Proud to be American

L’euforia – come quella per l‘elezione di Obama – ha sempre bisogno di negare l’ovvio.

Ribadiamo quindi l’ovvio.

Non è un caso che un capitalismo travolgente desideri un sistema uninominale, all’americana per l’appunto, per gestire l’amministrazione quotidiana.

Il sistema elettorale statunitense mette in gara due concorrenti, per ottenere il voto degli indecisi. Pertanto, il programma di entrambi è indirizzato a questo piccolo mercato, e tende quindi a unificarsi.

Questa unificazione del programma viene mascherato da un rumoroso gioco delle personalità, cioè in sostanza di immagini.

Che, a differenza dei contenuti, sono molto costose da produrre; e quindi richiedono enormi finanziamenti, e il vincitore deve ripagare in qualche maniera i soldi ricevuti.

E se qualcuno trova da ridire, gli si può sempre rinfacciare, "ma potevi votare, no?" Oppure, "beh, lo hai votato tu quel candidato, no?"

Due cose che Enver Hoxha non ha mai potuto dire per azzittire i propri critici.

Quasi nessuno si chiede cosa abbiano votato quei cittadini statunitensi che al seggio elettorale, non hanno scelto né Obama né McCain.

Si tratta solo dell’1% degli elettori, e quindi è probabile che qui in Italia se ne sia parlato unicamente in termini di colore, alla maggior gloria della varietà e della libertà della Grande Repubblica. Citando ad esempio il candidato John Joseph Polachek, un tassista di Chicago che si è presentato come candidato senza foto, senza programma, senza sito web, senza candidato alla vicepresidenza e senza aver raccolto una sola firma (nemmeno la propria).[1]

In realtà, tra i numerosi candidati alla presidenza, ce n’erano quattro che in altre circostanze avrebbero potuto affermarsi seriamente: Ralph Nader, Chuck Baldwin e Cynthia McKinney da una parte, Bob Barr dall’altra.[2]

Nader, McKinney e Baldwin, non dovendo scendere a compromessi con finanziatori miliardari, hanno presentato dei programmi e non della retorica.

Nader è oggi certamente l’esponente più noto e rispettato della generazione dei ribelli degli anni Settanta; Cynthia McKinney è una combattiva ex-deputata nera. Entrambi fanno appello sia a ciò che rimane delle persone intellettualmente indipendenti, sia alle masse disgregate di poveri.

Chuck Baldwin al contrario è un predicatore evangelico, che si oppone all’aborto e sostiene il diritto di possedere armi da fuoco, e rappresenta quei Middle Americans fortemente colpiti dalla crisi, per nulla amici delle grandi corporation, ma che non si identificano affatto nella cultura progressista.

Nader, McKinney e Baldwin, grazie alla mediazione dell’ex-deputato repubblicano Ron Paul, hanno firmato un originale accordo su tre punti che li univano:

– porre fine in maniera netta e radicale alle guerre in corso e al militarismo in generale;

- difendere i diritti civili abrogando il Patriot Act e vietando la tortura e le carceri segrete;

– ridurre il potere totalizzante delle corporation, attraverso il controllo della Federal Reserve, il rifiuto di usare soldi pubblici per salvare profitti privati e affermando la punibilità delle grandi imprese.

E’ un programma dignitoso e chiaro (vi invito a leggerlo in dettaglio). E se lo confrontiamo con quelli di McCain e Obama, capiamo subito come i candidati "ufficiali" abbiano sostanzialmente un unico programma, e come  questo sia il programma alternativo.

Si può essere d’accordo o meno con il programma Nader-McKinney-Baldwin, ma è proprio su cose come queste che si dovrebbe poter votare.

Questo programma evita di toccare il punto in cui Nader e McKinney da una parte, Baldwin dall’altra non possono essere d’accordo: i primi due vogliono l’introduzione di un sistema di sanità pubblica di tipo canadese, inaccettabile agli elettori di Baldwin che sono contro lo stato guerriero, lo stato torturatore ma anche lo stato medico.

E su questo tema, senz’altro fondamentale, ognuno va giustamente per la propria strada.

