L’11 settembre di Beppe Grillo (2)


Beppe Grillo
è un signore che dice che il re è nudo, e ha fatto capire che in Italia, fuori dai seggi elettorali, non esistono solo Berlusconi e Veltroni. Tutto questo è un bene e non un male.

Solo che Beppe Grillo tutto questo lo fa ululando qualunque cosa, accogliendo confusamente qualunque complotto e amplificando qualunque menzogna. E questo è un male e non un bene. E il suo modo di agire funziona talmente in sintonia con i tempi dello tsunami mediatico, che riesce a eccitare gli animi senza nemmeno avere accesso ai media tradizionali.

Lo tsunami mediatico, ricordiamo, è quella cosa che in poche ore sorge dal gran mare confuso delle notizie, travolge ogni forma di vita lasciandosi dietro tonnellate di fango; e poi – a differenza dello tsunami reale – riparte il giorno dopo per colpire qualche altra costa.

Ovunque ci siano persone arrabbiate e paranoiche, non importa di che tendenza, ecco arrivare Beppe Grillo, per dire che il tuo problema è colpa di qualche ministro che si dovrebbe dimettere: forse ricorderete le sparate di Beppe Grillo sui Rom e i "confini sconsacrati".

L’ultima trovata di Beppe Grillo consiste nel lanciare un piccolo 11 settembre italiano attorno agli scontri avvenuti l’altro giorno a Piazza Navona a Roma: stamattina, il suo post sul tema aveva accumulato 2231 commenti.

Per farlo, Beppe Grillo mette in rete un video girato durante gli scontri a Piazza Navona, in cui si vede un ragazzo che resta in piedi mentre la polizia fa stendere a terra tutti i militanti del gruppo di destra, Blocco Studentesco; un poliziotto gli rivolge la parola; infine, questo ragazzo è l’ultimo a salire sul furgone della polizia che porta via il gruppo. Beppe Grillo, o chi per lui, fa accompagnare ogni scena con una didascalia educativa, sul tipo "Il tizio chiacchiera con uno sbirro ed ha la padronanza della situazione di un vero sbirro".

Attorno a questo gioco efficace di immagini, Beppe Grillo, modulando in modo brillante l’urlo con l’ammiccamento, costruisce nello spettatore l’idea che quel ragazzo sarebbe un amico della polizia;  che quindi la polizia avesse voluto gli scontri a Piazza Navona; e che quindi il governo italiano li avrebbe commissionati; e che quindi ci sarebbe stato un gigantesco complotto ai più alti livelli.

Far vedere un’immagine che colpisce, insinuare cose gigantesche senza dire nulla di concreto e al di fuori di ogni contesto, è ovviamente il meccanismo vincente nella società dello spettacolo.

Beppe Grillo fa alcune affermazioni precise, che sono in realtà una sorta di domanda. Ogni riga che segue potrebbe essere preceduta da un "ditemi voi come mai…":

"Ieri in Piazza Navona c’era un camion lasciato passare dalla Polizia.
Nel camion c’erano caschi, mazze, forse tirapugni e una ventina di provocatori.
Provocatori, non studenti.
I provocatori hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della Polizia.
Uno dei provocatori, come si può vedere dal video, è in rapporti affettuosi, di grande simpatia con la Polizia, come se fosse un collega.
La piazza era gremita. Un camion con mazze e teppisti poteva essere lì solo in due casi:
– perchè la Polizia lo ha consentito su ordine di qualcuno
– perchè la Polizia non governava la piazza.
Maroni, il ministro degli Interni, che prende istruzioni dettagliate, un portaordini dello psiconano, dovrebbe spiegarci cosa è successo e dopo dimettersi."

Beppe Grillo non dice esattamente cosa pensa lui: le insinuazioni complottistiche lasciano sempre aperte varie possibilità, in modo da seminare zizzania senza essere falsificabili.

Quindi siamo noi che dobbiamo dedurre qualcosa dal video e dagli ammiccamenti urlati di Beppe Grillo. Siccome Beppe Grillo è bravo, in genere deduciamo proprio ciò che vorrebbe lui.

E cioè che un gruppo di kamikaze prezzolati avrebbe attaccato decine di migliaia di studenti (finendo massacrati di botte e portati via dalla polizia, ma poco importa).

La seconda, che Berlusconi avrebbe voluto che ci fossero incidenti, forse per poter presentare tutti gli studenti come una manica di scalmanati.[1]

Il castello di fuffa innalzato da Beppe Grillo è crollato nel giro di poche ore, ma finora Grillo sul suo blog non ha chiesto scusa.

