merito del discorso arditi/alpini pero’ permettimi di ricordare gli “arditi del popolo” che nell’arditismo politico dei reduci della prima guerra mondiale convogliarono la loro propensione all’azione in senso del tutto inverso: di ispirazione anarchica furono gli unici ad organizzarsi in armi contro le squadracce fasciste fin dal 19.(sparavano eccome ma contro i fascisti per difendere i “fratelli operai”)

    Giusto per non far passare la discendenza diretta arditismo->fascismo :)

  6. PinoMamet says:

    Prendo due piccioni con una fava :-) e rispondo ad Aramcheck e Falecius:

    naturalmente gli Arditi della I GM ebbero poi simpatie e sviluppi anche di sinistra e anarchici;

    come naturalmente la simpatia per gli alpini è assolutamente trasversale (e conosco personalmente alpini in congedo dei più diversi orientamenti politici e stili di vita).

    Faccio solo notare la diversità di un possibile, se mi passate il termine usato a spanne, “archetipo” o modello:

    per i fascisti la cultura era quella, più che semplicemente militare, della squadra o del plotone d’azione (“siamo trenta d’una sorte/ e trentuno con la Morte”, quella roba lì)

    per i leghisti è il raduno di volontari in camicia a scacchi, dialetto e panino col salame, capace tanto di organizzare una festa quanto di costruire una tendopoli per baraccati.

    Mi sovviene ora che anche i colori scelti da Fascisti e Lega sono quelli della “rispettive” mostrine militari di arditi e alpini: nero e verde.

    (anche qui, la scelta non mi sembra casuale; ma già a monte nei reparti militari).

    Ciao!! :-)

  7. utente anonimo says:

    no no

    1) gli alpini un tot di tradizione militare ce l’hanno, che hanno combattuto due guerre e per davvero. Militare e non militarista, questo va detto.

    2) gli alpini SONO gli imprenditori brianzoli, bergamaschi, bresciani, quelli che hanno iniziato da operai (di solito non da venditori). E IN QUESTO sono molto lontani da quello che Berlusconi è (ma non da uno dei suoi volti pubblici). Ma Berlusconi è il politico italiano meno lontano da loro.

    3) gli alpini hanno una tradizione, e in questa tradizione rientrano sia la Patria (e per questo un pò la Lega fatica), sia la Chiesa

    4) la capacità alpina di costruire una tendopoli per baraccati, alluvionati, terremotati, e la forma mentis per cui quella è la prima cosa da fare, è quanto li rende lontanissimi dalla sinistra italiana (che non sarebbe fisicamente capace di farlo senza prima 20 anni di dibattiti, anche se lo volesse con tutte le sue forze)

    ciao

    Francesco (Brigata Alpina Tridentina)

  8. utente anonimo says:

    francesco

    adesso non mi dire che le feste dell’unità le hanno messe in piedi tutte gli alpini!!

    renna

  9. PinoMamet says:

    Francè

    non mi sembra di aver detto niente di diverso da te, a dire il vero.

    Ciao!! :-)

    (in famiglia stavano tutti nella Julia; tranne un fratello del nonno, ardito.

    :-) )

  10. PinoMamet says:

    Accolgo però la puntualizzazione sulla Patria.

    :-)

  11. RitvanShehi says:

    >Devo campare, e per campare mi vendo, un tanto a neurone. Solo che ho scelto di vendermi, o di prostituirmi, in un campo – quello delle traduzioni tecniche e degli interpretariati..Miguel Martinez< Ehmmm….leguleimente parlando (e che Z. mi aiuti e per fortuna castruccio è stato bannato, sennò ricominciava con la solita litania del perché io parli di cose leguleie e mai di cose veterinarie:-) ) tu NON TI VENDI, Miguel, poiché il tuo bieko sfruttatore non diventa tuo padrone in modo definitivo ed irreversibile, né ti può rivendere a qualcun altro.
    Tu semplicemente TI AFFITTI, o meglio, AFFITTI i tuoi neuroni interpretativi.

    >…riesco a farmi nemici a destra come a sinistra – diciamo circa il 90% degli italiani, potenzialmente – senza che questo intacchi in alcun modo i miei interessi economici, le mie amicizie e soddisfazioni personali.< Anch’io, anch’io! >Non è un caso che viviamo in un sistema che concede la famosa “libertà di opinione”, proprio per la totale impotenza di ogni opinione.< Beh, quando ne avrai trovato uno migliore (siempre premettendo che tu sei solo un immodesto:-) traduttore di manuali tecnici e non un inventore di sistemi politici:-) ), fammi un fischio! Per il resto sono abbastanza d’accordo con te: isomma, il solito 80% di concordanza che in media mi riconosci sempre:-).

