Río Bravo

La Grande Muraglia che difende i consumatori del mondo dagli scarti umani non deve essere inflessibile. Piuttosto, abbastanza morbida da permettere a chi vi sopravvive di tenere basti i costi del lavoro; e abbastanza dura da incutere perenne paura e il terrore che si venga di nuovo cacciati; e calibrata in maniera diverso per denari, merci ed esseri umani.

Deve variare nel tempo: il capriccio deve incutere inasprimenti e selezioni, e deve concedere improvvise, casuali aministie, persino di tanto in tanto qualche cittadinanza.

Il muro dei muri è quella che attornia Gaza, ed è particolare, perché è disegnato solo per escludere la discarica umana in cui a volte si butta il pane e a volte si lanciano i missili. Una Muraglia piccola, ma molto intensa.

Ma l’altra Muraglia, tutta studiata per far filtrare alle giuste dosi il carburante umano dell’Impero, si stende lungo la frontiera  tra il Messico e gli Stati Uniti, lungo il Río Bravo (per gli statunitensi, il Rio Grande) ormai quasi prosciugato da cinque milioni di persone che vivono lungo le sue rive proprio grazie ai meccanismi di quel filtro.

 

Un corrido del gruppo Los Duendes del Control racconta di quel fiume.

       Buenas tardes río Bravo

yo te vengo a saludar

dicen que eres asesino

no lo vengo a comprobar

dicen que eres traicionero

yo sólo vengo a pescar.

 

Pero si tus aguas hablaran

cuánto nos podrían decir

de los muertos que aparecen

flotando dentro de ti

la mayoría son matados

y te los echan a ti.

 

En Laredo y Ciudad Juárez

allá en Miguel Alemán

por donde corren tus aguas

en donde quiera es igual

mil criminales te acusan

que al fin no puedes hablar.

 

Conoces muchos secretos

de robos y contrabandos

conoces los asesinos

de los que matan aquí

pero tu no eres culpable

de lo que sucede aquí.

 

De algunos seres la vida

de alg’otros su perdición

y aunque no eres caudaloso

tampoco limpio no estás

porque otros mueren ahogados

cuando te quieren cruzar.

 

Yo te mire muy tranquilo

ya me despido de ti

aunque vivo en Matamoros

vivo alejado de ti

hay mañana veo la prensa

y a ver que cuenta de ti.



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51 Responses to Río Bravo

  1. utente anonimo says:

    ”Deve variare nel tempo: il capriccio deve incutere inasprimenti e selezioni, e deve concedere improvvise, casuali aministie, persino di tanto in tanto qualche cittadinanza.”

    Quasi parola per parola, questa e’ la definizione che Hannah Arendt dà del totalitarismo nel terzo volume del suo ‘Origini del Totalitarismo’.

    Il sindaco della Vienna dove visse il giovane Hitler era un noto antisemita. Gli si attribuisce la frase: ‘lo decido io, chi è ebreo e chi no’.

    Andrea Di Vita

  2. utente anonimo says:

    Muraglia è femminile, devi concordarci gli aggettivi.

    Francesco

  3. kelebek says:

    Per Francesco

    Grazie… si vede che avevo scritto “muro” e poi cambiato, la fretta ha fatto il resto!

    Miguel

  4. utente anonimo says:

    A partire da Andrea Di Vita (n. 1):

    >Il sindaco della Vienna dove visse il giovane Hitler era un noto antisemita. Gli si attribuisce la frase: ‘lo decido io, chi è ebreo e chi no’.

    “Oggi essere ebrei significa stare dalla parte di Israele”. “Ogni ebreo è israeliano senza saperlo”.

    La frase citata da Andrea è, come giustamente scritto, del sindaco (anzi, borgomastro) di Vienna ai tempi del giovane Hitler (si chiamava Karl Lueger, per la precisione). Le ultime due sono di Fiamma Nirenstein. Ora sono lei e i sionisti come lei che decidono chi è ebreo e chi no. Non so quanto ci abbiano guadagnato gli ebrei nel cambio.

    Saluti da Marcello Teofilatto

  5. utente anonimo says:

    notizia interessante

    battuta cretina

    Francesco

  6. utente anonimo says:

    Per Francesco (n. 4):

    >notizia interessante

    battuta cretina

    Grazie per lo sforzo critico. Se non altro non l’hai bollata (e non mi hai bollato) di “antisemitismo” :-)

    Marcello Teofilatto

  7. kelebek says:

    Per Marcello n. 6

    Non ti preoccupare.

    Da qualche anno a questa parte, Francesco ogni giorno si legge il mio blog e fa i suoi brevi commenti che definire di segno opposto è poco. Una costanza ammirevole.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Per Marcello Teofilatto n.4

    Oh, dal loro punto di vista ci hanno guadagnato. Sta scritto:

    Numeri 33,50

    “Il Signore disse a Mosè nelle steppe di Moab presso il Giordano di Gerico: «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan, caccerete dinanzi a voi tutti gli abitanti del paese, distruggerete tutte le loro immagini, distruggerete tutte le loro statue di metallo fuso e distruggerete tutte le loro alture. Prenderete possesso del paese e in esso vi stabilirete, perché io vi ho dato il paese in proprietà. (…) Ma se non cacciate dinanzi a voi gli abitanti del paese, quelli di loro che vi avrete lasciati saranno per voi come spine negli occhi e pungoli nei fianchi e vi faranno tribolare nel paese che abiterete. Allora io tratterò voi come mi ero proposto di trattare loro».

    Non cito la definizione sionista di Palestina ‘Una terra senza un popolo per un popolo senza una terra’ perchè non ne potrei citare siti o bibliografie di riferimento.

    Andrea Di Vita

  9. utente anonimo says:

    Yo ya estoy hasta la madre

    de que me pongan sombrero

    escucha entonces cuando digo

    no me llames frijolero.

    Y aunque exista algún respeto

    y no metamos las narices

    nunca inflamos la moneda

    haciendo guerra a otros países

    Te pagamos con petróleo

    e intereses nuestra deuda

    mientras tanto no sabemos

    quien se queda con la feria.

    Aunque nos hagan la fama

    de que somos vendedores

    de la droga que sembramos

    ustedes son consumidores.

    Don’t call me gringo,

    You fuckin beaner

    stay on your side

    of that goddamn river

    don’t call me gringo,

    You beaner.

    No me digas beaner,

    Mr. Puñetero

    Te sacaré un susto

    por racista y culero.

    No me llames frijolero,

    Pinche gringo puñetero.

    Now I wish I had a dime

    for every single time

    I’ve gotten stared down

    For being in the wrong side of town.

    And a rich man I’d be

    if I had that kind of chips

    lately I wanna smack the mouths

    of these racists

    Podrás imaginarte desde afuera,

    ser un Mexicano cruzando la frontera,

    pensando en tu familia mientras que pasas,

    dejando todo lo que conoces atrás.

    Si tuvieras tu que esquivar las balas

    de unos cuantos gringos rancheros

    Le seguirás diciendo good for nothing wetback?

    si tuvieras tu que empezar de cero.

    Now why don’t you look down

    to where your feet is planted

    That U.S. soil that makes you take shit for granted

    If not for Santa Ana, just to let you know

    That where your feet are planted would be Mexico

    Correcto!

    Molotov

  10. utente anonimo says:

    Per Andrea Di Vita (n. 8): grazie, leggo sempre con interesse i tuoi commenti. Il problema è che un certo Occidente si è sentito in dovere (o ha ritenuto conveniente) estendere al resto del mondo il “loro” punto di vista (pensiamo ai cristianosionisti, ma non solo). La strategia è stata efficace nel breve periodo. Nel lungo, non saprei. Ma nel lungo periodo saremo tutti morti, diceva Keynes. Molti (in questo periodo, soprattutto non ebrei) non di morte naturale, purtroppo.

    Marcello Teofilatto

  11. mariak says:

    Oh, dal loro punto di vista ci hanno guadagnato. andrea

    mah, chissà quella scrittura poteva rimanere una scrittura e basta, se alcuni milioni di ebrei fossero stati lasciati a vivere in pace nelle nazioni dove erano nati e radicati da secoli, non ti pare?

    E forse l’andata in terra di palestina di alcuni di loro avrebbe avuto modalità e impatto ben diversi .

    La questione israelo palestinese, nella sua essenza, è questione politica e non religiosa.

    Riguardo alla definizione famosa che citi mi pare un po’ superata, nessuno se non integralista la tirerebbe fuori di questi tempi

    maria

  12. utente anonimo says:

    Per maria n.11

    Sbagliero’, ma dubito che fra i persecutori d’Ebrei vi fossero molti Palestinesi. C’erano infatti, mi sembra, molti Cristiani europei. A quanto pare, fra le tante lingue che si parlavano nei lager mancavano l’arabo e il farsi.

    Vero è che gli Europei, fra cui molti erano stati persecutori di Ebrei, hanno lasciato fare ai sionisti quello che volevano ai Palestinesi.

    In genovese c’e’ una espressione che ben descrive questa politica e che pudicamente riferiro’ come ‘praticare l’omosessualità passiva con l’orifizio anale altrui’.

    E poi andiamoci a stupire se ci bagna il naso uno come Ahmadiejad.

