Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (2)

Intanto, una nota molto personale.A volte mi capita (non lo faccio di solito apposta) di ascoltare canzoni, leggere libri o testi poetici, oppure guardare monumenti prodotti in Italia tra il 1910 e il 1960. Cioè nel periodo in cui il fascismo era al governo, ma non solo.

Tre volte su quattro, questo materiale mi suscita istintivamente gli stessi sentimenti che provo quando:

– vedo qualcuno che istiga un bambino a scrivere una lettera (anzi, una letterina) a Babbo Natale

– sento dire, sempre a un bambino, “mangia la carnina!”

– sono invitato a casa di qualcuno che trova normale camminare con le scarpe sui tappeti, ma inimmaginabile mangiare seduti per terra

– vedo la bandiera tricolore

– vengo trascinato a un matrimonio dove due persone che forse credono all’omeopatia, ma certamente non alla Trinità, giurano di fronte a una schiera di zie di allevare la futura prole nella fede cattolica romana

– sento il grande urlo collettivo, che nasce davanti a migliaia di televisori, quando segna l’Italia

– osservo un gruppo di Informatori Scientifici che ballano il Tuca tuca

Prendiamo qualche verso della canzone, “Ti saluto vado in Abissinia“:

Si formano le schiere e i battaglion
che van marciando verso la stazion.
Hanno lasciato il loro paesello
cantando al vento un gaio ritornello.

Il treno parte e ad ogni finestrin
ripete allegramente il soldatin:
Io ti saluto vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.

Appena giunto all’accampamento dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall’Affrica un bel fior
che nasce sotto il cel dell’equator.

Dall’alpi al mare sino all’equator
innalzeremo ovunque il tricolor.

Il testo fu scritto da Pinchi e cantato da Crivel. Proprio così, due vezzeggiativi, più che nomi. Nel dopoguerra, Pinchi avrebbe partecipato molte volte al festival di Sanremo, con roba come La notte del mio amor e Peppermint Twist per Adriano Celentano (così arriviamo dritti dritti da Mussolini a Veltroni, o se preferite, da Addis Abeba a Kabul), mentre Crivel era già famoso per aver cantato la pubblicità della Campari:

“Questa è ora senza pari, questa è l’ora del Campari
Quando gli stranieri in carovana
Dalle brume di nordico suol ripercorron la terra italiana
Nel tepore dell’italo sol
Ammiran sui colli di Roma nuove glorie ed eterno splendor
Ma lasciando bei fiori la Roma con rimpianto ripeton tra lor
Se d’affanni, vecchi malanni, non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella
Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella
Questa è ora senza pari, questa è l’ora del Campari”

Di fronte a fenomeni del genere (dalla carnina al tepore dell’italo sol), provo un senso di totale, radicale, extraterrestricità, con piccole sfumature omicide prontamente represse per mancanza di mezzi adeguati.

Però, proprio perché il senso di nausea è forte, so che si tratta di una mia reazione emotiva. E una mia reazione emotiva è cosa ben diversa da una comprensione razionale. Per questo, sarebbe bene riflettere un momento sul rapporto tra tutto ciò e il fascismo.

Primo, ho detto che provo simili sensazioni tre volte su quattro. Non tutto ciò che è stato scritto o costruito in quegli anni puzza del fior dell’equator di Pinchi. Occupandomi di studi orientali, risalgono a quegli anni veri capolavori di rigore e di ricerca; non è poi il campo mio, ma ho l’impressione che ci siano anche delle buone cose in letteratura.

Alcune delle cose serie erano anche in relazione diretta con il regime: basta leggere gli articoli di Antonio Pennacchi sulle città fasciste, pubblicati su Limes, per capirlo. Non c’erano solo gli orridi blocchi di grigio tombale, c’erano anche opere sensate e fatte bene.

Secondo, ho scelto uno spettro abbastanza ampio di anni: 1910-1960. Nella prima parte, Mussolini – che era il fascismo – non contava nulla, nella seconda parte era morto. E a essere onesti, quindi, i Pinchi non si dovrebbero esattamente definire “fascisti”, ma piuttosto emanazioni e specchi del Ceto Medio Italico, maschiamente molleggiati su mari di Campari.

