Emanuele Filiberto di Savoia ambasciatore del reverendo Moon

Nel 1860, il conte Napoleone Scrugli, della marina del Regno delle Due Sicilie, organizzò il passaggio in massa della flotta dalla parte degli invasori piemontesi. In compenso, fu nominato Ministro della Marina nel primo governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi a Napoli e divenne contrammiraglio, nonché deputato per la circoscrizione di Tropea. Infine, fu nominato senatore dal re Savoia.

Ora, i discendenti di conti, contrammiragli, ministri, deputati e senatori, almeno in Italia, non hanno in genere vita difficile. Infatti un Napoleone Scrugli lavora oggi alla Rai, e con un nome e un cognome così particolari, difficile sfuggire al sospetto che si tratti di un parente.

Ma i marinai del conte contrammiraglio senatore Napoleone Scrugli?

Passati con i Savoia, giusto in tempo perché i figli morissero ad Adua.

I nipoti in Libia, sul Carso, a Gorizia e in Etiopia e in Spagna.

I pronipoti in Grecia, sul Don e ad El Alamein.

E i pro-pronipoti sotto le bombe angloamericane.

Forse per questo, Sun Myung Moon - capo coreano di una sorta di multinazionale economico-messianica, il cui figlio Justin dirige la fabbrica di armi Kahr Arms - ha nominato Emanuele Filiberto di Savoia "ambasciatore di pace". Come ci racconta Novella 2000 (n. 27, 5 luglio 2007).

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Quando la notizia è diventata pubblica, Emanuele Umberto Ciro Reza René Maria Filiberto di Savoia ha pubblicato quella che sembra una secca smentita. In realtà, ammette di aver ricevuto il presidente dell’organizzazione di Moon, la Federazione Mondiale per la Pace, che gli avrebbe consegnato "inaspettatamente" il Diploma di ambasciatore della pace, ma smentisce di far parte lui stesso dell’organizzazione.

E soprattutto, "si smentisce in modo categorico che il Principe abbia accettato tale qualifica" [di "ambasciatore"]. Qui potete vedere la foto di Emanuele Filiberto che regge orgogliosamente la targa che nega di aver accettato, in piedi accanto al presidente della Federazione dei moonisti. E la foto è tratta da un sito dichiaratamente monarchico, che dedica pagine di elogio o pubblicità sia ai Savoia che ai Moon.

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Infatti, Filippo Bruno di Tornaforte, Portavoce della Reale Casa d’Italia, ha fatto una "smentita" completamente diversa, dove dice che il titolo di Ambasciatore è stato conferito al principino sì "inaspettatamente" ma anche "gentilmente", il che cambia un po’ le cose.

Il Portavoce prosegue dicendo che i seguaci del movimento degli Ambasciatori di Pace sono “personalità che agiscono motivate da alti valori morali e da un forte senso del dovere nei confronti del desiderio di pace degli esseri umani sotto l’egida delle Nazioni Unite”. Insomma, l’errore di Novella 2000 consisterebbe solo nel parlare male dell’impresa dell’immaginario del reverendo Moon.

Sì, lo so, la notizia è vecchia, ma meglio tardi che mai.

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13 Responses to Emanuele Filiberto di Savoia ambasciatore del reverendo Moon

  1. a parte tutto, la foto sembra parecchio un fotomontaggio (la targa è esattamente orizzontale e i contorni delle mani dell’Emanuele Umberto Ciro Reza René Maria Filiberto sembrano ritagliati)

  2. utente anonimo says:

    pardon, non firmai

    -pasquale

  3. kelebek says:

    Per Pasquale, hai ragione, non ci avevo pensato.

    Però la foto l’ha pubblicata un’agenzia filo-emanuelista (e non, ad esempio, ducadaostista, si dice così?).

    Miguel Martinez

  4. kelebek says:

    E poi, scusa, ma cosa ci sarebbe di strano se EUCRRMF fosse davvero un manichino robotico?

    Miguel Martinez

  5. controlL says:

    Anche prima di adua, fecero in tempo a morire per la iii guerra di dipendenza (mi sento storaciano, e faccio il revisionista spudoratamente). Certo è bella questa rete di grandi istituzioni e grand’uomini che ha in cima l’istitutio istitutiONUm e in imo il muso di muun. In nomine pacis. Mi viene in mente un maestro mio che diceva che come sentiva parlare di pace, d’istinto si toccava lì.p

  6. falecius says:

    P: non sei abbastanza revisionista. Quella si chiama guerra austro-prussiana, o magari :) guerra veneto-piemontese (cui segue la nota occupazione piemontese del Veneto, contro la quale protesta ancora, non senza tutti i torti, la Liga Veneta).