Infatti, il presunto "infiltrato della polizia" è stati intervistato da Repubblica. Si chiama Alberto Palladino, ha ventun anni ed è stato ferito alla testa durante gli scontri. Il poliziotto gli si era rivolto semplicemente per dirgli, "vi ammazzeremo tutti", e lui è salito cautamente per ultimo sul furgone, in modo da non calpestare un altro fermato che si era sloggiato la spalla.

Qui potete vedere il video di Beppe Grillo  e qui la risposta di Palladino.

Non è difficile ricostruire, a grandi linee e con un certo margine di errore, cosa è successo davvero a Piazza Navona.

Precisiamo subito che non ci interessa sapere se quelli di Blocco Studentesco sono antipatici o no; o se Berlusconi è capace in astratto di organizzare cose illegali (sappiamo tutti che ne è perfettamente capace, altrimenti a quest’ora farebbe il manovale e non il Presidente del Consiglio).

Ci interessa sapere se quel giorno, a Piazza Navona, sia stato messo in atto il gigantesco complotto di Beppe Grillo, o se tutto abbia una spiegazione molto più semplice.

Nota:

[1] Qui emerge ciò che mi sembra l’elemento più pericoloso del complottismo.

Anche se non lo dicono esplicitamente,  per i complottisti, tutto ciò che facciamo è una recita di fronte all’Opinione Pubblica, agli Spettatori Universali che, in una sorte di televoto, giudicano unicamente in base al criterio, "chi ha picchiato?"

Il torto e la ragione non stanno nei contenuti, ma solo nei comportamenti: chi usa la violenza ha sempre torto, chi incassa in silenzio ha sempre ragione, come insegna la cultura delle Vittime e dei Vittimi.

Per il complottista, è impossibile quindi che uno abbia ragione e usi la violenza: deve esserci un’illusione, un trucco, un complotto appunto.

Così, se un gruppo di giovani arabi avesse davvero abbattuto le Torri Gemelle, allora l’imperialismo avrebbe ragione davanti alla divina Opinione Pubblica; ma siccome io credo che l’imperialismo abbia torto, allora ad aver compiuto un simile atto di violenza deve essere stato in realtà l’imperialismo. I salti logici dovrebbero essere evidenti, ma i tempi mediatici aboliscono la necessità di ogni logica diversa da quella implicita nell’insinuazione e nel sospetto.

Soprattutto, la ricerca della verità non si distingue più dalle esigenze polemiche e seduttive nei confronti dell’Opinione Pubblica.

P.S. Segnalo una prima risposta a questi post sul blog di Cloro al Clero, che potrà interessare i lettori.

(Continua…)

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12 Responses to L’11 settembre di Beppe Grillo (2)

  1. Non occorre fare complottismi. E’ probabile che gli “studenti” del cosiddetto “blocco” si siano esibiti per la prima volta nella loro trascurabile storia di organizzazione politica nell’unica attività degna di nota di elementi come loro, ossia spaccar teste e braccia forti della superiorità fisica e numerica.

    Teniamo presente che il punto più alto di impegno politico, in quell’area, pare sia dato da risse di piazza tra simpatizzanti, in cui ragazzini sedicenni si scambiano cordiali colpi di cintura. Questa sottospecie di rituale e l’iconografia di tutto quanto gira attorno alla “santa teppa” han fatto la fortuna degli Zeta Zero Alfa.

    A piazza Navona La gendarmeria li ha lasciati fare per un po’, e poi li ha ingabbiati al gran completo per poterli schedare con calma. Fra vent’anni uno di loro sarà Podestà di Roma e sui rotocalchi da parrucchiera qualcuno tirerà fuori questi trascorsi.

    Se è vero quello che dicono i giornali, cioè che su sessanta partecipanti sono finiti in questura in venti, saremmo davanti ad una delle più ridicole Caporetto della storia recente; son stati bene e hanno speso poco.

    Va da sé che il mio consiglio al “blocco” è sempre lo stesso: cava, ritorcitura, peschereccio, vendemmia, solfatara…

  2. Ah, a proposito di Beppe Grillo: ma come s’incazzò quando l’agenzia delle entrate mise sul web i redditi del 2005…?

  3. kelebek says:

    Per Io Non Sto Con Oriana

    Devo dire che è la prima cosa intelligente che sento a proposito dei fatti di Piazza Navona.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Mi trovo in occasionale disaccordo con il buon NSCO; a parte la chicca kitsch dei bastoni tricolore, e se non consideriamo il fatto che potevano evitare proprio di portarseli dietro (ma ci avrebbero preso ancora più botte), in questa circostanza hanno dimostrato un inedito barlume di acume politico.