Terzo, se il pinchismo guerraiuolo era in qualche modo il fascismo vero, come la mettiamo con chi oggi si dichiara fascista, quel fenomeno tutto italiano cui si è già accennato?

Una parte di costoro sono certamente dei pinchisti, ovviamente di un pinchismo da anno 2000, con la Ferrari  immaginaria. Ma una buona parte no; anzi, tra di loro c’è anche una discreta percentuale che trova ributtanti anche le altre cose di cui ho parlato, dal tuca tuca alla letterina a Babbo Natale. Anzi, è probabile che troverei più antipinchisti istintivi in un campione a caso di neofascisti che in un gruppo di persone, come dire, normali. Insomma, se il pinchismo è il vero fascismo, i sedicenti fascisti di oggi sono in gran parte millantatori (un’ipotesi che non sfiora l’antifascista medio).

Il genio italico – quello di Pinchi e di Crivel per intenderci – ha convissuto certamente molto bene con il fascismo; ma evidentemente non è di per sé né il fascismo né il neofascismo. Altrimenti avremmo il curioso paradosso di vivere in una repubblica fondata sull’antitalianismo. Inoltre, la confusione tra italianità e fascismo non permette di trovare una risposta alla domanda molto concreta che si pone ogni giorno l‘antifascista militante medio:questo tizio qui, lo faccio passare o lo butto fuori? Mi deve fare schifo, o è un tipo apposto?

Una domanda concreta – perché riguarda una specifica persona, gruppo, o libro – richiede criteri concreti per trovare una risposta.

(Continua…)

Print Friendly
This entry was posted in neofascisti and tagged , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

32 Responses to Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (2)

  1. dalovi says:

    Direi che la tua comunanza di reazioni sia appropriata. Il fascismo, quello che andò al potere per il potere, amò assai vestire i panni di una Italia tanto maschia quanto mammona.

    Questi panni vengono spesso vestiti nella storias d’Italia, talvolta assieme, talvolta da amici stretti (si pensi al maschio PSI craxiano ed alla mammona DC di Andreotti e Forlani, per esempio).

  2. Aragonbiz says:

    Come forse sai ho svolto alcune considerazioni simili.

    Una cosa mi pare certa: se loro (i “non pinchisti” come dici tu) la smettessero di dichiararsi fascisti e di rifarsi a quella esperienza storica, risolverebbero molta di questa materia.

    Il punto è che se loro non fanno questo passo, io ed altri come me non possono recedere nemmeno dall’antifascismo. (peraltro, non ci recederei in ogni caso, perchè in qualche modo il “pinchismo” è vivo e lotta – contro di noi :-)

  3. kelebek says:

    Per Dalovi n. 1

    Mi consigliano il libro di Marina d’Amelia, La mamma. Lo stereotipo del mammismo come carattere nazionale, Il Mulino, 2005.

    Appena letto, vi farò sapere…

    Miguel Martinez

  4. PinoMamet says:

    La cosa si fa interessante.

    L’Italiano (non è neppure una cosa di Maschi e di Femmine, mi sa) è in fondo proprio quello che si sposa in chiesa senza sapere in fondo nulla della religione cattolica (è “la nostra”, quella col papa; sì, dicono tante cose un po’ sceme tipo non usate il goldone, ma sono sempre meglio di “quei sottosviluppati là”).

    Però l’odio verso l’Italiano (che, se ho capito bene, sarebbe un po’ il prototipo del Fascista- non i neofascisti di adesso, radicalmente diversi dai fascisti proprio perchè hanno un’ideologia- l’ideologia fascista, al limite- mentre i fascisti storici non ne avevano nessuna)

    l’odio verso l’Italiano accomuna un po’ tutti.

    Tutti gli italiani.

    Questa è una nazione di self haters.

    Le stesse reazioni allergiche, che in buona parte (non completamente) condivido, che hai tu verso “la carnina”, le letterine a Babbo Natale e le canzoni di Pinchi, sono condivise da una vasta maggioranza di persone.

    magari qualcuno odia le letterine ma ama la Nazionale, qualcuno odio il monumento fascista ma ama qualcos’altro;

    però non so in quante altre nazioni, aldifuori dell’Italia, sia così comune trovare tanta gente disposta a dire, senza tanti problemi, “sì, noialtri facciamo schifo”.