In Italia, un accordo di questo tipo sarebbe stato inimmaginabile: meglio tenersi bombe e corporation che scappano con i fondi pensione, piuttosto che scendere a patti con quei redneck-fondamentalisti o viceversa con quei comunisti-abortisti. In questi casi, io sono totalmente filoamericano; anzi – a differenza di Berlusconi e Veltroni che vogliono fare gli americani –  sono americano e fiero di esserlo.

Il fatto che i candidati alternativi prendano pochissimi voti, non vuol dire affatto che non ci siano tante persone che la pensano come loro.

Il giornalista Chris Hedges scrive,

"Tra i liberal e i progressisti, c’è poco disaccordo sui temi che dividono Nader e Obama. Nader vincerebbe tra di noi per una valanga di voti se ci si basasse sulle issue [i temi concreti].

ll senatore Barack Obama ha votato per rinnovare il Patriot Act, ha votato per continuare a finanziare la guerra in Iraq, ha sostenuto il FISA Reform Act [che copre i protagonisti di forme di spionaggio e di vessazione contro i dissidenti politici], ha corteggiato in maniera abietta la lobby israeliana, ha sostenuto la pena di morte, si è rifiutato di sposare la causa di un sistema sanitario universale single-payer [centralizzato] e not-for-profit per tutti gli americani, ha chiesto di aumentare il numero di uomini sotto le armi e di estendere la guerra in Afghanistan, si è rifiutato di chiedere una riduzione delle spese gonfiate e degli sprechi militari, ha fatto il lobbista per la gigantesca truffa fiscale nota come il bailout [il salvataggio degli speculatori con fondi pubblici] e ciò lo ha reso ripugnante per la maggior parte di noi a sinistra.

Nader sta dall’altra parte su tutte queste questioni." [3]

Arriviamo così a una domanda importante. Se il sistema elettorale fosse diverso – in pratica, se la gente potesse scegliere le cose in cui crede, e non in base a semplici immagini o per il "meno peggio" – come sarebbero andate le candidature alternative di cui parliamo qui? [4]

Se dovesse cambiare il sistema, non solo la sinistra, ma anche buona parte dell’elettorato nero, latino, operaio o precario aderirebbe immediatamente al programma di Nader.

Se a questi si aggiungessero, su temi specifici, gli elettori del ceto medio bianco che non capiscono e non amano le guerre all’estero, i poteri di spionaggio e polizia concessi allo stato federale e lo strapotere delle corporation, potrebbero succedere cose sorprendenti. Ed è proprio per questo che possiamo essere certi che il sistema non cambierà.

In un liceo a New York è stato fatto un curioso esperimento: il campione statistico ovviamente è troppo ristretto per essere significativo, eppure l’esperimento dimostra in maniera lampante una questione di principio.

Agli alunni veniva chiesto di votare puramente su un programma, senza sapere i nomi, le personalità, il genere o il colore della pelle dei candidati che sostenevano tali programmi.

Ognuno dei cinque "partiti" presentava i propri punti di vista su Iraq, Afghanistan, l’assistenza medica, l’aborto, il  bailout, i matrimoni gay, la prospezione petrolifera, l’immigrazione, la pena di morte, l’istruzione pubblica e Israele.

Gli studenti hanno ascoltato e poi votato; solo dopo aver votato, veniva loro detto a quale partito vero corrispondeva quello il cui programma avevano votato.

Nella votazione, Nader riceveva il 46% dei voti; McCain il 4%; Obama, il 29%; Bob Barr il 2%; e Cynthia McKinney il 17%. E cioè i due terzi hanno votato per qualche forma di Third Party – e incidentalmente anche contro le guerre, il sostegno a Israele e il salvataggio di Wall Street sostenuti congiuntamente da McCain e Obama.[5]

Ed è questo voto virtuale – che magari poi prende la forma impotente del sostegno a Obama – che salva moralmente gli Stati Uniti.