    Dpo la Shoah gli Europei hanno creduto di ricomprarsi una coscienza pulita col silenzio sulla Naq’ba e conseguenze assortite (tranne i soliti coloriti rompiscatole di Amnesty International, Human Rights Watch e affini). Oggi non sta bene dire ‘razza ariana’ e ‘sporco ebreo’. Si puo invece dire tranquillamente ‘identità padana’ e ‘zingara rapitrice di bambini’. Come se lo sterminio degli zingari non fose mai avvenuto. Abbiamo il Giorno della Memoria per la Shoah, ma non per il Porrajmos (nè per il genocidio armeno, se è per questo: la Turchia è una ‘deomocrazia’)

    A proposito, in ‘Mila 18′ lo scrittore Leon Uris (che correttamente definì i sionisti ‘Ladri nella notte’) parla dei medici delatori dei pazienti ebrei. Sembra che la delazione stia tornando di moda:

    http://it.peacereporter.net/articolo/12686/Immigrati%2C+proibito+ammalarsi

    Quanto al motto sionista che ho riportato, alcuni Ebrei amici miei considerano effettivamente quella espressione come inadatta ad oggi: troppo moderata verso i Palestinesi. Ne ha saputo qualcosa Rabin.

    Andrea Di Vita

  13. kelebek says:

    Per Molotov n. 9

    Grazie, non la conoscevo!

    Miguel Martinez

  14. mariak says:

    Per maria n.11

    Sbagliero’, ma dubito che fra i persecutori d’Ebrei vi fossero molti Palestinesi. andrea

    maria

    ed io infatti non ho sostenuto questo andrea, ho semplicemente fatto notare, a fronte di una tua citazione religiosa, che probabilmente questa sarebbe rimasta tale senza i lager; è evidente che ciò non vuol dire giustificare l’uso strumentale , che alcuni ma non tutti, fanno della shoah ma soltanto far notare come questo evento la cui responsabilità io addosso esclusivamente all’occidente abbia favorito la creazione di uno stato ebreo in terra di palestina con le modalità che conosciamo, facendo leva proprio su una sorta di senso di colpa di quelle potenze e di quei popoli che erano stati gli autori dello sterminio degli ebrei europei.

    Andrea

    Dpo la Shoah gli Europei hanno creduto di ricomprarsi una coscienza pulita col silenzio sulla Naq’ba e conseguenze assortite (tranne i soliti coloriti rompiscatole di Amnesty International, Human Rights Watch e affini). Oggi non sta bene dire ‘razza ariana’ e ‘sporco ebreo’. Si puo invece dire tranquillamente ‘identità padana’ e ‘zingara rapitrice di bambini’.

    maria

    guarda andrea che sulla questione zingari ladri di bambini o identità pagana sfondi una porta aperta, non sono certo io che stigmatizza l’espressione sporco ebreo o razza ariana e tralascia di farlo con la infame bufala degli zingari ladri di bambini e la buffonata dell’identità pagana

    andrea

    Come se lo sterminio degli zingari non fose mai avvenuto. Abbiamo il Giorno della Memoria per la Shoah, ma non per il Porrajmos (nè per il genocidio armeno, se è per questo: la Turchia è una ‘deomocrazia’)

    maria

    ti ripeto , le mie osservazioni alla tua citazione biblica non hanno nulla a che vedere con la negazione dello sterminio degli zingari che peraltro nella giornata della memoria sono ormai questione ben presente; seppoi vogliamo discutere sull’opportunità di simile giornata, ne possiamo parlare e probabilmente ci troveremmo anche d’accordo, perlomeno nel senso di una saturazione derivata dall’obbligo di rammentare, obbligo che sta diventando ripetitivo al punto di creare una sorta di rigetto.

    Per me le giornate della memoria potrebbero essere abolite tutte, perchè l’esercizio della memoria , appunto, non può essere rituale o meccanico ma qualcosa che viene fatto sempre e per tutti.

    andrea

    A proposito, in ‘Mila 18′ lo scrittore Leon Uris (che correttamente definì i sionisti ‘Ladri nella notte’) parla dei medici delatori dei pazienti ebrei.

    maria

    Come ladri nella notte da cui suppongo sia tratta la definizione di cui parli l’ho letto anch’io e so quindi come avvennero i primi insediamenti ebraici in palestina ai primi del Novecento e delle difficoltà che ebbero alcuni ebrei allora e anche in seguito proprio ad opera di altri ebrei già lì insediati, ma non vedo francamente cosa c’entri

    andrea

    Sembra che la delazione stia tornando di moda:

    http://it.peacereporter.net/articolo/12686/Immigrati%2C+proibito+ammalarsi

    maria

    ma che sia proibito ammalarsi non c’entra nulla con quanto stiamo discutendo noi adesso, ti sei allargato mi pare, e riguardo alla delazione penso sia pratica purtroppo ricorrente e trasversale e non una peculiarità di questo e quello,

    Andrea

    Quanto al motto sionista che ho riportato, alcuni Ebrei amici miei considerano effettivamente quella espressione come inadatta ad oggi: troppo moderata verso i Palestinesi. Ne ha saputo qualcosa Rabin.

    Maria

    andrea non possiamo nel breve spazio di un post ripercorrere la storia del conflitto, io posso solo dirti che la mia osservazione a quanto tu hai detto non voleva diminuire la condizione tragica dei palestinesi e tantomeno disconoscere che la creazione dello stato di israele ha aperto una ferita enorme non ancora sanata.

  15. kelebek says:

    Dice Wikipedia, voce Barack Obama:

    Nel settembre 2006, Obama appoggiò un disegno di legge collegato, la “Legge per la barriera sicura”, che autorizza la costruzione di un muro e altri rafforzamenti delle misure tese ad impedire l’immigrazione clandestina proveniente dal Messico. Il Presidente Bush approvò il disegno di legge nell’ottobre 2006, definendolo “un passo importante verso la riforma dell’immigrazione”.

  16. PinoMamet says:

    “infame bufala degli zingari ladri di bambini e la buffonata dell’identità pagana

    maria”

    Maria,

    lui aveva parlato di “identità padana” non “pagana”.

    In ogni caso, attenzione a non confondere il recupero delle radici pagane (declinato in molti modi, anche buffoneschi) con la creazione ex novo di un’identità mai sentita da parte dei leghisti.

    (Mi pare che fossero invece effettivamente sentite, anche se originariamente non in contrapposizione con quella italiana, le identità veneta e friulana, ben distinte tra loro).

    Vero che i leghisti, nella loro opera creatrice, hanno pescato anche in una specie di paganesimo più fantasy che celtico

    (ma tutta la storia della loro presunta identità “celtica” è fantasy e fiction al massimo livello).

    Ciao!!

    In ogni caso

  17. kelebek says:

    Per Andrea,

    preferisco non usare il termine “Porrajmos”…

    “Gente del genere, sospetto, deve aver inventato il termine Porrajmos per definire la persecuzione dei Rom nei paesi occupati dai nazisti. Termine che vuol dire, all’incirca, “sverginamento”. C’è da capirli se i Rom preferiscono un altro termine, Samudaripen, per descrivere quello che è successo in guerra. Ma Google ci dà quasi 10.000 risultati per porrajmos o porajmos, e appena 250 per samudaripen. La proporzione ci dà un’idea di quanti parlino a nome dei Rom, e invece di quanti Rom parlino; ma anche di quanto poco conti nella cultura Rom la “memoria” in senso politico-culturale.”

    http://www.kelebekler.com/occ/lecco07.htm

  18. kelebek says:

    Per Maria

    Il rapporto tra persecuzioni e sionismo è un po’ più complesso, e risente dalla nostra tendenza a fare iniziare la storia del mondo con Adolf Hitler.

    Banalmente, il sionismo nasce oltre vent’anni prima del nazismo; e per ovvi motivi, non sono state le vittime del nazismo a creare Israele.

    E Balfour non ha certo creato una patria per le vittime di Hitler.

    Direi che c’entra di più una convergenza tra le persecuzioni in Russia e il rigetto della vita tradizionale ebraica, in nome di un nazionalismo di tipo europeo.

    Poi è chiaro che i sopravvissuti allo sterminio hanno dato un importante contributo demografico alla popolazione israeliana; e lo sterminio ha avuto un ruolo importante – ma non decisivo – nella legittimazione di Israele (ricordiamo come lo stesso termine Shoah, nell’uso comune, risale agli anni Settanta).

    Miguel Martinez

  19. mariak says:

    E Balfour non ha certo creato una patria per le vittime di Hitler. Miguel

    Certo che no, infatti io non escludevo il proposito di un insediamento anche molto strutturato in palestina da parte degli ebrei, ovvero che il sionismo precede il nazismo e che è disegno del tutto indipendente, dicevo soltanto che senza la shoah probabilmente questo insediamento sarebbe stato probabilmente differente.

    Quindi più in generale, su questo tema, lungi da me credere o affermare che tutto nasce con Hitler fermo restando che il genocidio nazista fu certamente un impulso che fece decidere chissà quanti ebrei a lasciare il paese di origine ,prima, durante la guerra, e anche dopo .

  20. mariak says:

    Pino,

    ma pagana al posto di padana era chiaramente un sbaglio di battitura, non si capiva?