    Gli italiani lo fanno sempre, continuamente, senza problemi: “noi italiani facciamo schifo”, “noi italiani siamo indietro”, “da noi in Italia non si potrà mai farlo perchè…”, “noi italiani facciamo così schifo che abbiamo eletto Berlusconi” ecc.

    Naturalmente è anche un modo di scaricare la responsabilità:

    la colpa di quello che succede in Italia non è mia, che “moralmente” avrei dovuto nascere in America, Francia, Germania, Israele, Svizzera… (secondo i gusti personali; comunque non in Italia); ma “degli italiani”.

    In parte è un derivato della tendenza plurisecolare italiana alla divisione per città, fazioni, sottofazioni, famiglie e individui;

    in parte è anche colpa del fascismo storico, che ha rotto decisamente troppo il cazzo col patriottismo (una cosa di cui gli italiani hanno in fondo sempre fatto a meno), perdendo perdipiù anche la guerra, e screditandolo così completamente.

    Ma per tutti questi fattori, prendersela con l’italiano medio mi sembra un po’ sparare sulla Croce Rossa.

    Bersaglio troppo facile: lo fanno tutti.

    Alla fine è però interessante notare che “la Sinistra” ce l’abbia più con l’Italiano Medio che con il fascismo (ormai utilizzato come puro e semplice nome magico);

    e che lo faccia più per voglia di distinguersi e esterofilia (tratti tipicamente italiani) che per motivi ideologici.

    Comunque, io faccio il tifo per la nazionale.

    Ciao!!

  5. PinoMamet says:

    Va a finire che i più anti-italiani sono i più patriottici.

    Anti-italiani perché opposti agli italiani.

    Ciao! :-)

  6. PinoMamet says:

    Però, Miguel: :-)

    è da un po’ che stai in Italia, mi sa che dovresti avere imparato che in Italia:

    - il tappeto è “ciò su cui si cammina con le scarpe, perché raccoglie la polvere”;

    - mangiare per terra è una cosa che fanno i selvaggi che non hanno ancora inventato le sedie; occasionalmente lo si può fare in gita.

    :-)

    Ciao!

  7. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 4

    Quando sono arrivato in Italia, mi ha colpito subito questa autodenigrazione di cui parli: in quegli anni il luogo comune era che “la democrazia è per gente come gli inglesi, qui ci vuole la mano forte”.

    Oggi però gli italiani finalmente hanno scoperto l’orgoglio di essere Superiori, grazie agli immigrati: è un cambiamento antropologico profondo, se ci si pensa, che ha fatto sparire in un attimo la coscienza di essere “un popolo di ladri, cialtroni, mafiosetti, corrotti, furbi”, ecc. ecc.

    Oltre ai motivi che citi tu, me ne vengono altri…

    1) è chiaro che la situazione sociale e storica nei paesi arabi mediterranei ha qualche analogia con quella italiana, ma lì il senso di inferiorità è attutito dall’orgoglio islamico.

    2) L’Italia è il paese che ha disprezzato di più i propri contadini (non sono a caso i termini come cafoni, polentoni, buzzurri, terroni, che richiamano tutti la campagna). Cioè il 95% della popolazione non solo viveva in condizione di effettiva arretratezza, ma aveva addosso la tara della vergogna, di fronte allo stato sabaudo che si presentava come illuminato redentore.

    Il fascismo promuove certamente l’orgoglio contadino, ma non proprio per ciò che i contadini erano – anzi, il dialetto ad esempio era temuto come elemento di divisione; il contadino poteva essere orgoglioso solo in quanto “nutriva la Patria”.

    Anche il movimento contadino socialista e comunista si è sempre considerato come un movimento di emancipazione, non solo da dure condizioni economiche, ma dalla stessa cultura contadina.

    Essere contadini è essere malati di “superstizione”, di “ignoranza”, di “animalità”, sia a destra che a sinistra.