Note:

[1] A chi fosse interessato a uno studio antropologico degli Stati Uniti, consiglio vivamente di leggere il programma del candidato Charles Jay del Boston Tea Party. Charles Jay non è nessuno, e quindi ha preso pochissimi voti, ma è riuscito a sintetizzare in venti punti il pensiero di milioni di middle class Americans.

[2] Diciamo "dall’altra", perché i primi tre correvano in pratica come alleati, senza rapporti con Bob Barr, il candidato del Libertarian Party.

Bob Barr è stato per anni uno dei deputati repubblicani più aggressivi, conducendo la campagna per l’impeachment di Clinton, introducendo proposte di legge discriminatorie nei confronti delle persone omosessuali e firmando con il proprio nome una dura legge contro la droga. Oggi Bob Barr si dichiara pubblicamente pentito su tutta la linea, e pone al centro della propria campagna l’abrogazione delle leggi che lui stesso ha promosso.

[3] Nel dibattito tra Obama e McCain del 15 ottobre, Barack Obama si è espresso a favore della "tort reform", cioè per l’abolizione delle leggi che permettono di citare le imprese per danni multimilionari; a favore della ripresa dell‘industria del carbone, un cavallo di battaglia della destra; ha negato di essere a favore del sistema sanitario di tipo canadese, sostenuto invece dalla maggioranza degli americani.

[4] Per capire come si possa cambiare una democrazia modificando il sistema elettorale, si metta a confronto una mappa del parlamento italiano nel 1990 con una di quello attuale: mentre non sono radicalmente cambiate le tendenze degli italiani, non esiste un solo elemento in comune tra le due mappe.

[5] Non so perché mancava Baldwin, ma possiamo essere sicuri che avrebbe avuto un discreto successo tra gli elettori cristiani tradizionalmente repubblicani, proprio come nel liceo progressive di New York Nader ha avuto un sucesso sproporzionato.

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35 Responses to Proud to be American

  1. Dei vari candidati realmente diversi che non sono riusciti a raccogliere nemmeno le briciole, val la pena di citare il vecchio, attivissimo libertarian Ron Paul: anche la sua linea avrebbe cambiato radicalmente le cose.

  2. utente anonimo says:

    Se il parlamento italiano fosse ancora eletto col sistema del 1990, ci sarebbero cittadini italiani che muoiono cercando di scappare in Somalia.

    E la repubblica americana sarebbe un semidittatura presidenziale in stile Chavez o sarebbe crollata in una miriade di pezzi.

    Però Bossi sarebbe molto felice, e con lui Mastella e Diliberto.

    Ciao

    Francesco

  3. utente anonimo says:

    “ha negato di essere a favore del sistema sanitario di tipo canadese, sostenuto invece dalla maggioranza degli americani”

    immagino che la minoranza di americani che non vuole il sistema sanitario canadese sia concentrata negli elettori “oscillanti”, gli unici che Obama doveva convincere. che sfiga!

    Francesco

  4. utente anonimo says:

    – E la repubblica americana sarebbe un semidittatura presidenziale in stile Chavez o sarebbe crollata in una miriade di pezzi. —

    E pensi che a Miguel questo dispiacerebbe?! :-)

    Rock & Troll

  5. utente anonimo says:

    Miguel,

    – Se il sistema elettorale fosse diverso (…) se la gente potesse scegliere le cose in cui crede (…) e dovesse cambiare il sistema (…)

    Se a questi si aggiungessero (…) —

    E se mio padre avesse tre palle di acciaio sarebbe un flipper ;-)

    Z.

  6. Gammal says:

    Scusa la mia ignoranza, Michè, ma questi quattro perché hanno fatto una così magra figura? Il loro programma non era visibile, al momento del voto? Voglio dire che, senza internet, non era possibile – o comunque non facile – esserne informati?

  7. utente anonimo says:

    immagini.

    “immgine…Che, a differenza dei contenuti, sono molto costose da produrre; e quindi richiedono enormi finanziamenti, e il vincitore deve ripagare in qualche maniera i soldi ricevuti.”