    Prima che qualcuno mi dia del leghista, vorrei precisare che io non sono un sostenitore della restaurazione dell’indipendenza veneta; se non altro perché “Veneto” è un’entità nazionale artificiale almeno quanto qualsiasi altra “nazione”. Nel Veneto storico, anche trascurando le differenze municipali (assai pronunciate: il veronese ed il veneziano sono a malapena comprensibili tra loro, mentre la zona di Rovigo ha più cose in comune con l’Emilia che col padovano) esistono almeno 5 etnie distinte: i veneti, i friulani, i ladini ed i “cimbri” cioè i germanofoni delle Alpi vicentine e bellunesi e di alcune località del veronese, e gli sloveni delle valli friulane. Questo senza voler contare come gruppo etnico a parte i Resiani del Friuli (che parlano una lingua slava assai arcaica simile, ma non identica allo sloveno, tanto che una volta venivano chiamati impropriamente “russi”) e le comunità urbane (quelle ebraica, armena, albanese e dalmata di Venezia, ad esempio. A Venezia c’è ancora un piccolo quartiere armeno, con indicazioni stradali in armeno, e nella più nota zona del ghetto ebraico si trovano scritte anche antiche in caratteri ebraici).

    Inoltre, considerando i territori occupati dal Piemonte/Sardegna/”Italia” nel 1866, questi comprendevano una parte del Mantovano, che dal punto di vista culturale e linguistico è in parte lombardo e in parte emiliano (senza contare le particolarità del dialetto di Ostiglia).

    Questi dati storico-dialettologici hanno poco a che fare con le relazioni politiche, dato che nessuno di questi gruppi ha mai dato vita ad uno stato “nazionale” ad eccezione degli Sloveni dopo il 1991.

    Io riconosco pienamente la brutalità e l’imperialismo che stavano sotto al cosiddetto Risorgimento, e che tanto male ha fatto soprattutto al Sud dell’Italia, a prescindere dal consenso che le conquiste piemontesi ricevettero dalle élites urbane specialmente nel nordovest.

    Non nego la componente di liberazione che il Risorgimento ha avuto portando (con mezzi discutibili ed anche brutali) una modernizzazione che nel complesso ci porta a vivere meglio di quanto saremmo stati sotto l'”assolutismo” asburgico, pontificio o borbonico.

    Difficile dare un giudizio semplice come “buono” o “cattivo”.

    Sicuramente la risposta della Lega, di arroccamento identitario (peraltro posticcio) e xenofobia, è sbagliata, prima ancora che dal punto di vista politico, sul piano morale.

    Io credo che il punto di partenza per qualsiasi relazione sociale e politica sia il riconoscimento della comune umanità e quindi l’empatia… sarò troppo ingenuo?.

  7. kelebek says:

    Per Falecius

    Belle riflessioni…

    Ma il problema non è, “come saremmo stati sotto l’assolutismo dei Borbone” (o pontificio, ecc.).

    Innanzitutto, perché la differenza tra lo stato decisionista piemontese, basato sul potere regio e sul voto del 2% della popolazione, e borboni e austriaci non era poi così grande.

    Secondo, perché sarebbe interessante fantasticare su cosa sarebbe successo se quegli altri governi avessero potuto farsi una propria storia, con le proprie rivoluzioni.

    Finendo magari per federarsi con il Piemonte(come ipotizzavano tanti nell’Ottocento, sul modello tedesco), oppure no.

    Non si può fare la storia con i “se”, ma non è detto che il sud starebbe peggio oggi, senza invasioni piemontesi, senza il saccheggio economico e senza il coinvolgimento nelle guerre piemontesi e sabaude.

    Sono solo ipotesi, ovviamente.

    Miguel Martinez

  8. falecius says:

    Miguel: io, a far la storia coi “se”, mi diverto moltissimo. Certamente è un esercizio che comporta una eccessiva arbitrarietà (non esiste una “psicostoria” che permette di formulare previsioni sul movimento delle forze storiche tramite modelli matematici, come suggeriva Asimov). Per cui non lo so.