    Comunque già che c’ero ti ho letto con interesse, ma ci tenevo a precisare eh

    maria

  21. utente anonimo says:

    Per Mariak n.14

    OK, concordiamo :-)

    Quello su Leon Uris era un inciso improvvisato, motivato da un momentaneo conato di nausea seguito alla lettura della notizia riportata al link da me citato.

    Andrea Di Vita

  22. utente anonimo says:

    Per kelebek n.17

    Grazie: ogni giorno si impara qualcosa :-)

    Leggo su Wikipedia

    (http://en.wikipedia.org/wiki/Samudaripen) quanto segue:

    ‘Some Russian and Balkan Romani activists protest against using the word Porajmos. In Balkan dialects this word is a synonym of a word Poravipe which have meanings “Violation” and “Rape”, so the activists consider the word to be abusive. The Balkan Romani activists offer the term “Samudaripen”, and some Ruska Roma activists offer the term “Kali Traš”. The term porajmos was introduced into the literature by the Romani scholar and activist Ian Hancock, in the early 1990s, though he did not coin the term. There is also another term, Samudaripen (Mass killing), coined by Marcel Courthiade, but dismissed as not conforming to the Romani language.’

    E ho trovato anche (http://en.wikipedia.org/wiki/Antiziganism) una riga su un argomento che so starti a cuore:

    ”As of 2006, many Roma who had previously lived in Kosovo, lived in displaced refugee communities in Montenegro and Serbia. Those who remain often fear attacks from ethnic Albanians who see them as “Serb Collaborators”.”

    Andrea Di Vita

  23. kelebek says:

    Per Andrea n. 22

    Il problema è che è lo stesso concetto di “massa”, di sistema strutturato al di là delle vite individuali e familiari – quindi di quella finzione fondante che è la “memoria culturale” – che è estraneo alla cultura Rom.

    La famosa “incompatibilità” dei Rom non riguarda certamente solamente quegli aspetti esteriori su cui si fissano i razzisti nostrani.

    Ovviamente, nel momento in cui si “integreranno” (e ripeto, non parlo affatto delle solite questioni tipo “gli zingari rubano!”), cesseranno di essere Rom, e il genocidio sarà letteralmente compiuto.

    Da morti, avranno finalmente una Storia anche loro, come tutte quelle per cui ci si massacra e ci si odia nel mondo.

    Paul Polansky ha scritto un’opera notevole, One Blood, One Flame. The Oral Histories of the Yugoslav Gypsies before, during and after WWII, in tre grossi volumi, che fa capire molte cose: chi fosse interessato può contattare l’autore presso il suo sito http://www.paulpolansky.com

    Miguel Martinez

  24. RitvanShehi says:

    >”As of 2006, many Roma who had previously lived in Kosovo, lived in displaced refugee communities in Montenegro and Serbia. Those who remain often fear attacks from ethnic Albanians who see them as “Serb Collaborators”.” Andrea Di Vita< Eh, no kompagno, non è che i biekissimi “ethnic Albanians” “see them as “Serb Collaborators”. La nuova direttiva da Belgrado per i kompagni d’Occidente è di dire che i biekissimi “ethnic Albanians” hanno scacciato gli incolpevoli zingari solo ed esclusivamente perché vogliono un Kosovo “etnicamente pulito”: ekkkekkkakkkio, adeguati!:-)

  25. RitvanShehi says:

    Sul discorso Palestina.

    Da quando collassò l’Impero Ottomano, nei territori da esso amministrati si crearono – con diverse vicissitudini e diverse tempistiche – un sacco di nuovi stati, di cui l’Albania (Stato degli albanesi) fu uno dei primi e Israele (Stato degli ebrei) uno degli ultimi.

    Io non capisco (ovvero, capisco fin troppo bene:-) ) perché dei profughi albanesi musulmani dalla Grecia – detti “çam” – su cui si esercitò nel 1945 tentato genocidio e pulizia etnica completa da parte greca NESSUNO parla e dei profughi arabo-palestinesi del 1948 o del “genocidio” armeno si continua a menare il torrone a tutto spiano da decenni? No, così, tanto per sapere se tale fenomeno ispirato al Sublime Principio:-) dei due pesi e due misure sia dovuto solo al fatto che turchi ed ebrei stanno sul cazzo a un sacco di gente, mentre, invece, i greci sono “gli Inventori della Democrazia” e gli albanesi un popolo di trogloditi caudati:-) o entrambe le cose.

  26. kelebek says:

    Per Ritvan n. 25

    Uno, non ne parla nessuno perché nessuno parla mai dell’Albania, nessuno dice che esiste un Patto Eterno tra gli USA e l’Albania, l’Albania non riceve manifestazioni di solidarietà di tutti i partiti ogni volta che qualcuno la critica, non c’è nessun Bertinotti che dica che l’Albania è un Luogo dello Spirito.

    Né il nuovo presidente degli Stati Uniti ha appena nominato un cittadino albanese come proprio Chief of Staff.

    Due, di quello che è successo agli albanesi scacciati dalla Grecia, ne puoi parlare liberamente qui, mi sembra una vicenda importante.

    Basta evitare confronti che non c’entrano un tubo.

    Miguel Martinez

  27. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 25 Uno, non ne parla nessuno perché nessuno parla mai dell’Albania, Miguel Martinez< Non è vero, se ne parla eccome. In ogni caso se ne parla p.es. più che dell’Armenia. Eppure, leggi cosa scrive Andrea Di Vita (# 12):
    “Abbiamo il Giorno della Memoria per la Shoah, ma non per il Porrajmos (nè per il genocidio armeno, se è per questo: la Turchia è una ‘deomocrazia’)”

    >nessuno dice che esiste un Patto Eterno tra gli USA e l’Albania,< Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E poi, che c’entrano enfatiche dichiarazioni acchiappavoti ebraici in USA con il rispetto dovuto a TUTTI i perseguitati? >l’Albania non riceve manifestazioni di solidarietà di tutti i partiti ogni volta che qualcuno la critica,< Ma nemmeno l’Armenia, se per questo:-). Vedi sopra la citazione di Di Vita. >non c’è nessun Bertinotti che dica che l’Albania è un Luogo dello Spirito.< E nemmeno dell’Armenia qualcuno l’ha mai detto. Arivedi sopra citazione di Di Vita. >Né il nuovo presidente degli Stati Uniti ha appena nominato un cittadino albanese come proprio Chief of Staff.< Ma nemmeno un cittadino armeno, se per questo. Aririvedi sopra citazione di Di Vita:-). >Due, di quello che è successo agli albanesi scacciati dalla Grecia, ne puoi parlare liberamente qui, mi sembra una vicenda importante. < Grazie o Magnanimo Padrone Di Casa!:-). L’ho già fatto e a più riprese, per la verità. Ma nessuno qui mi ha cagato nemmeno di striscio. Si vede che i perseguitati albanesi contano molto meno di quelli palestinesi, armeni e zingari. >Basta evitare confronti che non c’entrano un tubo.< Visto che usi il plurale, anche quello con gli armeni c’entra un tubo, secondo te?:-)

  28. utente anonimo says:

    Per Ritvan n.25

    Siccome so poco dell’Albania in genere, sono andato a vedere il solito Wikipedia sugli albanesi di Grecia (http://en.wikipedia.org/wiki/%C3%87am). Oltre a riferimenti sui çam che hanno combattuto contro le forze dell’Asse, vi si trova: ”Muslim Cham units (ci sono anche Cham Cristiani,n.d.r.) also played an active part in the Holocaust in Greece, including the round-up and expulsion to the Auschwitz concentration camp and Birkenau of the 2,000 strong Romaniotes Greek-Jewish community of Ioannina in April 1944. As the Germans and their allies began to lose ground to the anti-Nazi militias in 1944, and started retreating to Albania, many hundreds of Chams followed them.” Il testo citato dal sito alla nota 19 riporta anche che per lo stesso motivo ci fu una persecuzione anti-çam ad opera del regime comunista.

    La cosa è tanto più notevole perchè in Grecia a perseguitare i çam (considerati parte dell’anticomunista schieramento dei Balli Kombetar) erano i guerriglieri anticomunisti del’EDES, mentre i comunisti greci dell’ELAS presero le difese dei çam:

    ”The right-wing head of EDES, Napoleon Zervas, asked the Cham Albanians to fight against EAM-ELAS. After their negative response, EDES forced many Cham Albanians to leave their homes. Several hundred of them were killed and others died during their exodus to Albania. The property of all Muslim Chams (whether they collaborated with the Nazis or not) was confiscated in order to permit Greeks to settle in the area.The left-wing army of Greece, Elas, was opposed to the idea of collectively punishing the Cham community, as several hundred Muslim Chams had enlisted in its ranks. After the war, only 117 Muslim Cham Albanians were left in Greece.”

    Lo stesso sito di Wikipedia sui çam aggiunge che: aggiunge inoltre che: ”The massacres that occurred in this region (i.e. Paramythia) against the Christian-Orthodox population had the full support of hundreds of Cham militias. There are no reports of Cham criminals having been brought to trial after World War II. They found refuge behind the Albanian border after retreating together with the Nazis in 1944”

    I Romaniotes sono (erano) una comunità autoctona di Ebrei non sefarditi di Grecia (http://en.wikipedia.org/wiki/Romaniotes).