    Sicuro? i contenuti sono immensamente costosi, quanto meno in termine di tempo e sforzo per crearli e farli passare.

    molto più facile una bella immagine del tipo “facimme ‘a faccia feroce” che un contenuto serio

    roberto

    ps. grazie, dopo una sfilza di post in cui condividevo tutto, posso finalmente tornare a far polemica

    :-)

  8. utente anonimo says:

    roberto,

    credo che il senso fosse: una campagna mediatica intensiva su ampia scala ha un costo economico di gran lunga superiore di una campagna condotta con mezzi modesti, in cui ci si limita ad illustrare il proprio programma.

    In ogni caso, penso che nemmeno un elettore su dieci voti in base al proGGramma dichiarato – anche non corrisponde mai a ciò che il politico una volta eletto potrà o vorrà fare.

    Z.

  9. utente anonimo says:

    “anche perché…”: e che diamine

  10. utente anonimo says:

    ho notato un lapsus calami assai curioso.

    nel post 7 il mio incipit doveva essere

    “Miguel, ….”

    ed invece ho scritto

    “immagini”

    :-)

    roberto

  11. kelebek says:

    Per Gammal n. 6

    Direi che i motivi sono diversi.

    1) Dalla fondazione degli Stati Uniti, le elezioni sono sempre immaginate come una cosa “a due”, non è facile immaginare un terzo. Questo è certamente il punto più importante.

    2) Il ricatto pesantissimo del “voto sprecato”: personalmente, conosco molti statunitensi che la pensano come Nader, e quasi tutti hanno votato per Obama.

    3) l’assenza completa di mezzi economici.

    Comunque, in un sistema bipolare, chi parte da zero deve arrivare immediatamente ad avere la maggioranza relativa in un solo colpo per vincere, fosse anche un solo seggio. E se no, sei fuori.

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    Un’altra osservazione.

    Perdere tempo, fatica ed energie per una campagna elettorale che può mirare, al massimo, allo 0,5% dell’elettorato, nel migliore dei casi è sprecare tempo e denaro. Nel peggiore dei casi, è una vacua esibizione di narcisismo.

    In ogni caso una cosa è certa: non è fare politica. Anzi, è decidere deliberatamente di non farla.

    Z.

  13. utente anonimo says:

    “In ogni caso una cosa è certa: non è fare politica. Anzi, è decidere deliberatamente di non farla. ”

    E perchè mai?

    E.M.

  14. controlL says:

    Le cose non cambiano finché non s’immagina che possano cambiare. Quando ciò avverrà, lo 0,5% potrà diventare una valanga. Le cose importanti avvengono per crolli improvvisi. Senza uno stupido bianco otto anni alla casa bianca, probabilmente non ci sarebbe stata la spinta a votare un nero. Ma il nero per essere votato doveva ancora essere tutto dentro il sistema democratico/repubblicano. Quando l’illusione che sia l’unico possibile cadrà per alcuni avvenimenti, se ne sbarazzeranno senza rimpianti.p

  15. utente anonimo says:

    1) Dalla fondazione degli Stati Uniti, le elezioni sono sempre immaginate come una cosa “a due”, non è facile immaginare un terzo. Questo è certamente il punto più importante.

    OK ma

    1) ci sono le primarie, in cui corrono tanti candidati, che costano un pò meno, che permettono alle posizioni presenti nei partiti di emergere

    2) come mai non emerge un “altro” orientamento politico neppure a livello locale? un socialista in qualche staterello dell’est o un liberale nel sud o un Bossi nel midwest? manco alle elezioni del congresso, che si tengono ogni due anni? mi sembra veramente strano, non capisco

    ciao

    Francesco

  16. utente anonimo says:

    E.M.,

    – E perchè mai? —

    Perché il peso politico di uno 0,5%, nel caso di specie, è esattamente pari a zero.

    Z.

  17. utente anonimo says:

    p.,

    – Le cose non cambiano finché non s’immagina che possano cambiare. —

    Sì, ma non mi sembra una buona ragione per seguire strade vistosamente improduttive…

    – Quando l’illusione che [il sistema democratico/repubblicano] sia l’unico possibile cadrà per alcuni avvenimenti, se ne sbarazzeranno senza rimpianti —

    Possibile… ma non è detto: potrebbero comunque preferirlo agli altri possibili. Oppure potrebbero sbarazzarsene per uno ancora peggiore e provarne rimpianto :-) Di certo non è un’eventualità che riguarda il presente, come tu stesso osservi: evidentemente quegli eventi-innesco non si sono ancora verificati.