    E.M.

  5. …Certamente sì: un “barlume di acume politico” che si tradurrà in un paio di scritte in più sotto la voce “avere” nel registro degli ZetaZeroeccetera, alla voce “Magliette e cappellini”…!

  6. Aramcheck says:

    Beppe Grillo semplifica, taglia con l’accetta, pesca fonti ovunque, vuole essere sulla notizia e siccome “il guru non puo’ sbagliare mai” quando sbaglia non ritratta.

    Quando Grillo ha toccato argomenti che io conosco in profondita’ per via del mio lavoro, la semplificazione e la scarsa conoscenza delle questioni tecniche ed economiche che stavano dietro le sue asserzioni deformavano il quadro e trasformavano una questione complessa in uno slogan: e con gli slogan non si risolvono i problemi, anzi. In quel caso specifico, come spesso accade, condividevo il bersaglio delle invettive o almeno l’intento che doveva starci dietro, ma l’effetto, posto in quella forma, era privo di significato.

    Beppe Grillo smuove le acque e questo io credo sia un bene, ma se l’onda che genera e’ soprattutto emotiva e’ perche’ lui la propone in modo emotivo: in modo non differente da Berlusconi incarna lo spirito dei tempi in cui la “comunicazione politica”, mezzo tecnico per diffondere un’analisi che si vorrebbe complessa, diventa il centro stesso della politica, la sua essenza. Cosi’ la politica diviene “comunicazione che convince” non importa come e su che, al fianco della “comunicazione che intrattiene” che domina parte della societa’. L’altra “comunicazione che convince” a proposito di prodotti non importa quali, e’ la pubblicita’ e le due tecniche quella pubblicitaria e quella politica convergono, la differenza e’ che il prodotto politico si acquista in voti o in altre forme di sostegno e consenso.

    A proposito di Piazza Navona pero’ il video di Annozero presente su youtube:

    http://it.youtube.com/watch?v=lRt1f2I1J_o

    Mostra nell’ultima parte una “vicinanza” e un conoscersi per nome di battesimo tra forze dell’ordine e gruppi di destra piuttosto esplicita. Il capetto che prima aveva la mazza dice questi sono i miei ragazzi e il poliziotto dice “levati Francesco, va via” lui continua e se capisco l’audio dice rivolto ai poliziotti “lo sapete, la conoscete la situazione, sono i miei ragazzi”. Ecco, vorrei conoscerla anch’io “la situazione” e spero di non passare per complottista per questo.

    Saluti.

  7. utente anonimo says:

    Buongiorno a tutti.

    Se posso esprimere la mia, io in questo piccolo “tsunamino mediatico” ci vedo rappresentato quello che io intendo per “complotto” in senso lato e postmoderno. Cioè spiega bene come un evento possa essere falsificato e stravolto, contemporaneamente, da una rete di unità indipendenti per il proprio tornaconto, da rendere impossibile l’accertamento di un minimo di verità che renda il racconto del fatto in questione perlomeno plausibile.

    Teniamo conto della cronologia degli eventi.

    Cominciano le proteste degli studenti in tutta Italia. Niente di particolarmente nuovo (a parte i contenuti, ma qui non c’entra): manifestazioni, occupazioni eccetera.

    Poi arriva Cossiga, che se ne esce con la sparata degli infiltrati. Solo un ingenuo penserebbe che quella sia una confessione o un messaggio: ha semplicemente detto quello che tutti gli avversari dicevano di lui all’epoca. Una conferma per chi già lo pensava, la solita “cossigata” priva di senso per chi non lo pensava.

    Poi Corriere e soprattutto Repubblica organizzano la fiera della protesta, con collegamenti costanti con gli studenti e con le piazze, tipo “la domenica del villaggio” in cui presentava la Carfagna anni fa.

    Poi c’è questa manifestazione. L’unica sensazione che ho potuto provare è che il tutto fosse, come dicono gli americani, “staged”, cioè una commedia. Il tutto è avvenuto con calma, precisione, tempistica televisiva. Ogni azione è avvenuta a favore di telecamera, le azioni di entrambi gli schieramenti erano coordinate in modo da poter lasciare tempo e spazio alle interviste ai giornalisti, alle dichiarazioni dei portavoce e alle foto di rito.

    La rissa poi ha un che di surreale: è silenziosa, calma, le sprangate non fanno male (c’è un tipo che si prende una sprangata al busto e non batte ciglio) chi cade non si alza, letteralmente rimbalza per terra e ricomincia a menare.

