Molti timbri, molto bene

L’Occidente, si sa, è superiore perché si basa sulla certezza impersonale del diritto.Nel 1911, Giuseppe Bevione, archetipico giornalista cialtrone, intraprese un breve giro sulla costa della Libia – ancora turca – per scrivere alcuni articoli assolutamente ingannevoli, allo scopo di far credere che la Libia fosse qualcosa di diverso da un’immane distesa di sabbia e sassi. E che quindi sarebbe convenuto all’Italia occuparla.

Tra l’altro, intervista un italiano residente in Libia, un certo cavalier Aronne, e gli chiede a chi appartiene tutta quella terra così fertile.

Aronne risponde:

“Nelle zone vicine ai villaggi e alle città la proprietà individuale predomina: ma nell’interno le terre sono usufruite dalle tribù, sena titoli giuridici: sono res nullius, che la Potenza che occuperà questa regione, se ve ne sarà mai una, potrà senz’altro costituire in suo demanio. Ma le migliori terre di proprietà individuale, in questa zona vicino alla città, si possono comprare dagli arabi per poche lire all’ettaro”.

Poi Bevione chiede a un altro italiano:

“- Le popolazioni sono favorevoli all’Italia?

– E’ nostra impressione che, se dovessimo mutar regime, le popolazioni sarebbero tutte per noi. Quello che è certo è che detestano il governo turco”.[1]

Bevione sa spiegare qualcosa di fondamentale in poche, chiare righe. Notate però che lui semplicemente constata, senza trarre le conclusioni o le associazioni che ogni suo lettore è comunque condizionato a fare automaticamente.

Quindi, cerchiamo noi di esplicitare l’implicito:

La popolazione vuole che l’Italia la liberi dal tiranno.

Forte di questa legittimazione, l’Italia può impossessarsi della Libia.

Può prendere quindi legalmente la res nullius, scacciarne gli abitanti e magari rivenderla a privati italiani.

Ma anche le proprietà private si possono comprare, con contratti sicuramente timbrati e firmati e registrati e rogitati, a un prezzo che per l’italiano è quasi nullo.

Quando i nomadi affamati si riverseranno nelle città, lottando ogni giorno con i contadini senza più terra per poter sopravvivere, i signori italiani avranno le mani macchiate solo dell’inchiostro dei contratti. Dove ci sono molti timbri, c’è anche il bene.

Quello di Bevione è un ragionamento di un’attualità straordinaria, non solo perché i neocon, con il loro regime change sembrano aver copiato il suo mutar regime.

Il discorso di Bevione è sostanzialmente lo stesso che si è fatto da quando i surveyor di Enrico VIII provvedevano a togliere ai contadini le terre – ufficialmente della Chiesa – su cui vivevano, per rivenderle agli allevatori di pecore; che si faceva nel meridione dopo l‘unità d’Italia; che si applicava mezzo secolo fa in Palestina, e che si fa oggi quando in India o in Messico si privatizzano i campi o si rivendono i boschi.

Questo è il primo motivo per cui il discorso di Bevione somiglia a ogni legittimazione imperiale.[2]

Il secondo motivo è che ogni sua parola è una menzogna. La Libia aveva pochissime risorse, agricole o minerarie; [3] la popolazione avrebbe odiato gli italiani molto più di quanto odiava i turchi; le terre “usufruite dalle tribù” erano garantite dalla famosa shari’ah. Che almeno in questo caso, diventa un segno interessante di conflitto.

Nota:

[1] Servizi di Giuseppe Bevione dalla Tripolitania, maggio 1911, citati in Paolo Maltese, La terra promessa. La guerra italo-turca e la conquista della Libia 1911-12, Sugarco 1968, pp. 47-8.

[2] L’impero-parodia italiano aveva anche altre giustificazioni, con rimandi a Scipione l’Africano e Annibale. Queste giustificazioni oggi suonano bizzarre, e come tutte le cose esotiche, fanno ridere; e quando ridiamo, crediamo di essere innocenti delle colpe dei D’Annunzio. Proprio mentre, con altre giustificazioni che un giorno faranno ridere anch’esse, commettiamo gli stessi crimini. Ecco perché il discorso di Bevione è più interessante di tanta retorica fuffaldina, di allora o di oggi.

[3] Alla faccia degli economicisti inguaribili, va ricordato come una delle prime conseguenze dell’aggressione italiana alla Libia fu la crisi della prima industria italiana – quella tessile – che aveva vasti commerci con l’impero ottomano.


Immagine tratta dal sito Ricordi di Tripoli.

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6 Responses to Molti timbri, molto bene

  1. utente anonimo says:

    perchè, in assoluto, i libici avrebbero preferito un dominatore turco ad uno italiano?

    Francesco o’ curioso

  2. kelebek says:

    Probabilmente perché:

    1) erano musulmani anche loro

    2) non avevano alcun particolare progetto di sfruttamento

    3) i turchi sono più meglio degli italiani

    Miguel Martinez

  3. tristantzara says:

    Che bello questo post.Quando imparo q.cosa mi pare che il mio giorno abbia più senso.Sono sempre stato contrario con coloro i quali utilizzano espedienti per sopraffare gli altri.I popoli,tutti,vanno rispettati e non umiliati.

  4. utente anonimo says:

    in generale è preferibile sottomettere che essrere sottomessi eppoi il più forte non ha bisogno di avere ragione…

    m5tpp

  5. utente anonimo says:

    mi convince di più la numero tre.

    Francesco

  6. tristantzara says:

    Anche a me convince di più la nr.3.

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