    Z.

  18. controlL says:

    Bisogna vedere cosa s’intende per produttive. Non si aiuta chi si ritiene che produca cacca. Ci si astiene. È l’unica cosa sensata da fare in questi casi, anche se può sembrare insensata. Gli eventi-innesco sono incontrollabili, dipendono da troppe variabili su cui non si ha alcuna possibilità d’intervenire. L’errore di certo attivismo è appunto quello di poterli produrre con le proprie azioni individuali o di minime minoranze. Ma si può già vedere, prima di poter fare alcuna cosa, che il gigante ha i piedi d’argilla. “Intuitus” (guardare verso).p

    ps: in questo caso mi riferisco solo a un mutamento di regime, per quanto profondo. Ma anche questi avvenimenti hanno bisogno anzitutto d’uno sguardo diverso. L’azione precede naturaliter la teoria, ma a un dato punto la teoria deve precedere l’azione, quando vuole cambiare lo status quo. Qui “natura facit saltus” anche in campo sociale.p

  19. kelebek says:

    Per Francesco n. 15

    Giusto quello che dici delle primarie. Comunque ogni tanto ne escono di personaggi sul piano locale, persino qualche deputato o senatore: sia Ron Paul (repubblicano) che Cynthia McKinney (democratica) sono ex-deputati.

    Miguel Martinez

  20. utente anonimo says:

    p.,

    – Bisogna vedere cosa s’intende per produttive. —

    Che possano produrre conseguenze politiche, intendo.

    Coi numeri che hanno, Nader & co. dubito ne siano in grado.

    Che poi le loro proposte siano oro o cacca è un altro paio di maniche.

    Z.

  21. utente anonimo says:

    Settimana terribile. Da un po’ di giorni non faccio in tempo nemmeno a dare un’occhiata al blog. Oggi vado a vedere, ma prima ancora di aprirlo so già cosa troverò: un post in cui Miguel ribadirà l’indifferenza tra McCain e Obama. So già che nella sostanza sarò d’accordo, ma so già che dare ragione a Miguel su questo punto mi metterà di cattivo umore. Perché è più forte di me, Obama ha vinto e sono contento. Molto, moltissimo. Mi dà troppo fastidio dover pensare che non è cambiato nulla.

    Difficile trovare un’unica chiave di lettura per giudicare il voto americano. Non so se sia più costoso produrre immagini o contenuti, credo più che altro che per le masse sia più facile seguire delle immagini che dei ragionamenti, quindi si investe molto più sulle prime che sui secondi. Ma credo pure che, nonostante tutto, la costruzione di un’immagine comporti delle conseguenze sui contenuti. In altre parole: l’adozione di una data retorica politica produce, con una relazione labile e indiretta fin che si vuole, una data politica. Ora, può anche darsi che tutto l’immenso dibattito Obama vs McCain sia un gigantesco scherzo orwelliano in cui la gente si accapiglia senza accorgersi che dietro i due ologrammi proiettati sul palco celano la medesima mano, quella impersonale del sistema.

    Eppure una parte di me fatica a credere che l’immagine dei neri che piangono per la vittoria di Obama abbia lo stesso significato di quella dei cristiani integralisti che esultavano per quella di Bush.

    Chi conosce gli Usa non solo attraverso il TG saprà quale fermento, anche a livello di base, ha suscitato la candidatura di Obama. L’ingresso di moltissimi nuovi votanti, in gran parte neri e ispanici, mi pare anch’esso un valore in sé.