    Il fatto è che lo stato piemontese si è gradualmente (e attraverso un processo violento) evoluto in una democrazia che ha tentato, almeno per un certo periodo, di assicurare pace e benessere ai suoi cittadini.

    E’ possibile che sarebbe accaduto lo stesso agli stati borbonico e pontificio e probabile che sarebbe accaduto all’Austria e alla Toscana.

    E’ realistico pensare che l’integrazione violenta nell’Italia sabauda sia stata una perdita storica netta per il Sud, sia sul piano culturale che sociale ed economico; ma adesso, è il Nord (che da questo processo ci ha guadagnato) a lamentarsene.

    Se si va fuori dall’Italia, è certo che dopo la caduta dei grandi imperi austriaco ed ottomano e la loro sostituzione con stati nazionali non sia stata in grado di produrre stabilità o prosperità per i popoli dei Balcani, della Mitteleuropa e del Medio Oriente; e forse una struttura di tipo “asburgico” sarebbe stata preferibile. Ma non potremo mai saperlo ( e non ditelo mai ad un ungherese ).

  9. kelebek says:

    Altro punto… credo che sia importante non usare la storia come strumento di legittimazione o delegittimazione; anche se per il 90%, la storia viene usata solo per questo.

    Il fatto che il Risorgimento sia stato in larga misura un fatto criminale non ci dice nulla sulla correttezza o meno delle posizioni dei “federalisti” e degli “unitaristi” oggi.

    Che Cavour fosse un delinquente non ci dice assolutamente nulla a proposito della validità del programma della Lega.

    Per fare un esempio estremo ma facile da capire, poniamo che la storiografia dimostri obiettivamente ciò che si dice soggettivamente, cioè che il fascismo sia stato un regime terribile. Questo non dimostrerebbe che Berlusconi sarebbe un cattivo governante.

    Viceversa, se la storiografia dovesse dimostrare che la Resistenza fosse stata una schifezza, Bertinotti potrebbe ugualmente essere il politico più adatto a governare l’Italia oggi.

    Allo stesso modo – Stalin viene accusato di aver fatto morire attraverso carestie artificiali diversi milioni di ucraini.

    E’ importante studiare questa accusa, sia per amore per la verità storica, sia perché ci indica un modo di gestire la distribuzione alimentare che va evitato.

    Ma non ci dice assolutamente nulla a proposito di Marx, che all’epoca era morto da decenni; né dell’utilità oggi di un’unione tra Russia e Ucraina.

    Miguel Martinez

  10. controlL says:

    Non si tratta falecius di dire se fosse meglio ieri o oggi, nel sud. Ma di respingere quell’assurdità ideologica, che ha le sue radici marce nel risorgimento, che il sud è arretrato per “tare” borboniche. Il razzista lombroso applicato alle società invece che agli individui. Il sud è regno d’italia dal 1861, quasi centocinquant’anni. La condizione del sud, dopo tanto tempo, è tutta da imputare a questo secolo e mezzo di storia, ciò che s’è sempre evitato di fare. C’era sempre franceschiello che aveva colpa di tutto.

    Il piemonte si annesse un regno che non era più arretrato di lui, tutt’altro. E invece da prima, come si vede dalla lettera di quel pallone gonfiato di gladstone, che venisse conquistato la propaganda ideologica ha spacciato questa falsità fino a farla diventare “verità” storica. Per me lo stato italiano può anche spaccarsi, non ho nulla da difendere, e del resto ogni stato è costruzione politica e arbitraria, non ne conosco uno che sia nato diversamente da così. Neanche m’interessa la scissione in tanti staterelli, del resto, che non sarebbe neppure il ripristino della situazione preunitaria. Ma è assolutamente necessario perché si abbia una visione storica lucida, è questo il punto per me, smascherare spietatamente tutte le menzogne risorgimentali su cui da centocinquantanni (anche il fascismo) questa formazione territoriale politica ha fondato la sua legittimità.p

  11. utente anonimo says:

    Ogni tanto passo da queste parti per ricordarmi i casini italiani…….

    In effetti cialtroni a giro ce ne sono tanti…….

  12. dalovi says:

    …tra un po’ inizio a credere alla stupidità ereditaria… solo non se sia genetica o culturale!

  13. falecius says:

    P: non era, il mio punto, sapere se si stesse meglio oggi o sotto i Borboni, o se prima o dopo il 1860 nel Sud. Per il resto, condivido.

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