  12. PinoMamet says:

    Francesco

    dove sbagli invece- ma ti perdono perché non sei emiliano-romagnolo :-), del resto nessuno è perfetto-

    è nell’identificare la sinistra solo col “poeta” e non anche col “contadino”; che invece da queste parti è stato la sua incarnazione più comune (nella versione come contadino, come operaio, come piccolo imprenditore- la cultura era sempre la stessa) per decenni.

    (Poi c’è stato Veltroni e Nichi Vendola e Valdimiro Guadagno, roba tutta diversa da quelli che organizzavano le feste dell’Unità e le montavano.

    Ti rimando, se riesci a trovarlo, a un bellissimo cortometraggio, Gli Ultimi, di Riccardo Marchesini, per capire l’universo che gravava attorno alle feste dell’Unità).

    Ciao!!

  13. utente anonimo says:

    Provo a interpretare la tua postbiografia.

    Insomma, in definizione, ti senti come un cane che regola il pascolo, ma a volte vorresti essere addirittura il pastore, invece finisci per fare la parte della pecora nera, sei solito ad allontanarti da quel gregge di cui di tanto in tanto ti riconosci. Non sei abitudinario, rifiuti il gregarismo perchè non compari in esso con ruolo attivo, fondamentalmente solitario pensatore e sognatore rivoluzionario. Abbastanza narciso…

    luminol

  14. utente anonimo says:

    … CAMBIARE LUOGO, very important, non a caso Heraclito d’Efeso dice che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume. Oppure yi king, libro cinese dei mutamenti dove l’impermanenza del tutto ti regala la virtù della saggezza suggerendoti come essere nello stesso tempo completamente immobile ed in movimento, una staticità-frullante, per cosi dire.L’achillea millefolium o le tre monetine, fanno emergere le mollecole-neuroni della matematica dell’inconscio, codice matematico ancestrale nascosto nell’immaginazione creatrice, dell’uomo-cosmico, legato fra l’altro alla sincronicità musicale dell’alternarsi delle idee. Cambiare idea, per non cambiare mai idea. La pietra angolare, l’Uno l’Unico, non cambierà mai, perché se cambiasse gli universi non esisterebbero (tutto é scritto in un prototipo ben preciso), ma proprio perché non cambia mai cambia sempre, cioé i suoi attributi sono una constante alchimia per accrescere l’ubriacatura del non cambiamento…a forza di smontare finestre e fare terrazze, la casa é diventata una tenda, giardino e casa si confondono ed é cosi che mi piace é cosi che faccio finta di dimenticare la tristezza-gioia di essere sempre e comunque e ovunque “straniera”. bye, jam

  15. kelebek says:

    Per Luminol n. 13

    :-)

    Comunque no, si vede che mi sono espresso male: nessuna tendenza a fare il pastore. Il pastore non può permettersi di fare la cosa che a me interessa di più – ascoltare le storie di quelle che (se usiamo la metafora del pastore) dovrebbero essere le pecore.

    Credo che la mia massima ambizione di potere potrebbe essere quella di fare il libero consulente non retribuito di tanto in tanto. Cosa che giustamente non interessa a nessuno.

    Miguel Martinez

  16. kelebek says:

    I commenti anonimi li censuro.

    Per il censurato: quando avrai abbastanza intelligenza da inventarti un nome tutto tuo, potrai scrivere le tue originali invettive anche qui.

    Adesso sotto a inventarti un nome.

    Una dritta: prova a pescare nell’elenco del telefono.

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    se poi vai alla lettera “a” se sei fortunato trovi il cognome “Anonimo”

    renna

  18. iperhomo says:

    Caro Miguel,

    mi ha fatto molto pensare, questo tuo post, per la sincerità e la pulizia che vi aleggiano. Però, me la permetti qualche osservazione?

    Devo campare, e per campare mi vendo, un tanto a neurone. Solo che ho scelto di vendermi, o di prostituirmi, in un campo – quello delle traduzioni tecniche e degli interpretariati – che non ha nulla a che vedere con le cose che mi interessano.

    Bello. E condivisibile, con la sola obiezione avanzata da Ritvan – # 11 – circa la vendita o l’affitto (al riguardo, è vero, dovremmo chiederci se prostituirsi sia più affine a vendersi o ad affittarsi). Diciamo che, entro limiti tollerabili, ci si sporca un po’. Io per primo, s’intende. Basta lavarsi.

    Non è un caso che viviamo in un sistema che concede la famosa “libertà di opinione”, proprio per la totale impotenza di ogni opinione.

    Vero. Verissimo. Tuttavia, se è impotente la tua, pensa un po’ la mia.

    Anch’io cambio: dopo aver letto i commenti, non penso mai esattamente ciò che pensavo quando ho scritto il post. E dopo molti post e molti commenti, cambio molte idee.

    Te l’ho già detto, che ricevi troppi commenti. Io – grazie al fatto che non ne ricevo – non cambio mai idea. Non è che sei volubile, è che senti troppe campane.