    Forse anche questo ha contribuito.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    e mangia tutta la “carnina” ai miei tempi si accompagnava con: “che i bimbi negri in africa muoiono di fame”.

    figlio autoesiliato di una famiglia italoprogressita dove mamma´ pensionata fa ancora volontariato “agli extracomunitari”.

  9. PinoMamet says:

    Prima di tutto un plauso al num. 8

    che mi ha ricordato gli immancabili (ai tempi della mia infanzia) “bambini che muoiono di fame”.

    E grazie a Miguel per lo spunto sull’odio verso i contadini come causa dell’autodenigrazione italiana: ci penserò su.

    Comunque, hai ragione: forse l’arrivo degli immigrati ha finalmente portato l’italiano, da “inferiore” in cerca di un paese reale o immaginario in cui riscattarsi, a “superiore” che può ricordare agli altri “se non vi piace qui, tornatevene da voi”.

    Attendo le altre puntate!

    Ciao!

  10. kelebek says:

    Sempre per PinoMamet n. 7

    Per me si tratta di extraterrestricità, nel senso che tutte le cose che ho descritto, le ho viste da grande: sono per me cose esotiche, e non solo sgradevoli.

    Non sono cose che devo superare, ma cose a cui semplicemente non vorrei mai arrivare – e per fortuna, ormai sono abbastanza avanti negli anni da correre pochi rischi.

    Miguel Martinez

  11. utente anonimo says:

    “Altrimenti avremmo il curioso paradosso di vivere in una repubblica fondata sull’antitalianismo”

    Paradosso? credo che tale posizione sia sottoscritta da larga parte delle (autoproclamate) elites di questo paese.

    Non per nulla Bocca si firma L’antiitaliano su un giornale del gruppo Repubblica-L’espresso e la lotta per liberare l’Italia dagli italiani è nata col 1860 (e spesso ha assunto i toni di una kultur kampf anticattolica).

    Ciao

    Francesco

    PS ti detesto di più, quando sono d’accordo con te :)

  12. dalovi says:

    L’Italia è nata assai dopo molte altre nazioni europee ed extraeuropee… dipoi è nata come una superfetazione del regno di casa savoia (…di cui ad alcuni post orsono si narrano gesta dell’ultimo rampollo). E, per di più, i “positivisti” piemontesi (ossia i più avanzati tra la classe dirigente della prima italia) considerarono il sud e le isole quasi come una colonia. Infine nell’aggiungere il lombrado-veneto si sommarono zone rurali anch’esse concepite e vissute a guisa di colonie. Insomma il punto 2 nel commento #7 ha anche questa semplice causa.

    Comunque di senso di superiorità ne è stato profuso a volontà anche in altre epoche storiche: fine ottocento, guerra di libia, periodo fascista (appunto!). Solo che era chiaramente posticcio, una patacca o al massimo un oppio patriottardo (…tipo quello che opprime quando sentiamo tutti parlare dei caduti di nassirya).

    Visto che parliamo di fascismo l'”antitalianismo” è un altro dei risvolti del “sovversivismo delle classi dirigenti” che, più dominanti che dirigenti, non hanno mai assunto (quand’era il tempo – che oggi un’istanza nazionalista o comunque nazionale sarebbe assai anacronistica) il proprio ruolo ma hanno sfruttato propagandisticamente il sentimento nazionale (ed è ciò che una parte della destra, ma anche il nuovo corso tricolore del PD vuole fare ancor oggi). Anche il fascismo ha fatto questo.

  13. kelebek says:

    Forse la chiave del dramma-melodramma italiano è qui: non avete avuto un Emiliano Zapata.

    Cioè qualcuno che partisse direttamente dal mondo contadino, con alle spalle qualche millennio di fierezza contadina.

    Che non avesse nulla a che fare con partiti urbani, con parole arrivate da altri luoghi.

    Capace di tenere i preti al loro posto, ma per nulla ostile alla fede cattolica dei contadini.

    Capace di sparare e di uccidere, che sono due doti importanti.

    E capace di combattere insieme i due nemici assoluti: i positivisti ammanicati, paradossalmente, con i preti; e i nordisti che pensavano che i contadini andavano rilavati e strappati alle loro terre e sbattuti in città e liberati dalle loro infami superstizioni.