    Certo è vero, il sistema uninominale produce la famosa corsa al centro che omologa le diverse proposte politiche riducendole a una gara di personalità. Ci sarebbe da capire perché, in un mondo in cui la politica insegue l’umore della gente piuttosto che indirizzarla ideologicamente, la maggioranza elettorale esprima delle issues così lontane da quelle che realmente interessano la maggioranza della popolazione. Ad ogni modo, il fatto che l’immagine di Obama sia associata all’idea di una maggiore inclusione sociale, ad una più equa distribuzione della ricchezza, a una minore aggressività in politica estera, e che il blocco elettorale che lo ha sostenuto sia ispirato in buona parte da valori “naderiani” mi sembra meno peggio di qualunque riedizione del Bushismo teocon che ha imperato sinora. Non ho ancora letto l’articolo segnalato nel post precedente, e forse ne traviso il significato, ma il concetto è proprio che An Obama Victory Will Transform the Face of the Nation More Than Its Policies,e siccome non la può certo trasfomare in peggio, per un giorno possiamo pure dirci contenti.

    Diciamo che su Obama, per ora, la mia posizione è quella di Chavez. :-)

    http://www.elpais.com/articulo/internacional/Chavez/Quiero/hablar/negro/elpepuint/20081103elpepuint_5/Tes

    Val

  22. utente anonimo says:

    Correggo il link del post precedente.

    Ecco il video : http://www.youtube.com/watch?v=8jGXk_MnIpY

    Val

  23. utente anonimo says:

    Per Val: spesso quando appare un tuo commento mi colpisce leggere esattamente quello che penso anche io, scritto come non saprei mai fare e con molte informazioni utili.

    Sarebbe bello se tu esistessi davvero: quando mi pare di non capire più nulla sei un pensiero rassicurante.

    Non riesco ad aprire il video del tuo link.

    Buona giornata a tutti

    F.

  24. utente anonimo says:

    Troppa grazia. Anche se non so se produrre un pensiero ansiolitico torni a mio onore… :-)

    Il video del Pais è stato rimosso, ma si trova su Youtube. Il link è questo (e funziona): http://www.youtube.com/watch?v=8jGXk_MnIpY

    Ciao,

    Val

  25. utente anonimo says:

    Visto, grazie.

    Commento sintetico quello di Chavez ma come si fa a non condividere?

    Rubo il mestiere a Miguel per un attimo con fanta-traduzione, senza vocabolario:

    “che un negro diventi Presidente degli Stati Uniti già potremmo dire che non è poca cosa.

    Che quest’uomo negro sia all’altezza della storia, vedremo…

    Non gli chiediamo che sia un rivoluzionario o un socialista, no, solo che si posizioni…

    Speriamo che quest’uomo sia all’altezza del momento che vive il mondo.

    Ora, da qui, noi che siamo razza india, negra, sudamericana chiediamo che si ponga all’altezza di ciò che sta succedendo nel mondo e della speranza che il mondo nutre, che la maggior parte di noi ha per un mondo di PACE.

    Inshallah” :-)

    F.

  26. falecius says:

    per Francesco: il Vermont ha una storia di una corrente “socialista” locale dei Democrats, ad esempio, che ha prodotto almeno un senatore.

    Credo che il fatto sia che questi gruppi tendano a confluire dentro ai due partiti maggiori (ad esempio gran parte della destra religiosa dell’Ovest agricolo nei Republicans, o molti potenziali naderiani nei Democrats), dove forse pensano sia più facile portare avanti le proprie istanze.

  27. JohnZorn says:

    Sono felicissimo per la vittoria di Obama: è bello vedere anche i musulmani felicitarsi per la vittoria di un apostata… TIE’! ;)

    JZ

  28. utente anonimo says:

    Che io sappia Obama è un cristiano, mica una prostata :-)

    Z.

    p.s.: oh, ma son veramente tutti contenti della vittoria di Obama! Meno male che non ha vinto McCain, altrimenti sai che depressione mondiale :-))

  29. RitvanShehi says:

    >Che io sappia Obama è un cristiano, mica una prostata :-) Z.< Mio caro Z., sarai anche un insigne leguleio, ma di cose religiose ne capisci poco.
    Come già detto a suo tempo per il sottoscritto – nato da genitori musulmani e, pertanto, considerato in punta di diritto islamico un musulmano a tutti gli effetti – Obama è nato da padre musulmano e, pertanto – siempre in punta di diritto islamico che prevede che sia la religione paterna a far testo in caso di religioni differenti – era musulmano fino al momento in cui ha abbracciato il cristianesimo. Pertanto, tecnicamente è un “apostata”, proprio come dice JZ. Senza “r” fra la “p” e la “o”: la prostata mi risulta che ce l’abbia ancora:-).