    Ci sono quelli con le spraghe che aspettano pazientemente, quelli che arrivano dal corteo che si muovono come i commando, silenziosi e senza nemmeno spingersi, si fermano in linea… cioè, mai visto niente del genere.

    Alla fine interviene la polizia, che letteralmente raccoglie quelli con le spranghe e li porta via. Mentre tutto questo succede, questi qua stanno sempre calmi e buoni (cosa gli abbia detto il poliziotto all’orecchio è solo una supposizione, noi non possiamo saperlo). Intanto c’è il capo di quelli con le spranghe che parla con gli ufficiali di PS e discute e questi mica lo arrestano (era il capo) ma ci parlano assieme, lui protesta e loro lo rassicurano. E’ una scena ben strana.

    Di lì poi scatta il teatrino da cui tutti cercano di trarre il massimo vantaggio, riuscendoci peraltro con discreto successo. Repubblica, il nuovo giornale studentesco (almeno la versione online) si lancia nella storia dei provocatori fascisti mandati da Berlusconi (sentite come suona bene), e rispolvera le utilissime parole di Cossiga di qualche giorno prima; Grillo vede e rilancia, addirittura scopre chi sono gli infiltrati: que viva Grillo! Lui sì che scopre le magagne del sistema; il Blocco Studentesco ottiene una visibilità mai avuta prima e raccoglie anche i consensi di chi non li conosceva; il Corriere dà vita al solito pluralismo di facciata, offrendo una nicchia a quelli di Blocco Studentesco: in questo modo “frega” Repubblica e si prende i lettori che sono contenti che i sinistri non abbiano ragione. Intanto i sinistri si fanno riprendere di spalle da RepubblicaTV dicendo di essere stati pestati a terra da 10 fascisti riuniti all’uopo: quando una cosa del genere sia successa non si capisce, ma comunque essere a terra e presi a calci da dieci persone non ti dà certo la voglia di rilasciare interviste alla TV.

    Ecco un bell’esempio di complotto postmodersno: una piccola parte di quello che è successo è stata creata ad arte, almeno a me pare evidente. Ma è difficile stabilire cosa sia di preciso.

    Di certo non si può parlare di “provocatori” in senso cossighiano: quelli si travestono da “comunisti”, si mascherano e iniziano a tirare pietre alla polizia, appunto per provocare una risposta violenta da parte delle forze dell’ordine sulla totalità dei manifestanti pacifici (è quello il senso: spaventare quelli pacifici e farli stare a casa la prossima volta).

    E così su questo nulla fattuale, chiuque può buttarsi a capofitto per ricevere ricompensa mediatica, la merce più preziosa di questi tempi.

    L’unica cosa che non riesce a capire è cosa diavolo sia successo, ma questo non importa praticamente a nessuno: l’importante è poter dare la colpa di tutto a qualcuno: chi ai fasci, chi ai centri sociali, chi al governo eccetera eccetera.

    E questo mi rende molto triste

    Giorgio

  8. utente anonimo says:

    Salute a tutti.

    Il fatto che quelli di blocco studentesco non siano degli “infiltrati” del tipo cossighiano, non esclude però che possano essere stati usati anche inconsapevolmente (ma non ne sarei sicuro) per una sorta di piece mediatica.

    Effettivamente trovo anch’io lo scontro abbastanza irreale, privo di quelle reazioni umane che dovrebbero animare i contendenti (ad esempio rabbia, paura) e poi, imvho, c’è un altro elemento che decisamente non quadra: questo http://tinyurl.com/6fo5vc

    Raskolnikov

  9. Ucalcabari says:

    Tutto molto giusto.

    E’ vero, Grillo non ha la vostra cultura e semplifica molto… bada più all’emozione che suscita sulla gente che sulla sostanza specifica di quello che dice.

    Voi invece, siete acculturati e tecnicamente perfetti… Note, parentesi, fonti…LE FONTI!!!

    E francamente penso che tra voi e Grillo, a leggervi, ci sia un minimo comun denominatore: il mio tempo perso.

  10. kelebek says:

    Per Ucalcabari n. 9

    Peccato che hai chiuso il blog!

    Miguel Martinez

  11. Aramcheck says:

    Peccato che hai chiuso il blog!

    Gia’ lo penso anch’io.

  12. georgiamada says:

    http://georg

    [..] Miguel Martinez L’11 settembre di Beppe Grillo (2) Io non ho un comune sentire con Miguel Martinez, anzi molte cose che scrive mi innervosiscono (va beh che ormai in rete mi innervosisce quasi tuttoa parte pochissime eccezioni) e per questo non f [..]

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