    Questa è la grandezza di Emiliano Zapata, perfettamente incomprensibile al 95% dei fumatori di canne italiani che credono che fosse un Gran Figo.

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Tanto per allargare i miei orizzonti: tu, Miguel, nella tua infanzia come venivi incoraggiato a mangiare la carne?

    lamb-O

    P.S. La domanda è serissima.

  15. kelebek says:

    Per Lamb-O

    Non mi ricordo assolutamente. E’ passato qualche anno :-)

    In Messico, in effetti, non mancano i diminutivi.

    Miguel Martinez

  16. RitvanShehi says:

    >Questa è la grandezza di Emiliano Zapata, perfettamente incomprensibile al 95% dei fumatori di canne italiani che credono che fosse un Gran Figo. Miguel Martinez< Dici che sia colpa del filmone con Marlon Brando fatto a Hollywood dai bieki yanquis?:-)

  17. dalovi says:

    …pur io avevo pensato all’eroe messicano solo che conoscendolo assai poco non mi ero permesso di nominarlo.

    Certo c’è stato Garibaldi che non fu Zapata, però… (e credo che ritorniamo ai savoia ed al risorgimento)

  18. kelebek says:

    Sempre per Dalovi… preciso che non ho niente contro i fumatori di canne. Semplicemente, la loro cultura nel complesso non è quella di Emiliano Zapata.

    Miguel Martinez

  19. utente anonimo says:

    e il cardinale Ruffo, scusa? di lotte clericali e contadine contro le elites urbane, illuministe, liberali e razziste ce ne sono state, solo che hanno perso e l’unico eroe popolare è stato Peppino Garibaldi, alla fine alleato dei Savoia e marionetta di Cavour.

    Francesco

  20. RitvanShehi says:

    >Forse la chiave del dramma-melodramma italiano è qui: non avete avuto un Emiliano Zapata. kelebek< E, infatti, per non aver avuto uno Zapata nell’album di famiglia, l’Italia è oggi un paese con le pezze al culo, da cui la gente scappa sui gommoni, mentre il Messico zapatamunito è una Grande Potenza Internazionale che ha eretto un muro sul proprio confine per impedire ai desperados del paese confinante al nord di entrare:-).

  21. kelebek says:

    Per Francesco n. 19

    La differenza tra Zapata e Ruffo è che Zapata non si è solo opposto a un nemico, ma ha anche creato un piano di ridistribuzione radicale delle terre, che permetteva ai contadini di vivere senza dover abbandonare i campi, svendersi agli usurai o rinunciare alla propria dignità.

    Miguel Martinez

  22. kelebek says:

    Per Ritvan n. 20

    La tua obiezione va rivolta a quelli che hanno fatto fuori Zapata e hanno fatto la rivoluzione “ufficiale” in Messico, più che a lui.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    vabbè, mica aveva dovuto studiare teologia lui, avrà avuto più tempo di pensare all’economia!

    Francesco

  24. controlL says:

    Di guerra in ben altro modo hanno verseggiato anche marinetti, ungaretti, rebora e molti altri in quegli anni. Quelli son brutti versi non certo perché ci sono troncamenti e diminutivi. Sul diminutivo poi, ci sarebbe da scrivere un libro intero. Amatissimo nell’ottocento, che forse toscaneggiava troppo, la retorica (non meno falsa) odierna lo sdegna. Vediamo l’indebita avversione di parole come “aiutino” e “minutino” da parlanti sguaiatissimi la lingua italiana. In fondo si rimprovera loro che la fortuna e la diffusione sia dovuta alla televisione. Ma quale parola oggi non deve fortuna e diffusione a quel canale? E qui vorrei fare una piccola osservazione sulla cultura orale. Si parla sempre del danno che la televione ha fatto alla cultura alta, quella scritta, del libro. Ma la televisione (e prima la radio) ha letteralmente sottratto l’unico canale di comunicazione alla cultura bassa, ch’era quello orale. Oggi, a proposito dell’immane stupidità dell’antifascismo, questo processo di fagocitare millenni di cultura parlata in poche decine d’anni è ridotto da molte parti al “problema” che alcune televisioni sono di proprietà del cavaliere “nero”.p