    Aggiungo sui çam una piccola esperienza personale. Ho avuto un collega greco per qualche anno. Questi, vantando la natura democratica del suo Paese natale, ebbe a dire una volta che mai i Greci avevano perseguitato le minoranze, e la tolleranza dimostrata verso gli Albanesi ne era la prova. Omisi di ricordargli le piacevolezze dei rapporti greco-turchi (http://en.wikipedia.org/wiki/Population_exchange_between_Greece_and_Turkey)

    Una nota a margine. Sul blog di kelebek vedo spesso Martinez e Ritvan discutere sui rapporti fra Rom e Albanesi. Mi suona strano, ecco, perchè in famiglia sono sempre stato negativamente etichettato, e fin da ragazzo, come ‘amico degli Albanesi’ e ‘amico degli zingari’ contemporaneamente :-)

    Andrea Di Vita

  29. utente anonimo says:

    Per Martinez n.23

    I Rom sono dunque proprio ‘nomadi’ nel senso che alla parola dà Toynbee. Questo sostiene che la storia d’Eurasia è una lunga lotta fra ‘nomadi’ (organizzati per famglie e clan) e ‘sedentari’ (organizzati anche per villaggi/città/Stati).

    Le due forme di organizzazione umana sono per Toynbee incompatibili. Infatti, il patto sociale su cui tacitamente si reggono le civiltà sedentarie ‘non fare agli altri cio’ che non vorresti fosse fatto a te’, quello su cui si basano le leggi ecc. è impossibile fra nomadi e sedentari, perchè essendo slegato da ogni luogo il nomade è suscettibile di sfuggire ad ogni retribuzione per il proprio operato, anche se questo operato è a danno del sedentario. Il nomade è l’equivalente di un automobilista di una automobile senza targa: non essendo rintracciabile dopo un incidente, non è sanzionabile se riesce a scappare, e quindi non gli si puo’ in genere nemmeno permettere di guidare sulle nostre strade, indipendentemente dal fatto che rispetti il nostro codice stradale oppure no.

    Un profondo insulto per i sedentari è l’espressione ‘senza fissa dimora’, con una sfumatura di diffidenza e schifo nei confronti di chi ne viene etichettato come verso un traditori, magari inconsapevole ma proprio per questo anche più pericoloso. I nomadi incutono una paura ancestrale ai sedentari, nel senso in cui uno che si mantenga astemio viene malvisto in una mensa di bevitori: ‘chi non beve con me peste lo colga’ (perchè puo’ approfittare della propria maggior lucidità a mio danno).

    La registrazione scritta degli eventi, che a scuola ci insegnano essere la base della differenza fra preistoria e storia, è alla base della costruzione dell’identità dei sedentari, insieme ai templi delle loro religioni civili e religiose. Mosè porta le Tavole della Legge, ma di lì a pochi decenni gli Ebrei diventeranno sedentari occupando la Palestina. I sedentari, prima o poi, trascrivono quello che sanno, perchè la tradizione è la base della cultura che è a sua volta l’organo con cui l’uomo vede il mondo, e la tradizione cresce di generazione in generazione con conoscenze che si accumulano nei granai e negli attrezzi e nelle battaglie. Di lì le conoscenze traboccano e finiscono nei libri. Gli aedi sono dimenticati, Omero resta.

    I nomadi non hanno cultura scritta, perchè l’identità è legata ai luoghi e i luoghi cambiano continuamente. Le tradizioni nomadi sono orali, di quelle che si cantano intorno al fuoco. Un bambino ebbe a dire una volta che la lavagna è lo strumento con cui gli parlano gli antenati, perchè alla lavagna egli impara le loro parole. Ma le lavagne stanno male in una carovana.

    Gengis Khan tollerava tutte le religioni perchè per lui solo il cielo contava, ma sgozzava tutti i prigionieri perchè non avrebbe saputo dove metterli. Il nomade è alla lettera ‘uomo dei boschi’, ossia ‘selvaggio’ in latino (‘silva’ è la foresta), mentre la ‘civiltà’, e l’ ‘urbanità’ sono connaturate alla vita in comune di una città (civitas, urbs).

    Siccome tutte le strade portano a Roma, all’Urbe, il nomade senza targa non deve più guidare per niente. Ben prima del ”samudaripen”, I Cavalieri Teutonici andarono dala Terrasanta al Baltico su invito del Duca di Mazovia per fare pulizia etnica dei nomadi Prussiani di lingua baltica, raccoglitori d’ambra dall’antichità e per il resto saccheggiatori di quello che sarebbe diventato il regno di Polonia, definiti da Czeslaw Milosz ”i pellerossa d’Europa”. Con teutonica efficienza il genocidio -condotto chiudendo i prigioneri nelle capanne poi date alle fiamme- trasformo’ la lingua baltica dei Prussiani in lingua morta. Ho visto personalmente sui Laghi Mazuri la ricostruzione di una serie di idoli di legno Prussiani.

    Nel caso dei nomadi l’integrazione nel mondo dei sedentari e l’etnocidio coincidono. Toynbee identifica nel completamento della Transiberiana il definitivo tramonto dei nomadi a favore dei sedentari, che rendendo fisicamente accessibile tutto lo spazio disponibile sulla terraferma tolgono letteralmente ai nomadi la libera circolazione che è la natura stessa del loro stare al mondo. La radice stessa dell’antisemitismo nazista è il considerare gli Ebrei come intrinsecamente ‘senza casa’, nomadi nello spirito se non nel corpo, e quindi irriducibilmente infidi e incompatibili col vivere della ‘città’.

    Un tentativo di sfuggire alla difficoltà della vita sedentaria è a volte la realizzazione di una società sedentaria sì ma pure in qualche maniera liquida, perpetuamente nomade e in movimento: esempi sono il vortice del totalitarismo descritto da Hannah Arendt, la società liquida di Bauman. Un simile incrocio rischia pero’ di partorire mostri contro natura. Una volta fatto entrare nelle nostre case, infatti, il nomadismo passa dalle cose alle persone, che non sono nomadi nè vogliono diventarlo. Nel caso del totalitarismo, il nomadismo è in un ipotetico e irraggiungibile futuro cui solo la volontà di un Capo indiscutibile puo’ indirizzarci: e milioni sono esiliati nel gulag e nel nulla. Nel caso della società liquida ad essere nomade è il denaro, e la mobilità del denaro rende insicuri milioni di persone che sono spinte a volte oltremare in incontrollate migrazioni. Come ricordano i poemi della classicità, la guerra fornisce una efficiente e rapida iniezione di nomadismo nelle nostre vite sedentarie: Enea ci mette un intero poema per mettere su una nuova casa per sè e i suoi dopo la distruzione di Troia. Trasformare pacifici sedentari in profughi nomadi è lo scopo tra l’altro dei bombardamenti aerei delle città.

    Da Ulisse ed Enea in poi la peggiore tragedia per un sedentario è l’esilio, lo sradicamento. Per chi ha il cielo come tetto, l’esilio non esiste.

    L’abissale differenza fra ‘nomadi’ e sedentari la descrive perfettamente l’immortale verso di Giovani Pascoli:

    ”Io, la mia patria or’e’ dove si vive”

    Questa è per Pascoli, sedentario Italiano del XIX secolo, una condizione infernale. Per un nomade è condizione necessaria della felicità.

    Andrea Di Vita

  30. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n.25. Siccome so poco dell’Albania in genere, sono andato a vedere il solito Wikipedia sugli albanesi di Grecia (http://en.wikipedia.org/wiki/%C3%87am). Andrea Di Vita< Ecco, bravo, così si fa:-). Abbastanza ben fatta la voce di Wiki e ampiamente corredata di riferimenti bibliografici: ci vedo lo zampino della lobby albano-amerikana:-) >Oltre a riferimenti sui çam che hanno combattuto contro le forze dell’Asse, vi si trova: ”Muslim Cham units (ci sono anche Cham Cristiani,n.d.r.) also played an active part in the Holocaust in Greece, including the round-up and expulsion to the Auschwitz concentration camp and Birkenau of the 2,000 strong Romaniotes Greek-Jewish community of Ioannina in April 1944. As the Germans and their allies began to lose ground to the anti-Nazi militias in 1944, and started retreating to Albania, many hundreds of Chams followed them.”< Nessuno nega atrocità commesse da SINGOLI çam collaborazionisti. Ma uno Stato che ci scassa continuamente i maroni per aver “inventato” la Democrazia si dovrebbe vergognare di aver fatto pulizia etnico-religiosa di un’intera popolazione per colpe commesse da ALCUNI elementi di quella popolazione. Invece, l’onorato membro UE non se ne vergogna affatto. Anzi, l’anno scorso ho letto sui giornali albanesi che su ordine del Ministero della Giustizia ellenico sono stati distrutti ultimamente i fascicoli riguardanti i collaborazionisti çam: ovviamente non per fare un favore ai suddetti, bensì per poter continuare a considerare TUTTI i çam musulmani dei collaborazionisti. E la Magnifica UE mica ha fiatato su questo scempio, ovviamente era occupata a osservare Maroni che voleva prendere le impronte ai minori rom!
    >Il testo citato dal sito alla nota 19 riporta anche che per lo stesso motivo ci fu una persecuzione anti-çam ad opera del regime comunista.< No, questa è una castroneria e te lo dice un anticomunista DOC. Anzi, il regime di Enver Hoxha accolse e sistemò tutti i çam scacciati dalla Grecia. Poi, però, fece la porcheria di togliere loro la cittadinanza greca e dargli quella albanese: cosa che i fetentissimi ellenici di oggi sfruttano ignobilmente per negare ai discendenti çam il diritto di riottenere la cittadinanza greca. >La cosa è tanto più notevole perchè in Grecia a perseguitare i çam (considerati parte dell’anticomunista schieramento dei Balli Kombetar) erano i guerriglieri anticomunisti del’EDES, mentre i comunisti greci dell’ELAS presero le difese dei çam:

    ”The right-wing head of EDES, Napoleon Zervas, asked the Cham Albanians to fight against EAM-ELAS. After their negative response, EDES forced many Cham Albanians to leave their homes. Several hundred of them were killed and others died during their exodus to Albania. The property of all Muslim Chams (whether they collaborated with the Nazis or not) was confiscated in order to permit Greeks to settle in the area.The left-wing army of Greece, Elas, was opposed to the idea of collectively punishing the Cham community, as several hundred Muslim Chams had enlisted in its ranks. After the war, only 117 Muslim Cham Albanians were left in Greece.”< Niente di strano. I comunisti avranno tanti difetti, ma quello di perseguire pulizie etniche proprio no. >Aggiungo sui çam una piccola esperienza personale. Ho avuto un collega greco per qualche anno. Questi, vantando la natura democratica del suo Paese natale, ebbe a dire una volta che mai i Greci avevano perseguitato le minoranze, e la tolleranza dimostrata verso gli Albanesi ne era la prova.< Il tuo sig. Portocalos (dal film “Il mio grasso grosso matrimonio greco”) De Noantri si è dimenticato di aggiungere “di religione cristiano-ortodossa” dopo “albanesi” (che loro però chiamano “arvanitis”, mentre quelli dell’Albania li chiamano “allvanoi”). Oddio, non è che anche per questi fosse tutto rose e fiori: intanto – come dice anche la Wiki che citi – se li beccavano a parlar albanese fuori di casa erano uccelli pe’ diabetici, per quanto ortodossi:-).
    Poi, peccato che il tuo sig. Portokalos De Noantri non sia ancora con te: avresti potuto chiedergli come mai nel suo Democraticissimo Paese il Presidente – ortodossissimo, mica bieko musulmano:-) – dell’Associazione degli Arvanitis di Atene “Marco Boçari” morì di leucemia e un laboratorio tedesco a cui i familiari inviarono il sangue riscontrò in esso una radioattività decine di volte superiore al normale. Niente di strano potresti dire, se non che più o meno nello stesso tempo morì – di leucemia, ça va sans dire – anche la sua segretaria, con cui condivideva l’ufficio e non mi risulta che – comunque sia – la leucemia sia una malattia infettiva o sessualmente trasmissibile:-).

    >Una nota a margine. Sul blog di kelebek vedo spesso Martinez e Ritvan discutere sui rapporti fra Rom e Albanesi. Mi suona strano, ecco, perchè in famiglia sono sempre stato negativamente etichettato, e fin da ragazzo, come ‘amico degli Albanesi’ e ‘amico degli zingari’ contemporaneamente :-)< Beh, tu potevi essere tranquillamente “etichettato” anche p.es. amico sia di hutu che di tutsi, ma questo purtroppo non avrebbe avuto alcuna influenza sul genocidio in Rwanda.
    Comunque, detto terra-terra, la differenza fra zingari e albanesi consiste in questo:

    I genitori albanesi PERBENE (e anche gran parte di quelli non perbene), quando il loro pupetto torna a casa con una cosa rubata – non importa a chi – lo sculacciano perbene perché non lo faccia più.

    I genitori zingari PERBENE (di quelli non perbene – tipo Mailat, per intenderci – meglio non parlare:-)), quando il pupetto torna nella roulotte del campo con una cosa rubata, prima gli chiedono se l’ha rubata a un “gage” (ossia “non rom”) e poi, se sì, gli danno un premio. E la prossima volta magari ce lo mandano loro a rubare in un posto “gage” anche meglio fornito:-).

  31. RitvanShehi says:

    >Per Martinez n.23 I Rom sono dunque proprio ‘nomadi’..Andrea Di Vita< Oddio, scrivere questo nel blog di Miguel è un po’ come sventolare un preservativo in un sinodo di vescovi cattolici:-) >”Io, la mia patria or’e’ dove si vive”

    Questa è per Pascoli, sedentario Italiano del XIX secolo, una condizione infernale. Per un nomade è condizione necessaria della felicità.< Io preferisco sempre l’antico detto latino “ubi bene ibi patria”.

  32. utente anonimo says:

    Miguel,

    – Per Molotov n. 9

    Grazie, non la conoscevo! —

    Molotov non è il nome del commentatore! è il nome del gruppo che ha scritto Frijolero :D

    Z.

    PS: Fortissimi i Molotov, tra l’altro :-)

  33. utente anonimo says:

    Per Ritvan n.30

    ”I comunisti avranno tanti difetti, ma quello di perseguire pulizie etniche proprio no”

    Per questa affermazione esiste purtroppo uno spaventoso controesempio in Polonia, a danno di quelli che sul Novissimo Melzi erano collettivamente indicati come Ruteni, e che in inglese sono indicati come Lemko:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Wis%C5%82a

    (nell’URL la stringa %C5%82 sostituisce la ‘l tagliata’ polacca; con la mia tastiera ho trovato i link dalla pagina Wikipedia sui Lemko: http://en.wikipedia.org/wiki/Lemko).

    La morte per fame e per tifo attendeva alcuni deportati. Fu un’azione talmente radicale che sui monti Beschidi (dove devo andare in vacanza prossimamente) ci sono ancora le chiese di legno dei villaggi svuotati durante la deportazione. La zona viene definita ‘Polonia esotica’ su una guida turistica locale (da me acquistata a Bialystok – ISBN 83-89188-37-6).

    Dettagli si trovano anche in:

    http://www.ipn.gov.pl/portal/en/2/71/

    http://en.wikipedia.org/wiki/Central_Labour_Camp_Jaworzno

    e negli External Links citati in quest’ultimo sito.

    Prevengo chi pensasse che tale crimine fosse tipico della mentalità polacca: la Polonia ospita da secoli una florida comunità musulmana (tartara: http://en.wikipedia.org/wiki/Lipka_Tatars) nelle regioni nordorientali della Warmia e di Podlasie, senza alcun particolare problema di convivenza

    (http://pl.wikipedia.org/wiki/Meczet_w_Bohonikach)

    Va pero’ detto che la Polonia e la Grecia del primo dopoguerra sono gli unici due Paesi europei (all’infuori dei ‘soliti sospetti’, cioè l’URSS bolscevica, l’Italia fascista e la Germania nazista) ad avere attivamente discriminato i Testimoni di Geova (gli Svedesi si limitavano alla sterilizzazione forzata degli zingari).

    In Polonia non si è trattato dunque di discriminazione con basi etniche, ma religiose e/o ideologiche: e il comunismo ha contribuito pesantemente a queste ultime.

    ”Poi, peccato che il tuo sig. Portokalos De Noantri non sia ancora con te”

    Ti saresti divertito a conoscerlo. Mi tolse il saluto per due mesi quando mi sfuggì detto che ai miei occhi di turista Italiano era (è) impossibile distinguere a prima vista un Greco da un Turco :-)

    Andrea Di Vita

  34. Santaruina says:

    Ritvan:

    i fetentissimi ellenici di oggi

    Per Giove, questo è bieko anti-ellenismo!

    Mi rivolgerò alla ADLe (anti defamation league of ellenics)!

    (The mission of the Anti-Defamation League of e. is to stop the defamation of the ellenic people)

    :-)

    Blessed be

  35. mariak says:

    Un profondo insulto per i sedentari è l’espressione ‘senza fissa dimora’, con una sfumatura di diffidenza e schifo nei confronti di chi ne viene etichettato come verso un traditori, magari inconsapevole ma proprio per questo anche più pericoloso. andrea

    Infatti nel disegno di legge n. 733

    sulla SICUREZZA ,in discussione al senato ,si prevede anche l’istituzione di un registro apposito per le persone senza fissa dimora.

  36. RitvanShehi says:

    —-Ritvan: i fetentissimi ellenici di oggi—–

    >Per Giove, questo è bieko anti-ellenismo! Santaruina< Biekissimo, senza dubbio:-). Ma niente in confronto all’antialbanismo degli ellenici. Se tu avessi letto i giornali albanesi descrivere i particolari delle atrocità commesse da polizia+esercito contro gli immigrati clandestini albanesi in quel paese, credo che non avresti dormito per parecchie notti. E la Molto Onorevole UE tace e dorme: oppure se la prende con Maroni per la faccenda delle impronte….. >Mi rivolgerò alla ADLe (anti defamation league of ellenics)!

    (The mission of the Anti-Defamation League of e. is to stop the defamation of the ellenic people) :-).