    Per come la vedo io, nessuna idea è mai assolutamente sbagliata.

    Ecco, un’uscita così mi fa ripetere quello che ti dissi anni or sono, e cioè che disponi di una forte fede, un’autentica fede nell’Unico. Paradossalmente, il vero relativismo è quello del credente, se è davvero credente.

    Sono ovunque straniero.

    Qui ciurli nel manico, perché ti sei già confessato “proud to be american”. Pensa a chi vive nel paese in cui è nato, senza perciò riconoscervisi. Solo il credente di cui sopra è ovunque straniero, per definizione. Ma allora sei un semi-credente?

    Un caro saluto.

    Ipo

  19. utente anonimo says:

    >> Non è un caso che viviamo in un sistema che concede la famosa “libertà di opinione”, proprio per la totale impotenza di ogni opinione.

    >>> Vero. Verissimo. Tuttavia, se è impotente la tua, pensa un po’ la mia.

    Posso obiettare? falso, falsissimo, fortissimamente falso.

    Mai nella storia siamo stati liberi di avere le nostre opinioni e, fatto veramente inaudito, di farne propaganda con pochissimi limiti.

    Il problema è solo di chi ritiene di avere opinioni talmente alte che la mancata conversione del resto del mondo ad esse gli è di scandalo. E quindi deve esserci un trucco, se le sorelle e i fratelli, invece di dargli ascolto, guardano l’isola dei famosi o Portsmouth-Milan.

    Posso trovare questo atteggiamento alquanto infantile?

    Saluti

    Francesco

  20. utente anonimo says:

    francesco

    scusa ma a me pare che cosi’ dai a ragione a martinez: appunto, mai nella storia c’è stata libertà di opinione, ma perché allora le opinioni “contavano”!

    adesso c’è libertà, ma non contano un picchio, NESSUNA opinione, non solo “la nostra”, fa differenza nel blobbe globbale, che è retto da forze sganciatesi da ogni controllo “verbale” (sto interpretando eh, magari sbaglio)

    ciao renna

  21. tristantzara says:

    Fascismo è pure un atteggiamento mentale.Una predisposizione comportamentale di non-rispetto verso gli altri.Sempre anche attualmente.

    Anch’io cancello sempre e cmq. i commenti anonimi.Sono come degli incappucciati ad una colazione in pasticcerìa.DDD

  22. utente anonimo says:

    pasticceria che, è bene precisare, fa rima con sharia, ma non è la stessa cosa (parlo con Pietro Anonimo)

    la pasticceria, infatti, è dolce e aperta, anche se solo sei giorni su sette

    piero renna

  23. utente anonimo says:

    le opinioni contavano? e quando mai?

    oggi contano ma, appunto, nella misura in cui a loro appoggio riescono a contare buoni numeri di altre libere opinioni.

    una volta cattolici e protestanti si sgozzavano fino alla vittoria militare, non a quella morale o intellettuale che sia. oggi devono essere convincenti, invece che avere coltelli affilati.

    mi pare un miglioramento

  24. utente anonimo says:

    Francesco,

    – Mai nella storia siamo stati liberi di avere le nostre opinioni e, fatto veramente inaudito, di farne propaganda con pochissimi limiti. —

    Beh, di averle lo siamo sempre stati :-) Di propagandarle no. Ma oggi le nostre opinioni, quali che siano, nuocciono di meno al potere costituito per una serie di ragioni. Non ultima il fatto che per lo stato demoliberale moderno è generalmente più facile digerirle e assorbirle (o espellerle) in modo indolore.

    Il che non è necessariamente una brutta cosa, anzi.

    Z.

  25. utente anonimo says:

    beh puo’ darsi che si siano sbagliati, uccidendo o incarcerando quelli che avevano opinioni diverse sulla natura, su Dio, sul potere etc….

    contavano nel senso che potevano funzionare da aggregatori di processi storici, e per questo erano temute e controllate

    sade era alla bastiglia, houllebech è una star

    e pure casarinin nel suo piccolo…

    tu dici; se hai una “buona” idea, vinci

    ma si puo dire: chi vince, ha l’idea migliore (qualunque essa sia! cioè l’idea non conta praticamente niente, conta vincere)

    dall’ideocrazia alla mediacrazia nichilistica

    BUM

    renna

  26. utente anonimo says:

    Per Miguel 16

    era un commento interessante, per solita tempistica.

    A.Veneziano :-)

  27. Tlaxcala says:

    Da leggere oggi

    [..] su Mirumir Dal Kurdistan a K Street I faccendieri come Shlomi Michaels e il lato nascosto della politica estera di Washington di Laura Rozen La routine della politica estera di Washington è chiara e, be’, anche un po’ noiosa. Presidenti e Segre [..]

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