    Ps: comunque, si può fare belle canzoni di guerra con sentimento e mandolini incorpati: anna magnani, o’ surdato ‘nnammurato: http://it.youtube.com/watch?v=PV6qf0MaUC8

  25. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 20 La tua obiezione va rivolta a quelli che hanno fatto fuori Zapata e hanno fatto la rivoluzione “ufficiale” in Messico, più che a lui. Miguel Martinez< Caro Miguel, il giochetto del “come sarebbe stato il futuro del Messico se non avessero fatto fuori Zapata” sarà anche divertente, ma non porta da nessuna parte.

  26. RitvanShehi says:

    >Per Francesco n. 19

    La differenza tra Zapata e Ruffo è che Zapata non si è solo opposto a un nemico, ma ha anche creato un piano di ridistribuzione radicale delle terre, che permetteva ai contadini di vivere senza dover abbandonare i campi, svendersi agli usurai o rinunciare alla propria dignità. Miguel Martinez< Sulla differenza fra Zapata e Ruffo son d’accordo con te. Però, ti faccio poco umilmente:-) presente che in Italia il governo De Gasperi ( diversamente da Zapata, a cui il piano è rimasto – non per sua colpa, lo ammetto – solo sulla carta)ha fatto una radicale riforma agraria dopo la IIGM, riforma che – per usare le tue parole – “permetteva ai contadini di vivere senza dover abbandonare i campi, svendersi agli usurai o rinunciare alla propria dignità.”
    Pertanto, il mancato “effetto Zapata” in Italia te lo riprendi indietro:-).

    P.S. E perché tu non mi accusi di fare critica “non costruttiva”:-) ti dico che a mio immodesto:-) avviso – nonché a quello della maggior parte degli storici – la situazione italiana più “arretrata” rispetto ad altri paesi europei è dovuta ad altri fattori, principalmente al fatto di aver fatto l’unità assai tardi e male (concordo con p. sulle nefandezze unitarie sabaude), non aver avuto una rivoluzione borghese e -last but not least e con gran dispiacere del mio amico Francesco:-) – all’influenza nefasta (nel senso di “pauperista”, a differenza di quelle protestanti) in campo economico della Chiesa Cattolica.

  27. utente anonimo says:

    tesi che contesto violentemente ritenendola frutto di pregiudizio ideologico di inglesi e francesi, i primi con un odio atavico per i cattolici, i secondo lacisti e massoni.

    Francesco (naturalmente)

    PS ciao Ritvan

  28. RitvanShehi says:

    >tesi che contesto violentemente Francesco< Violentemente??!! Ma non dovevi, invece, porgere l’altra guancia?:-) >ritenendola frutto di pregiudizio ideologico di inglesi e francesi, i primi con un odio atavico per i cattolici, i secondo lacisti e massoni.<
    1. “Atavico” mi sembra esagerato: prima di Enrico VIII anche gli inglesi erano (più o meno) buoni cattolici.

    2. I francesi saranno laicisti, massoni, satanisti:-) e quant’altro, ma la loro unità nazionale l’hanno fatta nel medioevo.

    3. Dimentichi la Germania.

    >PS ciao Ritvan<
    Ciao, caro!

  29. dalovi says:

    Sul #24 …il problema non è la semplice proprietà delle TV da parte del cavaliere bigio ma la qualità della TV che è riuscito ad imporre anche, ma non solo, grazie alla proprietà.

    Insomma non solo il mezzo televisivo ha spinto i nostri tessuti sociali locali dentro le case (serrandoceli ben bene e dando un senso alla loro uscita solo per svuotare il portafoglio) distruggendo la cultura orale ma ha pure, successivamente, imposto un succedaneo insostenibile ed orribile.

    …cmq per i tempi correnti antifascismo e resistenza è star la sera a parlare, bere una tisana, leggere un libro, giocare a carte e (per chi lo sa fare) cantare, otteggiare e poetare all’impronta con i vicini (e meglio se pure con bimbi e giovani)

  30. utente anonimo says:

    A proposito di fascismo e canzonette:

    Repubblica ha scoperto l’esistenza dei 99 Fosse. Niente di curioso, se non fosse che parliamo di un album del ’97 – se non ricordo male – per cui abbiamo accumulato un po’ di ritardo. Un po’ come i processi, insomma: del resto siamo in Italia.