    Fallo pure. Per fortuna non sanno chi sono e dove abito, pertanto non credo mi possano far venire la leucemia tramite radiazioni o farmi morire in uno strano “incidente automobilistico” (come morì l’illustre studioso e storico arvanitas Aristidh Kola, un illustre sconosciuto per voi beati occidentali).

  37. RitvanShehi says:

    —-Ritvan:”I comunisti avranno tanti difetti, ma quello di perseguire pulizie etniche proprio no”—–

    >Per questa affermazione esiste purtroppo uno spaventoso controesempio in Polonia, a danno di quelli che sul Novissimo Melzi erano collettivamente indicati come Ruteni, e che in inglese sono indicati come Lemko….

    In Polonia non si è trattato dunque di discriminazione con basi etniche, ma religiose e/o ideologiche: e il comunismo ha contribuito pesantemente a queste ultime. Andrea Di Vita < Dei lemko non lo sapevo, ma se vuoi altri “controesempi”, basti pensare al comunista Milosevic e ai suoi sgherri in Bosnia e Kosovo. O anche a Stalin che deportò intere etnie all’interno dell’URSS. Però, quello che volevo dire è che questa non è la “regola” per i comunisti. Almeno per quelli di Enver Hoxha – che conosco come le mie tasche – no. ——”Poi, peccato che il tuo sig. Portokalos De Noantri non sia ancora con te”—— >Ti saresti divertito a conoscerlo.< Ne dubito fortemente: se conosco simili tipi molto probabilmente si sarebbe arrivati addirittura allo scontro fisico. >Mi tolse il saluto per due mesi quando mi sfuggì detto che ai miei occhi di turista Italiano era (è) impossibile distinguere a prima vista un Greco da un Turco :-)< Ecco, appunto, anche se la tua era la pura verità: siamo mediterranei, ” ‘na fazza-‘na razza”:-).
    Ma con un “palo allvanos” (“albanese cattivo”-come ci chiamano) come il sottoscritto difficilmente si sarebbe limitato solo a togliere il saluto.

  38. Santaruina says:

    Ritvan:

    Ma niente in confronto all’antialbanismo degli ellenici.

    sarebbe ipocrita negare che vi sia un sentimento “anti-albanico” diffuso tra gli ellenici, ma attribuirlo a “tutti” gli ellenici non è corretto, ne converrai.

    Così come io contestavo simpaticamente il tuo dare del “fetentissimi” a “tutti” gli ellenici, indistintamente.

    Converrai che è una generalizzazione non corretta.

    Comunque, a tal proposito, avendo fatto delle ricerche sulle popolazioni succedutesi nella mia terra di origine, ovvero l’Elide, nel Pelopponeso occidentale, avevo scoperto che dal XVI al XVII secolo vi furono numerose migrazioni di comunità albanesi che i comuni padroni turchi avevano spostato nella Morea per ripopolare un po’ quella regione martoriata.

    Nel XVII secolo addirittura giunsero nell’Elide 20.000 albanesi che si stanziarono in villaggi rimasti disabitati, visto che i greci si erano nel tempo assai ridotti di numero.

    Nell’Elide settentrionale è calcolato che vi erano allora 20.000 albanesi e 35.000 greci.

    Questo per dire che è molto probabile che abbia anche io “sangue albanese” nelle vene, così come molti dei miei conterranei.

    Oggettivamente sperare di avere il sangue di Ippia per un abitante dell’Elide è assai illusorio, considerato quanti popoli sono passati dalle nostre parti (galli, romani, slavi, turchi, franchi, veneziani, albanesi…)

    A presto

  39. kelebek says:

    Per Andrea n. 33

    Seguendo i tuoi link, arrivo a

    http://en.wikipedia.org/wiki/Recovered_Territories

    dove scopro che la Chiesa cattolica ha attivamente promosso l’espulsione della popolazione tedesca dai territori occupati dalla Polonia e la sua sostituzione con i… cattocomunisti polacchi :-), nonché ovviamente con i Lemky deportati.

    Un interessante esempio della natura spesso imprevedibile delle convergenze politiche.

    Miguel Martinez

  40. utente anonimo says:

    Per Miguel n.34

    E’ storia ancora attuale. La vasta famiglia polacca di mia moglie (non particolarmente nazionalista) non tralascia occasione per ricordare come questo o quel posto in Europa ‘una volta fosse polacco’. Non dicono Koenisberg o Kaliningad, ma Kròlewiec. Caso limite: di notte fra Praga e il confine polacco in macchina: ”Dove siamo?” ”A Olomouniec” ”Ma sul cartello c’e’ scritto Olomouc” ”Che c’entra, è sempre stata una città polacca”. Apposta i Lituani mettono solamente targhe in lituano sui luoghi storici della storia e della letteratura polacca oggi sul loro territori: per fare dispetto ai concittadini di mia moglie..:-)

  41. utente anonimo says:

    Per Miguel n.34

    Dimenticavo la firma:

    Andrea Di Vita

  42. RitvanShehi says:

    >sarebbe ipocrita negare che vi sia un sentimento “anti-albanico” diffuso tra gli ellenici, ma attribuirlo a “tutti” gli ellenici non è corretto, ne converrai. Santaruina< Tutti no, ma buona parte sì (a seguito delle razzie napoleoniche in Italia si raccontava il seguente dialogo: “Ma tutti i francesi sono ladri?” “Tutti no, ma Buona-parte:-) sì”). Salverei giusto i comunisti greci, ai quali solo il Sacro Dogma dell’Internazionalismo Proletario vieta di disprezzare apertamente quella “razza inferiore”:-) degli albanesi. >Così come io contestavo simpaticamente il tuo dare del “fetentissimi” a “tutti” gli ellenici, indistintamente.Converrai che è una generalizzazione non corretta. < Diciamo piuttosto “non POLITICAMENTE corretta”:-)
    Beh, se anche in Grecia, come in Italia, il Presidente della Repubblica incarna l’unità della nazione, allora per proprietà transitiva tutti – o quasi – fetenti diventano.

    Infatti, qualche anno fa il Presidente ellenico e quello albanese dovevano avere un incontro ufficiale a Saranda, città nel sud dell’Albania. Ebbene, all’arrivo, il greco vide davanti alla sede dell’incontro un centinaio di çam recanti cartelli tipo “Presidente, faccia in modo che ci vengano restituite proprietà e cittadinanza”. E se ne andò lasciando l’omologo albanese lì come un baccalà. Poi, la diplomazia di Atene diffuse un comunicato in cui si tentava – come si dice dalle mie parti – di lavare la cacca pisciandovi sopra, sostenendo che il presidente ellenico se n’era ito perché la polizia albanese non era in grado di assicurare la sua incolumità. Ovvero che – diversamente da quella greca – non prendeva a manganellate quello sparuto gruppo di manifestanti inermi e pacifici çam.

    Converrai, invece, con me che nemmeno il più fetente, arrogante e protervo feudatario medievale si sarebbe comportato così con un suo vassallo, figuriamoci con un suo pari!

    >Comunque, a tal proposito, avendo fatto delle ricerche sulle popolazioni succedutesi nella mia terra di origine, ovvero l’Elide, nel Pelopponeso occidentale, avevo scoperto che dal XVI al XVII secolo vi furono numerose migrazioni di comunità albanesi che i comuni padroni turchi avevano spostato nella Morea per ripopolare un po’ quella regione martoriata.< Beh, mi sa che le tue ricerche finiscano per somigliare troppo a quelle dei cari serbi che imputano ai turchi il popolamento del Kosovo con albanesi. O che i turchi appena arrivati nei Balcani non c’avevano un cazzo d’altro da fare che fungere da Sportello Unico D’Emigrazione per gli albanesi?
    Beh, intanto beccati la Sacra Wiki su chi portò per primo gli albanesi in Morea (http://it.wikipedia.org/wiki/Despotato_di_Morea):

    “La dinastia concorrente dei Paleologi prese la Morea dopo la morte di Matteo nel 1380, con Teodoro I Paleologo divenendo il nuovo despota di Morea nel 1383. Teodoro….cercò anche di rinvigorire l’economia locale invitando gli albanesi a stabilirsi nel territorio.”

    Anzi, con l’invasione ottomana della Morea moltissimi albanesi emigrarono in Italia e a scuola, nelle ore di letteratura arberesh (albanesi d’Italia) ci stupivamo nel leggere che loro invocavano con nostalgia la terra d’origine come “Morea”. Il fatto portò anche all’equivoco di chiamare a suo tempo nel sud Italia “Piana dei greci” quella che oggi viene chiamata correttamente “Piana degli albanesi”.

    >Nel XVII secolo addirittura giunsero nell’Elide 20.000 albanesi che si stanziarono in villaggi rimasti disabitati, visto che i greci si erano nel tempo assai ridotti di numero.

