Un mercato che non va mai in crisi

Mentre il governo italiano fa un taglio senza precedenti nel bilancio della Pubblica Istruzione, lo stesso governo – con il voto favorevole anche del centrosinistra, contrario un solitario leghista, Matteo Brigandì – stanzia un milione e mezzo di euro al giornoper la spedizione militare in Afghanistan.Insomma, se vuoi un lavoro sicuro, lascia la scuola e mettiti nel settore delle armi. Infatti, il Premio Nobel per l’economia, Joseph E. Stiglitz, stima che il 42% delle tasse raccolte negli Stati Uniti va, direttamente o indirettamente, in spese militari.

Al truogolo possono attingere anche gli italiani.

La Fincantieri è un’enorme impresa privata italiana, i cui capitali sono però detenuti dal Ministero dell’Economia. Cala la produzione di yacht e di navi da crociera, e così la Fincantieri si compra un’importante azienda militare statunitense, in società con la tremenda Lockheed Martin.

Leggete qui e tifate tricolore.

Fincantieri ha annunciato di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di Manitowoc Marine Group (MMG) dalla società controllante The Manitowoc Company. All’acquisizione, i cui termini sono stati già approvati dai consigli di amministrazione delle due aziende, partecipa anche la Lockheed Martin con una quota di minoranza; l’azienda statunitense guida uno dei due gruppi industriali che partecipano al programma Littoral Combat Ship (LCS), quello a cui aderisce Fincantieri con la fornitura di diesel generatori Isotta Fraschini ed i sistemi di stabilizzazione Ride Control System prodotti nel cantiere di Riva Trigoso, in provincia di Genova.
L’operazione (…)

 
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6 Responses to Un mercato che non va mai in crisi

  1. caro Miguel,

    vorrei aggiungere alcune brevi precisazioni.

    l’articoletto che segnali è frutto di una visita guidata alla Fincantieri di Monfalcone (GO), in occasione del centenario del cantiere.

    dopo aver goduto del ricco museo interno che descrive la storia del cantiere dalle origini ad oggi, la guida ci ha prima condotto, caschetto in testa, a vedere una fase della lavorazione (una delle poche ancora in corso, era tardo pomeriggio ed ormai il grosso del personale aveva finito il proprio turno) poi, ma solo dall’esterno, l’allestimento dell’ultima nave da crociera. a quel punto la guida ci ha informato che la vita media di tali imbarcazioni difficilmente supera i sette anni di vita e che in soli tre anni mediamente l’armatore recupera l’investimento, dopodiché è tutto profitto. il destino della nave è infine quello di essere “spiaggiata” sulle coste dell’India, dove abilissimi senza casta la smonteranno pezzo a pezzo per poi rivenderli sul mercato locale.

    è, o – a quanto parebbe – era, il magico mondo della globalizzazione liberalcapitalista.

    molto cordialmente,

    bbus

    p.s.: dopo qualche settimana dalla visita, abbiamo appreso che un operaio delle tante ditte terziste che lavorano nel cantiere era rimasto ucciso a seguito di un incidente occorso proprio durante gli ultimi lavori sulla nave di cui sopra, la cui inaugurazione doveva essere fatta solo pochi giorni dopo.

  2. utente anonimo says:

    Un modo come un altro per creare occupazione? Compriamo energia dai russi e stringiamo patti d’armi con le aziende statunitensi. Quanti paradossi sforna la puttana d’Europa!

    luminol

  3. utente anonimo says:

    La globalizzazione dei mercati si è arenata insieme a quelle navi a causa del decadimento strutturale delle stesse egemonie liberiste. Il sistema produttivo bellico è uno dei pochi mondi economici a non aver ancora subito uno stato di stagnazione, e difficilmente lo subirà, nonostante rientri pienamente in un processo finanziario dal sillogismo schizofrenico.

    luminol

  4. utente anonimo says:

    Prendo a prestito una battuta da Vauro: il boom del Made in Italy.

    Ciao da Marcello Teofilatto

  5. utente anonimo says:

    beh, tanto in Afganistan non c’è il mare!

    Francesco o’battutaro

    PS cosa è per te un’impresa pubblica? dovrebbe fabbricare navi inutili per pagare gli operai? o pagarli e basta, che il lavoro è pericoloso? o fabbricare sommergibili diesel da regalare a Chavez? [sarebbe una buona idea, un diesel che usa le batterie è invisibile per un CBG americano e potrebbe dare la vittoria ai bolivaristi contro i gringos in caso di scontro]

  6. utente anonimo says:

    dopo aver letto tutto l’articolo di Stigliz non posso che chiedermi con che cavolo di criterio danno i premi Nobel.

    oppure è che quando scrivono articoli di giornale si dimenticano tutto quello che sanno e diventano istantaneamente ignoranti e grossolani come veri giornalisti?

    mi tocca rivalutare il corriere della sera (come serietà) e pure la repubblica (come pecora nel gregge).

    Francesco

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