    Così, seppur con un certo ritardo, anche i politici se ne accorgono. E finalmente, messe da parte divisioni e litigi, decidono di unirsi per combattere in nome della libertà e della democrazia!

    http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/nazisti-you-tube/reazioni-fosse/reazioni-fosse.html

    Mi par quasi di vederli mentre pensano: si nota di più se faccio un discorso lungo lungo o rilascio una dichiarazione lapidaria? mi butto sullo straziante (“sdegno, disgusto & ribrezzo!”) o sul fanta-giuridico (“vogliamo proporre un nuovo reato: composizione ed esecuzione di nazicanzonette!“)? E già che ci siamo, tiriamo in mezzo l’UCOII, ché li ho denunciati due anni fa e il PM finisce che mi chiede l’archiviazione (questo è Stradaquanio, di FI)! Un parlamentare dell’IdV prova invano a ribattere: alè, dai, ma che c’entra l’UCOII coi nazisti? Che sta pure nella Consulta, oltretutto, l’UCOII! Ma la nostra dirigente Western Union preferita ribatte: ma l’UCOII non ha riconosciuto il Ministero degli Interni! Nel senso che sono nella Consulta e non lo sanno? Non è dato di sapere…

    Non guardare Devilman:

    diventi violento!

    Non leggere Spiderman:

    diventi violento!

    Non ascoltare Method Man:

    diventi violento!

    Figurati cos’è restare un giorno in Parlamento…

    Z.

  31. utente anonimo says:

    A partire da Z. (n. 30):

    >Repubblica ha scoperto l’esistenza dei 99 Fosse. Niente di curioso, se non fosse che parliamo di un album del ’97 – se non ricordo male – per cui abbiamo accumulato un po’ di ritardo. Un po’ come i processi, insomma: del resto siamo in Italia.

    “I capolavori oggi hanno i minuti contati”, diceva Flaiano (un altro antitaliano?). Anche i tempi dei revival si stanno accorciando, a quanto pare.

    Marcello Teofilatto

  32. Un po´di giorni fa ho scritto al blog di quel verme, che di certo e’ il figlio di puttana e, parrebbe certo, pure pedofilo omosessuale, Paolo Barrai di Mercato Libero. Chiesi solo una opinione, con tono e linguaggio pacato ed educato, e venni offesa e umiliata in pubblico. Ho risposto di nuovo, e mi han bannato. Questo Paolo Barrai e’ un bastardo topo di fogna, a mia sorella ha fatto perdere ventimila euro in Borsa, in solo tre giorni, in quanto costui, gli consigliava di vendere allo scoperto in Borsa, mentra la stessa saliva fortissimamente, nel aprile 2009. E quando lei telefonava per chiedere spiegazioni, questo bastardo razzista, riciclatore di soldi mafiosi di Paolo Barrai, manco gli rispondeva, addirittura, oppure, gli diceva ma vaffan…o e metteva giu. Ora se la vedra’ con me, che sono in Polizia: una denuncia e una indagine sul suo passato criminalissimo ( ha gia` patteggiato diverse condanne in vari Tribunali d´Italia) e presente ancor piu` criminale, a questo arrogante porco, figlio di puttana, pedofilo pervertito di Paolo Barrai, non la levera’ nessuno. A lui e alcuni suoi complici, tipo uno dei broker piu´ usati dalla Ndrangheta, Lorenzo Piacentini di Deutsche Bank o il banchiere piu´usato dalla mafia, Alfredo Piacentini di Banque Syz ( zio del verme Lorenzo Piacentini di qui sopra) o, un altro omosessuale pedofilo, Gianpaolo Gamba di Banca Albertini Syz, usatissimo invece dalla Camorra. Tutti sti fascisti di merda, che si sentono tanto i padroni, che offendono, umiliano, rovinano le vite altrui, e ci ridono sopra, poi, pure arrogantemente, davono far meno gli spacconi, per lo meno con me

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>