    Nell’Elide settentrionale è calcolato che vi erano allora 20.000 albanesi e 35.000 greci.< Beh, questo è un altro discorso e accadde alcuni secoli dopo. Ma non solo i greci erano ridotti di numero: vedi sopra. >Questo per dire che è molto probabile che abbia anche io “sangue albanese” nelle vene, così come molti dei miei conterranei.< Questo è poco ma sicuro. Inoltre, molti degli eroi dell’indipendenza greca, nonché dei primi eminenti politici greci post indipendenza erano “arvanitas”. Ma se lo dici a un greco s’incazza peggio che se gli dicessi che quello che lui chiama “caffé greco”, in realtà si chiama “caffé turco”:-) >Oggettivamente sperare di avere il sangue di Ippia per un abitante dell’Elide è assai illusorio, considerato quanti popoli sono passati dalle nostre parti (galli, romani, slavi, turchi, franchi, veneziani, albanesi…)< Mah, anche di sangue d’Ippia qualcosa sarà rimasto, credo. E poi, più del sangue dovrebbe contare la cultura.
    Comunque, più che etnica la discriminazione dei greci verso gli albanesi è religiosa. La chiesa ortodossa greca è molto influente in quel paese e fomenta l’odio per i non ortodossi, specie per i musulmani o presunti tali.

    Sono personalmente testimone del fatto che il consolato ellenico a Tirana nei primi anni ’90 rifiutò il visto (ovviamente, senza dare alcuna spiegazione, come da stronzissima regola diplomatica internazionale) a una mia collega, docente universitaria dal nome e cognome “musulmani” (anche se lei era una miscredente:-) ), mentre lo concesse ai suoi 4 colleghi/e dai nominativi “cristiani” coinvolti come lei nello stesso progetto finanziato dall’UE presso la facoltà di medicina veterinaria di Salonicco.

    Più fetenti di così si muore, credo…..

  43. RitvanShehi says:

    x Santaruina.

    Lo sai come e perché è morto il generale italiano Enrico Tellini, primo caduto in missione per conto della Società delle Nazioni, antesignana dell’ONU?

    P.S. La risposta similellenica “in un incidente di caccia, scambiato per un fagiano” non è accettabile:-).

  44. utente anonimo says:

    Per Ritvan Shehi n.43

    Sapevo che Mussolini aveva attaccato la Grecia per la morte di un generale Italiano, ma ne ignoravo il nome. Comunque dal solito Wikipedia:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Enrico_Tellini

    ricavo l’informazione che Tellini fu ‘killed, presumably by Albanian bandits’.

    Una ricerca con Google (‘Enrico Tellini’) dà tra l’altro:

    http://www.ibs.it/code/9788874185436/giannasi-andrea/eccidio-tellini-gianina

    ”La mattina del 27 agosto 1923 a Zepi, località tra il cinquantatreesimo ed il cinquantaquattresimo chilometro lungo la strada tra Gianina e Kakavia sul confine tra la Grecia e l’Albania, una delegazione italiana guidata dal generale Enrico Tellini venne trucidata. Tellini guidava la commissione incaricata dalla “Conferenza degli Ambasciatori” – organo della Società delle Nazioni – di tracciare i confini tra la Grecia e l’Albania e tra quest’ultima e la Jugoslavia. Facevano parte della delegazione italiana il maggiore Corti (il medico della spedizione), il tenente Mario Bonaccini, aiutante di campo di Tellini, l’autista Remigio Farnetti e l’interprete albanese, Thanassi Gheziri, un Epirota di Leskovik. Benito Mussolini, presidente del consiglio dall’ottobre del 1922, condannò l’eccidio e pretese riparazioni e scuse ufficiali da parte del governo greco. Atene, con Londra e Parigi, chiese l’intervento della Società delle Nazioni, mentre l’Italia bombardò e occupo Corfù.”

    e inoltre:

    http://www.nationmaster.com/encyclopedia/Enrico-Tellini

    ”The Italian government, lead by Benito Mussolini, sent a stiff ultimatum to the Greek government 29 August 1923, demanding the payment of 50 million lire in reparations and that the assassins be executed. The Greeks were unable to identify the assassins, so Italian forces bombarded and occupied the Greek island of Corfu on 31 August 1923, killing at least fifteen civilians people. The location of Curfu, in a strategic posistion at the head of the Adriatic Sea, provided Mussolini with an ulterior motive for the invasion, for which Tellini’s assassination was a convenient pretext. […] Greece appealed to the League of Nations, which initially condemned the Italian occupation. The dispute was handed over to the Conference of Ambassadors, an organization established by the allies in 1919 to deal with problems arising out of the peace treaties following the First World War, and Italy and Greece agreed to be bound by its decision. The Conference of Ambassadors largely followed the Italian demands, ordering Greece to apologise and pay reparations, a decision that Greece accepted. Italy left Corfu on 27 September 1923.”

    A Isernia l’ex Vico dei Greci fu rinominato Vico Tellini in suo onore:

    http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=9130

    Stando al CNR

    http://www.cnr.it/cnr/events/CnrEventi?IDn=173

    l’assassino avvenne in territorio ellenico vicino al confine albanese:

    ”Il 27 agosto 1923, una commissione militare incaricata dalla Conferenza di Parigi di delimitare il confine greco-albanese, veniva massacrata in territorio greco, vicino alla frontiera albanese.”

    e inoltre:

    http://encyclopedia.farlex.com/Enrico+Tellini

    ”On 27 August 1923, its chief, Italian general Tellini, was found (with four of his staff) murdered near the Albanian border, but on Greek territory.”

    Andrea Di Vita

    A chiusura, cito da:

    http://www.irazoo.com/ViewSite.aspx?q=Enrico+Tellini&Page=1&irp=1&Site=http%3A%2F%2Ffeed.validclick.com%2Fgen.php%3Fdst%3DvMXV5G2TZKTGlIZ66NuVxOvi6pln1sO%252BkNhi16dhotu1vuDYbYOsuMieoKTAl7ToaMWqqdjJhJiemna7z7LapY7ey8ij4o27bWrG08SQyLNlmtvG621sxK6nsc2otJZppdx5gb%252B7eavGnuWhp%252B2qy4apecqcnJm1vpvq32LAnKK%252BWWu3qZejt4O2Znm7qqOkrd6khMjkxmmj16Sz2ramqXli2JzLurC4p7vF0Np9sOaGpsnEociDhdLdi7q7v5%252B348fho5LiyKuy4KGwdqe9l8i4w5xgvumlwYWfqqqBpsWj02Z6tLGMvN6Ze6ucor5kcbq2s8WpfbWAY66ynoPez4i4ubfbfYTew4GU65XSbpS7qaOyzb2ox%252FG2zGywx6m0udybmJuTscaNjsOKZZjc5u2sg%252BS2mbrqg9aFnduylsLH2HuXsN%252B5qY7tzsOu3aeqZ4C0mpl8yL6Vus3ku3mvmImX0c1jm46bpNrGfcOKZZjhptqViNedppTlrbSXhrC3pJ7n32Kjv7fE%26key%3Dtag-38565-3-749161636038%26affID%3D38565%26id%3DLFPvAffVC3%26sitehost%3Dwww.agenziaradicale.com

    ”Purtroppo, nonostante l’ampio ventaglio delle possibilità segnalate, si resta nel campo delle ipotesi, ed una piena verità non si avrà mai. Debole la teoria del complotto italiano: Mussolini, che pure bramava di dimostrare vigore e carisma, nel 1923 era agli inizi e l’eventuale scoperta di un atto così spregiudicato poteva risultare esiziale. Suggestiva la teoria secondo cui l’assassinio fu pensato e voluto dall’alleato albanese: del trio delle potenze europee che si stavano occupando dei confini, l’Italia era il membro più debole e quindi difficilmente l’Albania avrebbe potuto strappare una posizione di vantaggio. Non peregrine anche le letture secondo cui l’eccidio non fosse di matrice politica: la zona era effettivamente terra di brigantaggio, e Tellini, che già aveva servito in Albania, poteva essere stato oggetto di qualche tipo di vendetta dei clan locali o un agguato “sbagliato”. Ed infine la strada greca, maturata o in sede locale (il timore di alcuni villaggi greci di essere assegnati all’Albania), o politica per incolpare gli odiati albanesi.”

  45. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan Shehi n.43

    Sapevo che Mussolini aveva attaccato la Grecia per la morte di un generale Italiano, ma ne ignoravo il nome. Andrea Di Vita< Già. E se lo ignarava una persona colta e istruita come te, figuriamoci gli altri. E’ il destino che l’Italia “politicamente corretta” der cazzo riserva ai suoi figli che sono morti CON ONORE, per aver fatto CORRETTAMENTE il loro dovere fino in fondo.
    In un paese normale Tellini avrebbe dovuto avere il suo monumento bronzeo davanti alla sede FAO di Roma. Gli albanesi, invece, gli eressero negli anni ’20 ben due monumenti: uno vicino al confine greco e l’altro nel parco centrale di Tirana. Entrambi demoliti da quel fdp di Enver Hoxha appena giunto al potere, perché dedicati a un “generale fascista”. Se Dio mi darà forza e possibilità, non vorrei morire prima di aver fatto il possibile per ripristinare quei monumenti in Albania.