    P.S. Hai capito adesso perché io, nato da genitori musulmani, non mi professo musulmano, ma nel contempo non intendo abbracciare alcuna altra religione: mica c’ho la scorta io, come il buon Magdi Cristiano De Noantri Allam a salvarmi dal coltello di qualche scervellato seguace di Bin Laden a caccia di “apostati”:-)

  30. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – Hai capito adesso perché io, nato da genitori musulmani, non mi professo musulmano, ma nel contempo non intendo abbracciare alcuna altra religione —

    Cioè – tu non vai in chiesa (tempio, sinagoga o altro) per evitar d’essere perseguitato per motivi religiosi? davvero?

    Z.

    PS: Certo, tradizionalmente il figlio segue la religione del padre. Solo, la religione islamica non distingue a seconda di come il figlio è stato educato? Banalmente, se la madre cristiana (col consenso del padre musulmano) ha educato il figlio alla religione cristiana, il figlio è lo stesso una prostata? :-)

  31. RitvanShehi says:

    — Ritvan:Hai capito adesso perché io, nato da genitori musulmani, non mi professo musulmano, ma nel contempo non intendo abbracciare alcuna altra religione —

    >Cioè – tu non vai in chiesa (tempio, sinagoga o altro) per evitar d’essere perseguitato per motivi religiosi? Z.< No, caro, io non vado in chiesa perché NON SONO CRISTIANO e non vado in sinagoga perché NON SONO EBREO.
    Ma non vado neanche in moschea, pur essendo – siempre a detta dei saggi islamici – “musulmano di nascita”. Ma tu lo sai, io sono un po’ strano:-)

    >PS: Certo, tradizionalmente il figlio segue la religione del padre. Solo, la religione islamica non distingue a seconda di come il figlio è stato educato? Banalmente, se la madre cristiana (col consenso del padre musulmano) ha educato il figlio alla religione cristiana, il figlio è lo stesso una prostata? :-)< Sì. E pure per il padre che ha dato il consenso a tale “prostatazione”:-) saranno uccelli pe’ diabetici al cospetto di Allah (se anche sfuggisse al braccio violento della sharia quaggiù), credo.

  32. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – No, caro, io non vado in chiesa perché NON SONO CRISTIANO e non vado in sinagoga perché NON SONO EBREO. —

    Beh, mi sembrano motivi molto ragionevoli per non frequentare alcuno dei due edifici summenzionati :-) Però sotto avevi scritto che non hai abbracciato altre religioni per evitare guai con gli “islamici”… insomma, non fare di ‘ste battute, ché poi ti prendo sul serio e mi preoccupo per te! :-)

    Z.

  33. RitvanShehi says:

    Caro Z., le battute migliorano la qualità della vita:-).

    Ovviamente scherzavo quando dicevo che non abbraccio il cristianesimo o l’ebraismo per paura di essere considerato “prostata” dal caro fanatico islamico di turno. Sto bene così, credo in Dio e mi basta, senza iscrivermi ad alcuna particolare “parrocchia”.

  34. utente anonimo says:

    Whew. Cioè, dico… niente niente ti convertivi a Capodanno davanti al Papa! E poi chi lo sentiva Calderoli?

    “Con le tasse dei lumbard paghiamo la scorta a un albanese!!”

    :-)))

    Z.

  35. RitvanShehi says:

    >Whew. Cioè, dico… niente niente ti convertivi a Capodanno davanti al Papa! E poi chi lo sentiva Calderoli?

    “Con le tasse dei lumbard paghiamo la scorta a un albanese!!” :-))) Z.< Beh, se la paga a un egiziano, perché no a un albanese? Almeno noi albanesi siamo pure bianchi, come i padani!:-):-)

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