    >Comunque dal solito Wikipedia:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Enrico_Tellini

    ricavo l’informazione che Tellini fu ‘killed, presumably by Albanian bandits’.< Beh, se ci rivai troverai la suddetta cazzata corretta in “Greek Bandits”. Avrei tolto anche il “presumably”, visto che in Albania si sa benissimo nome e cognome del fetente capobanda greco che eseguì la strage IN TERRITORIO GRECO. Infine, qualche commento al pezzo da te citato da “agenziaradicale.com” >”Purtroppo, nonostante l’ampio ventaglio delle possibilità segnalate, si resta nel campo delle ipotesi, ed una piena verità non si avrà mai.< Certo, se la Storia la si fa in modo autoreferenziale e fregandosene altamente delle fonti ALBANESI (ma che storia vuoi che facciano quei trogloditi!:-) ) la verità non si avrà mai. >Debole la teoria del complotto italiano: Mussolini, che pure bramava di dimostrare vigore e carisma, nel 1923 era agli inizi e l’eventuale scoperta di un atto così spregiudicato poteva risultare esiziale.< Oh, abbiamo trovato gli antesignani dei komplottisti dell’11/9, fatto da Bush &co:-) >Suggestiva la teoria secondo cui l’assassinio fu pensato e voluto dall’alleato albanese: del trio delle potenze europee che si stavano occupando dei confini, l’Italia era il membro più debole e quindi difficilmente l’Albania avrebbe potuto strappare una posizione di vantaggio.< Beh, cazzate come questa raramente le avrò viste! >Non peregrine anche le letture secondo cui l’eccidio non fosse di matrice politica: la zona era effettivamente terra di brigantaggio, e Tellini, che già aveva servito in Albania, poteva essere stato oggetto di qualche tipo di vendetta dei clan locali< Altre mostruose cazzate a suo tempo vomitate da Atene per tentare di pararsi il culo.
    Tellini aveva fatto effettivamente parte del corpo d’armata italiano che voleva tenersi il distretto di Valona anche dopo la IGM. Corpo d’armata che fu attaccato – con la benevola neutralità del governo di Tirana – da un “esercito” improvvisato di pastori e contadini del distretto in quella che la Storia albanese definisce “L’Epopea di Valona”: gli italiani rimasti vivi sarebbero tutti finiti in mare o prigionieri se non fosse sopraggiunto l’armistizio e il conseguente ritiro delle truppe italiane dall’Albania. Probabilmente lì Tellini conobbe il valore, l’eroismo e il senso dell’onore (non solo militare) degli albanesi, cosa che probabilmente influenzò il suo comportamento da capo della commissione della Società delle Nazioni.

    >o un agguato “sbagliato”.< Eh, già, come dicevo prima, è stato sicuramente scambiato per un fagiano:-). >Ed infine la strada greca, maturata o in sede locale (il timore di alcuni villaggi greci di essere assegnati all’Albania), o politica per incolpare gli odiati albanesi.”< L’esecutore materiale era un bandito locale greco: il villaggio della su’ ganza era stato assegnato all’Albania, pertanto era incazzato come una biscia. Sicuramente ha goduto di appoggi istituzionali – la commissione d’inchiesta trovò che da una guarnigione militare greca vicina al luogo dell’agguato non era accorso nessuno al rumore degli spari – ma non ci sono prove inoppugnabili in tal senso.
    Infine, non fu per “incolpare gli albanesi”, sapevano che non poteva reggere. Fu semplice e crudele vendetta, contro un uomo che – nel compimento con correttezza della missione assegnatagli – aveva sputtanato pubblicamente la Santa Chiesa Ortodossa Greca Der Cazzo. Come? Forse ve la racconterò un’altra volta…se ne avrò voglia:-)

  46. RitvanShehi says:

    P.S. al mio #45

    Conosco personalmente il figlio del capo del distaccamento dei miliziani albanesi che tesero un agguato alla banda del fetentone greco assassino di Tellini. Gli mandarono una falsa lettera da parte della su’ ganza (rimasta in territorio albanese) e, appena a tiro li massacrarono. Addosso gli trovarono l’orologio d’oro del generale italiano, che fu consegnato al consolato italiano per essere restituito alla vedova.

    E sono ancora vivi degli uomini che fecero parte di quel gruppo di miliziani giustizieri che vendicarono “l’amico italiano del popolo albanese”, il Generale Tellini. Basta che gli “storici” autoreferenziali con la puzza sotto er naso prendano il traghetto e vadano in Albania….

  47. utente anonimo says:

    Per Ritvan n.46

    ”falsa lettera da parte della su’ ganza”

    Come hanno fatto gli Albanesi a procurarsi tale lettera?

    Andrea Di Vita

  48. utente anonimo says:

    Per Ritvan n.45

    ”Come? Forse ve la racconterò un’altra volta…se ne avrò voglia:-)”

    Eh no! Adesso ce lo devi raccontare :-) Dopo che ho seguito tutta lastoria fin qui, mi togli proprio la parte che nessuno riporta? :-)

    Andrea Di Vita

  49. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n.45

    ”Come? Forse ve la racconterò un’altra volta…se ne avrò voglia:-)”

    Eh no! Adesso ce lo devi raccontare :-) Dopo che ho seguito tutta lastoria fin qui, mi togli proprio la parte che nessuno riporta? :-)

    Per Ritvan n.46

    ”falsa lettera da parte della su’ ganza”

    Come hanno fatto gli Albanesi a procurarsi tale lettera? Andrea Di Vita< Comincio dalla seconda. Tu, caro mio, ragioni con “la mente” di oggi, quando il 100% (o quasi) della popolazione sa leggere e scrivere per conto proprio. Se vai con le ali della fantasia nell’Albania del 1922, quando la maggior parte della popolazione (e la quasi totalità di quella femminile) era analfabeta e si facevano scrivere le lettere dal maestro di scuola o dal prete, probabilmente troverai da solo la risposta:-). In ogni modo ti posso escludere con certezza che quei feroci trogloditi albanesi:-) abbiano torturato la ganza per costringerla a scrivere, se è questo che volevi insinuare:-). La ragione dell’assassinio di Tellini? Una “fatwa” della Santa Madre Chiesa Ortodossa Greca Der Cazzo.
    Vedi, Andrea, la decisione della Conferenza degli Ambasciatori, fatta poi propria anche dalla Società delle Nazioni – per cui conto operava la Commissione Internazionale capeggiata da Tellini – in merito alla definizione della frontiera greco-albanese era questa: i villaggi a popolazione greca o prevalentemente greca andavano alla Grecia e viceversa all’Albania.

    Ebbene, siccome nelle zone del sud Albania-nord Grecia la popolazione era praticamente bilingue e in territorio albanese vi si trovava anche un sacco di villaggi di religione greco-ortodossa, la Santa Chiesa der Cazzo di cui sopra – che amministrava anche le chiese ortodosse albanesi, non avendo ancora l’Albania una chiesa ortodossa autocefala – pensò bene di minacciare di scomunica chiunque avesse parlato in albanese o si fosse dichiarato albanese quando sarebbe passata la Commissione (ovvero come si fa a far diventare Dio complice di una sporca menzogna a fini politici).

    Infatti, ad ogni passaggio della Commissione in villaggi albanesi ortodossi ci fu un tripudio di bandiere elleniche (sollecitamente distribuite dalla sullodata Chiesa der Cazzo), bambini che cantavano in coro strofe di benvenuto nella lingua di Omero and so on. Nemmeno un cane spiccicava una parola d’albanese.

    Ora, non so se il sospetto venne autonomamente a Tellini oppure se ricevette lamentele dal delegato albanese o dall’interprete (albanese pure isso): è più probabile la seconda. Però, credo che la trovata usata per smascherare l’infame intrigo blasfemo della Chiesa der Cazzo sia stata frutto del cosiddetto Genio Inventivo Italico:-) di Tellini. In uno dei villaggi, dopo che il solito coro dei ragazzini “di pura razza ellenica” aveva finito di sciorinare le strofette in lingua omerica, il generale infilò la mano in tasca, ne trasse una manciata di monetine e le lanciò ai ragazzini. Ovviamente ne conseguì una piccola zuffa fra questi, condita anche da insulti…in puro idioma albanese. A quel punto Tellini si rivolse ai membri della Commissione dicendo:”Signori, per quanto bene uno padroneggi un’altra lingua, quando s’incavola e insulta usa sempre la sua lingua madre. Pertanto, questo villaggio è chiaramente albanese. E, visto l’andazzo, adesso si ritorna a controllare tutti i villaggi che abbiamo in precedenza considerati greci e a investigare su chi ha ordito questa ignobile commedia per farci fessi e fallire di adempiere alla nostra missione così come c’è stata affidata.”. Dopo qualche giorno, però, gli fu teso l’agguato che sappiamo.

    Come già detto, chiamare Tellini “amico degli albanesi” forse è un’esagerazione. Probabilmente fece quel che fece solo perché era un militare col senso del Dovere e dell’Onore. E anche uno che non gli piaceva che lo facessero passar per fesso. Ciò non toglie che gli albanesi lo considerassero un amico “të prem në besë” (libera traduzione: ospite/amico ammazzato quando era sotto la loro protezione-besa) e pertanto da vendicare ad ogni costo, pena la perdita dell’onore. E lo vendicarono, come già detto, e gli eressero anche ben due monumenti.

  50. utente anonimo says:

    Per Ritvan

    Grazie! :-))

    Andrea Di Vita

  51. RitvanShehi says:

    Non c’è di che, caro Andrea, quando c’è da aggiungere qualche episodio sconosciuto ai Supremi Storici Occidentali non mi tiro mai indietro:-).

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